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Il paradosso americano

Ciclo: Il mondo in disordine Il paradosso americano La potenza mondiale degli Stati Uniti costituisce un ossimoro tra invulnerabilità e insicurezza? Di questo si è parlato nel seminario L'impero fragile e le trasformazioni della geopolitica americana. L’intervento di Stefanachi ha sottolineato quanto sia importante l’aspetto geopolitico di uno Stato, ossia tutti quei fattori territoriali che influenzano e modificano la politica dello stesso. Ad esempio, gli Stati Uniti dispongono di un territorio molto esteso e dotato di varie risorse minerarie, petrolifere, naturali; costituiscono quasi un’isola - e perciò una difesa militare passiva - ma soprattutto si trovano circondati da Paesi sostanzialmente poveri, da cui dunque non devono aspettarsi attacchi di nessun genere. Tutti questi fattori aiutano gli Stati Uniti ad affermarsi nella politica estera rispettivamente a livello economico, geografico e militare , e riescono così a influenzare molte delle scelte di altri Stati, garantendosi una significativa invulnerabilità. Un concetto che richiama il pensiero di Obama “guidare da dietro”; ovvero mandano rinforzi strategici, consigliano, propongono, ma non si impegnano mai in modo diretto. “Appare quasi come un’azione lasciata a metà; la geopolitica sembra fare degli Usa una potenza inaffidabile” conclude Stefanachi, lasciando spazio a Locatelli che ha contribuito a scattare una fotografia sull’evoluzione di un Paese che ancora oggi determina gran parte delle scelte della politica estera. america #politica #geopolitica #mondo #globalizzazione #statiuniti #sicurezza Facebook Twitter Send by mail.

 

Effetto Trump? Gli Stati Uniti un anno dopo

Dieci incontri per leggere la politica globale", relatori Mireno Berrettini e Gianluca Pastori , autori di un fascicolo speciale dei "Quaderni di scienze politiche" dedicato alla presidenza Trump. ottobre 2017 di Gianluca Pastori* L’arrivo di Donald Trump alla Casa Bianca ha cambiato molte regole nel gioco della politica americana. Ha riportato in auge un modo di fare politica apparentemente dimenticato, in cui il forte richiamo alla legittimazione popolare fa del Presidente, più che il contraltare, il rivale di un Congresso presentato sempre più come strumento nelle mani delle macchine partitiche. Dopo gli screzi del 2002-03 e i rapporti difficili negli anni di George W. Bush, l’arrivo alla Casa Bianca di Barack Obama aveva fatto sperare in un riavvicinamento fra le due sponde dell’Atlantico, riavvicinamento che si è dimostrato, invece, illusorio. Al contrario, quelli di Obama sono stati anni di crescenti divaricazioni su una serie di punti importanti, dalle relazioni con la Russia alla crisi siriana. Solo alla fine del mandato, con la prospettiva concreta di una vittoria di Trump, la dimensione conflittuale è stata accantonata per una narrativa più attenta agli aspetti di convergenza. Ciò non ha, comunque, modificato l’essenza di un legame che – con il venire meno del comune nemico sovietico – sembra essersi via via deteriorato e che oggi, proprio con Trump problematicamente insediato nello Studio Ovale, sembra avere raggiunto uno dei suoi punti più bassi.

 

In Guatemala, cittadina del mondo

UCSC INTERNATIONAL In Guatemala, cittadina del mondo Per Stefania , studentessa di Scienze linguistiche veterana del progetto Overseas , l’incontro con un Paese così distante geograficamente e culturalmente dal nostro ha posto un’altra tessera nel processo di costruzione di un senso di appartenenza globale. Anche il viaggio non è stato privo di difficoltà: dopo aver corso a piedi scalzi per tutto l’aeroporto di Newark, a causa del poco tempo, dei ritardi e delle infinite code, ho finalmente visto per la prima volta la scritta “Guatemala City”. Al mio arrivo in aeroporto la sorella della mia Buddy , la studentessa a cui vieni affidato per inserirti, mi stava aspettando con sua madre per accompagnarmi in quella che sarebbe diventata la mia nuova casa. Non c’erano italiani con cui parlare la mia lingua, ma per fortuna ho avuto l’opportunità di frequentare tanti studenti internazionali come me. Proprio nell’ambiente universitario ho conosciuto quelli che sarebbero diventati i miei due migliori amici: Jorge, il mio allenatore di taekwondo, e Daniela, una compagna di classe. Anche integrarsi nel loro sistema universitario di verifiche e compiti costanti è stata una vera sfida per me, ma io non mi sono certo arresa: mi piacciono le sfide e credo di esserne uscita più forte e coraggiosa di prima. Ho imparato che è fondamentale chiedere, sempre e di ogni cosa di cui ci si senta in dubbio: nessuna domanda è inutile o di poca importanza, tutto si può apprendere se si chiede il perché di cose che non si capiscono, come una pronuncia o una parola. Non c’è niente di cui mi sia pentita e le difficoltà iniziali sono state solo nuovi motivi per mettermi alla prova e superarmi, consapevole del fatto che tutti questi sforzi iniziali si sarebbero trasformati in qualcosa di positivo e difficile da dimenticare.

 

Con Roth siam tutti figli dell’America

MILANO Con Roth siam tutti figli dell’America Se ne va il più meritevole cantore di un Occidente giunto alle soglie del suo smarrimento, che non ha saputo fare tesoro della sfida con le ideologie avversarie e con i mondi altri. Roth scompare nell’anno in cui nessuno dei suoi colleghi guadagnerà il prestigioso riconoscimento. La sua assenza è esattamente l’assenza del Nobel, quasi a sancirne lo stretto collegamento che ci sarebbe dovuto essere e che non c’è stato. Per quali ragioni ciò sia accaduto, è una domanda che ormai appare del tutto inutile, anche se non priva di una certa attualità, in considerazione del fatto che spesso il premio svedese è stato assegnato a figure di secondo piano rispetto alla caratura degli esclusi. Philip Roth non ne ha mai fatto un dramma, ben consapevole che la letteratura scaturita dalla sua penna si sia posta, almeno da trent’anni, a un livello di qualità tale da assicurarsi un posto di prim’ordine nel panorama non solo statunitense. Docente di Letteratura italiana moderna e contemporanea all’Università Cattolica #philiproth #letteratura #america Facebook Twitter Send by mail.

 
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