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Collegi, tra digitale e public speaking

Milano Collegi, tra digitale e public speaking Sono ripresi i cicli di approfondimento per i collegi dell’Università Cattolica: incontri con i professionisti ed esperti di vari settori tra attualità, solidarietà e mondo digitale. Percorsi che affiancano allo studio l’approfondimento culturale. by Martina Vodola | 15 novembre 2018 Anche quest’anno i percorsi di approfondimento dei collegi dell’Università Cattolica offrono agli studenti la possibilità di partecipare a una serie di appuntamenti su temi trasversali di interesse, tenuti da professori e professionisti del settore in grado di offrire preziosi spunti di riflessione. Infine, la sera di mercoledì 14 novembre al collegio Marianum Ruben Razzante , docente di Diritto dell’Informazione, e Ivano Zoppi , presidente di Pepita Onlus, hanno tenuto un incontro su cyberbullismo e privacy on line, un’occasione per riflettere sull’esposizione della nostra vita provata nell’era digitale e dei social. collegi #studenti #digitale Facebook Twitter Send by mail.

 

Una casa per la cultura digitale

cattolicapost Una casa per la cultura digitale L’ha costruita Meet nella sede dell’ex Spazio Oberdan a Milano, che diventerà sede di un centro internazionale con quattro aree di intervento interdisciplinari. Questi giovani rappresentano una piccola fetta del presente e del futuro di Milano, è per questo che ho voluto “affidare” al master Progettare Cultura un lavoro finale sul centro di cultura digitale. Agli studenti è stato chiesto di adottare un punto di vista preciso, osservando il digitale come un portato culturale ancor prima che tecnologico. Eppure, a questa familiarità lessicale e all’uso sempre maggiore che ognuno di noi fa di dispositivi digitali, non corrisponde spesso una consapevolezza delle ricadute e delle opportunità che questo scenario può creare. Gli studenti hanno dapprima osservato le realtà che in Europa e nel mondo si occupano di cultura digitale, stabilendo un benchmark utile per poi differenziare i percorsi di lavoro di ciascun gruppo per aree: Education; Showcase; Content e Launch . Proprio come accade a livello professionale, gli studenti si sono trovati a gestire e valutare la fattibilità produttiva ed economica di iniziative e attività che, pur finalizzate a un approccio culturale, non possono perdere di vista i costi tecnologici e operativi che da esse derivano. Meet ha confermato che alcune delle idee elaborate e prodotte dai giovani partecipanti al Master Progettare Cultura entreranno a far parte del programma 2019 e già da ora una delle studentesse del corso sta svolgendo un tirocinio nella struttura .

 

Master SCHMIDT: multidisciplinarietà e concretezza per vincere la sfida del 4.0

Piacenza Master SCHMIDT: multidisciplinarietà e concretezza per vincere la sfida del 4.0 Da fine novembre al via il Master in Supply chain management e innovazione digitale. novembre 2018 In un mercato che vede sempre più aziende manifatturiere, commerciali e logistiche adottare sistemi cyber-fisici decentralizzati e collaborativi per crescere e competere, crescono le opportunità di crescita per quanti si occupano di tecnologie applicate e di supply chain management , nei loro numerosi aspetti. “ Un accordo che consentirà la frequenza del Master, con la relativa copertura dei costi di iscrizione, per 5 Giovani imprenditori di 2^/3^ generazione, 5 Giovani Manager in Servizio che intendono ampliare il loro orizzonte professionale, e 5 Giovani Manager temporaneamente inoccupati ovvero in fase di ricollocazione” spiega Timpano. Di cosa si occuperà questo nuovo master? Occuparsi di “supply chain” vuole dire occuparsi del modo in cui le aziende fanno arrivare nelle case dei consumatori i beni, minimizzando i costi e assicurando un servizio di qualità elevata. Il Master avrà come focus principale l’analisi della catena di fornitura ovvero della pianificazione aziendale, dell’implementazione e del controllo dell’intero processo aziendale dall’origine della fornitura delle materie prime e dei semilavorati fino al raggiungimento dei consumatori nel mercato finale. Perché frequentare un master di Supply chain management in una facoltà di Economia e Giurisprudenza? Il vantaggio sta nella multidisciplinarietà del percorso. Il Master nasce in una facoltà focalizzata sul management ma che ambisce ad essere l’elemento di collegamento fra le aree di competenza tecniche e quelle economiche in un’ottica di digitalizzazione.

 

Blockchain, tecnologie digitali e supply chain management

Piacenza Blockchain, tecnologie digitali e supply chain management Il 5 ottobre, in Cattolica, un incontro organizzato dal Master SCHMIDT sulla rivoluzione digitale in atto e sul suo impatto nelle aziende. ottobre 2018 “Occuparsi di innovazione digitale è un elemento strategico – spiega Franco Timpano , direttore del master – I modelli di business e le pratiche organizzative stanno profondamente cambiando. Per questo il 5 ottobre prossimo, alle 15, nella Sala Piana dell’Università Cattolica il Master universitario in Supply Chain Management e Innovazione digitale e tecnologica (SCHMIDT) propone il seminario: Blockchain, tecnologie digitali e supply chain management. Solo il 20% di un campione qualificato di aziende - interrogate recentemente dal Rem-Lab in occasione dell’Assemblea di Confindustria Piacenza – dichiara di avere un alto livello di digitalizzazione nonostante si tratti della più formidabile leva competitiva che le aziende hanno oggi a disposizione. Guelfo Tagliavini è coordinatore della Commissione innovazione e tecnologie di Federmanager e di Agenda Digitale Italiana. Coordina e conclude i lavori Mariachiara Tallacchini della Facoltà di Economia e Giurisprudenza della Cattolica, coordinatrice didattica e del comitato tecnico-scientifico del Master SCHMIDT. I contenuti di presentazione del Master saranno introdotti dai coordinatori didattici: Paolo Bisogni, Franca Cantoni, Luca Lanini e Paolo Mondini docenti della Facoltà di Economa e Giurisprudenza della Cattolica.

