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Educatori professionali, nuova qualifica

cattolicapost Educatori professionali, nuova qualifica Un’opportunità per chi è già in servizio di vedersi riconosciuto il valore della propria esperienza con un corso annuale intensivo. Aperte le iscrizioni in Università Cattolica 30 agosto 2018 Un corso di 60 Cfu per permettere a tutti coloro che esercitano la professione di educatore professionale senza laurea di ottenere il titolo, vedendosi riconosciuto il valore della propria esperienza lavorativa. In Italia questa figura ha ottenuto, infatti, un riconoscimento giuridico con la legge 205/2017 , che stabilisce che tale qualifica è attribuita a chi consegue un diploma nella classe di Laurea L-19, Scienze dell’Educazione e della Formazione . Con la legge di bilancio 2018 (commi 594-601), è stato recentemente specificato quanto previsto dalla L.205/2017: l’Educatore professionale socio-pedagogico è un professionista dotato delle competenze necessarie per operare con efficacia nei diversi contesti formali e non formali del sistema dell’istruzione, della formazione e dell’educazione . Per svolgere questo tipo di mansioni, d’ora in poi occorrerà un diploma di Laurea , anche se – in attesa che si formino i primi laureati – si prevede una fase transitoria per gli educatori attualmente in servizio, riconoscendo loro il valore della propria esperienza. Le materie di studio si articolano in 6 insegnamenti: Pedagogia sociale e interculturale; I servizi per minori, disabili e per l’infanzia; Progettazione educativa, Tecnologie dell’educazione e Pedagogia speciale per l’inclusione; Ricerca e competenze di metodo nella pratica educativa; Psicologia sociale e dello sviluppo; I servizi alla persona nel welfare plurale. Il corso dell’Università Cattolica costituisce una concreta risposta per chi è di fronte ai nuovi cambiamenti che obbligano ad acquisire qualifiche professionali formalizzate per il proseguimento della propria professione.

 

«Lo scrittore è un esploratore»

Andrea De Carlo, ospite del Corso di alta formazione in scrittura creativa, in Cattolica ha raccontato se stesso e il suo rapporto con la letteratura. È questo il filo rosso che attraversa tutte le opere di Andrea De Carlo , l’autore di Treno di panna e Due di due , ospite lo scorso 8 febbraio del corso di alta formazione in Scrittura Creativa: testo critico, poetico e narrativo (racconto e romanzo) . De Carlo ha presentato il suo ultimo lavoro, il romanzo Leielui , edito da Bompiani, e ha presentato, confrontandosi con gli studenti che aspirano a fare della scrittura il proprio lavoro, la sua visione di letteratura. La sua storia ha inizio a Milano, nella casa paterna spesso frequentata dall’amico di famiglia Elio Vittorini; una casa dove non c’era la televisione e dove la “noia” ha spinto il giovane autore a nutrirsi di libri e a coltivare la propria immaginazione. Un lavoro i cui ingredienti principali sono l’ispirazione (definita come la luce che colpisce e consegna idee), e la pratica della lingua, che permette ai pensieri di prendere forma e non andare perduti. Un esercizio che egli affronta in modo interdisciplinare, interessandosi ad altri linguaggi artistici, come il cinema, la musica e la fotografia, materie con cui si è cimentato nel corso della propria carriera, senza dimenticare il posto speciale che la scrittura occupa nella sua vita. L’autore ha mostrato agli studenti e aspiranti romanzieri come l’istinto vada sempre preservato durante il lavoro ma, allo stesso tempo, disciplinato per non perdere di vista il viaggio che si è deciso di intraprendere, che può comunque riservare sorprese e scoperte di nuovi orizzonti.

 

Mazzantini & Castellitto, l’arte è di casa

MILANO Mazzantini & Castellitto, l’arte è di casa Ad aprire la VIII edizione del corso di Scrittura creativa è stata la coppia formata dalla scrittrice e dall’attore. Mentre mio marito era sul set iniziai a scrivere appunti sugli ultimi giorni di vita di mia nonna. Nella Sarajevo di Venuto al mondo l’assedio alla città è la metafora dello stato in cui si trovano i miei personaggi – ha raccontato la scrittrice – eppure anche da quella mostruosità si intravede uno spiraglio di luce: la maternità cercata e negata viene, alla fine, risarcita». Dopo il successo di Non ti muovere , Sergio Castellitto si appresta a trasporre cinematograficamente anche l’ultimo libro della consorte Venuto al mondo . Ho compreso alcuni lati nascosti di mia moglie molto di più dalle parole che ha scritto che da anni di convivenza gomito a gomito. Lo scrivere – ha spiegato Castellitto – è un gesto di solitudine, un lavoro dolorosissimo, si è davanti a un muro bianco. Scrivere è un atto di presunzione: non si scrive per comunicare, si scrive per toccare qualcosa che gli altri non riescono a dire».

 
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