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Banche sull’orlo di una crisi…

MILANO Banche sull’orlo di una crisi… Il piano del Governo? Inevitabile, anche se andava fatto prima, afferma l’economista dell’ateneo Angelo Baglioni , che non assolve gli istituti di credito dalla responsabilità di aver fatto sottoscrivere obbligazioni rischiose ai clienti. Non usa mezzi termini Angelo Baglioni , professore di Microeconomia e Monetary Economics nella facoltà di Scienze bancarie, finanziarie e assicurative dell’Università Cattolica, a proposito del piano “salva banche” che ha impedito il fallimento di Banca Marche, Banca Popolare dell’Etruria e del Lazio, Cassa di Risparmio di Ferrara, CariChieti. Professor Baglioni, come si è arrivati a questo punto? «Da diverso tempo questi istituti erano sotto l’occhio della vigilanza della Banca d’Italia, che prima li ha sollecitati a ricapitalizzarsi, a causa dei bilanci molto compromessi, e poi li ha sottoposti a commissariamento. Negli ultimi mesi, però, si è dimostrata impossibile la ricapitalizzazione di queste banche con strumenti di mercato, come un aumento di capitale oppure la loro acquisizione da parte di qualche altra banca sana. Con questa si istituisce la figura di una resolution authority - nel nostro caso la Banca d’Italia - dotata di poteri e strumenti per gestire le crisi bancarie e per intervenire tempestivamente nella fase di risoluzione e di risanamento di enti creditizi». Un’altra normativa europea sugli aiuti di stato, in vigore già dall’agosto del 2013, dice che, quando c’è un aiuto pubblico, al fine di rendere minimo tale intervento, bisogna addossare delle perdite anche agli azionisti e ai titolari di obbligazioni subordinate». Si tratta di un meccanismo più forte di quello che è stato applicato per la risoluzione delle quattro banche perché, oltre a interessare azionisti e obbligazionisti subordinati, potenzialmente coinvolge tutti i creditori, gli obbligazionisti ordinari e i depositanti, tranne quelli con un deposito inferiore ai 100 mila euro.

 
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