La tua ricerca ha prodotto 59 risultati per europa.
Stai visualizzando i risultati 1 - 25:

Democrazia a rischio recessione

Ma solo dal 2016, dopo il referendum sull’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea e la conquista della Casa Bianca da parte di Donald Trump, la percezione di molti osservatori si è davvero modificata. Ulteriori segnali di una significativa «recessione democratica» giungono però anche dalle dinamiche interne dei sistemi politici occidentali, e più precisamente nel logoramento di alcune delle garanzie che consentono la competitività tra partiti e il pluralismo informativo. Lo stesso Orbán in diverse occasioni ha d’altronde definito il proprio modello di riferimento come una «democrazia cristiana illiberale», che, contrastando l’indirizzo multiculturalista e cosmopolitico delle élite tecnocratiche dell’Ue, punta a difendere gli interessi e le tradizioni nazionali, sulla base di un vasto sostegno popolare. Coordinatore del Corso di Laurea in Scienze politiche e delle relazioni internazionali della facoltà di Scienze politiche dell’Università Cattolica. Quello pubblicato è uno stralcio del rapporto 2019 realizzato dall’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (Ispi) e intitolato «La fine di un mondo. democrazia #liberalismo #europa #crisi Facebook Twitter Send by mail L’EUROPA AL BIVIO Mercoledì 6 marzo , alle 12.30, nella Sala della Gloria della sede di Brescia dell'Università Cattolica (Via Trieste 17), sarà presentato il rapporto 2019 realizzato dall’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (Ispi) e intitolato « La fine di un mondo. La discussione, cui prenderanno parte Enrico Fassi , Damiano Palano e Arturo Varvelli (Ispi), è il primo appuntamento del ciclo «L’Europa al bivio» , organizzato dalla facoltà di Scienze politiche e sociali in vista delle elezioni di fine maggio.

 

L’Europa va in collegio

milano L’Europa va in collegio In vista delle elezioni europee, che si terranno nei vari Paesi dell’Unione europea tra il 23 e il 26 maggio, gli studenti riflettono sull’identità del vecchio continente e sul ruolo che essa ricopre nel panorama mondiale e nella vita dei singoli Stati. Alle soglie delle elezioni europee del prossimo maggio nei collegi dell’Università Cattolica non sono mancate occasioni per riflettere sull’identità, sulla necessità e sul ruolo dell’Unione Europea, con una serie di iniziative e di incontri di approfondimento sul tema. La terza edizione della Winter School , organizzata dal collegio Augustinianum , ha immerso gli studenti nel cuore delle istituzioni europee con workshop nella sede del Parlamento, della Commissione e presso la Casa della Storia europea. Il viaggio a Bruxelles, che ha coinvolto gli studenti dal 3 al 6 aprile, è stato preparato e seguito da incontri dedicati al tema europeo, tra cui l’intervento del 2 aprile del professor Francesco Bestagno , docente di Diritto dell’Unione Europea del nostro Ateneo, dal titolo «L’Unione Europea: radici, realtà e prospettive». Di identità europea si è parlato al collegio Marianum con un dialogo tra Antonio Campati e Alberto Martinelli : dall’incontro, che ha avuto luogo l’11 aprile, è emersa la volontà di costruire un’identità partendo dal rafforzamento dei valori condivisi e investendo in politiche che concorrano al miglioramento della democrazia europea. Alla domanda sulla necessità o meno, oggi, di un “unione europea” ha risposto con fermezza la lectio tenuta il 19 marzo in Augustinianum dal già presidente del Consiglio e presidente della Commissione europea (1999-2004) Romano Prodi dal titolo «L’Europa che verrà: perché non possiamo farne a meno». collegi #europa #elezioni #educatt Facebook Twitter Send by mail.

 

Ora la sfida è nel Consiglio europeo

Elezioni europee Ora la sfida è nel Consiglio europeo A fronte di un Parlamento dove il “centro-sinistra” allargato regge bene, si rafforza la presa della destra sovranista sull’organo che presiede a tutte le competenze intergovernative, tra cui quelle cruciali su immigrazione, sicurezza e fisco. I numeri ci dicono che una maggioranza tra popolari, destre e sovranisti non c’è. Non c’è neppure la maggioranza tra popolari e socialdemocratici, ma questa alleanza può estendersi ai liberali e democratici di ALDE e, forse, ai Verdi, che hanno visto un buon successo in Francia e soprattutto Germania. Resta il fatto che la Commissione e il suo Presidente verranno nominati dai governi dei Paesi membri e, tra questi, si sono rafforzati solo quelli guidati dalle forze sovraniste e di destra, con l’eccezione di Spagna e Portogallo. A fronte di un Parlamento dove il “centro-sinistra” allargato regge bene si potrebbe avere un governo (leggi Commissione) conflittuale e diviso al suo interno. Si rafforza, inoltre la presa della destra sovranista sul Consiglio europeo, cioè l’organo che presiede a tutte le competenze intergovernative, tra cui quelle cruciali delle politiche per l’immigrazione, per la sicurezza e delle politiche (e regole) fiscali. docente di Economia politica nella facoltà di Scienze bancarie, finanziarie e assicurative #elezionieuropee #europa #giovani Facebook Twitter Send by mail.

