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App anti contagio, «sì ma solo per legge»

Il commento App anti contagio, «sì ma solo per legge» L’introduzione di strumenti pervasivi di controllo, che potrebbero ledere la privacy, potrebbe essere legittima in tempi particolari come questi ma non con semplici ordinanze e senza passaggi legislativi. È la task force di esperti che il governo nominerà a breve per scegliere le soluzioni tecnologiche adeguate per il monitoraggio e la tracciabilità dei movimenti dei cittadini in questo tempo di emergenza finalizzati al contenimento dei contagi. Ruben Razzante , docente di Diritto dell’informazione in Università Cattolica, pur condividendo la possibilità di fare uso di un’apposita app per individuare le aree di maggior contagio, manifesta la necessità dell’emanazione di una legge ordinaria o di un decreto legge. Sono applicazioni in grado di tracciare i loro spostamenti, di segnalare i luoghi frequentati da chi è stato contagiato e di risalire alle persone con le quali è venuto in contatto». L'efficacia di questa soluzione, già adottata in Corea e, in forme diverse, anche in Israele, è legata alla capillarità delle installazioni, al fine di ricavare il maggior numero di informazioni sulla catena del contagio. Altre cautele da osservare? «Nella legge dovranno essere precisate le modalità di raccolta dei nostri dati sensibili e l'utilizzo che ne verrà fatto e che dovrà essere rispettoso dei principi di proporzionalità e necessità previsti dalle normative vigenti. Il problema è che la confusione nell'emanazione dei decreti, unita alle prolungate sovrapposizioni tra iniziative del governo nazionale e iniziative delle singole regioni, ha disorientato il cittadino, che non capisce più quali norme debbano essere rispettate».

 

Coronavirus, guariti ma ancora positivi al tampone,sono quasi uno su cinque

Roma Coronavirus, guariti ma ancora positivi al tampone,sono quasi uno su cinque Uno studio di ricercatori dell'Università Cattolica e Policlinico Gemelli IRCCS dimostra implicazioni per la possibile contagiosità di queste persone uscite dalla quarantena. È quanto emerso da uno studio pubblicato sull'American Journal of Preventive Medicine e condotto dal professor Francesco Landi , docente di Medicina Interna all'Università Cattolica e direttore della UOC di Riabilitazione e Medicina Fisica del Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS. Lo studio ha coinvolto 131 pazienti Covid-19: si è visto che 22 dei pazienti (16.7%), pur rispettando tutti i criteri per terminare la quarantena (assenza di febbre e due tamponi negativi), hanno presentato nuovamente tampone positivo dopo due settimane. La probabilità di restare positivi al SARS-CoV-2 è più alta tra coloro che presentano ancora dei sintomi. Ebbene, è emerso che diversi sintomi erano ancora frequenti nella popolazione di guariti: la fatica nel 51%, difficoltà respiratorie nel 44%, tosse nel 17%, indipendentemente dall'esito positivo o negativo del tampone effettuato a giugno. La probabilità di risultare ancora positivi al SARS-CoV-2 dopo la guarigione è risultata significativamente elevata tra coloro che ancora presentavano sintomi respiratori, come mal di gola e rinite (sintomi simili al raffreddore). "Questo è il primo studio a fornire un dato certo sui pazienti (16,7%) ancora positivi al tampone dopo la guarigione - rileva il professor Landi -.

 

Fase 2 e Covid: gli italiani temono più il “contagio economico”

Ricerca Fase 2 e Covid: gli italiani temono più il “contagio economico” Per circa due intervistati su tre le ricadute economiche della pandemia preoccupano maggiormente della paura di contrarre il virus. I primi risultati della ricerca sugli effetti psicologici post-Coronavirus promossa dai ricercatori dell’EngageMinds HUB 29 maggio 2020 Nella Fase 2 gli italiani si sentono più vulnerabili ed esposti al contagio della “epidemia economica” di quanto non temano il contagio da Covid-19. Infatti, circa 2 italiani su 3 (il 58% degli intervistati) si sentono “abbastanza o molto a rischio” per la situazione economica della propria famiglia, mentre solo 1 italiano su 3 si sente “abbastanza o molto a rischio” di contrarre il Coronavirus (un dato sostanzialmente stabile rispetto alla Fase 1). La ricerca è parte di un Monitor continuativo sui consumi alimentari e sull’engagement nella salute condotta dal centro di ricerca EngageMinds HUB della Cattolica, che rientra nelle attività del progetto CRAFT (CRemona Agri-Food Technologies). La ricerca di EngageMinds HUB è stata condotta su un campione di 2000 italiani, rappresentativo della popolazione per sesso, età, appartenenza geografica e occupazione: i primi 1000 casi dal 27 febbraio al 5 marzo (seconda settimana di pandemia in Italia); i secondi 1000 casi dal 9 maggio-15 maggio 2020 (seconda settimana di fase 2 in Italia). La preoccupazione è legata alla situazione finanziaria dei cittadini e alle prospettive per il futuro: il 43% degli intervistati riporta che la propria situazione economica è peggiorata nell’ultimo anno (+22% rispetto alla fase 1) e il 37% pensa che le proprie finanze peggioreranno nel corso del prossimo anno (+17%). Non solo: se la prima ricerca è partita cinque giorni dopo il “paziente 1”, la seconda ricerca è partita cinque giorni dopo l’inizio della “fase 2”; una preziosa simmetria che ci permette di fare comparazioni significative e capire le tendenze».

 
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