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Disabili, con #eCatt l’Università è più vicina

Lo testimonia il Servizio Integrazione studenti con disabilità e DSA , fiore all’occhiello dell’Ateneo che accompagna questi giovani lungo tutto il percorso universitario, offrendo supporto nella didattica, nella consulenza pedagogica, tecnologica, negli spostamenti, nella gestione delle pratiche amministrative. L’emergenza di questi mesi ha messo a dura prova anche e soprattutto le fasce più fragili della popolazione e l’Università Cattolica sta facendo la sua parte prendendo in carico le esigenze specifiche degli studenti con disabilità, in particolare i ciechi e i sordi. In attesa che l’ateneo si doti di un software di riconoscimento vocale si raccomanda di prevedere una sintesi scritta della lezione da fornire allo studente e nel caso dell’uso di Power Point di attivare la funzione dei sottotitoli. Resta attivo, infine, il servizio permanente di assistenza del Servizio Integrazione da parte dei pedagogisti laureati in Cattolica che supportano i ragazzi (5 nella sede di Milano, 2 a Brescia, 1 a Piacenza e uno a Roma). In università il Centro studi e ricerche sulla disabilità e la marginalità (CeDisMa) sta operando attivamente per ricondurre l’attenzione dei policy makers sulle esigenze di tutti gli studenti, dalla scuola primaria all’istruzione superiore, portatori di vari tipi di handicap. Dal nostro osservatorio avvertiamo il grido di dolore di molti allievi con deficit lasciati a loro stessi, dimenticati dalla scuola e da insegnanti incapaci di offrire tutto ciò che la loro condizione richiede - racconta Luigi D’Alonzo , direttore di CeDisMa -. Allievi che spesso non hanno collegamenti internet adeguati (si calcola che siano 1/3 gli studenti in Italia privi di connessioni idonee) o che pur potendo avere a casa device capaci non riescono ad avere quel supporto competente dai loro insegnanti».

 

La scuola a casa con i webinar

Scuola La scuola a casa con i webinar Grande successo di pubblico per il ciclo online promosso da Cremit per gli insegnanti che hanno dovuto reinventare le modalità della didattica al tempo del Covid 19. I webinar continueranno fino al primo giugno by Emanuela Gazzotti | 12 maggio 2020 Il tempo del Covid 19 ha accompagnato il tempo della scuola a casa con tutte le problematiche connesse. Gli strumenti digitali fanno parte delle famiglie? Lo smart working e il distant schooling si conciliano? La scuola ha saputo supportare le famiglie nelle attività a distanza? Sono le prime domande emerse nella fase immediatamente successiva alla riorganizzazione messa in atto dalla scuola per continuare la formazione degli alunni. Il centro di ricerca Cremit sull'Educazione ai Media all'Innovazione e alla Tecnologia , diretto dal pedagogista Pier Cesare Rivoltella , ha colto l’occasione di questa emergenza per dare un contributo concreto avviando un efficace ciclo di webinar sul tema della didattica a distanza che ha riscontrato sempre il “tutto esaurito”. Nel caso, poi, di scuole più evolute che hanno potuto allestire sistemi di eLearning, il genitore si è trovato ad affiancare i figli anche nelle fasi del collegamento, accompagnando per esigenze di sicurezza il figlio durante tutta la fase della connessione on line». I webinar gratuiti promossi da Cremit sono rivolti agli insegnanti della scuola del primo ciclo (infanzia, primaria e secondaria di primo grado), si avvale di esperti del Centro di ricerca che saranno in ascolto e dialogo due volte alla settimana alle ore 17 per un’ora. Il sito del Cremit segnala anche altre iniziative promosse ad esempio dalle riviste Essere a scuola , alcune challenge didattiche e le proposte di due gruppi di studenti della laurea magistrale Media Education della facoltà di Scienze della formazione della Cattolica: uno si chiama Insiem.e.

 

Gara di matematica, la sfida è in rosa

Brescia Gara di matematica, la sfida è in rosa Diciannove squadre, per un totale di 133 ragazze del triennio delle scuole superiori provenienti dalle province di Brescia, Bergamo, Varese, Milano e Monza si sfideranno colpi di quesiti matematici 17 gennaio 2020 Le gare di matematica sembrano piacere anche alle ragazze. Quest’anno ben 19 squadre per un totale di 133 studentesse provenienti dal triennio delle scuole superiori dalle province di Brescia, Bergamo, Varese, Milano e Monza venerdì 17 gennaio nella sede di via Musei 41, per risolvere quesiti matematici. La quarta edizione della Gara matematica tutta al femminile quest’anno è dedicata a Ipazia, la matematica, astronoma e filosofa della Grecia antica. La competizione, organizzata dal dipartimento di Matematica e Fisica insieme ad altre sedi a livello nazionale, selezionerà le squadre in rosa, in vista della finale delle Olimpiadi di Matematica, in programma a maggio a Cesenatico. Per poter partecipare alla gara servono spirito di squadra, capacità di affrontare problemi matematici complessi e strategia nelle risoluzioni, tutte doti che non dipendono dal “genere” dei partecipanti, ma dalla passione e dalla motivazione con cui si affrontano gli studi matematici o, più in generale, gli argomenti scientifici. Le migliori classificate di ogni sede parteciperanno alla finale di Cesenatico a maggio, insieme alle squadre miste che si qualificheranno nel circuito tradizionale, che a Brescia è rappresentato dalla Disfida Matematica. Ogni squadra ha un capitano cui compete la distribuzione dei testi dei quesiti alla squadra, e una “consegnatrice” con il compito di portare materialmente le soluzioni al tavolo della Giuria.