 

Italia a rischio isolamento

Elezioni europee Italia a rischio isolamento Rispetto agli altri Paesi, soprattutto per via del numero di seggi della Lega nel nuovo Parlamento europeo, l’Italia rischia di rimanere in posizione defilata. Sarà cruciale capire che e quali cariche otterrà il nostro Paese all’interno delle istituzioni. Sorprende forse un po’ l’affermazione dei partiti ambientalisti (tranne che in Italia). Minoranza che sarà ancora più evidente se e quando il Regno Unito uscirà dall’Unione europea, così rinunciando ai propri seggi nel Parlamento (per un terzo di partiti sovranisti e, in misura maggiore, di partiti favorevoli alla Brexit), che verranno quindi redistribuiti agli altri partiti europei. In Italia, non ci si aspettano necessariamente grandi ripercussioni sulla tenuta del governo: i partiti di maggioranza ottengono comunque oltre il 50% dei consensi. Rispetto agli altri Paesi, soprattutto per via del numero di seggi della Lega nel nuovo Parlamento europeo, l’Italia rischia di rimanere in posizione defilata se non addirittura isolata.

 

Erasmus e ricerca alla prova del voto

Eppure se c’è un collante che lega i Paesi dell’Unione europea è il network della comunità scientifica e la rete degli scambi studenteschi che, a partire dal lontano 1987, ha visto crescere la cosiddetta “ generazione Erasmus ”. Da allora, 9 milioni di studenti, di cui 843.000 italiani , hanno studiato in università di altri Stati, accolti in 5.000 istituti di 33 Paesi diversi. Se si è parlato poco di università è anche perché in certe aree politiche si sta diffondendo una ridotta fiducia su come ricerca, scienza, cultura possano contribuire allo sviluppo» afferma il professor Pier Sandro Cocconcelli , delegato del rettore per il coordinamento dei progetti di internazionalizzazione. Questo interesse però è ben presente nelle nuove generazioni che sono sempre più aperte a investire nel loro futuro, impegnandosi in periodi di studio e di ricerca all’estero, che considerano un passo fondamentale per costruirsi un curriculum di alto livello». Un network di ricerca sovranazionale di alto livello… «Tutto questo assume ancora più importanza perché si sono ridotti i finanziamenti nazionali, mentre sono aumentati quelli europei che hanno indotto i ricercatori delle scienze umano-sociali, delle scienze esatte, della biologia, a spostarsi su una ricerca multinazionale all’interno dell’Unione Europea. Per accedere ai fondi di ricerca bisogna passare da un sistema di ricerca nazionale a quello della ricerca europea, che sarà sempre più aperto a nuove collaborazioni con altri grandi partner come Cina, Stati Uniti o Paesi emergenti. È stato già così con il progetto Horizon 2020, il framework della ricerca che sta finendo adesso, e ancor di più sarà così con Horizon Europe , il prossimo framework della ricerca che partirà dal 2021, a cui sarà destinato un investimento di 120 miliardi di euro».

 

Un’Europa sempre più frammentata

Elezioni europee Un’Europa sempre più frammentata La polverizzazione della sinistra in Francia e Germania, l’avanzata di forze sovraniste e di destra, la sconfitta del progetto europeista di Macron: l’esito di un Parlamento frastagliato potrebbe essere l’ulteriore rafforzamento del ruolo degli Stati. In secondo luogo, il notevole ridimensionamento delle due forze che tradizionalmente hanno sostenuto e alimentato il processo di integrazione, ossia il gruppo socialista (S&;D) e quello popolare (PPE). Per quanto concerne i socialisti, il calo di circa 40 seggi rispetto al 2014 si inserisce nella tendenza ormai ventennale all’indebolimento delle forze di sinistra. Ci sono controtendenze significative (in Spagna e in Portogallo, soprattutto), ma non possono comunque passare inosservate né la “polverizzazione” della sinistra in Francia, né il crollo della Spd in Germania. Ma non sarà senza implicazioni il successo di Fidesz in Ungheria (che, con più del 50% dei consensi, ottiene 13 seggi), o dei popolari austriaci, su molte questioni vicini alle posizioni dei “sovranisti” di destra. L’ipotesi più probabile è l’ingresso del gruppo Alde nella maggioranza composta da PPE e S&;D. I cosiddetti “sovranisti” quasi certamente rimarranno in una posizione minoritaria. E paradossalmente – a dispetto della battaglia contro i “sovranisti” portata avanti dalle forze “europeiste” – l’esito di un Parlamento così frammentato potrebbe essere proprio l’ulteriore rafforzamento del ruolo degli Stati.

