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Nek, dal palco alla cattedra

MILANO Nek, dal palco alla cattedra Il cantante, che partecipa al Festival di Sanremo con il brano “Mi farò trovare pronto”, ha tenuto una lezione agli studenti del master in Comunicazione musicale, spiegando il valore di tornare all’Ariston in chiave promozionale e comunicativa. by Silvia Morelli | 01 febbraio 2019 « Nel corso della mia vita, ho trovato nella condivisione l’aspetto migliore per arrivare al traguardo che desidero »: si presenta così Filippo Neviani , in arte Nek , agli studenti del master in Comunicazione Musicale. L’artista, che parteciperà al Festival di Sanremo, è stato invitato da Gabriele Parisi e Giovanni D’Amico di iAM, docenti del master e manager dello stesso cantante, a tenere una lezione durante il laboratorio di Artist Management lo scorso 23 gennaio. Nek ha spiegato di occuparsi esclusivamente dell’aspetto compositivo e creativo, affidando invece ai manager Parisi e D’Amico, quest’ultimo ex alunno del Master, ogni altra situazione, come la gestione della sua immagine. Nek non pensava di tornare a Sanremo: « Credevo che non mi servisse, dato che sarà difficile fare meglio dell’ultima volta, dove sono uscito quasi vincitore ». Al Festival, « l’emozione è unica, ma allo stesso tempo è fondamentale vivere quest’esperienza con serenità, per non finire divorati da quel palco che amplifica pregi e difetti di chi vi sta sopra ». L’artista ha parlato anche del recente tour con gli amici Francesco Renga e Max Pezzali, frutto della “volontà di incontrarsi e condividere momenti importanti”, ricordando, ancora una volta, di come la condivisione stia alla base di ogni suo progetto.

 

Sanremo con gli occhi degli studenti

Almed Sanremo con gli occhi degli studenti Cinque allieve praticanti della Scuola di giornalismo dell’Università Cattolica hanno potuto vivere dalla sala stampa dell’Ariston il Festival della canzone italiana. by Luca Monti | 11 febbraio 2019 Un’occasione per cinque ragazze praticanti della scuola di giornalismo di Almed di vedere da vicino il complesso dispositivo di comunicazione della macchina meravigliosa del Festival di Sanremo. Lisa: ho deciso di venire al festival per fare pratica e qui ho lavorato moltissimo su diversi fronti, non solo il tradizionale modo di scrivere ma ho curato interviste, creato video, campagne sui socia. Serena: qui si ha modo di fare pratica, è una esperienza gratificante, molto formativa, si costruiscono relazioni con persone davvero molto diverse e spesso si diventa anche amici. È il clima del festival che in una realtà molto più piccola di Milano si rivela molto più vitale, non me lo aspettavo. La conduzione di Sanremo di Baglioni non ha mai preso il volo, è sempre rimasta un po’ imbrigliata, Carlo Conti era riuscito a fare una edizione diversa per ogni anno dei suoi tre. Angela: Baglioni è stato coerente ha dato spazio alla musica. Si parla di Fiorello ma io non credo che lui mai si lascerà coinvolgere, non aspira a questo tipo di popolarità che viene da un programma molto istituzionale.

 

Sanremo 69, un tuffo nel passato

Almed Sanremo 69, un tuffo nel passato Un confronto tra l’edizione del 1969 e quella di quest’anno: cosa è cambiato rispetto a 50 anni fa? Oltre le canzoni, la visione in streaming su RaiPlay, le interazioni sui social e l’hashtag #Samremo2019 utilizzato più di 400mila volte. febbraio 2019 Di Luca Monti * Sanremo 1969 È una sera di inizio febbraio e al Salone delle Feste del casinò sfilano cantanti, divi, operatori, pochissimi giornalisti, rinchiusi in una stanzetta dove hanno solo macchine da scrivere e un telefono a gettoni. Nell’anno della Luna e della strage di piazza Fontana la Rai segue l’evento della riviera sul secondo programma nazionale (oggi Rai due) per le prime due serate, giovedì 30 e venerdì 31 gennaio, il programma nazionale (Rai uno) trasmette la finale di sabato 1 febbraio. Eco del ’68 le numerose manifestazioni, si registra uno sciopero della fame da parte di alcuni studenti che richiamano l’attenzione sui quartieri cittadini di Sanremo da riqualificare. La Rai vede tutto il palinsesto dipinto di Sanremo, da mattina a sera per cinque giorni, con piattaforme social che vedono dallo scorso anno incrementi stellari di oltre 300.000 interazioni, fenomeno più rilevante dell’anno. Le canzoni parlano di cuore e amore, i cantanti parlano coi giornalisti a nastro senza soluzione di continuità, ma soltanto i più maturi e più avvezzi con diverse presenze al festival si avventurano a dire qualcosa di significativo sul presente. Come fare a mantenere una sorta di presenza di una buona resa dal punto di vista dell’udienza del pubblico? La direzione artistica risponde al passato: una complessa operazione nostalgia.

