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Quando la pace scrive la storia

Quando la pace scrive la storia by Alessandro Socini | 18 marzo 2010 Non è solo la guerra a fare la storia, ma anche la pace. Secondo Alessandro Duce , docente di Storia delle relazioni internazionali all’Università di Parma, i periodi successivi ai conflitti sono più lunghi e hanno molto di più da dire allo storico. Le fasi di decomposizione del sistema (guerre, attacchi, invasioni) sono sempre brevi ed estemporanee, mentre le fasi di stabilizzazione sono assai più lunghe e significative, soprattutto per vedere le strategie dei paesi vincenti – ha spiegato -. Tali fasi sono sempre regolate da coloro che hanno vinto e lo studio di congressi e accordi internazionali post bellici è fondamentale per comprendere appieno la logica e la ratio della storia seguente di questi paesi». Lo storico ha spiegato, poi, il paradosso della bomba atomica: «La più grande arma di pace è stata proprio l’atomica, la quale non ha permesso altri conflitti mondiali, poiché il costo sarebbe stato troppo elevato». Hiroshima e Nagasaki hanno in qualche modo cambiato la storia del mondo, anche in relazione alle ideologie: «Quando si parla di radicamenti delle idee, uno degli elementi che ha spinto il sistema mondiale ad andare in crisi e a frenarsi è stato proprio la bomba atomica». Alla domanda sull’eventualità che si vada verso un gioco a due tra Usa-Ue e Cina, il professor Duce ha risposto in modo netto: «Non vedo alcuna animosità negli equilibri attuali che porti a un gioco a due.

 

My Mentor sul campo di rugby

 

Public Policy, in mille a Milano

La conferenza è un’iniziativa dell’ Associazione internazionale di scienza politica (Ipsa) e delle altre organizzazioni mondiali delle discipline politologiche. I partecipanti, provenienti da tutti i continenti, sono riuniti per quattro giorni di intensi approfondimenti sulle principali tematiche e sfide che l’intervento pubblico si trova oggi ad affrontare nei vari contesti geografici e settoriali: dall’ambiente alla sanità, dall’amministrazione pubblica all’immigrazione. La conferenza è articolata in diverse sessioni parallele nel corso delle quali docenti universitari, ricercatori, esperti del settore e practitioners illustreranno i propri lavori scientifici. A queste si affiancheranno tre sessioni plenarie e tre tavole rotonde alle quali interverranno i massimi esperti mondiali in tema di politiche pubbliche, che forniranno occasioni di dialogo e confronto con alcuni rappresentanti del mondo politico. Tra questi Raffaele Cattaneo , presidente del Consiglio regionale della Lombardia, e Fabrizio Barca , già ministro per la coesione territoriale.

 

La gioia di sentirsi volontari

Charity Work Program La gioia di sentirsi volontari Mai routine mancherà tanto a Martina , studentessa di Scienze politiche, che al Centro Santa Rachele di Gerusalemme, ha scoperto la bellezza di essere a totale servizio dei bambini ospitati dalla struttura. Le giornate si svolgevano in un grande spazio esterno dove i bambini, di età compresa fra i 3 e i 10 anni e di nazionalità non israeliana (ad esempio etiopi o filippini), svolgevano varie attività coordinate da noi volontari. Alla fine delle tre settimane mi sono ritrovata a piangere come quando uno dei bambini inciampava e si sbucciava un ginocchio; non potevo credere che fosse arrivato il momento di tornare in Italia. Credo proprio che presto tornerò a fare visita al Centro e ai bambini che spero si ricorderanno di me! La Terra Santa è un paese meraviglioso quanto misterioso, unico e speciale. La cosa che forse mi ha colpita di più è stata la cultura ebraica, così lontana dalla nostra e così ricca di piccole sfaccettature. Ora che sono tornata a casa devo dire che mi sarebbe piaciuto durasse molto di più. Specialmente perché sono andata via proprio quando i bambini iniziavano a ricordare il mio nome e avevo trovato moltissimi nuovi amici tra gli altri volontari, che spero di poter rivedere presto.

 

Terra Santa fra le braccia

Charity Work Program Terra Santa fra le braccia Il Charity Work Program di Arianna , laureata in Medicina, è compreso tra gli abbracci di chi sa accogliere, sostenere, amare, accarezzare persone che rischiano di essere invisibili e il cerchio di pietre che si alza come muro e come morsa invalicabili. Poi ho scoperto che, più che di testa , bisognava lavorare di braccia : chi avrebbe mai detto che possono servire a tante cose? C’è bisogno di braccia per essere sollevati e volare; fra le braccia ci si addormenta, sulle braccia ci si arrampica. Questa esperienza mi ha aperto le braccia: ho ricevuto l’amore gratuito, la fatica che non pesa, la bellezza della quotidianità, il valore di ogni vita. Purtroppo, ho visto anche muri costruiti da braccia forti, divieti affissi da braccia scaltre, ordini dati da braccia cieche, armi portate da braccia giovani. Leggi il suo racconto ALLA SCUOLA DEL SERVIZIO Per Irene , studentessa di Scienze politiche e sociali, il Charity Work Program in Terra Santa ha voluto dire scoprire tutte le dimensioni del volontariato: mettersi a disposizione senza mai rifiutare una richiesta d’aiuto. Leggi il suo racconto LA GIOIA DI SENTIRSI VOLONTARI Mai routine mancherà tanto a Martina , studentessa di Scienze politiche, che al Centro Santa Rachele di Gerusalemme , ha scoperto la bellezza di essere a totale servizio dei bambini ospitati dalla struttura. Leggi il suo racconto UCSC CHARITY WORK PROGRAM Il programma , realizzato grazie al supporto dell’Istituto Toniolo di Studi Superiori, ha promosso, dal 2009 a oggi, circa 260 scholarship della durata di 3-8 settimane per studenti di tutte le facoltà e le sedi dell’Ateneo.

