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Agricoltura, lezioni d’alta quota

E poi, prima di arrivare alla destinazione finale, Atalaya, qualche giorno a Lima, una città che è dieci volte Milano con il traffico di Napoli piena di profumi colori e sapori, con le sue maestose chiese piene d’oro. Il viaggio dura circa 7 ore su terra battuta con attraversamenti su barche, diverse volte abbiamo guadato torrenti e percorso tornanti pericolosi, i piloti sono molto esperti e il viaggio diventa una gara di rally col tempo per arrivare in paese prima che cali il buio tra gli alberi altissimi. Al limite delle ultime capanne della cittadina inizia la salita verso il monte che risaliamo con machete alla mano, nella prima parcella c'è il vivaio, sotto un telo ombreggiante dove vengono coltivate centinaia di piantine di cacao e agrumi. È uno dei pochi punti da dove si può scorgere l'intera cittadina che finisce sulla riva del rio Tambo, che pochi metri più avanti si univa con il rio Urubamba per formare come una ipsilon: il rio Ucayally, principale affluente del rio Amazonas. Purtroppo l'integrità di queste comunità non viene preservata dallo stato peruviano: non indossano i loro abiti caratteristici e vivono da contadini poveri, perché aziende e multinazionali hanno fatto delle loro terre, dei loro fiumi e dei loro prodotti ciò che volevano grazie alle sovvenzioni statali. Durante la settimana successiva con Ugo abbiamo realizzato potature e innesti di cacao perfezionando tecniche di gestione dei frutteti, la parte di formazione è fondamentale per garantire una buona produzione e qualità dei frutti. A riprova dell’importanza trasversale, se non universale, di questa esperienza che fa crescere come persone ma fa bene anche al Cv. Leggi i racconti di alcuni degli studenti che sono partiti.

 

Al Benedict con i medici di frontiera

CHARITY WORK PROGRAM Al Benedict con i medici di frontiera Nelle corsie dell’ospedale di Kampala costruito da Padre John abbiamo visto la sofferenza di un’Africa che lotta contro malattie che da noi sono curate e lì fanno ancora molte vittime. novembre 2015 di Claudia Mendicino * Rievocando a distanza di qualche settimana i momenti centrali della mia esperienza in Uganda con il Charity Work Program, ci sono alcune immagini particolarmente nitide che si affacciano alla mente. I colori accesi, il paesaggio di un verde brillante e il contrasto con la terra rossa, i rumori, il fiume di persone a piedi che camminano ai lati della strada e i tantissimi bambini sorridenti che ci salutano segnano tutto il tragitto in taxi da Entebbe a Kampala. Quello che colpisce subito è il calore della gente del posto, i sorrisi di benvenuto di infermieri, ostetriche e medici che si mostrano sinceramente contenti di averci lì, i saluti dei bambini per strada. La dimensione del tempo per gli africani è molto diversa dalla nostra: è subito evidente che per loro il tempo non ha lo stesso valore assoluto che assume per noi occidentali. Vediamo le condizioni drammatiche di tanti pazienti, il divario tra quello che si può fare con ciò che i medici locali hanno a disposizione e ciò che si sarebbe potuto fatto in Italia per pazienti in quelle stesse condizioni. A riprova dell’importanza trasversale, se non universale, di questa esperienza che fa crescere come persone ma fa bene anche al Cv. Leggi i racconti di alcuni degli studenti che sono partiti.

 

A Nyabula non si fanno rubare la speranza

Charity Work Program A Nyabula non si fanno rubare la speranza Nella missione di Baba Emilio in Tanzania ho incontrati ragazzi che, nonostante le difficili condizioni in cui vivono, non si scoraggiano e affrontano la vita con gioia e con semplicità. Se un anno fa qualcuno mi avesse parlato di andare in Africa, avrei risposto che stavo bene a casa mia. Non era mai stata nei miei sogni. È lì che mi vuole portare il cuore, è lì che metterò a dura prova quella Carmela, ultimamente, piena di paure e con profondi dubbi su come trovare la vera felicità. Nyabula è popolata per lo più da studenti delle scuole superiori che vivono nei dormitori e che riescono a vedere le proprie famiglie solo durante la pausa scolastica e le feste natalizie e pasquali. Quanta semplicità nei loro sguardi e quanta bellezza! Ragazzi che, in sintonia a quanto raccomandato con forza da Papa Francesco, non si sono fatti rubare la speranza e, nonostante le condizioni di vita difficili, non cedono allo scoraggiamento. Ognuno di noi è chiamato a non sottrarsi a quella “buona battaglia” della fede – di cui scrive Susanna Bo – che dà sale alla vita, anche quando questa sembra farsi matrigna. A riprova dell’importanza trasversale, se non universale, di questa esperienza che fa crescere come persone ma fa bene anche al Cv. Leggi i racconti di alcuni degli studenti che sono partiti.