 

Il Festival della televisione

Sanremo Il Festival della televisione Una breve guida per prepararsi alla settimana canora in scena sul palco dell’Ariston: giorni di maratona catodica durante i quali non si parlerà d’altro. Se ancora non ve ne siete accorti, nonostante la martellante campagna di promo on-air sui canali Rai, fra qualche giorno, come sempre da decenni, parte la “settimana di Sanremo”. Dal classico “Sanremo è Sanremo”, tautologia coniata in “epoca Baudo” e perfettamente calzante per spiegare il Festival (magari a uno straniero ignaro dell’inossidabile rito nazional-popolare), siamo passati alla formula ipotetica impiegata quest’anno per ironizzare un po’ sulle immagini di Claudio Baglioni che ruzzola dalla scalinata floreale. E ancora: Baglioni e il presunto “conflitto di interesse” con la società di Ferdinando Salzano, che gestirebbe dieci cantanti in gara più lo stesso direttore artistico (secondo Linkiesta e Striscia la notizia ). Quella che segue è una sintetica guida per arrivare preparati alla “settimana di Sanremo”: giorni di maratona catodica durante i quali, volentieri o recalcitranti, non parleremo né sentiremo parlare d’altro. Al di là del gioco dei vincitori e dei vinti, dietro ai numeri si nasconde una faccenda seria: il Festival ha costi molto elevati (si parla di 18 milioni di euro) e deve fare cassa coi grandi investimenti di sponsor e imprese. Docente di Storia dei media nella facoltà di Scienze linguistiche e letterature straniere dell’Università Cattolica #sanremo #canzone #televisione #festival Facebook Twitter Send by mail LA CATTOLICA A SANREMO Non solo svago e intrattenimento.

 

Mogol, come nacque Pensieri e Parole

Milano Mogol, come nacque Pensieri e Parole Giulio Repetti, ospite del Master in Comunicazione musicale e del corso Cimo, ha raccontato l’origine del celebra singolo interpretato da Lucio Battisti. Famoso soprattutto per il sodalizio artistico con Lucio Battisti, ha scritto testi per tutti i più importanti cantanti italiani del dopoguerra, tra cui Mina, Celentano, Patty Pravo, Gianni Morandi, Riccardo Cocciante e Gianni Bella. Mogol ha parlato della sua esperienza di autore di canzoni lo scorso 31 marzo, nell’incontro con gli studenti del master in Comunicazione musicale diretto da Gianni Sibilla e con gli studenti del Cimo, il corso di laurea magistrale in Comunicazione per l´impresa, i media e le organizzazioni complesse. Non mi piace la definizione di paroliere, preferisco la definizione degli inglesi che chiamano gli autori di canzoni lyric writers , cioè liricisti. L’autore deve sempre scrivere di ciò che ha vissuto in prima persona, anche a rischio di fare riferimenti che il pubblico non capirà. L’autore sono sempre io, nei testi ci sono sempre io. La possibilità di diventare artisti è un dono che spesso non sappiamo neanche di avere e non sfruttiamo». Mogol ha recentemente pubblicato l’autobiografia “Il mio mestiere è vivere la vita” (Rizzoli), da cui ha raccontato diversi aneddoti, tra cui gli incontri con David Bowie e Bob Dylan.