 

A Gerusalemme c’è tutto

Charity Work program A Gerusalemme c’è tutto Sotto il sole d’Israele , avvolte dall’odore intenso che emana la vita in questa terra, è partita per un viaggio al centro dell’umanità, sotto lo sguardo dei bambini. Sofia , studentessa di Scienze linguistiche a Brescia, racconta il suo Charity Work Program 25 settembre 2018 di Sofia Chignola * È una frase che ho sentito pronunciare pochi giorni prima del mio rientro in Italia ed esprime la mia esperienza di Charity Work Program in Terra Santa: «A Gerusalemme c’è tutto». Una terra dove i miracoli si realizzano nel sì quotidiano delle persone, quello dei tanti volontari, suore, sacerdoti, genitori, che di fronte a una realtà faticosa, coltivano il futuro che hanno tra le mani quando prendono in braccio, mettono a dormire, danno da mangiare ai piccoli bambini dell’asilo nido. Il centro , ospitato nel complesso del convento dei Cappuccini e gestito dal Patriarcato latino dei cattolici di lingua ebraica, è dedicato alle famiglie di migranti. Intrecciare relazioni con i bambini e con gli altri volontari ha rappresentato una splendida occasione per rinfrescare le nostre conoscenze linguistiche, oltre che per aggiungere uno scarno ma utile vocabolario di lingua ebraica. È stato bello approfittare dei giorni liberi cercando di andare al di là dei sentieri prettamente turistici, e in alcuni casi sfidare l’ignoto andando nei Territori palestinesi, con tutte le incognite che essi presentano. I bambini crescono in ambienti familiari difficili, con famiglie numerose dove in molti casi è presente un solo genitore e lo stile educativo è più propenso a un laissez-faire che a un ruolo attivo nella loro crescita.

 

Alla scuola del servizio

Charity Work Program Alla scuola del servizio Per Irene , studentessa di Scienze politiche e sociali, il Charity Work Program in Terra Santa ha voluto dire scoprire tutte le dimensioni del volontariato: mettersi a disposizione senza mai rifiutare una richiesta d’aiuto. settembre 2018 di Irene Marchetti * Dopo tre settimane di volontariato ho capito che il dono più utile che si possa fare è mettersi a servizio di chiunque e in qualsiasi situazione. L'aiuto più grande che si possa dare è mettersi a disposizione senza mai rifiutare una richiesta di aiuto, dalla più semplice alla più scomoda o faticosa. I piccoli sono seguiti da educatrici/educatori che lavorano lì per tutto l'anno e che spesso vengono affiancati da volontari provenienti da ogni parte del mondo. Una giornata tipo inizia con la colazione dei bambini verso le 8.30, la quale viene seguita da una mattinata di gioco in cui le educatrici cercano di insegnare ai bambini (sempre attraverso il gioco) numeri e colori. Le due ore che seguono il pranzo sono dedicate alla pennichella, così da ristabilire la pace e la tranquillità, fondamentali dopo la mattinata di giochi. La parte principale e significativa dell'esperienza è stata condividere ogni giornata, dalla mattina al tardo pomeriggio, con i bimbi dell'asilo nido: sono figli di immigrati eritrei, etiopi, filippini che di giorno hanno bisogno di qualcuno che li accudisca mentre i genitori sono al lavoro.

 

Corpo a corpo con l’arte

Milano Corpo a corpo con l’arte Le opere di 12 artisti scelte da 16 studenti saranno in mostra nei chiostri dell’Ateneo dal 30 ottobre. Per il secondo anno consecutivo, infatti, il Centro pastorale dell’Ateneo ha affidato agli studenti il compito di allestire un’esposizione di arte contemporanea, con il saluto ufficiale dell’assistente ecclesiastico generale monsignor Claudio Giuliodori . Seguirà una visita guidata in presenza di artisti e curatori e la performance di Marco Di Giovanni . Giovani e desiderio dello scorso anno, gli studenti si sono incaricati di scegliere ed approfondire in tema del corpo, proporre e selezionare opere ed artisti, curare allestimento e catalogo della mostra, organizzare l’inaugurazione e gestire la comunicazione. A guidarli nei mesi di preparazione padre Enzo Viscardi , assistente del Centro Pastorale, e le professoresse del dipartimento di Storia, Archeologia e Storia dell’Arte Cecilia De Carli ed Elena Di Raddo . Il confronto dialettico con l’artista ha chiarito il ruolo che la sua opera ha nella mostra e l'ampiezza di riferimenti formali, iconografici e culturali che contengono le sue opere». Gli studenti che hanno preso parte alla curatela della mostra sono: Davide Amata , Beatrice Bartolini , Kevin Bellò , Chiara Colmegna , Elena De Panfilis , Beatrice Formis , Caterina Frulloni , Costanza Nizzi , Ileana Noseda , Andrea Padova , Angela Perletti , Mattia Savia , Andrea Telesca , Alessandro Tonini , Carla Tozzi , Anna Vardabasso .

