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Alla Columbia per creare pelle in 3D

ricerca Alla Columbia per creare pelle in 3D Realizzare modelli funzionali di cute in tre dimensioni a partire da cellule del singolo paziente, corrette da eventuali mutazioni responsabili di malattie per sopperire alla carenza di organi per il trapianto. La sfida della nostra laureata Maria Gnarra 21 settembre 2017 di Maria Gnarra * Da ormai alcuni anni vivo tra l’Italia e gli Usa dove ho condotto la mia esperienza di dottorato di ricerca, prima presso l’Harvard Medical School e in seguito presso la Columbia University a New York. Realizzare modelli funzionali di cute in 3D a partire da cellule del singolo paziente , corrette da eventuali mutazioni responsabili di malattie, trova innumerevoli applicazioni. Sviluppare tali modelli consente di sopperire alla carenza di organi per il trapianto, tra i quali la pelle, e allo stesso tempo di evitare reazioni di rigetto, essendo questi pazienti-specifici. Inoltre, grazie a tecniche di gene-editing è possibile correggere le mutazioni responsabili di gravi malattie genetiche come l’epidermolisi bullosa, prima del trapianto, cosi da fornire ai pazienti cute priva della malattia. Ciò è, infatti, alla base del fallimento di molti studi clinici nel passaggio dalla sperimentazione preclinica a studi clinici sui pazienti, con sostanziali perdite d’investimenti finanziari e di tempo nella produzione di terapie efficaci. anni, laureata alla facoltà di Medicina della sede di Roma dell’Università Cattolica e con un Joint PhD presso la Columbia University di NY #ricerca #scienza #columbia #medicina Facebook Twitter Send by mail.

 

Columbia, nel campus di Obama

LATE - PROGRAMMA ESTIVO NEGLI STATI UNITI Columbia, nel campus di Obama Poca teoria, molta pratica e coinvolgimento: con il “Late” trenta studenti della Cattolica hanno studiato a New York la lingua franca del presente, del potere, degli affari, della cultura. La speranza di essere selezionato dall’ufficio delle Relazioni Internazionali, la notte prima della pubblicazione della lista dei partecipanti al Late Program Columbia 09, la conferma del mio nome, i viaggi per il visto al consolato. Non è l’America, è New York City bellezza! Alla 115th Street, il bus si ferma, l’autista cinese ci invita ad abbandonare la nave, ed è il primo contatto con la Columbia University: un viale alberato taglia a metà il campus per gettarsi nella Broadway e, più in là, nell’East River. Avverto un po’ di stupore per i palazzi e un pizzico di timore del nuovo e del diverso: l’Università Cattolica è lontano settemila miglia di volo, e nulla qui assomiglia a Largo Gemelli. Questa è la forza, il punto importante della mia e nostra esperienza: in un mese, in una cornice fantastica di grattacieli e aree verdi grandi quanto un cittadina lombarda, ho abbandonato la mentalità italiana per quella internazionale, fatta di viaggi, conoscenze, studio e prospettive allargate. In un mese ho avuto l’occasione di visitare i musei più importanti della città, di percorrere chilometri di strada ogni giorno, osservare solo da lontano il Bronx, emozionarmi a Ground Zero dove tutto è bloccato, scattare fotografie all’immagine cartonata di Ban Ki Moon nella visita guidata ai palazzi dell’Onu. Nella città che non dorme mai. Il mio obiettivo iniziale è stato raggiunto: sentire il ritmo di New York, esserne trascinato ogni giorno di più fino a farne parte e non lasciarlo mai, come un battito inestinguibile che tormenta il corpo.

 

Studiare alla Columbia, vivere New York

dicembre 2015 di Clarissa Simone * New York è la città che tutti i ragazzi sognano, la città descritta in mille racconti, vista in mille film e fotografata in tantissime pubblicità che ci passano davanti tutti i giorni. E poi c’era la Columbia University, una delle migliori università al mondo, a diretto contatto con il settore finanziario, dove i professori sono professionisti che provengono dalle più importanti società di investimento. Mi sono preparata, ho sostenuto il test e pazientemente atteso l’esito, nella speranza di ottenere il punteggio che mi avrebbe permesso di rispettare i requisiti di ammissione alla borsa e alla Columbia. Quando, dopo aver atteso i fatidici quindici giorni, è arrivato il risultato dell’esame e ho visto il punteggio di 7.5, ho subito mandato il risultato all’USCS Outgoing, incrociando le dita, e, dopo altre due settimane la sorpresa di un’email che mi comunicava l’assegnazione della borsa. Le ansie e le paure che mi hanno assalito nell’attimo prima di salire sull’aereo, dopo aver salutato tutti i miei affetti più cari, sono svanite una volta atterrata mentre il taxi passava per le vie del Queens, di Brooklyn, fino ad arrivare a Manhattan. Le lezioni sono stimolanti: ti danno la possibilità di mettere in pratica tutte le nozioni che hai appreso nel corso degli anni, ti permettono di sfidare te stesso e, con impegno, di raggiungere i risultati sperati. Ho deciso di mandare il curriculum: in fondo l’impegno complessivo era di dieci ore alla settimana (che poi si sono dimostrate un po’ di più), che mi avrebbero permesso di guadagnare qualcosa e soprattutto di arricchire il mio bagaglio di esperienza.

 
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