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Tra Stati Uniti e Cina, la Ue può trovare il suo ruolo

Pubblichiamo la parte iniziale dell’articolo di Agostino Giovagnoli Una “nuova guerra fredda” tra Stati Uniti d’America e Cina. Ora un documento riservato sulla strategia americana nel mondo definisce la Cina «principale nemico degli Stati Uniti», più della Russia e di chiunque altro, verso cui adottare un «approccio competitivo». Il documento segna l’abbandono definitivo della linea americana, avviata dalla missione Kissinger in Cina del 1971, che ha aiutato questo Paese a uscire dalla “rivoluzione culturale” e favorito la stagione di “riforme e apertura” di Deng Xiaoping. Ma l’impegno americano per coinvolgerla nella cooperazione internazionale ha prodotto risultati importanti sul piano dei rapporti tra i popoli e delle relazioni interculturali, fatto che, in prospettiva storica, conta più di tutti gli altri. Tale impegno ha suscitato un inedito mito americano in Cina – anche i figli della nomenklatura comunista cinese vanno a studiare negli Usa – e creato un originale universo sino–americano (quello raccontato nel film “The farewell. Ma, improvvisamente, i vertici americani hanno rimosso tutto questo, decidendo che contavano solo la crescita economica cinese, il quasi monopolio di Huawei sul 5G, i successi nel campo dell’intelligenza artificiale ecc. Hanno stabilito che la Cina è andata troppo avanti, che è diventata troppo pericolosa e che va fermata. E così hanno accantonato ciò che di buono avevano fatto in precedenza, per scegliere la via dello scontro.

 

Mes e Fase 2: il ritorno della Ue ha il volto della “conversione” tedesca

Sono gli argomenti che hanno fatto da fil rouge al dibattito “L’Unione europea contro la pandemia di COVID: Mes, Bei e fondo ripresa” , nell’ambito del ciclo di incontri “Colloqui sull’Europa” promosso venerdì 22 maggio dall’Università Cattolica per offrire agli studenti un’occasione di confronto con le istituzioni europee. È importante tornare a parlare di Europa in un momento come questo dove noi europarlamentari facciamo fatica a raccontare in Italia quello che l’Europa sta facendo, senza strumentalizzarla come spesso avviene nei dibattiti politici nazionali». È quanto ha detto Irene Tinagli , presidente della Commissione per i problemi economici e monetari del Parlamento europeo, intervenendo al dibattito live sui canali social Unicatt per raccontare il backstage delle decisioni europee. Ricostituire un clima di fiducia reciproco tra gli Stati che appartengono all’Unione europea è fondamentale: le prove dure della crisi finanziaria e della pandemia sono stress test fondamentali e se le istituzioni europee riusciranno a superarli ne usciranno rafforzate». Del resto, ha fatto eco Claudio Lucifora , docente di Labor Econmics, che ha introdotto il dibattito, «questa crisi cominciata come “simmetrica” per tutti gli Stati europei rischia, in assenza di forti correttivi, di produrre effetti asimmetrici sui Paesi, alcuni dei quali già profondamente provati dalla crisi finanziaria del 2008». Per esempio, ha aggiunto Tinagli, quello di «riformare il Mes per creare al suo interno una linea di credito; Sure, un fondo finanziato con le emissioni di titoli per sostenere i programmi per le occupazioni; la Bei che ha messo in campo un pacchetto di sostegno fino a 200 miliardi». Tutte misure approvate nel giro di un mese dimostrando che anche gli «stati riluttanti si sono resi conto che era necessario fare passi avanti».

 

Mes, Bei, Fondo ripresa: l’Unione europea e le sfide del Covid-19

Ateneo Mes, Bei, Fondo ripresa: l’Unione europea e le sfide del Covid-19 Mentre i Paesi Ue discutono della formula del Recovery Fund, tornano i “Colloqui sull’Europa” con l’incontro di venerdì 22 maggio . Venerdì 22 maggio , alle ore 11.30, nell’ambito dell’ Open Week Unicatt si terrà in streaming sui canali social dell’Ateneo l’incontro dal titolo “L’Unione europea contro la pandemia di COVID-Mes, Bei e fondo ripresa” . Dopo i saluti del rettore Franco Anelli e l’introduzione del docente di Labor Economics Claudio Lucifora , interviene sul tema Irene Tinagli , presidente della Commissione per i problemi economici e monetari del Parlamento europeo. Da un lato c’è stato un intervento massiccio della Banca centrale europea per garantire la liquidità delle imprese e delle banche, l’accesso al mercato dei capitali dei paesi per il rifinanziamento del debito e sostenere il potere di acquisto delle famiglie», spiega il professor Lucifora. In questo quadro è stato varato un programma specifico di aiuti di Stato per rafforzare il sostegno statale alle imprese», osserva il docente di Labor Economics. Senza dimenticare «la creazione di un Fondo ripresa (Recovery Fund) per preparare e sostenere la ripresa, fornendo finanziamenti attraverso il bilancio dell'UE a programmi di rilancio dell'economia degli Stati membri più colpiti». Tra gli ospiti delle passate edizioni, per citarne alcuni, Manuel Barroso , in qualità di presidente della Commissione europea, e Mario Draghi , presidente della Banca centrale europea.

