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Austria, la ministra e l’Erasmus in Cattolica

Milano Austria, la ministra e l’Erasmus in Cattolica È appena stata nominata alla guida del ministero della Giustizia Alma Zadic , la 35enne dei Verdi che dieci anni fa trascorse un anno nei chiostri di Milano, sostenendo tre esami 15 gennaio 2020 Dall’Erasmus in Università Cattolica al ministero della Giustizia di Vienna. La neo ministra austriaca Alma Zadic, che ha giurato lo scorso 7 gennaio ed è entrata in carica all’età di 35 anni, 10 anni fa ha studiato per un anno nei chiostri dell’Università Cattolica a Milano . Bosniaca di nascita, trasferita a Vienna durante la guerra all’età di dieci anni, ha studiato Giurisprudenza nell’ateneo austriaco e ha trascorso l’anno accademico 2005/06 a Milano con il programma di scambio studentesco che ha creato tra i giovani una cultura dell’Europa. Durante il suo soggiorno milanese ha frequentato i corsi di Istituzioni di diritto comunitario con il professor Tito Ballarino , di Diritto internazionale con il professor Andrea Bianchi e di Diritto del lavoro con il professor Mario Napoli . Da allora Alma Zadic, iscritta al partito dei Verdi e oggi ministro della Giustizia del secondo governo Kurz, ne ha fatta di strada. austria #ministrodellagiustizia #almazadic #erasmus Facebook Twitter Send by mail Print.

 

Un Erasmus con la mascherina (e non solo perchè in corsia)

Un’esperienza superlativa in cui, superati i disagi comuni a tutti per la pandemia ha capito cosa vuol fare da grande 28 ottobre 2020 di Alessandro Turno * «Cerca di vivere a Berlino almeno per un anno, quando hai meno di 30 anni». La capitale tedesca era una meta che avevo scelto da tempo e c’ero già stato per imparare il tedesco con l’obiettivo di andarci di nuovo. Non ero pronto alla quantità di attività, persone, culture, esperienze ed eventi che mi hanno travolto durante l’ultimo anno. Ho avuto anche l’occasione di lavorare per un mese in un reparto di neurochirurgia, e per quanto sia stato estremamente pesante da un punto di vista fisico ed emotivo, ne è valsa totalmente la pena. Di solito nella vita quando stai bene e sei felice di quello che stai facendo, capita di sentire questa felicità in sordina, come qualcosa che dai per scontato. Oltre a tutte le persone che ho avuto l’occasione di conoscere e che sono diventate per un anno, e per la vita, fratelli e sorelle, ho avuto modo di conoscere meglio me stesso. anni, di Roma, quinto anno del corso di laurea in Medicina e chirurgia, facoltà di Medicina e chirurgia , campus di Roma #erasmus #berlino #mediina #covid Facebook Twitter Send by mail Print.

 

Generazione Erasmus, l’Europa siamo noi

So che non sarà facile, la mattina mi sveglierò e saprò di dovermi guadagnare ogni angolo di questa città: i cartelli, i portoni, le maniere mediterranee di un popolo fratello. “Smettila di pensare in italiano o non imparerai mai, smettila di crederti una turista.. sveglia la tua anima spagnola!” La mente di un viaggiatore è come quella di un bambino che impara da capo a creare pensieri. Oggi c’è un sole che brucia, sono in università coi miei nuovi compagni, mi hanno accolta come qualcosa di prezioso, di raro che viene da lontano e mi riempiono di domande. Sembra assurdo: le strutture del pensiero che da sempre avevano una chiara disposizione, ora vengono demolite e all’improvviso non traduci più, non cerchi più di tornare alla tua parola di “origine”, ti affidi e lasci avvolgere dal mondo in cui sei immerso. All’improvviso, vivendo tra le pareti con altri coinquilini stranieri, scopri di avere anche un’anima tedesca, una francese, una latinoamericana che aspettavano solo di essere trovate. Partire è una scia contagiosa, perché una volta che hai sperimentato il senso della condivisione con alcuni dei possibili compagni di viaggio, vuoi andare oltre, vuoi imparare di più, non ti basta parlare una lingua, non basta una strada, una prospettiva di vedere le cose. Diffidate da chi vi parla di perdita di tempo: a dirlo di solito è chi o non è mai partito o non ha vissuto interamente il suo viaggio e non conosce la gioia che ora vedo addosso a chi è tornato.

