La tua ricerca ha prodotto 5 risultati per statodiemergenza:

La credibilità politica, un concetto inattuale

Innanzitutto, «la credibilità politica non è da intendere come una qualità personale, ma come una relazione» spiega Guido Gili , docente di Sociologia della comunicazione dei media all’Università del Molise e co-autore con Massimiliano Panarari de La credibilità politica: Radici, forme e prospettive di un concetto inattuale (Marsilio, 2020). Questo comporta che la credibilità politica abbia un carattere dinamico, che cambi nel tempo, che possa essere trasferita tra individui e tra contesti e che potenzialmente un candidato possa apparire del tutto credibile per la propria base elettorale e non per i detrattori. La personalizzazione dei candidati «diventa ancora più forte oggi all’insegna dell’individualizzazione, riflettendo e ricercando il rapporto personale» attraverso tutti i mezzi di comunicazione possibili, sottolinea Massimiliano Panarari, sociologo della comunicazione e professore presso il Master in Management della comunicazione sociale, politica e istituzionale all’Università Mercatorum di Roma. Inoltre, a partire dagli anni Duemila le leadership sono «rapide nel consumarsi e nel bruciarsi perché a causa della dimensione relazionale della credibilità» questa può essere da un momento all’altro ritirata da uno dei partecipanti al rapporto, argomenta Panarari. La revoca può avvenire, «se un politico non si dimostra adeguato rispetto al proprio compito, per una sconfitta elettorale bruciante” a seguito della personalizzazione di una tornata elettorale e “per azioni o omissioni che dilapidano la credibilità prima costruita», conclude Panarari. Circa la competenza che deve avere un politico per risultare credibile, Gili spiega che si tratta di una competenza molto diversa da quella degli scienziati: è una competenza essenzialmente di sintesi ed è “finalizzata a una decisione”. Una specificità chiara in questo periodo di pandemia: gli scienziati devono fornire nozioni e analisi tecniche sulla base delle quali sono poi i politici a decidere quali misure adottare sintetizzando i vari dati e punti di vista a disposizione.

 

Dalla crisi dei partiti al successo del populismo: la rivolta della società

STATO DI EMERGENZA Dalla crisi dei partiti al successo del populismo: la rivolta della società Aggiornando e riprendendo la teoria del doppio movimento di Polanyi Francesco Tuccari ha analizzato le trasformazioni del nostro Paese. Il webinar con i professori Unicatt Agostino Giovagnoli e Damiano Palano by COSTANZA SAPORITO | 30 novembre 2020 Il bisogno di protezione avvertito dalla società, soprattutto dopo la grande recessione del 2008, è tornato alla ribalta. Questo, unito alla perdita di radicamento nel tessuto sociale dei partiti tradizionali, ha portato a una “rivolta della società” concretizzatasi nel clamoroso successo ottenuto dai movimenti populisti alle elezioni politiche del 2013 e del 2018. Il libro di Tuccari è stato la base da cui è partito il dibattito dell'appuntamento del 26 novembre del ciclo di incontri “Stato di emergenza” in cui l'autore ha dialogato con i professori della Cattolica Agostino Giovagnoli , docente di Storia contemporanea, e Damiano Palano , direttore del Dipartimento di Scienze politiche. La grande trasformazione “2.0” - ha spiegato Tuccari - si discosta dalla grande trasformazione di cui Polanyi parla guardando alla crisi delle istituzioni liberali avvenuta negli anni ’30 del ‘900 in “risposta” all’avvento, nel secolo precedente, della società di mercato. Se l'epoca di cui tratta Polanyi è caratterizzata da una forte capacità di esercizio di difesa nei confronti della società ad opera dello Stato, tale capacità, data la sempre più preponderante centralità di attori sovra e transnazionali, è oggi andata in larga misura perduta. Per Giovagnoli è opportuno partire dalla crisi dei partiti politici che, prodottasi nei primi anni ’90 in coincidenza con il passaggio dalla Prima alla Seconda Repubblica, ha in realtà iniziato a delinearsi ben prima, esplicandosi nell’incapacità dei leaders politici di farsi carico di molti problemi del tempo.