 

La biblioteca oggi, tra cartaceo e digitale

Brescia La biblioteca oggi, tra cartaceo e digitale Il Creleb ha riunito in Cattolica esperti per analizzare il valore economico, sociale e culturale della biblioteca nella società attuale. by Bianca Martinelli | 07 dicembre 2016 Divisa tra il fascino dei voluminosi depositi di libri e l’innovativa rivoluzione del web e del digitale, la biblioteca di oggi vive la dicotomia tra la continuità del cartaceo e le trasformazioni in termini di velocità e smaterializzazione introdotte dal digitale. La doppia natura di questa luogo è stata illustrata nel seminario Library Telling , in cui vari esperti del settore bibliotecario bresciano e nazionale sono intervenuti per portare la loro personale esperienza professionale. Il direttore del Centro di ricerca europeo libro, editoria, biblioteca (Creleb) Edoardo Barbieri ha raccontato che «oggi per ottenere informazioni veloci Internet è uno strumento imbattibile. Nell’era degli smartphone la biblioteca non deve più essere mero strumento di accesso all’informazione, bensì diviene centro autorevole di sviluppo di una conoscenza di livello superiore e approfondito». Volgendo lo sguardo alla realtà italiana in generale, e bresciana in particolare, i fatti non sono di minor interesse: «La realtà bibliotecaria crea tre tipi di valori: culturali, sociali ed economici – ha sottolineato Alberto Bettinazzi , responsabile del sistema bibliotecario Brescia-Est». Negli ultimi anni ci siamo dovuti confrontare con una visione ragionieristica dei contenuti, abbiamo dovuto dimostrare di essere in grado di reggerci economicamente e, nel contempo, di essere in grado di creare un valore per società».

 

Così il Museo diventa virale

brescia Così il Museo diventa virale Il Musil , spazio espositivo dell'industria e del lavoro, ha coinvolto i comunicatori del futuro per reinventarsi. Gli studenti del Geco hanno risposto con la campagna social #AdottaUnOggetto , usando media del presente per ridare vita a oggetti del passato. maggio 2017 Utilizzare i media del presente per ridar vita ad oggetti del passato: una vera e propria sfida creativa per i futuri professionisti della comunicazione. Il progetto nasce nell’ambito del laboratorio di Storytelling digitale e transmediale , tenuto dai docenti Fabrizio Martire e Alessandro Mininno , fondatori dell’agenzia di comunicazione bresciana Gummy Industries . Nel corso del workshop, gli studenti sono stati chiamati a ideare e sviluppare dei progetti per raccontare il Musil e il suo valore attraverso gli oggetti presenti nelle collezioni e gli strumenti del web, con l’obiettivo di riavvicinare il pubblico della rete al museo. Durante l’evento #Museo: Far Parlare il Patrimonio Culturale nell’Epoca dei Social , si svolgerà un pitch dei gruppi di lavoro, i quali presenteranno ufficialmente i diversi progetti realizzati per #AdottaUnOggetto. Oltre ai docenti che li hanno guidati nel corso del laboratorio, i professor Martire e Mininno, interverranno Renè Capovin , rappresentante del Musil, e Matteo Tarantino , docente del corso di laurea GeCo.

 

Vita e Pensiero+, nuovi e digitali

ateneo Vita e Pensiero+, nuovi e digitali Un nuovo strumento che viaggerà che via mail ogni due settimane si affianca alla storica rivista culturale dell’Ateneo nata nel 1914. settembre 2017 Alla storica rivista dell’Università Cattolica si affianca un nuovo strumento: Vita e Pensiero Plus+ , che viaggerà via mail ogni due settimane. Superati i 100 anni di storia, la redazione sentiva il bisogno di provare ad arricchire il dibattito culturale contemporaneo con uno strumento più leggero e più rapido rispetto all’uscita del bimestrale. Grazie a VP Plus , vogliamo intervenire sull’attualità per contribuire a svecchiare il clima culturale sempre più asfittico che domina il nostro Paese, dando spazio al pensiero di docenti della Cattolica e personalità esterne, credenti e non credenti». Lo scopo» spiega Roberto Presilla nell’editoriale online «non è quello di occupare un altro spazio, ma di condividere il processo che porta al fascicolo della rivista. Vorremmo coinvolgere le energie che in questi anni hanno circolato attorno alla rivista di carta e aggiungerne di nuove; trovare e incontrare nuovi lettori con cui confrontare i punti di vista e da cui imparare qualcosa». Dal dibattito internazionale è stato scelta l'intervista a Olivier Mongin , a lungo direttore di " Esprit ", pubblicata dallo stessa rivista, che svela i rapporti del presidente francese Macron con il grande filosofo Ricur, Primauté au politique .

