Premiazione Giada VillaSogna di fare l’ambasciatrice e di promuovere il Made in Italy nel mondo. Giada Villa è una degli undici neolaureati che il 25 gennaio scorso hanno ricevuto il Premio Leonardo 2011. Il prestigioso riconoscimento va ogni anno alle tesi di laurea che approfondiscono argomenti rilevanti per il successo delle imprese italiane all’estero. Per scrivere la sua, Giada ha impiegato nove mesi: «Ho scelto di analizzare il sistema di relazioni tra i nostri distretti industriali e il mercato indiano, con un’attenzione particolare al settore calzaturiero. È stato un lavoro lungo e molto impegnativo, ma ricco di soddisfazioni».

La cerimonia si è svolta al Quirinale e ha visto presenti, oltre al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, anche il ministro dello Sviluppo Economico Corrado Passera e il vice presidente di Confindustria, Diana Bracco. Dei giovani che hanno ricevuto il premio, Giada Villa era l’unica ad aver studiato all’Università Cattolica di Milano: «Mi sono laureata nel 2010 in Management per l’Impresa - racconta -, dopo cinque anni di studi focalizzati soprattutto su marketing e strategia. Ho scelto di fare una tesi sperimentale, che ho intitolato Imprese, relazioni e business networks nel settore calzaturiero: il caso Italia-India».

L’idea le è venuta nel 2009, mentre seguiva un programma di studio organizzato dalle Nazioni Unite. «Mi trovavo al 47th Graduate Study Program - spiega -, che riunisce ogni anno 85 giovani provenienti da tutto il mondo. Tra gli argomenti che abbiamo trattato, c’era anche l’importanza dei legami transnazionali tra economie emergenti e Paesi sviluppati. L’ho trovato molto interessante, e ho voluto saperne di più». Al suo fianco, Renato Fiocca, docente della facoltà di Economia con il quale si è poi laureata, che l’ha aiutata a contestualizzare il fenomeno nella realtà italiana. È nato così uno studio che spiega come il mercato globale stia trasformando i nostri distretti calzaturieri. Imprese che fino a pochi anni fa erano radicate in una dimensione strettamente locale, oggi interagiscono attivamente con altre aziende estere, creando una fitta rete di relazioni.

«Ho scelto di approfondire la situazione indiana – spiega Giada - perché per molti aspetti è simile al nostro tessuto industriale. Ci sono tanti piccoli distretti, e soprattutto si tratta di un polo calzaturiero fondamentale nel Sud-Est asiatico. Oggi sono numerose le aziende italiane che aprono sedi in India o collaborano con soggetti locali». Ne deriva uno scambio proficuo di competenze, ma soprattutto un nuovo mercato su cui investire per il Made in Italy.

Dopo quasi un anno di ricerche, convegni e interviste, Giada è stata premiata con il massimo dei voti e la lode, ma non si è fermata. «Ho deciso di candidarmi per il Premio Leonardo, in particolare per il bando promosso dalla Simest (Società Italiana per le imprese all'estero), che aveva come tema l’internazionalizzazione delle aziende». Ha vinto, e qualche settimana fa si è ritrovata a Roma a ricevere i complimenti di Napolitano in persona. «L’emozione è stata fortissima - racconta -, e la giornata mi ha riservato anche un piccolo colpo di scena. Quando sono salita sul palco per ricevere il premio, il Presidente Napolitano non si è limitato a consegnarmelo e a farmi i complimenti: mi ha chiesto di descrivergli il contenuto della tesi. Sono rimasta molto sorpresa, ed è stata una grande soddisfazione».

Nella stessa giornata, Giada ha ricevuto le congratulazioni di numerosi imprenditori presenti alla cerimonia, e spera che un giorno possa raccogliere i frutti di tanto lavoro. «Ho voluto fare questa tesi - continua - per farmi conoscere, perché fosse una buona base di partenza per il mio futuro». Giada è una di quelle che guardano lontano: «Mi piacerebbe lavorare per delle organizzazioni internazionali, o per organismi intergovernativi. Vorrei promuovere il Made in Italy nel mondo: penso ai Brics, a Paesi come il Brasile, che è una realtà giovane, dinamica e in forte crescita. In questo momento aprirsi a nuovi mercati è essenziale, ma senza mai rinunciare alla propria identità».