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L’importanza di educare alla religione nella scuola laica

A farle eco è la prof.ssa Maddalena Colombo , ordinario di Sociologia dei processi culturali e comunicativi, che nota come «In uno scenario fluido, caratterizzato da un cattolicesimo flessibile ed occasionale, oggi siamo decisamente meno dotti sulle nostre religioni e quasi nulla sappiamo delle altre. Eppure l’educazione religiosa e la comprensione dei suoi fenomeni è la base fondamentale per formare qualunque tipo di cittadino, ateo o praticante che sia, nonché per evitare frange estremiste come il dogmatismo o il fondamentalismo». Le cose non sono migliori nella vicina Francia, come testimonia Alessandro Bergamaschi , associato di Sociologia all’Università di Nizza, che nel volume curato da Laura Zanfrini è stato autore di una ricerca empirica basata su interviste all’interno delle scuole medie e superiori del sud della Francia. Il compito della scuola francese, concepita spazio laico in quanto pubblico, è formare il cittadino repubblicano secondo i criteri di laicità, universalità e indifferenza alle differenze, dal 2004 è inoltre prevista l’espulsione dalle aule per cui ostenta simboli religiosi in antitesi con la laicità repubblicana. Anche nei ragazzi adolescenti, apparentemente più soggetti a costituirsi gruppo sulla base di gusti, passioni, sport e dove la religione non sembrerebbe un ostacolo, ci siamo resi conto di come questi evitino di esporsi per timore di essere derisi o emarginati a causa del loro credo». A rilevarlo è stata Rosangela Lodigiani , docente di Sociologia dei processi economici e del lavoro, che ha aggiunto come «la gita scolastica, l’ora di religione, il pranzo in mensa…sono momenti che possono sollevare criticità nelle scuole intese come spazio laico». Dinamiche che, secondo la docente di Sociologia dell’educazione Mariagrazia Santagati , portano all’individuazione di quelli che, nel trattamento dei conflitti interreligiosi all’interno della scuola multiculturale, dovrebbero costituire tre capisaldi.

 

Dalla normalità e dalla ripetizione a una scuola dell’inatteso

Scuola Dalla normalità e dalla ripetizione a una scuola dell’inatteso È questo l’invito lanciato da Piercesare Rivoltella durante la VII^ edizione dell’Eas day, consapevoli di come la didattica digitale non costituisca una sostituzione bensì un’aggiunta a quella in presenza. Piercesare Rivoltella , direttore del Cremit, prendendo spunto dagli autori americani White e Saday, ha preferito iniziare la riflessione su cosa è opportuno non fare e su come imparare a governare l’inatteso. Per la scuola, ad esempio, non bisogna impostare tutto sulla base dell’alternanza e distanza, ridurre tutto a un discorso di presenza e assenza dove la presenza è il valore e la distanza il ripiego, sicurezza quindi e insicurezza. La scuola è solo questo? Non c’è dell’altro? Questa è una scorciatoia cognitiva, così come concentrarsi esclusivamente sulle procedure come la quarantena, la sanificazione, le mascherine, la febbre. Ed è proprio da qui che parte la riflessione del filosofo Adriano Fabris per ribadire che per far fronte alle nuove situazioni la scuola deve insegnare a gestire l’imprevisto perché è solo un’illusione quella secondo cui le tecnologie ci permettono di avere tutto sotto controllo. E aggiunge che il benessere a scuola con la pandemia è peggiorato perché I’Italia è poco cablata, mancano i tablet, gli spazi dove studiare. Insegna che bisogna rafforzare la relazione, che si tratta di un’esperienza di apprendimento unica, che stimola domande e induce a porsi delle questioni».

 

A lezione di Didattica digitale integrata con il Cremit

L’anno scolastico appena iniziato ha visto, infatti, ribattezzata la didattica a distanza (DAD) in didattica digitale integrata proprio per il ruolo integrativo e non sostitutivo dei canali digitali rispetto alla tradizionale didattica in presenza. Tutti gli istituti hanno definito un piano di DDI per gestire in piena sicurezza una situazione ancora preoccupante. Per iscriversi occorre registrarsi: • webinar 18 novembre • webinar 2 dicembre #scuola #didatticaadistanza #didatticadigitaleintegrata Facebook Twitter Send by mail Print.

 

Adolescenti: noia, tristezza e solitudine i nemici da combattere

Adolescenti Adolescenti: noia, tristezza e solitudine i nemici da combattere Tra i più colpiti dalla seconda ondata di restrizioni ci sono i ragazzi che soffrono l’impossibilità di incontrarsi e di esprimere manifestazioni di affetto. Lo sguardo cupo, talora arrabbiato e più spesso rassegnato dei nostri figli è l’inequivocabile segnale che questo momento storico sta compromettendo i loro anni più belli. I bambini e i ragazzi, però, sono il futuro dell’umanità, dunque non ci si può arrendere all’idea che questo presente sia incapace di offrire loro prospettive incoraggianti. Oggi non c’è una prospettiva chiara di tempo e la capacità di adattamento e di resilienza che abbiamo chiesto la prima volta e che loro hanno messo in atto non è scontato che sia assicurata anche la seconda». Inoltre nel contesto sociale dobbiamo considerare che non tutti i ragazzi sono uguali e che a pagare il prezzo di questa fase saranno soprattutto i più fragili. Gli adolescenti hanno un pensiero che potremmo definire binario, quello dell’ “ora o mai più” che crea una sofferenza acuta sul piano emotivo - continua Emanuela Confalonieri -. Questa è un’occasione privilegiata per far capire loro che crescere significa anche imparare ad avere pazienza e procrastinare ciò che oggi non si può attuare.

