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Un coach virtuale per chi cerca lavoro

MEETING DI RIMINI 2018 Un coach virtuale per chi cerca lavoro Con Jobiri l’Ateneo mette a disposizione di studenti e laureati un consulente di carriera che aiuta a definire obiettivi professionali, costruire cv e allenarsi ai colloqui. Si potrà testare allo stand Unicatt al Meeting di Rimini 12 luglio 2018 Simulare un colloquio di lavoro davanti al proprio pc o cellulare, ricevendone in cambio consigli utili su espressioni, gesti e posture da usare o evitare quando si è di fronte a un vero recruiter. L’Università Cattolica la propone ai suoi studenti e ai suoi laureati proiettati nel mondo del lavoro grazie a Jobiri , la piattaforma sviluppata da Claudio e Roberto Sponchioni ( nella foto a sinistra ), che ha già sfiorato in pochi mesi i 6.000 accessi. Jobiri , startup innovativa a vocazione sociale, è nata proprio con questo intento: mettere a disposizione di chiunque un consulente di carriera intelligente, così che nessuno sia lasciato più solo nella ricerca di un lavoro. lavoro #placement #jobiri Facebook Twitter Send by mail Print RIMINI, LO STAND DELLA CATTOLICA L’Università Cattolica anche quest’anno sarà presente alla 39° edizione del Meeting per l’Amicizia fra i popoli, che ha come titolo “Le forze che muovono la storia sono le stesse che rendono l'uomo felice”. Claudio Sponchioni , fondatore di Jobiri, - la piattaforma basata su algoritmi di intelligenza artificiale proprietari, adottata dall’Università Cattolica per i propri studenti e laureati - interverrà martedì 21 agosto alle 11.40 sul tema “Trovare lavoro con l'intelligenza artificiale: il caso Jobiri” . ALUMNI UCSC AL MEETING L’edizione 2018 del Meeting, nel contesto di “MeshArea” , rappresenta un’importante opportunità per tutti gli Alumni dell’Università Cattolica: partecipando alle attività e ai talk, gli ex studenti potranno approfondire le proprie conoscenze e interessi in ambito professionale e accedere alle iniziative legate al mondo del lavoro.

 

«Tra studio e lavoro seguite la passione»

Laura Tolettini racconta la professione di Digital Integration Manager per Feralpi Holding Spa, ottenuta dopo il suo percorso di studi alla facoltà di Scienze linguissiche e letterature straniere nella sede bresciana. Prima del mio rientro in Italia ho operato a Riesa per ben dieci anni con la qualifica di responsabile dell’ufficio acquisti generali e oggi, proprio grazie a quell’esperienza professionale, mi interfaccio spesso con i colleghi d’oltralpe. Dopo il mio percorso quinquennale in Cattolica, e durante la mia esperienza lavorativa in Germania, ho inoltre frequentato part time il Master in Business Administration (MBA) alla HHL Leipzig Graduate School of Management - tra le più quotate in Germania - con cui mi sono approcciata al mondo digitale e dell’Industria 4.0». Quali delle competenze acquisite sui banchi dell'Università ti porti appresso nella tua attuale professione e quali invece è necessario continuare ad aggiornare? «Fondamentali sono state sicuramente le competenze linguistiche, nel mio caso inglese e tedesco, e quelle culturali acquisite negli anni di studio e di lavoro. Inoltre l’esperienza Erasmus in Germania, a Kiel, che ho svolto per un intero semestre del quinto anno mi ha fornito un corposo bagaglio di competenze di gestione di contesti internazionali, oltre che linguistiche. Che cosa consiglieresti agli studenti che oggi vogliono intraprendere un percorso di studi similare al tuo? «Direi loro di individuare la propria strada e il proprio settore in base alle reali attitudini e alle personali inclinazioni. Nutrire passione per ciò che si fa rende tutto più semplice e aiuta a non perdere la motivazione nei momenti di fatica e di difficoltà che normalmente e giustamente s’incontreranno lungo il percorso di studi e lavorativo.

 

Disability Manager, webinar su lavoro e inclusione

Ateneo Disability Manager, webinar su lavoro e inclusione Venerdì 27 novembre ore 15.00 il webinar promosso dal Centro di Ateneo di Bioetica e Scienze della Vita dell’Università Cattolica, in collaborazione con la Fondazione IRCCS Istituto Neurologico Carlo Besta e la Federazione Disability Management (FE.D.MAN). by FEDERICA MANCINELLI | 26 novembre 2020 Un lavoratore su quattro ha una malattia cronica e, in alcuni casi, una certificazione di disabilità. Da quindici anni l’Università Cattolica forma professionisti preparati ad affrontare il difficile tema dell’inclusione lavorativa anche in condizioni complesse, tanto che di fatto sono ormai centinaia i Disability Manager che, avendo ricevuto una formazione interdisciplinare, operano sul campo. E ciò avviene pur in assenza di una chiara disciplina nazionale: a distanza di cinque anni si è ancora in attesa dei decreti attuativi del Job Act e, nonostante l’obbligo introdotto dalla cosiddetta “legge Madia”, sono pochissime le amministrazioni pubbliche ad aver individuato tale figura. I Disability Manager sono professionisti che hanno gli strumenti culturali per mettere in pratica ciò che è stato loro insegnato e che si mostra ancora più utile nell’attuale situazione pandemica in cui i temi dell’inclusione lavorativa così come del mantenimento e del ritorno al lavoro risultano drammaticamente stringenti. Il convegno sarà reso disponibile su Vimeo, Linkedin e Youtube e sul sito del Centro di Ateneo di Bioetica e Scienze della Vita . “I Disability Manager Italiani: da competenza a professione” è il titolo della relazione finale di Mauro Buzzi , Presidente FE.D.MAN.

