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Ecco come cambia l’Europa, le analisi dei docenti dell'Università Cattolica

ELEZIONI EUROPEE Ecco come cambia l’Europa, le analisi dei docenti dell'Università Cattolica Le urne hanno mostrato una sostanziale affermazione delle forze europeiste ma le spinte alla frammentazione e il ruolo che giocheranno i governi sovranisti nel Consiglio d’Europa rendono il quadro incerto. I commenti a caldo di alcuni professori. maggio 2019 Quale sarà il futuro dell’Europa? Dopo gli esiti delle Elezioni europee, Cattolicanews ha chiesto un commento a caldo ad alcuni docenti dell’ateneo. Italia a rischio isolamento di Paolo Balduzzi Rispetto agli altri Paesi, soprattutto per via del numero di seggi della Lega nel nuovo Parlamento europeo, l’Italia rischia di rimanere in posizione defilata. Una costruzione di successo, un’invenzione storica che sta reggendo agli urti della globalizzazione e ai nazionalismi Ue, le strategie dei sovranisti di Andrea Santini Per la prima volta i due gruppi storici del Parlamento europeo dovranno contare necessariamente sull’appoggio dei liberali. Nel 2021-2027 partiranno altri 12 milioni di giovani e il Programma Horizon Europe destinerà 120 mld di euro per la ricerca. Parla il professor Pier Sandro Cocconcelli #europa #elezioni #unioneeuropea #ue Facebook Twitter Send by mail.

 

Italia a rischio isolamento

Elezioni europee Italia a rischio isolamento Rispetto agli altri Paesi, soprattutto per via del numero di seggi della Lega nel nuovo Parlamento europeo, l’Italia rischia di rimanere in posizione defilata. Sarà cruciale capire che e quali cariche otterrà il nostro Paese all’interno delle istituzioni. Sorprende forse un po’ l’affermazione dei partiti ambientalisti (tranne che in Italia). Minoranza che sarà ancora più evidente se e quando il Regno Unito uscirà dall’Unione europea, così rinunciando ai propri seggi nel Parlamento (per un terzo di partiti sovranisti e, in misura maggiore, di partiti favorevoli alla Brexit), che verranno quindi redistribuiti agli altri partiti europei. In Italia, non ci si aspettano necessariamente grandi ripercussioni sulla tenuta del governo: i partiti di maggioranza ottengono comunque oltre il 50% dei consensi. Rispetto agli altri Paesi, soprattutto per via del numero di seggi della Lega nel nuovo Parlamento europeo, l’Italia rischia di rimanere in posizione defilata se non addirittura isolata.

 

Una fiducia che va ripagata

elezioni europee Una fiducia che va ripagata Anche se la campagna elettorale non ha presentato proposte concrete per rafforzare l’identità europea, gli elettori hanno scommesso ancora sulle potenzialità di un’Europa più unita. Con rare eccezioni, in queste settimane, da parte di questi partiti, non abbiamo sentito proposte specifiche su questioni che sarebbero importanti per rafforzare l’identità Europa: pensiamo ad esempio a un piano di investimenti europei, alla proposta di un’indennità integrativa europea contro la disoccupazione. I cittadini europei hanno mostrato grande maturità con questo voto e hanno votato queste forze europeiste perché ancora spinti e motivati da una forte fiducia sulle potenzialità di un’Europa più unita. Ma ora questa fiducia va ripagata evitando che si formi nel Parlamento europeo una maggioranza solo acquietata dal fatto che il pericolo è stato fugato. Bisogna evitare il serio pericolo di un’Europa ancora in stallo, che non decide, in attesa della prossima crisi. Il pericolo sovranista in alcuni governi europei non è stato per niente fugato e potrebbe anzi paventarsi sempre di più se, ad esempio, guardiamo in prospettiva anche agli esiti del voto francese. direttore del Centro di Ricerche in Analisi economica e sviluppo economico internazionale (CRANEC) e Docente di Economia politica nella facoltà di Scienze politiche e sociali dell’Università Cattolica #elezionieuropee #europa #giovani Facebook Twitter Send by mail.

 

Quali idee per la nuova Europa?

