La tua ricerca ha prodotto 96 risultati per europa.
Stai visualizzando i risultati 1 - 25:

Ecco il Recovery Fund sotto le lenti di un microscopio multidisciplinare

Lo speciale Ecco il Recovery Fund sotto le lenti di un microscopio multidisciplinare Non è semplice distinguere nettamente i confini dell’accordo raggiunto a Bruxelles dopo trattative estenuanti. Le analisi di alcuni professori dell’Università Cattolica su un risultato che potrebbe aver cambiato l’Unione europea 22 luglio 2020 a cura di Katia Biondi e Paolo Ferrari Ci sono voluti quattro giorni e cinque notti di Consiglio europeo per raggiungere l’accordo sul Recovery Fund definito da molti “storico”. Il secondo vertice più lungo degli ultimi vent'anni dopo quello di Nizza in cui fui rivisto l’assetto istituzionale. Sul piatto 750 miliardi di euro, di cui 390 miliardi di sussidi e 360 di prestiti, destinati ai Paesi europei maggiormente colpiti dalla pandemia. Quindi una partita da giocare, anche per l’Italia che per il suo alto debito pubblico non è ben vista dagli altri Stati membri, in particolare dai cosiddetti “frugali”. Chi ha vinto? Chi ha perso? Per capire nei dettagli i risvolti dell’accordo dal punto di vista sia politico sia economico abbiamo chiesto ad alcuni professori dell’Università Cattolica un commento sull’intesa del 21 luglio che indubbiamente rimarrà nella storia dell’Unione europea. Le resistenze degli Stati “frugali” Il giurista Alessandro Mangia: «Attenti ai facili entusiasmi» Prima di sbilanciarsi in giudizi entusiastici sull’accordo raggiunto a Bruxelles sul Recovery Fund, è necessario aspettare la traduzione normativa.

 

Se anche la laicissima Francia finanzia le scuole cattoliche

Ciascuno di tali aspetti costituisce spesso una variante normativa e ordinamentale propria degli Stati e contribuisce a delineare il sistema giuridico – spesso complesso – che disciplina lo statuto delle scuole confessionali in ciascun Paese europeo. Come spesso avviene nelle materie “ad alta tensione di costituzionalità”, che riguardano cioè i diritti fondamentali degli individui e delle comunità, il contesto storico-politico nel quale sono maturate le scelte nazionali dà ragione dell’atteggiamento dei Paesi europei rispetto alla questione della gestione del sistema educativo. Più articolata e impegnativa sul fronte dei rapporti tra autorità pubblica e scuole confessionali, è la posizione che emerge nei Concordati stipulati con i Paesi dell’est con una più significativa maggioranza cattolica. In Spagna , per esempio, nell’Accordo circa l’insegnamento e le questioni culturali del 1979 è sancito il principio di parità tra scuole private confessionali e non confessionali, ma non il pari trattamento tra scuole pubbliche e private sotto il profilo delle sovvenzioni e degli interventi di sostegno pubblico. Più sintetico ancora il Concordato portoghese del 2004 che, nel riconoscimento della libertà della Chiesa cattolica di istituire seminari e altri istituti di formazione, non fa cenno alla questione del finanziamento, così come il Concordato italiano del 1984 che all’art. L’assetto ordinamentale francese dimostra il superamento degli approcci anticlericali al tema dell’istruzione, anche se va considerato che tale favore per le scuole private, che per la maggioranza sono di ispirazione cattolica, è bilanciato dall’assenza di qualsiasi insegnamento a carattere religioso nelle scuole statali. docente di Diritto ecclesiastico e canonico, facoltà di Economia e Giurisprudenza , campus di Piacenza dell’Università Cattolica Quarto di una serie di articoli dedicati al sistema delle scuole paritarie in Italia #scuole paritarie #scuola cattolica #europa #pluralismo Facebook Twitter Send by mail Print.

 

Ricerca e innovazione per lo sviluppo della società

Il dibattito intorno a questa decisione vede protagonista, insieme alla Commissione, anche il Parlamento Europeo, che si è fatto portavoce della richiesta di un budget ambizioso e conforme ai bisogni della società. Gli investimenti nel settore della ricerca e dell’innovazione sono tra i temi al centro del dibattito, e mettono dunque in luce il ruolo delle Università nella ripresa europea. Sotto la presidenza dell’Università Cattolica si è svolto alcuni giorni fa, nell’ambito del network informale UnILiON, un webinar con Mr. Cristian-Silviu Busoi, Coordinatore del Comitato ITRE (commissione per l'industria l'energia e la ricerca) che si occupa di ricerca, industria ed energia all’interno del Parlamento Europeo. L’incontro si inserisce in un più ampio contesto di dialogo che UnILiON porta avanti sia internamente che con attori esterni sui temi della ricerca e dell’innovazione nel panorama europeo. Ancora prima che essere una priorità, la sinergia tra i due programmi Horizon Europe e Green Deal, e dunque tra ricerca, innovazione e transizione ecologica, rappresenta per gli Stati membri una necessità, in quanto una ripresa economica che si fondi su quest’ultima non potrebbe sussistere senza le prime. In primo luogo la decisione di accorpare in un unico portafoglio, quello della Commissaria Gabriel, i temi della ricerca e dell’educazione, decisione che il Coordinatore approva e a cui riconosce il merito di una rinnovata collaborazione tra il Comitato ITRE e il Comitato CULT. In secondo luogo egli ha ribadito la sua fiducia in una risoluzione del negoziato sul QFP entro i tempi stabiliti, ossia la fine del 2020, auspicando una chiara presa di posizione da parte della presidenza tedesca, che sarebbe in grado di indirizzare il Consiglio verso una decisione definitiva e puntuale.