 

Avvocato per un mese tra i rifugiati di Cape Town

Charity Work Program Avvocato per un mese tra i rifugiati di Cape Town Il Work Charity Program è stato molto più di un’esperienza di volontariato: un uragano che ha cambiato il mio sguardo sulla vita. Appena il tempo di mettere da parte valigie e incertezze, diamo inizio a quella che oggi chiamerei una meravigliosa sfida, un’immersione totale nel mondo dello “Scalabrini Centre” di Cape Town, un centro pensato per aiutare i rifugiati che hanno bisogno di assistenza legale, educazione, supporto economico. Vivere un’esperienza di questo tipo ti scuote dall’interno, ti aiuta a capire quali sono le priorità, ti insegna che la vita è qualcosa di straordinario, perché molto spesso, in Africa, vivere è già un gran privilegio. Durante le consulenze dell’Advocacy Team incontri una donna dello Zimbabwe che ti racconta di essere fuggita dalla guerra civile, di aver contratto l’Hiv, di essere stata stuprata ripetutamente. Eppure ha un sorriso contagioso perché oggi ha appena saputo che il suo Appeal è stato accolto e che quindi potrà avere un permesso per restare in Sudafrica con i suoi figli, senza più essere costretta a tornare ogni mese a Pretoria per rinnovare i documenti. Poi una mamma ti fa notare che è una reazione normale, perché loro una persona bianca non l’hanno mai vista nella loro vita. Il Work Charity Program è stato per me molto più di un’esperienza di volontariato: è stato un uragano che ha scombussolato quella che io prima consideravo la piattezza della quotidianità, fatta di studio, amici, famiglia.

 

Betlemme: più dei gesti, oltre le parole

Volti di una realtà che suscita domande ma non risposte, solo la certezza che un viaggio così non può che essere un inizio. Charlie trattiene il respiro senza quasi rendersene conto nell’istante che precede l’apertura delle porte automatiche: una frazione di secondo dopo, un panorama di volti e di braccia che si agitano a richiamare attenzioni gli si spalanca davanti. L’urto di una valigia lo ridesta di colpo da questi pensieri, riportandolo a vagare con lo sguardo alla ricerca di quattro occhi ben noti, che nell’incrociare i suoi si illuminano di gioia e sollievo insieme, mentre quattro mani sciolgono la stretta d’apprensione per aprirsi in un’attesa di abbraccio. Il fatto è che forse ad un certo punto si smette di cercare una motivazione, perché in fondo non è questa a muovere l'impegno, tanto si continuerebbe a fare ciò che si fa anche se l'ultima scintilla di speranza si dovesse spegnere. Come i rifugiati del campo di Aida che, indifferenti all’avvicendarsi delle generazioni, continuano a raccontare ai propri figli la storia delle loro origini, a ricordare che “casa” è altrove e che tutto ciò a cui ambiscono è potervi, un giorno, fare ritorno. Suor Maria, responsabile del centro che ha accolto Charlie, risponde che è la realtà che si vive quotidianamente che porta ad assumere atteggiamenti più o meno positivi: lei la speranza l’ha dovuta abbandonare per far spazio al presente, rappresentato da quei bambini che ogni giorno bussano alla sua porta. Una realtà che suscita tante domande senza dare risposte, solo un’unica, grande consapevolezza: che un viaggio così, non può essere che un inizio.

 

Brescia-Chicago, “Erasmus” a distanza

ITALIA - STATI UNITI Brescia-Chicago, “Erasmus” a distanza Col progetto Global Learning Experience 14 studenti di Scienze linguistiche e 13 loro colleghi della DePaul University hanno sperimentato uno scambio interculturale “da casa” grazie all’uso didattico di Skype, Facebook e Whatsapp. Con Skype, D2L, VoiceThread, Whatsapp e Facebook, 14 studenti della facoltà di Scienze linguistiche e letterature straniere della sede di Brescia dell’Ateneo e 13 loro colleghi dell Department of Modern Languages della DePaul University di Chicago hanno sperimentato uno scambio interculturale “da casa” grazie alle nuove tecnologie della comunicazione. Un uso originale e didattico delle tecnologie della comunicazione e dei social network che viene incontro a chi non può permettersi periodi prolungati di studio all’estero o vuole integrare esperienze di scambio in Paesi più vicini al nostro. Con la metodologia della peer review via Google Docs, gli studenti americani hanno “corretto” in inglese gli amici di Brescia e quelli della Cattolica hanno rivisto in italiano il lavoro svolto dai ragazzi di Chicago» racconta la professoressa Mongiat Farina. L’obiettivo del progetto era quello di migliorare la competenza comunicativa, facendo esercizio sia nella lingua di origine che in quella target» spiega la docente della DePaul University, secondo cui l’interculturalità ha bisogno di competenze linguistiche e culturali. I nostri amici americani avevano idee molto più positive sull’Europa di quelle del nostro gruppo italiano» afferma Elena Antelmi , studentessa della triennale in Scienze linguistiche, che ha scoperto un’incredibile affinità culturale con il suo partner di studio senza averlo mai conosciuto prima. Ovviamente, parlando del tema immigrazione, il nuovo corso dell’amministrazione Trump non è rimasto sullo sfondo, come confessa Valentina Mundadori , che è rimasta particolarmente colpita dai racconti di alcune ragazze americane di origine messicana.