 

Bordeaux, Erasmus al profumo di Francia

Postcard Bordeaux, Erasmus al profumo di Francia Benedetta, di Scienze linguistiche, ha respirato l’atmosfera francese in ogni vicolo, in ogni paesaggio e in ogni angolo del campus dell’università. Un'esperienza da vivere tutta d'un fiato 29 novembre 2019 di Benedetta Campelli * “Mes chèrs parents, je pars. Je ne m’enfuis pas, je vole!” “Cari genitori, io parto! Non scappo via, volo!” - La famiglia Bélier Con queste parole nel cuore è iniziata la mia avventura per l’ Erasmus a Bordeaux, in Francia. Mi sono totalmente innamorata della città in cui mi trovavo. A un’ora dalla città si trova un paesino di nome St. Emilion caratterizzato dai vigneti che in autunno mostrano colori e fanno assaporare uva, vini e profumi indimenticabili. Una volta finita l’esperienza, guardando indietro ai passi fatti con impegno, ognuno potrà riconoscere di aver camminato un bel pezzo di strada tirando fuori una forza che non si immaginava neanche di avere. Trascorrere un periodo della propria vita all’estero è un’avventura che consiglio a chiunque, dà una grande energia, arricchisce sotto ogni punto di vista e proietta verso un futuro più stimolante.

 

L’identità digitale dello studente

EDUCATT L’identità digitale dello studente Educatt torna sul fronte della progettazione europea con MyAcademicID come coordinatore delle attività di comunicazione e disseminazione. Il progetto è finalizzato a facilitare la mobilità internazionale e rafforzare lo status di “studente europeo”. La proposta di MyAcademicID, che è risultata tra quelle approvate e finanziate dalla call CEF 2018 e in particolare nell’ambito dell’azione chiave dedicata alle telecomunicazioni, è il risultato della convergenza di molteplici servizi elettronici mirati al riconoscimento dell’identità digitale dello studente in risposta a specifiche casistiche relative alla mobilità internazionale. MyAcademicID si prefissa l’obiettivo di consentire l’interazione digitale sicura e continuativa tra le istituzioni dell’istruzione superiore (HEI) nell’ottica di rafforzare lo status di “studente europeo” e favorire la mobilità internazionale degli studenti, attraverso l’ottimizzazione dei processi burocratici. La proposta è indirizzata, di conseguenza, al riconoscimento dell’identità digitale degli studenti, con particolare attenzione alla mobilità internazionale. La rappresentanza italiana all’interno del progetto è costituita da Fondazione Endisu ed Educatt , a cui è stato assegnato il coordinamento delle attività di comunicazione e disseminazione. Nello specifico Educatt è al lavoro sullo studio di logo e sul set-up della piattaforma online che sarà disponibile a breve.

 

Brescia-Israele, Erasmus a distanza

Studenti Brescia-Israele, Erasmus a distanza Un gruppo di studenti del secondo anno di Scienze linguistiche ha esercitato la lingua inglese dialogando per qualche mese con ragazzi israeliani grazie al progetto Ersamus + IN2IT. giugno 2018 Un uso originale e didattico delle tecnologie della comunicazione e dei social network che viene incontro a chi non può permettersi periodi prolungati di studio all’estero. È quello che hanno fatto un gruppo di studenti del secondo anno di Scienze linguistiche, coordinati da Costanza Peverati , i quali hanno dialogato e interagito con coetanei che studiano nella città di Israele. Tutto questo grazie al progetto Erasmus Plus+ IN2IT . Un modo per migliorare il proprio inglese ma anche per favorire l’intercultura fra gli studenti. erasmus #studenti #linguestraniere Facebook Twitter Send by mail Print.

 

Wise promosso a pieni voti

Ateneo Wise promosso a pieni voti L’Agenzia Nazionale Erasmus + Indire ha formulato una valutazione pienamente positiva dei risultati del progetto europeo capitanato da Educatt per individuare una metodologia efficace per comprendere e anticipare i bisogni della popolazione studentesca. maggio 2017 Si è conclusa con successo l’esperienza di Wise (Welfare for Improved Social Dimension of Education), il progetto europeo che, con capofila Educatt, ha avuto come obiettivo l’individuazione di una metodologia efficace per comprendere e anticipare i bisogni della popolazione studentesca appartenente all’Istruzione Superiore. A conclusione del progetto, l’Agenzia Nazionale Erasmus + Indire ha formulato una valutazione pienamente positiva dei risultati ottenuti (con un punteggio di 91/100) che comporta la piena corresponsione del contributo stanziato inizialmente per il progetto. In particolare, nel rapporto finale sono stati individuati diversi punti di eccellenza, a partire dal «carattere innovativo ed originale del progetto», che risiede nella «capacità di “mettere al centro lo studente”». Oggetto d’attenzione sono stati inoltre la capacità tra i partner partecipanti di condividere le competenze e di creare sinergie per il raggiungimento degli obiettivi, ma soprattutto il «forte impatto e coinvolgimento sui beneficiari diretti del progetto», che sono gli studenti universitari anche con disabilità. educatt #erasmus #indire Facebook Twitter Send by mail Print.