Roma Quali idee per la nuova Europa? Martedì 26 marzo presentazione a Roma, nella Nuova Aula dei Gruppi Parlamentari, dello studio condotto dall'Università Cattolica tra parlamentari italiani, francesi e tedeschi sul futuro dell’integrazione europea. Lo studio è stato presentato da Massimo Bordignon , docente di Scienza delle finanze all’Università Cattolica e autore dell’indagine, durante l’incontro dal titolo "Quali idee per la nuova Europa? Ricette a confronto", lo scorso 26 marzo, nella Nuova Aula dei Gruppi Parlamentari a Roma. I risultati del sondaggio condotto tra 328 parlamentari italiani, francesi e tedeschi intervistati nei tre Paesi d’origine nell’autunno del 2018 suggeriscono che i punti d’accordo sono molti. C’è un ampio consenso nell’attribuire una maggiore iniziativa legislativa al Parlamento europeo, nell’incrementare la spesa di investimento nazionale per stimolare la crescita economica e nel favorire una maggiore integrazione nei campi dell’immigrazione e delle politiche di difesa. A seguire una tavola rotonda, moderata dal giornalista de la Repubblica Massimo Giannini , nel corso della quale sono stati commentati i risultati dell’indagine. Hanno partecipato Claudio Borghi , Presidente Commissione bilancio Camera dei Deputati (Lega), Renato Brunetta , Deputato (Forza Italia), Laura Castelli , Vice Ministro dell’Economia (Movimento 5 Stelle), Guido Crosetto , Deputato (Fratelli d’Italia), Luigi Marattin , Capogruppo In Commissione Bilancio Camera dei Deputati (Partito Democratico). europa #economia #integrazioneeuropea Facebook Twitter Send by mail.

 

Idee per una nuova Europa

milano Idee per una nuova Europa In vista delle prossime elezioni la facoltà di Scienze bancarie, finanziarie e assicurative ha promosso un incontro sul futuro dell’Unione Europea con l’intento di discutere di un europeismo che possa essere una valida alternativa al sovranismo dilagante. È il messaggio forte emerso dal dibattito sul futuro dell’Unione Europea promosso mercoledì 17 aprile dalla facoltà di Scienze bancarie, finanziarie e assicurative dell’Università Cattolica in vista delle elezioni del 26 maggio e dal titolo rappresentativo “ Idee per l’Europa ”. Già perché, ha chiarito sin dall’inizio Andrea Boitani , docente di Economia politica e coordinatore dell’iniziativa, «l’intento dell’incontro non è tanto discutere “sull’idea di Europa”, quanto proporre “idee per l’Europa”». Ma anche in questo caso ci sono elementi di forza ed elementi di debolezza, come per esempio, l’idea di un’Europa che sia la replica in grande di uno stato nazionalista da costruire». Il punto essenziale, invece, è che «l’Europa politica sia organizzata non in uno stato federale, ma in un’unione federale di stati, senza fusione né confusione di livelli e competenze. Ben distante, insomma, dall’Unione come la conosciamo oggi: con un deficit democratico profondo, accentuatosi negli ultimi anni di crisi, di fatto appesa alle decisioni non della Commissione o del Parlamento di Strasburgo ma del Consiglio europeo dei capi di governo, cioè dei governi nazionali», ha aggiunto Fabbrini. Anche Roberto Tamborini , dell’Università di Trento, è ritornato sul tema dei sovranismi che dilagano nel Vecchio Continente, differenziando quelli europeisti da quelli anti europeisti.

 

Un’Europa sempre più frammentata

Elezioni europee Un’Europa sempre più frammentata La polverizzazione della sinistra in Francia e Germania, l’avanzata di forze sovraniste e di destra, la sconfitta del progetto europeista di Macron: l’esito di un Parlamento frastagliato potrebbe essere l’ulteriore rafforzamento del ruolo degli Stati. In secondo luogo, il notevole ridimensionamento delle due forze che tradizionalmente hanno sostenuto e alimentato il processo di integrazione, ossia il gruppo socialista (S&D) e quello popolare (PPE). Per quanto concerne i socialisti, il calo di circa 40 seggi rispetto al 2014 si inserisce nella tendenza ormai ventennale all’indebolimento delle forze di sinistra. Ci sono controtendenze significative (in Spagna e in Portogallo, soprattutto), ma non possono comunque passare inosservate né la “polverizzazione” della sinistra in Francia, né il crollo della Spd in Germania. Ma non sarà senza implicazioni il successo di Fidesz in Ungheria (che, con più del 50% dei consensi, ottiene 13 seggi), o dei popolari austriaci, su molte questioni vicini alle posizioni dei “sovranisti” di destra. L’ipotesi più probabile è l’ingresso del gruppo Alde nella maggioranza composta da PPE e S&D. I cosiddetti “sovranisti” quasi certamente rimarranno in una posizione minoritaria. E paradossalmente – a dispetto della battaglia contro i “sovranisti” portata avanti dalle forze “europeiste” – l’esito di un Parlamento così frammentato potrebbe essere proprio l’ulteriore rafforzamento del ruolo degli Stati.