 

Dopo le elezioni, le sfide per l’Europa

Parlano i professori Alessandro Rosina, Andrea Boitani e Rony Hamaui by Simone Gervasio | 04 giugno 2019 Stiamo vivendo un punto di svolta in cui populisti ed euroscettici ottengono consensi e risultati difficilmente immaginabili pochi anni fa. Le recenti elezioni europee ne sono una prova evidente. Secondo il demografo dell’Università Cattolica Alessandro Rosina le spiegazioni dell’ascesa del populismo sono da ricercare nei cambiamenti demografici, nell’invecchiamento dell’Europa, che va di pari passo però con l’innovazione tecnologica e con la sempre più centrale attenzione che si dà al fenomeno dell’immigrazione. Un’Europa che è sempre più vecchia ha un rapporto complicato con le nuove generazioni: migliorarlo è condizione imprescindibile per un futuro in cui l’Italia possa giocare un ruolo diverso, più attivo, nelle sorti europee». Analizzando i dati del Rapporto giovani dell’Istituto Toniolo si intuisce come gran parte di loro riconosca nell’Unione Europea un’istituzione forte che negli anni ha saputo tenere fede al suo compito principale, ossia quello di non avere più i conflitti del secolo scorso. Il sentimento europeo, che è forte nei giovani, inizia però ad attecchire meno in una parte di essi che fa fatica a vedere nell’Europa unita una soluzione, anzi prova sfiducia nelle sue effettive possibilità. Come sottolinea Boitani, «i populisti hanno bisogno di nemici da combattere, spesso infatti trovano terreno fertile negli errori delle classi dirigenziali che li hanno preceduti, e sfruttano spesso delle percezioni sbagliate, l’elemento paura che costantemente alimentano, per creare consensi. Di questo fenomeno si è parlato in Libreria Vita e Pensiero con Andrea Boitani , docente di economia politica dell’Università Cattolica di Milano, e Rony Hamaui , presidente di Intesa San Paolo ForValue e professore di Economia monetaria, autori del libro “ Scusi prof, cos’è il populismo ?” (Vita e Pensiero).

 

Crociata, perché votare per l'Europa

elezioni europee Crociata, perché votare per l'Europa Il vicepresidente della Commissione delle conferenze episcopali Ue esorta a non disertare le elezioni europee per costruire un’unione più attenta al dialogo tra popoli e centro di governo. In fondo i politici siamo noi anche se possiamo solo eleggere». maggio 2019 Dal 23 al 26 maggio tutti i cittadini europei saranno chiamati a eleggere i nuovi membri del Parlamento europeo. La Chiesa Cattolica è protagonista della costruzione europea fin dalle sue radici e continua a contribuire al dialogo e al bene comune con la sua dottrina sociale. Con questo spirito la Commissione delle conferenze episcopali dell’Unione europea (Comece) esorta tutti i credenti a votare per costruire un’Europa più attenta all’umanità anziché al profitto. Secondo i vescovi europei c’è bisogno di una nuova narrazione di speranza, che coinvolga i suoi cittadini in progetti percepiti come più inclusivi, con un destino comune, oltre le divisioni, la disinformazione e la strumentalizzazione politica. Parla monsignor Mariano Crociata , vicepresidente del Comece e vescovo di Latina, a margine di Re-Thinking Europe: the social doctrine of the Church in action , un incontro promosso in largo Gemelli dal Centro di Ateneo per la Dottrina sociale della Chiesa .

 

Ue, le strategie dei sovranisti

elezioni europee Ue, le strategie dei sovranisti Per la prima volta i due gruppi storici del Parlamento europeo dovranno contare necessariamente sull’appoggio dei liberali. Resta da capire cosa faranno le forze euroscettiche. Il banco di prova sarà il 2 luglio. Anche se questi due gruppi rimangono i più numerosi, dovranno necessariamente poter contare sull’appoggio dei liberali, e non è nemmeno escluso un ulteriore allargamento di questa maggioranza trasversale ai verdi. Per altro verso, sarà importante vedere che assetto si darà il variegato fronte delle forze sovraniste, o comunque euroscettiche: resteranno divise in più gruppi politici oppure ne formeranno uno solo? Le settimane che ci separano dalla prima seduta del nuovo Parlamento, il 2 luglio, saranno fondamentali per comprendere i nuovi equilibri, così come lo sarà il primo atto di grande rilievo politico-istituzionale al quale il Parlamento europeo sarà chiamato nei prossimi mesi: l’elezione del nuovo Presidente della Commissione. docente di Diritto dell’Unione Europea nella facoltà di Scienze politiche e sociali #elezionieuropee #unioneeuropea #europa Facebook Twitter Send by mail.

