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Figli dei detenuti, vittime senza colpa

Brescia Figli dei detenuti, vittime senza colpa L’indagine di Beatrice Ferrari, presentata nell'aula magna della sede di Brescia dell'Università Cattolica, analizza e racconta le condizioni legate alla genitorialità nelle carceri bresciane. by Bianca Martinelli | 14 aprile 2016 Dieci anni di volontariato nelle carceri bresciane e 100 interviste rivolte ad altrettanti genitori – madri e padri – attualmente detenuti in tali luoghi. È il lavoro di ricerca, corposo e complesso, effettuato dalla giovane avvocatessa Beatrice Ferrari che, mercoledì 13 aprile, nell’aula Magna dell’Università Cattolica ha presentato il progetto I figli dei detenuti: le vittime incolpevoli del disagio carcerario. Che ci fai tu qui?” Chiave di volta per l’avvio della ricerca è stata una frase di una semplicità tagliente e disarmante, pronunciata da un bimbo di soli 4 anni, figlio di uno degli ospiti del carcere. Ne rimasi molto colpita – racconta la giovane avvocatessa – quella frase così semplice e al tempo stesso forte, smosse in me qualcosa». Un esempio? «Spesso l’ambiente in cui si svolgono i colloqui genitori-figli, non è ottimale: i bambini si spaventano di fronte alle guardie penitenziarie, alle perquisizioni, al divieto di troppa affettività. Per sopperire a ciò sono stati avviati momenti d’incontro diversi, come il progetto Nati per leggere , in cui i detenuti leggo fiabe ai loro bambini» conclude.

 

A Pianosa la Domenica del Cuore

ROMA A Pianosa la Domenica del Cuore Per iniziativa dell’associazione “Dona la Vita con il Cuore” un team di cardiologi e cardiochirurghi volontari del Policlinico Gemelli sottoporrà a visite cardiologiche specialistiche i detenuti che risiedono nell’isola in regime di semilibertà. A partire dalle 8 del mattino un team di cardiologi e cardiochirurghi del Policlinico Universitario A. Gemelli offrirà visite specialistiche gratuite ai residenti dell'Isola per iniziativa dell’associazione Dona la Vita con il Cuore . Per di più alcuni di loro sono abbandonati dalle loro famiglie di origine e vivono in uno stato di precarietà e depressione. Solo da quest’anno è stato aperto un presidio sanitario temporaneo per effetto della collaborazione tra l’Assessorato alla Sanità della Regione Toscana, la Croce Rossa Italiana e la direzione della Casa di Reclusione di Porto Azzurro da cui dipende il presidio di Pianosa. Alle “Domeniche del Cuore” medici volontari del Policlinico Gemelli, in particolare cardiologi e cardiochirurghi, volontari dell’Associazione Dona la Vita con il Cuore eseguono gratuitamente visite cardiologiche, elettrocardiogramma, ecocardiogramma, doppler vascolare, consulto psicologico, consulto fisiatrico che sono alcune delle prestazioni specialistiche messe a disposizione. Persone che vivono ai margini della società, che non hanno una copertura sanitaria (migranti, extracomunitari, disabili e sempre più italiani che vivono in condizioni di povertà) oppure che non possono accedere alle cure per diversi motivi: per cause economiche, sociali o culturali. L' Associazione Dona la Vita con il Cuore è una Onlus che opera nel settore dell’assistenza sociale e sanitaria per la lotta alle malattie cardiovascolari acute e croniche con iniziative che spaziano dalla cura al malato, alla ricerca scientifica presso la Fondazione Policlinico Universitario Gemelli.

 

Se l’economia misura il perdono

milano Se l’economia misura il perdono Essere oggetto di cura e di relazione cambia l’atteggiamento verso la realtà anche nelle situazioni più marginali. Molto esplicativo il caso dei carceri californiani di massima sicurezza di Avenal e Mule Creek , condotto su un gruppo di 50 detenuti che la Ong americana Insight-Out ha coinvolto in un progetto di riappropriazione del sé e di riconoscimento e gestione delle proprie emozioni. Insieme ai giochi economici sono stati inseriti anche due test psicologici in cui si chiede a detenuti e tossicodipendenti di dare una propria valutazione sia della propria attitudine al perdono degli altri sia della propensione al perdono di sé. Quello che dimostra la ricerca, che rientra nei progetti di interesse d'Ateneo, è che una persona, anche nella situazione più disastrata, per poter cambiare e avere una relazione positiva con gli altri deve per prima cosa sperimentarla su di sé. I carcerati californiani che hanno partecipato al progetto Grip hanno mostrato una crescita dell’autostima (+13%) una maggiore capacità sia di concedere (+33%) che di richiedere (+15%) il perdono ad altre persone . Nel momento in cui uno si accorge di aver fatto un grande errore ma di poter ripartire e che nonostante l’errore che ha compiuto c’è qualcuno che gli vuole bene e lo mette in grado di voler bene ad altri che hanno sbagliato, lì comincia il cambiamento. E una volta che uno sta facendo qualcosa con chiunque, se non è capace di perdonare ed essere perdonato questa bella cosa non partirà mai; non è infatti possibile mantenere una relazione con altre persone senza essere capaci di perdono.

 
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