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Teatro per ragazzi, Ermanno Nardi sul podio di “In-Box Verde”

Premi Teatro per ragazzi, Ermanno Nardi sul podio di “In-Box Verde” Il laureato al Dams del campus di Brescia e co-autore dello spettacolo “Che forma hanno le nuvole?” vince l’edizione 2020 del premio che sostiene le compagnie teatrali emergenti. Il racconto ruota attorno alle vicende dei due protagonisti, Vera e Nemo, per elaborare un’indagine più profonda del mondo invisibile e di quel particolare frangente in cui i bambini diventano grandi e abbandonano qualcosa per poter crescere. Scrivendo questo spettacolo abbiamo desiderato creare qualcosa che fosse magico per grandi e piccoli, magico anche per noi. Per questo dedichiamo la vittoria alle persone di tutte le età che conservano il coraggio di immaginare ogni giorno mondi nuovi», hanno fatto sapere i due autori. La foto in alto è di Alice Longoni #teatro #dams #alumni Facebook Twitter Send by mail Print LA TRAMA DI “CHE FORMA HANNO LE NUVOLE?” Nemo ha 8 anni, un cane bassotto, due genitori affettuosi e una sorella gemella, Vera, la compagna di tutte le sue avventure. Nemo da qualche tempo è triste, pensa di stare antipatico a tutti: a scuola i maestri non lo considerano; nessuno lo sceglie per giocare a palla avvelenata; in mensa non c’è mai un posto per lui. Un giorno però scopre la verità. Ha inizio una serie di avventure alla ricerca di sé stesso, tra incontri strampalati con colleghi invisibili, gruppi di autoaiuto per amici immaginari, uffici di ricollocamento. Ma cosa succede a un essere immaginario che diventa libero? Nemo scoprirà che la cosa più importante non è il nostro aspetto, ma le azioni che compiamo, come facciamo sentire chi amiamo, come loro fanno sentire noi. Si è invisibili solo se si vuole esserlo.

 

La fotografia dalla California a casa propria

eCatt La fotografia dalla California a casa propria Il laboratorio di Fotografia dei Beni Culturali del Dams, solitamente tenuto in aula e tra le vie della città, quest'anno si è svolto da remoto. Dagli Stati Uniti il professor Bob Tyson ha coordinato il lavoro degli studenti nei rispettivi domicili by Bianca Martinelli | 12 maggio 2020 Le limitazioni di viaggio e di spostamenti geografici non hanno fermato la didattica del laboratorio di Fotografia dei Beni Culturali attivo al Dams . La dimensione di isolamento e costrizione casalinga ha obbligato gli studenti a riconsiderare il proprio concetto di visione, spostando sguardo e obiettivi fotografici dalla realtà esterna a quella interna alle proprie case e della propria quotidianità, scovandone tratti inediti. Già, perché quest’anno il laboratorio del professor Bob Tyson , che alle lezioni in aula generalmente affianca dei tour lungo le vie di Brescia guidando gli studenti nella ricerca di scorci da immortalare e suggestioni visive, è stato necessariamente tenuto a distanza. Una distanza notevole, dal momento che il docente è rimasto negli Stati Uniti, dove da oltreoceano ha coordinato il lavoro degli studenti confinati entro le mura domestiche. In un periodo complicato, che ci ha costretti in una sorta di clausura, abbiamo intrapreso quella che definirei una riscoperta dei sensi e delle sensibilità, constatando come la fotografia non sia solo tecnica ma anche una personale visione delle cose. Grazie questo corso e al confronto con i lavori dei miei colleghi e con le opere dei vari artisti visionate ho scoperto la fotografia non solo come la rappresentazione di un soggetto a me caro, ma anche come una semplice espressione personale slegata da vincoli o paletti autoimposti».

 

Arnaldo e i suoi scatti di fotografo in quarantena

Employability Arnaldo e i suoi scatti di fotografo in quarantena Laureato al Dams del campus di Brescia è l’autore della serie “200 metri da casa” che trae il nome dall’ordinanza emanata dal governo durante la Fase 1. metri da casa, dal nome dell’ordinanza del governo per l’emergenza Covid-19, è la rappresentazione di luoghi ordinari attraverso la visione confinata dalla quarantena – racconta Arnaldo –. Esattamente come la casa, anche per le strade sono pervase da una sensazione d’immobilità: l’atmosfera è statica e silente come in sogno, un mondo metafisico di luce dura e ombre scolpite, nella quasi totale assenza di persone. In attesa di sapere quel che accadrà nei prossimi mesi, ora in questi 200 metri fatti di luoghi ordinari e familiari che in tempi di normalità abbiamo solcato centinaia di volte senza prestarvi molta attenzione, stiamo riscoprendo dimensioni nuove, senza bisogno di andare lontano». Il mio approccio al mezzo e all’estetica fotografica, tuttavia, è rimasto lo stesso di prima: ho l’ossessione per la luce, lavoro molto sul concetto di serialità, mi focalizzo su forme, colori e volumi con inquadrature molto strette che mi permettono di astrarre i soggetti. Al di là del valore documentario che innegabilmente il mio lavoro - così come quelli di altri fotografi in Italia e nel mondo - va assumendo in relazione a questo momento storico, trovo positivo l’esserci liberati dal fatto di dover vendere il nostro lavoro a tutti i costi. Stando nelle nostre case siamo tutti maggiormente proiettati sull’assorbimento di contenuti piuttosto che sulla normale produzione e questo, in qualche modo, ci ha messo nelle condizioni ideali per, da un lato, operare riflessioni generali, dall’altro focalizzarci sui soli soggetti che avevamo a disposizione».

 

Brescia-Londra, la frontiera del Collage

Lanciata online lo scorso 1° marzo, la mostra rimarrà visibile per un anno intero sul sito www.newdigitalcollage.art , arricchendosi periodicamente con contenuti e opere, raccolti, selezionati e pubblicati dai due curatori nel mezzo delle proposte che nel frattempo giungono da tutto il mondo. Simile nell’idea di base ma lontano anni luce dell’artigianale pratica del taglia-incolla dei primi del Novecento, oggi realizzare un collage significa infatti possedere conoscenze tecniche altamente avanzate e dimestichezza con la dimensione digitale e multimediale» conclude Paris. Gli artisti selezionati avranno così l'opportunità di esporre materialmente i propri lavori alla Galerie Charlot di Parigi e alla Daniel Benjamin Gallery di Londra.

 
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