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Charity, la prima volta in Nepal

CHARITY WORK PROGRAM Charity, la prima volta in Nepal Due nuove destinazioni per il programma di volontariato internazionale: oltre allo Stato himalayano si aggiunge anche la Romania come secondo Paese europeo, per un totale di 21 progetti. In Nepal gli studenti iscritti a un corso di laurea della facoltà di Scienze della Formazione trascorreranno il loro periodo di volontariato presso la Ong Engage. In totale sono più di cinquanta gli studenti che la prossima estate scriveranno una voce nuova nel proprio Cv grazie al Charity Work Program, il programma di volontariato internazionale promosso dal Centro di Ateneo per la Solidarietà internazionale (Cesi) . Un’iniziativa che, grazie al contributo dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, dell’Istituto Giuseppe Toniolo di Studi Superiori e ai fondi del 5 per mille, da dieci anni offre l’opportunità di vivere un’esperienza di volontariato in Paesi emergenti e in Via di Sviluppo. Per questo è scelta da un sempre crescente numero di studenti, come emerge dal significativo aumento delle richieste di partecipazione: nel 2018 hanno preso parte alle selezioni 275 studenti provenienti da tutte le facoltà e da tutte le sedi dell’Università Cattolica con un incremento pari al 18% rispetto all’edizione dell’anno precedente. Nel corso degli anni il Charity è stato modulato in modo da rappresentare un percorso sempre più coerente con gli studi: numerose destinazioni sono aperte infatti solo a studenti di determinate facoltà, privilegiando percorsi ad hoc sulle discipline insegnate in Ateneo. charityworkprogram #solidarieta' #volontariato Facebook Twitter Send by mail INTERNATIONAL VOLUNTEERING È un programma di Volontariato internazionale rivolto a tutti gli studenti e ai neolaureati dell’Università Cattolica, per tutti gli anni di corso, tutte le facoltà, tutte le sedi.

 

Casa Fogliani per i collegi

educatt Casa Fogliani per i collegi Durante la presentazione del marchio di mercoledì 27 febbraio, gli studenti dei Collegi hanno avuto l’occasione di conoscere il progetto, che avrà anche risvolti di solidarietà, e di assaggiare alcuni dei prodotti enogastronomici d’eccellenza. by Maria Serena Chiocca | 26 febbraio 2019 Nel pomeriggio di mercoledì 27 febbraio la Sala “Ruffilli-Giavazzi” del Collegio Augustinianum ha ospitato un incontro, dedicato agli studenti dei collegi dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, durante il quale è stato presentato il progetto di Casa Fogliani . Grazie all’evento i collegiali hanno avuto l’occasione di conoscere più approfonditamente il brand nato nel contesto della Villa di Castelnuovo Fogliani, in provincia di Piacenza, e hanno assaggiato i suoi prodotti enogastronomici selezionati e di alta qualità. All'importante valore sociale il progetto unisce come obiettivo la valorizzazione del territorio : l’officina creativa Casa Fogliani ed Educatt si impegnano a prestare attenzione allo sviluppo delle risorse presenti nel territorio di Castelnuovo Fogliani e a esaltare e diffondere la genuinità dei suoi prodotti. casafogliani #collegi #enogastronomia #solidarieta' Facebook Twitter Send by mail.

 

La Cattolica per la Siria

cesi La Cattolica per la Siria Il professor Marco Lombardi , del Cesi , ha visitato varie città del Paese. La missione ha offerto l’opportunità di definire eventuali occasioni di collaborazione e iniziative di solidarietà da realizzare in concerto con le Chiese e le Autorità locali. Durante la missione, che ha toccato le città di Beirut, Damasco, Maaloula, Homs, Krak dei Cavalieri, Aleppo e Hama , ha avuto luogo la consegna di una copia della Cena Misteriosa presso il monastero di San Sergio e San Bacco di Maaloula. La missione ha offerto inoltre l’opportunità di definire eventuali occasioni di collaborazione e iniziative di solidarietà da realizzare in concerto con le Chiese e le Autorità locali. Nel video realizzato da Federico Capella , l’intervista al professor Marco Lombardi. siria #cesi #solidarieta' #missioni Facebook Twitter Send by mail.

