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Dio a modo mio, intervista sulla fede

RICERCA Dio a modo mio, intervista sulla fede Centocinquanta ragazzi di tutta Italia, scelti dal campione del Rapporto Giovani, raccontano il loro rapporto con la fede a un gruppo di “ricercatori” coetanei . L’indagine qualitativa che ne è seguita è raccolta nel volume Dio a modo mio , curato da Paola Bignardi e Rita Bichi , nato da un approfondimento nell’ambito del Rapporto Giovani dell’Istituto Giuseppe Toniolo di Studi Superiori. Per permettere agli intervistati di parlare a proprio agio e senza filtri su un tema così privato l’Istituto Toniolo ha chiesto la collaborazione di alcuni studenti dell’Ateneo che hanno rivolto i quesiti dell’indagine ai loro coetanei. Annamaria Musillo (nella foto a lato) è una di loro: originaria di Matera, ex studentessa dell’Università Cattolica e collegiale del Paolo VI, laureata in Lingue e letterature straniere , ora vive a Roma e, appena concluso il Tfa, aspetta di diventare a tutti gli effetti insegnante di Spagnolo. Nel 2013 si è sviluppata un’ulteriore indagine qualitativa sul tema “Giovani e fede” che ha coinvolto 23 intervistatori di età compresa fra i 23 e i 30 anni e 150 intervistati distribuiti tra Nord, Centro e Sud Italia, tutti battezzati, tutti appartenenti a due fasce di età (19-21 anni e 27- 29 anni) . I 150 giovani hanno risposto a domande sul loro rapporto con la fede, le loro credenze e i loro atteggiamenti nei confronti della religione, sui loro ricordi del catechismo, raccontando la loro esperienza religiosa. Con questi 50 giovani è stato svolto un ulteriore approfondimento attraverso una seconda intervista, i cui risultati sono confluiti nel libro Dio a modo mio. Giovani e fede in Italia appena edito da Vita e Pensiero (2015).

 

Natale, una lunga storia d’amore

È bello sapere che al principio c’è una parola che sceglie di ri- volgersi e di unirsi a noi fino a farsi simile, anche nella debolezza. dicembre 2017 di Saverio Xeres prete della diocesi di Como, docente di Introduzione alla Teologia all’Università Cattolica. Al centro del Prologo quelle poche, densissime parole che irradiano una luce nuova, fecondissima di pensiero e generatrice di vita: « Il Verbo si è fatto carne ». In principio, dunque, ovvero all’origine e al fondo di tutto, sta questo atteggiamento di apertura, di disponibilità, che è Dio stesso: la Parola . Divenne : con questa espressione (pigramente tradotta dal latino con « si è fatto ») siamo di nuovo allontanati dall’idea di Dio come di un essere, lontano e statico: Dio diviene , cioè cambia, si adegua, viene incontro all’altro a sé . Se mai, proprio perché tutto è possibile a Dio, c’è da chiedersi come mai, tra tutto quello che poteva fare, Egli abbia scelto proprio di diventare uomo, e nel modo che sappiamo, ovvero in tutto simile a noi, nella debolezza, nella sofferenza e perfino nella morte. prete della diocesi di Como, insegna Storia della Chiesa al Seminario di Como e alla Facoltà Teologica di Milano, e Introduzione alla Teologia all’Università Cattolica di Milano.

 

La fuga davanti a Dio

Da sempre interessato alla filosofia, decise di chiudere con la medicina e di trasferirsi in Ticino per vivere come libero scrittore, a contatto con la natura, prendendosi cura della moglie malata. Pubblicato nel 1934, in piena epoca nazista (e ripubblicato da poco da Vita e Pensiero), La fuga davanti a Dio descrive con toni quasi apocalittici tutti i pericoli della società tecnocratica e la sua implicita tendenza verso la dittatura. Eppure, anche in questo fuggire continuo, in questo continuo rincorrere la possibilità non ancora esplorata, rimane un luogo in cui ancora è possibile la contemplazione, un luogo in cui 'stare'. L’amore» scrive Picard «è ciò che generalmente trattiene l’uomo dal mettersi in moto per la fuga. Hermann Hesse in una recensione coeva dell’opera, interamente riportata nel volume, ne ha scritto: «è un libro da veggente, la sua immagine di una fuga davanti a Dio non è metafora ma visione, è un'opera tremenda e al tempo stesso consolante ». L'autore» scrive ancora Hesse «legge i lineamenti del mondo della fuga nel volto dell’epoca, un mondo in cui è stata cancellata l’impronta delle idee e quindi privo di immagine (bildlos), ma dimentico anche del silenzio come pure della parola, entrambi stritolati fino all’annientamento dal brusio verbale. Un mondo dunque, senza profondità e che difetta di presenza, di interezza, durata e amore».

 
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