 

Gent, Europe’s best-kept secret

UCSC INTERNATIONAL Gent, Europe’s best-kept secret Roberto , di Economia, ha trascorso cinque mesi di Erasmus in una delle più belle città del Belgio. Un’esperienza che ti segna dentro (anche fuori!) e ti rende irrequieto all’idea di quanto ci sia da esplorare nel mondo». maggio 2019 di Roberto Italia * Sono passati un paio di giorni dal mio ritorno in Italia. Se è stato difficile partire e adattarsi a un nuovo Paese, lo è ancora di più tornare alla vita di tutti i giorni e fermarsi almeno per un po’ di tempo. Sono partito da Milano con parecchi dubbi e due valigie, sono rientrato con tre e un’infinità di ricordi e di immagini, dopo aver quasi perso l’aereo. Apro i regali e leggo i messaggi ricevuti prima di partire: del cioccolato polacco, una stampa giapponese, una lettera in spagnolo, una targa del Capodanno cinese. Cinque mesi di Erasmus ti cambiano, ti segnano dentro (anche fuori!) e ti rendono irrequieto all’idea di quanto ci sia da esplorare nel mondo.

 

Hawai’i, un campus in paradiso

UCSC INTERNATIONAL Hawai’i, un campus in paradiso Per Camilla , di Scienze politiche e sociali , quattro mesi nell’arcipelago più bello del mondo, senza mai smettere di imparare, non solo in università a Honolulu, ma anche dalle persone e dalla natura. E forse è proprio questa distanza che rende le Hawai’i un posto così unico, così pieno di vita, così accogliente. Honolulu è una città piuttosto frenetica e che ha molto poco a che vedere con il resto delle Hawai’i. Esiste un contrasto palese tra gli altissimi grattacieli della business area in downtown Honolulu, i resort iperstellati nella zona di Waikiki e l’esercito di senzatetto che occupa strade e parchi. Forse, questo è l’aspetto che mi ha deluso maggiormente, ma le lezioni e i professori che ho incontrato hanno più che compensato la mancanza di un campus. Conoscendo già il metodo di studio americano, credevo di essere piuttosto preparata alla quantità di essay da scrivere, ma dopo la seconda settimana ho capito che avrei dovuto impegnarmi molto di più, data la assurda quantità di letture e compiti che ci venivano assegnati giornalmente. Ovunque si è portati a fare del bene per l’ambiente, dal raccogliere ogni piccolo pezzo di plastica che si confonde tra le conchiglie al nuotare con le tartarughe e i delfini senza tentare di intercettare il loro cammino.

 

Studiare medicina a Münster

UCSCINTERNATIONAL Studiare medicina a Münster Michela ha trascorso un anno di Erasmus alla Westfaelische Wilhelms-Universitaet in Germania, con molto tempo speso in corsia, in un sistema universitario che valorizza molto di più del nostro la pratica in ospedale. giugno 2019 di Michela Orlandi * Dieci mesi da trascorrere a Münster, in Germania. Ma Münster è in realtà una delle città universitarie più famose della Germania, 37.000 studenti e una media di tre biciclette per abitante. E poi le amicizie: in un anno ho conosciuto decine di persone diverse da tutta Europa, e non solo, ho stretto rapporti bellissimi con spagnoli, polacchi, americani, tedeschi, che spero si mantengano negli anni nonostante le distanze. La Germania è un paese che ti accoglie e ti apre a tutte le sue possibilità, dopo un anno posso dire di aver trovato un posto che per una parte di me sarà sempre casa. Lasciare posti e persone ormai così familiari è difficile, ma non sono triste perché so di aver vissuto a pieno questo periodo della mia vita che, nonostante si sia concluso, mi ha arricchito di curiosità, determinazione e uno sguardo spalancato verso il mondo. anni, studentessa del quinto anno del corso di laurea in Medicina e chirurgia, Roma #postcard #studenti #erasmus #medicina Facebook Twitter Send by mail Print.

 

Dopo l’Erasmus, lavoro a stelle e strisce

Ma ciò che ha reso così importante tutte queste esperienze sono le persone che ho incontrato nel mio percorso: mi hanno aiutato a inserirmi in contesti nuovi o a mettermi in gioco in qualcosa di diverso. Devo dire grazie ad ognuno di loro, ma anche alla mia università, che ha reso possibile questo itinerario che dalla Spagna mi ha portato nel cuore degli Stati Uniti. Questa esperienza mi ha sicuramente permesso di responsabilizzarmi, imparando a dividere equamente il mio tempo tra faccende di casa, lezioni, preparazione degli esami e uscite con compagni di corso della facoltà di economia o altri studenti Erasmus. Così, dopo una pausa di solo una settimana, sono volato direttamente negli States, in Maryland, per iniziare questa ulteriore, indimenticabile esperienza al più grande Water park di Ocean City. Così, dopo una settimana, sono andato nell'ufficio del mio capo chiedendole se potevo essere d'aiuto nello svolgimento di ulteriori mansioni, pur sapendo che il mio stipendio non avrebbe subito alcun aumento. Alla fine di ogni corso il superamento di un test scritto permetteva di essere promosso a un ruolo di maggiore responsabilità (con qualche dollaro in più). Così, quando inaspettatamente si è liberata una posizione manageriale, la mia direttrice mi ha proposto di ricoprirla: il giorno seguente ero al mio primo dei cinque giorni di training previsti dalle normative, in veste però di "manager supervisor".