 

Il giurista: «Attenti ai facili entusiasmi»

È un’Europa unita quella che emerge da questo accordo? «Le sembra coesa un’Europa che ha dato questo spettacolo per quattro giorni? È chiaro che ciascuno dei partecipanti a questo Consiglio ha bisogno di un evento favorevole da rivendere in chiave di competizione politica interna. Quale sarebbe la parte del mondo che viene gestita in questo modo? E guardi che non è un discorso a priori euroscettico: è questione semplicemente di riconoscere la disfunzionalità di questo sistema. In sé non è né negativa né positiva: è semplicemente un veicolo istituzionale che qualcuno sa usare e che noi abbiamo usato molto male». Da allora continua a sopravvivere e cerca una ragione di esistenza, Se fosse un ente di diritto interno sarebbe tranquillamente definito un ente inutile, visto che le funzioni del MES sono oggi svolte dalla BCE e, probabilmente, lo saranno dal Recovery Fund che sarà approntato nei prossimi mesi. Si figuri che, nei giorni scorsi, qualcuno aveva persino ipotizzato di fare un quarto fondo per aggirare le difficoltà di questa trattativa: ideare, cioè fare un quarto veicolo finanziario, dopo il FESF, il MESF e il MES. Il tutto in deroga al TFUE che in realtà, nei suoi artt. Il che spinge alla ricerca di trovate estemporanee che si esprimono in una sequenza di comunicati stampa che riempiono le pagine dei giornali, hanno un significato politico, ma che hanno valore normativo pari a zero. Se a questo aggiunge che il funzionariato europeo che si trova in Commissione non è affatto quel regno della tecnocrazia competente e illuminata che, per qualche ragione, piace dipingere qui in Italia, può farsi un’idea della situazione in cui ci muoviamo».

 

Investimenti pubblici, serve una svolta

Anche nello scenario più favorevole di una rapida ripresa, l’economia mondiale subirà un crollo economico che sarà di gran lunga peggiore di quello che ha seguito la crisi finanziaria globale del 2008. Il pezzo del Financial Times di Draghi afferma brillantemente qualcosa su ciò su cui la maggior parte, se non tutti, i politici e gli economisti sono oggi d’accordo, ovvero che, di fronte a una crisi di questa portata, tutti gli strumenti di politica macroeconomica devono essere mobilitati. L’altra gamba deve essere il sostegno fiscale, che nella maggior parte dei Paesi sta, per il momento, assumendo la forma di un sostegno a breve termine al sistema produttivo (schemi di lavoro temporaneo, garanzie sui prestiti) e ai redditi delle famiglie dal lato dei consumi. Inoltre, la crisi Covid sta innescando un sano processo di ricerca interiore sulla nostra traiettoria di sviluppo a lungo termine, mettendo in discussione il nostro stile di vita, l’utilizzo delle risorse naturali e la sostenibilità sociale e ambientale delle nostre economie. Il presente Rapporto va al cuore di questa domanda, cercando di dare uno stato dell’arte del capitale pubblico e delle esigenze di investimento nei Paesi europei e concentrandosi su alcuni di quelli che riteniamo essere i settori chiave. Con questa prospettiva - la prima di una serie di prospettive - vogliamo fornire sia una valutazione dello stato del capitale pubblico nei (e delle esigenze dei) principali Paesi europei, sia identificare le aree in cui gli investimenti pubblici potrebbero contribuire maggiormente a una crescita stabile e sostenibile. La vecchia idea di una Regola d’oro sta facendo di nuovo passi avanti negli ambienti politici; una tale regola permetterebbe di finanziare con il debito le spese di investimento, richiedendo ai Paesi di bilanciare le spese correnti e le entrate.

 

Quadrio Curzio: finalmente arrivano gli “eurobond”

Secondo l’economista adesso bisogna camminare con abilità e velocità verso la sponda della sicurezza che significa sviluppo e occupazione, innovazione e convergenza. È chiaro adesso che il CE ha evitato alla Ue di cadere in un precipizio e lo ha fatto gettando, con notevole innovazione, un “ponte snodabile” e come tale oscillante tra le due sponde. Adesso bisogna camminare con abilità e velocità verso la sponda della sicurezza ma anche per passare su un “ponte robusto” per approdare poi alla sponda sicura che significa sviluppo e occupazione, innovazione e convergenza. Il ponte per la sponda sicura è il programma di mandato della presidente von der Leyen, poi integrato con il programma Merkel-Macron di maggio e quindi con il “Next Generation EU”. Si va così dal Green Deal alla euro-sovranità digitale e sanitaria alle quali dovrà allinearsi il Recovery Fund sperando anche che si possano recuperare i ridimensionamenti posti in essere nel bilancio comunitario. Siamo solo agli inizi perché il progetto di integrare i fondi del recovery con il bilancio comunitario va definito, è soggetto ai rischi della politica con orizzonti brevi, trova già ora contraddizioni. continua a leggere su Huffingtonpost ] * professore emerito di Economia politica all’Università Cattolica, fondatore e attualmente presidente del Consiglio scientifico del Cranec (Centro di ricerche in Analisi economica), presidente emerito dell’Accademia Nazionale dei Lincei #europa #recovery fund #accordo #unioneeuropea Facebook Twitter Send by mail Print.

