Consumiamo gigabyte e gigabyte di informazioni al giorno, dissetiamo la nostra sete di news da blog e social network, controlliamo di frequente il nostro smartphone per seguire i tam tam digitali. Praticamente navighiamo in un mare magnum d’informazioni dove i media tradizionali cercano di scoprirsi bussole per evitare il naufragio. Di questo e molto altro si è discusso alla Cattolica di Milano in occasione del convegno “Sommersi dalle news” promosso dal Certa e che in un‘aula Pio XI gremita di studenti ed esperti ha permesso ad accademici e professionisti di confrontarsi su uno dei temi più dibattuti del mondo dell’informazione.

Una polarizzazione mediatica. Questo è il trend che si sta registrando negli Stati Uniti e sta invadendo il vecchio continente entrando dalla porta di servizio inglese. Shanto Iyengar, docente della Stanford University, ha spiegato come in un periodo caratterizzato da “data smog”, le principali televisioni via cavo, la Fox e la Nbc, stiano applicando una strategia di polarizzazione, ovvero stanno cercando di far identificare il pubblico americano in un gruppo politico, rendendosi appetibili grazie ad espedienti drammaturgici, il tutto contornato da uno sprezzante inasprimento dei toni sempre più serrato sotto campagna elettorale. Nello specifico la Fox, la prima tv via cavo per numero d’ascolti negli Usa, è schierata dalla parte dei repubblicani. La Nbc, invece, applica la stessa strategia per i democratici. L’appartenenza ad un gruppo politico inculcata dagli attacchi e dalle liti piuttosto che dall’ideologia sta facendo registrare ascolti record ai danni del pensiero critico del telespettatore americano come dimostra la risposta del pubblico alla domanda ‘Come ti sentiresti se tua figlia sposasse un uomo di un altro partito?’. «Dalle rilevazioni – ha spiegato Iyengar - il 35% degli americani sarebbe scontento».

Per fortuna in Italia, lo scenario non è così drammatico. Secondo il direttore del Tg La7 Enrico Mentana i toni si andranno via via smorzando dopo l’uscita di scena di Berlusconi, personaggio mediatico per eccellenza, presente in qualsiasi campo e oggetto infinito di discussioni, il suo nome e la sua condotta hanno fatto la fortuna di giornali e talk show nonché un nuovo modo di fare informazione. Gianpietro Mazzoleni, esperto di mass media nonché docente dell’Università Statale di Milano, attualmente, ha invece evidenziato come attualmente l’infotainment politico (politica come intrattenimento) sia molto presente nel nostro Paese. Praticamente ogni giorno e su qualsiasi rete fin anche a mezzanotte, il telespettatore è in grado di farsi una dose di “politica pop”.

Non mancano all’appello i telegiornali nazionali. Secondo l’osservatorio di Pavia citato da Nando Pagnoncelli, presidente Ipsos e sondaggista del talk show di Rai3 Ballarò, nel delicato periodo del 2010, si è parlato ben poco di fatti concreti riguardanti la crisi e l’economia, dedicando maggiormente i minuti preziosi degli appuntamenti informativi alla politica (18,2%) e costume e società (12%) in totale controtendenza rispetto agli omologhi europei. «Il telegiornale rimane ancora il punto di riferimento per giovani e adulti» ha ricordato il senior researcher del Certa Massimo Scaglioni. Pur competendo con diverse fonti conserva nel complesso la propria funzione orientativa all’interno della tempesta informativa, un rituale da ripetersi a pranzo e a cena e che vede affermarsi nuovi canoni di riferimento come Tg La7 e Sky Tg24, sempre più percepiti dal telespettatore come servizio pubblico, minando di conseguenza il ruolo istituzionale della Rai. Un esempio è il Tg1 di Minzolini, che ha invertito la rotta fino ad essere concepito d’estensione e commerciale, ha pagato il privilegio di contenuti soft a scapito di notizie ben più delicate e di carattere nazionale.

«La credibilità è la caratteristica dominante. Il servizio pubblico è chi lo fa non necessariamente chi lo è»: dalle parole di Aldo Grasso, direttore scientifico del Certa, si intuisce la crisi del modello Rai, non più concepito come servizio pubblico a favore di realtà commerciali come Sky Tg24 e Tg La 7, diventate più autorevoli essendosi guadagnate sul campo credibilità e imparzialità. La direttrice dell’all news di Sky Sarah Varetto ha ricordato come la testata si raffronti direttamente con il web. Si parte dalla verifica delle fonti, si prosegue con il giusto spazio all’approfondimento e all’utilizzo della grafica per aumentare anche la percezione di “televisione letta”. Per Mentana, invece, la figura storica del cantastorie, la vocazione informativa e la competitività rientrano tutti in un patto tacito con il telespettatore, che affida la sua fiducia in cambio di un’informazione puntuale e di qualità, come confermato dagli ascolti record: il modello funziona.

La carta stampata, nel complesso è quella che sta maggiormente reinventando se stessa, riscoprendosi funzionale in questa tempesta di notizie. Lo ha ricordato Barbara Stefanelli, vicedirettrice del Corriere della Sera, che una volta chiarito come il Corriere non possa competere sul campo delle breaking news, per contrastare la frammentazione delle notizie e la velocità dell’informazione, si affida ad una visione più narrativa e personale in grado di soddisfare i bisogni d’approfondimento del lettore. Il modello risulta vincente con l’introduzione di un narratore guida che ordina gerarchicamente le notizie e, tramite l’utilizzo della grafica, le rende immediatamente percepibili. Viene ricercata un’informazione definita “opinionated”, che, grazie all’introduzione di piccoli editoriali, riporta una visione critica dei fatti senza essere di parte. In ultima battuta, si offre al lettore un racconto, grazie a supplementi e inserti che spesso cavalcano l’onda del momento. A chiudere il cerchio ci pensa Corriere.it. Il sito nasce con l’intento di completare l’edizione cartacea anche se gli sviluppi maggiori devono esser fatti proprio in questo campo. L’abilità sarà nell’attirare e coinvolgere i tanti navigatori, offrendogli contenuti dedicati e studiati appositamente per questo nuovo mercato.

Uno scenario che obbliga i “classici” a nuove responsabilità, come selezionare le informazioni, ma anche a garantire i vecchi valori offrendo notizie verificate e di qualità. Non dimenticando il diritto all’informazione.