 

Annalisa, un Erasmus in corsia

ucsc international Annalisa, un Erasmus in corsia La studentessa di Medicina ha trascorso gran parte del suo progetto a Cardiff nell’ospedale universitario del Galles, imparando sul campo i segreti dell’arte medica, fatta di conoscenze specialistiche ma anche di attenzione al paziente. Archiviate le normali apprensioni iniziali, fin da subito mi sono sentita accolta sia dai colleghi inglesi, sia dagli altri ragazzi Erasmus che ho incontrato i primi giorni e con cui è nato un bellissimo rapporto. Inizialmente questo atteggiamento mi ha spaventata perché non ero abituata ad avere un ruolo così attivo all’interno di un reparto, mi sembrava quasi “surreale” che chiedessero a me di andare a visitare i pazienti, scrivere in cartella e riferire loro quanto appreso nel colloquio. Ho trascorso il primo mese nell’ospedale pediatrico e, grazie alla dedizione dei medici e di tutto il personale sanitario che mi hanno seguita giorno dopo giorno, ho iniziato ad acquisire sempre più sicurezza e autonomia nell’ambito diagnostico-terapeutico, ma soprattutto ho avuto modo di sviluppare le cosiddette “communication skills”. Ciò che mi ha sorpreso fin da subito, infatti, è stata l’attenzione degli operatori sanitari per il malato nella sua interezza, attenzione che cercano costantemente di insegnare agli studenti dedicando anche lezioni apposite in cui vengono inscenati casi clinici e lo studente deve interagire con degli attori. Ho imparato, dunque, che è davvero importante comunicare col paziente, ascoltarlo e condividere con lui anche parte di sé in modo tale che egli si senta protagonista del percorso di cura. Durante il tirocinio a ginecologia, svoltosi il mese seguente, sono rimasta piacevolmente colpita dall’organizzazione capillare dei servizi forniti alla donna, in particolare dall’ambulatorio dedicato alla visita delle gravide con problemi mentali e dalle cliniche che accolgono e ascoltano donne vittime di abusi e violenze.

 

Sport e salute con Tennis & Friends

ottobre 2018 Un weekend interamente dedicato alla prevenzione, ai corretti stili di vita e alla diagnosi precoce di diverse patologie per tutti i cittadini romani, e non solo. Sabato 13 e domenica 14 ottobre, dalle 10 alle 18 al Foro Italico di Roma, torna Tennis & Friends uno dei più importanti eventi sociali nell’ambito della prevenzione che unisce Salute, Sport, Solidarietà e Spettacolo. Partecipano le maggiori federazioni sportive come la Federazione Italiana Tennis, la Federazione Italiana Sport Equestri, la Federazione Italiana Rugby e da quest’anno anche la Federazione Italiana Golf, Federazione Italiana Pallacanestro, Federazione Italiana Pallavolo, Federazione Italiana Badminton e Federazione Italiana Di Atletica Leggera. L’ambiente non ospedaliero del villaggio della salute, la presenza di personaggi del mondo della cultura, dello sport e dello spettacolo impegnati in un vero e proprio Torneo Tennis Celebrity in grado di intrattenere il pubblico in attesa di effettuare il proprio check-up gratuito. I nostri medici, oltre a fare educazione sanitaria, in questi anni hanno potuto così individuare patologie specificamente collegate agli ambiti su cui è concentrata l’attività di prevenzione e patologie meno evidenti emerse durante tali attività di valutazione sanitaria”. “La prevenzione delle patologie tiroidee è stata al centro della manifestazione Tennis & Friends sin dalla sua prima edizione – ricorda il Preside della Facoltà di Medicina e chirurgia dell’Università Cattolica, professor Rocco Bellantone – a dimostrazione della crescente diffusione negli ultimi anni di queste patologie. Stiamo facendo molti passi avanti nella ricerca, in particolare nell’ambito della Medicina personalizzata, ma accanto a questa occorre lavorare altrettanto bene nella sensibilizzazione del pubblico verso la prevenzione e verso l’adozione di corretti stili di vita che sono alla base di una vita in salute”.