 

Una magia animata

Cinema Una magia animata Un convegno ha spiegato il valore del cinema d’animazione all'interno del percorso formativo nelle scuole primarie e secondarie di primo grado. Tra gli effetti positivi riscontrati: propensione alla collaborazione, al lavoro di gruppo e inclusione by Emma Vitiello | 06 novembre 2019 Raccontare il valore del cinema d’animazione all’interno di un percorso formativo nelle scuole primarie e secondarie di primo grado. Se n'è parlato in Università Cattolica durante la presentazione del progetto AB… Cinema che nasce dalla collaborazione tra Dams, Avisco e Istituto comprensivo Kennedy di Brescia. Gli ospiti sono stati Chiara Boffelli , coordinatrice del Bergamo Film Meeting ; Irene Tedeschi , rappresentante di Avisco; tre professoresse delle scuole che hanno partecipato al progetto ( Annamaria Bernardi, Giuseppina Laffranchini e Monja Rasi ). L’intervento della Boffelli ha insistito sulla forza dei cortometraggi d’animazione d’autore all’interno delle scuole, poiché portatori di grandi messaggi senza il bisogno di parole e quindi di un linguaggio universale. Successivamente è intervenuta la professoressa Annamaria Bernard i che ha raccontato in cosa è consistito il progetto AB…Cinema e come è stato sviluppato. Un lavoro inclusivo dove il clima di lavoro e di collaborazione ha creato una vera e propria magia che è trapelata in ogni secondo dei cortometraggi realizzati (Questa è la mia faccia, Una nuova invenzione, Metaforicamente viaggiando ) e mostrati alla fine della conferenza.

 

Scuola digitale e digitale nella scuola

La Cattolica al Meeting Scuola digitale e digitale nella scuola Le nuove tecnologie sono entrate a pieno titolo in classe e non si può prescinderne. Con tre attenzioni evidenziate dal professor Pier Cesare Rivoltella al Meeting di Rimini 26 agosto 2019 L’ingresso del digitale nelle classi è un orizzonte ineludibile nella scuola, sia sul piano dell’organizzazione che su quello della didattica. Il professor Pier Cesare Rivoltella , docente di Didattica e tecnologie dell'istruzione, ne ha parlato al Meeting di Rimini in un incontro promosso dall’associazione nazionale di dirigenti scolastici Disal. Innanzitutto il tempo : a volte troppo accelerato, chiede di trovare spazi e isole di lentezza. In secondo luogo, le relazioni : l’importanza di non ridurre l’uomo a funzioni o a pacchetti di competenza. Infine il rapporto tra l’umano e l’artificiale , con l’avanzare dell’intelligenza artificiale: si tratta di costruire una nuova antropologia attenta a offrire ospitalità alla tecnologia ma altrettanto attenta a garantire dei margini di eccedenza all’umano. meeting #scuola #digitale #didattica Facebook Twitter Send by mail Print.

 

Scuola, più politiche per gli studenti

il dibattito Scuola, più politiche per gli studenti Contrasto alla dispersione scolastica e impegno per il successo formativo di tutti devono passare in prima linea. Tra continue “emergenze” spesso enfatizzate e la sottovalutazione delle competenze, infatti, si è dimenticata la chiave fondamentale dello sviluppo del paese e cioè l’istruzione. Contrasto alla dispersione scolastica e impegno per il successo formativo di tutti devono passare in prima linea. La formazione degli insegnanti, obbligatoria, deve orientarsi verso competenze psicopedagogiche e didattiche per i bambini e gli adolescenti all’era di Internet. A cominciare dallo sviluppo dei servizi per l’infanzia fino all’edilizia scolastica abbiamo bisogno di innovazione educativa e non certo - come alcuni scrivono - di tornare alla “scuola di una volta”. L’Università ha bisogno di mezzi per la ricerca, mentre spesso non si sono utilizzati pienamente i fondi europei. Molti dei problemi del Paese nascono da un malcelato disinteresse verso il paziente e lungo processo dell’educazione delle nuove generazioni.