 

La nomina di Luigi D’Alonzo nel Comitato nazionale sui DSA

Il nuovo Comitato, del quale fanno parte i massimi esperti italiani sul tema, si è insediato alla presenza della Ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina che ha fortemente voluto la sua ricostituzione dopo l’ultima convocazione avvenuta nel 2013. Le linee guida che regolano i processi di inclusione a scuola delle persone con Disturbo specifico dell’apprendimento (DSA), dopo nove anni da quando sono state emanate, hanno bisogno di essere prese in mano per un’attenta riflessione - ha dichiarato D’Alonzo -. L’esperienza di questi anni non è stata sempre positiva, diversi problemi sono emersi e meritano di essere risolti per il bene degli allievi con DSA e per il bene della scuola». Armonizzare la normativa vigente e aggiornare le Linee guida per il diritto allo studio delle alunne e degli alunni con DSA alle nuove evidenze scientifiche in campo pedagogico e psicologico sono i due principali obiettivi di lavoro del gruppo di esperti. Il Comitato, pur previsto dalla legge, non è stato ricostituito negli ultimi anni - ha sottolineato la Ministra Azzolina -. È invece importante che un settore così delicato sia presidiato da alte professionalità scientifiche, in grado di fornire orientamenti alle scuole. Abbiamo davanti molto lavoro, ma lo dobbiamo alle nostre ragazze e ai nostri ragazzi: miglioreremo il percorso di inclusione, per una scuola che sia sempre più accogliente e capace di garantire il meglio ai nostri studenti e alle nostre studentesse».

 

La scuola a casa con i webinar

Scuola La scuola a casa con i webinar Grande successo di pubblico per il ciclo online promosso da Cremit per gli insegnanti che hanno dovuto reinventare le modalità della didattica al tempo del Covid 19. I webinar continueranno fino al primo giugno by Emanuela Gazzotti | 12 maggio 2020 Il tempo del Covid 19 ha accompagnato il tempo della scuola a casa con tutte le problematiche connesse. Gli strumenti digitali fanno parte delle famiglie? Lo smart working e il distant schooling si conciliano? La scuola ha saputo supportare le famiglie nelle attività a distanza? Sono le prime domande emerse nella fase immediatamente successiva alla riorganizzazione messa in atto dalla scuola per continuare la formazione degli alunni. Il centro di ricerca Cremit sull'Educazione ai Media all'Innovazione e alla Tecnologia , diretto dal pedagogista Pier Cesare Rivoltella , ha colto l’occasione di questa emergenza per dare un contributo concreto avviando un efficace ciclo di webinar sul tema della didattica a distanza che ha riscontrato sempre il “tutto esaurito”. Nel caso, poi, di scuole più evolute che hanno potuto allestire sistemi di eLearning, il genitore si è trovato ad affiancare i figli anche nelle fasi del collegamento, accompagnando per esigenze di sicurezza il figlio durante tutta la fase della connessione on line». I webinar gratuiti promossi da Cremit sono rivolti agli insegnanti della scuola del primo ciclo (infanzia, primaria e secondaria di primo grado), si avvale di esperti del Centro di ricerca che saranno in ascolto e dialogo due volte alla settimana alle ore 17 per un’ora. Il sito del Cremit segnala anche altre iniziative promosse ad esempio dalle riviste Essere a scuola , alcune challenge didattiche e le proposte di due gruppi di studenti della laurea magistrale Media Education della facoltà di Scienze della formazione della Cattolica: uno si chiama Insiem.e.

 

Per il Libano un aiuto anche psicologico

Progetto Per il Libano un aiuto anche psicologico A un mese di distanza dalla terribile esplosione che ha devastato Beirut, facciamo il punto sui progetti di sostegno promossi dall’Unità di ricerca sulla resilienza. Un segno tangibile di vicinanza al Paese della convivenza by Emanuela Gazzotti | 04 settembre 2020 Un mese fa, il 4 agosto, Beirut veniva devastata da due terribili esplosioni che hanno cambiato il suo volto per sempre. L’Università Cattolica è amica del Libano da tanti anni e presente con progetti di sostegno attraverso l’ Unità di ricerca sulla resilienza ( RiRes ) del dipartimento di Psicologia dell’Ateneo. Cristina Castelli , direttrice di RiRes e vicepresidente dell’ Associazione Francesco Realmonte , ha raccontato che l’intervento dell’équipe RiRes, in accordo con le due congregazioni di Padri Lasalliani e Maristi coinvolte nel progetto “Fratelli”, «prevede un sostegno psicologico a distanza sulla gestione delle emozioni e dello stress. Nei prossimi due mesi riprenderemo i progetti di "Educazione alla Pace e alla Resilienza" di cui oggi si sente particolare bisogno, dato il clima di odio che si vive per le lotte politiche e interreligiose in corso». L’intervento RiRes è dunque prezioso per il sostegno, attraverso le figure degli educatori, dei bambini che hanno alle spalle vissuti traumatici e che si trovano ora a doverne fronteggiare uno nuovo. Inoltre era stato realizzato il progetto “ Education for Peace and Resilience ” che ha prodotto un manuale con le schede delle attività da svolgere con i minori, a servizio degli operatori sociali formati e operanti in centri educativi in Libano e Siria.