 

Smart working, ora è il momento opportuno

Lavoro Smart working, ora è il momento opportuno Ne è convinto Andrea Malacrida , country manager Italia di The Adecco Groupmanager Italia e alumnus dell’Università Cattolica . Ecco come sarà, secondo Andrea Malacrida , country manager Italia di The Adecco Group, la «nuova normalità» del lavoro dopo lo shock causato dalla pandemia. Ma se tante aziende si sono organizzate e stanno rispondendo in maniera positiva allo smart working, si vedono ancora molte resistenze. Malacrida, in base al vostro osservatorio, quale futuro prevedete per il mondo del lavoro? Un’indagine fatta tra diverse aziende in diversi Paesi porta oggi a dire che ci sarà un 50% di lavoro a distanza e un 50% in presenza. Come si stanno organizzando le aziende italiane? Tante aziende si sono organizzate bene e stanno rispondendo in maniera positiva al cambiamento, registrando anche aumenti di produttività. Ma ci sono anche tanti manager che professano il cambiamento, ma poi tornano alla preistoria rispetto alla necessità di avere il dipendente fisicamente davanti a sé. Che risultati hanno avuto le aziende che si sono organizzate bene? Abbiamo avuto la conferma oggettiva che tante attività che hanno traslocato in remoto hanno funzionato meglio e sono state più produttive rispetto al passato.

 

La triennale di Giurisprudenza cambia pelle

Milano La triennale di Giurisprudenza cambia pelle In tempo di pandemia, il percorso in Servizi giuridici si rinnova grazie alla riformulazione del piano di studi che dà nuova identità e autonomia al percorso formativo. Una riforma pensata per rispondere meglio alle richieste del mercato del lavoro by Agostino Picicco | 22 ottobre 2020 Un corso rinnovato nel piano di studi per rispondere meglio alle nuove richieste del mercato del lavoro. Sono queste le prospettive emerse nell’incontro proposto dalla facoltà di Giurisprudenza su piattaforma Blackboard per una scelta consapevole della triennale di Giurisprudenza e per l’orientamento ai percorsi di Assistente legale, Esperto in scienze giuridiche per la Pubblica Amministrazione, Consulente del lavoro e delle relazioni sindacali, Responsabile della privacy. A illustrare i cambiamenti è stato Matteo Corti , docente di Diritto del lavoro e coordinatore del corso di laurea in Servizi giuridici, che ha posto l’accento sulla lungimiranza della Facoltà per tale cambio di marcia. In questo periodo, ha detto il professor Corti, risulta rilevante il «contributo dei consulenti nel lavoro nel governare le relazioni sindacali, lo svolgimento del lavoro in sicurezza, la gestione di situazioni delicate legate alla privacy (e alla figura del responsabile privacy), al diritto alla salute, alla corretta informazione». Come ha confermato Giovanni D’Angelo , docente di Diritto amministrativo, citando il piano di assunzioni nelle pubbliche amministrazioni grazie all’impegno straordinario del governo a livello di concorsi pubblici: «Sono ottimista perché il percorso è in grado di intercettare nuova domanda per un esperto di ambito pubblicistico, soprattutto in emergenza sanitaria». In questa attività è molto importante il momento dell’ascolto per capire le necessità di chi ci sta di fronte, essere curiosi di vedere ad ampio spettro le varie casistiche, chiedersi il perché delle cose, essere capaci di mediare tra due soggetti in conflitto.

 

Per l'ambiente e il lavoro serve una rivoluzione culturale

Ne sono convinti i relatori che hanno animato l’evento “Il pianeta che speriamo” che ha presentato l' Instrumentum Laboris , in preparazione della 49esima Settimana Sociale dei Cattolici Italiani che si terrà a Taranto dal 21 al 24 ottobre 2021. L’Enciclica ci ha insegnato un approccio integrale ai temi di carattere ambientale e ci ha dato una soluzione che attiene al profondo ei rapporti umani, a un’origine antropologica, che deve riprendere la sua dimensione di solidarietà. Il lavoro delle Settimane Sociali è estremamente importante ed è simbolico che queste si tengano a Taranto, un simbolo della situazione problematica tra realtà industriale e ambientale. Un legame stretto quello della Cattolica con le Settimane sociali che risale ai tempi di Giuseppe Lazzati» ha ribadito monsignor Filippo Santoro, arcivescovo di Taranto e presidente del Comitato per le Settimane Sociali. Essa parla di un mondo che ci interpella e di quello che deve ancora arrivare e ci invita a una rivoluzione epistemologica, a guardare in modo diverso la realtà. Un altro aspetto evidenziato da Zoboli è quello del rapporto fra i giovani, definiti “nativi green”, e una società di anziani che non investe su processi di conversione ecologica. Qual è il pianeta che io spero? Che speriamo?» si chiede la professoressa Simona Beretta , direttrice del Centro di Ateneo per la Dottrina Sociale della Chiesa .

