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Salute, alla Cattolica il Premio Agnes

roma Salute, alla Cattolica il Premio Agnes A ritirare il riconoscimento, conferito per il ruolo dell’Ateneo come struttura d’eccellenza internazionale nel campo della ricerca scientifica, è stato il rettore Franco Anelli . Il nostro obiettivo è portare la medicina ai più alti livelli di conoscenza e ai maggiori risultati per il bene delle persone – ha aggiunto il rettore Anelli –. Concludo con un augurio agli studenti e, più in generale, alle nuove generazioni chiamate ad assicurare con la nostra guida continuità a queste importanti esperienze di studio e ricerca per la crescita del nostro Paese». Ha aperto il Forum Walter Ricciardi , ordinario di Igiene generale e applicata all’Università Cattolica e direttore del Dipartimento Scienze della Salute della Donna, del Bambino e di Sanità Pubblica della Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS e Consigliere del Presidente della Regione Lazio per la Ricerca e l’Innovazione. premio #dipendenze #ricerca Facebook Twitter Send by mail ALLARME DIPENDENZE PER I GIOVANI I giovani e le dipendenze: un tema attuale, preoccupante, segnato da un fattore sempre più pervasivo: la tendenza all’eccesso. Non più soltanto alcol, fumo e droghe, i giovani oggi sono sempre più a rischio di sostanze ugualmente insidiose e subdole, perché spesso sottovalutate, come Internet, gioco d’azzardo e social network. Per quanto riguarda il gioco d’azzardo, nel 2018 quasi 700 mila minorenni hanno giocato almeno una volta.

 

Il binge drinking può creare dipendenza

agosto 2018 Le abbuffate alcoliche (il binge drinking o il bere tanto tutto in una sera) tipiche di molti giovani (che magari si limitano a bere al sabato sera e non toccano un dito di alcol durante la settimana) potrebbero portare allo sviluppo di alcol-dipendenza. Il binge drinking è una modalità di assunzione di alcolici che nell’ultimo decennio si è notevolmente diffusa nel nostro Paese anche fra gli adolescenti. Una unità alcolica, pari a circa 12,5 grammi di etanolo, corrisponde a circa 125 millilitri di vino a media gradazione – quindi un bicchiere - o 330 mL di birra – una lattina o una bottiglia - o 30 mL di super alcolici – un bicchierino da bar. Lo studio osservazionale coordinato dai Professori Giovanni Addolorato e Antonio Gasbarrini, dell’Istituto di Patologia Speciale Medica dell'Università Cattolica, ha dimostrato che tale comportamento, spesso ritenuto - sottostimandone la reale pericolosità - un “normale passaggio adolescenziale” è un fattore di rischio per lo sviluppo di alcol-dipendenza. I ragazzi hanno compilato questionari per valutare il loro consumo di bevande alcoliche, di fumo, l’uso di droghe e il quadro psicologico individuale. Circa l’80% del campione ha dichiarato di consumare bevande alcoliche (nonostante nel nostro Paese la vendita di alcolici ai minori sia vietata e nonostante la posizione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità contraria al consumo di bevande alcoliche negli adolescenti). Il 6,1% dei soggetti intervistati presentava un disturbo da uso di alcol, in particolare il 4,9% presentava una diagnosi di abuso di alcol mentre il rimanente 1,2 % presentava una diagnosi di dipendenza da alcol.

 

Adolescenti e Web, comportamenti a rischio

luglio 2018 È elevata la prevalenza degli adolescenti italiani con comportamenti a rischio di dipendenza da sostanze e non solo: oltre il 22% dei giovani che frequentano le scuole superiori presenta un rapporto disfunzionale con il Web. “Il consumo frequente di alcolici e l’uso di sostanze sono risultati molto comuni nei maschi”, spiega il Dottor Di Nicola , “ma rispetto al passato le differenze di genere sono sempre meno evidenti, soprattutto per quanto riguarda i cannabinoidi ed il binge drinking (abbuffate alcoliche)”. “Tale fenomeno”, spiega il dottor Marco Di Nicola “è stato valutato con un’intervista e con test specifici che esplorano l'impatto dell'uso di Internet sulla quotidianità (scuola, lavoro, rapporti familiari e relazioni interpersonali, durata e qualità del sonno, etc.). Inoltre, il 9,7% degli adolescenti valutati ha descritto delle modalità di gioco problematiche, con un elevato rischio di sviluppare una condizione di gioco d'azzardo patologico. E ancora, il 6,2% del campione ha riferito di praticare esercizio fisico in maniera eccessiva (in questo caso è stato valutato il grado di coinvolgimento in attività sportive, le ripercussioni negative sul funzionamento quotidiano e sulle relazioni interpersonali, oltre che sull’umore quando i soggetti non possono allenarsi come vorrebbero). Le condotte di dipendenza studiate, sia da sostanze sia comportamentali, sono risultate associate ad una ridotta performance scolastica: più grave è la problematica del ragazzo, peggiore è il suo rendimento, sottolinea il Dottor Di Nicola . Infine, tratti di personalità e caratteristiche psicologiche come l’incapacità di provare piacere, l’impulsività, la difficoltà a riconoscere e descrivere le proprie emozioni e la tendenza alla dissociazione, correlano con il rischio di comportamenti di dipendenza.

