La tua ricerca ha prodotto 2 risultati per attentato:

Manchester, la strage degli innocenti

Milano Manchester, la strage degli innocenti L’attentato al concerto della pop star Ariana Grande sorprende per l’obiettivo che ha colpito. Come possono convivere con la paura generazioni che non hanno conosciuto la guerra? Parla lo psicologo dell’emergenza Fabio Sbattella - VIDEO 23 maggio 2017 Un altro attentato ha seminato il terrore in Inghilterra. Di questo nuovo attacco terroristico in Europa si possono per ora mettere in fila alcuni elementi, come ha fatto a caldo il professor Marco Lombardi , docente di Gestione del rischio e Crisis management alla facoltà di Lettere e filosofia, su ItsTime . Il momento geopolitico è infatti particolare: siamo a ridosso del G7 di Taormina e nel corso del viaggio del presidente americano Donald Trump che, dopo Arabia Saudita e Israele dove ha cercato di rilanciare un’offensiva contro il terrorismo, incontrerà papa Francesco il 24 maggio, prima di fare tappa a Bruxelles. Ma quello che colpisce di più nell’attentato di Manchester è l’obiettivo: ragazzi, adolescenti e famiglie. Uno scenario che potrebbe riportare indietro le lancette della storia, seminando la paura tra generazioni che non hanno mai dovuto fare i conti con la guerra, a differenza dei loro nonni cresciuti sotto le bombe della Seconda guerra mondiale. Come affrontare un tempo che potrebbe costringere anche i più piccoli a dover convivere con paure in parte equiparabili a quelle dei loro coetanei che vivono nei luoghi devastati dalla guerra? Lo abbiamo chiesto al professor Fabio Sbattella , psicologo dell’emergenza in Università Cattolica.

 

Da Berlino ad Ankara, Natale di paura

Milano Da Berlino ad Ankara, Natale di paura L’attentato ai mercatini natalizi e l’uccisione dell’ambasciatore russo in Turchia: due fatti non direttamente collegati ma da inquadrare in uno scenario mondiale in fiamme, che ha un simbolo nel dramma di Aleppo. L’analisi dei professori Lombardi e Parsi 20 dicembre 2016 di Marco Lombardi * Di quello che è successo a Berlino la sera del 19 dicembre sono pieni i media: un camion piomba sul mercatino di Natale della capitale, morti e feriti sono il risultato. La vulnerabilità non è nell’evento: per sua natura poco prevedibile come tutti gli eventi tragici che hanno colpito l’Europa in questi mesi, orientati dalla capace propaganda di Daesh (o Isis). Qualcuno ha sostenuto la volontà di colpire i simboli dell’occidente, sostenendo che come a Nizza il 14 luglio si volle colpire la festa laica rivoluzionaria della Bastiglia, così a Berlino si è voluto colpire una festa cristiana come il Natale, attaccando il mercatino prossimo alla chiesa. L’Italia entra anche nei commenti quale Paese da cui il Tir è partito per andare a Berlino sulla via di casa con destino Polonia, ritornando alla giustificazione per la quale essere una base logistica presuppone una sorta di area franca del jihad. Il terrorismo è tale per gli effetti degli eventi che produce, che richiedono una risposta a breve per le politiche di sicurezza e di difesa dalla minaccia. Daesh ha dalla sua una efficace propaganda che da mesi insiste sulla necessità di colpire comunque e ovunque, con i mezzi della quotidianità, i nemici: il magazine del Califfato, Rumiyah , nel terzo numero del mese scorso ha bene descritto come utilizzare un mezzo pesante per scagliarsi sulla folla.

 
Go top