 

Collegi, Natale di solidarietà

Ateneo Collegi, Natale di solidarietà Da Milano a Roma, come ogni anno, gli studenti ospiti dei collegi dell’Università Cattolica vengono coinvolti in iniziative a scopo benefico rivolte ai più bisognosi. by Martina Vodola | 13 dicembre 2018 In periodo di Avvento, in preparazione al Natale, i collegi dell’Università Cattolica organizzano ogni anno attività di beneficienza all’insegna della solidarietà, con il fine di sensibilizzare i giovani studenti a donare il proprio tempo a servizio della comunità. Diverse sono le attività che impegnano i collegi in queste settimane, a partire dalla distribuzione di pasti, indumenti e bevande calde ai più bisognosi, attraverso iniziative come quella organizzata dai ragazzi del collegio Augustinianum la sera del 10 dicembre presso la stazione Cadorna di Milano. Anche al Ker Maria l’attenzione è per i più bisognosi: i ragazzi hanno organizzato una cena natalizia con i poveri della comunità di Sant’Egidio, provvedendo da soli all’intera iniziativa. Infine gli studenti del San Damiano hanno organizzato una riffa natalizia, per raccogliere fondi da destinare al sostegno di ammalati che non possono permettersi cure alternative. Le attività di beneficienza e di solidarietà, nonostante il loro infittirsi nel periodo natalizio, hanno un ruolo centrale all’interno delle iniziative dei collegi dell’Università Cattolica, che durante tutto l’anno accademico propongono agli studenti importanti progetti a scopo benefico. collegi #solidarieta' #natale Facebook Twitter Send by mail.

 

Il soffocante colore bianco

Charity Work Program Il soffocante colore bianco È inutile girarci intorno, i colori della pelle esistono e con essi gli stereotipi. Per Francesca , studentessa di Scienze politiche, l’incontro con i giovani carcerati del Camerun nel suo Charity Work Program l’ha costretta a mettersi in discussione. Io e Giulia abbiamo affiancato per tutto il periodo di volontariato con il Charity Work Program le ragazze del servizio civile e il personale locale del Centro orientamento educativo (Coe). Le attività riguardavano soprattutto il progetto nel carcere: il corso di alfabetizzazione e attività ludico-educative con i minori detenuti, colloqui di assistenza psico-legale con gli adulti e attività riguardanti la cooperativa per l’inserimento lavorativo dei detenuti. Abbiamo avuto moltissime occasioni, che abbiamo colto al volo, di viaggiare, conoscere persone e luoghi, scoprire tradizioni e schemi mentali lontani da noi, lavorare, faticare a capirci, arrabbiarci, ridere insieme a persone fantastiche, pensare, pensare e ancora pensare. In Camerun invece il bianco è un colore soffocante, stringente, diverso, talmente diverso che a volte desideri di poter dipingere questa tua pelle, portatrice di così tanti stereotipi. anni, di Milano, secondo anno della laurea magistrale in Politiche per la Cooperazione internazionale, facoltà di Scienze politiche e sociali , campus di Milano #charityworkprogram #solidarieta' #volontariato Facebook Twitter Send by mail.

 

Charity, un'esplosione di vita

Charity Work Program Charity, un'esplosione di vita Grazie al Charity Work Program , 54 studenti hanno vestito i panni di volontari in 20 Paesi e quattro continenti. Dai loro racconti emerge che è molto di più quanto hanno ricevuto di quanto hanno donato, con un arricchimento anche sul piano professionale. A spiegarlo sono alcuni degli studenti che hanno vissuto la scorsa estate l’esperienza del Charity Work Program, accogliendo la proposta del Centro di Ateneo per la solidarietà internazionale (Cesi). Nei loro racconti, che pubblichiamo in questa pagina, emerge, come un filo rosso, la certezza di aver ricevuto molto di più di quanto hanno donato e di essere tornati nel nostro Paese cambiati. Il Charity Work Program è promosso dal Cesi e che, grazie a fondi dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e dell’Istituto Giuseppe Toniolo di Studi Superiori, offre l’opportunità di vivere un’esperienza di volontariato nei Paesi in via di sviluppo ed emergenti in cui l’Ateneo ha all’attivo partnership e collaborazioni. Lo dimostra l’aumento nel corso degli anni sia delle scholarship sia delle richieste di partecipazione degli studenti: nel 2018 hanno preso parte alle selezioni 275 studenti provenienti da tutte le facoltà e da tutte le sedi dell’Università Cattolica, con un incremento pari al 18% rispetto all’edizione dello scorso anno. Il programma, oltre a rappresentare un’esperienza altamente formativa dal punto di vista della crescita personale, è stato modulato in modo da fornire un percorso coerente con gli studi: numerose destinazioni sono aperte solo a studenti di determinate facoltà, privilegiando percorsi ad hoc sulle discipline insegnate in Ateneo.