 

L’economista: «Un accordo storico»

Lo speciale «Siamo di fronte a un accordo storico e nonostante la fatica che ha segnato le giornate dell’ultimo Consiglio europeo gli elementi di fondo della proposta della Commissione Ue restano tutti». Angelo Baglioni , docente di Economia monetaria nella facoltà di Scienze bancarie, finanziarie e assicurative nonché direttore dell' Osservatorio monetario giudica positivamente l’accordo sul Recovery Fund e sul bilancio europeo 2021-2027, giunto alla fine del secondo vertice più lungo nella storia dell’Unione europea. Il fatto che questi fondi saranno finanziati dalla Commissione emettendo titoli sul mercato, i bond che rispondono sostanzialmente a una forma di Eurobond, di debito comunitario garantito dal bilancio Ue e in prospettiva anche da risorse proprie, quindi da alcune tasse e risorse proprie dell’Unione. Penso che un controllo forte da parte del governo ci voglia, di modo che le procedure non si perdano in tutti i livelli, in tutti gli strati e negli enti vari della pubblica amministrazione. Al di là di tutto e dopo una lunga trattativa l’accordo è stato raggiunto… «Indubbiamente c’è una certa frattura in Europa tra i paesi cosiddetti Frugali e gli altri. Però con il modo di decidere attuale del Consiglio europeo questi paesi, per quanto piccoli, finiscono per avere un ruolo di veto o quasi di veto ancora molto pesante e siccome si fidano poco dei paesi ad alto debito, come Italia e Spagna, questo è un grosso problema. Il problema è quando la trattativa avviene a livello di capi di stato e di governo oppure a livello di ministri dove prevale una logica nazionale e intergovernativa dove ciascuno guarda all’elettorato di casa sua».

 

Bordignon: è l’alba di un’Europa federale

Lo speciale Ci sono vincitori e vinti dopo il lungo Consiglio d’Europa che si è concluso a tarda notte? «Come si addice a un compromesso, potremmo dire che hanno vinto tutti». Infine, il premier olandese Rutte ha ottenuto che si introducesse un emergency break nel Recovery fund per permettere a un singolo Paese di intervenire se pensa che altri Stati stiano sprecando i soldi ricevuti dall’Europa, chiedendo di discuterne al Consiglio europeo». È la prima volta che di fronte a un problema generale, si consente al bilancio europeo di indebitarsi, fornendo liquidità agli Stati. Che cosa significa tutto questo? «Significa che quello europeo diventa quasi un bilancio vero, come quello di un qualunque Stato, che viene finanziato da imposte. Ovviamente questi pregiudizi hanno un fondo di realtà: se Rutte dice che non vuole dare i soldi all’Italia perché non siamo capaci di spenderli, ha qualche ragione, come dimostrato dallo spreco che abbiamo fatto dei fondi strutturali europei negli anni scorsi. Ma anche i 120 miliardi di prestiti sono molto agevolati: sono probabilmente a lungo periodo (30 anni) e dunque non dobbiamo andare a ricontrattarli sul mercato a breve e gli interessi che pagheremo sono molto più bassi di quelli che l’Italia dovrebbe pagare su prestiti di questa durata. Il premier Conte si è affrettato a mettere le mani avanti sulla questione del Mes. Lei che ne pensa? «Il bilancio europeo è stato costruito fin dall’inizio per consentire una qualche redistribuzione tra Paesi (un Paese non riceve esattamente quanto paga).

 

Il politologo: «L’Europa torna a contare»

La stessa ragion d’essere dell’Unione europea è evitare quanto più possibile che alla fine di un processo negoziale ci siano dei vincitori e dei perdenti netti. Peraltro, oltre al fatto che la presunta “vittoria” di un certo Paese non comporta necessariamente il miglioramento delle condizioni di tutti settori della società nazionale, decenni d’integrazione hanno contribuito al rafforzamento d’interessi trasversali rispetto ai Paesi membri. Invece l’accordo finale prefigura una situazione in cui solo una minoranza rafforzata potrà effettivamente bloccare l’utilizzo dei fondi: la somma delle popolazioni dei Paesi contrari ai piani presentati da quelli che utilizzeranno i fondi dovrà essere pari ad almeno il 35% della popolazione dell’Unione europea. A ciò va aggiunta la possibilità di trovare un compromesso nella “camera di compensazione politica” dell’Unione, ovvero il Consiglio europeo, che raccoglie i capi di stato e di governo dei Paesi membri e il presidente della Commissione e guidato attualmente da Charles Michel». Infatti, fra le condizioni che la Commissione proponeva affinché i Paesi membri potessero usufruire delle risorse europee era proprio il rispetto di tali principi – ma pare che questo sia stato uno dei punti sui quali si è ceduto per ottenere il sostegno di alcuni membri. Non dimentichiamo che il budget dell’Ue è una parte irrisoria del Pil del continente: se il bilancio pubblico dei Paesi europei è di solito pari a una percentuale che va da un terzo a metà del prodotto interno lordo nazionale, quello dell’Unione è solo l’1% del Pil europeo. La capacità di prendere una decisione del genere nelle circostanze attuali e l’entità della decisione è di sicuro significativa perché conferma una rilevanza dell’Unione europea che non potevamo e non possiamo dare per scontata.