 

Budapest 2020, verso il Congresso Eucaristico Internazionale

I Congressi Eucaristici rappresentano tappe che scandiscono il cammino della Chiesa cattolica proponendo un percorso di conversione e rinnovamento spirituale rivolto alle comunità cristiane. Il titolo dell’edizione 2020 è « In Te sono tutte le mie sorgenti » (tratto dal Salmo 87,7) e si svolgerà dal 13 al 20 settembre 2020 a Budapest , con un fitto programma che comprende lezioni, testimonianze, concerti ed eventi culturali. Durante la presentazione sono state ricordate le circostanze storiche e sociali dello svolgimento del 34° Congresso Eucaristico Internazionale che si svolse sempre a Budapest in un contesto sociale alla vigilia della Seconda Guerra Mondiale. Durante l’incontro, in relazione all’attenzione da porre all’Eucaristia, è stato ampiamente citato il documento base preparato per il Congresso, che presenta una rinnovata teologia dell’Eucaristia, tesa a rendere più feconda l’azione pastorale nella preparazione remota e prossima al Congresso Eucaristico Internazionale di Budapest. Pertanto gli intendimenti del Congresso Eucaristico Internazionale sono quelli di «offrire occasioni per continuare il cammino di guarigione della memoria, per perdonare le offese del passato e per ritrovare in Cristo la piena riconciliazione capace di vincere le difficoltà e le tentazioni del tempo presente. Inoltre, è stato rilevato, una caratteristica speciale del Congresso eucaristico di Budapest sarà l’apertura ecumenica attraverso varie manifestazioni culturali. Inoltre non potrà che rinvigorire anche il peculiare e storico legame che unisce il nostro Ateno con l’università cattolica di Budapest» ha concluso monsignor Giuliodori.

 

Cattolica's International Representatives

Piacenza Cattolica's International Representatives 14 agenti internazionali specializzati in recruitment di studenti stranieri provenienti da tutto il mondo hanno visitato il Campus universitario piacentino per promuovere le sue eccellenze all'estero. luglio 2018 Hanno visitato per la prima volta il campus di Piacenza i 14 agenti internazionali specializzati in recruitment di studenti stranieri provenienti da tutto il mondo. Hanno poi incontrato il prof. Emanuele Vendramini, coordinatore del corso di laurea magistrale “Global Business Management” e il prof. Daniele Fornari con il prof. Stefano Poni, coordinatore del corso di laurea triennale “Sustainable agriculture for food quality and environment SAFE “, erogati entrambi in lingua inglese. Un'esperienza ricca di emozioni alla scoperta di quanto potranno vivere gli studenti stranieri interessati a studiare alla Cattolica di Piacenza, un piccolo assaggio dell'atmosfera che caratterizza l’ateneo cattolico e la città che lo ospita. agenti #internazionale Facebook Twitter Send by mail Print.

 

Cesi e Gemelli insieme contro l’Aids

Cooperazione internazionale Cesi e Gemelli insieme contro l’Aids Un progetto è in corso al Comboni Samaritans Health Center di Gulu per coinvolgere 500 donne da sensibilizzarle sul tema dell’infezione da Hiv e da altre a trasmissione sessuale. Il progetto, che si svolge al Comboni Samaritans Health Center di Gulu in Uganda , prevede il coinvolgimento di 500 donne di età compresa tra 18 e 49 anni residenti nella città di Gulu e nelle aree limitrofe che vengono individuate attivamente sensibilizzando su questi temi l’intera comunità. All’Health Center di Gulu è loro offerto uno screening semestrale per Hiv, Hbv (Epatite B), sifilide, valutazione clinica di eventuali lesioni vulvovaginali e un questionario autoriportato su aspetti sociodemografici, su conoscenze e comportamenti a rischio sessuale. In Uganda vi sono 75 posti letto di degenza ordinaria per 1.000.000 di abitanti e un posto letto in terapia intensiva sempre per 1.000.000 abitanti. In conseguenza di ciò il ministero della Salute e il Governo ugandese stanno attuando strategie di contenimento e di prevenzione dell’epidemia di Covid-19 molto stringenti in termini di quarantena, isolamento e distanziamento sociale, perché, come tutti i Paesi dell’Africa Sub-Sahariana, l’Uganda non può davvero permettersi la diffusione dell’epidemia. L’attività di supporto alla prevenzione di Hiv attraverso l’educazione e le modifiche comportamentali è svolta continuamente sia dall’Italia, attraverso incontri periodici con il personale locale, sia grazie all’attività residenziale di medici specializzandi della nostra sezione di Malattie infettive. Siamo altresì entrambe grate al dottor Francesco Aloi, biotecnologo dell’Area Endocrino–metabolica del Dipartimento di Medicina e chirurgia transazionale del nostro Ateneo, per il supporto attivo che ci sta fornendo, grazie anche all’esperienza che lui ha dell’Uganda per i molti anni lì trascorsi».