 

Il vento giovane non soffia in Italia

Elezioni europee Il vento giovane non soffia in Italia Il successo dei temi ambientali non è stato colto, nonostante una spiccata attenzione e sensibilità delle nuove generazioni - come documentato anche dai dati dell’Osservatorio giovani dell’Istituto Toniolo - verso i temi ecologici e lo sviluppo sostenibile. maggio 2019 di Alessandro Rosina * Quale sarà il futuro dell’Europa? Dopo gli esiti delle Elezioni europee, Cattolicanews ha chiesto un commento a caldo ad alcuni docenti dell’Ateneo Per la prima volta in queste elezioni europee hanno votato i nati nel XXI secolo. La mancanza di risposte convincenti sulla crisi economica, sul governo dell’immigrazione, sull’impatto delle nuove tecnologie, ha alimentato un senso di insicurezza nel presente e un’incertezza verso il futuro che le forze nazionaliste hanno trasformato in consenso promettendo protezione e rassicurazione. La voglia di un’Europa più forte e più impegnata positivamente verso il futuro è emersa soprattutto attraverso il voto ai movimenti ambientalisti, con una forte spinta da parte dei giovani che ha anche portato a un rafforzamento dell’affluenza. Questo vento favorevole non è stato efficacemente colto in Italia, nonostante una spiccata attenzione e sensibilità delle nuove generazioni - come documentato anche dai dati dell’Osservatorio giovani dell’Istituto Toniolo - verso i temi ecologici e lo sviluppo sostenibile. Nel nostro Paese il segnale più deciso in controtendenza a nazionalismi e populismi arriva dagli italiani all’estero e dalle grandi città centrosettentrionali, ovvero dove prevalgono le componenti che maggiormente si percepiscono come parte attiva del mondo che cambia. Il voto evidenzia soprattutto la presenza di una polarizzazione, che intreccia dimensione territoriale e sociale, destinata ancor più ad ampliarsi in Europa e in Italia in mancanza di un modello di sviluppo davvero inclusivo.

 

Chi ha fatto il gioco della destra

elezioni europee Chi ha fatto il gioco della destra Più che sui meriti di Salvini, dovremmo interrogarci sull’effettivo impatto di un “discorso pro-immigrati” che ha finito, inconsapevolmente, con l’appropriarsi di argomenti xenofobi o addirittura, se non proprio razzisti, distanti dai valori dell’Europa. docente di Sociologia delle migrazioni e della convivenza interetnica #elezionieuropee #europa #immigrazione Facebook Twitter Send by mail.

 

L’Europa dei giovani in 24h

milano L’Europa dei giovani in 24h Un documentario di 24 ore che racconta la vita quotidiana di 60 ragazzi di 26 Paesi dell’Ue: sarà proiettato sabato 4 maggio in contemporanea nelle principali città europee, Milano compresa, per rivelarne sogni, timori, preoccupazioni, desideri. aprile 2019 L’Europa raccontata attraverso gli occhi dei giovani. È questo “ 24H Europe - The Next Generation ”, il documentario di 24 ore, prodotto dal canale culturale franco-tedesco Arte : una fotografia della vita quotidiana di 60 giovani europei, tra i 18 e i 30 anni, provenienti da 26 Paesi dell’Unione Europea, che hanno deciso di svelare sogni, timori, preoccupazioni, desideri. Sabato 4 maggio il documentario - articolato in 24 film e girato in parallelo da un team di 26 troupe - sarà proiettato in contemporanea nelle principali città europee, tra cui Strasburgo, Berlino, Bruxelles e anche Milano. Durante questa giornata il telespettatore scoprirà l’universo dei “Millenials” europei, ovunque essi vivano: Sofia, Tolosa, Barcellona, Almería, Belgrado, Zurigo, Lesbo, Helsinki, Magnitogorsk, Berlino, Namur, Tallinn, Sarajevo, Kautokeino, Varsavia o i fiordi islandesi. Insomma, una testimonianza sui giovani del nostro tempo e su quello che futuro del progetto europeo. giovani #europa #documentario Facebook Twitter Send by mail.

 

