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A Piacenza la seconda edizione del corso di qualificazione per “Educatore professionale socio-pedagogico”

Piacenza A Piacenza la seconda edizione del corso di qualificazione per “Educatore professionale socio-pedagogico” Ultima opportunità di acquisire la qualifica per chi già lavora come Educatore socio-pedagogico ma non ha conseguito una laurea in Scienze della formazione. settembre 2019 Con i cambiamenti normativi avvenuti alla luce della legge 205 del 27.12.2017 (cc. 594-601) per lavorare come educatore nel sociale è necessaria una laurea in Scienze dell’educazione e della formazione o la qualifica professionale di Educatore socio-pedagogico. “Per rispondere a questa esigenza la facoltà di Scienze della formazione dell’Università Cattolica ha scelto di attivare per il secondo anno un percorso ad hoc nelle sedi di Piacenza, Milano e Brescia – spiega il prof. Pierpaolo Triani -. Un percorso, quello proposto dalla Cattolica, che da un lato va incontro alle esigenze lavorative dei corsisti e dall’altro esalta l’esperienza lavorativa degli studenti: “lo scorso anno questo approccio ha dimostrato di funzionare molto bene”, sottolinea Triani. La domanda per accedere al corso dovrà essere presentata on-line entro il 15 ottobre 2019, attraverso il portale http://immatricolazioni.unicatt.it/portaleaccesso Il corso, se raggiungerà il numero minimo di iscritti, prenderà il via nel mese di novembre e si concluderà nell’estate del 2020. istruzione #educatoreprofessionale #sociopedagogico #qualifica #scienzedell'educazione Facebook Twitter Send by mail Print.

 

“A Piedi” verso un futuro migliore

Laboratorio di Psicologia “A Piedi” verso un futuro migliore Sei giorni, 135 chilometri e 38 ore di cammino sulle sponde del Lago di Garda. Accompagnati da un’équipe multidisciplinare, dieci ragazzi segnalati dal Tribunale del minorenni di Brescia sperimenteranno il viaggio di gruppo come strumento riabilitativo. Fondamentale il contributo scientifico di un’équipe del Laboratorio di Psicologia della Cattolica, sia nelle fasi di preparazione, che in quelle successive alla conclusione del percorso, con la predisposizione di tre incontri con l’equipe multidisciplinare in cui i ragazzi potranno rileggere, analizzare e valutare la fasi dell’esperienza fatta. Per quanto riguarda il primo aspetto verranno misurate comparativamente ( pre e post intervento ) alcune “ variabili leggere ” del funzionamento psicosociale dei partecipanti, indicative di trasformazioni connesse all’esperienza: indicatori della percezione di sé, dell’adattamento psicosociale, della fiducia interpersonale, dell’autostima e del senso di autoefficacia. Sarà inoltre messa a punto un’attività di documentazione sistematica dell’esperienza, mediante l’analisi delle produzioni di testi scritti (diario di bordo a cura dei partecipanti e degli operatori), immagini e video, e l’audio/videoregistrazione degli incontri quotidiani. I dieci protagonisti dell’iniziativa si trovano tutti nella fase di messa in prova , un’opportunità di riabilitazione educativa che consente di scontare la pena, o parte di essa, al di fuori dal carcere. Il fatto che siano tutti maschi e di nazionalità mista rispecchia in toto la situazione attuale: l’80% degli autori di reati compiuti da minori è di sesso maschile e di diverse nazionalità».

 

A Samo, per fare teatro e pedagogia

Brescia A Samo, per fare teatro e pedagogia È la storia del'educatorel 25enne Michele Senici, che nel campo profughi dell’isola greca ha avviato un progetto che usa il teatro come strumento funzionale ad interventi di pedagogia d’emergenza. L’esperienza di Michele Senici , laureato a pieni voti in Scienze dell’educazione alla Cattolica di Brescia, è una storia d’eccezione svolta in un contesto - quello del campo profughi dell’isola di Samo, situata ad un km dalle coste della Turchia - che per molti è sinonimo di quotidianità. Un’area in cui confluiscono bambini, ragazzi, uomini, donne e famiglie nati e cresciuti nel mezzo della guerra, con alle spalle un bagaglio di dolore, traumi e perdite. Vi rimane un mese, durante il quale lavora alla scuola Mazi, che in greco significa insieme , e il cui nome racconta di quella condivisione che ne anima l’intera attività. Una storia esemplare che ha il suo inizio in Italia, dove Michele lavora da anni come educatore professionale e ha fondato il marchio Pro Teatro . Tornerò» racconta Michele, all’indomani dalla discussione della sua tesi di laurea in cui racconta modalità ed esiti del progetto. Nel frattempo, per conoscere la sua storia e sostenere le iniziative della Onlus, è possibile mettersi in contatto con lui e Pro Teatro tramite i social network Facebook e Instagram.