 

Ricerca e innovazione, le ricette Ue contro il Covid-19

La Commissione ritiene che la crisi in atto abbia dimostrato la rilevanza della ricerca, che deve essere posta al centro delle risposte alla crisi in Europa, e ha di conseguenza sottolineato la rinnovata importanza di un’allocazione dei fondi necessari al suo sviluppo. Tra i suoi piani per il futuro, la Commissione intende assicurare un miglior coordinamento della ricerca pubblica e privata, che permetta di affrontare le sfide con un approccio integrato. È stato inoltre nuovamente richiesto che venga garantito, all’interno del QFP, un aumento del budget, passando da quello tutt’ora previsto di 90 miliardi per la ricerca e l’innovazione, a quello proposto di 120 miliardi. Nell’ambito di questo dialogo inerente le politiche e il budget previsti per la ricerca e l’innovazione, il 3 marzo si è svolto, presso gli uffici della rappresentanza dell’Università Cattolica a Bruxelles, un importante incontro con Jean-Eric Paquet , direttore generale della Ricerca nella Commissione Europea. A tale incontro, che si inserisce in una serie di iniziative organizzate da UnILiON , network di cui fanno parte 158 università con liaison offices a Bruxelles, erano presenti anche il direttore della Funzione Ricerca dell’Università Cattolica e il rappresentante dell’Ateneo , che ha inoltre l’incarico di Segretario Generale di UnILiON. In ogni caso, come è stato in precedenza spiegato da Mr. Paquet durante l’incontro del 3 marzo, verrà preservata l’importanza della ricerca di base e di quella collaborativa, essendosi entrambe dimostrate strumenti di successo nell’ambito delle precedenti politiche dell’Unione. È altresì chiaro che la Commissione continuerà nel suo impegno a supporto dell’innovazione (attraverso l’European Innovation Council), specialmente nel contesto del piano di ricostruzione che seguirà alla crisi Covid-19.

 

Perché gli aiuti europei non siano sprecati

Economia e finanza Perché gli aiuti europei non siano sprecati Tra meno di un mese pioverà sul nostro Paese un fiume imponente di soldi per gestire la crisi sanitaria ma non solo. Si tratta e si tratterà in buona parte di soldi presi a prestito, sia pure ai tassi straordinariamente bassi che le varie istituzioni comunitarie (UE, BEI) o intergovernative (MES) riescono ora a spuntare sul mercato e che verranno trasferiti senza quasi oneri aggiuntivi al nostro paese. Il problema della sostenibilità del debito pubblico diventerà dunque ancora più formidabile, visto che le previsioni del DEF 2020 già lo danno attorno al 155% del PIL, un livello mai raggiunto prima nella storia del nostro paese in condizioni di pace. L’impegno straordinario assunto dalla BCE, che finirà per assorbire tramite la Banca d’Italia oltre un quarto del debito italiano entro la fine dell’anno, è uno degli elementi chiave per garantirne la sostenibilità nel breve periodo. Ma in un periodo più lungo questa non può che basarsi sul rilancio della economia, che molto dipenderà dalla nostra capacità di sfruttare al meglio le risorse che l’Europa ci mette a disposizione. Visto che i tassi di interesse rimarranno probabilmente molto bassi ancora a lungo, una ripresa ragionevole della crescita economica consentirebbe di porre il rapporto debito/PIL su una traiettoria decrescente, condizione necessaria per un’ulteriore riduzione dello spread e dunque di un’evoluzione virtuosa delle finanze pubbliche nel medio periodo. continua a leggere su Welforum.it] * rispettivamente docente di Political and Public Economics e docente di Scienza delle finanze alla facoltà di Economia dell’Università Cattolica #economia #europa #coronavirus #emergenza Facebook Twitter Send by mail Print.

 

La crisi del Covid? Peggiore del 2008

L’impatto economico sarà differenziato a seconda della capacità dei paesi di rispondere, e i Paesi dell’area Sud dell’Europa hanno margini di azione più limitati dei Paesi del Nord Europa. Come dovrebbe muoversi l’Europa? «Il ruolo maggiore l’Europa dovrebbe giocarlo sul fronte della ricerca, investendo molte risorse per debellare il virus e organizzando il sistema industriale in modo appropriato e a vantaggio di tutti gli europei sul fronte delle cure e dei vaccini. Anche dal punto di vista della competitività, le asimmetrie si faranno sentire, anche se i legami industriali tra le catene del valore europee sono consolidate e gli impatti negativi in alcune aree dell’Unione si fanno sentire anche in Paesi più competitivi come la Germania. Il “bazooka” di Draghi è già all’opera e la disponibilità appena introdotta di acquistare anche bonds con rating bassi segnala da un lato la gravità della situazione e dall’altro il fatto che probabilmente su questo fronte non dovrebbero esserci cambi di rotta nella policy. I paesi europei sono certamente chiamati a dare una risposta sulla sfida più importante che è quella di rafforzare la risposta fiscale, a partire da quella comune. Certo è che gli spazi di manovra sono meno ampi per un Paese come l’Italia, che nello scorso anno ha dilapidato risorse in politiche poco avvedute e di incerto impatto». In ogni caso, questa avversione è il frutto del sentimento antieuropeo o euroscettico che è stato negli anni passati favorito da aree politiche molto ben individuabili e che oggi è entrato nelle convinzioni politiche di molti europei.