 

Aziende alla ricerca di fisici dell’innovazione

Nuovo corso Aziende alla ricerca di fisici dell’innovazione Il nuovo percorso “ Physics for Technologies and Innovation ” della magistrale in Fisica riscuote l’apprezzamento del mondo aziendale. È la figura professionale che uscirà dal nuovo percorso in Physics for Technologies and Innovation promosso dalla facoltà di Scienze matematiche fisiche e naturali all'interno della laurea magistrale in Fisica . Davide Alghisi , Innovation manager di Gefran Spa, è convinto che «la forza di questo programma sta nella combinazione tra l’intrinseca curiosità intellettuale dei fisici e la specificità del corso orientato alla costruzione della figura dell’innovation manager». Per Francesco Scaccheri , Managing director di Accenture «i fisici con un background in gestione e trattamento dei dati possono fare la differenza nelle aree della collaborazione uomo-macchina, dell’analisi avanzata, nella protezione dei dati e della sicurezza». Il nuovo percorso, erogato in lingua inglese, prevede, oltre a solide conoscenze di base di tipo scientifico/tecnologico nel campo della fisica, un’ampia scelta di corsi nelle discipline di Innovation Management e Data Science . Si cercherà di fornire una conoscenza approfondita dei principi fisici (classici e quantistici) alla base degli sviluppi tecnologici dei prossimi anni, con un focus particolare su: elettronica, fotonica, nanotecnologie, optoelettronica, fotovoltaico e conversione di luce, tecnologie quantistiche. Non mancherà una solida conoscenza degli strumenti più diffusi di coding e programmazione per analizzare big data e delle tecniche basate sull’intelligenza artificiale per affrontare problemi tecnologici, di strategia o di business.

 

Lavoro, il futuro è tutto digitale

Employability Lavoro, il futuro è tutto digitale Primo talk del ciclo di incontri promosso dal Servizio Stage &; Placement dedicato alle strategie da adottare per intercettare le migliori opportunità professionali in Rete. E le aziende stanno già cercando persone nel campo di Big Data e cyber security by Antonella Olivari | 30 giugno 2020 Dopo l’emergenza sanitaria dovuta al Coronavirus, ora è il lavoro a preoccupare maggiormente i giovani che si preparano a vivere le prime esperienze lavorative. Il reale e il virtuale: alla ricerca del lavoro (perduto?) : questo il tema affrontato nel primo incontro che si è tenuto, martedì 30 giugno. Per Francesca Lanzara , Account Director, LinkedIn Italia, che gestisce e promuove i più prestigiosi clienti italiani attraverso la piattaforma LinkedIn, ci sono delle buone notizie. Noto anche che è cambiata la tipologia di profili: prima prevalevano le hard skill, che certamente rimangono importanti, ma molto alta è l’attenzione verso le soft skills. Secondo Francesca Lanzara «è molto importante prendersi cura della propria digital reputation, su LinkedIn è opportuno avere una bella fotografia, un riassunto delle proprie attività e che ci siano delle idee su quello che si vuole fare. La forte digitalizzazione che è avvenuta in questi mesi consentirà a più persone di cogliere migliori opportunità di lavoro perché questa aiuta nelle interazioni.

 

Smart working: dall’emergenza alla pianificazione

Questi gli elementi chiave emersi dalla survey condotta dalla facoltà di Economia e Giurisprudenza che ha esplorato, in un’analisi multi prospettica, il funzionamento dello smart working in 60 imprese della provincia di Piacenza, coinvolgendo 217 lavoratori e 113 responsabili. L’epidemia da Covid-19 ha costretto molte aziende a ricorrere allo smart working in sostituzione alla presenza fisica dei lavoratori. Un vantaggio, a livello nazionale, di 13,7 Miliardi annui» - ha ricordato la professoressa Virtuani, sottolineando quanto lo smart working possa diventare uno strumento molto potente a livello di efficienza se usato bene. Coordinamento e controllo Per sfruttare le potenzialità dello smart working in termini di produttività, riduzione dei costi e work life balance, emergono come necessari uno stile manageriale partecipato e basato sulla fiducia, che sostenga l’autonomia e la responsabilizzazione. La fiducia è un valore fondante, come emerge dalle risposte dell’85,7% dei lavoratori intervistati, che rispetto agli aspetti tecnici, ritengono primari gli aspetti relazionali per la buona riuscita del lavoro a distanza - ha precisato Cantoni -. Dall’emergenza alla pianificazione Quali sono quindi le prospettive per lo Smart working? «Dalla survey emerge che il 64,3% dei lavoratori è favorevole a proseguire anche dopo l’emergenza Covid 19 e che il 23,1% propende per una forma mista. Cosa serve allora per passare dallo shock dell’emergenza ad un’adozione piena e consapevole dello smart working in azienda? «Le condizioni per la continuazione dello smart working ci sono, ma occorre adottare cambiamenti di natura manageriale e culturale - ha concluso Cantoni-.