 

Educazione, bene comune globale

brescia Educazione, bene comune globale Un convegno internazionale nella sede di Brescia promosso dalla prima Cattedra Unesco dell’Università Cattolica, istituita nell’aprile 2018. Venerdì 18 gennaio, un convegno internazionale ha riunito nell’aula magna di via Trieste esperti di varie nazioni per ripensare l’educazione come bene collettivo. L’educazione per tutti e per tutta la vita può permettere a ciascuno di sviluppare le proprie potenzialità e alla società di promuovere nuovi processi di cittadinanza attiva. Il rettore Franco Anelli durante il saluto introduttivo si è soffermato sul ruolo dell’Università, che deve essere un luogo di riflessione e di attenzione alla dimensione educativa, e non solo al contenuto delle discipline. È necessario un ripensamento di un percorso che riguardi l’idea di società perché l’educazione costituisce la società del futuro. Istituita nella sede di Brescia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore nell’aprile del 2018 si propone di favorire l’accesso da parte dei bambini nella prima infanzia a cure ed educazione di qualità; sviluppare processi di cooperazione, migliorare la qualità dell’educazione e dell’accoglienza. Fra le attività da promuovere, ed è la seconda direttrice, figurano anche la formazione di studenti universitari che intendono impegnarsi in progetti di cooperazione internazionale.

 

Cattedra Unesco, la prima in Cattolica

Brescia Cattedra Unesco, la prima in Cattolica È dedicata all’educazione per lo sviluppo integrale dell’uomo e per lo sviluppo solidale dei popoli e avrà come punto di riferimento la sede di Brescia. Se ne parlerà in un convegno venerdì 18 gennaio in aula magna. gennaio 2019 È la prima Cattedra Unesco a esser assegnata all’Università Cattolica e, in particolare, alla sede di Brescia dell’Ateneo. È dedicata a “L’educazione per lo sviluppo integrale dell’uomo e per lo sviluppo solidale dei popoli”, e nasce dalle sollecitazioni dell’Enciclica Populorum progressio di Paolo VI e dalla tradizione di impegno negli ambiti dell’educazione e della cooperazione internazionale che caratterizza il territorio bresciano. Se ne parlerà in un convegno nell'aula magna della sede bresciana venerdì 18 gennaio alle 9.30 . La cattedra, diretta dal professor Domenico Simeone , intende perseguire gli obiettivi già definiti dal “World Education Forum” a Incheon nel 2015 “Educazione 2030: verso un’educazione inclusiva e di pari qualità e insegnamento durante tutto il corso della vita”. unesco #sviluppo #solidarieta' Facebook Twitter Send by mail.

 

Adotta uno studente

Ateneo Adotta uno studente Educatt lancia un progetto dal grande valore sociale: grazie al marchio Casa Fogliani e ai proventi della vendita dei prodotti doc, ogni anno sarà accompagnato per tutto il percorso universitario un giovane in estrema difficoltà economica. Acquistando i prodotti del marchio Casa Fogliani è possibile contribuire al sostegno economico di giovani bisognosi che intendono affrontare gli studi universitari. A partire dalla suggestiva Villa signorile settecentesca di Castelnuovo Fogliani ad Alseno, in provincia di Piacenza, Educatt ha realizzato una vera e propria officina creativa capace di valorizzare risorse e attività, attraverso iniziative ad alto valore sociale . L’ultima sfida lanciata dalla Fondazione è quella di recuperare, “adottando” per tutto il percorso universitario, uno studente all’anno che si trovi in estrema difficoltà , un giovane che neppure potrebbe iscriversi all’Università Cattolica, che vuole essere università di tutti coloro che abbiano desiderio di crescita e formazione integrale. Per valorizzare il progetto di Casa Fogliani sono stati aperti nell’Università Cattolica di Milano e Piacenza (e presto anche nelle sedi di Roma e Brescia) degli Shop , dove è possibile acquistare i prodotti del marchio. Altri canali di vendita sono le mense e i bar gestiti da Educatt e alcuni locali selezionati a Milano e in Lombardia, oltre alla vendita online sul sito ufficiale. Per il periodo natalizio sono stati confezionati cesti e panettoni artigianali che per le prossime settimane affiancheranno i salumi, i formaggi e le birre artigianali presenti sul listino tutto l’anno.

 