 

Covid, mi si è ristretta la democrazia

Ci sono state altre epidemie nel passato, anche nel corso del ‘900, e ciascuna ha una storia diversa, come differenti sono le società che vi si misurano» spiega Damiano Palano , docente di Scienza politica alla facoltà di Scienze politiche e sociali e direttore del dipartimento di Scienze politiche dell’Università Cattolica. La prima è la perdita di prestigio della democrazia liberale nel mondo: la sua capacità di gestione della crisi non si è rivelata particolarmente efficiente e il modello cinese, invece, è guardato da molti come più efficace. Una tendenza presente da tempo, che si è ulteriormente rafforzata: l’idea di concedere poteri straordinari e di sospendere la dinamica democratica per garantire un intervento più efficiente è una tentazione che, al di là del caso di Orban in Ungheria, è ugualmente ben presente anche altrove». Più che un’inversione di tendenza la gestione dell’epidemia innesca un’accelerazione con un duplice risvolto: se da un lato questo potrebbe rassicurare, dall’altro può preoccupare perché sottopone a ulteriori tensioni delle istituzioni che si sono col tempo indebolite sempre di più». C’è però anche un altro aspetto: in gran parte questi dati non sono nelle mani degli Stati o dei governi ma soprattutto sono di proprietà di compagnie private che possono fornire agli Stati questi strumenti, di solito vendendoglieli. Ci sono segni di chiusure nazionalistiche e di vecchi egoismi? «Il rischio del risorgere del nazionalismo è uno degli effetti più immediati di una situazione di questo genere. Tuttavia la costruzione di organismi globali che siano in grado di dare informazioni credibili sullo stato di salute nei diversi contesti sarà uno strumento essenziale per poter controllare nel futuro dinamiche di diffusione di epidemie analoghe a quella in corso.

 

Turati: «Servirà molto più del Cura Italia»

Sarà inevitabile ricorrere all’aiuto europeo e su questo si gioca il futuro dell’Unione by Federica Mancinelli | 21 aprile 2020 Dal 4 maggio il nostro Paese, insieme ad altri in Europa, vivrà una nuova fase dell'emergenza sanitaria, accompagnata da novità anche nella vita economica e sociale. Il termine chiave è “lockdown” : ci siamo letteralmente chiusi in casa e abbiamo (quasi) spento il motore delle nostre economie, limitando il funzionamento a quelle linee di produzione che il governo ha giudicato “essenziali”» afferma l’economista. La prima, perché lo abbiamo fatto (e, prima o poi, lo hanno fatto tutti in giro per il mondo): qui la risposta è perché – se non lo avessimo fatto – il sistema ospedaliero sarebbe stato incapace di offrire risposte adeguate. Non perché ci sono stati i tagli, ma perché i sistemi sono tarati su fabbisogni “normali” mentre la diffusione esponenziale del virus avrebbe portato a un numero di richieste di ospedalizzazione decisamente fuori dalla normalità su un periodo di tempo molto breve. La seconda conseguenza? «La seconda questione riguarda quali sono gli effetti della chiusura: il segno è scontato, avremo un calo del Pil per il 2020 anticipato dal crollo dei corsi azionari; la dimensione del calo è meno scontata e dipenderà soprattutto da quando e come saremo in grado di ripartire. Il "dopo-epidemia" sarà diverso anche nei rapporti di forza fra le potenze economiche mondiali: quale può essere il ruolo del nostro Paese in uno scenario di "post globalizzazione", dal punto di vista finanziario, ma anche della competizione commerciale? Cosa potrà significare per l’Italia? «Quella offerta dal Covid-19 potrebbe essere l’occasione per ripensare la collocazione del nostro Paese nello scenario internazionale, chiedendosi quali sono i settori strategici per il nostro futuro; in questo quadro, la digitalizzazione dell’Italia (infrastrutturale e in termini di capitale umano) parrebbe ormai ineludibile.

 

Quadrio Curzio, una troika salva-Europa

La proposta Quadrio Curzio, una troika salva-Europa Bei, Fei e Feis sono enti già pronti, forti e decidono a maggioranza. Ipotizzando tre direttrici di Alberto Quadrio Curzio * Nel mio precedente intervento ho avuto modo di dire che non serve un Piano Marshall, ma un Piano Delors/Draghi e che per contrastare la pandemia di Coronavirus, con Bei e Fei, l’Europa potrebbe mobilitare 1000 miliardi. Jacques Delors, che fu presidente della Commissione europea per tre mandati dal 1985 al 1995, contribuì con Helmut Kohl e Francois Mitterrand (un terzetto eccezionale!) a una svolta storica nella costruzione europea. Per questo ne tratto qui. Jacques Delors: crescita, competitività e occupazione Una sintesi dei programmi di Delors, non pochi realizzati ed altri prefigurati, si trova nel Libro Bianco del 1993: “Crescita, competitività e occupazione. Da questo Libro Bianco si dovrebbe ripartire sia per l’impostazione pragmatica istituzionalmente mista Federalista-Confederalista-Funzionalista della costruzione europea, sia per tenere salde le potenzialità e le finalità dell’economia reale e strutturale europea. In altri termini per “una nuova sintesi tra gli obiettivi che la società persegue (il lavoro come fattore d’integrazione sociale, la pari opportunità) e le esigenze dell’economia (la competitività e la creazione di posti di lavoro)”. continua a leggere su Huffingtonpost] * professore emerito di Economia politica all’Università Cattolica, fondatore e attualmente presidente del Consiglio scientifico del Cranec (Centro di ricerche in Analisi economica), presidente emerito dell’Accademia Nazionale dei Lincei #europa #ue #bei #quadrio curzio Facebook Twitter Send by mail Print.