 

Smart working, che cosa dice la legge

Diritto del lavoro Smart working, che cosa dice la legge Le norme del lavoro agile: retribuzione, ferie e orario di lavoro. Come sarà dopo il Covid lo spiega il professor Marco Marazza 25 maggio 2020 Intervistato da Repubblica, il giuslavorista della facoltà di Medicina e chirurgia dell’Università Cattolica approfondisce i nodi da risolvere sul lavoro agile, soprattutto una volta che sarà conclusa l’emergenza. Il lavoro agile (quello che chiamiamo smart working) è stato definito dalla 81 del 2017 mentre quello a domicilio (altrimenti detto telelavoro) risale al 1973, con le legge 877. Un altro elemento di flessibilità è che il suo lavoro può essere misurato anche con il raggiungimento di alcuni obiettivi. Del resto è la stessa legge che istituisce lo smart working a essere flessibile, lasciando che i dettagli e le modalità vengano stabiliti di volta in volta da accordi individuali o, nelle aziende più grandi, sindacali. Per consentire a molte attività di continuare anche durante il lockdown, infatti, si è scelto di agevolare il più possibile il ricorso al lavoro agile. Fino al termine dello stato di emergenza, decretato il 31 gennaio 2020 e in vigore per sei mesi (salvo proroghe) il datore di lavoro può "mettere in smart working" il dipendente in modo unilaterale.

 

Covid, l’Italia in tre mesi ha perso 500mila posti di lavoro

Un andamento peggiore che nel resto di molti altri Paesi colpiti dalla pandemia by Katia Biondi | 23 luglio 2020 L’impatto sul mercato del lavoro del Covid-19 è stato immediato. In pochi mesi i progressi fatti negli ultimi dieci anni sono stati spazzati via: nei 37 Paesi Ocse il tasso di disoccupazione è passato dal 5,3% di gennaio all’8,4% di maggio. Il rapporto, recentemente pubblicato e tra i più importanti al mondo sui temi del lavoro nei paesi più sviluppati, è dedicato infatti all’impatto dell’emergenza Covid e alle politiche che i governi nazionali dovrebbero implementare per ridurre gli effetti della pandemia sul lavoro e sui lavoratori. Quello che vediamo per il caso italiano se guardiamo al totale degli occupati – che è un indicatore migliore ma non ancora il migliore – è che è sceso di 500mila nei tre mesi di marzo, aprile, maggio. Questo perché il mercato di lavoro non è una «scatola chiusa» ma è fatto anche di una «porta di entrata», con lavoratori che non vengono assunti o hanno contratti temporanei che non sono rinnovati. Come se non bastasse la fortissima perdita occupazionale è stata accompagnata da un crollo del numero di assunzioni: la variazione degli annunci giornalieri pubblicati online dalle imprese tra febbraio e giugno 2020 è stata molto forte, crollando in Italia del 30% e in altri paesi addirittura del 50-60%. Se consideriamo il numero di occupati e le ore di lavoro di questi occupati il calo totale è stato circa del 28% più forte che in Canada, negli Stati Uniti e di altri paesi di cui disponiamo i dati», ha specificato l’economista.

 

Per la prima volta la Career Week online

Roma Per la prima volta la Career Week online Da lunedì 22 giugno studenti e laureati incontrano aziende e professionisti. In una nuova piattaforma dedicata, raggiungibile attraverso la homepage del sito del campus di Roma ( https://roma.unicatt.it/ ), gli iscritti potranno seguire in diretta streaming presentazioni, testimonianze e consulenze delle aziende partecipanti e, se selezionati, potranno sostenere un primo colloquio con i recruiter. La Career Week è un evento concepito per i laureati e laureandi delle facoltà di Economia e di Medicina e chirurgia dell’Università Cattolica, ma è aperto a studenti e laureati provenienti da tutte le università d’Italia. Per iscriversi, visionare le posizioni aperte e sapere quali aziende ricercano profili e avviano programmi d'assunzione, si può consultare il sito dedicato . career day #career week #lavoro #placement Facebook Twitter Send by mail Print.