L’Europa alla prova dei giovani

Si tratta di una generazione dalle incredibili potenzialità, che ha a disposizione strumenti di comunicazione e possibilità di movimento impensabili fino a pochi anni fa. Eppure, le prospettive di crescita, di realizzazione e di miglioramento delle proprie condizioni di vita appaiono, secondo tantissimi indicatori socio-economici, estremamente difficoltose. Concentrandosi qui sulle prime, al di là di pochi elementi comuni a tutti, ognuno dei 27 paesi dell’Unione ha una certa libertà di scelta sulla propria legge elettorale. Per esempio, rispetto alle elezioni del 2009, Cipro e la Francia hanno fatto scendere l’età di elettorato passivo di ben 4 e 5 anni, a 21 e 18 anni rispettivamente; l’Italia, invece, resta il paese dove i giovani hanno barriere più alte all’ingresso nelle istituzioni. E ciò diventa più grave se si pensa che la stessa barriera persiste per l’accesso al Parlamento nazionale: con l’aggravante che, in un contesto di bicameralismo perfetto, il procedimento legislativo in Italia è di fatto condizionato dal Senato (elettorato attivo a 25 anni e passivo a 40). Il secondo è invece di tipo demografico: l’Italia è il paese dell’Unione europea dove è più bassa la quota di under 40 sul totale della popolazione (nel 2017, il 40 per cento contro, per esempio, il 54 per cento dell’Irlanda, che è il paese più giovane, secondo i dati Eurostat). Cosicché, unendo le barriere all’ingresso alle istituzioni con l’inconsistenza numeraria dei giovani stessi, è possibile concludere che l’Italia è di gran lunga il paese dell’Unione dove i giovani hanno meno potere politico potenziale. Certo, non ci si aspetta che cambi nulla nel breve periodo: ma il breve periodo è una preoccupazione della politica dalla visione limitata e dal fiato corto, della politica che è solo ricerca del consenso elettorale e non di strategia di crescita.

 

Le università milanesi per l’Europa

milano Le università milanesi per l’Europa Assolombarda ha coinvolto gli atenei di Milano e Pavia nella stesura di un libro bianco sui temi di interesse strategico per le imprese e per le nuove generazioni. Sarà presentato giovedì 23 maggio con la partecipazione del rettore Franco Anelli 22 maggio 2019 Le università milanesi fanno sentire la loro voce in vista delle prossime elezioni europee insieme con Assolombarda. L’associazione delle imprese che operano nella Città Metropolitana di Milano e nelle province di Lodi, Monza e Brianza ha deciso, infatti, di offrire un contributo di riflessione sul futuro dell’Europa, partendo dalle principali tematiche di interesse strategico sia per le imprese sia per lo sviluppo delle prossime generazioni. Il rettore dell’Università Cattolica Franco Anelli ha partecipato con un approfondimento sulla politica commerciale europea. Domani, giovedì 23 maggio alle 11 i temi contenuti nel libro bianco saranno presentati nell’incontro “ Milano per l’Europa ” che si terrà al Piccolo Teatro Studio Melato (Via Rivoli 6, Milano). Partendo da alcune parole chiave, la scienziata Amelia Ercoli Finzi , il sindaco di Milano Giuseppe Sala , i rettori delle Università coinvolte e il vice presidente di Assolombarda, Enrico Cereda , si alterneranno in un racconto sui valori e sul significato dell’Europa. europa #elezionieuropee #universita' #imprese Facebook Twitter Send by mail.

 

Come toccare la pancia della gente

Elezioni europee Come toccare la pancia della gente A giudicare dal caso italiano, la formula più azzeccata di comunicazione politica è quella della Lega di Matteo Salvini, che combina l’uso dei social con una grande presenza televisiva e con un sistematico presidio del territorio attraverso i comizi. maggio 2019 Quale sarà il futuro dell’Europa? Dopo gli esiti delle Elezioni europee, Cattolicanews ha chiesto un commento a caldo ad alcuni docenti dell’Ateneo di Fausto Colombo * Le Elezioni europee sottolineano diversi aspetti interessanti e problematici del rapporto fra politica e comunicazione. Da qualche anno si osserva che la percezione da parte dell’opinione pubblica si discosta, in particolare nel nostro Paese, dalle emergenze reali della società. Per esempio, vi è una diffusa sovrastima della criminalità comune e dell’impatto negativo dell’immigrazione, e una sottostima della crescita dell’ineguaglianza e della concentrazione di potere economico. Eccoci dunque al risultato di un’opinione pubblica emotivamente securitaria, che si focalizza sui messaggi di allarme e di ordine, a dispetto di ricette più complesse e quindi – anche se probabilmente più efficaci – più difficili da comprendere. A giudicare dal caso italiano, la formula più azzeccata è quella adottata dalla Lega di Matteo Salvini, che combina l’uso dei social con una grande presenza televisiva e soprattutto con un sistematico presidio del territorio attraverso i comizi. Gli exit polls si sono dimostrati nel nostro Paese (non ovunque in Europa) di nuovo particolarmente inaffidabili, con il risultato di far dibattere molti commentatori su fattoidi, e poi non essere in grado di fornire analisi ragionate e fondate sugli effetti reali delle elezioni stesse a livello europeo.