 

Dal master alla Commissione europea

La cattolica al meeting Dal master alla Commissione europea Dopo il master in Relazioni d'aiuto Stefano Vassena ha ottenuto uno stage al Dipartimento di Cooperazione e sviluppo internazionale. La sua testimonianza al Meeting di Rimini. agosto 2019 Stefano Vassena , grazie al master in Relazioni d'aiuto in contesti di sviluppo e cooperazione nazionale e internazionale dell’Università Cattolica, ha ottenuto uno stage di cinque mesi alla Commissione europea. Al Meeting di Rimini ha partecipato allo stand del Dipartimento di Cooperazione e sviluppo internazionale dell’Unione europea. meeting #cooperazione internazionale #unione europea Facebook Twitter Send by mail Print.

 

Economia, premio a Marseguerra

genova Economia, premio a Marseguerra Il professore di Economia politica alla facoltà di Scienze Politiche e sociali, delegato del rettore al coordinamento dell’Offerta formativa, ha vinto il riconoscimento promosso dalla Camera di Commercio e Istituto di Economia Internazionale di Genova. novembre 2017 «La giuria ha deciso di premiare l’impegno scientifico di Giovanni Marseguerra, il cui lavoro si è concentrato sullo studio dei fattori di crescita ed espansione delle imprese, in particolare di quelle a gestione familiare, che sappiamo essere determinanti per l’economia italiana e per quella locale». Con queste parole Amedeo Amato , direttore della Rivista Economia Internazionale , ha spiegato il motivo del conferimento del premio Economia internazional e al professore dell’Università Cattolica Giovanni Marseguerra . Il riconoscimento è stato consegnato il 20 ottobre in Borsa nell’ambito della decima edizione dell’evento promosso da Camera di Commercio e Istituto di Economia Internazionale di Genova. Ad aprire i lavori del convegno “ Il futuro dell’Europa – Prospettive economiche e sociali ”, promosso dall’Istituto di Economia Internazionale della Camera di Commercio di Genova, il cardinal Angelo Bagnasco nella sua nuova veste di presidente del Consiglio delle Conferenze Episcopali Europee, che ha tenuto una prolusione sulle politiche sociali dell’Europa. Giovanni Marseguerra, ordinario di Economia politica alla facoltà di Scienze politiche e sociali dell’Università cattolica e delegato del rettore al coordinamento dell’Offerta formativa, è autore di molteplici pubblicazioni e collaborazioni con economisti del calibro di Alberto Quadrio Curzio. Il premio Economia internazionale è stato assegnato in passato ad alcuni dei più grandi economisti italiani, tra cui Alberto Quadrio Curzio, Paolo Savona, Franco Reviglio, Mario Deaglio, Lucrezia Reichlin, Vito Tanzi .

 

El Girasol, un fiore di città

Charity Work Program El Girasol, un fiore di città Non sappiamo se siamo riuscite a lasciare qualcosa nel nostro Charity Work Program tra i bambini della periferia povera del Messico. novembre 2015 di Arianna Mattei e Giulia Gaddari * Nelle grigie strade della periferia di Querétaro è fiorito un fiore che ha dato speranza a più di 400 bambini. Si tratta della scuola “El Girasol” che ha consentito di inserire nel mondo dell’educazione numerosi bambini appartenenti a famiglie le cui difficoltà economiche e sociali avrebbero potuto, altrimenti, compromettere un’adeguata crescita educativa. Il popolo messicano con il suo calore e il suo affetto aveva da insegnarci molto di più: la disponibilità delle persone e la spontaneità nell’offrire il poco che ognuno di loro possiede ci ha fatto riflettere. L’entusiasmo delle suore che si occupavano della gestione della scuola e di tutti coloro che ci lavoravano ci ha contagiato da subito. Ma a darci la carica fin dal primo istante sono stati i centinaia di sorrisi e le urla di gioia dei bambini che affrontavano il loro primo giorno di scuola con una felicità che i nostri ragazzi forse non conoscono più. A riprova dell’importanza trasversale, se non universale, di questa esperienza che fa crescere come persone ma fa bene anche al Cv. Leggi i racconti di alcuni degli studenti che sono partiti.