 

Se l’intelligenza è sharing

Brescia Se l’intelligenza è sharing Stefana Broadbent da 20 anni studia l’impatto del digitale sulla vita delle persone e delle città, proponendo l’intelligenza collettiva come alternativa collaborativa al modello economico attuale. novembre 2017 Un cantiere di idee per provare a immaginare con realismo, ma anche con capacità di visione come dovrà essere la città del futuro. È il Laboratorio “Brescia 2030” voluto dal Comune che ha chiamato in campo anche Università Cattolica e Statale per dare rigore scientifico a un percorso che richiede uno sforzo di creatività e di partecipazione da parte di tutti i soggetti locali. Di innovazione, formazione e lavoro si parlerà mercoledì 22 novembre in Cattolica (Aula Polifunzionale ore 10.30) con Stefana Broadbent , capo del dipartimento di Intelligenza collettiva del Nesta , organizzazione benefica con la missione di rendere il Regno Unito più innovativo. Stefana ha diretto e fondato diversi centri di studio e osservatori di antropologia digitale in vari paesi d’Europa, con un approccio etnografico che intende facilitare lo sviluppo di servizi e strumenti utili. Ma cosa si intende per intelligenza collettiva? Secondo l’antropologa digitale Stefana le piattaforme digitali, strumento potente e capillare, consentono e abilitano nuove forme di cooperativismo, in cui sharing e collaborazione costituiscono una valida e democratica alternativa al modello economico dominante. Sono migliaia, infatti, ogni giorno, le persone in tutto il mondo che mettono in comune il proprio sapere, le informazioni e le competenze di cui dispongono per contribuire alla soluzione di problemi della società in cui vivono.

 

Quando l'intelligenza è "sharing"

Nell'incontro alla Cattolica di Brescia ha parlato di "intelligenza collettiva", dei cambiamenti in atto nella società e nella quotidianità in seguito alla diffusione dei media digitali, e delle potenzialità del processo. Spesso viene espressa preoccupazione per la massiccia diffusione delle attività digitali, soprattutto tra i più giovani, che andrebbe a scapito di concetti come l'approfondimento culturale o l'interazione sociale. Tanti studi mostrano che la stragrande maggioranza delle persone con cui si comunica per via digitali sono le 5 o 6 persone che si frequentano di più durante il giorno. Anche le persone che fanno parte di una rete più estesa come certe amicizie più distanti su Facebook vengono contattate direttamente in modo contestuale quando emerge l’occasione di un incontro. Incoraggiare ogni forma di contributo e insegnare ad essere partecipi di questo enorme flusso di produzione online è secondo me più importante che semplicemente insegnare a consumare in modo critico. Quale futuro è possibile immaginare alla luce di tali potenzialità? Quello su cui sto lavorando e in cui credo molto è la possibilità di mettere insieme questo potenziale di collaborazione e d'innovazione per sostenere la trasformazione dei comportamenti in risposta al cambiamento climatico. La nostra piattaforma IYWTO è un esempio di piattaforma di intelligenza collettiva nella quale mettiamo insieme i contributi di migliaia di persone che hanno ideato servizi e soluzioni per una vita sostenibile.

 

Professione Data Scientist

cattolicapost Professione Data Scientist Una figura che risponde all’esigenza di gestire e integrare informazioni che arrivano in varietà e volumi mai incontrati prima, spiega la psicologa Guendalina Graffigna . by Elisa Ballerini | 19 dicembre 2017 Acclamata nel 2013 dalla Harvard Business Review come una delle professioni più appetibili del 21esimo secolo, quella del Data Scientist sembra essersi guadagnata ormai da qualche anno un posto tra i lavori più ambiti di sempre. L’etichetta viene coniata nel 2008 da DJ Patil e Jeff Hammerbacher, protagonisti del mondo dei Big Data rispettivamente in Linkedin e Facebook, ispirati dalla storia di Jonathan Goldman, un dottorato di ricerca in fisica di Stanford, e neo assunto di Linkedin, ai tempi poco più di una start-up. Ma, come per i Big Data, anche quella del Data Scientist rischia di rimanere un’etichetta di moda dal contenuto se non è supportata da una formazione e certificazione universitaria adeguata, fa presente la psicologa dell’Ateneo. Diventare un Data Scientist oggi non richiede solo competenze tecniche di analisi statistica, ma anche competenze analitiche ed interpretative, e soprattutto la capacità di porre buone domande ai dati e di saperne trarre risposte actionable per il marketing e l’intelligence aziendale», prosegue la professoressa Graffigna. Oggi più che mai formare buoni data scientist vuol dire formare professionisti capaci di integrare virtuosamente competenze multidisciplinari che spaziano dall’analisi delle dinamiche dei consumi e dei consumatori, alla ricerca sui e tramite social media, fino alle competenze statistiche e di marketing che guidano il decision making aziendale». IS4MI, diretto dal professor Albino Claudio Bosio , ha scelto la strada di intrecciare le competenze “hard” di statistica avanzata, analisi dei big data e metodi e tecniche avanzate della ricerca di mercato con le competenze “soft” legate ai saperi e ai modelli applicativi della psicologia dei consumi.