 

Gara di matematica, la sfida è in rosa

Brescia Gara di matematica, la sfida è in rosa Diciannove squadre, per un totale di 133 ragazze del triennio delle scuole superiori provenienti dalle province di Brescia, Bergamo, Varese, Milano e Monza si sfideranno colpi di quesiti matematici 17 gennaio 2020 Le gare di matematica sembrano piacere anche alle ragazze. Quest’anno ben 19 squadre per un totale di 133 studentesse provenienti dal triennio delle scuole superiori dalle province di Brescia, Bergamo, Varese, Milano e Monza venerdì 17 gennaio nella sede di via Musei 41, per risolvere quesiti matematici. La quarta edizione della Gara matematica tutta al femminile quest’anno è dedicata a Ipazia, la matematica, astronoma e filosofa della Grecia antica. La competizione, organizzata dal dipartimento di Matematica e Fisica insieme ad altre sedi a livello nazionale, selezionerà le squadre in rosa, in vista della finale delle Olimpiadi di Matematica, in programma a maggio a Cesenatico. Per poter partecipare alla gara servono spirito di squadra, capacità di affrontare problemi matematici complessi e strategia nelle risoluzioni, tutte doti che non dipendono dal “genere” dei partecipanti, ma dalla passione e dalla motivazione con cui si affrontano gli studi matematici o, più in generale, gli argomenti scientifici. Le migliori classificate di ogni sede parteciperanno alla finale di Cesenatico a maggio, insieme alle squadre miste che si qualificheranno nel circuito tradizionale, che a Brescia è rappresentato dalla Disfida Matematica. Ogni squadra ha un capitano cui compete la distribuzione dei testi dei quesiti alla squadra, e una “consegnatrice” con il compito di portare materialmente le soluzioni al tavolo della Giuria.

 

La Fase 3 e il nodo dell’istruzione

Analisi La Fase 3 e il nodo dell’istruzione È preoccupante l’assenza di attenzione del legislatore nei confronti di un tema, come la scuola, che dovrebbe essere un elemento fondante di ogni società, ancor di più in questo momento di ricostruzione. L’articolo del prof Paolo Balduzzi su Il Messaggero 08 giugno 2020 Paolo Balduzzi , ricercatore di Scienza delle finanze, affronta il tema dell’istruzione, ricordando in particolar modo come la questione ancora una volta non abbia rappresentato una priorità né durante l’emergenza sanitaria legata al Covid-19 né nella fase della ripresa del Paese. Non che prima dell’emergenza coronavirus il tema scaldasse particolarmente il cuore del legislatore (quello in carica e molti di quelli che lo hanno preceduto). Basta uno sguardo alle cifre per ricordarci che l’istruzione, ad ogni ordine e grado, non è certo mai stata una priorità: la spesa per l’istruzione in rapporto al Pil è infatti inferiore al 4% nel nostro Paese, ben al di sotto della media Ue (5%). A poco serve ricordare che siamo il Paese più anziano dell’Unione Europea (e il secondo al mondo), perché anche guardando ai dati pro capite aggiustati per l’età la situazione resta drammatica e migliora solo di poco. Volendo poi andare oltre alle cifre, che ovviamente raccontano solo una parte della realtà, la cronaca di questi ultimi mesi ci ha raccontato la storia di un Paese che ha dovuto affrontare molte difficoltà, che ha saputo meritoriamente risolverne alcune ma che non ha voluto occuparsi davvero di altre. L’ultimo esempio di questa atavica pigrizia del legislatore sul tema è la sorte del cosiddetto “decreto scuola” che, per colpevole indecisione e divisione della maggioranza, nonché per colpevole ostruzionismo dell’opposizione, rischia di decadere se non verrà definitivamente approvato entro domenica.

 

Rivoltella, nuovo presidente Sirem

Nomina Rivoltella, nuovo presidente Sirem Cambio al vertice della Società di ricerca sull’educazione mediale. Il pedagogista Pier Cesare Rivoltella torna a dirigere l’ente che aveva contribuito a fondare 07 luglio 2020 Oggi il professore Pier Cesare Rivoltella è stato nominato presidente della SIREM, Società di ricerca sull’educazione mediale. Ho accettato con molto piacere di riprendere la presidenza della SIREM, la Società di Ricerca sull'Educazione Mediale, che ho contribuito a fondare nel 2007. La SIREM raccoglie gli studiosi che si occupano di media e tecnologie nei contesti educativi e formativi: quindi, oltre a una quota significativa di pedagogisti, anche psicologi, sociologi, colleghi di altri settori scientifico-disciplinari accomunati da questo interesse». Nella situazione difficile in cui si è trovata la scuola durante il lockdown e in previsione delle incertezze che ancora la caratterizzeranno alla ripresa delle attività a settembre, le attività di questa Società avranno un ruolo particolarmente significativo. A questo proposito Rivoltella ha affermato che «la pervasività dei media nella società informazionale e le nuove esigenze legate allo smart working e al distance learning rilanciano l'importanza di una riflessione sul loro impatto nei contesti educativi e della ricerca di nuove sempre più convincenti strategie di intervento. Questa è la sfida che il nuovo direttivo sotto la mia presidenza dovrà affrontare».