 

Montessori, l'attualità di un metodo

Educazione Montessori, l'attualità di un metodo Presentata l’edizione 2018 degli «Annali di storia dell’educazione e delle istituzioni scolastiche» che ha per protagonista la nota pedagogista e le reti di relazioni da lei intessute. "Insieme a Don Bosco e Don Milani, Montessori è certamente una delle figure più note in Italia e all'estero in fatto educazione. Il metodo Montessori insegna ai bambini l'ordine, la concetrazione, la libertà non fine a sè stessa bensì finalizzata all'autocontrollo. Un fatto, quest’ultimo, che in una società come la nostra, estremamente bisognosa di integrare correttamente le diversità, può costituire una risposta concreta”. Del resto si trattò di un rivoluzione pedagogica e culturale: molte regole che apparivano consolidate in ambito educativo cambiarono radicalmente. Perché l'adulto che richiede l'obbedienza al bambino - sosteneva Montessori - trascura quasi sempre la reale volontà di quest’ultimo. educazione #storia #mariamontessori #montessori #metodo Facebook Twitter Send by mail Print.

 

Brescia, cinquant'anni di Cattolica

DIES ACADEMICUS Brescia, cinquant'anni di Cattolica Giovedì 3 dicembre 2015 . Lectio di monsignor Vincenzo Zani , segretario della Congregazione per l’Educazione cattolica. Brescia diventa città universitaria con l’avvio della facoltà di Magistero dell’Università Cattolica. Fu l’approdo di un itinerario storico e l’avvio di un servizio rivolto alla società e alla Chiesa. Dopo la prolusione del rettore Franco Anelli , ha fatto seguito la lectio di monsignor Vincenzo Zani , segretario della Congregazione per l’Educazione cattolica, dal titolo “ Da cinquant’anni a servizio dell’educazione ”. Nella sede di Contrada S. Croce sono attivi i corsi di laurea in Psicologia e in Scienze della Formazione primaria. brescia #franceschini #zani #educazione Facebook Twitter Send by mail Print I TESTI DEI DISCORSI Lectio di monsignor Vincenzo Zani , segretario della Congregazione per l’Educazione cattolica della Santa Sede.

 

Brescia, città dell'incontro e dell'educazione

Brescia Brescia, città dell'incontro e dell'educazione I 50 anni della sede bresciana dell’Università offrono lo spunto per raccontare la una sfida educativa che guarda al futuro. Questa è la sfida passata e attuale che l’Università Cattolica continua a raccogliere, ben consapevole di come il vantaggio competitivo dato dall’avere una laurea oggi non basti più, occorrono capacità e valori aggiunti”. Sul ruolo educativo rivestito dall’ateneo bresciano è d’accordo anche il sindaco Emilio del Bono : “Cinquant’anni di presenza dell’Università Cattolica a Brescia hanno lasciato il segno, in positivo. Quello dell’educazione è infatti un tema assai importante per una città come la nostra, in cui risiedono il maggior numero di immigrati regolari di oltre 150 diverse nazionalità diverse. Perché una città continui ad essere educata, abbiamo bisogno di enti ed agenti educatori che, a loro volta, necessitano di un percorso educativo eccellente”, ha infine concluso il primo cittadino. Resilienza è un termine di derivazione fisica - indica quei materiali che, anche se stimolati o sottoposti a pressione, non si deformano – che è poi stato mutuato dalle scienze sociali per indicare un tipo di persona o di realtà capace di superare indenne, reagendo, situazioni di criticità. E Brescia , impossibile dimenticarlo, dopo la strage di piazza della Loggia avvenuta in quel drammatico 28 maggio del 1974, è una città resiliente per eccellenza.

 

Career Day, sfida pedagogica e occupazionale

Career Day Career Day, sfida pedagogica e occupazionale La quinta edizione del giorno dedicato alle carriere educative ha illustrato l’importanza e la richiesta di professionisti del settore. È il dato in controtendenza, rispetto a quelli generali sull’occupazione giovanile, emerso nel corso del Career Day del corso di Laurea Magistrale in Progettazione pedagogica e formazione delle risorse umane della Facoltà di Scienze della Formazione di Brescia. Sfida pedagogica significa anche diffondere il concetto che la cosa pubblica, esattamente in quanto tale, è di tutti noi, e non certo di nessuno. Diffondere questa consapevolezza significa sensibilizzare i cittadini verso una maggiore attenzione e cura della città. Se penso che uno spazio, un muro o una cosa siano anche miei… non li danneggio, bensì me ne prendo cura, e questo vale per lo scettro culturale, sportivo, urbanistico”. Il punto di vista delle aziende è stato fornito da Giancarlo Turati , Presidente del Comitato piccola industria bresciana che ha sottolineato come: “Al giorno d’oggi la collaborazione tra diverse risorse di un’azienda si sviluppa, non più su assi verticali, bensì su assi orizzontali. In questo contesto le risorse umane sono un fattore importante e indispensabile all’interno della realtà aziendale: puntare sui talenti e sulle competenze specifiche di ciascuno può garantire valore e sviluppo all’azienda ”.