In Senegal cercando somiglianze

Charity Work Program In Senegal cercando somiglianze Il progetto di volontariato nella Ong Vis di Valentina , di Scienze politiche, non è stata solo un’esperienza professionalizzante ma una vera e propria lezione di vita. ottobre 2018 di Valentina Filippini * Due mesi di volontariato in una Ong sono un’opportunità senza precedenti per chi studia cooperazione allo sviluppo. Mi ha permesso di vestire per due mesi i panni di chi, da molti anni, ha deciso di dedicare la propria vita a questo lavoro e di capire che era il sentiero che avrei voluto intraprendere in futuro. I nostri compiti, prevalentemente da ufficio, ci hanno permesso di mettere in pratica quanto imparato sul project cycle management e di capire anche cosa serve, oltre alla formazione universitaria, per approcciarsi al mondo del lavoro permettendo così di comprendere cosa portare preziosamente nel mio bagaglio personale. Partendo per un’altra realtà mi sono così confrontata non solo con un mondo diverso, ma ho avuto la possibilità di misurarmi anche con me stessa, ritrovarmi negli sguardi incrociati in questi mesi, nelle strette di mano, nel calore delle persone. Come dice Claudio Magris, “viaggiare è una scuola di umiltà, fa toccare con mano i limiti della propria comprensione, la precarietà degli schemi e degli strumenti con cui una persona o una cultura presumono di capire o giudicano un'altra”. Per i corridoi dell’università mi sentivo però diversa, cresciuta, grata e consapevole di ciò che questo viaggio aveva generato in me. Ho avuto l’occasione di confrontarmi con i nostri compagni di corso, molti dei quali partiti grazie al Charity Work Program per una esperienza all’estero.

 

Cochabamba, la pazienza di educare

Charity Work Program Cochabamba, la pazienza di educare Per Alessia , studentessa di Cooperazione allo sviluppo, il Charity Work Program in Bolivia era la quarta esperienza di volontariato all’estero. In realtà, adagiata in una conca circondata dalle Ande, la città dell’eterna primavera non si sbilancia in nulla: non vanta l’altitudine di La Paz, né la modernità di Santa Cruz, i suoi abitanti sono un poco schivi e riservati ma non mancano di gentilezza. Cochabamba sarebbe stata però il teatro della mia esperienza all’interno del Charity Work Program , della scoperta del lavoro congiunto tra l’Ong Vis e Epdb, del progetto “ Escuelas de Líderes ” e del lavoro di due mesi con i miei “ wawas ” di quattro collegi differenti, nella zona sud della città. I primi giorni li abbiamo passati tra fogli e planning , il nostro compito era quello di impostare un programma di lezioni teoriche e laboratori pratici che andassero a sviluppare i progetti che gli stessi studenti e professori avevano pensato come fondamentali per l’unità educativa tutta. Avrei poi imparato, schiudendo le varie componenti della matrioska, ad apprezzare le differenti sfumature di ogni gruppo di líderes, di ogni piccola comitiva di amici, fino a ogni animo e carattere del singolo, in un’età di tempeste e domande. E mentre procedevamo con le lezioni mi hanno introdotto alla loro realtà, fatta spesso di lavoro dopo la scuola, di genitori assenti, di ragazzine giovanissime e già madri. Gli studenti beneficiano della possibilità di vivere un'esperienza di volontariato internazionale in strutture situate in Paesi Emergenti e in via di Sviluppo.

 

A Gerusalemme c’è tutto

Charity Work program A Gerusalemme c’è tutto Sotto il sole d’Israele , avvolte dall’odore intenso che emana la vita in questa terra, è partita per un viaggio al centro dell’umanità, sotto lo sguardo dei bambini. Sofia , studentessa di Scienze linguistiche a Brescia, racconta il suo Charity Work Program 25 settembre 2018 di Sofia Chignola * È una frase che ho sentito pronunciare pochi giorni prima del mio rientro in Italia ed esprime la mia esperienza di Charity Work Program in Terra Santa: «A Gerusalemme c’è tutto». Una terra dove i miracoli si realizzano nel sì quotidiano delle persone, quello dei tanti volontari, suore, sacerdoti, genitori, che di fronte a una realtà faticosa, coltivano il futuro che hanno tra le mani quando prendono in braccio, mettono a dormire, danno da mangiare ai piccoli bambini dell’asilo nido. Il centro , ospitato nel complesso del convento dei Cappuccini e gestito dal Patriarcato latino dei cattolici di lingua ebraica, è dedicato alle famiglie di migranti. Intrecciare relazioni con i bambini e con gli altri volontari ha rappresentato una splendida occasione per rinfrescare le nostre conoscenze linguistiche, oltre che per aggiungere uno scarno ma utile vocabolario di lingua ebraica. È stato bello approfittare dei giorni liberi cercando di andare al di là dei sentieri prettamente turistici, e in alcuni casi sfidare l’ignoto andando nei Territori palestinesi, con tutte le incognite che essi presentano. I bambini crescono in ambienti familiari difficili, con famiglie numerose dove in molti casi è presente un solo genitore e lo stile educativo è più propenso a un laissez-faire che a un ruolo attivo nella loro crescita.