 

Libri, idee, Europa

Perciò risultano inusuali il senso di valore e bellezza della vita, della natura e del mondo di Dickens e Tolstoj. Per John Carey, tra il 1880 e il 1939, solo due scrittori di lingua inglese hanno resistito al “bacillo nietzschiano”: Arnold Bennett e, appunto, Chesterton (1874–1936) che conosceva il pessimismo “fin-de-siècle” degli esteti, il fanatismo nazionalistico degli imperialisti, il cinismo dei capitalisti e il collettivismo dei marxisti. La sua filosofia di vita, che lo portò alla conversione cattolica come compimento di un percorso di approfondimento intellettuale e spirituale, riuscì a resistere sia al pessimismo sia alle semplificazioni ottimistiche. Per Chesterton i modernisti che egli definiva “eretici” eludono aspetti essenziali della vita, soprattutto il senso della fondamentale positività dell’esistenza. G. K. Chesterton e Dorothy Sayers hanno scoperto ed espresso il bisogno umano di lodare, hanno capito che il linguaggio può anche non essere solo il mezzo, ma anche l’oggetto della lode. I commenti dei grandi testi letterari mantengono viva l’appassionata visione del valore delle cose e questa eredità, una preziosa risorsa, preserva e estende la vita delle creazioni letterarie degne di lode, dalle quali dipende lo spirito umano per saggezza, salute e felicità. Argomenti non semplici e controversi, quelli trattati da Aeschliman, che hanno suscitato un notevole interesse negli studenti: numerose le domande e vivace il dibattito.

 

Le università europee fanno rete

ricerca Le università europee fanno rete Unilion riunisce più di 40 liaison offices in rappresentanza di oltre 150 atenei in tutta Europa ma anche in Giappone e Russia. La Cattolica è tra i fondatori e un suo dottore di ricerca, Alexandru Marchis , ne è segretario generale 09 dicembre 2019 « Unilion - Universities Informal Liaison Offices Network - è un network tra più di 40 liaison offices in rappresentanza di più di 150 università in tutta Europa, ma anche in Giappone e in Russia . In questo triennio, grazie alla collaborazione con altre università facenti parte del network, la Cattolica ha stabilito importanti relazioni con alcune tra le più importanti istituzioni dell’Unione Europea, come la Commissione europea e il Parlamento europeo». Permette di prendere parte attiva a un numero maggiore di progetti – spiega sempre Marchis – e di espandere le nostre reti di conoscenza nonché intavolare un confronto con gli stakeholder di varie discipline sviluppando dialoghi e partnership con associazioni di settore e piattaforme tecnologiche». Alla luce delle ultime sfide scientifiche, ambientali, educative, lavorative che sono al centro del dibattito europeo la collaborazione con altre università si è evoluta divenendo fondamentale e sempre più proattiva. Il neo segretario generale di Unilion sottolinea infatti come «attraverso il dialogo con gli altri atenei, enti ed istituzioni si è in grado di comprendere quali siano le aree di interesse comune e in che direzione si possano sviluppare ulteriormente i progetti. Infine Marchis ricorda che per quanto riguarda i progetti di ricerca e innovazione finanziati in Horizon Europe , la Commissione europea richiede, in molti casi, di collaborare con l'industria, le Ong e le organizzazioni di cittadini.

 

La lezione di Pierre Cahuc per ricordare Carlo Dell’Aringa

MILANO La lezione di Pierre Cahuc per ricordare Carlo Dell’Aringa Il salario minimo in Europa è il tema della lectio magistralis dell’economista francese intitolata alla memoria dell’emerito dell’Università Cattolica 11 novembre 2019 Una lezione per ricordare Carlo Dell’Aringa. Il salario minimo in Europa: sarà il tema al centro della Lectio cathedrae magistralis di Pierre Cahuc , docente di Economia a Sciences Po di Parigi, e attento osservatore delle dinamiche del mercato del lavoro. Lunedì 18 novembre , alle ore 16.00 , dopo i saluti del rettore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore Franco Anelli e l’introduzione di Claudio Lucifora , docente di Economia politica, Pierre Cahuc nell’ Aula Pio XI pronuncerà la sua relazione dal titolo Minimum Wages in Europe . Assieme ai bassi salari, l’economista francese si concentrerà anche su altri aspetti, per esempio come prevenire le disuguaglianze dei lavoratori più poveri e la diffusione del lavoro povero. Tutti temi di grande attualità anche in Italia, dove esistono due disegni di legge, già in fase di avanzata discussione in Parlamento, il cui intento è introdurre anche nell’ordinamento italiano un salario minimo legale», spiega il professor Lucifora. Cahuc, alla luce dell’esperienza francese, dove il salario minimo legale è presente da diversi decenni, indicherà quali sono le cautele da adottare per gestire uno strumento così importante e delicato per il benessere dei lavoratori, le disuguaglianze e l’occupazione». La commissione ha poi deciso di attribuire una speciale menzione ad altre due tesi di laurea, altrettanto meritevoli: sono quelle di Antonella Musillo e di Claudio Luccioletti , rispettivamente laureati all’Università Cattolica e all’Università Alma Mater di Bologna.