 

Cinque ragioni per investire in formazione

cattolicapost Cinque ragioni per investire in formazione Secondo il rapporto OCSE Education at a glance 2017 l’Italia è tra i Paesi che destinano meno risorse a questo settore. A suonare il campanello d’allarme è il recente rapporto OCSE Education at a glance 2017 , che ci posiziona (anche quest’anno) tra i Paesi che poco investono in formazione, fanalino di coda al pari di Messico e Turchia. Solo il 18% degli italiani è infatti in possesso di un titolo di laurea: l’esatta metà della media dei Paesi OCSE. A preoccupare è anche un altro fenomeno: i Neet , i ragazzi tra i 15 e i 29 anni che non lavorano né studiano, raggiungono nel nostro Paese il 26% della popolazione. La fotografia può mutare, in meglio o in peggio, a seconda delle variabili geografiche (nord-sud), di genere (maschi-femmine), di titolo di studio (diploma-laurea) ma la sostanza non cambia. Lavoro inteso come luogo di crescita individuale e sociale, ambito di creatività e di ingegno, trama di relazioni e di soluzioni da ricercare. Investire in formazione, partecipare a un master, frequentare corsi di aggiornamento, significa anche diventare più competitivi nel mercato del lavoro, acquisire quelle skills che fanno la differenza, aumentare la propria employability e risultare interessanti per i datori di lavoro.

 

Col cuore più pieno delle tasche

Milano - Parigi Col cuore più pieno delle tasche Myriam , dopo la laurea in Scienze dell’educazione e i primi lavori, voleva di più. A Parigi ha capito che ogni relazione arricchisce, persino le urla di ragazzi autistici che gridano alla vita. novembre 2017 di Myriam Altamore * Chi se la scorda più quell'estate? A due anni dalla laurea e con varie esperienze come educatrice - prima infanzia, disabilità grave, anziani - la mia vita stava diventando insipida. Sono arrivata con due valigie e mi sono sistemata “ chez l'habitant ”: una famiglia che ti affitta una camera, significa metà dello stipendio che se ne va per l'alloggio. Parlo francese ma ho delle colleghe che non lo parlano bene e sono state prese lo stesso perché qui quello che conta è avere fegato, conoscere i ragazzi e conoscersi. Devo tanto all’Università Cattolica perché grazie alla laurea in Scienze dell’educazione ho imparato che non valgo né più né meno dei ragazzi per cui lavoro ma che esiste una relazione che ci arrichisce ogni giorno e che abbiamo solo dei ruoli sociali diversi. Così capita che, anche sei stanca, riesci lo stesso ad accogliere delle urla disperate perché quelle urla sono un modo di manifestare la propria esistenza, il proprio grido alla vita.

 

Educare al tempo degli algoritmi

il dibattito Educare al tempo degli algoritmi La differenza tra robot e uomo si è sempre basata più sulla consapevolezza che sull’intelligenza. Ne sono responsabili nuovi tipi di algoritmi in grado di apprendere dall’esperienza che allo stesso tempo ridimensionano e rilanciano le promesse della prima stagione di ricerche sulle macchine intelligenti. Come tutto questo sfida il mondo dell’educazione? Vedo almeno tre indicazioni, che sono allo stesso tempo di tendenza e di ricerca. Sulla base dei dati disponibili, delle scelte fatte, delle tendenze in corso, questi algoritmi ci sostengono nel difficile compito di prevedere i comportamenti delle cose e degli altri nel futuro. Una sorta di delega in bianco alla macchina: l’accettazione di usare tutti gli stessi format per trarne vantaggio nella facilità d’uso. Max Tegmark, professore di fisica al MIT di Boston, fa osservare in un suo recente volume come la differenza tra uomini e macchine si sia sempre costruita non tanto sull’ intelligenza (una macchina può essere addirittura più intelligente di un uomo), quanto piuttosto sulla consapevolezza . Ora, una macchina che conosce i propri limiti e prova a rimuoverli intervenendo sull’algoritmo con cui è stata progettata per generare nuove più perfette versioni di se stessa, pare proprio essere una macchina in qualche modo dotata di riflessività e, quindi, di consapevolezza.