 

In Bolivia per arricchirsi donando

Charity Work Program In Bolivia per arricchirsi donando Quella di La Paz, per Lucrezia , è stata la classica esperienza di volontariato in cui si riceve più di quello che si dà. ottobre 2018 di Lucrezia Lanza * Sono partita per la Bolivia, La Paz, il 21 agosto 2018 senza saper nulla della citta e sapendo poco, pochissimo, delle mansioni che avrei svolto. Il tutto fatto di proposito per cercare di non crearmi nessun tipo di aspettative e lasciare che fosse l'esperienza diretta a riempire la mia mente. Alla fine si sa, con la mente si fantastica troppo; troppo bene o troppo male e nella maggior parte delle volte, in entrambi i casi, non ci si avvicina alla realtà. Durante il nostro mese di volontariato abbiamo lavorato presso un negozio di prodotti artigianali ComArt. Il nostro compito era quello di aggiornare le pagine web e sponsorizzare la grande varietà dei loro prodotti fatti a mano dai diversi artigiani boliviani tramite Instagram, Facebook, sito web. Gli studenti beneficiano della possibilità di vivere un'esperienza di volontariato internazionale in strutture situate in Paesi Emergenti e in via di Sviluppo.

 

La forza di una carezza

ottobre 2018 di Maria Cristina Vicario * Tanga, terza città per ordine di importanza della Tanzania, è stata la mia casa per quasi un mese. Tanga è come un grande villaggio, pieno di persone che vendono per strada il loro cibo e i loro indumenti. Io e la mia compagna di avventura, Federica, abbiamo passato tre settimane alla Casa famiglia Rosetta, struttura che ospita trentadue bambini di cui otto con disabilità e ventiquattro affetti dal virus dell’Hiv. Durante la nostra permanenza abbiamo avuto la possibilità di visitare alcuni villaggi e alcune famiglie di bambini che erano seguiti dal centro di riabilitazione neuropsicomotorio presente nella struttura. Con loro ho capito l’importanza di uno sguardo e di una carezza piuttosto che di una parola, perché la difficoltà di parlare due lingue diverse, italiano e swahili, rendeva difficile la comunicazione. Ho visto la loro gioia la prima volta che li abbiamo portati al mare e la loro voglia di imparare a nuotare. Ho anche visto la loro tristezza e le loro lacrime nel momento dei saluti e lì, ho capito quanto la nostra presenza sia stata per loro importante nonostante il poco tempo e la poca comunicazione.

 

L’esperienza di sentirsi diversi

Charity Work Program L’esperienza di sentirsi diversi «Bambini dolcissimi, credenze vive e una cultura pulsante mi hanno permesso di entrare nel vivo del mio Charity Work Program in Bolivia». Bambini dolcissimi, credenze vive e una cultura pulsante mi hanno permesso di entrare nel vivo di questa incredibile esperienza. Io e la mia compagna di viaggio di giorno lavoravamo al Centro Riabilitativo Mario Parma e soggiornavamo nella parrocchia di Munaypata. La vita parrocchiale è stata molto attiva e ci ha permesso di non limitare la nostra esperienza unicamente al lavoro da svolgere al Centro ma di frequentare attivamente anche la mensa dei bambini, conoscendo le parrocchie vicine, il collegio di bambini accanto alla nostra abitazione e l’asilo delle hermanas. Penso che questo genere di situazioni non possano che aiutare una persona, nutrirla dall’interno e smuovere qualcosa che ti cambierà per sempre. Grazie anche alla parrocchia e alla sua atmosfera di festa, che ci ha permesso di sentirci come a casa. Gli studenti beneficiano della possibilità di vivere un'esperienza di volontariato internazionale in strutture situate in Paesi Emergenti e in via di Sviluppo.

 

Alla scuola del servizio

Charity Work Program Alla scuola del servizio Per Irene , studentessa di Scienze politiche e sociali, il Charity Work Program in Terra Santa ha voluto dire scoprire tutte le dimensioni del volontariato: mettersi a disposizione senza mai rifiutare una richiesta d’aiuto. settembre 2018 di Irene Marchetti * Dopo tre settimane di volontariato ho capito che il dono più utile che si possa fare è mettersi a servizio di chiunque e in qualsiasi situazione. L'aiuto più grande che si possa dare è mettersi a disposizione senza mai rifiutare una richiesta di aiuto, dalla più semplice alla più scomoda o faticosa. I piccoli sono seguiti da educatrici/educatori che lavorano lì per tutto l'anno e che spesso vengono affiancati da volontari provenienti da ogni parte del mondo. Una giornata tipo inizia con la colazione dei bambini verso le 8.30, la quale viene seguita da una mattinata di gioco in cui le educatrici cercano di insegnare ai bambini (sempre attraverso il gioco) numeri e colori. Le due ore che seguono il pranzo sono dedicate alla pennichella, così da ristabilire la pace e la tranquillità, fondamentali dopo la mattinata di giochi. La parte principale e significativa dell'esperienza è stata condividere ogni giornata, dalla mattina al tardo pomeriggio, con i bimbi dell'asilo nido: sono figli di immigrati eritrei, etiopi, filippini che di giorno hanno bisogno di qualcuno che li accudisca mentre i genitori sono al lavoro.