 

Il ricorso al Mes? Una strada impraticabile

Molti propongono quindi il ricorso alle linee di credito del Mes (Meccanismo europeo di stabilità) istituito nel 2012, un veicolo finanziario a tutti gli effetti simile a una banca sovrana i cui azionisti sono gli Stati firmatari del trattato. Ma è veramente una strada percorribile? Noi pensiamo di no. Andiamo con ordine. Il ricorso al Mes da un lato può aprire linee di credito a tassi preferenziali (quindi al riparo dello spread); dall’altro, è precondizione per accedere al programma Omt (Outright Monetary Transactions) introdotto in seguito al celebre «whatever it takes» di Draghi. Il programma Omt consente il ricorso a finanziamenti potenzialmente illimitati da parte della Bce, aggirando in maniera funambolesca il divieto di finanziamento dei debiti pubblici (artt. Per raccordare il Mes (che è un trattato intergovernativo) con l’ordinamento dell’Unione si decise di inserire un comma all’art. del Tfue secondo il quale: «La concessione di qualsiasi assistenza finanziaria necessaria nell’ambito del meccanismo sarà soggetta a una rigorosa condizionalità» che passa per la sottoscrizione di un Memorandum of Understanding (MoU), in pratica un programma di rientro. continua a leggere su Il Sole 24 Ore] * docente di Finanza pubblica e Governance multilivello, facoltà di Scienze politiche e sociali , campus di Milano #mes #europa #unione europea #il sole 24 ore Facebook Twitter Send by mail Print.

 

Coronavirus, serve un Piano Delors/Draghi

Dato il recente nulla di fatto dell’Eurogruppo un cambiamento di rotta avrebbe richiesto l’Eurosummit dei capi di Stato o di Governo a 19 dell’Eurozona e non quello odierno della Ue a 27. Si parla inoltre di un Piano Marshall per la ricostruzione, mentre si dovrebbe parlare di un Piano Delors/Draghi, almeno per chi conosce la storia della costruzione europea. EuroRescueBond e EuroUnionBond Sullo sfondo rimane anche l’uso del Mes (Meccanismo europeo di stabilità) per emettere “Coronabond” al fine di fronteggiare le urgenze di singoli Stati dell’area euro. Al proposito ho più volte segnalato possibili rischi rivenienti da uno Statuto molto rigido, sia per le condizioni prescritte ai fruitori del sostegno, sia perché prima di appellarsi a strumenti è bene sapere come funzionano, sia ancora perché le decisioni del Mes vengono prese alla unanimità degli Stati sottoscrittori. I due EuroBond sono complementari e riguardano anzitutto l’Eurozona perché su questa incide la politica della Bce. Tratto qui degli EuroUnionBond perché senza una immediata e forte attenzione all’economia reale (anche in relazione alle prospettive di “ri-continentalizzazione“) diventerà difficile evitare spaccature all’interno dell’Eurozona. La strategia degli EuroUnionBond non esonererebbe l’Italia da un miglior controllo dei suoi conti pubblici, ma se riuscissimo a far crescere di più il nostro Pil l’aggiustamento diverrebbe meno faticoso. continua a leggere su Huffingtonpost] * professore emerito di Economia politica all’Università Cattolica, fondatore e attualmente presidente del Consiglio scientifico del Cranec (Centro di ricerche in Analisi economica), presidente emerito dell’Accademia Nazionale dei Lincei #europa #coronavirus #investimenti #bce Facebook Twitter Send by mail Print.

 

Covid-19, Italia in recessione tecnica

Coronavirus Covid-19, Italia in recessione tecnica Secondo gli economisti Alberto Quadrio Curzio e Andrea Monticini servono investimenti massicci sia a livello nazionale che a livello europeo. Partendo dall’aspetto economico, «non vi è dubbio che l’Italia sia ormai in una recessione tecnica che avrà il secondo trimestre in negativo. Tutto ciò s’innesta su una situazione internazionale di rallentamento delle economie che dipende anche dalla vicenda cinese del Covid-19, in quanto la Cina è uno dei motori della crescita internazionale». Queste politiche dovrebbero puntare a un rilancio dell’economia europea, soprattutto attraverso un’accentuazione degli investimenti che rappresentano il motore più potente per determinare una svolta di cicli economici o di rallentamenti congiunturali. Sotto questo profilo mi sembra che l’Europa non sia particolarmente attiva fatto salvo l’esistenza di due fondi che sono a sua disposizione a tali fini», continua l’economista Quadrio Curzio. Ma questo fondo di norma interviene ex post per attenuare i danni che sono stati subiti da popolazioni colpite da eventi catastrofali naturali, quindi è necessario che trascorra del tempo prima che venga applicato». Il risultato finale sarà un’accelerazione ulteriore del processo di de-globalizzazione che in parte stiamo già vivendo e la cui manifestazione più importante è rappresentata dalla guerra dei dazi e del commercio internazionale tra Stati Uniti e Cina».