 

Risorse umane, la sfida digitale

cattolicapost Risorse umane, la sfida digitale L’evoluzione della tecnologia sta cambiando modi, luoghi e tempi di lavoro e chiede un ripensamento a chi gestisce il personale: dagli Hr Analytics alla Hr Digital Transformation, cosa succede nelle imprese. Parla la professoressa Barbara Imperatori by Daniela Fogliada | 19 dicembre 2017 La digital transformation, il lavoro che cambia, il ruolo delle persone e delle organizzazioni. La trasformazione continua del lavoro suggerisce un ripensamento delle modalità di gestione delle relazioni di lavoro e rappresenta un’importante opportunità per i professionisti delle Risorse Umane per ridefinire il proprio ruolo e per “fare la differenza” sia a livello economico che a livello sociale. Partendo dalle competenze degli stessi professionisti HR» osserva Barbara Imperatori , docente di Organizzazione aziendale alla facoltà di Economia dell'Ateneo e coordinatrice del master in International HR Management . Gli HR Analytics offrono le basi per processi di people management consapevoli e rappresentano una opportunità per creare valore per i manager di linea: supportano i processi decisionali e contribuiscono a identificare le leve di gestione delle persone più efficaci. Saper identificare le determinanti del talento e saper utilizzare, anche in logica combinata, strumenti, canali, modalità ed “esperienze” diverse per intercettare, interloquire, e attrare detentori delle competenze chiave per una organizzazione sono competenze che gli HR devono sviluppare in accordo alle esigenze di business. La progettazione di meccanismi di governo delle relazioni di lavoro può fare la differenza anche e soprattutto per il family business , in cui i professionisti HR possono aiutare imprenditori a contemperare le logiche di business con quelle familiari».

 

Parole a scuola, basta ostilità

milano Parole a scuola, basta ostilità Alla giornata di formazione gratuita, organizzata in largo Gemelli venerdì 9 febbraio per iniziativa di Ats Parole O_Stili e Miur , parteciperanno circa 2mila insegnanti da tutta Italia . Lo stesso vale per l' hate speech in rete: non lo trovano divertente quasi l'80% degli italiani dai 18 ai 35 anni, percentuale che sale per i ragazzi dagli 11 ai 17 anni, che ne condannano soprattutto l’uso per divertimento (95%) o per ottenere il rispetto degli altri (93%). La giornata di formazione si terrà nella sede milanese dell’Università Cattolica venerdì 9 febbraio nell'ambito delle iniziative previste dal Miur in occasione della settimana sulla navigazione sicura e responsabile in Rete. Durante la giornata del 9 febbraio, infatti, l’Associazione Parole O_Stili consegnerà ai docenti oltre 100 schede didattiche, uno strumento operativo per affrontare i temi dell’educazione e della cittadinanza digitale attraverso i 10 principi del Manifesto, già adottato e diffuso dal Miur nelle scuole italiane con l’avvio dell’anno scolastico in corso. paroleostili #scuola #digitale #miur Facebook Twitter Send by mail IL PROGRAMMA “Parole a scuola” si apre venerdì 9 febbraio alle 9.20 nell’ Aula Magna di largo Gemelli con una sessione plenaria. Dopo i saluti del rettore Franco Anelli e della presidente dell’Associazione Parole O_Stili, Rosy Russo , interverranno Vera Gheno , linguista dell’Accademia della Crusca; Monica Maggioni , presidente della Rai, Valentina Aprea , assessore all’Istruzione, formazione e lavoro della Regione Lombardia. Seguiranno la presentazione dei risultati della ricerca EU Kids Online per Miur e Parole O_Stili e le conclusioni, a cura di Valeria Fedeli , ministra dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca.

 

A scuola? Parole non ostili

Milano A scuola? Parole non ostili La ministra Valeria Fedeli, la presidente Rai Monica Maggioni e circa 2mila insegnanti di ogni ordine e grado provenienti da tutta Italia hanno partecipato alla Giornata di formazione per portare tra gli studenti il decalogo di un web più sicuro. Questa è l’idea al centro di “Parole a scuola” , la giornata di formazione gratuita per insegnanti delle scuole di ogni ordine e grado, organizzata dall’Associazione temporanea di scopo “ Parole O_Stili ” e Miur presso la sede milanese dell’Università Cattolica lo scorso 9 febbraio. Si tratta di un progetto nato a Trieste che ha già raggiunto più di un milione di persone e che ora sta girando l’Europa grazie alla traduzione in dieci lingue comunitarie. Le parole non hanno solo dei mondi dietro di sé, ma definiscono dei mondi», ha dichiarato Monica Maggioni per la quale il “Manifesto delle parole non ostili” è un’indicazione di metodo utile sia per gli insegnanti sia per quanti lavorano nel mondo della comunicazione. E rispetto alle fake news ha dichiarato: «Le parole che fanno male sono anche quelle che alterano la realtà: dire una cosa al posto di un’altra non è una bufala, è un falso, e come tale andrebbe punito». Così il magistrato Gherardo Colombo ha sintetizzato quanto sia importante scegliere le parole per veicolare dei messaggi nella società durante l’incontro “Dalla Costituzione al Manifesto: le parole per crescere”, il panel che ha aperto i lavori in Aula Magna dopo la plenaria di “Parole a scuola”. Non è un caso che quello che oggi chiamiamo “Ministero della Difesa” prima si chiamasse “Ministero della Guerra”: questo cambio di denominazione rimarca quanto dice l’articolo 1 della Costituzione, ossia che “l’Italia ripudia la guerra”.