 

Stressessanta, una app per superare l’ansia da esame

Gli psicologi dell’Università Cattolica propongono per l’occasione la App Stressessanta che si propone di contenere lo stress degli studenti in una settimana dedicando pochi minuti al giorno a esercizi specifici grazie alla realtà virtuale. L’ansia da esame è una reazione emotiva da non sottovalutare perché può interferire con le competenze e le abilità dello studente, con il rischio di influenzare negativamente il risultato della prova. Per riuscire a monitorare e superare i problemi di tipo psicologico che si manifestano improvvisamente prima e durante l'esame è dunque fondamentale acquisire le competenze di base nella gestione delle proprie emozioni . La App propone un protocollo della durata di una settimana utilizzando tre diverse tipologie di esperienze in realtà virtuale: • Empowement Emozionale ( Comprendi quello che senti : tre esperienze guidate per imparare a riconoscere e capire le proprie emozioni legate all'esame). Esposizione Controllata ( Verifica quello che senti attraverso lo stress inoculation training : tre simulazioni stressanti legati all'esperienza di preparazione e di gestione dell’esame, della durata di due minuti l’una. Il tuo compito è quello di imparare a gestirle usando le tecniche di empowerment e di rilassamento presentate). Rilassamento Guidato ( Controlla quello che senti : tre esperienze di rilassamento guidato, della durata di due minuti l’una da imparare e utilizzare prima e durante l'esposizione controllata o l'esame).

 

Ricciardi: «Riaprire le scuole in sicurezza»

Ora dobbiamo riaprire le scuole, motore di civiltà e di crescita del Paese, anzitutto limitando la circolazione del virus al di fuori delle scuole e poi, all’interno di esse, con stretti e precisi protocolli, continuando nella strada della serietà, della collaborazione e dell’evidenza scientifica. In questi mesi la collaborazione con alcuni Paesi europei, in primis con la Germania, è stata molto importante per l’intera Europa: ciò ha fatto sì che alcuni governi si siano adoperati per tempo e bene, cosa che purtroppo non è accaduta in altri Paesi dell’Unione». Il nostro Servizio sanitario nazionale è un patrimonio prezioso del nostro Paese del quale dobbiamo prenderci cura con tutte le energie che abbiamo, anzitutto dichiarando chiusa la “stagione dei tagli”» ha dichiarato il ministro nel suo intervento. Le persone hanno capito davvero quanto conti avere nel momento della difficoltà avere un Servizio sanitario nazionale come il nostro. Siamo fuori dalla tempesta, ma non ancora in un porto sicuro: non dobbiamo abbassare la soglia dell’attenzione, continuando a rafforzare il nostro sistema salute, rispettando pienamente l’art. Ora cominciamo a pensare ad una soluzione simile per tutti i pazienti che possono essere seguiti non necessariamente in ospedale: ecco il ruolo del Covid come stimolo per un’organizzazione sanitaria più efficace ed efficiente, anche riguardo al lato economico». Al dibattito, introdotto da Mattia Altini , direttore Sanitario Ausl Romagna, hanno partecipato anche Angelino Alfano , presidente Gruppo San Donato, Claudio Cricelli , presidente Simg - Società italiana di Medicina Generale e delle cure primarie, e Marco Trivelli , direttore Generale Welfare Regione Lombardia.

 

La Cattolica chiama, la scuola risponde

Ateneo La Cattolica chiama, la scuola risponde Nasce da Cremit #distantimaunitiperlascuola, iniziativa per agevolare insegnanti e genitori nel tempo dell’emergenza. Una community che rappresenta una forma di solidarietà didattica digitale by Emanuela Gazzotti | 27 marzo 2020 Dall’università alla scuola. distantimaunitiperlascuola è una challenge di solidarietà didattica digitale che il centro di ricerca Cremit ha avviato come piattaforma di condivisione di contributi didattici aperta a tutti gli insegnanti di scuole di ogni ordine e grado. L’idea è quella di una forma di solidarietà didattica digitale. I lavori più completi saranno poi pubblicati sul numero speciale di EaS - Essere a scuola , diretta dal direttore di Cremit, Pier Cesare Rivoltella , rivista di aggiornamento professionale per gli insegnanti del primo ciclo di istruzione, edita da Morcelliana. Questo numero è già disponibile gratuitamente ed è dedicato interamente alla comunicazione didattica e contiene lo speciale “Scuola a casa”. Una di queste è un help-desk, dedicato in particolare alla suola primaria e dell'infanzia, un forum dove insegnanti, dirigenti scolastici e genitori possano postare domande cui una redazione virtuale di esperti del Cremit risponderà.

