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Ecco perché i robot possono pensare

il dibattito Ecco perché i robot possono pensare La prima grande domanda che dovremmo porci è: saremo in grado di riconoscere che qualcosa pensi in maniera radicalmente diversa da come lo facciamo noi? E la seconda: alle macchine del 23esimo secolo sembrerà di essere delle macchine? Oceani di inchiostro sono stati versati nel commentarne la cogenza: i filosofi risultano spesso scettici; gli ingegneri di AI molto più ottimisti. Se il superamento del test -- nella sua forma originale -- è un traguardo ancora lontano, su YouTube potete, però, ascoltare una registrazione di una telefonata in cui una cliente prende appuntamento per un taglio di capelli. Niente di che, se non che una delle due parlanti non è umana (esercizio: cercate di capire chi è). E del resto il più grande campione di Jeopardy! (un gioco a premi che si basa su competenze linguistiche avanzate) è proprio un software di IBM. E illustri filosofi hanno tentato di produrre argomenti convincenti per dimostrare che si tratta di una limitazione di principio e non solo di fatto. Forse è proprio questo il ruolo che la riflessione filosofica deve assumersi nei confronti dell’innovazione tecnologica: interrogare tutti i possibili futuri per costruirne uno di attuale.

 
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