 

Quadrio Curzio: l’Europa risponda all’emergenza con il Fondo Salva Stati

Politica Quadrio Curzio: l’Europa risponda all’emergenza con il Fondo Salva Stati I danni da epidemie possono essere molto grandi, per questo non sono secondarie le strumentazioni economico-finanziarie. Il caso italiano potrebbe essere paradigmatico per affrontare a livello europeo quegli interventi necessari per evitare l’allargamento dei contagi e per individuare e minimizzare i danni che sono umani e sociali, economici e finanziari. In tutto ciò il ruolo delle Istituzioni e della Scienza diventano cruciali perché le prime hanno il compito di governare soprattutto nelle situazioni di emergenza mentre la scienza ha il compito di cercare le soluzioni terapeutiche. Non sono tuttavia secondarie le strumentazioni economico-finanziarie perché i danni rivenienti da epidemie possono essere molto grandi, perché le prevenzioni e le cure costano, perché la ricerca scientifica richiede risorse. Strumenti che vengono utilizzati nella collaborazione con i singoli stati anche per quanto riguarda le risorse finanziarie necessarie. A mio avviso il Covid-19, se non configura ora una situazione di emergenza in Italia e in Europa, ci mette sull’avviso che ciò potrebbe accadere in un mondo interconnesso dove le epidemie da nuovi virus potrebbero aumentare. continua a leggere su Huffingtonpost] * professore emerito di Economia politica all’Università Cattolica, fondatore e attualmente presidente del Consiglio scientifico del Cranec (Centro di ricerche in Analisi economica), presidente emerito dell’Accademia Nazionale dei Lincei #fondo salva stati #europa #coronavirus Facebook Twitter Send by mail Print.

 

Libri, idee, Europa

Perciò risultano inusuali il senso di valore e bellezza della vita, della natura e del mondo di Dickens e Tolstoj. Per John Carey, tra il 1880 e il 1939, solo due scrittori di lingua inglese hanno resistito al “bacillo nietzschiano”: Arnold Bennett e, appunto, Chesterton (1874–1936) che conosceva il pessimismo “fin-de-siècle” degli esteti, il fanatismo nazionalistico degli imperialisti, il cinismo dei capitalisti e il collettivismo dei marxisti. La sua filosofia di vita, che lo portò alla conversione cattolica come compimento di un percorso di approfondimento intellettuale e spirituale, riuscì a resistere sia al pessimismo sia alle semplificazioni ottimistiche. Per Chesterton i modernisti che egli definiva “eretici” eludono aspetti essenziali della vita, soprattutto il senso della fondamentale positività dell’esistenza. G. K. Chesterton e Dorothy Sayers hanno scoperto ed espresso il bisogno umano di lodare, hanno capito che il linguaggio può anche non essere solo il mezzo, ma anche l’oggetto della lode. I commenti dei grandi testi letterari mantengono viva l’appassionata visione del valore delle cose e questa eredità, una preziosa risorsa, preserva e estende la vita delle creazioni letterarie degne di lode, dalle quali dipende lo spirito umano per saggezza, salute e felicità. Argomenti non semplici e controversi, quelli trattati da Aeschliman, che hanno suscitato un notevole interesse negli studenti: numerose le domande e vivace il dibattito.

 

Le università europee fanno rete

ricerca Le università europee fanno rete Unilion riunisce più di 40 liaison offices in rappresentanza di oltre 150 atenei in tutta Europa ma anche in Giappone e Russia. La Cattolica è tra i fondatori e un suo dottore di ricerca, Alexandru Marchis , ne è segretario generale 09 dicembre 2019 « Unilion - Universities Informal Liaison Offices Network - è un network tra più di 40 liaison offices in rappresentanza di più di 150 università in tutta Europa, ma anche in Giappone e in Russia . In questo triennio, grazie alla collaborazione con altre università facenti parte del network, la Cattolica ha stabilito importanti relazioni con alcune tra le più importanti istituzioni dell’Unione Europea, come la Commissione europea e il Parlamento europeo». Permette di prendere parte attiva a un numero maggiore di progetti – spiega sempre Marchis – e di espandere le nostre reti di conoscenza nonché intavolare un confronto con gli stakeholder di varie discipline sviluppando dialoghi e partnership con associazioni di settore e piattaforme tecnologiche». Alla luce delle ultime sfide scientifiche, ambientali, educative, lavorative che sono al centro del dibattito europeo la collaborazione con altre università si è evoluta divenendo fondamentale e sempre più proattiva. Il neo segretario generale di Unilion sottolinea infatti come «attraverso il dialogo con gli altri atenei, enti ed istituzioni si è in grado di comprendere quali siano le aree di interesse comune e in che direzione si possano sviluppare ulteriormente i progetti. Infine Marchis ricorda che per quanto riguarda i progetti di ricerca e innovazione finanziati in Horizon Europe , la Commissione europea richiede, in molti casi, di collaborare con l'industria, le Ong e le organizzazioni di cittadini.