 

Erasmus e ricerca alla prova del voto

Eppure se c’è un collante che lega i Paesi dell’Unione europea è il network della comunità scientifica e la rete degli scambi studenteschi che, a partire dal lontano 1987, ha visto crescere la cosiddetta “ generazione Erasmus ”. Da allora, 9 milioni di studenti, di cui 843.000 italiani , hanno studiato in università di altri Stati, accolti in 5.000 istituti di 33 Paesi diversi. Se si è parlato poco di università è anche perché in certe aree politiche si sta diffondendo una ridotta fiducia su come ricerca, scienza, cultura possano contribuire allo sviluppo» afferma il professor Pier Sandro Cocconcelli , delegato del rettore per il coordinamento dei progetti di internazionalizzazione. Questo interesse però è ben presente nelle nuove generazioni che sono sempre più aperte a investire nel loro futuro, impegnandosi in periodi di studio e di ricerca all’estero, che considerano un passo fondamentale per costruirsi un curriculum di alto livello». Un network di ricerca sovranazionale di alto livello… «Tutto questo assume ancora più importanza perché si sono ridotti i finanziamenti nazionali, mentre sono aumentati quelli europei che hanno indotto i ricercatori delle scienze umano-sociali, delle scienze esatte, della biologia, a spostarsi su una ricerca multinazionale all’interno dell’Unione Europea. Per accedere ai fondi di ricerca bisogna passare da un sistema di ricerca nazionale a quello della ricerca europea, che sarà sempre più aperto a nuove collaborazioni con altri grandi partner come Cina, Stati Uniti o Paesi emergenti. È stato già così con il progetto Horizon 2020, il framework della ricerca che sta finendo adesso, e ancor di più sarà così con Horizon Europe , il prossimo framework della ricerca che partirà dal 2021, a cui sarà destinato un investimento di 120 miliardi di euro».

 

Budapest, l'Erasmus in forma “aumentata”

Un progetto che, benché proseguito online dall’appartamento di Pest e completato dall’Italia, ha avuto un valore formativo immenso 17 settembre 2020 di Giordana Cristiani * Budapest, “la perla del Danubio”, è stata una vera rivelazione. Una borsa di studio Erasmus+ mi ha permesso di trascorrere un semestre alla Essca School of Management nel campus della capitale ungherese, la più grande dell’Europa Centrale. Si tratta di una vera e propria città degli studenti: infatti, a parte una discreta quantità della popolazione ungherese, Budapest ospita un’enorme comunità di studenti e lavoratori internazionali, attratti da questa capitale per la sua cultura dinamica, la posizione strategica e i prezzi economici. Per prima cosa, ho migliorato tantissimo il mio livello di inglese: a Budapest ci sono più di 30 università e una comunità di circa 100.000 studenti, che ti permette di parlare inglese in tutti i momenti della vita quotidiana. Inoltre, grazie alla natura cosmopolita della città, ho vissuto con tre coinquilini provenienti da vari angoli del mondo: una ragazza di Parigi, un ragazzo di Tokyo e una ragazza di Santiago del Chile. Per quanto concerne gli esami e l’attività didattica, sono stati momenti molto formativi, in quanto le lezioni erano effettuate in classi molto piccole (30 studenti al massimo), dove gli insegnanti instaurano una lezione molto interattiva che prevede quotidianamente dibattiti e lavori di gruppo per ogni corso. È giusto e mi sento in grado a 24 anni di avere la maturità per ricavare il buono da quello che è successo, mi ha permesso di mettermi alla prova in una situazione completamente nuova e che non potevo prevedere.