 

Università, chi è il nuovo ministro

governo Università, chi è il nuovo ministro Lorenzo Fioramonti è stato nominato alla guida del Miur nel nuovo governo Conte. Con queste parole, riprese dal quotidiano la Repubblica , si presenta il nuovo ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca del governo Conte bis, Lorenzo Fioramonti . Quarantadue anni, sposato con due figli, Fioramonti è uno dei sostenitori, sulla scia del premio nobel Joseph Stiglitz , della necessità di ridimensionare l’importanza del Pil come indicatore del benessere di una nazione. Eletto alla Camera dei Deputati con il Movimento 5 stelle nelle elezioni politiche del marzo 2018, il 12 giugno dell’anno scorso è stato nominato sottosegretario del Miur e il 13 settembre vice ministro all’Istruzione, Università e Ricerca. Ma per poter rilanciare il settore bisogna chiudere la piaga del precariato della scuola, delle università e degli enti di ricerca» ha detto nell’intervista al Corriere della Sera . Credo che serva almeno un miliardo aggiuntivo per l’Università e due per la scuola, dobbiamo dare un orizzonte a scienziati e ricercatori che a 45 anni sono ancora supplenti e a quegli insegnanti che non riescono ad entrare nella scuola. I fondi si possono trovare con interventi fiscali mirati, quella che chiamo l’Iva strategica» ha dichiarato sempre al Corriere , spiegando anche la sua ricetta per finanziare questi provvedimenti: «Servono delle micro tasse di scopo: una tassa sulle merendine, una sulle bevande zuccherate, un’altra sui biglietti aerei.

 

L’importanza di educare alla religione nella scuola laica

A farle eco è la prof.ssa Maddalena Colombo , ordinario di Sociologia dei processi culturali e comunicativi, che nota come «In uno scenario fluido, caratterizzato da un cattolicesimo flessibile ed occasionale, oggi siamo decisamente meno dotti sulle nostre religioni e quasi nulla sappiamo delle altre. Eppure l’educazione religiosa e la comprensione dei suoi fenomeni è la base fondamentale per formare qualunque tipo di cittadino, ateo o praticante che sia, nonché per evitare frange estremiste come il dogmatismo o il fondamentalismo». Le cose non sono migliori nella vicina Francia, come testimonia Alessandro Bergamaschi , associato di Sociologia all’Università di Nizza, che nel volume curato da Laura Zanfrini è stato autore di una ricerca empirica basata su interviste all’interno delle scuole medie e superiori del sud della Francia. Il compito della scuola francese, concepita spazio laico in quanto pubblico, è formare il cittadino repubblicano secondo i criteri di laicità, universalità e indifferenza alle differenze, dal 2004 è inoltre prevista l’espulsione dalle aule per cui ostenta simboli religiosi in antitesi con la laicità repubblicana. Anche nei ragazzi adolescenti, apparentemente più soggetti a costituirsi gruppo sulla base di gusti, passioni, sport e dove la religione non sembrerebbe un ostacolo, ci siamo resi conto di come questi evitino di esporsi per timore di essere derisi o emarginati a causa del loro credo». A rilevarlo è stata Rosangela Lodigiani , docente di Sociologia dei processi economici e del lavoro, che ha aggiunto come «la gita scolastica, l’ora di religione, il pranzo in mensa…sono momenti che possono sollevare criticità nelle scuole intese come spazio laico». Dinamiche che, secondo la docente di Sociologia dell’educazione Mariagrazia Santagati , portano all’individuazione di quelli che, nel trattamento dei conflitti interreligiosi all’interno della scuola multiculturale, dovrebbero costituire tre capisaldi.

 

La nomina di Luigi D’Alonzo nel Comitato nazionale sui DSA

Il nuovo Comitato, del quale fanno parte i massimi esperti italiani sul tema, si è insediato alla presenza della Ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina che ha fortemente voluto la sua ricostituzione dopo l’ultima convocazione avvenuta nel 2013. Le linee guida che regolano i processi di inclusione a scuola delle persone con Disturbo specifico dell’apprendimento (DSA), dopo nove anni da quando sono state emanate, hanno bisogno di essere prese in mano per un’attenta riflessione - ha dichiarato D’Alonzo -. L’esperienza di questi anni non è stata sempre positiva, diversi problemi sono emersi e meritano di essere risolti per il bene degli allievi con DSA e per il bene della scuola». Armonizzare la normativa vigente e aggiornare le Linee guida per il diritto allo studio delle alunne e degli alunni con DSA alle nuove evidenze scientifiche in campo pedagogico e psicologico sono i due principali obiettivi di lavoro del gruppo di esperti. Il Comitato, pur previsto dalla legge, non è stato ricostituito negli ultimi anni - ha sottolineato la Ministra Azzolina -. È invece importante che un settore così delicato sia presidiato da alte professionalità scientifiche, in grado di fornire orientamenti alle scuole. Abbiamo davanti molto lavoro, ma lo dobbiamo alle nostre ragazze e ai nostri ragazzi: miglioreremo il percorso di inclusione, per una scuola che sia sempre più accogliente e capace di garantire il meglio ai nostri studenti e alle nostre studentesse».