 

Ridisegnare il sistema fiscale italiano: la storia infinita

Eppure sono quarant’anni che l’architettura del sistema fiscale italiano non viene rivista nella sua complessità e nella sua generalità e le uniche modifiche apportate sono state perlopiù marginali. Ma qual è il futuro del fisco italiano? È possibile una sua ristrutturazione in linea con l’andamento dell’economia, in grado di interpretare i bisogni dei cittadini indipendentemente dalla smania di accaparrarsi consensi elettorali? Sono alcune questioni su cui dialogheranno i partecipanti al convegno: Redesigning the Italian Tax System. Il sistema fiscale italiano: verso una nuova architettura , in programma lunedì 2 dicembre dalle ore 9.00 nell’ Aula Pio XI dell’Università Cattolica del Sacro Cuore (largo Gemelli, 1 - Milano), promosso congiuntamente dall’Associazione per lo Sviluppo degli Studi di Banca e Borsa ( Assbb ) e dal Laboratorio di Analisi Monetaria ( Lam ). Negli ultimi anni sono stati fatti tanti interventi marginali e spesso solo per accontentare qualche clientela, qualche gruppo di elettori con il risultato che il sistema ha perso sostanzialmente razionalità», spiega Massimo Bordignon , docente di Political and Public Economics, esponente dell’European Fiscal Board e tra i relatori al convegno. C’è invece la necessità di cominciare a fare una riflessione complessiva su dove vogliamo andare e come vogliamo attuare una razionalizzazione del sistema fiscale che tenga conto delle modifiche strutturali dei nostri sistemi economici». La giornata, che sarà aperta dagli interventi di Victor Massiah , presidente Assbb, e di Massimo Bordignon , European Fiscal Board e Università Cattolica, si articolerà in tre sessioni di studio. “Evasione ed elusione fiscale: come contrastarle” (ore 14.00-15.15 ) è il titolo della terza sessione nel corso della quale, moderati dal giornalista Massimo Mucchetti , dialogheranno Guerino Ardizzi , Banca d’Italia, Vincenzo Atella , Sose, Università di Roma Tor Vergata, Andrea Manzitti , Università Bocconi, Ernesto Ruffini, Studio VEF&; Associati.

 

Martini e il futuro dell’Europa

Il futuro dell’Europa nel pensiero e nell’opera di Carlo Maria Martini ”, realizzata con il contributo della Fondazione Carlo Maria Martini che ha messo a disposizione il ricco archivio per l’analisi dei documenti che saranno esposti. L’idea è nata dall’incontro di due ricorrenze: da un lato i cinquant’anni del dipartimento di Scienze Religiose dell’Università Cattolica , fondato nel 1969 da Giuseppe Lazzati, allora Rettore dell’Ateneo, e da Padre Raniero Cantalamessa, oggi Predicatore della casa Apostolica; d all’altro lato, i trent’anni dalla caduta del Muro di Berlino nel 1989. Tradizione e Contemporaneità” della facoltà di Lettere e Filosofia è stata condotta una ricerca sull’attività del cardinale Carlo Maria Martini, Arcivescovo di Milano dal 1980 al 2002, quale Presidente del Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa tra il 1986 e il 1993. L’evento sarà un’occasione preziosa offerta innanzitutto agli studenti per fare memoria di un avvenimento decisivo nella storia dell’Europa e di una figura che ne è stata protagonista, attraverso una breve, ma ricca, esposizione documentaria e audiovisuale. Fin dalla sua fondazione, la finalità del dipartimento di Scienze religiose è stata quella di promuovere la più aggiornata indagine accademica sui vari aspetti dei fenomeni religiosi in relazione al loro contesto storico e al tempo stesso favorirne una conoscenza che non si limitasse al solo contesto accademico. In questo senso è particolarmente significativa la mostra che prelude al convegno “ I cinquant’anni del Dipartimento di Scienze Religiose (1969-2019). Dalla proposta conciliare alla società post-secolare” che giovedì 12 dicembre chiuderà il ciclo di eventi celebrativi aperto lo scorso ottobre con il convegno internazionale “ Religious traditions in the face of the crisis of the liberal system ”.

 

L’Europa che non c’è

Milano L’Europa che non c’è Secondo il professor Mario Baldassarri , in Cattolica per presentare il suo libro The European roots of the Eurozone crisis , l’Unione aveva tutte le potenzialità per essere l’area più prospera del mondo ma ha commesso troppi errori. by Chiara Martinoli | 16 novembre 2018 Individuare gli errori commessi dall’Unione europea per renderla più solida in futuro: secondo Mario Baldassarri , già docente di Economia all’Università di Bologna e alla Sapienza di Roma, è questa la ricetta per arginare il rischio di una disgregazione dell’Europa. Una tesi che è al centro di The European roots of the Eurozone crisis (Springer International Publishing Ag, 2017), presentato lo scorso 14 novembre all’Università Cattolica. Il tema che affronta questo libro fa parte dei temi di ricerca che il Centro di Ricerche in Analisi economica e sviluppo economico internazionale (Cranec) porta avanti ormai da molti anni» ha spiegato la professoressa Floriana Cerniglia , direttore del Centro. L’obiettivo di questo volume è quello di stabilire una connessione tra la ricerca economica e le sfide cui l’Europa è stata chiamata negli ultimi anni». Su questo Baldassarri è molto chiaro: la risoluzione della crisi europea «non è un’aspirazione, ma un’esigenza». Può suscitare sorpresa, ma la crisi europea, assicura Baldassarri, non dipende dalla crisi mondiale, così come la crisi italiana non dipende dalla crisi europea: «A ciascuno il suo», ha concluso il professore.

