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Flora intestinale, perché il trapianto

febbraio 2017 Il “trapianto” di flora intestinale da un individuo sano è molto importante ed efficace per il trattamento dell’infezione da Clostridium difficile, una grave infezione che può dare ricadute ed essere ingestibile con gli antibiotici a causa delle resistenze ai farmaci. Il trapianto di microbiota intestinale (conosciuto anche come “trapianto fecale”) da donatore sano si sta rapidamente diffondendo nella pratica clinica in tutto il mondo» afferma Giovanni Cammarota , docente di Gastroenterologia all’Università Cattolica del Sacro Cuore, Fondazione Policlinico Agostino Gemelli di Roma, e coordinatore del gruppo di lavoro. In Italia solo pochi ospedali sono in grado di offrire questa chance terapeutica e il Policlinico Gemelli è un punto di riferimento nazionale sia per il trattamento dei pazienti sia per il training alla procedura di molti medici specialisti che vogliono implementare la procedura. Dai lavori della consensus – afferma il professor Cammarota – emerge chiaramente che il trapianto di microbiota intestinale è un’opzione terapeutica fortemente raccomandata dagli esperti per il trattamento dell’infezione da Clostridium difficile che non risponde alle terapie antibiotiche o che ricorre dopo il trattamento. Lo studio fornisce inoltre una serie di raccomandazioni volte a facilitare l’inserimento di tale procedura terapeutica ancora non convenzionale nel governo clinico, ovvero a facilitare l’indispensabile assemblaggio di competenze specialistiche differenti (gastroenterologiche, microbiologiche, infettivologiche) al fine di costituire un team di esperti capace di erogare la prestazione. Infine - conclude Cammarota - il panel di esperti raccomanda fortemente di intraprendere la via della implementazione di vere e proprie ‘banche di feci’ (stool banking) capaci di supportare l’erogazione della procedura su richiesta sul territorio regionale di competenza». Il trapianto di microbiota intestinale è una procedura che possiamo ritenere salva-vita per alcune categorie di pazienti con infezione da Clostridium difficile – continua Gasbarrini – che basa la sua efficacia sulla reintroduzione della normale flora microbica intestinale capace di neutralizzare e contrastare il batterio .

 
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