 

Educazione, bene comune globale

brescia Educazione, bene comune globale Un convegno internazionale nella sede di Brescia promosso dalla prima Cattedra Unesco dell’Università Cattolica, istituita nell’aprile 2018. Venerdì 18 gennaio, un convegno internazionale ha riunito nell’aula magna di via Trieste esperti di varie nazioni per ripensare l’educazione come bene collettivo. L’educazione per tutti e per tutta la vita può permettere a ciascuno di sviluppare le proprie potenzialità e alla società di promuovere nuovi processi di cittadinanza attiva. Il rettore Franco Anelli durante il saluto introduttivo si è soffermato sul ruolo dell’Università, che deve essere un luogo di riflessione e di attenzione alla dimensione educativa, e non solo al contenuto delle discipline. È necessario un ripensamento di un percorso che riguardi l’idea di società perché l’educazione costituisce la società del futuro. Istituita nella sede di Brescia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore nell’aprile del 2018 si propone di favorire l’accesso da parte dei bambini nella prima infanzia a cure ed educazione di qualità; sviluppare processi di cooperazione, migliorare la qualità dell’educazione e dell’accoglienza. Fra le attività da promuovere, ed è la seconda direttrice, figurano anche la formazione di studenti universitari che intendono impegnarsi in progetti di cooperazione internazionale.

 

Educazione cattolica, il rettore alla giornata di studio della Congregazione

I lavori dell’incontro dei cardinali e degli arcivescovi membri della Congregazione e deli esperti sulle questioni educative sono stati aperti dal saluto del cardinale Marcelo Sanchez Sorondo , cancelliere della Pontificia Accademia delle Scienze sociali e dall’introduzione del cardinale Giuseppe Versaldi , prefetto della Congregazione per l’educazione cattolica. Sono seguiti gli approfondimenti del documento di Papa Francesco “ Veritatis gaudium ”, con l’introduzione del cardinale Marc Oullet , prefetto della Congregazione per i Vescovi, e gli interventi di monsignor Piero Coda , del professor Leopoldo Sandonà , del professor monsignor Giuseppe Tanzella-Nitti e del professor don Paolo Carlotti. Il pomeriggio è stato dedicato all’Osservatorio mondiale sull’educazione cattolica, con l’intervento di monsignor Angelo Vincenzo Zani , segretario della Congregazione per l’educazione cattolica, e dei rappresentanti delle Università Cattoliche che hanno aderito all’Osservatorio, tra cui il rettore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore Franco Anelli. educazione #congregazione #rettore Facebook Twitter Send by mail Print.

 

Educazione, etica, formazione per uno sviluppo sostenibile

Milano Educazione, etica, formazione per uno sviluppo sostenibile Venerdì 31 gennaio convegno internazionale promosso dalla Fondazione Centesimus Annus. Ethos, Education and Training: avenues toward equality and ethical behaviors in the digital era : questo il titolo del convegno della Fondazione vaticana. Sono intervenuti, tra gli altri, Anna Maria Tarantola , presidente della Fondazione Centesimus Annus, monsignor Mario Delpini , arcivescovo di Milano, Ignazio Visco , governatore della Banca d’Italia, monsignor Nunzio Galantino , presidente dell’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica (Apsa). Questo incontro precede altri due grandi eventi che toccheranno tematiche similari: “L’economia di Francesco”, che si svolgerà ad Assisi nel mese di marzo, e il “Patto educativo globale”, che avrà il suo culmine a maggio. Moderata da Giovanni Marseguerra , docente di Economia politica in Università Cattolica e coordinatore scientifico della Fondazione Centesimus Annus, ha visto tra i relatori Philippe Bordeyne , rettore dell’Institut Catholique di Parigi, Fernando Felipe Sanchez Campos , rettore della Universidad Católica de Costa Rica, Agostino Santoni , amministratore delegato di Cisco Italia. Le conclusioni del dibattito sono state affidate ad Alberto Quadrio Curzio , professore emerito di Economia politica all’Università Cattolica. A guidare la riflessione nell’incontro a porte chiuse, monsignor Vincenzo Zani , segretario della Congregazione per l’Educazione Cattolica, Isabel Capeloa Gil , presidente della Federazione Internazionale delle Università Cattoliche e rettore della Universidade Católica Portuguesa (UCP), e Gian Maria Gros Pietro , presidente di Intesa Sanpaolo.