 

Ecco come cambia l’Europa, le analisi dei docenti dell'Università Cattolica

ELEZIONI EUROPEE Ecco come cambia l’Europa, le analisi dei docenti dell'Università Cattolica Le urne hanno mostrato una sostanziale affermazione delle forze europeiste ma le spinte alla frammentazione e il ruolo che giocheranno i governi sovranisti nel Consiglio d’Europa rendono il quadro incerto. I commenti a caldo di alcuni professori. maggio 2019 Quale sarà il futuro dell’Europa? Dopo gli esiti delle Elezioni europee, Cattolicanews ha chiesto un commento a caldo ad alcuni docenti dell’ateneo. Italia a rischio isolamento di Paolo Balduzzi Rispetto agli altri Paesi, soprattutto per via del numero di seggi della Lega nel nuovo Parlamento europeo, l’Italia rischia di rimanere in posizione defilata. Una costruzione di successo, un’invenzione storica che sta reggendo agli urti della globalizzazione e ai nazionalismi Ue, le strategie dei sovranisti di Andrea Santini Per la prima volta i due gruppi storici del Parlamento europeo dovranno contare necessariamente sull’appoggio dei liberali. Nel 2021-2027 partiranno altri 12 milioni di giovani e il Programma Horizon Europe destinerà 120 mld di euro per la ricerca. Parla il professor Pier Sandro Cocconcelli #europa #elezioni #unioneeuropea #ue Facebook Twitter Send by mail.

 

Un’Italia in controtendenza

Elezioni europee Un’Italia in controtendenza A differenza che da noi, in Europa c’è stato un aumento dell’affluenza alle urne, una frenata dei partiti sovranisti e un’affermazione di verdi e liberali. Una posizione di eccentricità che renderà più complicato far valere gli interessi del nostro Paese. Per restare sempre aggiornato, segui la pagina LinkedIn sul loro profilo. In primo piano iniziative di formazione postlaurea e di lifelong learning, progetti di ricerca e di consulenza per aziende ed enti pubblici e no profit.

 

Idee per una nuova Europa

milano Idee per una nuova Europa In vista delle prossime elezioni la facoltà di Scienze bancarie, finanziarie e assicurative ha promosso un incontro sul futuro dell’Unione Europea con l’intento di discutere di un europeismo che possa essere una valida alternativa al sovranismo dilagante. È il messaggio forte emerso dal dibattito sul futuro dell’Unione Europea promosso mercoledì 17 aprile dalla facoltà di Scienze bancarie, finanziarie e assicurative dell’Università Cattolica in vista delle elezioni del 26 maggio e dal titolo rappresentativo “ Idee per l’Europa ”. Già perché, ha chiarito sin dall’inizio Andrea Boitani , docente di Economia politica e coordinatore dell’iniziativa, «l’intento dell’incontro non è tanto discutere “sull’idea di Europa”, quanto proporre “idee per l’Europa”». Ma anche in questo caso ci sono elementi di forza ed elementi di debolezza, come per esempio, l’idea di un’Europa che sia la replica in grande di uno stato nazionalista da costruire». Il punto essenziale, invece, è che «l’Europa politica sia organizzata non in uno stato federale, ma in un’unione federale di stati, senza fusione né confusione di livelli e competenze. Ben distante, insomma, dall’Unione come la conosciamo oggi: con un deficit democratico profondo, accentuatosi negli ultimi anni di crisi, di fatto appesa alle decisioni non della Commissione o del Parlamento di Strasburgo ma del Consiglio europeo dei capi di governo, cioè dei governi nazionali», ha aggiunto Fabbrini. Anche Roberto Tamborini , dell’Università di Trento, è ritornato sul tema dei sovranismi che dilagano nel Vecchio Continente, differenziando quelli europeisti da quelli anti europeisti.

 

L’Europa alla prova dei giovani

Si tratta di una generazione dalle incredibili potenzialità, che ha a disposizione strumenti di comunicazione e possibilità di movimento impensabili fino a pochi anni fa. Eppure, le prospettive di crescita, di realizzazione e di miglioramento delle proprie condizioni di vita appaiono, secondo tantissimi indicatori socio-economici, estremamente difficoltose. Concentrandosi qui sulle prime, al di là di pochi elementi comuni a tutti, ognuno dei 27 paesi dell’Unione ha una certa libertà di scelta sulla propria legge elettorale. Per esempio, rispetto alle elezioni del 2009, Cipro e la Francia hanno fatto scendere l’età di elettorato passivo di ben 4 e 5 anni, a 21 e 18 anni rispettivamente; l’Italia, invece, resta il paese dove i giovani hanno barriere più alte all’ingresso nelle istituzioni. E ciò diventa più grave se si pensa che la stessa barriera persiste per l’accesso al Parlamento nazionale: con l’aggravante che, in un contesto di bicameralismo perfetto, il procedimento legislativo in Italia è di fatto condizionato dal Senato (elettorato attivo a 25 anni e passivo a 40). Il secondo è invece di tipo demografico: l’Italia è il paese dell’Unione europea dove è più bassa la quota di under 40 sul totale della popolazione (nel 2017, il 40 per cento contro, per esempio, il 54 per cento dell’Irlanda, che è il paese più giovane, secondo i dati Eurostat). Cosicché, unendo le barriere all’ingresso alle istituzioni con l’inconsistenza numeraria dei giovani stessi, è possibile concludere che l’Italia è di gran lunga il paese dell’Unione dove i giovani hanno meno potere politico potenziale. Certo, non ci si aspetta che cambi nulla nel breve periodo: ma il breve periodo è una preoccupazione della politica dalla visione limitata e dal fiato corto, della politica che è solo ricerca del consenso elettorale e non di strategia di crescita.