 

Il Festival cresce sui social

SPETTACOLO Il Festival cresce sui social Rispetto agli anni scorsi Sanremo è diventato un modo per trovare temi comuni di chiacchiera e di riflessione. Al piano di sotto in “Casa Sanremo” Giorgia Venturini , Giulia di Leo , Serena Cauzzi , Lorenzo Romandini ( nella foto in alto ), i quattro allievi sempre del team della scuola, aspiranti redattori, reduci da interviste al Grand Hotel des Anglais. Un prodigio di design oltre che la scena proprio per la realizzazione e la progettazione di una serie di impianti di fonica, di logistica, anche di relazione con il pubblico in sala. Eravamo in sala anche alla finale del 2015, dove lo show era molto calibrato sula diretta tv, oggi la tecnologia permette di valorizzare l’aspetto teatrale e in presenza del pubblico, possiamo nascondere i cameramen, pilotare macchine minuscole che si celano in pezzi della scena o tra l’orchestra. Da qui la scena monumentale, barocca, sembra davvero di stare davanti ad un monumento in una grande piazza italiana, come a Trinità dei Monti, al Vittoriano, al Colosseo, o a Venezia in San Marco, piazza del Campo a Siena o nell’anfiteatro di Lucca. Non smettono di fibrillare i social; per le prime tre puntate del festival si sono registrate e 13 milioni di interazioni con un aumento rispetto alla precedente edizione del 7%; la piattaforma che registra maggiore crescita è proprio Twitter, 100% in più di interazioni ogni singola serata, dati interessanti. Il Festival diventa conversazione, critica, un modo per trovare temi comuni di chiacchiera e di riflessione, polemizzando, parlando, stando insieme a consumare una birra e una pizza davanti al teleschermo.

 

Guarda Sanremo e conoscerai l'Italia

Riconoscendo che il Festival è da sei decenni il termometro con cui misurare la temperatura del Paese e la colonna sonora del nostro sentirci nazione. febbraio 2018 di Giuseppe Lupo * Sarebbe una banalità se dicessi che il Festival di Sanremo possiede una capacità seduttiva in grado di coinvolgere qualsiasi individuo, ma voglio correre ugualmente questo rischio: è una manifestazione a cui nessuno, almeno nella serata finale, riesce a opporre resistenza. L’Italia delle bianche colombe, dei papaveri e delle papere (una nazione un po’ ingenua, ma anche sofferente per questa finta ingenuità che le circostanze impongono) finisce quando comincia quella tumultuosa delle manifestazioni operaie dell’autunno caldo e dell’ austerity . E non di rado è accaduto che nei ritornelli più bistrattati, quelli dove troppo facilmente circolavano parole di una quotidianità logora e incolore, sia transitata la vita degli individui destinati a rimanere numeri adatti alle statistiche. Eppure anche da lì è transitata la colonna sonora che per noi italiani ha significato sentirci nazione, sentirci dentro una memoria che si è fatta patrimonio di tutti. Ma il momento più sentito, niente da fare, è stato quando Baglioni e Fiorello hanno cantato “E tu”: il lavoro in sala stampa si è sostanzialmente interrotto per quel lasso di tempo. Una canzone è davvero potente se sa rubare l’attenzione in questo modo, soprattutto se sono passati più di 40 anni da quando si è fatta ascoltare per la prima volta.

 

Sanremo, pop up di meraviglie

MUSICA Sanremo, pop up di meraviglie Il Festival è una perfetta macchina da televisione, una specie di scansione impiegatizia. Il carosello della memoria, il bianco e nero si illumina di colori HD, prezioso archivio delle belle canzoni non prime, ma vincenti, un ponte con il passato che arriva fino a qui: gustosa sintesi del sentire pop italiano. Di questo è fatto il terzo Festival di Carlo Conti : una perfetta macchina da televisione, una specie di scansione impiegatizia, tirata, veloce, a tratti una serialità che annoia. Anche la regia di Maurizio Pagnussat è un po’ ingessata e poco abituata al qui e ora del teatro: “Maria” gioca con i giganti dello sport, si nasconde dietro la pallavolista, la telecamera stringe stretto sul primo piano: peccato abbiamo perso un’occasione di fare show. Per chi vive di cultura e di eventi culturali Sanremo è un caleidoscopio di meraviglie, una macchina che la Rai riesce a tenere costantemente agile, veloce, nonostante un impegno enorme di persone, sei studi televisivi oltre all’Ariston, 40 giorni di lavoro per allestire, turni infiniti. Muoversi a Sanremo diventa complicato, si passa al metal detector da 10 punti di accesso, un enorme apparato di sicurezza: 274 telecamere di sorveglianza, non dentro il teatro, ma che garantiscono la sicurezza di chi vive in città. E sullo sfondo la Liguria, una città di mare chiusa tra le montagne, ristoranti e alberghi pieni, un volteggiare di leggerezza, l’Italia sembra lontana, con la sua politica i suoi problemi, almeno per qualche giorno dimentichiamoci della realtà e lasciamoci travolgere da uno spirito comunque festoso e carnevalesco.