 

A lezione di Didattica digitale integrata con il Cremit

L’anno scolastico appena iniziato ha visto, infatti, ribattezzata la didattica a distanza (DAD) in didattica digitale integrata proprio per il ruolo integrativo e non sostitutivo dei canali digitali rispetto alla tradizionale didattica in presenza. Tutti gli istituti hanno definito un piano di DDI per gestire in piena sicurezza una situazione ancora preoccupante. Per iscriversi occorre registrarsi: • webinar 18 novembre • webinar 2 dicembre #scuola #didatticaadistanza #didatticadigitaleintegrata Facebook Twitter Send by mail Print.

 

Adolescenti: noia, tristezza e solitudine i nemici da combattere

Adolescenti Adolescenti: noia, tristezza e solitudine i nemici da combattere Tra i più colpiti dalla seconda ondata di restrizioni ci sono i ragazzi che soffrono l’impossibilità di incontrarsi e di esprimere manifestazioni di affetto. Lo sguardo cupo, talora arrabbiato e più spesso rassegnato dei nostri figli è l’inequivocabile segnale che questo momento storico sta compromettendo i loro anni più belli. I bambini e i ragazzi, però, sono il futuro dell’umanità, dunque non ci si può arrendere all’idea che questo presente sia incapace di offrire loro prospettive incoraggianti. Oggi non c’è una prospettiva chiara di tempo e la capacità di adattamento e di resilienza che abbiamo chiesto la prima volta e che loro hanno messo in atto non è scontato che sia assicurata anche la seconda». Inoltre nel contesto sociale dobbiamo considerare che non tutti i ragazzi sono uguali e che a pagare il prezzo di questa fase saranno soprattutto i più fragili. Gli adolescenti hanno un pensiero che potremmo definire binario, quello dell’ “ora o mai più” che crea una sofferenza acuta sul piano emotivo - continua Emanuela Confalonieri -. Questa è un’occasione privilegiata per far capire loro che crescere significa anche imparare ad avere pazienza e procrastinare ciò che oggi non si può attuare.

 

Dalla normalità e dalla ripetizione a una scuola dell’inatteso

Scuola Dalla normalità e dalla ripetizione a una scuola dell’inatteso È questo l’invito lanciato da Piercesare Rivoltella durante la VII^ edizione dell’Eas day, consapevoli di come la didattica digitale non costituisca una sostituzione bensì un’aggiunta a quella in presenza. Piercesare Rivoltella , direttore del Cremit, prendendo spunto dagli autori americani White e Saday, ha preferito iniziare la riflessione su cosa è opportuno non fare e su come imparare a governare l’inatteso. Per la scuola, ad esempio, non bisogna impostare tutto sulla base dell’alternanza e distanza, ridurre tutto a un discorso di presenza e assenza dove la presenza è il valore e la distanza il ripiego, sicurezza quindi e insicurezza. La scuola è solo questo? Non c’è dell’altro? Questa è una scorciatoia cognitiva, così come concentrarsi esclusivamente sulle procedure come la quarantena, la sanificazione, le mascherine, la febbre. Ed è proprio da qui che parte la riflessione del filosofo Adriano Fabris per ribadire che per far fronte alle nuove situazioni la scuola deve insegnare a gestire l’imprevisto perché è solo un’illusione quella secondo cui le tecnologie ci permettono di avere tutto sotto controllo. E aggiunge che il benessere a scuola con la pandemia è peggiorato perché I’Italia è poco cablata, mancano i tablet, gli spazi dove studiare. Insegna che bisogna rafforzare la relazione, che si tratta di un’esperienza di apprendimento unica, che stimola domande e induce a porsi delle questioni».

 

In presenza o a distanza serve lo sguardo pedagogico

È un passo imprescindibile per un Paese che vuole costruire il proprio futuro: non ci dobbiamo però dimenticare che la scuola, anche quando era fisicamente chiusa, non ha mai comportato il venir meno della sua attenzione educativa, che è ripresa con difficoltà, ma anche con rinnovata vitalità». Come si fa a fare scuola convivendo col Covid? «La sfida che le scuole hanno davanti è molto impegnativa, perché il rischio di una didattica molto rigida e di una gestione della vita di classe che costi molta fatica ai ragazzi c’è, e questo non favorisce l’apprendimento. Come genitori avremo molte ansie: che i nostri figli imparino meno, che non riescano a recuperare le competenze non apprese, che portino dentro di loro i segni della fatica. Se è vero, come molti sostengono, che nulla sarà più come prima, non potrebbe forse essere, questa, anche un'occasione positiva di rinnovamento della scuola, declinato nelle diverse fasce d'età? «I ragazzi hanno bisogno di normalità. È difficile costruirla in un momento che non è ancora normale: però la normalità è data soprattutto dalla quotidianità dalle relazioni, dai riti che la scuola permette, dai gesti di attenzione che in essa si compiono e dalla spinta a guardare avanti che la scuola può dare. C’è bisogno di ritessere e valorizzare al meglio ciò che abbiamo imparato nei mesi scorsi, ovvero che la scuola è un bene comune, che richiede la collaborazione di tutti. Abbiamo imparato che fare scuola non è soltanto parlare di fronte a qualcuno, ma è mettere le persone nella condizione di scoprire, di essere sollecitati all’apprendimento, di rielaborare le conoscenze.