 

Democrazia a rischio recessione

Ma solo dal 2016, dopo il referendum sull’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea e la conquista della Casa Bianca da parte di Donald Trump, la percezione di molti osservatori si è davvero modificata. Ulteriori segnali di una significativa «recessione democratica» giungono però anche dalle dinamiche interne dei sistemi politici occidentali, e più precisamente nel logoramento di alcune delle garanzie che consentono la competitività tra partiti e il pluralismo informativo. Lo stesso Orbán in diverse occasioni ha d’altronde definito il proprio modello di riferimento come una «democrazia cristiana illiberale», che, contrastando l’indirizzo multiculturalista e cosmopolitico delle élite tecnocratiche dell’Ue, punta a difendere gli interessi e le tradizioni nazionali, sulla base di un vasto sostegno popolare. Coordinatore del Corso di Laurea in Scienze politiche e delle relazioni internazionali della facoltà di Scienze politiche dell’Università Cattolica. Quello pubblicato è uno stralcio del rapporto 2019 realizzato dall’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (Ispi) e intitolato «La fine di un mondo. democrazia #liberalismo #europa #crisi Facebook Twitter Send by mail Print L’EUROPA AL BIVIO Mercoledì 6 marzo , alle 12.30, nella Sala della Gloria della sede di Brescia dell'Università Cattolica (Via Trieste 17), sarà presentato il rapporto 2019 realizzato dall’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (Ispi) e intitolato « La fine di un mondo. La discussione, cui prenderanno parte Enrico Fassi , Damiano Palano e Arturo Varvelli (Ispi), è il primo appuntamento del ciclo «L’Europa al bivio» , organizzato dalla facoltà di Scienze politiche e sociali in vista delle elezioni di fine maggio.

 

Ora la sfida è nel Consiglio europeo

Elezioni europee Ora la sfida è nel Consiglio europeo A fronte di un Parlamento dove il “centro-sinistra” allargato regge bene, si rafforza la presa della destra sovranista sull’organo che presiede a tutte le competenze intergovernative, tra cui quelle cruciali su immigrazione, sicurezza e fisco. I numeri ci dicono che una maggioranza tra popolari, destre e sovranisti non c’è. Non c’è neppure la maggioranza tra popolari e socialdemocratici, ma questa alleanza può estendersi ai liberali e democratici di ALDE e, forse, ai Verdi, che hanno visto un buon successo in Francia e soprattutto Germania. Resta il fatto che la Commissione e il suo Presidente verranno nominati dai governi dei Paesi membri e, tra questi, si sono rafforzati solo quelli guidati dalle forze sovraniste e di destra, con l’eccezione di Spagna e Portogallo. A fronte di un Parlamento dove il “centro-sinistra” allargato regge bene si potrebbe avere un governo (leggi Commissione) conflittuale e diviso al suo interno. Si rafforza, inoltre la presa della destra sovranista sul Consiglio europeo, cioè l’organo che presiede a tutte le competenze intergovernative, tra cui quelle cruciali delle politiche per l’immigrazione, per la sicurezza e delle politiche (e regole) fiscali. docente di Economia politica nella facoltà di Scienze bancarie, finanziarie e assicurative #elezionieuropee #europa #giovani Facebook Twitter Send by mail Print.

 

Economia, la lezione di Tito Boeri

Roma Economia, la lezione di Tito Boeri Si è aperto il congresso della European Public Choice Society, ospitato dalla Facoltà di Economia nella sede di Roma dell’Ateneo. In apertura la lecture del Presidente dell’INPS su Migrazioni, populismo e Welfare State. Si tratta di temi cruciali per la ricerca nell’ambito dell’economia e del management sanitario, temi per i quali la Facoltà di Economia e la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università Cattolica collaborano da qualche anno proprio sul campus di Roma, anche attraverso programmi formativi in lingua inglese.”. Durante il congresso verrà consegnato il Wicksell Prize al miglior paper presentato da un giovane ricercatore under 30. Il Premio è sponsorizzato dallo European Journal of Political Economy ed è dedicato all’economista svedese Knut Wicksell che difese l’intervento pubblico e lo Stato Sociale. Per ulteriori informazioni e per il programma completo dell’evento si può consultare il sito dedicato: http://www.epcs2018. economia #europa #migrazioni #populismo #healthcare Facebook Twitter Send by mail Print.

 

Generazione Erasmus, l’Europa siamo noi

So che non sarà facile, la mattina mi sveglierò e saprò di dovermi guadagnare ogni angolo di questa città: i cartelli, i portoni, le maniere mediterranee di un popolo fratello. “Smettila di pensare in italiano o non imparerai mai, smettila di crederti una turista.. sveglia la tua anima spagnola!” La mente di un viaggiatore è come quella di un bambino che impara da capo a creare pensieri. Oggi c’è un sole che brucia, sono in università coi miei nuovi compagni, mi hanno accolta come qualcosa di prezioso, di raro che viene da lontano e mi riempiono di domande. Sembra assurdo: le strutture del pensiero che da sempre avevano una chiara disposizione, ora vengono demolite e all’improvviso non traduci più, non cerchi più di tornare alla tua parola di “origine”, ti affidi e lasci avvolgere dal mondo in cui sei immerso. All’improvviso, vivendo tra le pareti con altri coinquilini stranieri, scopri di avere anche un’anima tedesca, una francese, una latinoamericana che aspettavano solo di essere trovate. Partire è una scia contagiosa, perché una volta che hai sperimentato il senso della condivisione con alcuni dei possibili compagni di viaggio, vuoi andare oltre, vuoi imparare di più, non ti basta parlare una lingua, non basta una strada, una prospettiva di vedere le cose. Diffidate da chi vi parla di perdita di tempo: a dirlo di solito è chi o non è mai partito o non ha vissuto interamente il suo viaggio e non conosce la gioia che ora vedo addosso a chi è tornato.