 

Finardi, la musica non è solo estetica

Il cantautore milanese parla a ruota libera della sua vita - la musica -, ospite del "Laboratorio di Ufficio Stampa per la musica" del master in Comunicazione musicale dell’Università Cattolica, tenuto da Riccardo Vitanza, titolare di Parole e Dintorni, la maggior agenzia italiana di PR in questo settore. Stimolato dalle domande degli studenti, alternando al suo racconto aneddoti tratti dalla sua esperienza: dal ricordo affettuoso della madre cantante lirica, che gli ha trasmesso l’amore per la musica, all’incontro con Demetrio Stratos, cantante e leader degli Area, fino alle partecipazioni al festival di Sanremo, l’ultima nel 2012. Proprio sul festival Finardi non fa mancare il suo giudizio: «Negli anni ’60 serviva ai cantanti per lanciarsi, ora è utile soprattutto per i giovani che vogliono emergere, tutti gli altri non hanno il rilancio che si aspettano. Sanremo è allettante, ma può essere una trappola: è un festival popolare, ad andarci c’è il rischio di perdere credibilità nei confronti del proprio pubblico, come per esempio può capitare ai cantautori o ai gruppi rock». Rock è stato il punto di partenza della carriera di Finardi, insieme al blues e alla musica classica: «A 8 anni ho sentito per la prima volta la voce di Harry Belafonte e sono rimasto folgorato dalla sua impostazione vocale. Se avessi vent’anni e dovessi promuovere la mia musica, però, farei esattamente quello che ho fatto quando ero un artista emergente: bisogna fare squadra con altri artisti, trovare motivazioni e intenti comuni coi musicisti con cui si collabora, non puntare solo sull’immagine, ma soprattutto sulla sostanza». finardi #musica #canzone #cantautore Facebook Twitter Send by mail BUBOLA: IL CANTAUTORE? UN ARTIGIANO Il musicista veronese, ospite della sede di Brescia, racconta l’arte di “curvare le parole” per tener conto di sonorità, rima e metrica.

 

Sanremo, ecco chi vincerà quest’anno

Milano Sanremo, ecco chi vincerà quest’anno Perché conta ancora così tanto? È Tv o musica? E perché i cantanti ci vanno? Il professor Gianni Sibilla, direttore del master in Comunicazione musicale dell’Ateneo, risponde alle domande cruciali sul Festival, senza sottrarsi a quella che conta di più. febbraio 2016 di Gianni Sibilla * «Perché Sanremo è Sanremo»: quando si deve spiegare il Festival si ricorre sempre al vecchio slogan di Pippo Baudo. Provo a rispondere ad alcuni quesiti - lasciando per ultima la domanda più banale - quella che poi alla fine conta davvero, quella che mi fanno regolarmente quando si avvicina febbraio. E allora? I cantanti vanno a Sanremo per la visibilità: per lanciare un disco e fare in una settimana la promozione che solitamente si fa in molto più tempo (sebbene in una settimana in cui tutti, per una volta, parlano troppo di musica). La storia che ci è stata raccontata di più è quella de Il Volo, i tre ragazzi scoperti dal regista Roberto Cenci a “Ti lascio una canzone” e lanciati da Tony Renis all’estero, che avevano bisogno di farsi conoscere in Italia. Chi vince quest’anno? Le teorie complottistiche sul Festival abbondano da sempre - e non si può certo escludere che qualche manipolazione del risultato sia davvero avvenuta negli anni - magari con metodi più raffinati e sfumati di quelli che si raccontano in giro. Il dato reale, però, è che Sanremo ha un regolamento che varia di anno in anno, e che ovviamente influisce sul risultato finale: per esempio, gli anni in cui contava di più il televoto sono stati dominati dai reduci dei talent, che hanno già un seguito di fan televisivi.