 

Un Erasmus dal cuore grande

UCSC INTERNATIONAL Un Erasmus dal cuore grande Per Alice, studentessa di Economia, il semestre di studio alla Universidade Catolica Portuguesa di Porto non è finito con il rientro in Italia, perché un’esperienza di questo tipo «non è una parentesi isolata ma un modo di essere che non finirà mai». Mi alzo di scatto sul letto, subito attenta e mi guardo intorno: un cassettone stile ottocento, un armadio Ikea, un comodino in coppia con il cassettone (ma che per essere più cool è stato ridipinto di azzurro), una sedia, i miei libri. Poi alcune foto, sparse un po’ a caso o appoggiate sulla scrivania, e soprattutto la cartina del Portogallo, appesa proprio di fonte al letto, dove ho segnato tutte le città che ho visitato in questi mesi. Poi c’è la cartelletta: contiene tutti i documenti ufficiali dell’Erasmus, le fotocopie del documento d’identità, le autorizzazioni per la ricerca tesi ma raccoglie anche tutte le “prove” dei miei viaggi: biglietti aerei, tickets dei musei, abbonamento dei mezzi, flyer informativi, biglietti da visita dei vari locali visitati, depliant turistici. Perché quando vivi un Erasmus il tuo cuore sembra farsi più grande: tutto l’affetto che provavi per la tua famiglia, la tua città, la tua nazione, ora è diventato doppio, verso un’altra casa, un’altra famiglia, un’altra nazione. Scopri di avere un mare di emozioni nuove e fortissime verso i posti in cui hai vissuto e le persone con cui hai condiviso sei mesi della tua vita. La mia ultima giornata a Porto è dedicata ai saluti: i più intimi, ai luoghi che ho amato; i più dolorosi, alle persone con cui ho condiviso la mia vita.

 

Le mille sorprese di Varsavia

Ma è lì che ho capito che l’Erasmus è proprio questo: sentirsi a casa in un Paese che non è il tuo, acquisire fratelli e sorelle che non parlano nemmeno la tua stessa lingua. Ora che sono tornata posso dire che è stata l’esperienza più bella della mia vita, e che sceglierei questa città altre mille volte ancora. L’inizio è stato difficile: ci si ritrova da soli in un Paese che non parla la tua lingua, e che a volte fatica a comunicare anche in inglese. E poi capisci che l’Erasmus è proprio questo: sentirsi a casa in un Paese che non è il tuo, acquisire fratelli e sorelle che non parlano nemmeno la tua stessa lingua. Spesso e volentieri alcuni ragazzi ti fermano per strada o nei bar; all’inizio era un’abitudine che non capivo, poi ti rendi conto che l’unico obiettivo che li guida è quello di parlare con qualcuno di nazionalità diversa e condividere le proprie esperienze di vita, senza secondi fini. Innamorarsi della città invece è molto facile, Varsavia è una città che funziona: i tram, i pullman e le metro ti portano in ogni luogo della città in poco tempo ed è difficile che abbiano un ritardo superiore ai 5 minuti. Inoltre appena inizia la primavera la città cambia faccia: in riva al fiume aprono molti bar, si può andare sulla spiaggia a organizzare barbecue, partite di beach volley, oppure si può facilmente noleggiare una bicicletta a poco prezzo e girare per gli innumerevoli parchi che questa città offre.

 

In Polonia per fare touchdown

UCSC International In Polonia per fare touchdown Nei 10 mesi a Lublino di Alessandro, studente di Scienze politiche e sociali , oltre agli otto esami sostenuti, c’è stato l’esordio nel team di football americano e lo scudetto sfiorato di un soffio. settembre 2018 di Alessandro D’Alice * Lo sport è stato il cuore della mia esperienza di studente Exchange in Polonia. I corsi mi hanno permesso non solo di apprendere nuovi contenuti, ma anche di confrontarmi con differenti punti di vista, avendo come compagni studenti non solo europei ma anche asiatici. Quel tragitto lo porterò sempre con me, per tutto ciò che ho provato ogni singolo giorno, ogni singolo allenamento: mi sentivo vivo più che mai. Con i Tytani Lublin ho giocato tutta la stagione, che si è chiusa il 28 luglio con la sconfitta in semifinale. Il primo risale nel mese di aprile, quando durante la partita, da semplice studente italiano arrivato a studiare a Lublin, divenni uno dei giocatori più conosciuti della squadra, con tutti i tifosi che iniziarono a urlare il mio nome . Il terzo momento rappresenta qualcosa che ha reso orgoglioso me e la mia famiglia, che dall’Italia non mancava mai di venire in Polonia per sostenermi a ogni mia partita. I selezionati avranno l'opportunità di frequentare i corsi all'estero, usufruire delle strutture e dei servizi dell'Ateneo ospitante, sostenere gli esami concordati con i docenti dell'Ateneo e ottenerne il riconoscimento al rientro, oppure di condurre ricerche in loco per la propria tesi di laurea.