 

Francesca, un premio alla ricerca

Roma Francesca, un premio alla ricerca Alla specializzanda in Diabetologia della Facoltà di Medicina e chirurgia il riconoscimento del Future Leaders Mentorship Programme for Clinical Diabetologists elargito dall’European Foundation for the Study of Diabetes (EFSD). Il premio consiste in un finanziamento di 75.000 euro per un progetto di ricerca della durata di tre anni che il vincitore dovrà sviluppare in collaborazione con un Mentor europeo già leader nel settore. Tale processo dimostra che le β cellule, ovvero le cellule deputate alla produzione di insulina, non vanno incontro a morte cellulare, come si pensava, ma “semplicemente” si spengono preservando la ri-accensione a condizioni metaboliche più favorevoli. Capire i meccanismi molecolari responsabili di tale processo apre la strada per la creazione di importanti e nuove strategie terapeutiche da utilizzare nel diabete di tipo 2. Durante il percorso di Dottorato ha iniziato a frequentare il gruppo di ricerca del professor Andrea Giaccari , docente di Patologia Speciale Medica e Semeiotica Medica dell’Università Cattolica e dirigente medico del dipartimento di Endocrinologia e Diabetologia della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS diretto dal professor Alfredo Pontecorvi . diabetologia #endocrinologia #medicina #alumni Facebook Twitter Send by mail LO STUDIO In particolare, il gruppo di ricerca guidato dal Prof. Andrea Giaccari, del quale fa parte la dottoressa Cinti, studia campioni di pancreas unici al mondo di soggetti ampiamente caratterizzati dal punto di vista metabolico. Nello specifico, il progetto premiato consiste nella valutazione del ruolo dell’innervazione pancreatica nel processo di dedifferenziazione β cellulare.

 

Paolo VI, il Papa amico della cultura

ateneo Paolo VI, il Papa amico della cultura In occasione della canonizzazione di domenica 14 ottobre in Piazza San Pietro, il rettore Franco Anelli ricorda il profondo legame che ha unito l’Università Cattolica a Giovanni Battista Montini , negli anni in cui fu arcivescovo di Milano e poi Pontefice. ottobre 2018 di Franco Anelli * L’Università Cattolica del Sacro Cuore, espressione della Chiesa italiana, vive con grande gioia l’avvenimento della solenne canonizzazione di Papa Paolo VI, alla cui persona è legata da profondi vincoli di affetto e gratitudine, che ampiamente precedono la Sua elezione al Soglio pontificio. Mi riferisco, anzitutto, alla viva memoria della cura e della lungimiranza con cui l’allora Arcivescovo di Milano si occupò dell’Ateneo dei cattolici italiani dapprima come componente e poi come Presidente dell’Istituto Giuseppe Toniolo (Ente fondatore della nostra Università). L’insieme di tali riflessioni costituisce, a mio avviso, un tratto peculiare e assai significativo dell’azione pastorale di Montini, nella prospettiva di quella “nuova evangelizzazione” che Egli promosse con ammirevole lucidità e coraggio. Ed è, questo, un aspetto del Suo Magistero che continua a interpellare le istituzioni scientifiche ed educative di ispirazione cattolica, anche alla luce delle trasformazioni antropologiche e socio-culturali intervenute nei quarant’anni che ci separano dalla scomparsa terrena del Papa bresciano. Non a caso Papa Francesco, parlando di Paolo VI, ci ha invitati a perseverare nella ricerca di «quell’autentico umanesimo, che è sempre moderno e che non dobbiamo stancarci di rielaborare e promuovere in ogni epoca, pena il degrado della nostra stessa dignità.». In una lettera inviata al Rettore Giuseppe Lazzati l’8 dicembre del 1971, per i 50 anni dalla fondazione della Cattolica, scriveva infatti: «Non mai come oggi ogni scienza – pur nel rispetto della propria autonomia – ha bisogno di mettersi in ascolto delle altre scienze, e tutte necessitano di una chiarificazione filosofico-religiosa.

 

Scuola-lavoro, dove va l'alternanza

Roma Scuola-lavoro, dove va l'alternanza Venerdì 19 ottobre un meeting nella sede di Roma in cui saranno presentati i dati della ricerca del Centro Studi e Ricerche sulle politiche della Formazione dell’Università Cattolica sul progetto sperimentato con le scuole nella città di Milano. by Federica Mancinelli | 15 ottobre 2018 Un appuntamento interamente dedicato al tema dell’Alternanza Scuola-lavoro, rivolto ai dirigenti scolastici e ai docenti degli Istituti superiori: l’occasione per questo confronto sarà offerta dal convegno “Alternanza scuola-lavoro. Ricerca, pratiche e criteri di qualità” che si terrà venerdì 19 ottobre 2018, ore 15.00, nella Sala Germania del Centro Congressi Europa della sede di Roma dell’Università Cattolica. I lavori saranno aperti alle ore 15.00 da Michele Faldi, Direttore Offerta formativa, promozione, orientamento e tutorato dell’Università Cattolica. Seguiranno gli interventi di Katia Montalbetti (Centro studi e Ricerche sulle politiche della Formazione) su “Ricerca pedagogica, alternanza scuola lavoro e Università. Dati da un’indagine”, che presenterà i risultati della recente esperienza con gli Istituti scolastici nella città di Milano, e Federica Terzaghi (Promozione, Orientamento e Tutorato) sulle “Linee di lavoro per l’anno accademico 2018/2019”. scuola #alternanzascuolalavoro #orientamento #scuolesuperiori Facebook Twitter Send by mail.