 

L’Europa piace a chi non ce l’ha

Elezioni europee L’Europa piace a chi non ce l’ha Dopo decenni di stanchezza, si è votato pro o contro l’Europa e l’Unione esce rafforzata da questo voto, anche grazie ai giovani. Una costruzione di successo, un’invenzione storica che sta reggendo agli urti della globalizzazione e ai nazionalismi. maggio 2019 Quale sarà il futuro dell’Europa? Dopo gli esiti delle Elezioni europee, Cattolicanews ha chiesto un commento a caldo ad alcuni docenti dell’Ateneo di Milena Santerini * Le elezioni del 26 maggio confermano l’interesse degli europei per l’Europa. Soprattutto, dopo decenni di stanchezza, si è votato pro o contro l’Europa e l’Unione esce rafforzata da questo voto, anche grazie ai giovani. Un organismo come l’Unione Europea è e resta una costruzione di successo, un’invenzione storica che non solo ha saputo creare una nuova cooperazione sulle macerie della seconda guerra mondiale, ma sta reggendo anche agli urti della globalizzazione e alle politiche del risentimento che vorrebbero tornare ai bellicosi nazionalismi. Infatti, il successo dei Verdi sull’onda del movimento dei giovani guidati da Greta parla di una nuova generazione Europea, pro ambiente ma anche pro immigrati. Gli europei d’ora in poi dovranno imparare ad apprezzare di più il dono di vivere uniti e in pace e anche a condividere questo privilegio con chi cerca accoglienza.

 

Erasmus e ricerca alla prova del voto

Eppure se c’è un collante che lega i Paesi dell’Unione europea è il network della comunità scientifica e la rete degli scambi studenteschi che, a partire dal lontano 1987, ha visto crescere la cosiddetta “ generazione Erasmus ”. Da allora, 9 milioni di studenti, di cui 843.000 italiani , hanno studiato in università di altri Stati, accolti in 5.000 istituti di 33 Paesi diversi. Se si è parlato poco di università è anche perché in certe aree politiche si sta diffondendo una ridotta fiducia su come ricerca, scienza, cultura possano contribuire allo sviluppo» afferma il professor Pier Sandro Cocconcelli , delegato del rettore per il coordinamento dei progetti di internazionalizzazione. Questo interesse però è ben presente nelle nuove generazioni che sono sempre più aperte a investire nel loro futuro, impegnandosi in periodi di studio e di ricerca all’estero, che considerano un passo fondamentale per costruirsi un curriculum di alto livello». Un network di ricerca sovranazionale di alto livello… «Tutto questo assume ancora più importanza perché si sono ridotti i finanziamenti nazionali, mentre sono aumentati quelli europei che hanno indotto i ricercatori delle scienze umano-sociali, delle scienze esatte, della biologia, a spostarsi su una ricerca multinazionale all’interno dell’Unione Europea. Per accedere ai fondi di ricerca bisogna passare da un sistema di ricerca nazionale a quello della ricerca europea, che sarà sempre più aperto a nuove collaborazioni con altri grandi partner come Cina, Stati Uniti o Paesi emergenti. È stato già così con il progetto Horizon 2020, il framework della ricerca che sta finendo adesso, e ancor di più sarà così con Horizon Europe , il prossimo framework della ricerca che partirà dal 2021, a cui sarà destinato un investimento di 120 miliardi di euro».

 

Crociata, perché votare per l'Europa

elezioni europee Crociata, perché votare per l'Europa Il vicepresidente della Commissione delle conferenze episcopali Ue esorta a non disertare le elezioni europee per costruire un’unione più attenta al dialogo tra popoli e centro di governo. In fondo i politici siamo noi anche se possiamo solo eleggere». maggio 2019 Dal 23 al 26 maggio tutti i cittadini europei saranno chiamati a eleggere i nuovi membri del Parlamento europeo. La Chiesa Cattolica è protagonista della costruzione europea fin dalle sue radici e continua a contribuire al dialogo e al bene comune con la sua dottrina sociale. Con questo spirito la Commissione delle conferenze episcopali dell’Unione europea (Comece) esorta tutti i credenti a votare per costruire un’Europa più attenta all’umanità anziché al profitto. Secondo i vescovi europei c’è bisogno di una nuova narrazione di speranza, che coinvolga i suoi cittadini in progetti percepiti come più inclusivi, con un destino comune, oltre le divisioni, la disinformazione e la strumentalizzazione politica. Parla monsignor Mariano Crociata , vicepresidente del Comece e vescovo di Latina, a margine di Re-Thinking Europe: the social doctrine of the Church in action , un incontro promosso in largo Gemelli dal Centro di Ateneo per la Dottrina sociale della Chiesa .