 

Federica, Isabella e le storie scaccia paura

Tutto è partito da una domanda: «Ci siamo immedesimate nei bambini – spiegano le ragazze – abbiamo immaginato uno stato di confusione, di capricci e di pigrizia a causa della situazione che stiamo attraversando. Il nome che ci siamo date è Nunchi che in coreano significa empatia: un’importante categoria pedagogica ovvero la capacità di mettersi nei panni dell’altro e di sintonizzarsi alla sua esperienza». E poi c’è la trasmissione dei valori come quelli della vicinanza e dell’unione, ancora più essenziali in situazioni di emergenza: allora scegliamo piccoli contenuti provenienti da tutto il mondo: dall’Argentina, dalla Cina, dalla Nuova Zelanda, paesi che stanno vivendo la nostra medesima situazione». Questa settimana ad esempio l’abbiamo dedicata al tema delle emozioni i bambini: durante le situazioni difficili sono esposti alle emozioni che i più grandi vivono in quel preciso momento, e a volte in modo inconsapevole le acquisiscono. Presentando ogni giorno della settimana un’emozione diversa vissuta dalla scimmietta Hug, il nostro tentativo è quello di aiutarli a riconoscere le emozioni e insegnare loro a denominarle attraverso l’aiuto dei più grandi». Come vi ha aiutato il percorso formativo che state seguendo in Cattolica nello sviluppo di questa idea? «Il nostro è un lavoro relazionale, fatto di gesti di cura quotidiani, interrotti bruscamente dalla pandemia. Di fronte a questa emergenza sanitaria c’è stata l’esigenza di reinventarsi e di adattarsi e grazie al bagaglio di metodologie pedagogiche che il nostro percorso formativo ci offre ci siamo messe in gioco in questo nuovo modo di fare relazione».

 

From seed to spoon a scuola di biodiversità

ricerca From seed to spoon a scuola di biodiversità La sede di Piacenza è capofila di un progetto europeo finalizzato a monitorare e promuovere i servizi di approvvigionamento e di regolazione naturalmente presenti in tutti gli ecosistemi. Con l’obiettivo di rendere più rigogliose le nostre città 13 novembre 2019 “ Dal seme al cucchiaio ” è il titolo di un progetto scientifico finalizzato a educare i giovani alla tutela della biodiversità. L’iniziativa è coordinata da Ilaria Negri , ricercatrice in entomologia del Dipartimento di Produzioni vegetali sostenibili (sede di Piacenza), referente è Edilio Mazzoleni , direttore Global Engagement and International Education dell’Università Cattolica. Dedichiamo il nostro progetto “ From seed to spoon ”, dal seme al cucchiaio, a tutti coloro che considerano la Pianura Padana come il posto più inquinato d'Europa, a tutti coloro che odiano la calura estiva, a tutti quelli che non toccano cibo se non biologico» afferma Ilaria Negri. “ From seed to spoon ” punta a monitorare e promuovere i servizi di approvvigionamento e di regolazione naturalmente presenti in tutti gli ecosistemi; per esempio la produzione di frutta e verdura, l’impollinazione, il controllo biologico degli infestanti. Un gruppo di allievi per ogni Istituto verrà in Italia il prossimo anno a maggio per continuare il training che avrà luogo nei laboratori della facoltà di Scienze agrarie, alimentari e ambientali dell’Università Cattolica e, in campo, presso la Picasso Food Forest e i Parchi del Ducato. Si costruiranno nidi e rifugi per gli animali, condomini delle api, dimore per i ricci, bistrò per gli uccelli, hotel per i rospi che saranno poi installati nella Picasso Food Forest, nei Parchi del Ducato e in Cerzoo per aumentarne la biodiversità.

 

Global compact on education, diretta con Francesco

Educazione Global compact on education, diretta con Francesco Giovedì 15 ottobre il Papa rilancerà l'invito a sottoscrivere un patto educativo globale. L’occasione è il videomessaggio che sarà trasmesso alle 14.30 durante l’incontro promosso dalla Congregazione per l’educazione cattolica alla Pontificia Università Lateranense e dedicato specificamente al mondo accademico. All’evento, che sarà introdotto e moderato dal vice direttore editoriale del Dicastero per la comunicazione Alessandro Gisotti , interverrà anche il rettore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore Franco Anelli. È previsto un video collegamento con l’evento virtuale di presentazione del Patto educativo globale con un videomessaggio di papa Francesco e le testimonianze di alcune esperienze educative internazionali. La Congregazione è il ministero della Santa Sede a cui fanno riferimento, nel mondo, 216 mila scuole cattoliche frequentate da oltre 60 milioni di alunni e 1.750 università cattoliche, con oltre 11 milioni di studenti, tra cui l’Università Cattolica del Sacro Cuore. global compact on education #educazione #francesco #papa Facebook Twitter Send by mail Print IN PREPARAZIONE AL PATTO EDUCATIVO GLOBALE Il 15 ottobre si svolgerà il Global Compact on Education , con modalità a distanza e collegamenti da tutto il mondo. Emerge il ruolo dei soggetti protagonisti nel settore educativo, dei linguaggi dell’educazione tesi al patto educativo globale che propone l’educare come un compito trasversale all’ambiente personale, culturale e sociale dell’agire dell’uomo.