 

Erasmus, una scuola di diversità

UCSC INTERNATIONAL Erasmus, una scuola di diversità A Valencia, la studentessa di Psicologia Asya ha scoperto che questa esperienza ha il potere di unire le persone più diverse e di annullare ogni timore. Ammetto che per molti versi ho ritrovato negli spagnoli caratteristiche simili a quegli degli italiani: Valori come, l’importanza della famiglia, degli amici, l’attenzione alla cura della comunità, la cultura del cibo, la gentilezza e l’ospitalità, tipici anche di noi italiani, sono amplificati in una cittadina come Valencia. L’Erasmus è magico da questo punto di vista; ha il potere di unire le persone più diverse e di annullare ogni timore. La diversità è bellezza, ma lo può essere solo se da parte di tutti ci sono rispetto e la volontà di riconoscersi diverso, non appiattirsi ai luoghi comuni, ed arricchire/arricchirsi con gli altri e negli altri. È anche per questo motivo che ho deciso, dal primo giorno a Valencia, di condividere quotidianamente su Instagram una foto rappresentativa della giornata, e di raccontare il mio “Día”. Ho raccontato di tutto, delle cose belle, dei posti visitati, della gente conosciuta, delle cadute prese, delle corse fatte, delle volte che ho riso, che ho pianto e che mi sono arrabbiata. I selezionati avranno l'opportunità di frequentare i corsi all'estero, usufruire delle strutture e dei servizi dell'Ateneo ospitante, sostenere gli esami concordati con i docenti dell'Ateneo e ottenerne il riconoscimento al rientro, oppure di condurre ricerche in loco per la propria tesi di laurea.

 

Etiopia, un milione di emozioni

CHARITY WORK PROGRAM Etiopia, un milione di emozioni È sempre stato il mio sogno andare in Africa e sono già pronta a prenotare il prossimo volo per tornarci. Per tre settimane sono entrata nel cuore, nella cultura e tra la gente della magica Etiopia, che il Charity Work Program mi ha fatto incontrare. novembre 2015 di Arianna Coglio * Ci sono milioni di cose che potrei dire sul mio Charity Work Program in Etiopia. Le nostre mansioni sono state quelle di fare giocare i bambini, stare con loro, insegnare qualcosa che sapevamo fare bene. É stata un’opportunità unica per stringere amicizia, ballare, festeggiare con i bimbi ed entrare in una nuova dimensione, una nuova cultura: quella della magica Etiopia. anni, di Castronno (Va), secondo anno del corso di laurea in Psicologia, facoltà di Psicologia, sede di Milano #charity 2015 #volontariato internazionale #cesi Facebook Twitter Send by mail Print #ALTRAESTATE CON IL CHARITY WORK PROGRAM 2015 Trentasette studenti partiti nell’estate 2015. A riprova dell’importanza trasversale, se non universale, di questa esperienza che fa crescere come persone ma fa bene anche al Cv. Leggi i racconti di alcuni degli studenti che sono partiti.

 

Overseas, il mio sogno americano

UCSC International Overseas, il mio sogno americano Per Federica , studentessa di Economia, i cinque mesi a New Orleans sono stati un tuffo nei ritmi e nei suoni di una città incredibile. La più nota è sicuramente la celebrazione del carnevale, durata sei settimane e culminata, al termine, nel vero e proprio “Mardi Gras”: un trionfo di colori e musica, con parate di carri elaborati dai quali venivano lanciati gadget di ogni genere. Fin dal primo giorno di lezione è stato chiaro che mi sarei dovuta adattare a un nuovo metodo di insegnamento, a un nuovo approccio ai contenuti e, soprattutto, alla persona. Gran parte del contributo alla lezione è fornita dagli studenti attraverso discussioni, confronti e lavori di gruppo, le scadenze sono pressoché giornaliere e vi è un costante stimolo alla conoscenza e all’approfondimento delle proprie competenze e dei propri talenti. La voglia di condividere il proprio tempo e le proprie emozioni, il desiderio di conoscersi e confrontarsi, la volontà di vivere al meglio questa esperienza sono state per me il vero linguaggio universale con cui sento di aver dialogato in cinque mesi (oltre che un pizzico di inglese!). Dopo essere rientrata in Italia, in tanti mi hanno chiesto qual è la cosa che mi è piaciuta di più o ciò che ritengo sia stato più significativo. I selezionati avranno l'opportunità di frequentare i corsi all'estero, usufruire delle strutture e dei servizi dell'Ateneo ospitante, sostenere gli esami concordati con i docenti dell'Ateneo e ottenerne il riconoscimento al rientro, oppure di condurre ricerche in loco per la propria tesi di laurea.