 

Chiara, a un passo da Sanremo

Milano Chiara, a un passo da Sanremo Forte solo della sua voce e della sua passione, senza manager o etichette alle spalle, ha “rischiato” di salire sul palco dell’Ariston. Dopo una prima selezione che ha portato i concorrenti al numero di 40, si è conquistata il posto di finalista, assieme ad altri sette concorrenti. Tra gli otto finalisti una commissione Rai ha selezionato i due artisti che parteciperanno al festival nazionale, ma Chiara non ha dubbi del valore della sua esperienza: «Non è stato fondamentale essere una delle due scelte finali. Oltre a una rielaborazione di varie canzoni straniere, Chiara ha creato autonomamente alcuni brani, rigorosamente in italiano: «Durante questa esperienza sanremese mi sono resa conto di quanti ragazzi in Italia sappiano scrivere musica veramente bene, sia per la linea melodica che per le parole. E proprio questa attenzione ha guidato Chiara nella creazione della sua “Le buone ragioni”, brano con cui si è esibita ad Area Sanremo e che ha scritto con Zibba - Sergio Vallarino, fondatore del gruppo “Zibba e Almalibre”. Al di là delle questioni tecniche, Chiara non ha dubbi su quanto potere abbia la musica in un gruppo di giovani: «Quando condividi la passione per una cosa così bella, è inevitabile entrare in sintonia subito: è un linguaggio universale. Dalla prima esibizione al teatro dell’Aquila di Fermo, in cui ha cantato a soli 10 anni Angelo di Francesco Renga, il suo percorso ha già toccato traguardi importanti: finalista al festival di Castrocaro nel 2013, nello stesso anno ha aperto il concerto di Alexia a Monte S. Giusto.

 

Sanremo, il Mec sbarca al Festival

MILANO 09 febbraio 2016 Sanremo, il Mec sbarca al Festival Per il più classico degli eventi Pop italiani, il master dell’Ateneo insieme alla rivista Revolart e ad alcuni fortunati studenti del nostro Ateneo, ha il suo tavolo in Sala Stampa Lucio Dalla. Qui però il gusto popolare e il ritrovarsi, intorno alla canzone, sembra segnare un più, come se avessimo trovato una intima essenza del popolo italiano, festaiolo, leggero, ma soprattutto creativo, artigiano. Carlo Conti snocciola numeri ragguardevoli e commenta le scelte dei cantanti, sempre per accontentare un’idea di famiglia allargata giovani e meno giovani. Martedì fa la sua comparsa Elton John e proprio gli ospiti sembrano uno dei punti di forza di quest’anno Hozier , Laura Pausini , Nicole Kidman , Elisa , Renato Zero , Eros Ramazzotti , i Pooh , Enrico Brignano , Nino Frassica , Aldo Giovanni e Giacomo e Cristina D’Avena . Nella prima serata vedremo dieci Campioni in gara: Arisa , Bluvertigo , Giovanni Caccamo e Deborah Iurato , Dear Jack , Irene Fornaciari , Lorenzo Fragola , Noemi , Rocco Hunt , Enrico Ruggeri e Stadio . Venerdì 12 ritroveremo sul palco tutti i Big e, di questi, quindici passeranno alla finale, ai quali si dovrà aggiungere un ripescato, fra cinque provvisoriamente eliminati. Sabato 13 serata conclusiva, l’esibizione degli artisti ancora in gara e la proclamazione del vincitore, il quale sarà decretato in seguito al giudizio espresso da televoto, Sala Stampa e Giuria demoscopica.

 

Bubola: il cantautore? Un artigiano

BRESCIA Bubola: il cantautore? Un artigiano Il musicista veronese, ospite della sede di Brescia, racconta l’arte di “curvare le parole” per tener conto di sonorità, rima e metrica. by Mattia Alessi | 17 dicembre 2015 “Avrei voluto diventare Dostoevskij per curvare le parole/per ogni piega, ogni distanza, ogni riflesso che ci scardinava il cuore/avrei voluto insieme a te rubare l’acqua della Luna/ma come Orlando ho perso il senno e ho perso anche la fortuna”. Basterebbe questa strofa della sua Dostoevskij per riassumere i temi fondamentali che Massimo Bubola ha trattato nella lezione che ha tenuto il lunedì 7 dicembre nella sede bresciana dell’Università Cattolica al Corso di teorie e tecniche del giornalismo a stampa del professor Giacomo Scanzi . Una riflessione che è partita dal concetto fondamentale di parola («il curvare le parole»). Parola che è alla base del lavoro artigiano di un poeta e di un cantautore, che deve riuscire a trovare il legame tra la sonorità del significante e il suo significato. Sonorità, rima, metrica sono questi aspetti che legano poesia e canzone, che in fondo «sono la stessa cosa», se pensiamo alle canzoni francesi medievali o ai vari canzonieri della letteratura italiana. Il mondo della poesia (e della parola) «va vissuto con un approccio fideistico», «frutto di una necessità insita in ognuno di noi» dato che «tutti hanno bisogno di una poesia o di una canzone».

 
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