 

La scuola (non) è finita

Podcast La scuola (non) è finita Tra annunci di “liberi tutti” e investimento sulla formazione a distanza, l’anno scolastico non può e non deve considerarsi concluso. L’intervento del professor Pier Paolo Triani su come l’emergenza Coronavirus ha cambiato le carte in tavola by Sabrina Cliti | 16 aprile 2020 Mancano ancora più di due mesi al taglio del traguardo finale. Parliamo della scuola che l’emergenza Coronavirus ha trasformato in tempi record, allestendo ambienti virtuali in cui l’apprendimento non si è mai fermato. Le lezioni online proseguiranno nei prossimi mesi, così come le attività di studio e di valutazione. Ma al di là delle nuove modalità adottate, la scuola non è certo finita, dato che il suo senso va al di là delle aule e dei banchi, il senso è quello di aiutare le persone a crescere e questo indubbiamente permane». Ne è convinto il professor Pier Paolo Triani , pedagogista della facoltà di Scienze della formazione, campus di Piacenza, che abbiamo intervistato. scuola #formazione a distanza #triani Facebook Twitter Send by mail Print.

 

Disabili, con #eCatt l’Università è più vicina

Lo testimonia il Servizio Integrazione studenti con disabilità e DSA , fiore all’occhiello dell’Ateneo che accompagna questi giovani lungo tutto il percorso universitario, offrendo supporto nella didattica, nella consulenza pedagogica, tecnologica, negli spostamenti, nella gestione delle pratiche amministrative. L’emergenza di questi mesi ha messo a dura prova anche e soprattutto le fasce più fragili della popolazione e l’Università Cattolica sta facendo la sua parte prendendo in carico le esigenze specifiche degli studenti con disabilità, in particolare i ciechi e i sordi. In attesa che l’ateneo si doti di un software di riconoscimento vocale si raccomanda di prevedere una sintesi scritta della lezione da fornire allo studente e nel caso dell’uso di Power Point di attivare la funzione dei sottotitoli. Resta attivo, infine, il servizio permanente di assistenza del Servizio Integrazione da parte dei pedagogisti laureati in Cattolica che supportano i ragazzi (5 nella sede di Milano, 2 a Brescia, 1 a Piacenza e uno a Roma). In università il Centro studi e ricerche sulla disabilità e la marginalità (CeDisMa) sta operando attivamente per ricondurre l’attenzione dei policy makers sulle esigenze di tutti gli studenti, dalla scuola primaria all’istruzione superiore, portatori di vari tipi di handicap. Dal nostro osservatorio avvertiamo il grido di dolore di molti allievi con deficit lasciati a loro stessi, dimenticati dalla scuola e da insegnanti incapaci di offrire tutto ciò che la loro condizione richiede - racconta Luigi D’Alonzo , direttore di CeDisMa -. Allievi che spesso non hanno collegamenti internet adeguati (si calcola che siano 1/3 gli studenti in Italia privi di connessioni idonee) o che pur potendo avere a casa device capaci non riescono ad avere quel supporto competente dai loro insegnanti».

 

Nel dopo Covid re-impariamo a insegnare

Meeting di Rimini Nel dopo Covid re-impariamo a insegnare L'educazione c'è quando c’è l’intenzionalità, in presenza o a distanza che sia. Il tempo scuola insegnante-disciplina-ora di lezione ha fatto il suo tempo. Parlano i professori Marseguerra e Rivoltella by Antonella Olivari | 21 agosto 2020 Al Meeting 2020 non poteva mancare una riflessione sul tema della didattica a distanza nelle scuole e nelle università utilizzata quest’anno per sopperire alla mancanza delle lezioni in presenza causa Covid 19. Gettando uno sguardo a ritroso è emersa la necessità di una maggior progettazione della lezione a distanza, di una valorizzazione dei consumi mediali e di nuove strategie per attivare la curiosità. Cosa è successo nella scuola? Cosa si è imparato nei mesi di didattica a distanza? Secondo Pier Cesare Rivoltella è successo che la scuola ha dovuto far fronte all’emergenza adattando l’insegnamento, delocalizzandolo in modo drastico. Ne sono derivati due tipi di soluzioni: una deprivazione rispetto alla presenza dell’esperienza didattica; e, in secondo luogo, il tentativo di replicare in remoto la presenza in classe. Si può essere relazionali a distanza sorprendendosi di riuscire nonostante la distanza a sviluppare una relazionalità che non sempre avviene in presenza. E negli Atenei cosa si è imparato? «Tutti abbiamo capito che quando si parla di didattica l’elemento cruciale è l’interazione» precisa Giovanni Marseguerra .

 

