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La crisi del Covid? Peggiore del 2008

L’impatto economico sarà differenziato a seconda della capacità dei paesi di rispondere, e i Paesi dell’area Sud dell’Europa hanno margini di azione più limitati dei Paesi del Nord Europa. Come dovrebbe muoversi l’Europa? «Il ruolo maggiore l’Europa dovrebbe giocarlo sul fronte della ricerca, investendo molte risorse per debellare il virus e organizzando il sistema industriale in modo appropriato e a vantaggio di tutti gli europei sul fronte delle cure e dei vaccini. Anche dal punto di vista della competitività, le asimmetrie si faranno sentire, anche se i legami industriali tra le catene del valore europee sono consolidate e gli impatti negativi in alcune aree dell’Unione si fanno sentire anche in Paesi più competitivi come la Germania. Il “bazooka” di Draghi è già all’opera e la disponibilità appena introdotta di acquistare anche bonds con rating bassi segnala da un lato la gravità della situazione e dall’altro il fatto che probabilmente su questo fronte non dovrebbero esserci cambi di rotta nella policy. I paesi europei sono certamente chiamati a dare una risposta sulla sfida più importante che è quella di rafforzare la risposta fiscale, a partire da quella comune. Certo è che gli spazi di manovra sono meno ampi per un Paese come l’Italia, che nello scorso anno ha dilapidato risorse in politiche poco avvedute e di incerto impatto». In ogni caso, questa avversione è il frutto del sentimento antieuropeo o euroscettico che è stato negli anni passati favorito da aree politiche molto ben individuabili e che oggi è entrato nelle convinzioni politiche di molti europei.

 

Il dopo Covid? Crisi generale del XXI secolo

Il pericolo è ritrovarsi in una nuova «grande crisi generale» paragonabile a quella che gli storici definiscono la «crisi generale del XVII secolo», quando la seconda ondata pandemica di peste fu accompagnata da un profondo cambiamento degli assetti politici ed economici. Hobsbawm individuava in un quadro unico alcuni elementi principali nella grande crisi e precisamente: 1) la stagnazione dei commerci; 2) la demografia in calo; 3) la clusterizzazione di alcuni conflitti violenti e di rivoluzioni. A questi possiamo aggiungere alcuni aspetti non trascurabili studiati a fondo successivamente da altri storici e scienziati sociali e precisamente: 4) la crisi finanziaria del Paese egemone; 5) il crollo dei prezzi nel commercio internazionale e dei tassi di interesse; 6) il cambiamento climatico. Attualmente, se il climate change e il rallentamento demografico sono tendenze di lungo periodo, lo stesso non si può dire per conflitti violenti e rallentamento dell’economia globale che hanno subito un’accelerazione successivamente alla grande crisi finanziaria del 2008. In questa prospettiva, pertanto, la recessione globale che seguirà al coronavirus non potrà essere separata dalla grande crisi finanziaria del 2008, ricollegando in un’unica e lunga congiuntura gli effetti della pandemia di oggi al grande choc generatosi nel mercato finanziario. In questo caso il rischio è esattamente quello di doversi ritrovare in una «crisi generale del XXI secolo». continua a leggere su “Avvenire”] * docente di Economia della pace, facoltà di Scienze linguistiche e letterature straniere , campus di Milano #crisi #covid #coronavirus #equilibri Facebook Twitter Send by mail Print.

 

Finalmente tornano le competenze

L'ESPERTO Finalmente tornano le competenze A differenza di altre crisi economico-finanziarie, in questa emergenza gli esperti sono stati ascoltati e le politiche sanitarie sono state impostate secondo le loro direttive. Occorrerà ricordarlo quando si dovrà analizzare le statistiche delle imprese 01 aprile 2020 Pubblichiamo l’articolo che il professor Claudio Lucifora ha scritto per il Sole 24 Ore in cui ribadisce l’importanza di alcune eccellenze italiane. di Claudio Lucifora * In questi giorni di emergenza, l'attenzione di tutti è diretta all'emergenza sanitaria e alle statistiche dei contagiati, dei guariti e dei deceduti. In queste settimane di confino obbligato in casa le famiglie, gli studenti, i lavoratori e gli anziani hanno potuto rendersi conto e toccare con mano l'importanza di alcuni settori chiave dell'economia che forse troppo spesso diamo per scontati. In primo luogo la sanità, un sistema sanitario efficiente e universale che tutto il mondo ci invidia e che in questi giorni è duramente messo alla prova dalla diffusione dell'epidemia che sembra inarrestabile. Molti genitori trovandosi a dover gestire il tempo dei propri figli e ad aiutarli nello svolgimento dei compiti assegnati a distanza hanno forse rivalutato l'importanza della scuola, dell'educazione scolastica che i nostri figli ricevono. Università e ricerca, che rappresentano il passaporto per l'ingresso nel mercato del lavoro dei giovani delle classi dirigenti del futuro, e che invece negli ultimi decenni hanno abbandonato in massa il nostro paese per andare a lavorare all'estero.