 

Munaypata, dai libri alla realtà

Charity Work Program Munaypata, dai libri alla realtà Nel centro di riabilitazione neurologica Mario Parma, Serena , di Psicologia, ha messo per la prima volta in pratica quello che studia. Al centro di riabilitazione neurologica Mario Parma abbiamo avuto modo di incontrare persone meravigliose, che ci hanno ospitato con amore e ci hanno fatto vivere appieno questa esperienza. Per la prima volta provavo a mettere in pratica tutto quello che avevo studiato sui libri e la curiosità era una costante di tutti i giorni. A rendere il tutto ancora più speciale è stata la nostra permanenza alla parrocchia di Munaypata, dove abbiamo imparato davvero cosa significa essere felici. È stata la ciliegina sulla torta l’aver potuto condividere questa esperienza con Padre Fabio, Padre Giò, Ale e Paola, che ci hanno accolto con grande affetto e ci hanno coinvolto nella loro quotidianità, regalandoci storie indimenticabili. Un’esperienza unica che non solo ha arricchito il mio cuore, ma mi ha permesso di crescere professionalmente e di avere conferma che non avrei potuto scegliere un percorso di studi diverso da questo. Gli studenti beneficiano della possibilità di vivere un'esperienza di volontariato internazionale in strutture situate in Paesi Emergenti e in via di Sviluppo.

 

Il volontariato che apre gli occhi

Charity Work Program Il volontariato che apre gli occhi Per Francesca , di Scienze della formazione, il Charity Work Program nel cuore di Gerusalemme è stato un’esperienza per allargare mente e cuore e imparare l’importanza e la gioia del condividere e del donarsi per gli altri. Il cielo è quasi sempre terso e tutti gli edifici, dalle abitazioni private ai grattacieli pieni di uffici e impiegati, sono tutti costruiti in pietra chiara: un particolare che dona alla città una luminosità intensa e particolare, che ho negli occhi ancora adesso. La seconda cosa che ti colpisce è il numero di bambini di ogni famiglia di ebrei ortodossi che incontri per strada: non meno di tre, di solito sei, a volte nove. Del nostro arrivo mi ricordo molto bene gli occhi grandi e curiosi di Josie, un bambino di 5 anni che ci è subito venuto incontro con un gran sorriso, entusiasta della novità che costituiva il nostro arrivo. Dopo le giornate intense e frenetiche di lavoro era bello trovarsi la sera con gli altri volontari, che avevano seguito ciascuno un diverso gruppo di bambini, e dirsi quello che era capitato durante la giornata. La posizione della casa, molto vicina al cuore di Gerusalemme, ci ha permesso di visitare il centro storico della città più di una volta, anche durante la settimana se la stanchezza lo permetteva, appena terminate le attività con i bambini. Grazie all’aiuto di padre Yunus, un frate cappuccino che viveva nel vicino convento che ci ha procurato un passaggio su un pullman di turisti siracusani, siamo anche riusciti a visitare Nazareth, il lago di Tiberiade, Cafarnao e il monte delle beatitudini.

 

Brasile, dalla parte degli ultimi

Charity Work Program Brasile, dalla parte degli ultimi Anna e Arianna , di Psicologia, hanno svolto il loro Charity Work Program a Casa Familia Rosetta, un centro che si occupa del supporto psicologico e del reinserimento sociale di tossicodipendenti e bambini con disabilità fisiche e mentali. novembre 2018 di Arianna Antonelli e Anna Mazza * Se non fosse per il motore di ricerca lo staremmo ancora cercando sul mappamondo: “Porto Velho: capitale della Rondonia”. Pensando al Brasile vengono subito in mente le spiagge di Rio de Janeiro, il Corcovado con l’imponente statua del Cristo Redentore, i moderni grattacieli di San Paolo e le strade invase da ballerini di Samba o Capoeira. Il paesaggio che ci ha accompagnato nelle nostre quattro settimane di Charity Program è completamente diverso, ma altrettanto suggestivo. Tutto questo è però un Paese che, accanto alle sue naturali bellezze, porta sulle spalle una grave crisi politico-economica e numerosi episodi di violenza e corruzione. L’associazione Casa Familia Rosetta, dove abbiamo svolto la nostra esperienza, lavora proprio per dare una risposta alle urgenze di tale contesto, occupandosi in particolare del supporto psicologico e del reinserimento sociale di soggetti tossicodipendenti e bambini con disabilità fisiche e mentali. Gli studenti beneficiano della possibilità di vivere un'esperienza di volontariato internazionale in strutture situate in Paesi Emergenti e in via di Sviluppo.