In presenza o a distanza serve lo sguardo pedagogico

È un passo imprescindibile per un Paese che vuole costruire il proprio futuro: non ci dobbiamo però dimenticare che la scuola, anche quando era fisicamente chiusa, non ha mai comportato il venir meno della sua attenzione educativa, che è ripresa con difficoltà, ma anche con rinnovata vitalità». Come si fa a fare scuola convivendo col Covid? «La sfida che le scuole hanno davanti è molto impegnativa, perché il rischio di una didattica molto rigida e di una gestione della vita di classe che costi molta fatica ai ragazzi c’è, e questo non favorisce l’apprendimento. Come genitori avremo molte ansie: che i nostri figli imparino meno, che non riescano a recuperare le competenze non apprese, che portino dentro di loro i segni della fatica. Se è vero, come molti sostengono, che nulla sarà più come prima, non potrebbe forse essere, questa, anche un'occasione positiva di rinnovamento della scuola, declinato nelle diverse fasce d'età? «I ragazzi hanno bisogno di normalità. È difficile costruirla in un momento che non è ancora normale: però la normalità è data soprattutto dalla quotidianità dalle relazioni, dai riti che la scuola permette, dai gesti di attenzione che in essa si compiono e dalla spinta a guardare avanti che la scuola può dare. C’è bisogno di ritessere e valorizzare al meglio ciò che abbiamo imparato nei mesi scorsi, ovvero che la scuola è un bene comune, che richiede la collaborazione di tutti. Abbiamo imparato che fare scuola non è soltanto parlare di fronte a qualcuno, ma è mettere le persone nella condizione di scoprire, di essere sollecitati all’apprendimento, di rielaborare le conoscenze.

 

Con gli Eas si studia facendo

Brescia Con gli Eas si studia facendo A Brescia il convegno nazionale sul metodo Episodio di Apprendimento Situato, che privilegia lo studio di contenuti nel loro contesto specifico e una fase pratica, per favorire la concentrazione dei ragazzi. by Bianca Martinelli | 19 ottobre 2018 Negli studenti di oggi, si sa, è sempre più frequente riscontrare una difficoltà di apprendimento dovuta a una scarsa concentrazione o alla fatica di mantenere prolungata la soglia dell’attenzione su uno stesso argomento. Brescia ha ospitato la giornata di studio di rilevanza nazionale “Valutare con gli EAS”, promossa dal CREMIT, Centro di Ricerca sull’Educazione ai Media , all’Informazione e alla Tecnologia dell’Università Cattolica in collaborazione con Morcelliana editrice, e andato in scena il 19 ottobre all’Auditorium San Barnaba. In questo modo viene incontro alle esigenze di ragazzi, quelli di oggi, sempre meno abituati a concentrarsi a lungo sulle cose, rispettando il carico cognitivo che lo studente può sostenere: troppe cose, tutte insieme, svolte in fretta, non producono apprendimento”. Oggi, inoltre, non possiamo pensare di proporre loro lezioni frontali di 5 ore in aula; sono cambiati i tempi, i modi, i livelli di attenzione, per cui è necessario che la scuola prenda coscienza ed elabori nuovi modelli per sopperire a tali cambiamenti. “La scuola lombarda è una scuola d’eccellenza e si è sempre distinta per aver raccolto sfide come questa che permettono di fornire agli studenti sistemi di apprendimento sempre più efficaci. Sulla base di questo lavoro preparatorio, nella seconda fase(l’operatoria) si lavora in classe, in piccoli gruppi, allo sviluppo di un artefatto (la soluzione di un problema, una sintesi, un contenuto digitale).

 

Mondo 4.0: la sfida si vince in team

Mondo 4.0: la sfida si vince in team Per fronteggiare lo tsunami digitale – sia privato che professionale - servono competenze, gioco di squadra e spirito di sperimentazione. settembre 2017 Siamo nel pieno della Quarta rivoluzione industriale e nel nostro mondo 4.0, dominato da uno tsunami digitale che ha pervaso vita privata e professionale, le sfide che si presentano sono inedite, stimolanti, capaci di influire anche sui valori che guidano il nostro fare. Si è partiti da questa riflessione nell’incontro Scuola 4.0 che ha portato 160 studenti dell’ITC Romagnosi in Cattolica per raccogliere stimoli utili ad affrontare il cambiamento. Si è anche parlato dell’evoluzione dei valori, sia personali che professionali: il valore del gioco di squadra e la propensione all’innovazione e allo spirito di sperimentazione sono oggi imprescindibili”. Infine la Tecnologia 4.0 nell’intervento del prof. Francesco Timpano “Abbiamo parlato del nuovo legame che c’è tra macchine, sistemi informatici e la rete, il cloud, analizzando i possibili impatti che la quarta rivoluzione industriale avrà sulla nostra vita, sui nostri comportamenti sui contenuti delle nostre attività lavorative. Una sfida importante che incontra molto l’interesse dei giovani: l’obiettivo è di aumentare la quantità di informazioni che hanno per poter affrontare con la giusta consapevolezza questa sfida”. A chiudere l’incontro l’intervento del prof. Sebastiano Grandi che si è soffermato sulla rivoluzione della comunicazione digitale Mondo 4.0: la sfida si vince in team 1 / #scuola #tecnologia #universita Facebook Twitter Send by mail Print.

 

Lavoro, dunque sono!

