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Donne, sciarpe rosse contro la violenza

Nell’occasione, la proposta è di venire in Università Cattolica con un piccolo gesto solidale, portando una sciarpa rossa (alcune saranno distribuite durante l’evento, ma la disponibilità è limitata). Il video pubblicato qui sopra, costruito in collaborazione con i collegi Marianum e Ludovicianum , è un invito a conoscere il problema e a diffondere la cultura del rispetto della donna nel rapporto di reciprocità con l’uomo. Le risorse del femminile e la costruzione dell'umano . L'evento è promosso insieme al Comitato Pari Opportunità dell'Ateneo , presieduto dalla professoressa Cinzia Bearzot che ne esporrà il lavoro. violenzasulledonne #giornatainternazionale #femminicidio Facebook Twitter Send by mail.

 

Stop alla violenza sulle donne

Il progetto, promosso da Telefono Rosa con la supervisione scientifica dalla Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università Cattolica di Piacenza, ha coinvolto 3 scuole superiori: il Liceo Classico Gioia , Liceo Statale Colombini e l’ Istituto Professionale Casali . Alcune studentesse della nostra facoltà di Scienze della Formazione si sono messe in gioco e, formate e supportate dagli operatori di Telefono Rosa hanno lavorato nelle classi delle scuole coinvolte nel progetto. Sono state coinvolte 17 alunne del Gioia, 15 alunni dell’Istituto Casali e 85 alunni del Liceo Colombini, provenienti da tre classi terze» ricorda la professoressa Elisabetta Musi , docente di pedagogia delle relazioni educative, che ha curato la supervisione del progetto insieme ad Anna Paratici e Stefani Mazza . L’Università, inoltre, ha seguito tutte le fasi della ricerca-azione che porterà alla redazione di un report finale». Come sottolineato dalle operatrici di Telefono Rosa e dalle referenti dell’Università «le studentesse hanno partecipato in modo attivo e con entusiasmo a tutte le fasi del progetto e l’esperienza per le studentesse universitarie è risultata complessivamente più che positiva sia a livello personale che professionale». donne #aracne #violenza #femminicidio Facebook Twitter Send by mail.

 

Al Ker Maria incontro con Amnesty

ROMA Al Ker Maria incontro con Amnesty Il Collegio Ker Maria promuove martedì 26 novembre l'incontro STOPagandounaviolenza . Il tema della donne ferite sarà affrontato e discusso attraverso immagini e testimonianze di rappresentanti e attiviste dell'organizzazione internazionale 21 novembre 2013 STOPagandounaviolenza . Cicatrici di donne ferite fotografate da Amnesty International è il titolo dell'incontro promosso martedì 26 novembre (ore 20.30) dal Collegio Ker Maria a Roma presso la sede di via E. Tanzi, 67. Il delicato tema della violenza sulle donne - una drammatica emergenza contemporanea - sarà affrontato e discusso attraverso immagini e testimonianze di Anna Parisi Presicce (responsabile Coordinamento Donne Amnesty International), Gaia Tascioni (responsabile Gruppo Giovani 085 Amnesty International), Delia Epifani (attivista Gruppo Giovani 085 Amnesty International e studentessa del Ker Maria). Secondo il diritto internazionale dei diritti umani, tutti i governi hanno la responsabilità di prevenire, indagare e punire gli atti di violenza sulle donne in qualsiasi luogo si verifichino: tra le mura domestiche, sul posto di lavoro, nella comunità o nella società, durante i conflitti armati. Amnesty International si batte da anni affinchè i governi si impegnino per rendere più forti le donne, garantendo loro indipendenza economica e protezione dei diritti fondamentali. femminicidio Facebook Twitter Send by mail.

 

Femminicidio, il costo del silenzio

L'analisi quantitativa di questi costi è al centro della ricerca “Quanto costa il silenzio?”, uno studio promosso dall’Ong Intervita e curato da un comitato scientifico multidisciplinare coordinato da Anna Maria Fellegara , preside della facoltà di Economia e Giurisprudenza della sede di Piacenza dell’Università Cattolica. Adottare un approccio economico applicato a un tema così scottante e difficilmente tracciabile costituisce una vera sfida, sia nel metodo, sia nella conseguente dimostrazione di una tesi. I risultati emersi dalle stime sono impressionanti: 17 miliardi annui complessivi, di cui 1,7 di costi diretti in erogazione di servizi, in larga parte pubblici. Innanzitutto i costi del settore sanitario (460 milioni), poi quelli giudiziari inclusivi dei costi di detenzione (421 milioni), spese legali (circa 290 milioni), costi per l'ordine pubblico (235 milioni) e consulenze psicologiche (158 milioni), solo per citare i più onerosi. Tuttavia, più di 14 miliardi sui 17 globali stimati da questo lavoro, provengono da un calcolo di natura diversa: la quantificazione dei danni fisici e morali subiti, simulando «quanto sarebbe il risarcimento dovuto alle vittime se ogni episodio di violenza venisse da queste denunciato e l’autore del delitto fosse effettivamente condannato». Ci sono poi altri 6 milioni, spesi in “prevenzione e contrasto”, sui quali il comitato si pone una domanda fondamentale: «Rappresentano un costo per la società o, piuttosto, un investimento in capitale umano, che produce un ritorno sociale e di benessere collettivo?». Il fine dichiaratamente politico, nel senso pieno del termine, di questa ricerca va a sostegno di una tesi più semplice da affermare che da mettere in pratica: la prevenzione della violenza sulle donne è un investimento a monte che permette riduzioni di costi a valle.

 

Donne, il prezzo del dolore

LA RICERCA Donne, il prezzo del dolore La ricerca Quanto costa il silenzio (Intervita) analizza l'impatto economico della violenza sulle donne. Lo sostiene Anna Maria Fellegara (nella foto sotto) , preside della facoltà di Economia e Giurisprudenza della sede di Piacenza dell’Università Cattolica e presidente del comitato scientifico della ricerca " Quanto costa il silenzio? " (Intervita, Milano, 2013). Lo studio, presentato il 21 novembre a Roma, mira a provocare una presa di coscienza collettiva e a cercare risposte politiche, come spiega la professoressa che abbiamo intervistato. Il primo problema nel rilevare i costi di un fenomeno in larga parte sommerso è innanzitutto di metodo. In altri paesi c'è una tradizione abbastanza consolidata di analisi di questo tipo: esiste una base di modelli teorici già praticati da cui la nostra ricerca è partita. Non si rischia di semplificare la complessità del fenomeno? I costi sanitari sostenuti per un omicidio sono inferiori rispetto a quelli conseguenti a delle percosse… «Il nostro vuole essere un punto di partenza. Nella ricerca si parla di spese sostenute in investimenti per la prevenzione delle violenze, a vostro parere dovrebbero aumentare? «L'Ong che ha commissionato la ricerca, Intervita, intendeva promuovere una sensibilizzazione su questo tema e anche attivare una raccolta di fondi.

 
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