 

Erasmus, an inside out experience

Roma Erasmus, an inside out experience L’esperienza a Budapest è stata per Lucia , studentessa di Medicina, «la crisi più bella di sempre»: l’ha costretta a provare sempre ad assumere il punto di vista dell’altro senza dare nulla per scontato. novembre 2017 di Lucia Scarlato * Prima ancora di iniziare il mio Erasmus, ancora ignara di quanto avrei amato quelle strade, un passante mi disse: “I’m amazed at every corner of this city!”. Una città viva che chiama a vivere, una città vera, controversa, pensante, che poi però inaspettatamente diventa, in alcune ore e in alcuni luoghi, un posto irreale. Il tirocinio non è stato importante solo per le numerose conoscenze acquisite ma soprattutto perché mi ha portato a essere più autonoma, più consapevole, esigente e intraprendente, non più studente ma futuro medico. E in questo mare di infinite possibilità che ogni essere umano e ogni cultura costituiscono, mi è stato insegnato a capire, a sforzarmi di capire, ad accogliere e lasciarmi meravigliare. Ogni persona con cui ho vissuto il mio tempo (che fossero pochi giorni, una manciata d’ore o tre mesi) mi ha regalato una parte di sé e mi ha accompagnata a scoprire parti di me sconosciute, senza paura, finalmente libera, spontanea, vera. Sono stata immensamente felice e terrorizzata, ho provato ogni emozione si possa provare, e ora sono a casa, con la mente e il cuore colmi di ricordi, progetti, colmi di tutta la vita e tutte le vite incontrate.

 

Annalisa, un Erasmus in corsia

ucsc international Annalisa, un Erasmus in corsia La studentessa di Medicina ha trascorso gran parte del suo progetto a Cardiff nell’ospedale universitario del Galles, imparando sul campo i segreti dell’arte medica, fatta di conoscenze specialistiche ma anche di attenzione al paziente. Archiviate le normali apprensioni iniziali, fin da subito mi sono sentita accolta sia dai colleghi inglesi, sia dagli altri ragazzi Erasmus che ho incontrato i primi giorni e con cui è nato un bellissimo rapporto. Inizialmente questo atteggiamento mi ha spaventata perché non ero abituata ad avere un ruolo così attivo all’interno di un reparto, mi sembrava quasi “surreale” che chiedessero a me di andare a visitare i pazienti, scrivere in cartella e riferire loro quanto appreso nel colloquio. Ho trascorso il primo mese nell’ospedale pediatrico e, grazie alla dedizione dei medici e di tutto il personale sanitario che mi hanno seguita giorno dopo giorno, ho iniziato ad acquisire sempre più sicurezza e autonomia nell’ambito diagnostico-terapeutico, ma soprattutto ho avuto modo di sviluppare le cosiddette “communication skills”. Ciò che mi ha sorpreso fin da subito, infatti, è stata l’attenzione degli operatori sanitari per il malato nella sua interezza, attenzione che cercano costantemente di insegnare agli studenti dedicando anche lezioni apposite in cui vengono inscenati casi clinici e lo studente deve interagire con degli attori. Ho imparato, dunque, che è davvero importante comunicare col paziente, ascoltarlo e condividere con lui anche parte di sé in modo tale che egli si senta protagonista del percorso di cura. Durante il tirocinio a ginecologia, svoltosi il mese seguente, sono rimasta piacevolmente colpita dall’organizzazione capillare dei servizi forniti alla donna, in particolare dall’ambulatorio dedicato alla visita delle gravide con problemi mentali e dalle cliniche che accolgono e ascoltano donne vittime di abusi e violenze.

 

Erasmus, l’importanza di sentirsi europei

UCSC INTERNATIONAL Erasmus, l’importanza di sentirsi europei Per Elisa, della facoltà di Economia, l’esperienza in Svezia è stato un inno all’Europa e alla bellezza di farne parte. ottobre 2018 di Elisa Ursini * Sarà paradossale ma non sono mai stata in grado di pronunciare bene il nome della città che mi avrebbe ospitato per cinque mesi e che poi sarebbe diventata una seconda casa. All’inizio non è stato semplice: non conosci la lingua, vivi in una stanza vuota che, presto, diventerà casa per i prossimi cinque mesi e in una città, seppur piccola, tutta da scoprire. Era una situazione nuova da affrontare e allo stesso tempo piacevole per una ragazza nata e cresciuta nel chiacchiericcio delle persone e nel rumore e nel caos di Roma. Si inizia a legare di più con le persone che sono nella tua stessa situazione e, quindi, una ragazza tedesca, una francese e tanti altri possono diventare una seconda famiglia. Erasmus per me significa proprio questo: sentirsi accettati, come in una famiglia, da altre persone che condividono la stessa esperienza, la stessa vita, anche se per un periodo di tempo limitato. Il vantaggio di essere stata in una città molto più piccola, e diversamente organizzata, da Roma, è sicuramente stato lo spostamento per raggiungere i posti nella città.

