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Muro di Berlino, un punto di non ritorno

Unica eccezione: la Russia, i cui abitanti hanno forti nostalgie del passato (segno delle grandi difficoltà che incontra il governo di Putin e di cui si ha in genere scarsa consapevolezza). Alla luce di questi sondaggi, la caduta del Muro di Berlino appare chiaramente un passaggio definitivo e un punto di non ritorno nella storia contemporanea. Lo conferma anche un altro elemento che emerge implicitamente dalle opinioni di polacchi, ungheresi, slovacchi e tanti altri: l’importanza dell’allargamento dell’unità europea ai loro paesi. La caduta del Muro infatti ha aperto la strada a questo allargamento, decisivo per lo sviluppo economico che rende questi paesi così soddisfatti della loro situazione attuale. Si tratta soprattutto di quello che invece apparve evidente nel 1989: il trionfo dell’Occidente, che fece parlare a qualcuno di fine della storia. Trent’anni dopo appare chiaro che quel trionfo non ci fu. Il Muro non è caduto per lo scontro con l’Occidente, che pure c’è stato, ma per una globalizzazione che ha profondamente sconvolto l’economia e la politica mondiali. muro di berlino #agostino giovagnoli #storia #guerra fredda Facebook Twitter Send by mail Print La caduta del Muro vista dalla ";Generazione Z"; La caduta del muro per loro è un ricordo arrivato soprattutto dai racconti dei nonni e dei genitori ma non per questo meno sentito.

 

Dalla crisi dei partiti al successo del populismo: la rivolta della società

STATO DI EMERGENZA Dalla crisi dei partiti al successo del populismo: la rivolta della società Aggiornando e riprendendo la teoria del doppio movimento di Polanyi Francesco Tuccari ha analizzato le trasformazioni del nostro Paese. Il webinar con i professori Unicatt Agostino Giovagnoli e Damiano Palano by COSTANZA SAPORITO | 30 novembre 2020 Il bisogno di protezione avvertito dalla società, soprattutto dopo la grande recessione del 2008, è tornato alla ribalta. Questo, unito alla perdita di radicamento nel tessuto sociale dei partiti tradizionali, ha portato a una “rivolta della società” concretizzatasi nel clamoroso successo ottenuto dai movimenti populisti alle elezioni politiche del 2013 e del 2018. Il libro di Tuccari è stato la base da cui è partito il dibattito dell'appuntamento del 26 novembre del ciclo di incontri “Stato di emergenza” in cui l'autore ha dialogato con i professori della Cattolica Agostino Giovagnoli , docente di Storia contemporanea, e Damiano Palano , direttore del Dipartimento di Scienze politiche. La grande trasformazione “2.0” - ha spiegato Tuccari - si discosta dalla grande trasformazione di cui Polanyi parla guardando alla crisi delle istituzioni liberali avvenuta negli anni ’30 del ‘900 in “risposta” all’avvento, nel secolo precedente, della società di mercato. Se l'epoca di cui tratta Polanyi è caratterizzata da una forte capacità di esercizio di difesa nei confronti della società ad opera dello Stato, tale capacità, data la sempre più preponderante centralità di attori sovra e transnazionali, è oggi andata in larga misura perduta. Per Giovagnoli è opportuno partire dalla crisi dei partiti politici che, prodottasi nei primi anni ’90 in coincidenza con il passaggio dalla Prima alla Seconda Repubblica, ha in realtà iniziato a delinearsi ben prima, esplicandosi nell’incapacità dei leaders politici di farsi carico di molti problemi del tempo.

 

L’Occidente in crisi e il ruolo della Chiesa

l'analisi L’Occidente in crisi e il ruolo della Chiesa Stiamo assistendo a una smobilitazione progressiva evidenziata da tre questioni simbolo: Curdi, Brexit, Hong Kong. Con la decisione di far cessare una presenza militare americana in Siria settentrionale – strategica anzitutto sotto il profilo simbolico – Trump ha abbandonato alleati verso cui gli occidentali hanno molti debiti: l’impegno dei curdi contro il Daesh è stato infatti decisivo. Le sorti di questi dipendono oggi interamente da altri attori: oltre alla Turchia, la Russia di Putin e il governo di Assad. Per la prima volta, intanto, la Camera dei Comuni ha approvato una mozione a favore della Brexit, pur imponendone un ulteriore rinvio: un altro passo verso l’uscita di Londra dall’Unione Europea. L’anima anglosassone-marittima dell’Europa e quella continentale-terrestre sembrano destinate a separarsi radicalmente: è una frattura grave all’interno del grande edificio che chiamiamo Occidente. Infine a Hong Kong è sempre più in difficoltà il modello "un Paese, due Sistemi" che aveva l’ambizione di conciliare cultura cinese e metodi occidentali. continua a leggere su “Avvenire”] #occidente #curdi #brexit #giovagnoli Facebook Twitter Send by mail Print.

 
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