 

Storie generative si mettono in rete

MILANO Storie generative si mettono in rete L’ Archivio della generatività ha un nuovo sito in collaborazione con l’Università Cattolica: esperienze raccolte in tutto il Paese, con un format narrativo multimediale, che indicano nuove strade per andare oltre la crisi. Parla il professor Mauro Magatti 28 aprile 2016 Rivisitato e arricchito sia nella veste grafica che nei contenuti e nelle metodologie, l’ Archivio della generatività sociale , in collaborazione con l’Università Cattolica , si trasforma in un nuovo sito. Frutto del lavoro di indagine del Centro di Ricerca Arc - Centre for the Anthropology of Religion and Cultural Change , diretto dal professor Mauro Magatti , l’Archivio contribuisce alla identificazione, analisi, narrazione e connessione in rete di realtà organizzate connotate dal carattere della “generatività”. Ma che cosa si intende con questa espressione? Un gruppo di amici che di fronte a un bisogno o a un'emergenza sociale decide di riunirsi in un'associazione, dotandosi delle risorse strumentali e delle capacità umane e professionali utili per organizzare una risposta efficace e innovativa. Un imprenditore che ama la propria attività, non come un mezzo per far soldi, ma come un modo per realizzare qualcosa di bello, che lo appassiona di cui è orgoglioso; che coinvolge altri nella sua impresa, promuovendone le capacità, stimolandone la creatività e risvegliandone la responsabilità e l'iniziativa. Il direttore di Arc lo descrive come un insieme di «storie di imprese, associazioni e istituzioni che vivono creativamente il tempo lungo delle generazioni, che sanno lasciar andare anziché trattenere e difendere, e autorizzare altri dopo averli accompagnati alla maturità dell'essere e del fare». Mettendo in rete, come modo per condividere e camminare insieme, l'Archivio ci dice che nessuna storia in sé è conclusa ed esaurisce il modello, bensì che ogni racconto è prezioso, unico e insostituibile per restituirci ciò che siamo o che potremo essere.

 

Democrazia a rischio recessione

Ma solo dal 2016, dopo il referendum sull’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea e la conquista della Casa Bianca da parte di Donald Trump, la percezione di molti osservatori si è davvero modificata. Ulteriori segnali di una significativa «recessione democratica» giungono però anche dalle dinamiche interne dei sistemi politici occidentali, e più precisamente nel logoramento di alcune delle garanzie che consentono la competitività tra partiti e il pluralismo informativo. Lo stesso Orbán in diverse occasioni ha d’altronde definito il proprio modello di riferimento come una «democrazia cristiana illiberale», che, contrastando l’indirizzo multiculturalista e cosmopolitico delle élite tecnocratiche dell’Ue, punta a difendere gli interessi e le tradizioni nazionali, sulla base di un vasto sostegno popolare. Coordinatore del Corso di Laurea in Scienze politiche e delle relazioni internazionali della facoltà di Scienze politiche dell’Università Cattolica. Quello pubblicato è uno stralcio del rapporto 2019 realizzato dall’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (Ispi) e intitolato «La fine di un mondo. democrazia #liberalismo #europa #crisi Facebook Twitter Send by mail Print L’EUROPA AL BIVIO Mercoledì 6 marzo , alle 12.30, nella Sala della Gloria della sede di Brescia dell'Università Cattolica (Via Trieste 17), sarà presentato il rapporto 2019 realizzato dall’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (Ispi) e intitolato « La fine di un mondo. La discussione, cui prenderanno parte Enrico Fassi , Damiano Palano e Arturo Varvelli (Ispi), è il primo appuntamento del ciclo «L’Europa al bivio» , organizzato dalla facoltà di Scienze politiche e sociali in vista delle elezioni di fine maggio.