 

Quali idee per la nuova Europa?

Roma Quali idee per la nuova Europa? Martedì 26 marzo presentazione a Roma, nella Nuova Aula dei Gruppi Parlamentari, dello studio condotto dall'Università Cattolica tra parlamentari italiani, francesi e tedeschi sul futuro dell’integrazione europea. Lo studio è stato presentato da Massimo Bordignon , docente di Scienza delle finanze all’Università Cattolica e autore dell’indagine, durante l’incontro dal titolo "Quali idee per la nuova Europa? Ricette a confronto", lo scorso 26 marzo, nella Nuova Aula dei Gruppi Parlamentari a Roma. I risultati del sondaggio condotto tra 328 parlamentari italiani, francesi e tedeschi intervistati nei tre Paesi d’origine nell’autunno del 2018 suggeriscono che i punti d’accordo sono molti. C’è un ampio consenso nell’attribuire una maggiore iniziativa legislativa al Parlamento europeo, nell’incrementare la spesa di investimento nazionale per stimolare la crescita economica e nel favorire una maggiore integrazione nei campi dell’immigrazione e delle politiche di difesa. A seguire una tavola rotonda, moderata dal giornalista de la Repubblica Massimo Giannini , nel corso della quale sono stati commentati i risultati dell’indagine. Hanno partecipato Claudio Borghi , Presidente Commissione bilancio Camera dei Deputati (Lega), Renato Brunetta , Deputato (Forza Italia), Laura Castelli , Vice Ministro dell’Economia (Movimento 5 Stelle), Guido Crosetto , Deputato (Fratelli d’Italia), Luigi Marattin , Capogruppo In Commissione Bilancio Camera dei Deputati (Partito Democratico). europa #economia #integrazioneeuropea Facebook Twitter Send by mail.

 

L’Europa dei giovani in 24h

milano L’Europa dei giovani in 24h Un documentario di 24 ore che racconta la vita quotidiana di 60 ragazzi di 26 Paesi dell’Ue: sarà proiettato sabato 4 maggio in contemporanea nelle principali città europee, Milano compresa, per rivelarne sogni, timori, preoccupazioni, desideri. aprile 2019 L’Europa raccontata attraverso gli occhi dei giovani. È questo “ 24H Europe - The Next Generation ”, il documentario di 24 ore, prodotto dal canale culturale franco-tedesco Arte : una fotografia della vita quotidiana di 60 giovani europei, tra i 18 e i 30 anni, provenienti da 26 Paesi dell’Unione Europea, che hanno deciso di svelare sogni, timori, preoccupazioni, desideri. Sabato 4 maggio il documentario - articolato in 24 film e girato in parallelo da un team di 26 troupe - sarà proiettato in contemporanea nelle principali città europee, tra cui Strasburgo, Berlino, Bruxelles e anche Milano. Durante questa giornata il telespettatore scoprirà l’universo dei “Millenials” europei, ovunque essi vivano: Sofia, Tolosa, Barcellona, Almería, Belgrado, Zurigo, Lesbo, Helsinki, Magnitogorsk, Berlino, Namur, Tallinn, Sarajevo, Kautokeino, Varsavia o i fiordi islandesi. Insomma, una testimonianza sui giovani del nostro tempo e su quello che futuro del progetto europeo. giovani #europa #documentario Facebook Twitter Send by mail.

 

Chi ha fatto il gioco della destra

elezioni europee Chi ha fatto il gioco della destra Più che sui meriti di Salvini, dovremmo interrogarci sull’effettivo impatto di un “discorso pro-immigrati” che ha finito, inconsapevolmente, con l’appropriarsi di argomenti xenofobi o addirittura, se non proprio razzisti, distanti dai valori dell’Europa. docente di Sociologia delle migrazioni e della convivenza interetnica #elezionieuropee #europa #immigrazione Facebook Twitter Send by mail.