 

Global compact on education, i giovani chiedono fiducia

Patto educativo Global compact on education, i giovani chiedono fiducia Nella grande alleanza educativa invocata da Papa Francesco , c’è la risposta a una società frammentata e conflittuale, che richiede da parte di tutti, singoli e istituzioni, un impegno gratuito e responsabilizzante. Il commento del professor Pier Paolo Triani 12 ottobre 2020 di Pierpaolo Triani * Non basta l’impegno educativo quotidiano di tante persone, occorre una consapevolezza e un impegno comuni. Di fronte a un “cambiamento d’epoca”, per utilizzare un’espressione cara al Papa, è necessario investire in umanità , attraverso l’innalzamento dell’attenzione verso la formazione di coscienze mature, libere, responsabili, attente all’altro, aperte al dialogo, capace di affrontare con coraggio e creatività le sfide del tempo presente. Nessuna realtà può considerarsi estranea a questo impegno , perché tutti, singoli e istituzioni, in modi propri e specifici, concorrono alla qualità degli ambienti e dei contesti, all’interno dei quali la formazione delle persone va sviluppandosi. I giovani, come abbiamo potuto vedere in questi anni attraverso le analisi del Rapporto Giovani dell’Istituto Toniolo, fanno fatica a dare fiducia a coloro che sono al di fuori del ristretto cerchio familiare e amicale; ancora di più fanno fatica a fidarsi delle istituzioni. Si tratta di educazione capace di uno sguardo insieme gratuito, perché accogliente e promettente, e insieme responsabilizzante, perché teso a invitare l’altro a rispondere a una proposta, a mettersi in moto nel cammino della ricerca, della scoperta, dell’avventura del crescere in umanità. Si tratta di un’educazione che scommette nella collaborazione e attenta a promuovere in ogni persona il senso collaborazione , nella convinzione che la vita cresce attraverso il concorrere di tutti.

 

Global compact on education, strumenti di lavoro

Le parole del Papa, pronunciate in varie circostanze, offrono spunti alle istituzioni educative – tra cui anche il nostro Ateneo – per evidenziare i principi educativi della visione cristiana nell’ambito delle riflessioni per le scienze pedagogiche e sociali. Il valore aggiunto è dato dal richiamo all’attuale contesto sociale e culturale, sul quale impattano le nuove sfide educative, orientate a un nuovo umanesimo. Emerge il ruolo dei soggetti protagonisti nel settore educativo, dei linguaggi dell’educazione tesi al patto educativo globale che propone l’educare come un compito trasversale all’ambiente personale, culturale e sociale dell’agire dell’uomo. Si manifesta altresì l’importanza dei vari ambirti educativi, dalla scuola alla famiglia, alla parrocchia, alla catechesi, ai mezzi di comunicazione. Soprattutto negli anni dell’infanzia l’impostazione educativa e valoriale è molto importante perché gli effetti si prolungano per tutta la vita e la missione educativa si pone in modo dialogico con tutti i soggetti con cui si entra in contatto. educazione #global compact on education Facebook Twitter Send by mail Print.

 

Il governatore Visco: investire nell’istruzione

Tra i relatori monsignor Mario Delpini, arcivescovo di Milano, e monsignor Nunzio Galantino , presidente Apsa by Katia Biondi | 03 febbraio 2020 «È necessario un adeguato investimento nell’istruzione per affrontare l’incertezza che circonda il lavoro e le competenze che avranno rilevanza nel futuro». Questo perché «abbiamo bisogno di scuole che non solo siano dotate di strumenti tecnologici avanzati, ma che siano anche attrattive e confortevoli». L’incontro si è aperto con i saluti istituzionali di Anna Maria Tarantola, presidente della Fondazione Centesimus Annus, che ha introdotto l’intervento di monsignor Mario Delpini , arcivescovo di Milano. Il tema oggi in discussione dà la percezione di una emergenza: le competenze acquisite nella formazione universitaria rischiano di essere una merce in vendita al miglior offerente che le compra solo perché funzionali al profitto e al potere». Per questo, ha continuato l’arcivescovo di Milano, l’iniziativa promossa dalla Centesimus annus «è mossa da un’intuizione di un percorso promettente affinché nelle università si promuova non solo competenza ma anche educazione e che queste si inseriscano in un orizzonte di valori. In Università Cattolica parlare di contesto educativo è abituale, come il formare l’uomo quale protagonista di una storia che renda percepibili i valori». Come ricorda il World Human Forum , ha concluso monsignor Galantino l’educazione è tra i «fattori che porta alla felicità insieme con il reddito, la salute, la libertà di iniziativa, l’assenza di corruzione, la qualità delle relazioni e la gratuità.