 

La lezione di Pierre Cahuc per ricordare Carlo Dell’Aringa

MILANO La lezione di Pierre Cahuc per ricordare Carlo Dell’Aringa Il salario minimo in Europa è il tema della lectio magistralis dell’economista francese intitolata alla memoria dell’emerito dell’Università Cattolica 11 novembre 2019 Una lezione per ricordare Carlo Dell’Aringa. Il salario minimo in Europa: sarà il tema al centro della Lectio cathedrae magistralis di Pierre Cahuc , docente di Economia a Sciences Po di Parigi, e attento osservatore delle dinamiche del mercato del lavoro. Lunedì 18 novembre , alle ore 16.00 , dopo i saluti del rettore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore Franco Anelli e l’introduzione di Claudio Lucifora , docente di Economia politica, Pierre Cahuc nell’ Aula Pio XI pronuncerà la sua relazione dal titolo Minimum Wages in Europe . Assieme ai bassi salari, l’economista francese si concentrerà anche su altri aspetti, per esempio come prevenire le disuguaglianze dei lavoratori più poveri e la diffusione del lavoro povero. Tutti temi di grande attualità anche in Italia, dove esistono due disegni di legge, già in fase di avanzata discussione in Parlamento, il cui intento è introdurre anche nell’ordinamento italiano un salario minimo legale», spiega il professor Lucifora. Cahuc, alla luce dell’esperienza francese, dove il salario minimo legale è presente da diversi decenni, indicherà quali sono le cautele da adottare per gestire uno strumento così importante e delicato per il benessere dei lavoratori, le disuguaglianze e l’occupazione». La commissione ha poi deciso di attribuire una speciale menzione ad altre due tesi di laurea, altrettanto meritevoli: sono quelle di Antonella Musillo e di Claudio Luccioletti , rispettivamente laureati all’Università Cattolica e all’Università Alma Mater di Bologna.

 

Ridisegnare il sistema fiscale italiano: la storia infinita

Eppure sono quarant’anni che l’architettura del sistema fiscale italiano non viene rivista nella sua complessità e nella sua generalità e le uniche modifiche apportate sono state perlopiù marginali. Ma qual è il futuro del fisco italiano? È possibile una sua ristrutturazione in linea con l’andamento dell’economia, in grado di interpretare i bisogni dei cittadini indipendentemente dalla smania di accaparrarsi consensi elettorali? Sono alcune questioni su cui dialogheranno i partecipanti al convegno: Redesigning the Italian Tax System. Il sistema fiscale italiano: verso una nuova architettura , in programma lunedì 2 dicembre dalle ore 9.00 nell’ Aula Pio XI dell’Università Cattolica del Sacro Cuore (largo Gemelli, 1 - Milano), promosso congiuntamente dall’Associazione per lo Sviluppo degli Studi di Banca e Borsa ( Assbb ) e dal Laboratorio di Analisi Monetaria ( Lam ). Negli ultimi anni sono stati fatti tanti interventi marginali e spesso solo per accontentare qualche clientela, qualche gruppo di elettori con il risultato che il sistema ha perso sostanzialmente razionalità», spiega Massimo Bordignon , docente di Political and Public Economics, esponente dell’European Fiscal Board e tra i relatori al convegno. C’è invece la necessità di cominciare a fare una riflessione complessiva su dove vogliamo andare e come vogliamo attuare una razionalizzazione del sistema fiscale che tenga conto delle modifiche strutturali dei nostri sistemi economici». La giornata, che sarà aperta dagli interventi di Victor Massiah , presidente Assbb, e di Massimo Bordignon , European Fiscal Board e Università Cattolica, si articolerà in tre sessioni di studio. “Evasione ed elusione fiscale: come contrastarle” (ore 14.00-15.15 ) è il titolo della terza sessione nel corso della quale, moderati dal giornalista Massimo Mucchetti , dialogheranno Guerino Ardizzi , Banca d’Italia, Vincenzo Atella , Sose, Università di Roma Tor Vergata, Andrea Manzitti , Università Bocconi, Ernesto Ruffini, Studio VEF&; Associati.

 

Martini e il futuro dell’Europa

Il futuro dell’Europa nel pensiero e nell’opera di Carlo Maria Martini ”, realizzata con il contributo della Fondazione Carlo Maria Martini che ha messo a disposizione il ricco archivio per l’analisi dei documenti che saranno esposti. L’idea è nata dall’incontro di due ricorrenze: da un lato i cinquant’anni del dipartimento di Scienze Religiose dell’Università Cattolica , fondato nel 1969 da Giuseppe Lazzati, allora Rettore dell’Ateneo, e da Padre Raniero Cantalamessa, oggi Predicatore della casa Apostolica; d all’altro lato, i trent’anni dalla caduta del Muro di Berlino nel 1989. Tradizione e Contemporaneità” della facoltà di Lettere e Filosofia è stata condotta una ricerca sull’attività del cardinale Carlo Maria Martini, Arcivescovo di Milano dal 1980 al 2002, quale Presidente del Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa tra il 1986 e il 1993. L’evento sarà un’occasione preziosa offerta innanzitutto agli studenti per fare memoria di un avvenimento decisivo nella storia dell’Europa e di una figura che ne è stata protagonista, attraverso una breve, ma ricca, esposizione documentaria e audiovisuale. Fin dalla sua fondazione, la finalità del dipartimento di Scienze religiose è stata quella di promuovere la più aggiornata indagine accademica sui vari aspetti dei fenomeni religiosi in relazione al loro contesto storico e al tempo stesso favorirne una conoscenza che non si limitasse al solo contesto accademico. In questo senso è particolarmente significativa la mostra che prelude al convegno “ I cinquant’anni del Dipartimento di Scienze Religiose (1969-2019). Dalla proposta conciliare alla società post-secolare” che giovedì 12 dicembre chiuderà il ciclo di eventi celebrativi aperto lo scorso ottobre con il convegno internazionale “ Religious traditions in the face of the crisis of the liberal system ”.