Brescia Lavoro, dunque sono! Il convegno ha affrontato la controversa questione dell’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro e del basso tasso occupazionale. Cause del deficit: la crisi economica e un eccesso di familismo, il rimedio è saper puntare su competenze umane. by Bianca Martinelli | 16 marzo 2017 Tra le questioni contemporanee che più necessitano di un’accurata riflessione, quella del rapporto problematico tra giovani e ingresso nel mondo del lavoro è certamente una della più urgenti. Di quest’urgenza – tale poiché inscindibilmente legata al futuro di intere generazioni – delle cause e delle competenze da mettere in campo per giungere ad una soluzione, si è parlato nel convegno “La vocazione del lavoro, il lavoro come vocazione”. In questo senso, le politiche dello Stato non dovrebbero essere rivolte solo all’erogazione di sussidi e aiuti alle classi sociali in difficoltà e ai ceti bassi, ma anche ragionare in prospettiva, tenendo conto dell’inevitabile ricambio generazionale. Un dato di grande interesse che emerge nella terza parte dello studio è dato da quella che viene definita “mappatura delle propensioni di studio” in cui si dà notizia di come un’eccessiva attitudine possa accentuare il distacco e l’allontanamento dei ragazzi da una concezione lavorativa. In questo contesto trovano infine spazio ipotesi e strategie da mettere in atto per arginare l’emergenza: tra queste spiccano i recenti programmi d’inserimento degli studenti negli ambienti lavorativi, come ad esempio è il caso dell’alternanza scuola-lavoro, o la possibilità di corredare il proprio curriculum vitae con esperienze formative all’estero.

 

«Scuole cattoliche, facciamo come le grandi democrazie»

Nel merito è chiaro che i costi che le nostre scuole sostengono e dovranno sostenere non potranno essere coperti da un contributo come questo. Monsignor Tremolada, che cosa significherebbe per il Paese se buona parte delle scuole cattoliche chiudessero, come potrebbe accadere soprattutto nel Nord Italia, dove da sempre rappresentano una fetta importante del sistema educativo? «I nostri sindaci sanno bene cosa succederebbe se dovesse venire meno la presenza delle scuole paritarie. I nostri amministratori sono molto accorti e attenti alla situazione della propria gente e sono consapevoli che nel momento in cui dovessero chiudere le scuole cattoliche ci troveremmo a fare i conti con un tracollo: non sarebbero sostenibili i costi che sarebbero trasferiti soprattutto all’ambito delle amministrazioni locali. Non dimentichiamo che le nostre scuole portano avanti la loro attività con costi che, complessivamente, sono molto inferiori di quelli delle scuole statali corrispondenti». Eppure ci sono molte persone che continuano a considerarle un privilegio… «Non è semplice far capire cosa sono le scuole paritarie cattoliche, perché ci sono dei convincimenti radicati che andrebbero rivisti. Ma c’è chi dice che siano scuole per pochi… «Si parla di scuola privata e non di scuola paritaria e la si immagina come la scuola dei ricchi, la scuola a scopo di lucro, la scuola che ruberebbe fondi allo Stato. Ottavo di una serie di articoli dedicati al sistema delle scuole paritarie in Italia #scuole paritarie #scuole cattoliche #scuola #vescovo Facebook Twitter Send by mail Print LA FORZA DI UNA LUNGA STORIA Monsignor Tremolada, quali sono valori e caratteristiche distintivi delle scuole paritarie cattoliche? «Anzitutto si tratta di scuole.

 

20 anni di MigraReport

“Le migrazioni sono diventate un tema principale per la politica nazionale e internazionale poiché, come pare quasi assodato in Europa, chi promette di respingerne i flussi ha buona probabilità di riscuotere consensi alla elezioni – ha osservato la direttrice del Cirmib Maddalena Colombo . L’impegno di un centro di ricerca locale sugli impatti del fenomeno migratorio diviene pertanto ancora più importante affinché venga divulgata un’informazione corretta e affinata, che tenga conto non solo dei numeri ma anche dei fattori sociali”. Già perché, in tempi di luoghi comuni e di allarmismo costante e spesso infondato, la risposta a molte domande sui flussi migratori e sulle relative conseguenze la si può trovare nella conoscenza approfondita e documentata e nella capacità di inquadrare efficacemente i cosiddetti “effetti di aggregazione”. Certo, in genere gli stranieri rivestono ruoli di basso profilo nei campi, nelle stalle, nel settore della logistica, dei trasporti o dell’assistenza domiciliare, ma appare in crescita anche il numero degli imprenditori (+1,8%) concentrati nei settori del commercio, della ristorazione, o nelle costruzioni. Gli studenti stranieri sono il 7,1% all’Università Statale e il 4,5% in Cattolica (con un’incidenza del 6,6% che supera quella nazionale), ma il dato è in aumento (+19,5% rispetto all’anno scorso) e ben l’80% è in possesso di un diploma conseguito in Italia, il doppio rispetto a dieci anni fa. Famiglia. Qualche esempio? “Oggi a Brescia i cosiddetti 2G, gli studenti stranieri di seconda generazione, sono il 67% degli studenti stranieri totali, che in Italia sono il 60%. Le loro prestazioni non sono attualmente al pari di quelle dei colleghi italiani, ma la forbice tra i due dati va sempre più assottigliandosi ed esistono casi di studenti stranieri resilienti e in grado di ottenere ottimi risultati nonostante difficoltà linguistiche e/o socioeconomiche” conclude Barabanti.