 

Nel dopo Covid re-impariamo a insegnare

Meeting di Rimini Nel dopo Covid re-impariamo a insegnare L'educazione c'è quando c’è l’intenzionalità, in presenza o a distanza che sia. Il tempo scuola insegnante-disciplina-ora di lezione ha fatto il suo tempo. Parlano i professori Marseguerra e Rivoltella by Antonella Olivari | 21 agosto 2020 Al Meeting 2020 non poteva mancare una riflessione sul tema della didattica a distanza nelle scuole e nelle università utilizzata quest’anno per sopperire alla mancanza delle lezioni in presenza causa Covid 19. Gettando uno sguardo a ritroso è emersa la necessità di una maggior progettazione della lezione a distanza, di una valorizzazione dei consumi mediali e di nuove strategie per attivare la curiosità. Cosa è successo nella scuola? Cosa si è imparato nei mesi di didattica a distanza? Secondo Pier Cesare Rivoltella è successo che la scuola ha dovuto far fronte all’emergenza adattando l’insegnamento, delocalizzandolo in modo drastico. Ne sono derivati due tipi di soluzioni: una deprivazione rispetto alla presenza dell’esperienza didattica; e, in secondo luogo, il tentativo di replicare in remoto la presenza in classe. Si può essere relazionali a distanza sorprendendosi di riuscire nonostante la distanza a sviluppare una relazionalità che non sempre avviene in presenza. E negli Atenei cosa si è imparato? «Tutti abbiamo capito che quando si parla di didattica l’elemento cruciale è l’interazione» precisa Giovanni Marseguerra .

 

Ricciardi: «Riaprire le scuole in sicurezza»

Ora dobbiamo riaprire le scuole, motore di civiltà e di crescita del Paese, anzitutto limitando la circolazione del virus al di fuori delle scuole e poi, all’interno di esse, con stretti e precisi protocolli, continuando nella strada della serietà, della collaborazione e dell’evidenza scientifica. In questi mesi la collaborazione con alcuni Paesi europei, in primis con la Germania, è stata molto importante per l’intera Europa: ciò ha fatto sì che alcuni governi si siano adoperati per tempo e bene, cosa che purtroppo non è accaduta in altri Paesi dell’Unione». Il nostro Servizio sanitario nazionale è un patrimonio prezioso del nostro Paese del quale dobbiamo prenderci cura con tutte le energie che abbiamo, anzitutto dichiarando chiusa la “stagione dei tagli”» ha dichiarato il ministro nel suo intervento. Le persone hanno capito davvero quanto conti avere nel momento della difficoltà avere un Servizio sanitario nazionale come il nostro. Siamo fuori dalla tempesta, ma non ancora in un porto sicuro: non dobbiamo abbassare la soglia dell’attenzione, continuando a rafforzare il nostro sistema salute, rispettando pienamente l’art. Ora cominciamo a pensare ad una soluzione simile per tutti i pazienti che possono essere seguiti non necessariamente in ospedale: ecco il ruolo del Covid come stimolo per un’organizzazione sanitaria più efficace ed efficiente, anche riguardo al lato economico». Al dibattito, introdotto da Mattia Altini , direttore Sanitario Ausl Romagna, hanno partecipato anche Angelino Alfano , presidente Gruppo San Donato, Claudio Cricelli , presidente Simg - Società italiana di Medicina Generale e delle cure primarie, e Marco Trivelli , direttore Generale Welfare Regione Lombardia.

 

