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Islanda, ghiaccio che scalda il cuore

Ho studiato molto e ho viaggiato il più possibile ma soprattutto ho trovato risposte a domande che nemmeno sapevo di avere». Binomio possibile con un Exchange program 03 novembre 2017 di Elena Bruzzese * Ho scelto di frequentare il mio ultimo semestre del mio ultimo anno di corso di laurea magistrale presso l’Università di Reykjavík, in Islanda. Desideravo che il mio Erasmus fosse non tanto un periodo di svago e di divertimento insieme ad altri studenti internazionali, non tanto una parentesi in cui si fa festa tutte le sere. Desideravo toccare quella parte di cuore che, se lo si ascolta bene, si apre alla vista di ciò che la natura ci ha regalato. Ciò che conta davvero in Islanda non è visitare questa o quella cittadina, bensì andare, e guardare il paesaggio mentre si va. L’Università di Reykjavík, come la città stessa, sembra essere costruita per farti sentire al sicuro e non perso e sopraffatto tra le strade ghiacciate nei fiordi. Quindi, cosa poteva esserci di meglio, se non unire in una sola magnifica esperienza lo studio al viaggio? Viaggio inteso come ricerca, ricerca di luoghi, di meraviglie e di emozioni. Così è stato per me. Sì, ho studiato molto e sono riuscita a terminare gli esami, e sì, ho viaggiato il più possibile con le persone stupende che ho avuto la fortuna di incontrare, ma soprattutto ho trovato risposte a domande che nemmeno sapevo di avere.

 

Erasmus a Piacenza per creare la mia nuova comfort zone

ExchangeProgram Erasmus a Piacenza per creare la mia nuova comfort zone Dall'Universitè Chatholique de Lille alla Cattolica di Piacenza grazie all' Exchange Program. febbraio 2016 di Paul Gino Briest * A gennaio, quando ho saputo che i corsi dell’Università Cattolica del Sacro Cuore che avevo scelto erano tenuti nella città di Piacenza, non sapevo assolutamente ciò che mi aspettava. Ero già stato in Italia, a Monza, Venezia e Napoli, poche volte nonostante quasi metà della mia famiglia sia italiana, ma non avevo mai sentito parlare di Piacenza. Successivamente, ho iniziato a fare amicizia con studenti internazionali, ma è stato con gli studenti italiani che mi sono sentito più a mio agio. Sono anche stato sorpreso quando mi sono reso conto che uno studente che frequentava i miei corsi giocava nello stesso club. Ma la cosa più più importante è che ogni momento l’ho vissuto con tutte le persone che ho incontrato, quelle che mi hanno aiutato e reso la mia esperienza italiana indimenticabile e ricca di momenti unici. Vorrei ringraziare l’UCSC che mi ha dato la possibilità di venire a studiare a Piacenza, in particolare i professori F. Cantoni, M. Di Mauro, F. Timpano, E. Vendramini, F. Daveri e P. Arginelli per la qualità dei loro corsi.

 
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