 

Soft skill, una chiave per il successo professionale

Employability Soft skill, una chiave per il successo professionale Competenze trasversali e forti passioni sono quelle che fanno la differenza per distinguersi in un mercato del lavoro sempre più competitivo, soprattutto in questa fase di post-Covid. È quanto emerso dal secondo appuntamento promosso dallo Stage&;Placement by Antonella Olivari | 07 luglio 2020 Non c’è dubbio che nel mondo del lavoro il cosiddetto “saper fare” serve ancora, ma oggi è sempre più richiesto il saper comunicare, lavorare in gruppo, tenere testa allo stress. Ma cosa sono e perché sono così importanti? Di questo si è parlato martedì 7 luglio durante il secondo appuntamento promosso dal servizio Stage&;Placement della sede di Brescia dal titolo “Your Skills, your Future”, coordinato da Mauro Balordi , direttore della funzione Stage&;placement. Le soft skill sono però molto più difficili da sviluppare rispetto alle “hard” perché sono il risultato del nostro background socio-culturale, frutto di comportamenti ed esperienze vissute, professionali e personali. L’impatto più forte è sull’industria manifatturiera e sull’automotive, ma ciò che è più grave è la mancanza di fiducia nel futuro, con un Governo che non sembra capire la reale situazione del Paese. Per quanto riguarda le famose soft skill richieste mi piace dire che rappresentano per l’80% il metalavoro ovvero quelle capacità di lavorare in gruppo, di rispondere a una catena gerarchica, di sopportare lo stress, i cambiamenti nell’organizzazione. I settori che stanno meno risentendo sono quello sanitario, dell’assistenza alle persone, quello chimico produttivo e farmaceutico, così come tutte quelle aziende impegnate nella sanificazione o quelle che hanno avuto la forza di riconvertirsi.

 

Unicatt e Confindustria alla sfida del nuovo lavoro

Piacenza Unicatt e Confindustria alla sfida del nuovo lavoro Firmato nel campus di Piacenza l’accordo di collaborazione per ricerca, placement e didattica. La competizione tra atenei si gioca non tanto e non solo nella capacità di sostenere gli studenti nell’accesso materiale agli studi, quanto nell’opportunità di sbocchi che sanno creare con le competenze che forniscono e le esperienze che consentono di vivere». Una sinergia tra mondo della ricerca e impresa è imprescindibile e l'accordo di oggi avrà anche questo compito» sottolinea il presidente di Confindustria Piacenza Francesco Rolleri . Cosa viene richiesto in sostanza? Competenze solide e ricchezza di esperienze, curriculari ma anche sportive, di volontariato, che vi consentano di definire un percorso unico e preciso di ciò che siete. Posso dirvi che siete fortunati: uno degli aspetti che contraddistinguono la nostra università è la multidisciplinarietà, quella che apre la mente e da uno sguardo aperto sulle cose». A conferma delle parole di Nusiner, Luca Gropp i, direttore di Confindustria richiama la convenzione come un’opportunità per partire «da un canale attivo, quello tra Cattolica e Confindustria, che già si esprime tra stage, collaborazioni con i centri di ricerca e indagini, come quella recentissima sullo smart working. In questo momento in cui si chiede a tutti di assumersi le proprie responsabilità, ciascuno di noi, università e imprese, saprà mettere sul tavolo le proprie competenze e la propria esperienza, condividendole per il raggiungimento di un obiettivo comune di crescita».

 

Lavoro, le Università una via importante per il “reskilling” dei giovani

Dibattito Lavoro, le Università una via importante per il “reskilling” dei giovani Ne è convinta la ministra del Lavoro Nunzia Catalfo intervenuta al webinar promosso dalla Cattolica, campus di Roma. Un confronto con esponenti di istituzioni politiche, parti sociali e mondo accademico su ammortizzatori sociali e disoccupazione giovanile by Federica Mancinelli | 03 luglio 2020 Dagli ammortizzatori sociali allo smart working, dalla disoccupazione giovanile al ruolo delle Università, centrali per la formazione di giovani qualificati. Sono alcuni temi affrontati dalla ministra del lavoro Nunzia Catalfo al webinar dell’Università Cattolica dal titolo “La questione lavoro nel ‘piano semplificazioni’: ammortizzatori sociali e lavoro agile” che si è tenuto il 3 luglio in streaming sul sito del campus della Cattolica. I temi al centro della discussione di oggi ci hanno molto coinvolto in questi ultimi mesi e di certo continueranno a farlo anche nei prossimi», ha detto la ministra del Lavoro. Pertanto, «l’impegno che stiamo prendendo è istituire una Commissione che riformi il sistema degli ammortizzatori sociali , non più basato su una politica passiva, ma una politica attiva del lavoro per non trovarci impreparati di fronte al processo di evoluzione del mercato del lavoro». Di qui la necessità, ha suggerito la ministra, di «una formazione mirata dei giovani» affinché possano essere destinatari anche della trasmissione di competenze e di esperienza da parte delle persone in uscita dal mondo del lavoro. Oggi il lavoro agile, uscito dalla fase di emergenza, è ormai molto diverso dalle origini ed è certamente una leva lavorativa irrinunciabile, se viene collocato in un quadro regolamentare compiuto, anche dal punto di vista dell’orario di lavoro».