 

Thauma, Sofocle e Eschilo sul podio

Milano Thauma, Sofocle e Eschilo sul podio Con opere dei grandi tragediografi greci, gli studenti del liceo Foscolo di Albano Laziale e dell’Istituto Sant’Ambrogio di Milano hanno vinto la quarta edizione del Festival dedicato al teatro antico, che ha messo in competizione 19 scuole da tutta Italia. marzo 2018 Sofocle e Eschilo hanno vinto la quarta edizione del Festival Thauma – Teatro antico in scena . Gli studenti del liceo Foscolo di Albano Laziale e dell’Istituto Sant’Ambrogio di Milano si sono aggiudicati il primo premio rispettivamente nella categoria Spettacolo con Aiace di Sofocle e in quella dei Saggi con Attraverso il dolore. I vincitori sono stati scelti da una giuria professionale, che ha accolto anche studenti e dottorandi di ricerca, e da una giuria popolare, dopo un’attenta disamina degli spettacoli andati in scena dal 19 al 22 marzo presso il Teatro Commenda di Milano. Quest’anno 19 scuole di tutta Italia hanno partecipato al Festival con rappresentazioni di tragedie e commedie, e riscritture del repertorio classico: spettacoli costruiti attorno ai grandi archetipi del teatro di ogni tempo e interpretati da giovanissimi attori che ne studiano il senso da consegnare al pubblico di oggi. Il Festival mette in gara sia spettacoli del repertorio classico greco e latino, sia progetti di scenografie, maschere e costumi per la messinscena teatrale di questi testi. Sul fronte formativo la gara tra gruppi teatrali favorisce l’aggregazione sociale dei componenti all’interno di ciascun team, la ricerca dei mezzi più opportuni per ottenere la massima qualità nel proprio lavoro, l’entusiasmo proprio dell’esperienza sia teatrale che agonistica.

 

Educare con i nuovi media

Milano Educare con i nuovi media È in partenza il primo Mooc promosso dalla Conferenza episcopale italiana e dal Cremit dell’Università Cattolica, rivolto a operatori, educatori, famiglie, animatori, insegnanti e professionisti della comunicazione. gennaio 2019 Come la famiglia può affrontare l’educazione digitale? Quale ruolo svolge la comunità scolastica quando i media diventano parte integrante della vita quotidiana degli studenti? Quali sono le opportunità che la pastorale può assumere nella propria riflessione e azione? Il corso partirà lunedì 28 gennaio 2019 (dal 21 gennaio prenderà avvio una fase previa di socializzazione e conoscenza della piattaforma) e si snoderà per 6 settimane, fino a lunedì 4 marzo (con una settimana di recupero da lunedì 11 marzo). La proposta formativa nasce in linea con gli Orientamenti pastorali CEI 2010-2020 e il Direttorio CEI “Comunicazione e missione”, e raccoglie le indicazioni emerse dai vescovi italiani nel corso della 71a Assemblea Generale della CEI. L’obiettivo è di fornire un approfondimento su nozioni e pratiche digitali. Il corso online, infatti, affronta lo sviluppo della comunicazione e la mediamorfosi, il ruolo dell’informazione oggi, la questione delle relazioni, dell’identità e della socializzazione in rete, gli strumenti per un’educazione digitale nei diversi contesti e la presenza della tecnologia nell’azione pastorale (dalla liturgia alla catechesi, ai momenti aggregativi). Il percorso formativo, composto da 6 moduli, 18 video-lezioni e 18 schede di approfondimento tematico, proposte operative e materiali per l’approfondimento, si rivolge a educatori, animatori, operatori pastorali, genitori, insegnanti e professionisti della comunicazione. Le iscrizioni si chiuderanno definitivamente il 17 febbraio ma è possibile accedere alla piattaforma e ai materiali anche dopo l’inizio del corso e comunque entro il 25 marzo.

 

Stranieri, studenti più bravi se la famiglia è coinvolta

ricerca Stranieri, studenti più bravi se la famiglia è coinvolta È quanto dimostra lo studio Families and Schools nell’ambito del progetto Erasmus + Project KA2 “ Parental Involvement of Foreign Families in School ”. Partecipano, insieme alla sede di Brescia dell’Università Cattolica, l’ Università di Lleida e l’Université de Luxembourg, l’IC di Adro e l’Ufficio scolastico territoriale di Brescia . L'obiettivo principale del progetto è quello di analizzare l'integrazione, la comunicazione e il coinvolgimento delle famiglie di origine straniera nelle scuole, in modo da poter individuare e realizzare proposte di trasformazione per neutralizzare lo svantaggio che spesso colpisce le famiglie con questo profilo (inclusione sociale delle famiglie). Considerando che un maggiore coinvolgimento delle famiglie influenza anche il rendimento scolastico, il progetto è strutturato anche per aiutare a prevenire l'abbandono prematuro della scuola, oltre a consentire la riduzione degli svantaggi socioculturali che colpiscono una percentuale significativa di alunni di origine straniera. Per raggiungere questo obiettivo si tenta di migliorare la formazione dei professionisti per aiutarli ad affrontare questa situazione e fornire loro le conoscenze e le strategie per favorire la comunicazione e il coinvolgimento delle famiglie nell’educazione dei loro figli. Si parte dall'idea che l'integrazione e il coinvolgimento di tutti gli attori nel sistema formativo generino benefici per le famiglie, gli alunni, il personale e l’Istituzione scolastica in generale. Proporre una riflessione su scala internazionale attorno al Parental Involvement nella scuola , attraverso il contributo di più discipline di studio: sociologia, psico-pedagogia e analisi economica delle Politiche pubbliche.

 

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