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Parola di Dio, parole degli uomini

ateneo Parola di Dio, parole degli uomini La prolusione di monsignor Bruno Forte , arcivescovo di Chieti-Vasto, ai corsi di Teologia dell’Ateneo. Barth aveva replicato con Quindici risposte al Professor von Harnack, che a sua volta gli rispose con una lettera aperta, cui seguirono un’ulteriore replica di Barth e un intervento conclusivo di Harnack. Il Maestro berlinese rimproverava ai “detrattori della teologia scientifica fra i teologi” l’aver abdicato al metodo storico-critico, il solo in grado di evitare il rischio di confondere “un Cristo immaginario con quello reale”, oltre che di procurare alla teologia dignità e rispetto fra le scienze. Il contingente resta solo un pallido rimando all’eterno: una teologia che non dipendesse dalla Parola di Dio non sarebbe neanche teologia. Rispetto all’appello finale di Harnack al suo interlocutore perché ammetta che “mentre suona il proprio strumento, Dio ne ha anche altri”, la posizione del giovane Teologo resta tranciante: “tutto è terribilmente relativo”, solo Dio merita ascolto e obbedienza. Le sacre Scritture contengono la parola di Dio e, perché ispirate, sono veramente parola di Dio; sia dunque lo studio delle sacre pagine come l’anima della sacra teologia” . La portata di questo testo è immediatamente percepibile se si pensa alla polemica nata a partire dalla Riforma contro l’aridità della teologia delle Scuole, che riduceva l’uso della Sacra Scrittura ai cosiddetti “dicta probantia”, asserviti al primato dell’argomentazione concettuale.

 

Una fede per diventare grandi

ATENEO Una fede per diventare grandi La prolusione ai Corsi di Teologia del vescovo di Novara e vicepresidente della Cei monsignor Franco Giulio Brambilla su credere e sapere: «Si diventa adulti solo quando si è capaci di concentrare il sogno universale in una scelta di vita». È questo in sintesi il messaggio emerso dall’incontro dedicato all’ormai tradizionale prolusione ai Corsi di Teologia, quest’anno affidata a monsignor Franco Giulio Brambilla , vescovo di Novara e vice presidente della Conferenza Episcopale Italiana. Il primo passo da compiere, perciò, è quello di sfatare alcuni luoghi comuni, che monsignor Brambilla denomina «tensioni fondamentali», basati sulla credenza che tra gli elementi che formano l’identità personale – esperienza, ragione, prassi – non vi sia una «vaga mano di vernice religiosa». In realtà, la fede “vissuta” è fin dall’inizio anche una fede “saputa”, che porta con sé le buone ragioni del credere. Come? «Il primo modo è quello alto del pensiero “critico” e “argomentativo” – ha osservato monsignor Brambilla –, proprio della teologia, che mette in rapporto il sapere della fede con le forme del sapere con cui l’uomo di ogni tempo cerca la verità». Il secondo modo, invece, «è quello del sapere “riflessivo”, il quale non mira al sapere critico, ma a costruire una mentalità di fede». Di qui la proposta di monsignor Brambilla «di una fede pensata secondo un modello dialogico e interdisciplinare , perché è decisivo per la formazione dei giovani che si superi il modello scolare, della lezione o dell’incontro di gruppo, oggi spesso sostituito dal ciclo di conferenze».

 

Dio a modo mio, intervista sulla fede

RICERCA Dio a modo mio, intervista sulla fede Centocinquanta ragazzi di tutta Italia, scelti dal campione del Rapporto Giovani, raccontano il loro rapporto con la fede a un gruppo di “ricercatori” coetanei . L’indagine qualitativa che ne è seguita è raccolta nel volume Dio a modo mio , curato da Paola Bignardi e Rita Bichi , nato da un approfondimento nell’ambito del Rapporto Giovani dell’Istituto Giuseppe Toniolo di Studi Superiori. Per permettere agli intervistati di parlare a proprio agio e senza filtri su un tema così privato l’Istituto Toniolo ha chiesto la collaborazione di alcuni studenti dell’Ateneo che hanno rivolto i quesiti dell’indagine ai loro coetanei. Annamaria Musillo (nella foto a lato) è una di loro: originaria di Matera, ex studentessa dell’Università Cattolica e collegiale del Paolo VI, laureata in Lingue e letterature straniere , ora vive a Roma e, appena concluso il Tfa, aspetta di diventare a tutti gli effetti insegnante di Spagnolo. Nel 2013 si è sviluppata un’ulteriore indagine qualitativa sul tema “Giovani e fede” che ha coinvolto 23 intervistatori di età compresa fra i 23 e i 30 anni e 150 intervistati distribuiti tra Nord, Centro e Sud Italia, tutti battezzati, tutti appartenenti a due fasce di età (19-21 anni e 27- 29 anni) . I 150 giovani hanno risposto a domande sul loro rapporto con la fede, le loro credenze e i loro atteggiamenti nei confronti della religione, sui loro ricordi del catechismo, raccontando la loro esperienza religiosa. Con questi 50 giovani è stato svolto un ulteriore approfondimento attraverso una seconda intervista, i cui risultati sono confluiti nel libro Dio a modo mio. Giovani e fede in Italia appena edito da Vita e Pensiero (2015).

 

Assisi, l’arte s’impara toccandola

CATTOLICAPOST Assisi, l’arte s’impara toccandola Giulia Ronzoni ha partecipato alla prima e terza edizione della Summer School “Arte e fede”: un’esperienza di comprehensive knowledge in cui il contesto è fondamentale quanto il testo per favorire l’apprendimento. E che si comprende, oltre che sui libri e in classe, soprattutto attraverso la contemplazione in loco di chiese, monumenti e dipinti disseminati su tutto il territorio nazionale. Come propone di fare la Summer School “Arte e fede”, un percorso di studi ormai consolidato che porta ogni estate ad Assisi studenti, laureati e amanti del sapere di ogni età per vivere un’esperienza di comprehensive knowledge . Un momento privilegiato in cui testo e contesto sono strettamente intrecciati, come racconta Giulia Ronzoni (nella foto qui accanto) che ha partecipato alla prima e alla terza edizione di questa scuola di formazione. La scelta di prendere parte alla prima edizione è nata dall’interesse dei temi trattati, tra cui in particolare l’occasione di poter approfondire uno dei periodi più emblematici della storia dell’arte medievale, che vede protagonisti Giotto e l’esperienza francescana». Molteplici sono le opportunità di crescita che Giulia sottolinea: «Si è trattato di un’esperienza coinvolgente, ricca di stimoli, soprattutto per l’impostazione dei momenti di lavoro, sempre seguiti da ampi momenti di dialogo e confronto. La competenza e la disponibilità dei relatori, oltre che i differenti percorsi formativi dei vari partecipanti, hanno contribuito ad aumentare gli spunti di riflessione e il livello di approfondimento».

 
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