 

Il Natale non finisce di educare

È uno dei passaggi dell’editoriale che il vescovo monsignor Claudio Giuliodori, assistente ecclesiastico generale dell’Università Cattolica, ha scritto per il numero 6/2019 di “ Presenza ” in vista del Natale. Con una visita lampo nel pomeriggio della prima domenica di Avvento, si è recato a Greccio, nel luogo dove San Francesco nel 1223 realizzò la rappresentazione del presepe dando vita a una tradizione tra le più importanti e diffuse della fede cristiana. Riprendendo le parole iniziali del testo latino la lettera porta il titolo Admirabile Signum , dove il segno mirabile è soprattutto l’evento che il presepe vuole ricordare: il fatto sorprendente e straordinario di Dio che si fa uomo e si presenta umile e povero come bambino accolto in una mangiatoia. Dunque il presepe - afferma il Pontefice -, mentre ci mostra Dio così come è entrato nel mondo, ci provoca a pensare alla nostra vita inserita in quella di Dio; invita a diventare suoi discepoli se si vuole raggiungere il senso ultimo della vita» (n. 8). Da qui l’invito a sviluppare «una nuova episteme della vita» che sappia includere «la forma mentis, le convinzioni normative, le categorie, la creatività, le esperienze esistenziali del soggetto» perché esse «rappresentano una “dimensione tacita” della conoscenza ma sempre presente, un fattore indispensabile per l’accettazione del progresso scientifico». assistente ecclesiastico generale dell’Università Cattolica del Sacro Cuore #natale #incarnazione #educazione #conoscenza Facebook Twitter Send by mail Print UN AUGURIO CON VITA E PENSIERO «Il Natale introduce nella storia l’inedito di Dio. Questo Bambino Gesù è il simbolo del nascere. E di un parto che non è solo di quel Bambino, ma che è la nostra stessa nascita, la nascita del mondo.

 

Il Natale non finisce di stupire e di educare

di monsignor Claudio Giuliodori * Le letture di questa liturgia, dedicata alla Madonna di Loreto, dove si conserva parte della Santa Casa di Nazareth, ci portano a contemplare il grande segno del Natale. Con una visita lampo nel pomeriggio della prima domenica di Avvento, si è recato a Greccio, nel luogo dove San Francesco nel 1223 realizzò la rappresentazione del presepe dando vita a una tradizione tra le più importanti e diffuse della fede cristiana. La lettera porta il titolo Admirabile Signum , dove il segno mirabile è soprattutto l’evento che il presepe vuole ricordare: il fatto sorprendente e straordinario di Dio che si fa uomo e si presenta umile e povero come bambino accolto in una mangiatoia. Un’educazione impegnativa di cui Gesù è l’artefice, come sembra indicare anche la profezia di Simeone: «Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione […] affinché siano svelati i pensieri di molti cuori» (Lc 2,34-35). Allestire il presepe negli spazi della nostra Università oltre ad essere una bella tradizione, assume allora un eminente valore epistemologico e pedagogico che, alla luce delle riflessioni del Santo Padre, ci aiuta a comprendere meglio anche il senso di alcune tappe significative per la missione educativa del nostro Ateneo. Papa Francesco, che ha voluto così ribadire una particolare vicinanza della comunità ecclesiale alle nuove generazioni e la necessità di renderle protagoniste del cammino della Chiesa e del futuro dell’umanità, ha anche indicato le Università Cattoliche come luoghi privilegiati per ascoltare e formare i giovani. Ricchi di un tale passato vogliamo guardare soprattutto avanti, a quel futuro che è già nell’oggi e che ci chiede di non essere meno innovativi e intraprendenti di coloro che ci hanno preceduto.

 

Il teatro e il mio ‘lavoro’ da don

cattolicapost Il teatro e il mio ‘lavoro’ da don Andrea ha incontrato in modo inusuale il master in “Azioni e interazioni pedagogiche attraverso la narrazione e l’educazione alla teatralità” . Ma anche nel ruolo di vice-parroco quello che ha imparato non è solo una passione ma si sta rivelando una missione. dicembre 2018 di don Andrea Ballarin * Sono vie poco usuali quelle che mi hanno portato al master “Azioni e interazioni pedagogiche attraverso la narrazione e l’educazione alla teatralità ” . Non ho fatto il classico percorso universitario di laurea triennale e magistrale, ma ho frequentato il seminario diocesano di Modena, conseguendo il baccalaureato in Sacra Teologia presso lo Studio Teologico Interdiocesano di Reggio Emilia, e sono stato ordinato prete nel 2016. La metodologia pratico-teorica mi ha permesso di sperimentare prima di tutto sulla mia pelle la proposta di Educazione alla Teatralità che ci è stata offerta, di essere io il primo a poterne beneficiare e a scoprirne la validità per la crescita umana integrale della persona. Il lavoro che abbiamo svolto insieme è partito dalle basi, dalla grammatica dell’educazione alla teatralità (linguaggio non verbale, linguaggio verbale, linguaggio dello spazio e della musica, manipolazione dei materiali e narrazione) per aiutarci poi a mettere in relazione questi linguaggio e poter costruire un nostro progetto creativo. Non solo riesco a proporre esperienze e laboratori di teatro, di narrazione, di lavoro con le arti espressive a bambini, giovani e adulti, ma mi sento capace di leggere all’interno di questi processi, di comprendere le dinamiche e le interazioni che si attivano e quelle da mettere in moto.