 

Giurisprudenza, la laurea è un biglietto da visita

EmployAbility Giurisprudenza, la laurea è un biglietto da visita Eleonora Curti , dalle aule universitarie all’attività professionale in uno studio legale internazionale, passando attraverso l’approfondimento della lingua inglese. L’ingresso nel mondo del lavoro di Eleonora Curti ha segnato una discontinuità rispetto alla specializzazione del percorso di studi ma non rispetto all’approfondimento degli studi giuridici che ha condotto in Università Cattolica. Di fatto un cambio di prospettiva rispetto alla tesi per dedicarsi «a un contesto in cui mi trovo molto bene, che mi consente di conoscere tante persone con diversi profili e ambiti professionali siano essi clienti o istituti di credito. Come sei entrata da praticante in uno studio così importante e di prestigio internazionale? «La laurea conseguita in Cattolica, con l’eccellente votazione finale, unita alla conoscenza della lingua inglese, hanno consentito alla mia candidatura di essere ben valutata. Aver frequentato i corsi di Giurisprudenza dell’Ateneo, dove – sotto la guida di validi maestri del diritto – mi ha fatto maturare un forte senso di responsabilità e l’organizzazione meticolosa del tempo, dovuta ai corsi annuali per cui bisogna gestire le proprie forze e capacità. Che rapporto c’è tra le competenze acquisite sui banchi dell'Università con lo svolgimento delle attività di studio legale? «Innanzitutto il titolo conseguito in Cattolica ha rappresentato un bel biglietto da visita per l’ingresso nel mondo del lavoro, perché nei colloqui veniva considerato come un valore aggiunto. La facoltà di Giurisprudenza mi ha fornito un’ottima formazione giuridica di base, adeguata e ampia, che ho notato essere utile e apprezzata nei colloqui di lavoro».

 

Gli studenti della Cattolica tra i più ricercati dalle aziende

Ateneo Gli studenti della Cattolica tra i più ricercati dalle aziende Pubblicati i dati di QS World University Rankings relativi a 3800 atenei nel mondo. Cinque università italiane figurano tra le top 200 al mondo nel giudizio dei recruiter. settembre 2016 Terzo posto per l’Università Cattolica nel sondaggio tra i datori di lavoro e i recruiter della 13a edizione di QS World University Rankings , l'indagine che definisce le migliori università al mondo tra 3800 atenei presi in considerazione. All'interno della classifica, l’indicatore dell'Employer Reputation si basa su un sondaggio di quasi 38.000 recruiter ai quali è stato chiesto di indicare da quali università preferiscono assumere talenti: cinque italiane figurano nel 2016 tra le prime 200 al mondo, rispetto alle 4 del 2015. L'obiettivo di Università Cattolica è formare professionisti in grado di fare la differenza nel mercato del lavoro in Italia e nel mondo," afferma Pier Sandro Cocconcelli , delegato dell’Ateneo al coordinamento dei progetti di internazionalizzazione." Il lavoro effettuato finora sull'offerta formativa e sulle opportunità di studio all'estero, mirate a migliorare le competenze professionali, ci ha consentito di guadagnare ben 11 posizioni fino alla 132a, rimanendo nel novero delle migliori 150 università al mondo secondo i recruiter e consolidando il 3° posto in Italia». L’Università Cattolica fa parte, complessivamente, del gruppo delle migliori 500 università nel mondo, posizionandosi nel range 491-500.

 

Hawai’i, un campus in paradiso

UCSC INTERNATIONAL Hawai’i, un campus in paradiso Per Camilla , di Scienze politiche e sociali , quattro mesi nell’arcipelago più bello del mondo, senza mai smettere di imparare, non solo in università a Honolulu, ma anche dalle persone e dalla natura. E forse è proprio questa distanza che rende le Hawai’i un posto così unico, così pieno di vita, così accogliente. Honolulu è una città piuttosto frenetica e che ha molto poco a che vedere con il resto delle Hawai’i. Esiste un contrasto palese tra gli altissimi grattacieli della business area in downtown Honolulu, i resort iperstellati nella zona di Waikiki e l’esercito di senzatetto che occupa strade e parchi. Forse, questo è l’aspetto che mi ha deluso maggiormente, ma le lezioni e i professori che ho incontrato hanno più che compensato la mancanza di un campus. Conoscendo già il metodo di studio americano, credevo di essere piuttosto preparata alla quantità di essay da scrivere, ma dopo la seconda settimana ho capito che avrei dovuto impegnarmi molto di più, data la assurda quantità di letture e compiti che ci venivano assegnati giornalmente. Ovunque si è portati a fare del bene per l’ambiente, dal raccogliere ogni piccolo pezzo di plastica che si confonde tra le conchiglie al nuotare con le tartarughe e i delfini senza tentare di intercettare il loro cammino.