 

Una fiducia che va ripagata

elezioni europee Una fiducia che va ripagata Anche se la campagna elettorale non ha presentato proposte concrete per rafforzare l’identità europea, gli elettori hanno scommesso ancora sulle potenzialità di un’Europa più unita. Con rare eccezioni, in queste settimane, da parte di questi partiti, non abbiamo sentito proposte specifiche su questioni che sarebbero importanti per rafforzare l’identità Europa: pensiamo ad esempio a un piano di investimenti europei, alla proposta di un’indennità integrativa europea contro la disoccupazione. I cittadini europei hanno mostrato grande maturità con questo voto e hanno votato queste forze europeiste perché ancora spinti e motivati da una forte fiducia sulle potenzialità di un’Europa più unita. Ma ora questa fiducia va ripagata evitando che si formi nel Parlamento europeo una maggioranza solo acquietata dal fatto che il pericolo è stato fugato. Bisogna evitare il serio pericolo di un’Europa ancora in stallo, che non decide, in attesa della prossima crisi. Il pericolo sovranista in alcuni governi europei non è stato per niente fugato e potrebbe anzi paventarsi sempre di più se, ad esempio, guardiamo in prospettiva anche agli esiti del voto francese. direttore del Centro di Ricerche in Analisi economica e sviluppo economico internazionale (CRANEC) e Docente di Economia politica nella facoltà di Scienze politiche e sociali dell’Università Cattolica #elezionieuropee #europa #giovani Facebook Twitter Send by mail.

 

L’Europa piace a chi non ce l’ha

Elezioni europee L’Europa piace a chi non ce l’ha Dopo decenni di stanchezza, si è votato pro o contro l’Europa e l’Unione esce rafforzata da questo voto, anche grazie ai giovani. Una costruzione di successo, un’invenzione storica che sta reggendo agli urti della globalizzazione e ai nazionalismi. maggio 2019 Quale sarà il futuro dell’Europa? Dopo gli esiti delle Elezioni europee, Cattolicanews ha chiesto un commento a caldo ad alcuni docenti dell’Ateneo di Milena Santerini * Le elezioni del 26 maggio confermano l’interesse degli europei per l’Europa. Soprattutto, dopo decenni di stanchezza, si è votato pro o contro l’Europa e l’Unione esce rafforzata da questo voto, anche grazie ai giovani. Un organismo come l’Unione Europea è e resta una costruzione di successo, un’invenzione storica che non solo ha saputo creare una nuova cooperazione sulle macerie della seconda guerra mondiale, ma sta reggendo anche agli urti della globalizzazione e alle politiche del risentimento che vorrebbero tornare ai bellicosi nazionalismi. Infatti, il successo dei Verdi sull’onda del movimento dei giovani guidati da Greta parla di una nuova generazione Europea, pro ambiente ma anche pro immigrati. Gli europei d’ora in poi dovranno imparare ad apprezzare di più il dono di vivere uniti e in pace e anche a condividere questo privilegio con chi cerca accoglienza.

 

Le università milanesi per l’Europa

milano Le università milanesi per l’Europa Assolombarda ha coinvolto gli atenei di Milano e Pavia nella stesura di un libro bianco sui temi di interesse strategico per le imprese e per le nuove generazioni. Sarà presentato giovedì 23 maggio con la partecipazione del rettore Franco Anelli 22 maggio 2019 Le università milanesi fanno sentire la loro voce in vista delle prossime elezioni europee insieme con Assolombarda. L’associazione delle imprese che operano nella Città Metropolitana di Milano e nelle province di Lodi, Monza e Brianza ha deciso, infatti, di offrire un contributo di riflessione sul futuro dell’Europa, partendo dalle principali tematiche di interesse strategico sia per le imprese sia per lo sviluppo delle prossime generazioni. Il rettore dell’Università Cattolica Franco Anelli ha partecipato con un approfondimento sulla politica commerciale europea. Domani, giovedì 23 maggio alle 11 i temi contenuti nel libro bianco saranno presentati nell’incontro “ Milano per l’Europa ” che si terrà al Piccolo Teatro Studio Melato (Via Rivoli 6, Milano). Partendo da alcune parole chiave, la scienziata Amelia Ercoli Finzi , il sindaco di Milano Giuseppe Sala , i rettori delle Università coinvolte e il vice presidente di Assolombarda, Enrico Cereda , si alterneranno in un racconto sui valori e sul significato dell’Europa. europa #elezionieuropee #universita' #imprese Facebook Twitter Send by mail.

 

Il vento giovane non soffia in Italia

Elezioni europee Il vento giovane non soffia in Italia Il successo dei temi ambientali non è stato colto, nonostante una spiccata attenzione e sensibilità delle nuove generazioni - come documentato anche dai dati dell’Osservatorio giovani dell’Istituto Toniolo - verso i temi ecologici e lo sviluppo sostenibile. maggio 2019 di Alessandro Rosina * Quale sarà il futuro dell’Europa? Dopo gli esiti delle Elezioni europee, Cattolicanews ha chiesto un commento a caldo ad alcuni docenti dell’Ateneo Per la prima volta in queste elezioni europee hanno votato i nati nel XXI secolo. La mancanza di risposte convincenti sulla crisi economica, sul governo dell’immigrazione, sull’impatto delle nuove tecnologie, ha alimentato un senso di insicurezza nel presente e un’incertezza verso il futuro che le forze nazionaliste hanno trasformato in consenso promettendo protezione e rassicurazione. La voglia di un’Europa più forte e più impegnata positivamente verso il futuro è emersa soprattutto attraverso il voto ai movimenti ambientalisti, con una forte spinta da parte dei giovani che ha anche portato a un rafforzamento dell’affluenza. Questo vento favorevole non è stato efficacemente colto in Italia, nonostante una spiccata attenzione e sensibilità delle nuove generazioni - come documentato anche dai dati dell’Osservatorio giovani dell’Istituto Toniolo - verso i temi ecologici e lo sviluppo sostenibile. Nel nostro Paese il segnale più deciso in controtendenza a nazionalismi e populismi arriva dagli italiani all’estero e dalle grandi città centrosettentrionali, ovvero dove prevalgono le componenti che maggiormente si percepiscono come parte attiva del mondo che cambia. Il voto evidenzia soprattutto la presenza di una polarizzazione, che intreccia dimensione territoriale e sociale, destinata ancor più ad ampliarsi in Europa e in Italia in mancanza di un modello di sviluppo davvero inclusivo.

