Da sinistra: Franco Anelli, Ombretta Fumagalli Carulli, il cardinal Jean-Luis Tauran, Paolo Mengozzi e Gabrio Forti«Non è lecito alla Chiesa trasformarsi in entità politica o voler agire come gruppo di potere. Allora essa si muterebbe in Stato e darebbe forma così allo Stato assoluto dal quale essa deve invece mettere in guardia». Con queste parole, tratte dal libro di Joseph Ratzinger, L’elogio della coscienza. La verità interroga il cuore, il cardinal Jean-Louis Tauran, presidente del Pontificio consiglio per il Dialogo interreligioso, ha introdotto il dibattito dal titolo “Sovranità della Chiesa ed ordine internazionale”, il primo di un ciclo di incontri interuniversitari pensato dall’Istituto Giuridico dell’Università Cattolica di Milano, in collaborazione con Università di Padova e Lumsa.

«Le cattedre di Diritto ecclesiastico del nostro ateneo hanno una lunga tradizione di ricerca sul tema della sovranità della Chiesa», ha spiegato la professoressa Ombretta Fumagalli Carulli, docente di Diritto canonico e moderatrice dell’incontro: «Da Giuseppe Dossetti ad Arturo Carlo Jemolo, da Vincenzo Del Giudice a Orio Giacchi, si susseguono da quasi un secolo giuristi attenti all’attualità dell’ordinamento canonico. Eppure oggi più che mai è necessario riflettere sulla sovranità degli Stati e sul contributo della Chiesa Cattolica». Con questo obiettivo, lunedì 5 marzo, si sono seduti al tavolo, quasi in un faccia a faccia, il cardinal Tauran, che in passato ha ricoperto proprio la carica di Segretario per i rapporti con gli Stati, e Paolo Mengozzi, docente di Diritto internazionale e avvocato generale della Corte di Giustizia dell’Unione Europea.

«Non ci può essere un’introduzione migliore delle parole di Benedetto XVI», ha esordito il cardinale francese citando L’Elogio della Coscienza. Come a dire che «Stato e Chiesa devono stare ognuno al proprio posto mettendo al centro l’uomo e tutelando la sua libertà e dignità». Parole dense di significato, ma declinate nel concreto, nell’opera secolare della Santa Sede «in quanto persona giuridica a cui compete la sovranità spirituale posta a fondamento della Chiesa». A livello internazionale, il Papa e la Curia hanno innanzitutto un compito morale: far sentire la voce della ragione in tutti quei contesti di difficoltà, in cui la Chiesa non può che chiedere, assicurare e difendere la libertà umana.

«E lo stesso vale per lo Stato, che deve vigilare perché i diritti inalienabili, tra cui la libertà religiosa, siano garantiti», ha spiegato Tauran citando un episodio poco noto su monsignor Cesare Orsenigo: «Quando gli occupanti sovietici, subito dopo la resa della Germania di Hitler, insistevano nel chiedere presso chi fosse accreditato quel nunzio apostolico che tanto si dava da fare per le vittime di guerra, visto che a Berlino non c’era più un governo, il rappresentante francese degli Alleati rispose lapidario. “Presso Sua Maestà la miseria umana”». Non serve altro a giustificare l’azione mondana della Chiesa se non il servizio umanitario per tutti e per ciascuno.

A ribadirlo è anche Paolo Mengozzi: «Nel processo di integrazione europea dobbiamo rimettere la persona al centro, superando l’idea che la Ue possa essere ridotta al mercato comune e a mere trattative politiche. L’uomo non può essere trattato come una merce». La Chiesa Cattolica è, in questa direzione, «insostituibile», perché svolge un ruolo propositivo: «La spiritualità cattolica è fondamentale, ma dal punto di vista giuridico è irrilevante. Le gerarchie ecclesiastiche lo sanno bene e si sono sempre mosse per essere presenza attiva anche nelle decisioni internazionali». Lo dimostra la firma dei Trattati sul bando delle mine anti-uomo e sulla non proliferazione nucleare, così come la posizione di papa Wojtyla durante la prima Guerra del Golfo.

«Nella comunità mondiale, la Chiesa non parla mai per pochi, ma sempre in nome dell’uomo», ha ricordato il cardinale Tauran. «E se è vero che il cristianesimo non è più valore di riferimento in Europa, non si capisce fino in fondo l’Europa senza guardare la sua storia radicata nel cristianesimo. Solo con questo sguardo possiamo preparare la strada ai giovani che dovranno costruire il loro tempo, ma che oggi si trovano senza un modello. Non possiamo permetterci di lasciarli eredi senza eredità».