 

I have a dream, I have a goal

Donne silenziose, bambini che domandano: «Musungu, give me some sweets» e non sai mai se è una stupida pretesa, legata allo stereotipo dell’uomo bianco che porta cibo e caramelle e cibo. È quando sei qui che ti accorgi che i rumori della tua bella città, gli egoismi, le difficoltà della nostra quotidianità si alimentano di una “linfa” di superficialità. È quando sei qui che inizi a interrogarti su come puoi veramente essere utile all’altro; un altro che può essere il bambino nero scalzo che ti corre vicino o un tuo amico che ti chiede dieci minuti di tempo per parlare. Posso dire che, grazie al Charity Work Program, ho avuto l’opportunità di iniziare a conoscere, capire cosa significa vivere più o meno lontano da quelle antiche rive del Nilo, al di là della visione, non sempre autentica, che riceviamo nelle nostre comode case, grazie ai mass media. Non so se al termine di questo periodo sia stato più quello che ho dato che quello che ho ricevuto. Dall’«I have a dream» di aiutare, con cui ero partita, ritorno con l’«I have a goal», che è quello di imparare ad aiutare ma, soprattutto, di imparare come aiutare ad aiutarsi. A riprova dell’importanza trasversale, se non universale, di questa esperienza che fa crescere come persone ma fa bene anche al Cv. Leggi i racconti di alcuni degli studenti che sono partiti.

 

Il vino tra scienza, arte, storia e leggenda

Piacenza Il vino tra scienza, arte, storia e leggenda Si chiude il percorso per 20 nuovi diplomati del Master Internazionale Vintage (Vine, Wine and Terroir Management) su vino e terroir. In 14 anni ha formato 400 esperti viti-vinicoli, ambasciatori del vino italiano nel mondo. Il Master biennale è alla sua 14^ edizione e finora ha licenziato circa 400 esperti viti-vinicoli e che, essendo sparsi in tutti i continenti, sono oggi potenziali ambasciatori del vino piacentino (e italiano) nei loro paesi. Chi decide di affrontare questo tipo di studi legati al mondo del vino denota in genere una grande passione, perché il vino è un prodotto speciale, portatore di straordinari attributi. “Il vino infatti non è solo scienza ma anche arte, rappresenta storia e leggenda, sacro e profano. “E’ questo il miglior antidoto alla minaccia portata al mondo del vino dalla potente lobby anti-alcool che potrebbe in futuro farlo mettere al bando – conclude Bavaresco. “ Un mondo senza vino sarebbe peggiore di un mondo col vino .

 

Integrare, voce del verbo abbracciare

Michele Senici (a sinistra nella foto) lavora presso Mazì ( insieme , in greco), una scuola che accoglie i bambini rifugiati del campo profughi dell’isola, che non hanno accesso al sistema dell’istruzione pubblica. Ogni giorno circa 150 studenti tra i 12 e i 17 anni trovano tra le aule di Mazì un rifugio sicuro che offre loro un pasto caldo, l’opportunità di imparare e crescere insieme e il supporto psico-sociale necessario per affrontare la vita difficile che vivono ogni giorno nell’hotspot. È una non-banalità che dovremmo imparare a riconoscere: dietro le scelte politiche della nostra Unione Europea, ci sono le storie di vita di Mahdi, Fateme, Mobina, Mohammed, Ibrahim che troppe volte soccombono dietro alle scelte, alle propagande, ai discorsi e alla parole. Qual è il primo aiuto che si può dare ai migranti più giovani nel loro passaggio dalla fuga da una casa che non hanno più al tentativo di integrazione in Europa? «Sono convinto che la vera necessità sia la formazione. Dire loro che l’Europa che sognano non è quella che hanno intorno in questo presente, perché nemmeno noi europei vorremmo che le cose stessero così, spiegare loro quanto sia importante imparare l’inglese o il greco, perché solo così potrai capire i tuoi doveri e lottare per i tuoi diritti. Mi piacerebbe un’Europa che abbraccia e che si lascia abbracciare, tutto qui. Un abbraccio di prossimità, libertà, equità, un abbraccio che instilli resilienza. Per concludere, raccontaci tre piccole cose che ti hanno sorpreso… «La prima è la normalizzazione, cioè capire che probabilmente l’essere umano è talmente forte da sapersi adattare ad ogni condizione di vita.

 

In Terra Santa alla ricerca di verità

UCSC international In Terra Santa alla ricerca di verità Si parte per il Medio Oriente credendo di sapere già qualcosa sul conflitto israelo-palestinese, ma una volta lì si capisce che esistono solo tante narrative diverse. ottobre 2017 di Alessandra De Poli * L’idea di partire per il Middle East Community Program (Mecp) mi è venuta dopo aver parlato con una ragazza che era stata in Terra Santa l’anno precedente. Abbiamo alloggiato tutti insieme a Betlemme, che nei 17 giorni di programma è diventato il nostro campo base, ma anche un po’ la nostra casa, dato che ci accoglieva una famiglia palestinese. Non sono mancate le visite alle realtà sociali e ai progetti di Ats Pro Terra Sancta , che si estendo in tutto il territorio sia palestinese che israeliano, e si occupano di categorie di persone diverse (bambini disabili, anziani, giovani studenti arabo cristiani…). Uno parte per la Terra Santa (Israele, Palestina, territori occupati, che nome si deve usare?) credendo di sapere già qualcosa sulla realtà della regione e sul conflitto israelo-palestinese, ma una volta lì si rende conto che non esiste una verità assoluta. Perché passare da Betlemme a Tel Aviv crea un certo shock, così come camminare nella Città Vecchia di Gerusalemme e poi prendere il tram in Città Nuova e arrivare fino al museo Yad Vashem dedicato alla Shoah. Mentre vedere il muro che fagocita i villaggi palestinesi e passare a piedi attraverso i checkpoint crea un po’ di timore e un po’ di rabbia, un po’ di tristezza e un po’ di eccitazione.

