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Contro le mafie, scrivi la tesi

brescia Contro le mafie, scrivi la tesi Sempre più studenti della sede di Brescia e dell’Università statale studiano da punti di vista diversi la lotta alla criminalità organizzata e alla cultura mafiosa. Partendo da questa convinzione, l’Università Cattolica con il Centro Studi per l’Educazione alla Legalità, l'Alta Scuola di Psicologia “A. Gemelli” e l'Alta Scuola in Media Comunicazione e Spettacolo, insieme al Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università degli studi di Brescia da alcuni anni stanno collaborando nella realizzazione di ricerche sulle mafie. Ma anche di attivare specifici itinerari formativi sull’argomento per contribuire alla crescita di una cultura della legalità e della cittadinanza. La speranza - scrive la neolaureata - è che si vada sempre più verso una presa in carico multidisciplinare delle persone-vittime, perché possano essere supportate, protette e sostenute, dal punto di vista fisico, psicologico, economico, lavorativo, relazionale e legale. Non hanno bisogno di commenti le parole di Paolo Borsellino: “La lotta alla mafia dev’essere innanzitutto un movimento culturale che abitui tutti a sentire la bellezza del fresco profumo della libertà che si oppone al puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità”. Dalla Statale è stato scelto il lavoro di Francesco Bertolini , laurea magistrale in Giurisprudenza, che ha analizzato il rapporto tra la criminalità organizzata e il traffico illecito d’arte e di beni culturali. Dal 2002, anno di nascita del Centro studi per l’educazione alla legalità, il prof. Caimi ha promosso iniziative culturali e attività di ricerca per sensibilizzare studenti e cittadini verso una cultura della legalità.

 

Strategie per combattere l’Isis

milano Strategie per combattere l’Isis Mentre l’attentato nel sud della Francia riporta la paura in Europa, un seminario di Itstime ha analizzato i legami tra terrorismo e criminalità. Una nuova azione terroristica di matrice islamica che conferma che «cercare Daesh è stupido», come sostiene il professor Marco Lombardi , secondo cui «al giorno d’oggi bisogna interrogarsi su quali sono gli eredi e le sue nuove forme per prendere le adeguate contromisure». Di “ Terrorismo e criminalità ” si è parlato nella sede di largo Gemelli dell’Università Cattolica, nel seminario presieduto dal sociologo dell’Università Cattolica, direttore di Itstime e della Scuola di Giornalismo dell’Ateneo. Nicolò Spagna ha parlato di reti ma a livello europeo: «Abbiamo circa 500 soggetti che, a partire dal 2001, sono stati protagonisti di attentati di matrice islamica. Emergono tre riflessioni: innanzitutto, che esistono dei network di reclutamento; secondariamente, tali soggetti e la loro esperienza irrobustiscono i futuri gruppi; infine, i legami familiari sono un contagio che garantisce una continuità anche dopo la frammentazione». Secondo l’esponente della Questura, in termini di legami tra terrorismo e criminalità, la detenzione non è significativa perché ci sono persone che sono state in carcere per un tempo non sufficiente per radicalizzarsi. La centralizzazione delle indagini e delle informazioni e l'utilizzo di indagini diverse da quelle convenzionali sono centrali perché si tratta di una criminalità diversa.

 

A Vienna per prevenire il crimine

cattolicapost A Vienna per prevenire il crimine Alexander Kamprad , neo dottore di ricerca in Criminologia di origine tedesca, dopo varie esperienze internazionali da studente Phd è divenuto consulente dell' Ufficio delle Nazioni Unite per il controllo della droga (Unodc) con sede nella capitale austriaca. Di recente si è trasferito a Vienna, dove è entrato in qualità di consulente nel settore della ricerca dell' Ufficio delle Nazioni Unite per il controllo della droga e la prevenzione del crimine (Unodc) . Il mio nuovo lavoro offre interessanti opportunità di applicare gran parte delle conoscenze e competenze, che ho acquisito come dottorando e ricercatore in Cattolica» racconta Alexander. Il focus internazionale del programma in Criminologia e l'esperienza di lavoro che ho maturato mi hanno permesso di sviluppare un profilo competitivo sul mercato del lavoro internazionale». Mi ha permesso di imparare e confrontarmi con studiosi riconosciuti a livello internazionale nel campo della criminologia, partecipare a conferenze all'estero e trascorrere del tempo come ricercatore ospite in Russia e nei Paesi Bassi. Oltre a essere uno studente di dottorato, fin dal primo giorno ho avuto l'opportunità di lavorare su progetti di ricerca internazionali di alto profilo. Ora, dopo essere volato a Vienna, non nasconde un velo di nostalgia: «Non è mai facile lasciare l'Italia e spero di tornare spesso in futuro».