 

Uno sguardo sincero sul mondo

Charity Work Program Uno sguardo sincero sul mondo È quello che ha donato l’esperienza del Charity Work Program in Uganda ad Alessandro , studente di Medicina. Un Paese dove la terra è rossa, la gente è povera e ride, soffre ma accoglie coraggiosa la malattia e vede il camice bianco come un dono del cielo. ottobre 2018 di Alessandro Petrecca * In Uganda la terra è rossa, la gente scalza e l’aria piena di polvere. Le ruote sussultano sopra le strade di Kampala e sfilano disordinate tra la folla, troppe auto e tantissime moto, così tante che ti ritrovi circondato ed improvvisamente imbottigliato in un traffico scomposto, che fa a pugni per sbrigliarsi e spingersi in avanti. In Uganda la gente è povera e ride, ti guarda mentre passi, osserva come sei vestito, il mondo diverso dal quale vieni, ma non è invidiosa, anzi ti accetta, ti saluta, ti apprezza. In Uganda la gente è coraggiosa, vive la malattia come una battaglia, la guarigione come una salvezza, il tuo camice bianco come un dono dal cielo. In Uganda mi sono ritrovato spettatore di una realtà che non mi apparteneva, ma che ho imparato a sentire mia, di un popolo sconosciuto, che mi ha amorevolmente accolto, di un’umanità senza interessi, che mi ha regalato uno sguardo più sincero per vedere il mondo.

 

La cultura, un valore da tessere

Charity Work Program La cultura, un valore da tessere Eleonora , studentessa di Cooperazione allo sviluppo, nel suo Charity Work Program in Bolivia ha lavorato alla promozione dei tessuti locali prodotti da una trentina di gruppi artigiani composti soprattutto da donne. ottobre 2018 di Eleonora Silvestroni * Rafforzare le capacita delle numerose associazioni di artigiani boliviani, promuovendo soprattutto l’identità culturale di questo tipo di artigianato e la produzione tessile tradizionale. Nello specifico io e Lucrezia Lanza siamo state inserite all’interno dell’organizzazione ComArt, che collabora con circa 30 di questi gruppi artigiani, composti prevalentemente da donne, ognuno caratterizzato dalla propria antica tecnica produttiva tramite la quale realizza prodotti unici nel loro genere. Siamo da subito state accolte con grande calore da tutti e sin dalla prima settimana ci siamo impegnate nella promozione, tramite i canali social di ComArt, di questi splendidi lavori artigianali (capi di abbigliamento di ogni genere, oggettistica, piccoli gioielli e tanto altro). Il cuore del lavoro che quotidianamente le artigiane portano avanti, con grande passione e dedizione, sta tutto nell’importanza che hanno le tecniche tradizionali che cercano di essere tramandate di generazione in generazione dalle tipiche signore boliviane che dedicano la vita a questo mestiere. La produzione di una sciarpa o di un tappeto 100% alpaca o la realizzazione di un paio di pantofole da casa in feltro possono richiedere anche intere giornate di lavoro proprio perché create a mano o tramite l’utilizzo di antichi telai. E stato un vero piacere essere parte di un progetto che crede nell’importanza di valorizzare e modernizzare queste attività, non abbandonando mai un passato, una storia e una cultura che fanno appassionare dal primo momento.

 

L’ospedale? Una scuola sul campo

Charity Work Program L’ospedale? Una scuola sul campo Al Benedict Medical Centre mancano i mezzi, ma ci sono medici che non sono solo professionisti, sono amici, sono confidenti, nei quali i pazienti e noi studentesse, abbiamo trovato una guida. ottobre 2018 di Francesca Albanesi * Quando sono atterrata a Entebbe i colori sono stati la prima cosa a avermi colpita: il rosso della terra, il verde delle piante. L’Uganda, il BMC, sono stati i luoghi in cui ho vissuto una delle esperienze più belle, forse la più assurda finora, della mia vita. Ma ci sono medici che non sono solo professionisti, sono amici, sono confidenti, nei quali i pazienti e noi studentesse, abbiamo trovato una guida. Persone che mi hanno fatta sentire a casa, accolta, persone che porto nel cuore e spero di poter rivedere un giorno. Ho imparato a accontentarmi, a fare a meno di molte cose, ho imparato a essere felice solo per il sorriso delle mie compagne di viaggio e delle persone che mi circondavano. Le parole per descrivere tutto ciò sono difficili da trovare, sicuramente le fotografie possono raccontare meglio questo viaggio, e il mio augurio a chiunque mi legga è: andate.