 

Internazionalizzare l’educazione

Brescia Internazionalizzare l’educazione A Brescia l'incontro residenziale CHEI PhD Reserch Seminar on Internationalisation of Higher Education . Come hanno spiegato i relatori intervenuti, nella società globalizzata e interconnessa in cui viviamo oggi, questioni economiche, scientifiche, politiche e sociali necessitano sempre più di una risposta elaborata su scala globale. Scopo del seminario è stato infatti quello di dare un’opportunità ai partecipanti di riflettere su argomenti che possono avanzare la propria abilità di pensiero e analisi critica. L’invitata Elspeth Jones , Emerita Professor of the Internationalisation of Higher Education and International Education Consultant, ha parlato dei concetti di globalizzazione e internazionalizzazione applicati al settore della ricerca e dell'educazione, e di come i paradigmi dominanti nel concetto di quest’ultima provengano tradizionalmente dall’Inghilterra e dall’Europa. Nico Jooste , Senior Director International Education presso l’Università Nelson Mandela Metropolitan in Sud Africa, si è soffermato sul ruolo del Senior International Officer Menager in un tempo di conflitti nelle università, un argomento che sta diventando straordinariamente rilevante in tutto il mondo. La Direttrice CHEI Amanda Clare Murphy ha infine illustrato la fondamentale partecipazione del CHEI al progetto europeo SUCTI – Systemic University Chance Towards Internatinalization . Scopo finale del SUCTI e del CHEI è monitorare e analizzare l’impatto, i risultati e i cambiamenti derivanti dalla conoscenza e dalla messa in circolo di ricerche e pubblicazioni.

 

La libertà, una difficile conquista

PIACENZA La libertà, una difficile conquista La lezione a Piacenza di Philippe Meirieu , pedagogista francese noto anche fuori dal suo Paese, che basa il suo pensiero sull’idea che tutti sono educabili, nessuno escluso. Per questo abbiamo pensato di proporre un incontro sul tema dell’autonomia, che possa servire agli educatori, agli insegnati e ai genitori, coinvolgendo una delle voci più autorevoli e interessanti in materia: il professor Philippe Meirieu». Philippe Meirieu è un pedagogista francese molto noto anche fuori dal suo Paese. A Piacenza martedì 27 febbraio Meirieu parlerà soprattutto dell’educazione alla libertà, uno dei temi del suo libro appena pubblicato in Italia ( Pedagogia. La formazione alla libertà, secondo Meirieu, è un lavoro complesso di cui deve farsi carico l’educatore per aiutare il ragazzo a sentirsi responsabile delle proprie azioni. Passare dall’autorità dogmatica all’ “autorità che autorizza”: ecco la sfida che Meirieu lancia agli educatori di oggi. Una sfida difficile, ma a cui non ci si può sottrarre, in nome dei doveri che abbiamo nei confronti delle future generazioni.

 

Lasciatemi in pace, sto giocando

Educare? Significa favorire lo sviluppo delle singole, specifiche ed intrinseche capacità dell’individuo, i talenti, le vocazioni, insomma ciò che in potenza ciascuno nasconde dentro di sé. Per favorire tali inclinazioni, il ruolo della scuola e della famiglia sono fondamentali, ma senza costrizioni, senza eccessivi controlli, favorendo il gioco libero e spontaneo tra coetanei, senza il quale i bambini non crescono. Ogni anno - commenta Pierpaolo Triani docente di didattica generale e pedagogia speciale - organizziamo un convegno in prospettiva multidisciplinare, una didattica operativa che possa aiutare i docenti nel loro lavoro come la crescita dei ragazzi. Certo – commenta - sono stati compiuti significativi passi in avanti per una corretta cultura della crescita che deve svincolarsi da un iperprotezionismo ed “adultismo”, per aiutare gli adolescenti ad ascoltarsi e ad ascoltare. I miglioramenti sociali ci sono – continua Triani - ma la strada da percorrere è ancora lunga, il numero dei minori decresce costantemente ed oggi ci avviamo verso una società multiculturale, che è già realtà. In questo senso, i genitori vanno rassicurati più che sensibilizzati e devono comprendere che l’eterogeneità è una ricchezza da coltivare». A 30 anni dalla firma della convenzione ONU sui diritti dell’infanzia, la giornata del convegno è stata un’importante occasione per prendere coscienza del lungo itinerario che ha permesso ai minori di diventare soggetti di diritto e per riflettere sulla condizione attuale dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia e nel mondo.

 

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