 

Vargas Llosa: le storie moltiplicano la vita

MILANO Vargas Llosa: le storie moltiplicano la vita Il professor Giuseppe Lupo sulla lezione del Premio Nobel in Cattolica: «Per lui la letteratura consente di spaziare oltre le anguste mura del tempo e l’essere incastrato senza prova d’appello in un solo destino». Ma qui sta anche la soluzione offerta da quella macchina di sopravvivenza che è la letteratura, quando si distingue dal mondo reale e promette agli uomini almeno un’altra chance. Vargas Llosa difende la scrittura come fase aurorale della creazione - qualsiasi forma, anche la più lontana in apparenza dalle pagine di un libro - e come atto di estrema libertà, dove è consentito spaziare oltre le anguste mura del tempo. In tutto questo c’è qualcosa di violentemente magico e irreale, addirittura di visionario, perché solo agli esseri umani è consentito questo miracolo, almeno fino a quando l’azione di narrare storie riesca a sopravvivere alla postmodernità che - sono sue parole - “ha distrutto il mito che gli studi umani umanizzano”. Il mondo è insufficiente: questo sottolinea Vargas Llosa. Ogni parola finisce nell’atto in cui viene pronunciata, ma ogni parola, proprio perché pronunciata, ha il potere di restituire una parvenza di infinito a ciò che termina, come il fuoco, come l’anima, come le cose che durano, e di moltiplicarla nel tempo fino a farci dimenticare del loro concludersi. scrittore e docente di Letteratura moderna e contemporanea, facoltà di Lettere e filosofia, sede di Brescia e Milano #vargasllosa #letteratura #libri Facebook Twitter Send by mail.

 

Un premio alla ricerca di qualità

ateneo Un premio alla ricerca di qualità Il riconoscimento alle migliori pubblicazioni prodotte da docenti e ricercatori dell’Ateneo è un investimento che genera benefici per tutta l’Università. L’iniziativa, avviata nel 2017, prosegue nel 2018 16 maggio 2018 Nell’ambito della valorizzazione della ricerca prevista dal Piano Strategico di Ateneo, l’Università Cattolica ha introdotto un sistema di premi alle migliori pubblicazioni prodotte dai propri docenti e ricercatori . Le pubblicazioni scientifiche hanno un ruolo importante nel sistema nazionale di valutazione della ricerca e nei ranking internazionali delle università. I ricercatori e docenti dell’Ateneo nelle diverse discipline hanno evidenziato buone performance complessive, con punte di eccellenza, nell’ambito dell’esercizio di valutazione della ricerca VQR 2011-2014, che si è basato largamente sulla valutazione delle pubblicazioni scientifiche. L’iniziativa dei premi alle pubblicazioni ha perciò anche lo scopo di stimolare l’Università Cattolica a raggiungere risultati ancora più positivi nel prossimo esercizio di valutazione della ricerca. I 161 lavori premiati nel 2017 sono stati selezionati dai dieci Comitati Scientifici dell’Ateneo , con il coordinamento della Commissione Strategie di Ricerca, seguendo la procedura approvata dagli Organi di governo. ricerca #premio #valutazione Facebook Twitter Send by mail LE PUBBLICAZIONI PREMIATE SCIENZE MATEMATICHE E INFORMATICHE SCIENZE FISICHE E SCIENZE AMBIENTALI SCIENZE BIOLOGICHE SCIENZE MEDICHE SCIENZE AGRARIE E VETERINARIE SCIENZE DELL'ANTICHITÀ, FILOLOGICO-LETTERARIE E STORICO-ARTISTICHE SCIENZE STORICHE, FILOSOFICHE, PEDAGOGICHE E PSICOLOGICHE SCIENZE GIURIDICHE SCIENZE ECONOMICHE E STATISTICHE SCIENZE POLITICHE E SOCIALI.

 

Scuola lavoro, l’alternanza cresce

ateneo Scuola lavoro, l’alternanza cresce In un anno ha fatto registrare un balzo del 65% di studenti accolti nel nostro Ateneo, tra inserimento negli uffici e attività didattiche dei docenti con alcuni dei 96 istituti coinvolti. Quella che è ormai una realtà per il sistema scolastico italiano, lo è in modo evidente anche per il nostro Ateneo che, a partire dalle prime sperimentazioni dell’anno 2014-2015, ha incrementato sempre più questa forma di collaborazione con gli istituti superiori. Basti pensare che in un solo anno ha fatto registrare un balzo superiore al 65% di studenti accolti in tutti i campus dell’Atene o. Nell’anno accademico 2017-2018 sono stati 1.137 a fronte dei 687 del 2016-2017, mentre le scuole coinvolte sono aumentate da 68 a 96. Il primo canale è quello dell’ inserimento degli studenti dell’ultimo triennio delle scuole superiori negli uffici e nei serviz i dell’Università: dal Centro di Ateneo per la solidarietà internazionale (Cesi) all’Ufficio Stampa e media, dall’Ufficio internazionale alla biblioteca, dalle risorse umane all’editrice Vita e Pensiero. Lo conferma Simone Robbiati , 18 anni, studente del Liceo classico “Maiorana” di Desio (Mi), che è al secondo anno di Alternanza in Università Cattolica: «L’anno scorso sono stato accolto nell’Ufficio comunicazione e quest’anno in Biblioteca. L’iniziativa aveva lo scopo di sviluppare negli studenti del triennio del Liceo Classico competenze relative al loro ruolo di Tutor nei confronti degli studenti che, nel biennio, presentano difficoltà su alcune materie e si proponeva di potenziare nei tutor liceali alcune abilità che favorissero il loro operato. Come ha detto una di loro: «Grazie a questo progetto abbiamo avuto l’opportunità di metterci in gioco direttamente e di acquisire maggiori consapevolezze su di noi, nel ruolo di tutor».