 

Internet ti cambia la testa. E il cervello

Sul piano fisiologico e delle neuroscienze, il meccanismo che si innesca in questi casi è il cosiddetto modello di reward , secondo il quale le persone costantemente alla ricerca di rinforzi indotti dall’ambiente, incorrono in forme comportamentali che producano una facile soddisfazione immediata, in una parola una ricompensa. Mentre sul piano relazionale si può incorrere in comportamenti di dipendenza da personificazione dei rapporti con gli altri fino a far diventare oggetti e contesti i sostituti delle relazioni interpersonali, come nel caso in cui sviluppiamo l’illusione di essere connessi al mondo attraverso il nostro telefono cellulare. C’è però un’altra nuova forma di addiction sarà oggetto di dibattito e riguarda lo sviluppo di dipendenze da parte di pazienti affetti dal morbo di Parkinson , e in generale da disturbi del movimento, legate all’assunzione di farmaci volti ad aumentare i livelli di dopamina nel cervello del paziente. A tutte queste forme di dipendenza si possono affiancare terapie psicologiche di tipo cognitivo-comportamentale, volte a ripristinare un equilibrio nelle relazioni sociali e nell’utilizzo di oggetti e strumenti, e a ricondurre la persona a un benessere personale e interpersonale. Alcune ricerche recenti ci dicono, inoltre, che tecniche neurofisiologiche di neuromodulazione (come la Stimolazione Magnetica Transcranica, TMS) possono supportare questo percorso cognitivo-comportamentale, offrendo nuove frontiere di intervento. La seconda parte del workshop nel pomeriggio dedicata a “Neurofisiologia delle old e new addiciton” interverranno esperti di meccanismi cerebrali delle forme di dipendenza ( Michela Balconi ), di abuso di alcol ( Salvatore Campanella ), di memorie autobiografiche della dipendenza ( Jean Louis Nandrino ). Infine si parlerà delle dipendenze indotte dai farmaci nell’esperienza dei malati di Parkinson ( Chiara Siri ) e delle nuove dipendenze nei “nuovi” adolescenti ( Federico Tonioni ).

 

Stili di vita, universitari rimandati

Sono troppi gli studenti sedentari, cioè ben 3 su 10 non svolgono attività fisica, mentre un numero consistente di universitari cedono alle lusinghe di Tabacco e di Bacco: 3 studenti su 10 hanno l’abitudine al fumo e 4 su 10 consumano settimanalmente vino e birra. Altissima l’attitudine verso le nuove tecnologie, con rischio di abuso e dipendenza: tutti gli studenti (uomini e donne) hanno almeno un telefono cellulare e 7 su 10 usano smartphone per essere sempre connessi. Al di là di uno stile di vita non del tutto salutare la stragrande maggioranza degli universitari italiani - ben 8 su 10 – si sentono in buona o ottima salute. La ricerca integrale, pubblicata sugli Annali dell’Istituto Superiore di Sanità , ha riguardato stili di vita e comportamenti di 8.516 studenti di dieci università italiane (di Nord, Centro e Sud del Paese), in età compresa tra 18 e 30 anni: 5.702 donne (67%) e 2.814 uomini (33%) con età media di 22,2 anni. Il 77,1% degli studenti universitari ha dichiarato di avere una salute buona o molto buona, mentre 25,8% ha riferito di avere - quasi ogni giorno - almeno un uno dei seguenti disturbi: cefalea, mal di stomaco, mal di schiena, stanchezza, nervosismo, vertigini e difficoltà ad addormentarsi. Ed è proprio per motivo che sono stati attivati - nelle sedi di Roma, Milano, Brescia della Università Cattolica del Sacro Cuore - tre sportelli di counseling, fruibili da parte degli studenti di tutte le Università presenti nel territorio . I problemi, per cui gli studenti si sono rivolti agli sportelli, afferivano ai seguenti ambiti: di medicina generale; ginecologico/andrologico; allergologico; psichico (disturbi del comportamento alimentare; problematiche familiari; ansia, disturbo compulsivo-ossessivo; problemi di adattamento alla realtà universitaria da parte degli “studenti fuori sede”).

 
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