 

Contro le mafie, usa la testa

brescia Contro le mafie, usa la testa Le tesi di cinque studenti di Psicologia e Scienze della formazione primaria della sede di Brescia studiano l'importanza degli aspetti psicologici e educativi nella lotta al fenomeno mafioso. Quelli che hanno utilizzato cinque studenti laureati in Psicologia e in Scienze della formazione primaria della sede di Brescia nel loro lavoro di tesi. Guarda ai bambini, Denise Beltrami , laurea in Scienze della formazione primaria, che dimostra che la mafia non è un argomento solo da grandi, ma può essere spiegato anche ai bambini attraverso il linguaggio della fiaba. Emma Cotelli ha studiato come portare sostegno psicologico agli agenti della scorta e dare loro supporto nel difficile lavoro di affiancamento a chi ha deciso di collaborare con la giustizia. Ha osservato la presenza della mafia italiana in Canada ed esplorato com’è vissuta dalla popolazione del luogo attraverso gli occhi dei poliziotti, coloro che più di tutti si trovano a fronteggiare questo fenomeno. Alla manifestazione partecipa anche l’Università Cattolica nella giornata di venerdì 3 marzo, con il centro studi per la Legalità , diretto da Luciano Caimi , e con la presentazione del libro “Adolescenti italiani e cultura della legalità” di Maddalena Colombo . Iniettare passione verso la legalità nei giovani studenti - sottolinea il professor Giorgi - è l’obiettivo dell’Università Cattolica, che sta lavorando con la facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli studi di Brescia per far sì che in futuro ci siano sempre più cittadini attivi nel contrastare il fenomeno mafioso».

 

Il danno della criminalità comune

Milano Il danno della criminalità comune Il Centro di ricerca Transcrime in collaborazione con il Ministero dell'Interno ha analizzato il danno provocato dai reati denunciati in Italia dal 2004 al 2015.Quelli appropriativi più frequenti nel nord Italia, quelli violenti più diffusi al sud. luglio 2016 Qual è il danno della criminalità comune in Italia? A questa domanda prova a rispondere il recente rapporto “ Il danno della criminalità comune ”, nato dalla collaborazione tra il centro Transcrime e il Dipartimento della Pubblica Sicurezza del Ministero dell’Interno . La ricerca rappresenta uno dei primi tentativi di misurare il danno della criminalità comune in Italia esaminando la gravità di alcuni reati appropriativi e violenti compiuti in Italia dal 2004 al 2015 e i costi economici diretti da essi provocati . Tra i risultati di questo studio si nota come dal 2004 al 2015 la gravità dei reati violenti commessi si sia complessivamente ridotta nonostante l’aumento del numero degli eventi denunciati (più reati, ma meno gravi). Inoltre si evidenziano delle differenze territoriali significative: nel 2015 la criminalità violenta registra una maggior gravità nel Sud Italia, mentre la criminalità appropriativa è più grave nelle regioni del Nord. Nel farlo siamo partiti dalla considerazione che i reati non sono tutti uguali, ma hanno una diversa incidenza sul vissuto dei cittadini a seconda della loro gravità e del loro impatto economico sui bilanci familiari ”. Ma quali vantaggi derivano da questo genere di analisi? Come spiegano Dugato e Favarin: “ Il conteggio dei reati non è più sufficiente per comprendere a pieno i danni prodotti dalla criminalità .

 

La Sherlock Holmes dei traffici illeciti

Cattolicapost La Sherlock Holmes dei traffici illeciti Armi, tabacco, droga e rifiuti industriali: Serena Favarin , concluso il dottorato in Criminologia con una ricerca sulle concentrazioni criminali a Milano, studia a Transcrime come funzionano questi mercati illegali e come analizzarli con metodi scientifici. La raccolta dati, che è il primo passo nell’analisi di qualsiasi fenomeno, risulta molto impegnativa a causa della scarsità di informazioni disponibili» spiega la criminologa. Nel 2013, le regioni che registrano i volumi maggiori di sigarette illecite sono la Campania, la Basilicata e la Lombardia: complessivamente il fenomeno è in diminuzione, a eccezione proprio di quest’ultima regione, che invece ha fatto registrare un aumento considerevole dei traffici dal 2006 al 2013 (+53,7%)». Per raccogliere questi dati - prosegue la criminologa - vengono utilizzate le informazioni provenienti dall’ Empty pack survey , un’indagine fatta dalle major del tabacco sui pacchetti vuoti in diverse città del mondo, con la raccolta in modo sistematico dei pacchetti di sigarette gettati nella spazzatura, sia leciti che illeciti. La raccolta dati per questo progetto si è basata sull’analisi sistematica delle open sources (principalmente articoli di giornale e comunicati stampa delle agenzie delle dogane dei diversi paesi dell’Ue)» afferma. Attraverso il supporto di un crawler , sono state raccolte e catalogate informazioni già disponibili sul web che riguardano il traffico illecito di armi da fuoco in tutti i paesi dell’Unione europea. Armi, tabacco, droga e rifiuti industriali: traffici illeciti che attraversano l’Europa e che fruttano milioni di euro alle organizzazioni criminali che li gestiscono.

 
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