 

L’Europa che non c’è

Milano L’Europa che non c’è Secondo il professor Mario Baldassarri , in Cattolica per presentare il suo libro The European roots of the Eurozone crisis , l’Unione aveva tutte le potenzialità per essere l’area più prospera del mondo ma ha commesso troppi errori. by Chiara Martinoli | 16 novembre 2018 Individuare gli errori commessi dall’Unione europea per renderla più solida in futuro: secondo Mario Baldassarri , già docente di Economia all’Università di Bologna e alla Sapienza di Roma, è questa la ricetta per arginare il rischio di una disgregazione dell’Europa. Una tesi che è al centro di The European roots of the Eurozone crisis (Springer International Publishing Ag, 2017), presentato lo scorso 14 novembre all’Università Cattolica. Il tema che affronta questo libro fa parte dei temi di ricerca che il Centro di Ricerche in Analisi economica e sviluppo economico internazionale (Cranec) porta avanti ormai da molti anni» ha spiegato la professoressa Floriana Cerniglia , direttore del Centro. L’obiettivo di questo volume è quello di stabilire una connessione tra la ricerca economica e le sfide cui l’Europa è stata chiamata negli ultimi anni». Su questo Baldassarri è molto chiaro: la risoluzione della crisi europea «non è un’aspirazione, ma un’esigenza». Può suscitare sorpresa, ma la crisi europea, assicura Baldassarri, non dipende dalla crisi mondiale, così come la crisi italiana non dipende dalla crisi europea: «A ciascuno il suo», ha concluso il professore.

 

Democrazia a rischio recessione

Ma solo dal 2016, dopo il referendum sull’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea e la conquista della Casa Bianca da parte di Donald Trump, la percezione di molti osservatori si è davvero modificata. Ulteriori segnali di una significativa «recessione democratica» giungono però anche dalle dinamiche interne dei sistemi politici occidentali, e più precisamente nel logoramento di alcune delle garanzie che consentono la competitività tra partiti e il pluralismo informativo. Lo stesso Orbán in diverse occasioni ha d’altronde definito il proprio modello di riferimento come una «democrazia cristiana illiberale», che, contrastando l’indirizzo multiculturalista e cosmopolitico delle élite tecnocratiche dell’Ue, punta a difendere gli interessi e le tradizioni nazionali, sulla base di un vasto sostegno popolare. Coordinatore del Corso di Laurea in Scienze politiche e delle relazioni internazionali della facoltà di Scienze politiche dell’Università Cattolica. Quello pubblicato è uno stralcio del rapporto 2019 realizzato dall’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (Ispi) e intitolato «La fine di un mondo. democrazia #liberalismo #europa #crisi Facebook Twitter Send by mail Print L’EUROPA AL BIVIO Mercoledì 6 marzo , alle 12.30, nella Sala della Gloria della sede di Brescia dell'Università Cattolica (Via Trieste 17), sarà presentato il rapporto 2019 realizzato dall’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (Ispi) e intitolato « La fine di un mondo. La discussione, cui prenderanno parte Enrico Fassi , Damiano Palano e Arturo Varvelli (Ispi), è il primo appuntamento del ciclo «L’Europa al bivio» , organizzato dalla facoltà di Scienze politiche e sociali in vista delle elezioni di fine maggio.

 

Ora la sfida è nel Consiglio europeo

Elezioni europee Ora la sfida è nel Consiglio europeo A fronte di un Parlamento dove il “centro-sinistra” allargato regge bene, si rafforza la presa della destra sovranista sull’organo che presiede a tutte le competenze intergovernative, tra cui quelle cruciali su immigrazione, sicurezza e fisco. I numeri ci dicono che una maggioranza tra popolari, destre e sovranisti non c’è. Non c’è neppure la maggioranza tra popolari e socialdemocratici, ma questa alleanza può estendersi ai liberali e democratici di ALDE e, forse, ai Verdi, che hanno visto un buon successo in Francia e soprattutto Germania. Resta il fatto che la Commissione e il suo Presidente verranno nominati dai governi dei Paesi membri e, tra questi, si sono rafforzati solo quelli guidati dalle forze sovraniste e di destra, con l’eccezione di Spagna e Portogallo. A fronte di un Parlamento dove il “centro-sinistra” allargato regge bene si potrebbe avere un governo (leggi Commissione) conflittuale e diviso al suo interno. Si rafforza, inoltre la presa della destra sovranista sul Consiglio europeo, cioè l’organo che presiede a tutte le competenze intergovernative, tra cui quelle cruciali delle politiche per l’immigrazione, per la sicurezza e delle politiche (e regole) fiscali. docente di Economia politica nella facoltà di Scienze bancarie, finanziarie e assicurative #elezionieuropee #europa #giovani Facebook Twitter Send by mail Print.

 

Economia, la lezione di Tito Boeri

Roma Economia, la lezione di Tito Boeri Si è aperto il congresso della European Public Choice Society, ospitato dalla Facoltà di Economia nella sede di Roma dell’Ateneo. In apertura la lecture del Presidente dell’INPS su Migrazioni, populismo e Welfare State. Si tratta di temi cruciali per la ricerca nell’ambito dell’economia e del management sanitario, temi per i quali la Facoltà di Economia e la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università Cattolica collaborano da qualche anno proprio sul campus di Roma, anche attraverso programmi formativi in lingua inglese.”. Durante il congresso verrà consegnato il Wicksell Prize al miglior paper presentato da un giovane ricercatore under 30. Il Premio è sponsorizzato dallo European Journal of Political Economy ed è dedicato all’economista svedese Knut Wicksell che difese l’intervento pubblico e lo Stato Sociale. Per ulteriori informazioni e per il programma completo dell’evento si può consultare il sito dedicato: http://www.epcs2018. economia #europa #migrazioni #populismo #healthcare Facebook Twitter Send by mail Print.