 

Ue, le strategie dei sovranisti

elezioni europee Ue, le strategie dei sovranisti Per la prima volta i due gruppi storici del Parlamento europeo dovranno contare necessariamente sull’appoggio dei liberali. Resta da capire cosa faranno le forze euroscettiche. Il banco di prova sarà il 2 luglio. Anche se questi due gruppi rimangono i più numerosi, dovranno necessariamente poter contare sull’appoggio dei liberali, e non è nemmeno escluso un ulteriore allargamento di questa maggioranza trasversale ai verdi. Per altro verso, sarà importante vedere che assetto si darà il variegato fronte delle forze sovraniste, o comunque euroscettiche: resteranno divise in più gruppi politici oppure ne formeranno uno solo? Le settimane che ci separano dalla prima seduta del nuovo Parlamento, il 2 luglio, saranno fondamentali per comprendere i nuovi equilibri, così come lo sarà il primo atto di grande rilievo politico-istituzionale al quale il Parlamento europeo sarà chiamato nei prossimi mesi: l’elezione del nuovo Presidente della Commissione. docente di Diritto dell’Unione Europea nella facoltà di Scienze politiche e sociali #elezionieuropee #unioneeuropea #europa Facebook Twitter Send by mail.

 

Democrazia a rischio recessione

Ma solo dal 2016, dopo il referendum sull’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea e la conquista della Casa Bianca da parte di Donald Trump, la percezione di molti osservatori si è davvero modificata. Ulteriori segnali di una significativa «recessione democratica» giungono però anche dalle dinamiche interne dei sistemi politici occidentali, e più precisamente nel logoramento di alcune delle garanzie che consentono la competitività tra partiti e il pluralismo informativo. Lo stesso Orbán in diverse occasioni ha d’altronde definito il proprio modello di riferimento come una «democrazia cristiana illiberale», che, contrastando l’indirizzo multiculturalista e cosmopolitico delle élite tecnocratiche dell’Ue, punta a difendere gli interessi e le tradizioni nazionali, sulla base di un vasto sostegno popolare. Coordinatore del Corso di Laurea in Scienze politiche e delle relazioni internazionali della facoltà di Scienze politiche dell’Università Cattolica. Quello pubblicato è uno stralcio del rapporto 2019 realizzato dall’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (Ispi) e intitolato «La fine di un mondo. democrazia #liberalismo #europa #crisi Facebook Twitter Send by mail L’EUROPA AL BIVIO Mercoledì 6 marzo , alle 12.30, nella Sala della Gloria della sede di Brescia dell'Università Cattolica (Via Trieste 17), sarà presentato il rapporto 2019 realizzato dall’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (Ispi) e intitolato « La fine di un mondo. La discussione, cui prenderanno parte Enrico Fassi , Damiano Palano e Arturo Varvelli (Ispi), è il primo appuntamento del ciclo «L’Europa al bivio» , organizzato dalla facoltà di Scienze politiche e sociali in vista delle elezioni di fine maggio.

 

Un’Italia in controtendenza

Elezioni europee Un’Italia in controtendenza A differenza che da noi, in Europa c’è stato un aumento dell’affluenza alle urne, una frenata dei partiti sovranisti e un’affermazione di verdi e liberali. Una posizione di eccentricità che renderà più complicato far valere gli interessi del nostro Paese. Per restare sempre aggiornato, segui la pagina LinkedIn sul loro profilo. In primo piano iniziative di formazione postlaurea e di lifelong learning, progetti di ricerca e di consulenza per aziende ed enti pubblici e no profit.

 

Ora la sfida è nel Consiglio europeo

Elezioni europee Ora la sfida è nel Consiglio europeo A fronte di un Parlamento dove il “centro-sinistra” allargato regge bene, si rafforza la presa della destra sovranista sull’organo che presiede a tutte le competenze intergovernative, tra cui quelle cruciali su immigrazione, sicurezza e fisco. I numeri ci dicono che una maggioranza tra popolari, destre e sovranisti non c’è. Non c’è neppure la maggioranza tra popolari e socialdemocratici, ma questa alleanza può estendersi ai liberali e democratici di ALDE e, forse, ai Verdi, che hanno visto un buon successo in Francia e soprattutto Germania. Resta il fatto che la Commissione e il suo Presidente verranno nominati dai governi dei Paesi membri e, tra questi, si sono rafforzati solo quelli guidati dalle forze sovraniste e di destra, con l’eccezione di Spagna e Portogallo. A fronte di un Parlamento dove il “centro-sinistra” allargato regge bene si potrebbe avere un governo (leggi Commissione) conflittuale e diviso al suo interno. Si rafforza, inoltre la presa della destra sovranista sul Consiglio europeo, cioè l’organo che presiede a tutte le competenze intergovernative, tra cui quelle cruciali delle politiche per l’immigrazione, per la sicurezza e delle politiche (e regole) fiscali. docente di Economia politica nella facoltà di Scienze bancarie, finanziarie e assicurative #elezionieuropee #europa #giovani Facebook Twitter Send by mail.