 

L’Africa dalle mille domande

Charity Work Program L’Africa dalle mille domande «Peperoncini verdi piccanti alla fermata del trotro»: così Alice , di Scienze politiche, racconta la sua esperienza di Charity Work Program in Ghana facendo la parodia di un celebre film. ottobre 2018 di Alice Giulia Daverio * Nella confusione di impressioni, di immagini ed emozioni, che mi vorticano in testa dopo il mio Charity Work Program in Ghana, riesco a distinguere solo alcuni frammenti. Eppure, c’è anche il calore di una familiarità che non mi aspettavo di trovare, ci sono la gioia e il terrore di scoprirsi diversi e l’ostinazione affettuosa di volersi capire. C’è la meraviglia di aver viaggiato 5.000 chilometri lontano da casa tua (anche di più se fai scalo a Istanbul) e trovare delle amicizie così sincere che alla fine ci ritrovi un po’ anche te stesso. Che cosa ho provato a percorrerne i vicoli fangosi? Un campo rifugiati dovrebbe comunicarti miseria, angoscia di una vita stentata, che da 20 anni è la quotidianità di più di 40.000 persone da tutto il West-Africa. Non voglio parlare di resilienza, di voglia di vivere, di speranza o di qualche altro concetto retorico che qui stonerebbe proprio. E, devo dire, sono contenta di aver dato al Ghana la possibilità di (s)formarmi un po’, di entrarmi dentro e scombinarmi le certezze che avevo.

 

Occhi curiosi e pieni di vita

ottobre 2018 di Giulia Gafforio * In un solo giorno sono diventata “ teacher ”, “ best friend ” e ” muzngo ” (uomo bianco) per dei bambini pronti a meravigliarsi per un palloncino che vola o dei fili colorati da intrecciare. Per questo, con le mie due compagne d’avventura Sara e Vera, abbiamo pensato di imparare divertendoci: attraverso semplici canzoni in italiano o in inglese, abbiamo portato un po' di Italia tra i banchi di scuola, imparando insieme le parti del corpo, gli animali o i giorni della settimana. A scuola, come anche presso la fondazione Emmaus dove siamo stati accolti e coccolati per tutta la nostra esperienza di un mese in Uganda, il senso di famiglia, di semplicità e accoglienza sono i pilastri di ogni giornata. Incredibile quanto i ragazzi cerchino un contatto con te: basta una lezione di storia ugandese per diventare motivo di discussione con i più grandi sul sistema politico italiano, mentre ai più piccoli è sufficiente stringere loro la mano, dare il cinque o inventare un saluto personalizzato per renderli felici. Quello che più mi ha colpito e che ancora oggi mi emoziona sono gli occhi dei ragazzi, curiosi e pieni di vita, pronti a cogliere ogni sfaccettatura del mondo che li circonda. Mentre mi preparavo a vivere questa esperienza provavo sensazioni di inadeguatezza che avrebbero lasciato ben presto spazio alla consapevolezza che si sarebbe trattato di uno scambio reciproco. Torno dal mio USCS Charity Program con la consapevolezza del bello, con una gioia che non vedo l’ora di condividere, con la certezza di aver donato un pezzetto di me e la volontà di tornare al più presto sulle immense strade rosse dell’Uganda.

 

La carezza del dottore

Charity Work Program La carezza del dottore Anna, avendo appena finito il terzo anno di Medicine and Surgery , temeva di non potersi rendere utile al Benedict Medical Center di Kampala cui era stata destinata ma ha capito che anche un solo sorriso è una cura per chi soffre. ottobre 2018 di Anna Quagliariello * Il mese trascorso in Uganda mi ha arricchito molto dal punto di vista professionale e, soprattutto, sotto il profilo umano. Mi ha dato l’opportunità di assistere a procedure mediche che non avevo mai visto prima e di affiancare infermiere e medici locali nel loro lavoro quotidiano. Avendo appena finito il terzo anno, ero consapevole che le mie conoscenze fossero piuttosto limitate e temevo di non avere i mezzi per rendermi utile. Ho capito, invece, che a volte basta un sorriso, una parola di conforto o una carezza per stare vicino a chi soffre. Kampala è una città caotica e disordinata ma in grado di regalare emozioni forti: mi tornano in mente gli odori intensi, i colori sgargianti delle stoffe, il rumore dei motorini che sfrecciano in tutte le direzioni, il rosso della terra e i bambini che giocano scalzi per strada. Gli studenti beneficiano della possibilità di vivere un'esperienza di volontariato internazionale in strutture situate in Paesi Emergenti e in via di Sviluppo.

 

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