 

Internet e anziani, alleanza digitale

RICERCA Internet e anziani, alleanza digitale I ricercatori di OssCom nelle comunità montane del Nord Italia studieranno come web e nuove tecnologie possono aiutarli a mantenersi attivi e in salute. febbraio 2018 In Italia solo un anziano su 4 (25%) nella classe di età 65-74 anni utilizza tecnologie digitali, come lo smartphone e il pc, e ha usato internet nell’ultima settimana, contro una media di quasi uno su 2 (45,5%) dei coetanei europei. La fotografia del rapporto tra anziani e digitale, realizzata su dati Eurostat 2016, è fornita da Simone Carlo , ricercatore del centro di ricerca sui Media e la comunicazione dell’Università Cattolica (OssCom) , e dal professor Fausto Colombo , direttore del Dipartimento di Scienze della Comunicazione e dello Spettacolo dell’Ateneo. Negli ultimi cento anni, la speranza di vita è aumentata di più di due anni ogni decennio, e nei prossimi cinquant’anni la proporzione di persone al di sopra dei 60 anni dovrebbe aumentare da 1 a 6 a 1 a 3. La JPI “More Years Better Lives” adotta pertanto un approccio transnazionale e multidisciplinare, che mette insieme programmi di ricerca differenti e ricercatori provenienti da diversi discipline allo scopo di fornire soluzioni per le imminenti sfide e sfruttare le potenzialità dei cambiamenti della società in Europa. Nascono così i JPI, e fino a oggi ne sono nati almeno 10, che altro non sono che processi strutturati ai quali i Paesi aderiscono su base volontaria con lo scopo iniziale di redigere un documento chiamato “Agenda strategica di ricerca” per affrontare congiuntamente le grandi sfide della società. Il saggio prende per la prima volta le mosse dagli interessi, dai bisogni degli anziani troppo spesso sottovalutati dagli studiosi con un pericolo di fondo, quello di «sottostimare anche i possibili rischi dovuti ad un uso eccessivo dei media digitali da parte delle fasce mature della popolazione».

 

Dentro la Sharing economy

milano Dentro la Sharing economy Nell’ambito di Milano Digital Week 2018 , due eventi promossi da Almed: giovedì 15 marzo un dibattito per capire chi vince e chi perde con l’economia della condivisione. Giovedì 15 marzo alle 11 in via Nirone, interverranno Mario Maggioni , docente di Politica economica, Mauro Turcatti , Public Affairs and Communication Manager - Airbnb Italia, Nicola Fusco , Founder di Paladin, la prima app mobile per noleggio diretto di oggetti. Il primo, certamente positivo, riguarda la capacità di coinvolgimento dei consumatori e i consistenti vantaggi per questi ultimi in termini di costo, personalizzazione e rapidità di erogazione dei servizi. Il secondo, più problematico, riguarda la nuova concorrenzialità con le imprese tradizionali, una certa tendenza al monopolio o al monopsonio (accentramento della domanda da parte di un solo soggetto economico) e la questione dell’equità della tassazione. digitalweek #sharingeconomy #digitale #fakenews Facebook Twitter Send by mail COME DIFENDERSI DALLE FAKE NEWS Un’intera città “connessa” attraverso il digitale, con oltre 400 appuntamenti diffusi e rivolti a tutti i cittadini: è questo lo spirito con cui prende avvio, dal 15 al 18 marzo, la prima edizione della Milano Digital Week . Anche Ferpi, tra i supporter dell’iniziativa, sarà presente con un workshop in programma venerdì 16 marzo , alle 11, all’Università Cattolica del Sacro Cuore – Aula NI 110 (Via Nirone, 11 - Milano) dal titolo “ Fake news, Real damages. Moderati da Daniele Chieffi , Agi – Ferpi, interverranno Alessandra Fossati , partner Studio Munari Cavani, Salvatore Ippolito , Ad Agi, Nicoletta Vittadini , Almed – Università Cattolica del Sacro Cuore, MariaLuisa Bionda , 2bResearch, e Manuela Kron , direttore Comunicazione Nestlé.

 

Son tutte chiacchiere?

by a cura di Velania La Mendola | 24 gennaio 2018 “Più cresce l’informazione, più sembra diminuire la conoscenza, e il vuoto di pensiero sempre più si riempie di hate speech , bufale, fake news . La crescita dei populismi e del cosiddetto consenso post-politico pone grandi sfide, così come la polarizzazione del dibattito che spinge le persone agli estremi, dato che provocare è un modo di massimizzare il coinvolgimento”. Ad esempio il filosofo tedesco precisa che il diffondersi e ripetersi della chiacchiera ha il potere di trasformare il non sapere in sapere : un non sapere continuamente presentato, ripetuto e diffuso come se fosse un sapere alla fine viene percepito e soprattutto utilizzato come se fosse un sapere. Rispetto all’essenziale e alla complessità di cui la chiacchiera è un sintomo, […] il dibattito attorno alla post-truth e alle fake news si impone per la sua limpida vacuità: vecchie questioni, teoria di banalità, temi da tempo studiati, poca serietà nell’affrontarli, nessun rigore nell’esaminarli. È proprio per questa ragione, per evitare il dramma e le complicazioni di questa coappartenenza essenziale, che forse conviene lasciar perdere sia la ‘verità’ che la ‘morale’, occupandosi piuttosto della post-truth e della deontologia relativa alle fake news . Con il ritorno a uno scenario da “prima repubblica”, che assegna maggiore centralità ai partiti, è assai probabile che il rapporto tra cittadini e politica possa deteriorarsi ulteriormente e che nell’opinione pubblica il pendolo tra “testa” e “pancia” si sposti ancor più nettamente a favore di quest’ultima ». Nando Pagnoncell i è presidente di Ipsos Italia ed è docente di Analisi della pubblica opinione alla facoltà di Scienze politiche e sociali , sede di Milano.