 

L’Erasmus è ogni giorno

UCSC INTERNATIONAL L’Erasmus è ogni giorno Tornata dal Portogallo, Francesca, studentessa del Cimo, ha capito che l’esperienza straordinaria che ha vissuto non finiva in quel momento: è diventata una lezione da spendere un po’ alla volta nella quotidianità. Come una vera testarda che si rispetti quindi, quando mi sono trasferita in Cattolica a Milano ho deciso che l’occasione non mi sarebbe sfuggita una seconda volta. Che il senso di una giornataccia lo si può trovare in un tramonto meraviglioso e che per ogni opportunità a cui si dice “no” possono emergerne tante altre sempre altrettanto entusiasmanti (anche se le volte in cui ho detto “no” sono state veramente poche). Tutto sommato quello che ho imparato è che l’Erasmus può essere qualunque cosa di cui tu abbia bisogno in quel momento, anche se pensi di non aver bisogno di nulla. Mi sento abbastanza adulta, da non aver avuto bisogno di feste universitarie a base alcolica per conoscere poche persone eccezionali che mi hanno accompagnato in viaggi che rimarranno per sempre nel mio cuore. Non ho sentito il bisogno di strafare, di eccedere, di vivere come se fossero gli unici sei mesi nella mia vita in cui io fossi veramente libera di fare qualunque cosa desiderassi, perché ho capito che voglio che l’Erasmus sia ogni giorno. Un “unico” nel bene e nel male, un “unico” che racchiude quanto detto sopra, un “unico” che viene sminuito spesso, non approfondito nelle risposte delle persone che hanno vissuto questa realtà.

 

Diventare grande a Parigi

Ecco come iscriversi a un Exchange Semester Abroad entro il 22 maggio 04 maggio 2017 di Sara Minoia * Mi sono iscritta al programma per gioco, poi ci ho creduto con tutta me stessa. Significa conoscere le persone, e farsi conoscere, per quello che realmente sono, senza filtri, senza preconcetti, senza distinzioni di razza, religione, lingua, modo di vestire, modo di pensare. Le amicizie che nascono durante questa esperienza sono vere e sincere: io ho trovato una famiglia e porterò ognuna delle persone che ho conosciuto sempre nel cuore. Lontano da casa impari a dare valore alle cose giuste, impari cos’è la vera mancanza di qualcuno, impari cosa significa avere il sostegno di chi ti vuole bene. L’ Erasmus significa sentirsi a casa in un Paese che non è il tuo e scoprire che i francesi camminano davvero con la baguette ancora calda sotto al braccio. L’ Erasmus ti cambia la vita perché cambia te. Cambia il modo di vedere il mondo, di guardare chi ti cammina di fianco, di pensare al diverso, di amare ciò che ti circonda. L’ Erasmus ti catapulta completamente fuori dalla tua comfort zone, e per questo è la cosa più bella che ti possa capitare a vent’anni.

 

Ragazzi generazione Erasmus

UCSC INTERNATIONAL Ragazzi generazione Erasmus Sofia , iscritta al corso di laurea in Economia e gestione dei servizi, grazie ai sei mesi a Mons, in Belgio, ha incontrato gli studenti che i confini li vedono solo scritti sulle carte geografiche perché cittadini di un’unica patria: l’Europa e il mondo. novembre 2018 di Sofia Frigiola * Sono sul volo diretto che tra sole 2 ore e mezza mi porterà a casa e segnerà la fine della mia esperienza Erasmus in Belgio. Mentre apro la lettera che le mie compagnie di avventura mi hanno lasciato prima di partire, rivivo tutti i momenti che ho vissuto in questi sei mesi. Sono stata capace di affrontare le paure che avevo e di rendere questa esperienza un capitolo importante e meraviglioso della mia vita, non senza affrontare le difficoltà che mi si sono poste dinanzi in alcuni momenti. Ho vissuto in una realtà completamente diversa, ho imparato che gli Erasmus sono dei ragazzi che pur essendo lontani da casa e dalle loro abitudini riescono a formare una grande famiglia in un posto completamente nuovo. Grazie anche al fatto di esser stata capitale della cultura nell’anno 2015 accoglie i turisti che vengono a visitarla con diversi musei e la sua Grande Place dove mangiare delle ottime frites e bere una birra belga, pietanze che ormai ho imparato a sostituire alla nostra solita pizza. Ho capito che dopo questa esperienza faccio ormai definitivamente parte della generazione Erasmus, quei ragazzi che vedono i confini solo scritti sulle carte geografiche perché poi, alla fine, tra uno studente italiano spagnolo e tedesco cambia solo l’orario di cena.