Per il Libano un aiuto anche psicologico

Progetto Per il Libano un aiuto anche psicologico A un mese di distanza dalla terribile esplosione che ha devastato Beirut, facciamo il punto sui progetti di sostegno promossi dall’Unità di ricerca sulla resilienza. Un segno tangibile di vicinanza al Paese della convivenza by Emanuela Gazzotti | 04 settembre 2020 Un mese fa, il 4 agosto, Beirut veniva devastata da due terribili esplosioni che hanno cambiato il suo volto per sempre. L’Università Cattolica è amica del Libano da tanti anni e presente con progetti di sostegno attraverso l’ Unità di ricerca sulla resilienza ( RiRes ) del dipartimento di Psicologia dell’Ateneo. Cristina Castelli , direttrice di RiRes e vicepresidente dell’ Associazione Francesco Realmonte , ha raccontato che l’intervento dell’équipe RiRes, in accordo con le due congregazioni di Padri Lasalliani e Maristi coinvolte nel progetto “Fratelli”, «prevede un sostegno psicologico a distanza sulla gestione delle emozioni e dello stress. Nei prossimi due mesi riprenderemo i progetti di "Educazione alla Pace e alla Resilienza" di cui oggi si sente particolare bisogno, dato il clima di odio che si vive per le lotte politiche e interreligiose in corso». L’intervento RiRes è dunque prezioso per il sostegno, attraverso le figure degli educatori, dei bambini che hanno alle spalle vissuti traumatici e che si trovano ora a doverne fronteggiare uno nuovo. Inoltre era stato realizzato il progetto “ Education for Peace and Resilience ” che ha prodotto un manuale con le schede delle attività da svolgere con i minori, a servizio degli operatori sociali formati e operanti in centri educativi in Libano e Siria.

 

Rivoltella, nuovo presidente Sirem

Nomina Rivoltella, nuovo presidente Sirem Cambio al vertice della Società di ricerca sull’educazione mediale. Il pedagogista Pier Cesare Rivoltella torna a dirigere l’ente che aveva contribuito a fondare 07 luglio 2020 Oggi il professore Pier Cesare Rivoltella è stato nominato presidente della SIREM, Società di ricerca sull’educazione mediale. Ho accettato con molto piacere di riprendere la presidenza della SIREM, la Società di Ricerca sull'Educazione Mediale, che ho contribuito a fondare nel 2007. La SIREM raccoglie gli studiosi che si occupano di media e tecnologie nei contesti educativi e formativi: quindi, oltre a una quota significativa di pedagogisti, anche psicologi, sociologi, colleghi di altri settori scientifico-disciplinari accomunati da questo interesse». Nella situazione difficile in cui si è trovata la scuola durante il lockdown e in previsione delle incertezze che ancora la caratterizzeranno alla ripresa delle attività a settembre, le attività di questa Società avranno un ruolo particolarmente significativo. A questo proposito Rivoltella ha affermato che «la pervasività dei media nella società informazionale e le nuove esigenze legate allo smart working e al distance learning rilanciano l'importanza di una riflessione sul loro impatto nei contesti educativi e della ricerca di nuove sempre più convincenti strategie di intervento. Questa è la sfida che il nuovo direttivo sotto la mia presidenza dovrà affrontare».

 

Stressessanta, una app per superare l’ansia da esame

Gli psicologi dell’Università Cattolica propongono per l’occasione la App Stressessanta che si propone di contenere lo stress degli studenti in una settimana dedicando pochi minuti al giorno a esercizi specifici grazie alla realtà virtuale. L’ansia da esame è una reazione emotiva da non sottovalutare perché può interferire con le competenze e le abilità dello studente, con il rischio di influenzare negativamente il risultato della prova. Per riuscire a monitorare e superare i problemi di tipo psicologico che si manifestano improvvisamente prima e durante l'esame è dunque fondamentale acquisire le competenze di base nella gestione delle proprie emozioni . La App propone un protocollo della durata di una settimana utilizzando tre diverse tipologie di esperienze in realtà virtuale: • Empowement Emozionale ( Comprendi quello che senti : tre esperienze guidate per imparare a riconoscere e capire le proprie emozioni legate all'esame). Esposizione Controllata ( Verifica quello che senti attraverso lo stress inoculation training : tre simulazioni stressanti legati all'esperienza di preparazione e di gestione dell’esame, della durata di due minuti l’una. Il tuo compito è quello di imparare a gestirle usando le tecniche di empowerment e di rilassamento presentate). Rilassamento Guidato ( Controlla quello che senti : tre esperienze di rilassamento guidato, della durata di due minuti l’una da imparare e utilizzare prima e durante l'esposizione controllata o l'esame).

 

