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Fuga dei cervelli? Vecchia come il mondo

Perché? Chi erano? Quali problemi affrontavano? Lo dimostrano i saggi storici raccolti nel volume Migranti e lavoro qualificato nel mondo antico , a cura di Cinzia Bearzot, Franca Landucci e Giuseppe Zecchini . Da quale area del mondo antico verso dove si spostavano i migranti in cerca di lavoro? «La tendenza è quella di muoversi da zone marginali verso i centri del potere e verso la maggior disponibilità di risorse. Si tratta comunque di adulti, che hanno già acquisito vaste competenze; tenendo conto della aspettativa di vita nell’antichità, potevano avere sui 25-30 anni (età che veniva considerata di piena maturità)». Quali aspettative di integrazione avevano questo tipo di migranti e quali opportunità? «Nel mondo greco (prendendo ancora come caso esemplare Atene) potevano ottenere ospitalità e molte opportunità di lavoro, ma non potevano aspirare ai pieni diritti di cittadinanza, che venivano concessi con estrema parsimonia. Chi erano gli aquilegi di cui si parla nel libro? «Erano tecnici di origine africana specializzati nella ricerca di sorgenti di acqua potabile, come il “Water Diviner” australiano del recente film interpretato da Russel Crowe per intenderci. Gorgia di Leontini e Ippia di Elide divennero sofisti itineranti perché nelle loro comunità di origine le loro abilità non trovavano sufficiente spazio di espressione e, di conseguenza, mancavano adeguate possibilità di guadagno. Tuttavia non esisteva nel mondo antico una rete, analoga a quella odierna, di centri culturali e di ricerca che potessero attrarre “cervelli”, tranne forse la Biblioteca di Alessandria.

 
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