 

Comunicazione, consigli per naviganti

cattolicapost Comunicazione, consigli per naviganti Erica Negri, Layla Pavone, Linda Ovena, Silvia Barbieri e Mara Maionchi , cinque professioniste del settore, spiegano competenze e i profili emergenti nel mercato del lavoro. E, nel mercato del lavoro, il confronto non si gioca su un piano locale o nazionale, i confini si sono allargati al globo e l’orizzonte è quello digitale. È quello che hanno spiegato le professioniste coinvolte nel workshop “ Le professioni della comunicazione “, organizzato dall' Alta Scuola in Media, Comunicazione e Spettacolo (Almed) , che si sono confrontate su come affrontare le sfide nel settore della comunicazione. Layla Pavone , Chief Innovation & Marketing and Communication Officer e consigliere delegato di Digital Magics Spa, mette l’accento sulle soft skills , molto ricercate oggi: il mondo della comunicazione richiede «capacità di essere molto flessibili, di avere un pensiero trasversale, di essere resilienti». La docente e condirettrice del master in Digital Communication Specialist , sottolinea l’importanza di saper «leggere in maniera orizzontale quelli che sono i fenomeni e la capacità di relazionarsi, di ingaggiare, quindi di coinvolgere le persone. Altro grande tema della comunicazione legata al mondo del digitale e dei social media in particolare, dove una delle parole chiave più importanti per chi si occupa di comunicazione è proprio l’engagement». Nel suo caso, la volontà di rimettere tutto in gioco è stata una scommessa vinta con grande testardaggine e caparbietà: «Capire quello che volete fare è il miglior regalo che possiate farvi».

 

Lavoro 4.0, rivoluzione da gestire

cattolicapost Lavoro 4.0, rivoluzione da gestire La digitalizzazione apre nuove opportunità ma scardina anche gli schemi di lavoro tradizionali, con conseguenze non sempre positive per le persone. Giovedì 24 maggio in largo Gemelli parlano gli HR manager su invito del master International HR Management by Daniela Fogliada | 23 maggio 2018 Come gestire il lavoro che cambia? Interverranno Walter Ballardin , Ceo di Bid, Fabrizio Brucato , Talent aquisition Manager & HR Business Partner di Comau, Massimo Ippolito , Innovation Manager di Comau, Nicolle Herrera Ramirez , HR Business Partner at Global Corporate & Commercial Central Team di Assicurazioni Generali. La digitalizzazione attiva un processo di innovazione dirompente che, da una parte, apre nuove opportunità sociali e di business, dall’altra, sembra scardinare gli schemi di lavoro tradizionali, con importanti e talvolta drammatiche conseguenze per le persone e per le organizzazioni. Si abilitano nuovi tempi, spazi e luoghi di lavoro, aprendo inedite possibilità organizzative quali smart working , agile working e nuove modalità di produzione virtuale con impatti positivi sia per le organizzazioni che per le persone. I detrattori individuano invece tra gli svantaggi della nuova rivoluzione digitale la de-umanizzazione del lavoro e la conseguente perdita di occupazione senza precedenti, oltre a svariate forme di precarietà. Dal punto di vista del lavoratore, tale rivoluzione sarebbe alla base di una sensazione di insicurezza, instabilità, ansia legata alla tecnologia, isolamento e segregazione.

 

Studiare il mondo per cambiarlo

brescia Studiare il mondo per cambiarlo È il messaggio della 93esima Giornata dell’Università Cattolica ed è stato il tema dei tre incontri organizzati nelle sedi dell’Ateneo, il primo dei quali a Brescia dal titolo “Innovazione 4.0”. Col Rapporto Giovani , la presentazione del progetto Alumni 28 aprile 2017 Tecnologia, studio, impegno, consapevolezza di sé e delle sfide da affrontare: sono gli strumenti in mano alle nuove generazioni per vivere in un mondo in rapida evoluzione. Di giovani e futuro si è parlato a Brescia nel primo dei tre incontri organizzati dall’Ateneo in occasione della 93° Giornata dell’Università Cattolica , in programma domenica 30 aprile. Introdotta e moderata dal vicedirettore del Giornale di Brescia Gabriele Colleoni , la prorettrice Antonella Sciarrone Alibrandi ha spiegato il senso dell’iniziativa: «Il tema della 93° Giornata dell’Università “ Studiare il mondo è già cambiarlo ” pone volutamente l’accento sull’importanza dello studio per intervenire concretamente sulla realtà. Ne sono un esempio l’uso del digitale e del social network, oggi fondamentali nel settore della comunicazione delle aziende: i master e i corsi che proponiamo rappresentano un’offerta d’istruzione superiore in grado di aiutare gli studenti a immettersi in un mondo del lavoro che richiede sempre più creatività». Esempio concreto in tal senso è la testimonianza di Alberto Albertini , ex studente alla Cattolica e oggi docente di comunicazione internazionale d’impresa: «L’innovazione è la caratteristica fondamentale che un’azienda deve avere per sopravvivere. Del ruolo degli ateni si è occupata nel suo intervento l’assessore all’istruzione, formazione e lavoro della Regione Lombardia Valentina Aprea : «L’università di oggi deve posizionarsi diversamente rispetto al passato, non più sopra i giovani in quanto Istituzione, bensì al loro fianco.