La Fase 3 e il nodo dell’istruzione

Analisi La Fase 3 e il nodo dell’istruzione È preoccupante l’assenza di attenzione del legislatore nei confronti di un tema, come la scuola, che dovrebbe essere un elemento fondante di ogni società, ancor di più in questo momento di ricostruzione. L’articolo del prof Paolo Balduzzi su Il Messaggero 08 giugno 2020 Paolo Balduzzi , ricercatore di Scienza delle finanze, affronta il tema dell’istruzione, ricordando in particolar modo come la questione ancora una volta non abbia rappresentato una priorità né durante l’emergenza sanitaria legata al Covid-19 né nella fase della ripresa del Paese. Non che prima dell’emergenza coronavirus il tema scaldasse particolarmente il cuore del legislatore (quello in carica e molti di quelli che lo hanno preceduto). Basta uno sguardo alle cifre per ricordarci che l’istruzione, ad ogni ordine e grado, non è certo mai stata una priorità: la spesa per l’istruzione in rapporto al Pil è infatti inferiore al 4% nel nostro Paese, ben al di sotto della media Ue (5%). A poco serve ricordare che siamo il Paese più anziano dell’Unione Europea (e il secondo al mondo), perché anche guardando ai dati pro capite aggiustati per l’età la situazione resta drammatica e migliora solo di poco. Volendo poi andare oltre alle cifre, che ovviamente raccontano solo una parte della realtà, la cronaca di questi ultimi mesi ci ha raccontato la storia di un Paese che ha dovuto affrontare molte difficoltà, che ha saputo meritoriamente risolverne alcune ma che non ha voluto occuparsi davvero di altre. L’ultimo esempio di questa atavica pigrizia del legislatore sul tema è la sorte del cosiddetto “decreto scuola” che, per colpevole indecisione e divisione della maggioranza, nonché per colpevole ostruzionismo dell’opposizione, rischia di decadere se non verrà definitivamente approvato entro domenica.

 

La scuola (non) è finita

Podcast La scuola (non) è finita Tra annunci di “liberi tutti” e investimento sulla formazione a distanza, l’anno scolastico non può e non deve considerarsi concluso. L’intervento del professor Pier Paolo Triani su come l’emergenza Coronavirus ha cambiato le carte in tavola by Sabrina Cliti | 16 aprile 2020 Mancano ancora più di due mesi al taglio del traguardo finale. Parliamo della scuola che l’emergenza Coronavirus ha trasformato in tempi record, allestendo ambienti virtuali in cui l’apprendimento non si è mai fermato. Le lezioni online proseguiranno nei prossimi mesi, così come le attività di studio e di valutazione. Ma al di là delle nuove modalità adottate, la scuola non è certo finita, dato che il suo senso va al di là delle aule e dei banchi, il senso è quello di aiutare le persone a crescere e questo indubbiamente permane». Ne è convinto il professor Pier Paolo Triani , pedagogista della facoltà di Scienze della formazione, campus di Piacenza, che abbiamo intervistato. scuola #formazione a distanza #triani Facebook Twitter Send by mail Print.

 

La Cattolica chiama, la scuola risponde

Ateneo La Cattolica chiama, la scuola risponde Nasce da Cremit #distantimaunitiperlascuola, iniziativa per agevolare insegnanti e genitori nel tempo dell’emergenza. Una community che rappresenta una forma di solidarietà didattica digitale by Emanuela Gazzotti | 27 marzo 2020 Dall’università alla scuola. distantimaunitiperlascuola è una challenge di solidarietà didattica digitale che il centro di ricerca Cremit ha avviato come piattaforma di condivisione di contributi didattici aperta a tutti gli insegnanti di scuole di ogni ordine e grado. L’idea è quella di una forma di solidarietà didattica digitale. I lavori più completi saranno poi pubblicati sul numero speciale di EaS - Essere a scuola , diretta dal direttore di Cremit, Pier Cesare Rivoltella , rivista di aggiornamento professionale per gli insegnanti del primo ciclo di istruzione, edita da Morcelliana. Questo numero è già disponibile gratuitamente ed è dedicato interamente alla comunicazione didattica e contiene lo speciale “Scuola a casa”. Una di queste è un help-desk, dedicato in particolare alla suola primaria e dell'infanzia, un forum dove insegnanti, dirigenti scolastici e genitori possano postare domande cui una redazione virtuale di esperti del Cremit risponderà.

 

Scuola di Giornalismo, al via i corsi con il Pulitzer Lawrence Wright

Oggi, lunedì 2 dicembre , Wright parlerà agli studenti dell'Università Cattolica del Sacro Cuore, in occasione dell'inaugurazione del corso biennale 2019/2021 della Scuola di Giornalismo. God save the news con il Premio Pulitzer 2007 Lawrence Wright si terrà in aula Gemelli a partire dalle 9.30. Il titolo della lezione si ispira all’ultimo libro Dio salvi il Texas , edito da NR edizioni, un viaggio nel più controverso degli stati americani, il cuore della Trumpland, che non elegge un politico democratico da oltre vent'anni. È stato pubblicato in Italia con la traduzione curata da Paola Peduzzi , responsabile esteri del quotidiano Il Foglio , che dialogherà con l’autore dopo l’introduzione del direttore della Scuola di Giornalismo Marco Lombardi . pulitzer #lawrence wright #scuola giornalismo Facebook Twitter Send by mail Print.