 

Trasporti, incontro col commissario Ue

MILANO Trasporti, incontro col commissario Ue Violeta Bulc parteciperà a un dialogo con gli studenti e i cittadini sul tema “Trasporti, reti e mobilità nel futuro dell’Europa”. L’evento, con registrazione, si terrà martedì 9 ottobre in aula Pio XI. L’incontro sarà aperto dal rettore Franco Anelli 04 ottobre 2018 Martedì 9 ottobre Violeta Bulc , Commissaria europea per i trasporti, parteciperà a un dialogo con gli studenti e i cittadini sul tema “Trasporti, reti e mobilità nel futuro dell’Europa” . Il dialogo ha lo scopo di avvicinare i cittadini all'Unione europea dando la possibilità di fare domande e di ascoltare direttamente le risposte di Commissari e istituzioni locali sulle questioni che toccano la loro quotidianità. L'incontro sarà aperto dai saluti di benvenuto del rettore dell’Università Cattolica, Franco Anelli , e dall’introduzione del presidente di Conftrasporto, Fabrizio Palenzona . EUdialogues #FutureOfEurope I dialoghi con i cittadini sono un’iniziativa della Commissione europea lanciata nel 2012 modellati sull'esperienza dei “town-hall debates”. Hanno lo scopo di creare uno spazio pubblico di dibattito tra i cittadini e i Commissari europei su temi di attualità, incluso il futuro dell'Unione europea. Dall’insediamento di Juncker (1 novembre 2014) a oggi sono stati organizzati quasi 1.000 dialoghi in tutta l’Unione europea, di cui circa 50 in Italia.

 

Finanza, Unicatt capitale mondiale

MILANO Finanza, Unicatt capitale mondiale In largo Gemelli 400 esperti per il meeting 2018 Efma con l’intervento, tra gli altri, di Elke König , la “guardiana” europea del bail-in. Dal 27 al 30 giugno i chiostri di largo Gemelli ospiteranno uno dei più importanti appuntamenti internazionali in ambito finanziario e bancario: un’opportunità per ribadire l’importanza della ricerca accademica a livello europeo e, nello stesso tempo, un’importante occasione per incontrare esponenti di autorità di vigilanza e operatori. Il programma quest’anno è di ottimo livello, arricchito da una serie di lecture e special session che coinvolgeranno personalità di fama internazionale sia dall’accademia sia dalle autorità di vigilanza e dagli operatori di settore» spiega la professoressa Beccalli. È previsto un keynote address da parte del professor Jarrad Harford , University of Washington, unitamente a lecture di accademici di riferimento quali George Constandinides , University of Chicago, Mara Faccio , Purdue University, e Lu Zhang , Ohio State University. finanza #banche #europa Facebook Twitter Send by mail CEF 2018, FUTURO DELL’EURO E DONNE IN ECONOMIA Dal 19 al 21 giugno , l’Università Cattolica ha ospitato anche la ventiquattresima edizione del convegno annuale di Computing in Economics and Finance ( CEF 2018 ), della Society for Computational Economics. Computing in Economics è un approccio interdisciplinare tra l’economia e la computer science, quel filone di letteratura nelle scienze economiche che fa uso della potenza dei computer per risolvere numericamente modelli economici troppo complicati per poter essere risolti analiticamente dallo studioso. Si è parlato anche di “Women in Economics” , in particolare di discriminazione volontaria o involontaria che ancora esiste nelle progressioni di carriera delle donne nella professione.

 

Horizon, 100 mld per la ricerca

Ateneo Horizon, 100 mld per la ricerca A tanto ammonta il budget del programma quadro europeo per il quinquennio 2020-2025. A Bruxelles la presentazione delle modalità di allocazione delle risorse del nuovo bando e un confronto sul rapporto tra ricerca di base e ricerca industriale. Tra il pubblico erano presenti più di 20 rettori, numerosi direttori di Servizi ricerca, esponenti della Commissione europea e del Parlamento. A rappresentare la Cattolica, la Direzione ricerca e l’ Ufficio di rappresentanza di Ateneo a Bruxelles , che sarà la sede a dicembre dell’incontro di tutte le istituzioni che partecipano a UniLION. L’evento del 17, che si è svolto a porte chiuse al Parlamento Europeo, ha visto quali relatori il parlamentare europeo Dan Nica , Rapporteur sulle regole e la partecipazione a Horizon Europe e futuro membro della prossima Presidenza rumena del Parlamento, e Julia Prikoszovits , membro dell’attuale Presidenza austriaca. I temi trattati hanno riguardato principalmente le politiche della ricerca, i rapporti tra Ricerca di base e Ricerca industriale, l’importanza dell’impatto sociale ed economico della Ricerca nonché le priorità tematiche. Agli incontri ha fatto seguito una intensa attività di networking che ha aiutato ad individuare e approfondire diversi campi di collaborazione tra le istituzioni.