 

Guareschi, un cuore targato Milano

MILANO Guareschi, un cuore targato Milano Dagli scritti del papà di Don Camillo e Peppone, oltre al cruccio di aver svenduto i diritti del suo romanzo agli autori della saga cinematografica, emerge anche il profondo intreccio tra la sua anima emiliana e la milanesità non solo professionale. ottobre 2018 di Paola Ponti * Può sembrare sorprendente, ma per accostare la “milanesità” di Guareschi, è possibile prendere le mosse dal Mondo piccolo e dal Don Camillo. Nella lettera del 27 gennaio 1949, inviata da Giovannino Guareschi al regista Antonio Blasetti, scrive: Peccato che il Don Camillo non sia più mio: per me “Don Camillo” è come un caro amico morto al quale si può soltanto pensare con infinita nostalgia. O ancora, quando riconosce che il legame con Milano è profondo e immodificabile: «Anche quando nella mia casetta di Milano abiterà altra gente, la piccola soffitta rimarrà mia e non la mollerò perché la mia barca sentimentale sarà ormeggiata al grande Porto delle Nebbie. Pubblichiamo uno stralcio della sua relazione #letteratura #guareschi #anniversario Facebook Twitter Send by mail IL CONVEGNO Nella ricorrenza del 50° anniversario della morte di Giovanni Guareschi (1968-2018) l’Università Cattolica, il Comitato Guareschi 2018 e il Centro Culturale di Milano hanno dedicato alla figura dello scrittore un’importante giornata di studi. Ritrovare Guareschi – Mondo Piccolo don Camillo : questo il titolo dell’iniziativa che si è tenuta mercoledì 10 ottobre all’Università Cattolica e articolata in diversi interventi frutto di accurate ricerche condotte dal Dipartimento di Italianistica e Comparatistica dell’Ateneo del Sacro Cuore. Dopo i saluti introduttivi di Luigi Pati , preside della facoltà di Scienze della Formazione, e di Giorgio Vittadini , presidente Comitato Guareschi 2018, si sono alternati, tra gli altri gli interventi dei docenti dell’Università Cattolica Pierantonio Frare , Raffaele Chiarulli , Arturo Cattaneo , Enrico Elli , Daniela Tonolini , Ermanno Paccagnini , Paola Ponti .

 

Che cos’è la Generatività

MILANO Che cos’è la Generatività Due giorni di studio in largo Gemelli promossi da Arc e dall’ Archivio della Generatività Sociale . L’obiettivo del convegno è apprendere da una molteplicità di storie già esistenti a livello territoriale un paradigma relazionale per il cambiamento sociale. L’evento è organizzato dal Centro ARC ( Anthropology of Religion and Cultural Change ), diretto dal professor Mauro Magatti , e dall’ Archivio della Generatività Sociale , progetto di ricerca-azione che da ormai diversi anni racconta e studia le tante storie di generatività che popolano il nostro paese. In particolare, la generatività sociale può essere concepita come quel movimento della vita capace di produrre nuove forme (economiche, politiche, sociali) da cui le nuove generazioni possano trarre beneficio in termini di abilitazione personale e contestuale. L’attenzione è dunque non solo verso specifiche forme di azione sociale e le loro conseguenze ma anche verso la capacità di queste ultime di attraversare molteplici livelli della vita sociale. Proprio inserendosi in questo punto di articolazione tra micro e macro, individuo e società, funzioni e significati, la generatività sociale rappresenta una possibilità per dare vita ad un nuovo immaginario e a nuove pratiche di crescita economica, sociale e umana. In particolare, la pubblicazione del volume Social Generativity: a relational paradigm for social change (Routledge, 2018) rappresenta una buona occasione per fare il punto sull’evoluzione del concetto di “generatività sociale”, le sue dimensioni analitiche, i suoi fondamenti teorici e le sue implicazioni in termini di policy.

 