 

CineYoung in 20 scuole bresciane

Brescia CineYoung in 20 scuole bresciane Oltre 7.000 studenti coinvolti e 250 classi provenienti da 20 scuole bresciane: torna CineYoung, la rassegna cinematrografica dedicata agli studenti by Federico Bertetti | 25 ottobre 2019 Si spengono le luci, comincia la proiezione: a grande richiesta torna CineYoung , la rassegna di pellicole rivolta ai giovani. Sono oltre 7.000 gli studenti coinvolti nel progetto, che porterà al cinema 250 classi provenienti da 20 istituti sparsi per tutto il territorio bresciano, a partire dal 6 ottobre 2019. L’evento, organizzato dall’ Associazione Cattolica Esercenti Cinema (ACEC) Brescia e finanziato dal MIUR e dalla Regione Lombardia, presenterà ai ragazzi una rassegna di circa 10 film, suddivisi in 40 proiezioni gratuite. CineYoung nasce nel 2017 in maniera ridotta, ma, grazie al finanziamento del Ministero, siamo riusciti ad ampliare la programmazione – ha esordito Elisa Lancini , ideatrice del progetto e responsabile di ACEC Brescia, durante la conferenza stampa di presentazione. Sono i documenti ministeriali a richiedere che l’attività legata al cinema sia resa curricolare: i film sono in grado di utilizzare linguaggi diversi che abilitano a vivere esperienze quotidiane in maniera differente. Il progetto CineYoung risponde ad un cambiamento nazionale, ma anche mondiale, del cinema – ha concluso Massimo Locatelli , professore di storia e critica del Cinema presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore. Il primo spettacolo è stato il 6 ottobre, presso il Cinema Sereno di Brescia; la rassegna proseguirà coinvolgendo altre classi e altre sale con cadenza serrata fino al 21 novembre, data in cui avverrà la proiezione conclusiva presso il Cinema San Filippo Neri di Collebeato.

 

Mamme a lezione d’italiano

Service Learning Mamme a lezione d’italiano Un gruppo di studentesse di "Pedagogia generale e della comunicazione" ha svolto attività di alfabetizzazione nell’ambito di un corso di italiano per donne e madri immigrate. Perché grammatica, lessico e comunicazione sono veicoli di inclusione sociale. by Bianca Martinelli | 14 maggio 2019 Si è concluso con successo il corso di italiano e alfabetizzazione per donne e mamme immigrate, grazie al quale alcune studentesse del corso di "Pedagogia generale e della comunicazione" della Cattolica si sono calate nel ruolo di insegnanti ed educatrici nel settore dell’alfabetizzazione. In aggiunta al corso base, inoltre, è stato promosso un approfondimento dedicato alla conoscenza storica, culturale e artistica della città di Brescia. L’iniziativa, promossa da Anolf Cisl Brescia con Anteas , Cisl Scuola e la sede di Brescia di IAL Lombardia , è stata patrocinata dalla Cattolica, in collaborazione con l’amministrazione comunale, l’ Ufficio Scolastico Provinciale e all’ Associazione Centro Migranti Onlus . Il corso è nato da una necessità sollevata da alcuni istituti scolastici bresciani, che hanno raccontato la difficoltà a comunicare con le mamme dei bambini stranieri, in quanto hanno meno opportunità di imparare la nostra lingua e quindi di integrarsi nel contesto sociale. Durante il corso sono state insegnate le basi del lessico e della grammatica italiana, i modi con cui è possibile presentarsi nel contesto di nuove situazioni (ad esempio, recandosi dal dottore), i nomi dei cibi presenti al supermercato, la distinzione tra plurale e singolare, l’uso corretto del verbo avere.

 

Un’app per progettare la didattica

Milano Un’app per progettare la didattica L’obiettivo del progetto internazionale Depit, a cui partecipa il Cremit dell’Università Cattolica, è di esplicitare il processo di progettazione sia per gli inseganti che per gli studenti, fornendo loro un accesso più facile al processo di apprendimento. marzo 2019 La progettazione didattica è la protagonista di Depit (Designing for Personalization and Inclusion with Technologies), il progetto promosso da una rete di università europee che il 7 e 8 marzo fa tappa in Cattolica. Insieme hanno dato vita a una app – e un manuale in tre lingue – che stanno testando 200 insegnanti fra Italia e Spagna e 400 studenti, tra cui 86 iscritti a Scienze della Formazione in Cattolica. Dalla sperimentazione, che sta per concludersi, emergono elementi da valorizzare e altri da modificare: «Durante questa fase, la app è oggetto di sperimentazione e testing sul campo, in classe e a scuola, rendendola usabile e performante. In realtà la app è pensata per continuare a essere modificata: viene incontro alla complessità contestuale in quanto strumento e ambiente dotato di flessibilità e modificabile in situazione, in aula e a posteriori rileggendo la progettazione. Tra di loro, oltre al coordinatore del progetto Roberto Righi e al direttore del Cremit Pier Cesare Rivoltella , arriva da Londra Diana Laurillard , autrice di “Teaching as a design science”. Alla base del progetto vi è infatti anche il suo Conversational Framework, che mette al centro la figura dell’insegnante, promuovendo la collaborazione tra docenti nell’elaborazione dei contenuti e includendo – nel processo di design – anche gli studenti.

 

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