 

Il sentiero stretto di Padoan

milano Il sentiero stretto di Padoan L’ex ministro del Tesoro ha presentato in largo Gemelli il suo libro in cui conversa con Dino Pesole di crisi, problemi finanziari e di come risolverli. Occorre andare oltre il sentiero stretto dei vincoli di finanza pubblica». La nostra video-intervista by Serena Cauzzi | 09 maggio 2019 Alto debito, bassa crescita e un equilibrio fondamentale da trovare: sono questi i punti essenziali di “ Il sentiero stretto… E oltre ”, di Pier Carlo Padoan che, insieme a Dino Pesole , conversa di crisi, problemi finanziari e come risolverli. Dalla flat tax al reddito di cittadinanza, passando per la revisione della riforma Fornero, l’ex ministro spiega, nel libro presentato in largo Gemelli l’8 maggio, quali rischi corre l’economia italiana e quali errori l’Italia non può permettersi di commettere. Come aumentare il potenziale di crescita e come farlo percorrendo un sentiero che si promette sempre più stretto, sono solo alcune delle domande alle quali dà risposta. Da destra hanno sostenuto che il debito non è stato ridotto, da sinistra che in realtà c'è stata troppa austerità e le riforme hanno indebolito il lavoro e l'occupazione. Il sentiero stretto è imposto dai vincoli di finanza pubblica e dalle nostre rigidità strutturali, ma appunto ora occorre andare oltre» ha affermato durante il convegno l’ex ministro Padoan.

 

Crisi, il tunnel è ancora lungo

Oltre alle note negative, emerge per ora una tenuta del reddito delle famiglie e un nuovo "tesoretto" fiscale per le casse dello Stato by Katia Biondi | 15 luglio 2009 Una congiuntura reale e monetaria ancora condizionata dagli effetti della crisi, con qualche timido segnale di ripresa. Dopo gli interventi dei professori della Cattolica, ha concluso la presentazione Fedele De Novellis, economista del Ref (Ricerche per l’Economia e la Finanza) che ha esaminato la crisi dal punto di vista delle famiglie italiane. Giovanni Verga , docente di Economia dei Mercati finanziari all’Università di Parma, si è soffermato sull’utilizzo di misure non convenzionali adottate dalla Fed e dalla Banca centrale europea per fronteggiare la crisi. Secondo la professoressa Ambrosanio la profonda crisi economica che il nostro Paese sta attraversando riporterà la finanza pubblica in una situazione di forte squilibrio, vanificando in parte lo sforzo di risanamento compiuto negli anni Novanta. Tre le cause il rallentamento della crescita economica, una serie di misure discrezionali volte a ridurre il carico fiscale sui redditi delle famiglie e sui profitti delle imprese, l’aumento dell’evasione fiscale, accompagnato da condoni e sanatorie». Ne è convinto il professor Luca Colombo, che con Angelo Baglioni , ha stimato il risparmio derivante dalla riduzione dei tassi di interesse pari a 11,218 miliardi di euro, di cui quasi la metà (5,276 miliardi) relativo ai primi cinque mesi dell’anno. La contrazione dei consumi attuali, in buona misura da attribuirsi all'aumento del tasso di risparmio legato al deterioramento delle aspettative dei consumatori, anticipa il fatto che forse il peggio deve ancora arrivare», ha concluso De Novellis.

 