 

Disegnare il lavoro con Samsung

Pensare e gestire il cambiamento”, in programma venerdì 28 aprile dalle 10 alle 13 nella cripta dell’aula magna di largo Gemelli, rappresenta l’evento di kick-off di questo progetto che Samsung Italia ha sviluppato insieme all’Università Cattolica, per riflettere sullo scenario dell’innovazione, individuare problemi e opportunità e disegnare possibili traiettorie occupazionali. Il corso, che si svolgerà nel mese di luglio 2017, seguirà la modalità del BLEC Model, ossia il modello di blended instruction ideato dal Cremit, le cui caratteristiche strutturali sono il blended learning , la tecnica delle e-tivity e il coaching . La formazione avverrà dunque in parte in presenza e in parte a distanza e prevede attività da svolgere online a tempo (al massimo due settimane), come per esempio brevi consegne, piccoli prodotti e compiti da svolgere in poche ore di lavoro, che garantiranno l’avanzamento del corso di formazione. I migliori 30 studenti della seconda fase del corso accederanno all’Hackaton finale e otterranno un servizio di placement gratuito da parte di Randstad, agenzia per il lavoro specializzata nella ricerca e selezione del personale e nella formazione, e partner del progetto. Pensare e gestire il cambiamento”, in programma venerdì 28 aprile dalle 10 alle 13 nella cripta dell’aula magna di largo Gemelli è l’evento di avvio del progetto promosso da Samsung insieme all’Ateneo. IL CREMIT A #STEMINTHECITY Il Centro di ricerca sull’educazione ai media, all’informazione e alla tecnologia (Cremit) partecipa a #STEMintheCity , l’iniziativa del Comune di Milano nata per sensibilizzare i giovani alla cultura digitale e avvicinare le ragazze allo studio delle materie tecnico-scientifiche. Il Cremit proporrà venerdì 28 aprile due laboratori tematici nella sede dell’Università Cattolica in piazza Buonarroti, condotti da Gianna Cannì , collaboratrice del Cremit e del corso di Scienze dell’educazione come docente di progettazione educativa e didattica.

 

Comunicazione, è tempo di ibrido

cattolicapost Comunicazione, è tempo di ibrido Nel primo Libro bianco sulle professioni, l’Almed ha fotografato i radicali cambiamenti dei profili richiesti dal mercato. Un progetto guidato da Nicoletta Vittadini , docente di Sociologia della comunicazione e di Web e social Media, e Ruggero Eugeni , docente di Semiotica dei media e direttore di Almed. Facciamo un esempio… Sarà richiesta sempre di più un’alfabetizzazione informatica di base, soprattutto nel mondo della comunicazione, che non significa dover diventare programmatori, ma sapere che cosa vuol dire programmare. Comparti che tradizionalmente erano differenti oggi si stanno avvicinando, tanto che una serie di professioni è del tutto trasversale: il social media manager, figura che si inserisce in vari ambiti come l’agenzia, l’azienda, le media companies tradizionali o i quotidiani. In Italia cosa succede? «Le trasformazioni nel mondo della comunicazione e delle sue professioni in generale, ma nel nostro Paese in modo particolare, avvengono con velocità differenti: abbiamo dei settori di resistenza di modalità professionali precedenti, oppure dei fenomeni di modalità di adattamento lievi. È in atto una riconversione delle redazioni ai nuovi settori del web, del digital e del social e, soprattutto, sempre di più giornali e testate televisive fanno ricorso a free lancer in grado di garantire quel prodotto veloce e innovativo di cui hanno bisogno». Le start-up in Italia, nate come micro-imprese al servizio di imprese più grandi, in questo momento sono sempre più fagocitate da queste; sempre più i “cacciatori di teste” prendono direttamente giovani professionisti dalle start-up o giovani che sono maturati al loro interno, saltando una serie di passaggi anche generazionali.

 