 

Generazione Erasmus, l’Europa siamo noi

So che non sarà facile, la mattina mi sveglierò e saprò di dovermi guadagnare ogni angolo di questa città: i cartelli, i portoni, le maniere mediterranee di un popolo fratello. “Smettila di pensare in italiano o non imparerai mai, smettila di crederti una turista.. sveglia la tua anima spagnola!” La mente di un viaggiatore è come quella di un bambino che impara da capo a creare pensieri. Oggi c’è un sole che brucia, sono in università coi miei nuovi compagni, mi hanno accolta come qualcosa di prezioso, di raro che viene da lontano e mi riempiono di domande. Sembra assurdo: le strutture del pensiero che da sempre avevano una chiara disposizione, ora vengono demolite e all’improvviso non traduci più, non cerchi più di tornare alla tua parola di “origine”, ti affidi e lasci avvolgere dal mondo in cui sei immerso. All’improvviso, vivendo tra le pareti con altri coinquilini stranieri, scopri di avere anche un’anima tedesca, una francese, una latinoamericana che aspettavano solo di essere trovate. Partire è una scia contagiosa, perché una volta che hai sperimentato il senso della condivisione con alcuni dei possibili compagni di viaggio, vuoi andare oltre, vuoi imparare di più, non ti basta parlare una lingua, non basta una strada, una prospettiva di vedere le cose. Diffidate da chi vi parla di perdita di tempo: a dirlo di solito è chi o non è mai partito o non ha vissuto interamente il suo viaggio e non conosce la gioia che ora vedo addosso a chi è tornato.

 

Alumni a Bruxelles sponsor dell’Italia

università Alumni a Bruxelles sponsor dell’Italia Sarà presente anche l’Università Cattolica, con il rettore Franco Anelli , il 7 settembre all’incontro del coordinamento delle Associazioni italiane attive nella “capitale” europea. Intervengono il nostro laureato Romano Prodi, Antonio Tajani e Sandro Gozi 06 settembre 2016 Un contributo alla promozione del nostro Paese in sede europea. È quello che vuole offrire il Coordinamento delle Associazioni Alumni italiane a Bruxelles, che ha organizzato mercoledì 7 settembre alle 18 all’Istituto Italiano di Cultura della capitale belga un evento per riflettere sul ruolo che tali associazioni possono avere in ambito internazionale e, in particolare, nel contesto europeo. All’iniziativa parteciperà anche l’Università Cattolica guidata dal rettore Franco Anelli e il prorettore Antonella Sciarrone Alibrandi . L’evento, che ha per titolo: “Il Coordinamento delle Associazioni Alumni: prove di coesione per il Sistema Italia”, proporrà la creazione di iniziative volte a promuovere il Sistema Paese e favorire l’interazione tra le diverse associazioni e le realtà istituzionali, private ed associative operanti nel cuore dell’Unione Europea. Modera: A driana Cerretelli - Giornalista de Il Sole 24 Ore. A fare gli onori di casa, Paolo Grossi , dell’Istituto Italiano di Cultura a Bruxelles, e l’ambasciatore Maurizio Massari , rappresentante permanente d’Italia presso l’Unione. bruxelles #alumni #italia #europa Facebook Twitter Send by mail Print.

 

Saccomanni alla Lezione Arcelli

piacenza Saccomanni alla Lezione Arcelli L'ex ministro dell'Economia del Governo Letta, ora visiting professor alla Università Sciences Po di Parigi, interverrà all’evento del Centro studi di politica economica e monetaria di Piacenza mercoledì 12 aprile . Il ricordo del professor Giacomo Vaciago 10 aprile 2017 Fabrizio Saccomanni , già ministro dell'Economia e delle finanze del Governo Letta tra il 2013 e il 2014, sarà il protagonista della XIII Lezione Arcelli in programma nella Sala Piana della sede di Piacenza dell'Università Cattolica mercoledì 12 aprile . A partire dalle ore 10, l'iniziativa, organizzata dal centro studi di Politica Economia e Monetaria Mario Arcelli , e splorerà i temi della governance europea . Saccomanni, attualmente visiting professor alla Università Sciences Po di Parigi, ha sviluppato gran parte della sua carriera in Banca d'Italia anche come rappresentante della stessa presso tutte le principali organizzazioni internazionali (Fmi, Bce, Bri e Ue). Già nel 2015, Fabrizio Saccomanni introdusse il tema della necessità di "introdurre maggiore simmetria nel processo di aggiustamento macroeconomico, essenzialmente applicando la Procedura per gli squilibri macroeconomici (Psm) in maniera più efficace a questo fine. La Germania ha sempre sostenuto di non poter correggere lo squilibro attraverso una politica di bilancio più espansiva perché ciò sarebbe in contrasto con la strategia di mantenimento della sostenibilità fiscale nel lungo periodo". Di questi temi si parlerà mercoledì, proseguendo un dibattito che da tredici anni si sviluppa grazie al lavoro del Centro studi Cespem dedicato a Mario Arcelli, compianto economista e uomo di Stato piacentino.

 

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