 

Unicatt e Confindustria Piacenza insieme per i giovani

Convenzione Unicatt e Confindustria Piacenza insieme per i giovani Venerdì 9 ottobre alla firma dell’accordo di collaborazione per ricerca, placement e didattica alla presenza del rettore Franco Anelli e del presidente degli industriali Francesco Rolleri . Saranno così incrementate le sinergie tra la realtà produttiva e realtà accademica dando ancora più concretezza alla terza missione dell’università. All’evento per la firma della convenzione interverranno il rettore dell’Università Cattolica Franco Anelli , il presidente di Confindustria Piacenza Francesco Rolleri , il direttore generale dell’Università Cattolica Paolo Nusiner e il direttore di Confindustria Piacenza Luca Groppi. Coordineranno gli interventi la preside della facoltà di Economia e Giurisprudenza della Cattolica, campus di Piacenza Anna Maria Fellegara e il direttore di sede Mauro Balordi . Accanto al potenziamento degli sbocchi, sia occupazionali sia di tirocinio, focus della convenzione è la collaborazione nell’ambito della didattica e della ricerca. La firma della convenzione ha luogo nell’ultimo giorno della prima Digital Career Week di tutta l’Università Cattolica iniziata il 5 ottobre, cui hanno preso parte oltre 60 realtà partecipanti impegnate in stand virtuali, colloqui di selezione, webinar e attività di training point. La Digital Career Week ha sostituito gli annuali quattro Career Day tenuti in presenza nei campus e a cui Confindustria Piacenza collabora da sempre.

 

Lo stato sociale alla prova del XXI secolo

Milano Lo stato sociale alla prova del XXI secolo Il welfare state, come si è formato sulla Costituzione e sulle tradizioni del secolo scorso, si trova a fronteggiare la sfida di un lavoro che cambia. L’iniziativa, organizzata dal master in Consulenza del lavoro e direzione del personale ( Mucl ) e dal Centro europeo di diritto del lavoro e relazioni industriali ( Cedri ) in collaborazione con l’Associazione nazionale consulenti del lavoro di Milano (Ancl), si è svolto venerdì 24 gennaio nella Cripta Aula Magna dell’Università Cattolica. Un’occasione per riflettere a 360 gradi sull’evoluzione dello Stato sociale e per esaminare tutti i temi che sono all’ordine del giorno: il reddito di cittadinanza, la disciplina del lavoro, i servizi per l’impiego e tutte le altre provvidenze che il welfare state è andato costruendo negli ultimi anni. Si tratta appunto di capire se alcune strutture del welfare sono ancora attuali o se invece richiedono un profondo ripensamento», ha fatto eco Vincenzo Ferrant e, docente di Diritto del lavoro nella facoltà di Giurisprudenza dell’Ateneo e tra i promotori dell’iniziativa. E ha spiegato: «Lo stato sociale così come si è venuto formando sulla Costituzione del ’47 e sulle tradizioni del ventesimo secolo si trova adesso a fronteggiare la sfida di un lavoro che cambia, che diventa sempre più precario, sempre più flessibile, sempre più internazionalizzato. Basti pensare alla differenza tra retribuzione corrispettiva e integrativa (non previdenziale), e ai conflitti tra lavoro subordinato e autonomo (gli autonomi sono 5 milioni e mezzo, i subordinati 18 milioni, con un rapporto di quasi 1 a 4, indice evidente di come il panorama lavorativo non si esaurisce nel rapporto di lavoro subordinato). La crisi non è crisi economia ma giuridica, occorre trovare occasioni di lavoro che non sono quelle usuali, ma il lavoro va sempre sviluppato e difeso».

 

Giovani e lavoro, la ricetta dello chef Davide Oldani

Università-Mondo del lavoro Giovani e lavoro, la ricetta dello chef Davide Oldani L’importanza delle relazioni umane in campo aziendale, soprattutto nel tempo del Coronavirus. Oldani ha precisato che «più che di innovazione, bisognerebbe parlare di evoluzione», ha esordito il cuoco stellato formatosi alla scuola di Gualtiero Marchesi. Il segreto è avere amore per qualcosa, credere in quello che si fa, non entrare nel buco nero della routine. Nel mondo della cucina c’è evoluzione perché i prodotti sono sempre quelli, non è come nel mondo della moda dove si utilizzano materiali diversi. Vari gli elementi indicati da Oldani per essere “evolutivi” nel futuro del mondo del lavoro: la formazione continua e l’essere visionari, per cui si tratta di un investimento di natura culturale, prima che economica. Così Oldani descrive la “ricetta” adottata dal suo ristorante per ridurre i rischi di contagio: «Ho diminuito i tavoli del 35percento, ho assunto due persone in più, e questo mi ha messo nella condizione di capire che il mio mestiere deve evolversi, non cambiare». Nel mio mestiere la relazione umana è fondamentale: sia che mangiamo un panino in dieci minuti o un pranzo in due ore, è importante che ci dedichiamo del tempo, parlandoci e relazionandoci con il tempo dovuto si può crescere ulteriormente.