 

Alumni a Bruxelles sponsor dell’Italia

università Alumni a Bruxelles sponsor dell’Italia Sarà presente anche l’Università Cattolica, con il rettore Franco Anelli , il 7 settembre all’incontro del coordinamento delle Associazioni italiane attive nella “capitale” europea. Intervengono il nostro laureato Romano Prodi, Antonio Tajani e Sandro Gozi 06 settembre 2016 Un contributo alla promozione del nostro Paese in sede europea. È quello che vuole offrire il Coordinamento delle Associazioni Alumni italiane a Bruxelles, che ha organizzato mercoledì 7 settembre alle 18 all’Istituto Italiano di Cultura della capitale belga un evento per riflettere sul ruolo che tali associazioni possono avere in ambito internazionale e, in particolare, nel contesto europeo. All’iniziativa parteciperà anche l’Università Cattolica guidata dal rettore Franco Anelli e il prorettore Antonella Sciarrone Alibrandi . L’evento, che ha per titolo: “Il Coordinamento delle Associazioni Alumni: prove di coesione per il Sistema Italia”, proporrà la creazione di iniziative volte a promuovere il Sistema Paese e favorire l’interazione tra le diverse associazioni e le realtà istituzionali, private ed associative operanti nel cuore dell’Unione Europea. Modera: A driana Cerretelli - Giornalista de Il Sole 24 Ore. A fare gli onori di casa, Paolo Grossi , dell’Istituto Italiano di Cultura a Bruxelles, e l’ambasciatore Maurizio Massari , rappresentante permanente d’Italia presso l’Unione. bruxelles #alumni #italia #europa Facebook Twitter Send by mail Print.

 

Saccomanni alla Lezione Arcelli

piacenza Saccomanni alla Lezione Arcelli L'ex ministro dell'Economia del Governo Letta, ora visiting professor alla Università Sciences Po di Parigi, interverrà all’evento del Centro studi di politica economica e monetaria di Piacenza mercoledì 12 aprile . Il ricordo del professor Giacomo Vaciago 10 aprile 2017 Fabrizio Saccomanni , già ministro dell'Economia e delle finanze del Governo Letta tra il 2013 e il 2014, sarà il protagonista della XIII Lezione Arcelli in programma nella Sala Piana della sede di Piacenza dell'Università Cattolica mercoledì 12 aprile . A partire dalle ore 10, l'iniziativa, organizzata dal centro studi di Politica Economia e Monetaria Mario Arcelli , e splorerà i temi della governance europea . Saccomanni, attualmente visiting professor alla Università Sciences Po di Parigi, ha sviluppato gran parte della sua carriera in Banca d'Italia anche come rappresentante della stessa presso tutte le principali organizzazioni internazionali (Fmi, Bce, Bri e Ue). Già nel 2015, Fabrizio Saccomanni introdusse il tema della necessità di "introdurre maggiore simmetria nel processo di aggiustamento macroeconomico, essenzialmente applicando la Procedura per gli squilibri macroeconomici (Psm) in maniera più efficace a questo fine. La Germania ha sempre sostenuto di non poter correggere lo squilibro attraverso una politica di bilancio più espansiva perché ciò sarebbe in contrasto con la strategia di mantenimento della sostenibilità fiscale nel lungo periodo". Di questi temi si parlerà mercoledì, proseguendo un dibattito che da tredici anni si sviluppa grazie al lavoro del Centro studi Cespem dedicato a Mario Arcelli, compianto economista e uomo di Stato piacentino.

 

Trasporti, incontro col commissario Ue

MILANO Trasporti, incontro col commissario Ue Violeta Bulc parteciperà a un dialogo con gli studenti e i cittadini sul tema “Trasporti, reti e mobilità nel futuro dell’Europa”. L’evento, con registrazione, si terrà martedì 9 ottobre in aula Pio XI. L’incontro sarà aperto dal rettore Franco Anelli 04 ottobre 2018 Martedì 9 ottobre Violeta Bulc , Commissaria europea per i trasporti, parteciperà a un dialogo con gli studenti e i cittadini sul tema “Trasporti, reti e mobilità nel futuro dell’Europa” . Il dialogo ha lo scopo di avvicinare i cittadini all'Unione europea dando la possibilità di fare domande e di ascoltare direttamente le risposte di Commissari e istituzioni locali sulle questioni che toccano la loro quotidianità. L'incontro sarà aperto dai saluti di benvenuto del rettore dell’Università Cattolica, Franco Anelli , e dall’introduzione del presidente di Conftrasporto, Fabrizio Palenzona . EUdialogues #FutureOfEurope I dialoghi con i cittadini sono un’iniziativa della Commissione europea lanciata nel 2012 modellati sull'esperienza dei “town-hall debates”. Hanno lo scopo di creare uno spazio pubblico di dibattito tra i cittadini e i Commissari europei su temi di attualità, incluso il futuro dell'Unione europea. Dall’insediamento di Juncker (1 novembre 2014) a oggi sono stati organizzati quasi 1.000 dialoghi in tutta l’Unione europea, di cui circa 50 in Italia.