Medioriente, come superare le crisi

milano Medioriente, come superare le crisi Parla il professor Mehran Kamrava direttore del Center for International and Regional Studies della Georgetown University’s School of Foreign Service in Qatar, una delle voci più autorevoli a livello internazionale nell’analisi degli scenari mediorientali. maggio 2019 Dalla politica estera statunitense, al ruolo di Paesi come Iran e Arabia Saudita, fino alla questione israelo-palestinese e alle conseguenze della guerra in Yemen. Sono gli elementi chiave per comprendere il Medioriente secondo il professor Mehran Kamrava , direttore del Center for International and Regional Studies della Georgetown University’s School of Foreign Service in Qatar, una delle voci più autorevoli a livello internazionale nell’analisi degli scenari mediorientali. L’incontro è stato l’evento conclusivo del percorso di geopolitica coordinato dal professor Riccardo Redaelli (a sinistra nella foto) , direttore del Centro di Ricerche sul Sistema Sud e il Mediterraneo allargato, ed è stato organizzato nell’ambito del Centro di Studi Internazionali di Geopolitica (Ce.St.In.Geo.). Al progetto, arrivato alla decima edizione, hanno partecipato quest’anno circa 80 studenti degli istituti superiori “Leardi” e “Balbo” (Casale Monferrato) e “Saluzzo-Plana” (Alessandria). Partendo dall’analisi del riemergere delle dinamiche settarie, il prof. Kamrava ha descritto in modo chiaro l’attuale periodo di instabilità e la competizione strategica dei diversi attori dell’area. Interessante e stimolante è stata la discussione conclusiva con gli studenti, a dimostrazione dell’interesse che questi temi hanno suscitato nei partecipanti all’iniziativa.

 

Adozioni, legami alla prova

milano Adozioni, legami alla prova Gli studi evidenziano le difficoltà di genitori e minori e la scarsa utilità dei Servizi pubblici territoriali nelle fasi acute della crisi. Dallo studio promosso dal Centro di Ateneo emergono alcuni dati significativi. I genitori adottivi hanno manifestato un malessere psicologico in seguito alle difficoltà che si sono manifestate negli anni della preadolescenza e dell’adolescenza dei figli, possono però contare sul supporto del proprio partner. È stata, inoltre, identificata una debolezza nel sistema dei Servizi pubblici territoriali e degli Enti autorizzati soprattutto nelle fasi della crisi e durante l’allontanamento del figlio adottivo, un dato che evidenzia la necessità di pensare a nuove forme di sostegno preventive fin dai primi segnali negativi. Durante l’incontro si intrecceranno più voci oltre a quella dei ricercatori e degli operatori, compresa una madre adottiva che porterà la propria esperienza rispetto alle difficoltà incontrate nel percorso di adozione e allo scambio avuto con altri genitori adottivi che si trovano ad affrontare analoghe situazioni di crisi. Infine offrirà il proprio contributo anche un giudice del Tribunale per i Minorenni di Milano, rilanciando ulteriori interrogativi e spunti di riflessione. Una occasione unica di incontro e confronto tra mondo della ricerca e mondo dell’intervento che necessitano di momenti comuni per poter pianificare congiuntamente progetti di accompagnamento delle famiglie adottive in tutte le fasi del loro percorso al fine di implementare le risorse e prevenire le situazioni di rischio.

 

Le domande che la crisi lascia aperte

IL DIBATTITO Le domande che la crisi lascia aperte Davvero non hanno più senso la distinzione destra-sinistra e un quadro valoriale nel quale collocare l’azione politica? I paradossi del nuovo governo. Eppure, da quando gli effetti della personalizzazione della politica sono diventati più invadenti – specie con l’inserimento dei nomi dei leader sui simboli elettorali – nella percezione di molti questa corrispondenza sarebbe dovuta diventare un automatismo. La nomina degli ultimi cinque Presidenti del Consiglio (Monti, Letta, Renzi, Gentiloni, Conte) non ha avuto nessun legame diretto con gli esiti delle elezioni che hanno inaugurato la legislatura nella quale si sono insediati. Rispetto a situazioni simili del passato, però, emergono in questi giorni due aspetti inediti: innanzitutto, la prossima maggioranza sarà formata da due partiti, M5S e PD, laddove il primo era il partner numericamente più importante della precedente maggioranza, basata su un accordo con la Lega, ora all’opposizione. Se da un lato, la formazione del nuovo governo Conte è costituzionalmente ineccepibile, dall’altro, però, è comprensibile un senso di disorientamento dell’opinione pubblica. Il dato su cui soffermarsi non è la presunta incoerenza di questo o quel gruppo parlamentare, quanto piuttosto l’adattabilità – o, addirittura, l’interscambiabilità – delle prospettive politico-culturali che sorreggono l’azione delle coalizioni governative (prima M5S e Lega, ora M5S e PD). In tal senso, è significativo che il Movimento 5 Stelle rivendichi con orgoglio di non essere «né di destra, né di sinistra».

 
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