 

Per la sua “prima” italiana l’European Fiscal Board si riunisce in Cattolica

MILANO Per la sua “prima” italiana l’European Fiscal Board si riunisce in Cattolica I membri del Comitato consultivo europeo per le finanze pubbliche si sono ritrovati a Milano per concludere un lavoro sulla riforma delle regole fiscali. luglio 2019 Per la prima volta a Milano, e in Italia, si è riunito l’European Fiscal Board. Il Board, assieme alla propria segreteria tecnica, si è ritrovato lunedì 22 luglio nella sede di largo Gemelli dell’Università Cattolica , per concludere un rapporto di analisi e proposte sulla riforma delle regole fiscali introdotte in Europa nel 2010-12. Il rapporto - affidato dalla presidenza della Commissione europea al Comitato consultivo europeo per le finanze pubbliche - sarà reso pubblico una volta discusso dal collegio della Commissione. E proprio su incarico del presidente uscente, Jean-Claude Juncker, il Board sta realizzando un’analisi completa sugli effetti indotti sulla politica fiscale nazionale ed europea delle riforme legislative (“six pack” e il “two” pack) introdotte nel 2010-12 e che hanno completamente mutato il quadro del sistema di sorveglianza fiscale in Europa. Il rapporto, oltre ad analizzare gli effetti sulla capacità del nuovo sistema di stabilizzare le finanze pubbliche in Europa, offrirà un’analisi completa anche delle conseguenze sulla qualità della spesa, in particolare sulla tenuta degli investimenti pubblici, e sulla capacità delle regole di essere compatibili con una politica fiscale anticiclica. Le conclusioni del rapporto conterranno una serie di proposte sia per migliorare il quadro e l’attuazione delle regole, sia per aumentare il coordinamento delle politiche fiscali nazionali in Europa, inclusa l’introduzione di una capacità fiscale condivisa.

 

Un’Europa sorda con i perdenti

milano Un’Europa sorda con i perdenti L’Unione europea, secondo il vicedirettore del Corriere Federico Fubini , negli ultimi 30 anni ha cavalcato gli aspetti positivi dell’integrazione lasciando agli stati membri il compito di affrontare quelli negativi. La caduta del muro, con l’ingresso in Europa di centinaia di migliaia di lavoratori dai Paesi ex comunisti dell’Europa orientale, l’entrata in scena della Cina, l’avvento dell’euro e la globalizzazione. Oggi tra lo stipendio mensile di un appartenente al ceto medio italiano e quello del suo omologo olandese non ci sono più un centinaio di euro di differenza, come negli anni ’70, ma più di mille. Quando non si fa parte dello stesso ceto sociale andare d’accordo è molto più difficile: sia quando gli interessi sono comuni, sia ancor più quando gli interessi sono diversi». Ciò che ci unisce è molto più forte di ciò che ci divide. Gli stessi Paesi di Visegrad, da quando sono entrati, non hanno avuto un giorno di recessione e sono cresciuti a un ritmo doppio rispetto al resto dell’Europa. Inoltre, più che il calo dei salari, ciò che alimenta la rabbia sociale è la mancanza di prospettive.

 