 

I leader politici e lo storytelling, sedurre prima che convincere

WEBINAR I leader politici e lo storytelling, sedurre prima che convincere Narrazione e arte della persuasione prima e dopo la pandemia al centro del quarto incontro del ciclo Stato di emergenza . L’intento, prosegue Ventura, è di «produrre una diffusione virale di queste storie con lo scopo di raccogliere consenso in maniera mirata e diversificata anche grazie al web e ai big data». Proprio nel 2007 viene eletto Presidente della Repubblica francese Nicolas Sarkozy che ha fatto largo uso dello storytelling, sulla falsa riga dell’esperienza americana. Facendo un salto in avanti, bisogna ricordare anche Emmanuel Macron che si serve di «strategie comunicative tradizionali, big data, incontri Facebook per costruire un’immagine di leadership e un partito personale». statodiemergenza #politica Facebook Twitter Send by mail Print CICLO DI WEBINAR - STATO DI EMERGENZA “ Stato di emergenza. Discussioni sulla politica sospesa al tempo del virus ” è il titolo di una serie di webinar organizzati nell’ambito dei corsi di Scienza politica della facoltà di Scienze politiche e sociali delle sedi di Milano e Brescia sulle ripercussioni della pandemia sulle democrazie occidentali e sulla sfera delle nostre libertà. Per saperne di più sul programma dei webinar, consultare il calendario sul sito Unicatt.

 

Possiamo liberarci dalla dipendenza dai competenti?

STATO DI EMERGENZA Possiamo liberarci dalla dipendenza dai competenti? La mancata realizzazione delle promesse della scienza ha portato a una progressiva sfiducia e la competenza verrà sempre più messa in discussione. Il webinar con Ventura, Castellin e Palano 30 ottobre 2020 di Alessia Silipigni * Radical Choc è il titolo a effetto che Raffaele Alberto Ventura , analista per il Groupe d'études géopolitiques di Parigi, ha usato per il suo ultimo libro. Le motivazioni vanno individuate nel lungo periodo, ma è soprattutto nell’ultimo mezzo secolo che il meccanismo è tornato a incepparsi, dando inizio a una vera e propria crisi di legittimazione. Le dinamiche restano però quasi sempre simili, perché la perdita di fiducia nei competenti può essere interpretata come il riemergere di tendenze più generali, che si ripropongono ciclicamente. Si vive nella continua illusione di riuscire a imparare dagli errori passati, di essere abbastanza informati per riuscire a governare i possibili scenari futuri e, invece, ancora oggi siamo piegati di fronte all’evidenza che non si smette mai di imparare. La dipendenza dai competenti resta necessaria di fronte all’indeterminatezza della situazione e sebbene stia subendo un graduale indebolimento, oggi è possibile sperare che possa lasciare in eredità alcune risposte per riuscire ad affrontare con lungimiranza quello che riserverà il mondo di domani. studentessa del corso magistrale di Politiche europee e internazionali, facoltà di Scienze politiche e sociali, Università Cattolica, campus di Milano #statodiemergenza #palano #castellin #ventura Facebook Twitter Send by mail Print Stato di Emergenza “Stato di emergenza.

 

La politica dopo (e durante) la pandemia

WEBINAR La politica dopo (e durante) la pandemia Emidio Diodato e Alessandro Campi protagonisti del terzo dibattito del ciclo “Stato di Emergenza”. Contro la politica di potenza serve il ritorno della fiducia nelle istituzioni internazionali by COSTANZA SAPORITO | 06 novembre 2020 Come la pandemia può cambiare la politica, l’economia e le relazioni internazionali? Questa la domanda al centro del terzo webinar del ciclo “Stato di emergenza. Ad animare il dibattito, moderato da professor Damiano Palano , i politologi Emidio Diodato , docente di Politica internazionale all’Università per Stranieri di Perugia, e Alessandro Campi , docente di Scienza politica all’Università di Perugia, editorialista e curatore del libro Dopo. Il problema – ha aggiunto – sta nel fatto che, tanto gli scienziati quanto le istituzioni internazionali non si sono dimostrati all’altezza di fornire chiavi di spiegazione del reale più semplici e maggiormente plausibili, capaci di combattere, smontandolo, un complottismo diventato ormai una mentalità sempre più difficile da sradicare». Secondo Campi la scarsa capacità operativa delle istituzioni internazionali fa da contraltare ad una riacquisita centralità da parte dello Stato, sicuramente uno dei maggiori effetti politici e culturali della pandemia, destinato a perdurare nel lungo periodo. Attraverso queste è infatti necessario che gli Stati recuperino la capacità di collaborare tra loro in politica internazionale; l’alternativa è, come afferma Diodato, una “politica di potenza” che nessun attore oggi sarebbe in grado di sostenere, neppure gli Usa». Secondo Diodato ciò è da escludere: «La Cina, la cui crescita è dovuta principalmente alla globalizzazione, si troverà infatti in difficoltà nel gestire i processi di deglobalizzazione innescati dalla pandemia e dovrà necessariamente ricorrere a nuove strategie».

 
Go top