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Populismo in salsa catalana

COMMENTO Populismo in salsa catalana Secondo il professor Damiano Palano , la virata verso l’indipendentismo s’inserisce nel clima europeo di risentimento contro i partiti tradizionali e la fragilità delle leadership , in Catalogna come in Spagna, rischia di risvegliare i fantasmi del passato. ottobre 2017 di Damiano Palano * Ottant’anni dopo il tragico bombardamento di Guernica, la prova di forza a cui assistiamo tra la Generalitat catalana e il governo di Madrid torna a far aleggiare sulla Spagna le ombre del passato. Ogni paragone con il dramma della guerra civile rimane ovviamente – e fortunatamente – fuori luogo, eppure la sensazione di molti è che con il referendum di domenica si sia messo in moto un processo molto difficile da controllare. L’affiancamento del catalano al castigliano e una più consistente autonomia nella gestione del gettito fiscale sono il cuore del nuovo Statuto varato nel 2006 dalla Generalitat, nel quale la Catalogna viene definita come una “nazione”, seppur operante nel quadro dello Stato spagnolo. Dopo il discorso del re Filippo e l’annuncio dell’imminente dichiarazione di indipendenza da parte di Puidgemont, lo scenario più probabile rimane l’intervento da parte di Madrid, con lo scioglimento del Parlamento della Generalitat, l’indizione di nuove elezioni e probabilmente l’arresto dei leader catalanisti. Ma è tutt’altro che scontato che l’Europa di oggi – lacerata da molte linee di divisione – trovi davvero la forza per rispondere a una crisi nata da due debolezze e per gestire uno stallo politico dalle conseguenze difficilmente prevedibili. Docente di Scienza politica nella facoltà di Scienze politiche e sociali dell’Università Cattolica delle sedi Milano e Brescia, coordinatore del corso di l aurea triennale in Scienze politiche e delle relazioni internazionali (sede di Brescia) #populismo #catalogna #spagna #politica Facebook Twitter Send by mail.

 

Il rebus spagnolo tra Madrid e Barcellona

Di Damiano Palano di Damiano Palano * Le vicende legate all’indipendenza catalana contribuiscono a complicare il rompicapo spagnolo uscito dalla elezioni politiche dello scorso 20 dicembre. A lungo il nazionalismo catalano ha avuto due anime distinte: da una parte la coalizione moderata Convergéncia i Unió (Ciu), per decenni la formazione più votata e alla guida della Comunità autonoma; dall’altra un partito di ispirazione socialista, Esquerra Republicana de Catalunya (Erc). Negli ultimi anni il quadro si è sensibilmente modificato, contestualmente all’avanzata di un’opzione nettamente indipendentista (e non più solo autonomista) e all’inizio di un lungo braccio di ferro tra Barcellona e Madrid, culminato per ora nelle elezioni autonomiche dello scorso 27 settembre. Sia perché hanno complessivamente assegnato alle formazioni indipendentiste la maggioranza assoluta dei seggi, sia perché hanno premiato una forza radicale come Candidatura d’Unitat Popular (Cup): una piccola coalizione formata da collettivi di estrema sinistra, che con i propri dieci seggi è diventata decisiva per sostenere una maggioranza indipendentista. Naturalmente si può imputare lo stallo politico che vive oggi la Catalogna all’estremismo della Cup, una formazione (ben più radicale di Podemos) in cui confluiscono molte componenti e che comprende al suo interno anche un’anima “pancatalanista”. Spesso queste forze non sono facilmente inquadrabili con le categorie di “destra” e “sinistra”, perché la loro risorsa principale, ben più che la componente progettuale, è la retorica populista della polemica contro la «casta». Negli ultimi anni la richiesta del referendum sull’autodeterminazione ha però offerto alla classe politica di Barcellona (e allo stesso Mas) anche un’arma formidabile per proiettare verso lo Stato centrale la sfiducia nei confronti dei partiti tradizionali e l’insoddisfazione per le conseguenze della crisi.

 
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