Come toccare la pancia della gente

Elezioni europee Come toccare la pancia della gente A giudicare dal caso italiano, la formula più azzeccata di comunicazione politica è quella della Lega di Matteo Salvini, che combina l’uso dei social con una grande presenza televisiva e con un sistematico presidio del territorio attraverso i comizi. maggio 2019 Quale sarà il futuro dell’Europa? Dopo gli esiti delle Elezioni europee, Cattolicanews ha chiesto un commento a caldo ad alcuni docenti dell’Ateneo di Fausto Colombo * Le Elezioni europee sottolineano diversi aspetti interessanti e problematici del rapporto fra politica e comunicazione. Da qualche anno si osserva che la percezione da parte dell’opinione pubblica si discosta, in particolare nel nostro Paese, dalle emergenze reali della società. Per esempio, vi è una diffusa sovrastima della criminalità comune e dell’impatto negativo dell’immigrazione, e una sottostima della crescita dell’ineguaglianza e della concentrazione di potere economico. Eccoci dunque al risultato di un’opinione pubblica emotivamente securitaria, che si focalizza sui messaggi di allarme e di ordine, a dispetto di ricette più complesse e quindi – anche se probabilmente più efficaci – più difficili da comprendere. A giudicare dal caso italiano, la formula più azzeccata è quella adottata dalla Lega di Matteo Salvini, che combina l’uso dei social con una grande presenza televisiva e soprattutto con un sistematico presidio del territorio attraverso i comizi. Gli exit polls si sono dimostrati nel nostro Paese (non ovunque in Europa) di nuovo particolarmente inaffidabili, con il risultato di far dibattere molti commentatori su fattoidi, e poi non essere in grado di fornire analisi ragionate e fondate sugli effetti reali delle elezioni stesse a livello europeo.

 

Unione europea, il percorso a ostacoli sulla strada della parlamentarizzazione

l'analisi Unione europea, il percorso a ostacoli sulla strada della parlamentarizzazione Che significato ha la nomina di un italiano alla guida dell’assemblea rappresentativa dell’Unione? Il professor Antonio Zotti , docente di Istituzioni europee, passa in rassegna aspettative e timori all’apertura della nuova legislatura. luglio 2019 di Antonio Zotti * Nella dichiarazione precedente al voto che lo avrebbe portato alla sua elezione a Presidente del Parlamento europeo, l’eurodeputato David Sassoli affermava: «Mi candido perché credo che l’Europa sarà più forte solo con un Parlamento europeo in grado di giocare un ruolo più importante. A prima vista, la dichiarazione potrebbe sembrare un consueto esercizio di retorica parlamentare, priva di elementi di particolare originalità, soprattutto alla luce dell’atteggiamento almeno formalmente pro-integrazione del gruppo parlamentare di riferimento di Sassoli (i Socialisti e democratici) e dello scopo del voto. Inoltre, rimane il problema della relativa capacità di coordinamento – sia all’interno di ciascun gruppo sia fra gruppi diversi – di partiti con priorità e programmi per lo più incentrati sulla dimensione nazionale, e dunque spesso divergenti se non in aperto reciproco contrasto. Un tale obiettivo sarebbe infatti condizionato dall’accordo con le altre istituzioni, nonché con i singoli paesi membri; in tali condizioni, la capacità di un gruppo anche minoritario di governi di bloccare un processo di riforma – molto più impegnativo dei normali processi decisionali dell’Unione – è particolarmente alta. Di per sé, il ruolo di Presidente del Parlamento europeo non garantisce una “rendita di posizione” paragonabile a quelle garantite da altre posizioni di vertice, e richiede quindi un più di incisività nell’esercizio delle prerogative che esso comporta. D’altro canto, analogamente a quanto accade con i vertici e i componenti di altre istituzioni sovranazionali come la Commissione europea o la Banca centrale europea, un’efficace e adeguata interpretazione del proprio ruolo istituzionale può comportare la negazione degli interessi del paese di provenienza di colui che detiene la carica.

 

Quale futuro per l’Unione Europea

milano Quale futuro per l’Unione Europea Secondo uno studio di École Polytechnique, Università Cattolica e ZEW Mannheim i parlamentari italiani, francesi e tedeschi sono disposti a dare più competenze all’Ue per la difesa e per le politiche migratorie. febbraio 2019 C’è un largo consenso nell’attribuire una maggiore iniziativa legislativa al Parlamento europeo e nell’incrementare la spesa di investimento nazionale per stimolare la crescita economica. Ma non sembra esserci accordo su alcune proposte di riforma dell’eurozona: i parlamentari di Francia e Italia sono favorevoli a nuovi strumenti dell’Unione monetaria europea (UME), come un bilancio unico europeo e gli Eurobond. Come pure, emerge un forte sostegno franco-italiano al completamento dell’Unione bancaria attraverso il sistema europeo di assicurazione dei depositi (EDIS) , rispetto a una sostanziale neutralità dei parlamentari tedeschi. I parlamentari dei tre paesi fondatori dell’Unione Europea concordano sulla necessità di trasferire maggiori responsabilità a livello europeo in materia di immigrazione e difesa», dice Pierre Boyer , professore all’École Polytechnique (CREST) e coautore dello studio. Massimo Bordignon , professore di Scienza delle finanze all’Università Cattolica e coautore della ricerca, sottolinea che «Italia, Francia e Germania dovrebbero focalizzarsi su ciò che unisce piuttosto che su ciò che li divide. La divisione tra i partiti populisti nell’Europa settentrionale e meridionale indebolirà gravemente il loro impatto politico nel Parlamento europeo dopo le elezioni», conclude il professor Friedrich Heinemann , coautore dello studio e capo del Dipartimento di ricerca ZEW “Research Department Corporation Taxation and Public Finance”.

 

Go top