 

Lauree, prime discussioni in presenza

Brescia Lauree, prime discussioni in presenza Al campus bresciano si sono discusse le prime di tesi dopo il lockdowndi di fronte alla commissione di laurea. Grande soddisfazione per il preside di facoltà Guido Merzoni che precisa: “Finalmente dopo mesi gli studenti tornano a discutere in presenza. La situazione non è ancora tornata alla normalità completa ma questa prima cerimonia è simbolo di un’università che vuole essere luogo relazioni dirette tra persone. Il corso di laurea magistrale è molto integrato con aziende e realtà economiche del territorio grazie ai rapporti gestiti dai docenti responsabili del corso di studi. Dalla Puglia è arrivata invece Laura Isola , seconda laureata nella mattinata di giovedì 24 settembre che, dopo la laurea triennale conseguita a Bologna, è volata a Brescia per la magistrale Geor – Gestione del lavoro e comunicazioni delle organizzazioni in Cattolica. A pochi minuti dal suo ingresso in aula ha raccontato: “Tramite il portale Step ho effettuato uno stage di sei mesi nell’azienda Personal Data, al termine dell’esperienza è giunta una proposta di assunzione per tre anni, che non vedo l’ora di accettare”. Sull’aspetto più emozionale della giornata si è soffermato il neodottore Omar Mazzucchelli : “La possibilità di poter effettuare la discussione in presenza conferma, ancora una volta, la volontà della Cattolica di mettere gli studenti al centro.

 

Un provvedimento che dà fiato all’agricoltura

Lavoro stagionale Un provvedimento che dà fiato all’agricoltura Secondo il professor Gabriele Canali , la misura del Governo per l’emersione del lavoro irregolare è positiva anche in vista della stagione estiva. Il decreto sulla regolarizzazione dei lavoratori, appena varato dall’esecutivo, si muove nella direzione dell’emersione del lavoro nero, e questo è un passo avanti importante verso la soluzione di uno dei problemi atavici del lavoro stagionale. Ma, secondo il professor Gabriele Canali , docente di economia agroalimentare della facoltà di Scienze agrarie alimentari e ambientali dell’Università Cattolica, il tema del lavoro in agricoltura, e in particolare del lavoro stagionale, con tutte le sue criticità, deve essere affrontato in maniera più complessiva e organica. Quali sono i vantaggi evidenti per lei? «Intanto è molto positivo il più facile accesso a una condizione di regolarità di questi lavoratori, che sono già presenti in Italia e che, di fatto, sono coinvolti a pieno titolo anche nelle filiere agroalimentari. Bisognerà vedere quindi come verrà gestito concretamente questo processo… «I limiti del provvedimento potrebbero nascondersi nella provvisorietà di questo approccio e in eventuali resistenze nascoste tra le pieghe della fase attuativa di questo regolamento, che potrebbero limitare la fluidità del passaggio del sommerso a una situazione di regolarità. Per questo guarderei agli aspetti positivi di un provvedimento che consente di aumentare la disponibilità di manodopera regolare in un momento in cui, nonostante tutti i tentativi, è emerso con chiarezza che la manodopera regolare oggi non è sufficiente per i fabbisogni del settore agricolo. Il tentativo di avvalersi dei disoccupati o del lavoro dei percettori di reddito di cittadinanza, non si è dimostrato sufficiente e i numeri ce lo dicono: l’offerta di lavoro italiano per le attività agricole è molto più limitata di quella di cui il settore agricolo ha bisogno».

 

Le soft skill? Sono per sempre

Milano Le soft skill? Sono per sempre Per non rimanere esclusi dal mondo del lavoro e dal futuro occorrono capacità che abbiano la particolarità di durare. La lezione di Andreas Schleicher , esperto di istruzione all’Oecd, durante la cerimonia di conferimento del titolo ai dottori di ricerca 06 febbraio 2020 di Beatrice Broglio e Lorenzo Cultrera L’educazione e le competenze sono le fonti principali cui riferirsi per comprendere lo stato di salute della società. Una valutazione che non può prescindere dall’analisi del ruolo della tecnologia, che ha cambiato le regole fino a ora esistenti. Questo il nucleo della lectio magistralis di Andreas Schleicher , direttore dell’Istruzione e delle competenze e consigliere speciale per la politica dell’istruzione presso il segretario generale dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Oecd). L’incontro, svoltosi il 4 febbraio nell’Aula Magna dell’Università Cattolica, ha introdotto la cerimonia di conferimento del titolo di “ dottore di ricerca” a 303 neo dottori e neo dottoresse dell’Ateneo. Secondo Schleicher «la sfida più importante riguarda la capacità di anticipare l’evoluzione delle competenze che saranno utili in futuro. Sono dunque richieste capacità che ci permetteranno di non rimanere esclusi nel mondo del lavoro e nella società di domani.

 