I dieci anni di Asa

cattolicapost I dieci anni di Asa Una tre giorni di studio per celebrare il compleanno dell’Alta Scuola per l’Ambiente e analizzare pratiche virtuose e favorire progetti innovativi, sostenibili e solidali nell’ambito della responsabilità per la cura della casa comune. In Italia e nel mondo crescono le disuguaglianze mentre l’Agenda 2030 e i 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile stentano a diventare oggetto di informazione e confronto collettivo. Le diverse parti della società sono chiamate a individuare nella responsabilità per la cura della casa comune un metodo per attuare un nuovo modello di sviluppo e di benessere rivolto alle giovani generazioni. Una sorta di appello che esprime il desiderio di approfondire come le generazioni che salgono alla ribalta siano chiamate e coinvolte a divenire responsabili del miglioramento materiale, del progresso morale, dello svolgersi del loro itinerario spirituale. La prima sessione del convegno si focalizza sul compito di formarsi alla coscienza storica, di rendersi conto dei valori, delle istituzioni, dell’eredità che abbiamo ricevuto e amministriamo. Prendere consapevolezza dei rischi e delle iniquità che minacciano il presente e il futuro della pacifica convivenza sul pianeta richiede un’attività educativa che si dispieghi lungo tutto l’arco e in ogni contesto della vita personale e collettiva. Nel pomeriggio di giovedì 11 ottobre, a partire dalle ore 14.30, dopo i saluti istituzionali del sindaco della città di Brescia Emilio Del Bono , del rettore dell’Università Cattolica Franco Anelli , e dell’Università di Brescia Maurizio Tira , Enrico Giovannini , portavoce dell’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile parlerà di “Un’utopia sostenibile”.

 

La Cattolica a Didacta 2018

CATTOLICAPOST La Cattolica a Didacta 2018 L’Ateneo parteciperà all’evento internazionale in programma a Firenze dal 18 al 20 ottobre nello stand della Rete Universitaria Italiana per l’Apprendimento permanente. Sarà presente, in particolare, con il progetto Cattolica per la scuola 12 ottobre 2018 Quest’anno l’Università Cattolica sarà presente all’evento internazionale Fiera Didacta che si svolgerà a Firenze dal 18 al 20 ottobre 2018 . L’Ateneo sarà ospitato nello stand della Ruiap – Rete Universitaria Italiana per l’Apprendimento permanente. Nelle tre giornate l’Università Cattolica proporrà diversi workshop di notevole interesse per il mondo della scuola, inseriti in un più ampio progetto d’Ateneo denominato Cattolica per la scuola . scuola #didattica #cattolicaperlascuola Facebook Twitter Send by mail.

 

Faccia a faccia con la ricerca

Brescia Faccia a faccia con la ricerca Dallo spettroscopio che rivela l’autenticità di un dipinto all’algoritmo che scova le fake news; dalla psicologia alla corretta creazione della web reputation. by Bianca Martinelli | 03 ottobre 2018 C’era anche la Cattolica di Brescia tra le Istituzioni che, venerdì 28 settembre in centosedici città italiane, hanno aperto le porte dei loro laboratori in occasione della “Notte dei Ricercatori” , dal sottotitolo MEETmeTONIGHT promossa dalla Commissione Europea fin dal 2005. Ne è stato un esempio il laboratorio dedicato alla tecniche spettroscopiche di norma impiegate per analizzare la composizione di materiali particolari che oggi trovano una sempre maggiore applicazione nel contesto della verifica dell’autenticità o di successivi rifacimenti dei dipinti e delle opere d’arte. Discipline scientifiche ed artistiche sono alla base anche della ricerca scultorea dell’artista olandese Rinus Roelofs , le cui sculture a grandezza monumentale – composte da elementi modulari il cui rapporto è basato su teoremi matematici - sono state esposte e illustrate per tutta la giornata. In un'epoca in cui i grandi cambiamenti digitali hanno investito (forse più di altri) il mondo informazione, fare ricerca significa anche individuare un modo per attestare la veridicità delle notizie che ogni giorno vengono diffuse sui media e sulle piattaforme digitali, e i social network. L’area Arte, Comunicazione e Spettacolo ha invece proposto "Brand Yourself" in cui sono stati illustrati gli strumenti orientarsi e costruire la propria web reputation , anche attraverso simulazioni e presentazioni di case-history . Grande successo, infine, anche per la "Caccia al Tesoro" pensata per coinvolgere i ragazzi delle scuole medie e superiori, che si sono così sfidati nella risoluzione di rebus e rompicapi matematici in giro per la città.

 

Una casa per la cultura digitale

cattolicapost Una casa per la cultura digitale L’ha costruita Meet nella sede dell’ex Spazio Oberdan a Milano, che diventerà sede di un centro internazionale con quattro aree di intervento interdisciplinari. Questi giovani rappresentano una piccola fetta del presente e del futuro di Milano, è per questo che ho voluto “affidare” al master Progettare Cultura un lavoro finale sul centro di cultura digitale. Agli studenti è stato chiesto di adottare un punto di vista preciso, osservando il digitale come un portato culturale ancor prima che tecnologico. Eppure, a questa familiarità lessicale e all’uso sempre maggiore che ognuno di noi fa di dispositivi digitali, non corrisponde spesso una consapevolezza delle ricadute e delle opportunità che questo scenario può creare. Gli studenti hanno dapprima osservato le realtà che in Europa e nel mondo si occupano di cultura digitale, stabilendo un benchmark utile per poi differenziare i percorsi di lavoro di ciascun gruppo per aree: Education; Showcase; Content e Launch . Proprio come accade a livello professionale, gli studenti si sono trovati a gestire e valutare la fattibilità produttiva ed economica di iniziative e attività che, pur finalizzate a un approccio culturale, non possono perdere di vista i costi tecnologici e operativi che da esse derivano. Meet ha confermato che alcune delle idee elaborate e prodotte dai giovani partecipanti al Master Progettare Cultura entreranno a far parte del programma 2019 e già da ora una delle studentesse del corso sta svolgendo un tirocinio nella struttura .