Sharing, voce del wiki-verbo condividere

Ivana Pais (nella foto a lato), sociologa della facoltà di Economia dell’Università Cattolica, spiega l’idea chiave di un modello economico, che sarà al centro della quarta edizione di Sharitaly , evento leader nel settore, in programma a Milano il 15 e 16 novembre . Insieme ai suoi allievi del corso di Sociologia economica, la docente dell’Ateneo ha partecipato alla scrittura della voce “ sharing economy ” di Wikipedia Italia (articolo a lato). Ma qual è la specificità di questo nuovo tipo di economia? «Tradizionalmente - afferma la professoressa Pais - esistono tre tipi di scambi. Spaziano da Teatroxcasa , che permette a un privato di organizzare nella propria abitazione degli spettacoli teatrali a cui invitare anche degli sconosciuti, a Gnammo , che consente di organizzare cene a casa di privati invitando chi si desidera. Qui la problematica di natura fiscale si può verificare sia per chi decide di non pagare le tasse, sia per chi invece vorrebbe farlo ma non riesce a districarsi nelle norme burocratiche che possono essere differenti tra regione e comune che vi è situato». Essendo la piattaforma molto più potente di chi vi opera, può accadere che decida unilateralmente un taglio dei compensi dei propri dipendenti, che si trovano a essere non sufficientemente protetti da evenienze di questo tipo». Tra gli obiettivi di queste collaborazioni - conclude Crespi - c'è quello di educare gli studenti alla condivisione libera delle informazioni: ogni persona ha delle conoscenze e può trasmetterle ad altri e Wikipedia è lo strumento perfetto per condividere conoscenza.

 

Comunicazione, la rivoluzione del digitale

Come quelle che hanno dimostrato di avere sei studenti del master in Digital Communications Specialist che sono stati fra i nove finalisti di Twitter4Uni con i loro progetti creativi. Sotto la guida di Paolo Iabichino , Chief Creative Officer di Group Ogilvy & Mather Italy e docente di Tecniche di Creatività al master, hanno ideato diversi progetti, due dei quali sono stati selezionati fra i progetti finalisti. A “ Dolomitwt ” hanno lavorato Andrea Aramini, Luca Oggioni e Margherita Sabbi , che hanno pensato a un servizio utile agli appassionati di sci e snowboard mirato a fornire attraverso Twitter informazioni su meteo, mappe e percorsi ma anche a dare possibilità di acquistare i biglietti attraverso i social network. Il corso di “Tecniche di creatività” in particolare ci ha aperto nuovi modi di pensare e ideare una strategia di comunicazione vincente e che avesse al centro il “racconto di una storia”. Paolo Iabichino ci ha ispirato profondamente sia nel suo ruolo di docente che in quello di direttore creativo di una delle agenzie di comunicazione più importanti al mondo». Oggi siamo chiamati a dotarci di una nuova sensibilità verso i nostri interlocutori ed è bello sapere che anche una materia così impalpabile possa trovare spazio all’interno di un master dedicato a formare i nuovi professionisti della comunicazione digitale” conclude Iabichino. Il master ha come obiettivo la formazione di figure professionali con un elevato grado di specializzazione, capaci di operare sul fronte della comunicazione digitale all’interno di agenzie e aziende, anche in una dimensione internazionale.

 

Come nuotare nell’era digitale

CATTOLICAPOST Come nuotare nell’era digitale La rete non è un solo un mezzo, è un luogo: il direttore Comunicazione esterna Eni spiega come muoversi in un ecosistema profondamente mutato e suggerisce sei parole chiave per capire come cambiano le aziende e i media. Foster Wallace guardò la classe dei laureati del Kenyon College e cominciò il discorso così: « Ci sono due pesci che nuotano e a un certo punto incontrano un pesce anziano che va nella direzione opposta, fa un cenno di saluto e dice: “Salve, ragazzi. Per i Millennials – i giovani nati negli anni in cui moriva il XX secolo che oggi sono alle prese con lauree e master – l’acqua è un mondo in piena disruption provocata dal digitale, nel quale nuotano agevolmente. Da pesce che ormai da tre decenni si sposta a colpi di pinne prima nelle redazioni dei giornali, e ora nella comunicazione aziendale, mi permetto di aggiungere un paio di spunti di riflessione. Vi diranno che il web e l’intero mondo digitale in cui nuotate senza affanno non è che un altro medium, come lo sono stati prima di esso la radio o la Tv. Non è un caso che in questo ecosistema digitale stiano avendo successo i social media che utilizzano parole antiche, legate a desideri profondi di felicità di ogni uomo: “like”, piacere, amicizia, affettività (Facebook), oppure “follow”, seguire (Twitter). È il caso anche di un percorso sullo sviluppo dell’imprenditorialità, ideato per partecipanti a corsi avanzati di taglio umanistico-sociale, che, fin dalle sue prime edizioni, ha portato come sviluppo non scontato alla creazione di vere e proprie start up, che oggi operano sul mercato globale, dal Burundi alla Cina.

 

Manager musicale, generazione 2.0

cattolica post Manager musicale, generazione 2.0 Nella musica per la prima volta anche in Italia il digitale ha superato il supporto fisico. I nuovi professionisti nascono in questo contesto ma necessitano di una formazione che vada oltre la mitologia di chi sta dietro le quinte. by Daniela Fogliada | 07 settembre 2016 Il superamento del digitale rispetto al supporto fisico nel mondo musicale è una realtà anche per il nostro Paese. Per la musica si tratta di un processo di evoluzione più che di rivoluzione digitale, che prosegue da qualche anno ed è tuttora in atto» fa notare Sibilla. È fondamentale una preparazione accurata, che vada al di là dell’idea “romantica” secondo cui chi gestisce un artista è un po’ artista egli stesso o della mitologia legata alla figura di chi sta dietro le quinte. In realtà questa professione è tutt’altro, necessita di una formazione che spazia dalla comunicazione alla promozione e al marketing». Quest’anno il programma è ancora più fortemente centrato sulla figura del manager: formiamo una generazione di professionisti che, a differenza delle precedenti, nascono già sul digitale.

 

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