 

L’Europa va in collegio

milano L’Europa va in collegio In vista delle elezioni europee, che si terranno nei vari Paesi dell’Unione europea tra il 23 e il 26 maggio, gli studenti riflettono sull’identità del vecchio continente e sul ruolo che essa ricopre nel panorama mondiale e nella vita dei singoli Stati. Alle soglie delle elezioni europee del prossimo maggio nei collegi dell’Università Cattolica non sono mancate occasioni per riflettere sull’identità, sulla necessità e sul ruolo dell’Unione Europea, con una serie di iniziative e di incontri di approfondimento sul tema. La terza edizione della Winter School , organizzata dal collegio Augustinianum , ha immerso gli studenti nel cuore delle istituzioni europee con workshop nella sede del Parlamento, della Commissione e presso la Casa della Storia europea. Il viaggio a Bruxelles, che ha coinvolto gli studenti dal 3 al 6 aprile, è stato preparato e seguito da incontri dedicati al tema europeo, tra cui l’intervento del 2 aprile del professor Francesco Bestagno , docente di Diritto dell’Unione Europea del nostro Ateneo, dal titolo «L’Unione Europea: radici, realtà e prospettive». Di identità europea si è parlato al collegio Marianum con un dialogo tra Antonio Campati e Alberto Martinelli : dall’incontro, che ha avuto luogo l’11 aprile, è emersa la volontà di costruire un’identità partendo dal rafforzamento dei valori condivisi e investendo in politiche che concorrano al miglioramento della democrazia europea. Alla domanda sulla necessità o meno, oggi, di un “unione europea” ha risposto con fermezza la lectio tenuta il 19 marzo in Augustinianum dal già presidente del Consiglio e presidente della Commissione europea (1999-2004) Romano Prodi dal titolo «L’Europa che verrà: perché non possiamo farne a meno». collegi #europa #elezioni #educatt Facebook Twitter Send by mail Print.

 

Alumni, nasce la community di Londra

Ha mosso così i primi passi il Comitato Internazionale Alumni UCSC – UK che si propone di rafforzare la rete che lega l’Ateneo ai suoi laureati e diplomati che vivono e lavorano all’estero. Agli oltre 120 “alumni” intervenuti all’iniziativa il rettore Anelli ha ricordato che i laureati Cattolica sono parte integrante e significativa della comunità universitaria e la rappresentano nella società e nel mondo: «Sono una ricchezza del nostro Ateneo» ha aggiunto il rettore. Siamo molto fieri del loro successo professionale che testimonia l’eccellenza della preparazione universitaria italiana e dell’Università Cattolica in particolare». Nel suo saluto l’ambasciatore Raffaele Trombetta si è detto fiero di poter contribuire al processo di internazionalizzazione degli atenei italiani. L’Ambasciata – ha spiegato – è la casa di tutti gli italiani nel Regno Unito: si conferma aperta e disponibile a valorizzare ogni iniziativa a favore della numerosa comunità di connazionali residenti in Gran Bretagna». Alla tavola rotonda sono intervenuti Barbara Casu Lukac , Director of the Centre for Banking Research alla Cass Business School a altri cinque laureati dell’Ateneo che lavorano in Gran Bretagna: Piermario Barzaghi , Sara Caputo , Paola Leocani , Alessandra Melis e Tommaso Migliore . La tavola rotonda è stata chiusa dalla professoressa Antonella Sciarrone Alibrandi , prorettore dell’Ateneo e presidente di Alumni Cattolica - Associazione Ludovico Necchi, che ha indicato le tre principali finalità del progetto Alumni: creare relazioni, condividere valori e favorire il dialogo intergenerazionale.

 

Dove va l’Europa, tra banche e Brexit

In programma, tra gli altri, l’intervento del presidente Inps Tito Boeri , che parlerà di populismo, e un’analisi delle ragioni del “leave”. Sono i temi al centro del convegno annuale de lavoce.info , il sito d’informazione e analisi economica che in quindici anni di attività è diventato in Italia un think tank che raccoglie analisi e approfondimenti su temi relativi all’economia italiana e internazionale. Seguiranno gli interventi di Angelo Baglioni (Università Cattolica) e Marco Onado (Bocconi), che analizzeranno il modo in cui sono stati affrontati i recenti casi di crisi di alcune banche italiane. L’esperienza di questi casi mostra che l’applicazione delle nuove regole europee (il bail-in) incontra molte difficoltà e la credibilità di queste regole è messa a dura prova. Una delle ragioni di questa situazione è che è mancata la protezione del risparmiatore, a cominciare dalla trasparenza e dalla correttezza nei rapporti banca-cliente. Infine, Tito Boeri affronterà il delicato tema del populismo, partendo dalla constatazione che è figlio di uno stato sociale che non è in grado di proteggere ampi strati della popolazione, oltre che dei cambiamenti indotti dalla globalizzazione e dal progresso tecnologico. Al presidente Inps il compito di delineare alcune risposte innovative: dall’abolizione dei trattamenti di favore ingiustificati alla necessità di rendere la protezione sociale più efficiente nel raggiungere chi ha davvero bisogno d’aiuto.

 

Go top