 

L’abbraccio caldo dell’Africa

CHARITY WORK PROGRAM L’abbraccio caldo dell’Africa Tutti i dubbi che mi sono venuti appena prima di partire per l’Etiopia si sono sciolti nell’accoglienza che ci hanno riservato i bambini della missione a Debre Birhan e nell’ospitalità delle loro famiglie nella condivisione di una pietanza e nel rito del caffè. È in quel momento che capisci di dover rivalutare l’idea che ti eri fatta dell’Africa e dei suoi abitanti. È lì che capisci di essere partita per conoscere chi sembra diverso da noi, ma che in realtà ci somiglia molto più di quanto si possa pensare. La mia attenzione è ricaduta subito sul fatto che bambini dai tre ai cinque anni venissero lasciati in giardino, sia che ci fosse il sole, sia che piovesse a dirotto, senza che ci fosse qualcuno a controllarli. Ci hanno offerto delle pietanze tipiche e il caffè, preparato secondo la tradizionale cerimonia che prevede che ogni passaggio, dalla tostatura alla macinatura sia svolto lì, sotto gli occhi dell’ospite. E sono proprio le piccole cose che conserverò di questa esperienza, unite al loro valore e alla consapevolezza che dovremmo fermarci a riflettere e (re)imparare da questi popoli. A riprova dell’importanza trasversale, se non universale, di questa esperienza che fa crescere come persone ma fa bene anche al Cv. Leggi i racconti di alcuni degli studenti che sono partiti.

 

La bellezza che spacca il cuore

CHARITY WORK PROGRAM La bellezza che spacca il cuore Al Giardino degli Angeli di Canavieiras, un paradiso in mezzo al degrado, ho visto che “mettere il bambino al centro” può diventare non uno slogan stantio, ma un ambiente tutto a misura dei più piccoli, soprattutto quelli più poveri. Nelle tre settimane di volontariato a “Il Giardino degli Angeli” di Canavieiras non hanno fatto altro che ripetere: «Zia, zia, zia!». Canavieriras è una cittadina che colpisce per i colori brillanti, i profumi intensi, la musica allegra che proviene da ogni angolo, i sorrisi della gente ma anche per la grande povertà e il degrado sociale in cui è immersa: droga, alcol, abbandoni, violenze di ogni genere. “Il Giardino degli Angeli” e la sua straordinaria direttrice Regina, per me che studio Scienze dell’educazione e della Formazione, e che spero di aprire un giorno un asilo tutto mio, sono stati una grande fonte di ispirazione. Maestre, cuoca, tutto-fare, ex alunni che fanno volontariato all’asilo sono persone che credono in un futuro migliore e non hanno smesso di sognare e di progettare, benché le risorse a loro disposizione, almeno per quanto riguarda quelle materiali, siano nettamente inferiori a quelle di un qualsiasi giovane italiano. Tutto è fatto a loro misura: dagli arredi alle attività, dai momenti di ascolto come il “circle time” mattutino (in cui viene raccontato ciò che è stato vissuto il giorno precedente a casa) alla continua consapevolezza del bisogno di attenzioni individuali di cui i fanciulli necessitano. A riprova dell’importanza trasversale, se non universale, di questa esperienza che fa crescere come persone ma fa bene anche al Cv. Leggi i racconti di alcuni degli studenti che sono partiti.

 

La European Student Card è vicina

Ateneo La European Student Card è vicina A Münster una nuova tappa verso la realizzazione della Carta Europea dello Studente che metterà in rete a livello transnazionale dati e documenti degli studenti per permettere di fruire dei servizi del Diritto allo studio anche all’estero. maggio 2017 Procedono a passo sostenuto i lavori per il progetto europeo Esc (European Student Card), cui Educatt – dopo l’ottima conclusione di WISE, valutato dall’agenzia Indire con il punteggio di 91/100 – prende parte come partner per la fase sperimentale. Nell’occasione verrà presentato il primo prototipo di Carta - con un laboratorio pratico che permetterà di verificarne dei requisiti tecnici - e si aprirà il confronto con alcuni dei maggiori partner strategici, tra i quali EWP – Erasmus without paper . La conferenza, aperta a tutti, è rivolta soprattutto a coloro che in ambito universitario si occupano di relazioni e scambi internazionali e sarà occasione preziosa per riflettere sulle prospettive internazionali del Diritto allo Studio. europeanstudentcard #internazionale #dirittoallostudio Facebook Twitter Send by mail Print.