 

Job Pricing, studiare in Cattolica conviene

ateneo Job Pricing, studiare in Cattolica conviene I risultati del rapporto focalizzato sulle retribuzioni dei laureati, che analizza le prospettive di carriera offerte dagli atenei italiani. Un valore che supera dell’8% la media nazionale. L’Università Cattolica sale al secondo posto (escludendo il Politecnico di Milano) sia nella fascia di laureati tra i 35 e i 44 anni (con una retribuzione annua lorda di 44.307 euro), sia nella fascia tra i 45 e i 54 anni, toccando uno stipendio lordo di 61.040 euro. Ma il dato più interessante è l’incremento retributivo percentuale tra l’ingresso nel mondo del lavoro e gli anni centrali della propria carriera. L’Università Cattolica, con un +87%, registra il balzo in avanti maggiore tra la retribuzione nella fascia 25-34 anni e quella 45-54, salendo sul gradino più alto del podio degli atenei italiani. Dal rapporto Job Pricing emerge, comunque, che, a prescindere dalle differenze tra le varie università, prendere un titolo accademico conviene ancora: sul piano del reddito lordo annuo medio, i laureati superano di 11.900 euro i diplomati (39.730 euro contro 27.849). jobpricing #lavoro #retribuzione #stipendio Facebook Twitter Send by mail.

 

Trofic e Santa Sede contro la fame

ateneo Trofic e Santa Sede contro la fame Alla presenza di Papa Francesco , annunciata l’alleanza tra il Centro di ricerca dell’Ateneo sui temi dell’educazione e dello sviluppo sostenibile e la Fondazione Gravissimum Educationis . È quella che ha avviato Trofic , il Transdisciplinary Research On Food Issues Center dell’Università Cattolica, con la fondazione della Santa Sede Gravissimum Educationis , presieduta dal cardinale Giuseppe Versaldi , istituita dal Papa il 28 ottobre 2015, in occasione del 50° anniversario dell’omonima Dichiarazione del Concilio Vaticano II sull’educazione. Nel corso dell’incontro che si è svolto in Vaticano lo scorso 25 giugno, nell’ambito del seminario di studi “Educare è trasformare”, sono state condivise alcune linee di azione che potrebbero trasformarsi, a breve, in progetti sul campo, da realizzare in collaborazione con le università cattoliche presenti nei cinque continenti. Una globalizzazione senza speranza e senza visione è esposta al condizionamento degli interessi economici, spesso distanti da una retta concezione del bene comune, e produce facilmente tensioni sociali, conflitti economici, abusi di potere» ha affermato il Santo Padre nel suo discorso. Si tratta di traguardi importanti, che potranno essere raggiunti attraverso lo sviluppo della ricerca scientifica, affidata alle università e anche presente nella missione della Fondazione Gravissimum Educationis. Una ricerca di qualità, che ha di fronte a sé un orizzonte ricco di sfide» ha aggiunto Papa Francesco, ricordando, in particolare, quelle esposte nell’Enciclica Laudato si’ , che fanno riferimento ai processi dell’interdipendenza globale. La collaborazione con altre università e con centri di ricerca internazionali è uno degli obiettivi prioritari e l’avvio di questa concreta collaborazione con la Santa Sede costituisce un tassello importante per realizzare la nostra missione di servizio alla società e alla Chiesa».

 

L’azienda del futuro? Circolare

Milano L’azienda del futuro? Circolare Secondo una ricerca condotta da Asag e Randstad, il 42% di professionisti e dirigenti Hr italiani intervistati vorrebbe gerarchie meno rigide e maggiore partecipazione. Un approccio che promuove una responsabilità diffusa e un nuovo modo di valutare l’errore sul posto di lavoro, che ben il 44% delle aziende non vede più come un danno ma come una fonte di apprendimento e miglioramento. Ma l’applicazione concreta di una struttura organizzativa circolare e partecipata stenta ancora a diffondersi: è presente in appena il 4% delle aziende. Dall’indagine emerge un forte bisogno di cambiamento da parte delle imprese, che però nella maggior parte dei casi restano ancora legate a modelli organizzativi tradizionali – commenta Marco Ceresa , Amministratore delegato di Randstad Italia –. Passare da un modello gerarchico a una struttura circolare è una transizione obbligata per le aziende che vogliono prosperare, perché una forza lavoro deresponsabilizzata, priva di autonomia, che esegue direttive calate dall’alto e non condivise, ha un impatto fortemente negativo sulle performance e sulla capacità di innovare delle imprese». Dalla ricerca, infatti, emerge che nella quasi totalità delle aziende mancano tempi e luoghi in cui far circolare informazioni, idee e ipotesi progettuali, ma soprattutto in cui condividere il senso degli oggetti di lavoro. Allo stesso tempo è evidente la carenza e la desiderabilità di un’organizzazione più circolare, i cui manager non abbiano paura dei processi partecipativi e del conflitto e si fidino dei collaboratori, che a loro volta possano portare idee e contributi conoscitivi.

 

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