 

Torna la voglia d’Europa

BRESCIA Torna la voglia d’Europa Una ricerca condotta tra i giovani di sette Paesi europei contrasta il vento che soffia contro l’Ue. È quanto emerge da una ricerca realizzata dal progetto europeo “Europe 2038” che ha raccolto le opinioni sul futuro dell’Europa di giovani tra i 16 e i 25 anni di sette Stati europei. Come azione principale del progetto è stata realizzata nel 2016 un’indagine, a cui in Italia hanno partecipato oltre 800 giovani, con lo scopo di raccoglierne le aspettative sull’Europa, ma anche le sfide e le possibilità che immaginano per il suo futuro. Il contrasto della disoccupazione è indicato tra le priorità dal 25% dei partecipanti allo studio, mentre i temi dell’immigrazione e dell’ambiente sono segnalati solo dal 14% e dal 17% dei giovani. Minoranze più esigue, invece, hanno segnalato altre problematiche pure di stringente attualità, quali la crisi finanziaria (6.8%) e, con percentuali inferiori al 5%, i temi delle tecnologia, della comunicazione e dei media, dell’informatizzazione, della sicurezza dei dati e della mobilità. Altri temi emergenti, seppure con percentuali di scelta minore, sono quelli dei conflitti religiosi e etnici, dei migranti e del collasso dell’UE, della corruzione e dell’avanzata dei partiti di estrema destra. erasmus #studenti #ateneo #europa Facebook Twitter Send by mail Print PER UN NUOVO INIZIO «Nonostante le loro paure, inoltre, i giovani italiani appaiono credere nell’Europa, esprimendo maggiore fiducia nelle istituzioni europee che in quelle nazionali e con quasi l’89% che valuta che l’Italia debba restare nell’Unione Europea.

 

Exchange, bagno di cultura in Giordania

UCSC international Exchange, bagno di cultura in Giordania Grazie al programma di scambio studentesco, Gioia , di Scienze linguistiche, ha trascorso un periodo di studio alla University of Jordan . Nota molto positiva è stata anche la possibilità di discutere in maniera aperta e rispettosa con la nostra professoressa di lingua di questioni controverse quali la condizione femminile o l’estremismo religioso. Nulla di più sbagliato! Gli arabi amano fare festa, amano ballare e cantare, non è passato un solo fine settimana in cui non abbia avuto la possibilità di imparare dei passi di dabke, mentre mangiavamo shawarma e knafi. Per ciò che riguarda Amman è una città di una bellezza particolare, dove antico e moderno, sacro e profano si mescolano in un connubio di colori su una tela di bianco crema, colore caratteristico di tutte le abitazioni della città. A livello di patrimonio artistico sarebbe impossibile non parlare della prepotente bellezza del sito archeologico di Petra, un luogo dove più ci si addentra nella camminata più c’è l’impressione di tornare indietro nel tempo. La tribù beduina ci ha accolto come se fossimo di famiglia, raccontandoci storie sul deserto e sulle migliaia di stelle che è possibile vedere la notte, mentre si sentono i coioti ululare in lontananza. La Giordania non è solo un luogo spettacolare da visitare di una bellezza disarmante, ma è la casa di un popolo accogliente e generoso, di persone che alla mia partenza hanno detto: “puoi tornare quando vuoi, qui avrai sempre una famiglia”.

 

Erasmus, una scuola di diversità

UCSC INTERNATIONAL Erasmus, una scuola di diversità A Valencia, la studentessa di Psicologia Asya ha scoperto che questa esperienza ha il potere di unire le persone più diverse e di annullare ogni timore. Ammetto che per molti versi ho ritrovato negli spagnoli caratteristiche simili a quegli degli italiani: Valori come, l’importanza della famiglia, degli amici, l’attenzione alla cura della comunità, la cultura del cibo, la gentilezza e l’ospitalità, tipici anche di noi italiani, sono amplificati in una cittadina come Valencia. L’Erasmus è magico da questo punto di vista; ha il potere di unire le persone più diverse e di annullare ogni timore. La diversità è bellezza, ma lo può essere solo se da parte di tutti ci sono rispetto e la volontà di riconoscersi diverso, non appiattirsi ai luoghi comuni, ed arricchire/arricchirsi con gli altri e negli altri. È anche per questo motivo che ho deciso, dal primo giorno a Valencia, di condividere quotidianamente su Instagram una foto rappresentativa della giornata, e di raccontare il mio “Día”. Ho raccontato di tutto, delle cose belle, dei posti visitati, della gente conosciuta, delle cadute prese, delle corse fatte, delle volte che ho riso, che ho pianto e che mi sono arrabbiata. I selezionati avranno l'opportunità di frequentare i corsi all'estero, usufruire delle strutture e dei servizi dell'Ateneo ospitante, sostenere gli esami concordati con i docenti dell'Ateneo e ottenerne il riconoscimento al rientro, oppure di condurre ricerche in loco per la propria tesi di laurea.

 

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