 

L’Europa che non c’è

Milano L’Europa che non c’è Secondo il professor Mario Baldassarri , in Cattolica per presentare il suo libro The European roots of the Eurozone crisis , l’Unione aveva tutte le potenzialità per essere l’area più prospera del mondo ma ha commesso troppi errori. by Chiara Martinoli | 16 novembre 2018 Individuare gli errori commessi dall’Unione europea per renderla più solida in futuro: secondo Mario Baldassarri , già docente di Economia all’Università di Bologna e alla Sapienza di Roma, è questa la ricetta per arginare il rischio di una disgregazione dell’Europa. Una tesi che è al centro di The European roots of the Eurozone crisis (Springer International Publishing Ag, 2017), presentato lo scorso 14 novembre all’Università Cattolica. Il tema che affronta questo libro fa parte dei temi di ricerca che il Centro di Ricerche in Analisi economica e sviluppo economico internazionale (Cranec) porta avanti ormai da molti anni» ha spiegato la professoressa Floriana Cerniglia , direttore del Centro. L’obiettivo di questo volume è quello di stabilire una connessione tra la ricerca economica e le sfide cui l’Europa è stata chiamata negli ultimi anni». Su questo Baldassarri è molto chiaro: la risoluzione della crisi europea «non è un’aspirazione, ma un’esigenza». Può suscitare sorpresa, ma la crisi europea, assicura Baldassarri, non dipende dalla crisi mondiale, così come la crisi italiana non dipende dalla crisi europea: «A ciascuno il suo», ha concluso il professore.

 

L’Europa vista al femminile

milano L’Europa vista al femminile Come interpretano le donne il momento di crisi attuale dell’Unione europea, un progetto politico che rischia di sgretolarsi? Parla Beatrice Covassi , Capo della Rappresentanza in Italia della Commissione europea. È il tema alla base dell’incontro organizzato all’Università Cattolica di Milano “ Donne ed Europa, Donne in Europa ”, per capire quale strada abbia intrapreso e se sia il caso di cambiare il progetto politico europeo. Un progetto politico, nato dopo le atrocità della seconda guerra mondiale, che doveva aprire una nuova era fatta di pace e collaborazione ma che oggi, colpita da nazionalismi e sovranismi, rischia di iniziare a sgretolarsi. La Brexit britannica è stato il primo segnale d’allarme che qualcosa non stava più andando nella giusta direzione, come spiega Beatrice Covassi , Capo della Rappresentanza in Italia della Commissione Europea: «È stata la sveglia, da lì abbiamo capito che non si poteva andare più avanti. Una soluzione che però non è quella corretta: «Adesso serve, forse come mai prima, un’Europa che torni a parlare alle persone, anche se ovviamente questo è molto più difficile rispetto a chi porta avanti retoriche di distruzione. Una qualità che riguarda anche le imprese: fare impresa in Europa vuol dire non mettere mai da parte l’aspetto umano, il rispetto per l’uomo e per l’ambienta, anche al netto di tutti i limiti che le dinamiche continentali impongono». Una ricetta che deve cambiare il modo di guardare alla politica e che è riassunta così da Beatrice Covassi: «La paura è un sintomo, non una risposta ai problemi.

 

Inaugurazione anno accademico

ATENEO Inaugurazione anno accademico Il presidente del Parlamento europeo è intervenuto alla cerimonia che ha aperto ufficialmente il nuovo anno accademico dell’Ateneo. Il discorso inaugurale del rettore Franco Anelli e il saluto del presidente del Toniolo monsignor Mario Delpini 19 novembre 2018 Un'inaugurazione in chiave europea. Il nuovo anno accademico 2018/2019 si è aperto questa mattina con la prolusione affidata all’onorevole Antonio Tajani . Il presidente del Parlamento Europeo ha dedicato il suo intervento alle “ Riflessioni per una nuova Europa. La cerimonia di inaugurazione è iniziata alle 11.30 nell’Aula Magna di largo Gemelli con il discorso inaugurale del magnifico rettore Franco Anelli e il saluto di monsignor Mario Delpini , presidente dell’Istituto Toniolo di Studi Superiori. La prolusione dell’onorevole Antonio Tajani si è svolta alla presenza delle autorità istituzionali, dei componenti degli organi direttivi dell’Ateneo, del corpo docente e degli studenti. inaugurazione #europa #parlamentoeuropeo #tajani Facebook Twitter Send by mail.

 

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