Con Smart Placement il lavoro si fa digital

Ateneo Con Smart Placement il lavoro si fa digital La Cattolica, anche nella fase più difficile del lockdown, ha assicurato le attività di avvicinamento alle aziende e gli stage. E ha già varato un pacchetto di iniziative social che potenziano l’ elevato livello di employability dei propri laureati by Paolo Ferrari | 11 maggio 2020 L’emergenza Coronavirus non solo non ha fermato le lezioni ma non ha frenato neppure gli stage e i rapporti con le aziende dell’Università Cattolica. Anche nel pieno del lockdown, tirocini e attività di presentazione, orientamento e avvicinamento al mondo aziendale non hanno mai smesso di funzionare, grazie a una serie di upgrade che hanno garantito la sicurezza delle persone coinvolte. Presentazioni aziendali, incontri di orientamento al lavoro, simulazione di colloqui, consulenze individuali di selezione, colloqui di orientamento e cv point sono diventati digitali e hanno riscosso un enorme successo da parte di una generazione abituata a interagire attraverso i social. Attualmente trovano lavoro entro 12 mesi 7 su 10 laureati triennali e 8 su 10 laureati magistrali e l’Università Cattolica si colloca al primo posto in Italia e al 58° a livello mondiale per la presenza attiva delle aziende nei campus universitari capaci di creare un network con gli studenti e offrire occasioni di lavoro. Un percorso che si affianca agli strumenti già digitali, come il consulente di carriera Jobiri, e a tutte le altre attività di orientamento al lavoro che potranno svilupparsi online grazie alle risorse del piano #eCatt. Questa è, infatti, la nuova struttura a supporto della fruizione delle lezioni che, attraverso iniziative e strumenti digitali, consente agli studenti di portare avanti in sicurezza e tranquillità il loro percorso di studi e le attività finalizzate alla formazione.

 

Webinar con la ministra Nunzia Catalfo

Roma Webinar con la ministra Nunzia Catalfo Venerdì 3 luglio alle 15 un confronto online fra politica, parti sociali e università su nuova organizzazione e strumenti legislativi. Seguiranno gli interventi di Tania Scacchetti , segretario Confederale Cgil, Donatella Prampolini Manzini , vice presidente Confcommercio, Luigi Sbarra , segretario generale aggiunto Cisl. Partecipano all’incontro Giuseppe Bronzini , capo Ufficio legislativo ministero del Lavoro, Valeria Capone , capo gabinetto ministero del Lavoro, Michele Forlivesi , capo segreteria tecnica ministero del Lavoro. lavoro #ministro #catalfo #landini Facebook Twitter Send by mail Print.

 

Lavoro, la polarizzazione che avanza

Un dibattito tra Lorenzo Cappellari, Mauro Magatti, Alessandro Rosina e Paolo Sestito 17 dicembre 2019 di Beatrice Barra e Natale Ciappina È un legame reciproco quello tra diseguaglianze e polarizzazione del lavoro. La polarizzazione consiste nella concentrazione dei redditi di lavoro in due poli distanti e opposti tra loro, ed è determinata dalla diseguaglianza negli ambienti lavorativi. Negli ultimi tempi, tuttavia, a causa della rivoluzione tecnologica, il mondo del lavoro si è arricchito di nuovi lavori ‘atipici’, che prevedono scarse tutele nei salari e regolamentazioni normative povere di contenuti. Per Paolo Sestito , della Banca d’Italia, nell’ultimo trentennio si sono sì ridotte le diseguaglianze, ma solo a livello globale, con una maggiore crescita dei Paesi in via di sviluppo che ha accorciato le differenze reddituali rispetto alle economie più avanzate. Sullo squilibrio generazionale, si concentra Alessandro Rosina , docente di Demografia dell’Università Cattolica, secondo cui «questo Paese non dà fiducia ai giovani, non garantendo loro un’adeguata formazione in termini di sviluppo, declinato dal punto di vista delle sfide di questo secolo». L’Italia, infatti, è uno dei Paesi che in Europa ha investito meno nella valorizzazione delle competenze nei nuovi settori avanzati e competitivi dei giovani, che continuano a emigrare, come dimostrano gli ultimi dati Istat. L’obiettivo dell’Italia, dunque, non dovrebbe più essere quello di trovare il modo di uscire dalla crisi, bensì quello di attuare un processo di sviluppo coerente e al passo con le innovazioni del nostro secolo.

 

Al lavoro dopo Covid-19, cosa ci attende

Due webinar il 6 e 15 maggio con diretta streaming sull’home page del campus di Roma by Federica Mancinelli | 04 maggio 2020 Il mondo del lavoro cambia più rapidamente del previsto per effetto dell’emergenza sanitaria. Come cambierà il mondo del lavoro una volta superata l’emergenza? L’abbiamo chiesto al professor Marco Marazza , docente di Diritto del lavoro alla facoltà di Medicina e chirurgia dell’Università Cattolica. Poi, superata l’emergenza, resterà comunque diversa perché sia le imprese che i lavoratori potrebbero avere interesse a consolidare un nuovo assetto, tendenzialmente definitivo, che valorizzi flessibilità degli orari e lavoro da casa». Basti pensare al fatto che per lavorare senza vincoli di spazio e luogo è ragionevole discutere di sistemi di controllo del lavoro a distanza efficaci e sostenibili. Nella fase emergenziale si dovrà utilizzare la cassa integrazione oppure potranno essere utili accordi sindacali che riducono gli orari di lavoro per distribuire tra più persone il lavoro». Quali saranno i temi particolari che verranno affrontati nei due webinar del 6 e 15 maggio? «Oggi siamo giustamente concentrati sugli strumenti di tutela della salute dei lavoratori che tornano in azienda. Anzi, il mio augurio è che tutto ciò possa avvenire in piena collaborazione tra tutti i professori di diritto del lavoro di questo grande Ateneo, con approccio interdisciplinare e culturalmente aperto.

 

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