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Si scrive donna si legge risorsa

Milano Si scrive donna si legge risorsa Per risolvere il gender gap le norme aiutano ma non bastano: la legge Golfo-Mosca del 2011 ha aumentato la presenza delle donne nei Cda ma resta ancora tanto da fare, soprattutto nel mondo del lavoro e a livello culturale e formativo. Almeno secondo le relatrici del convegno “ Perché io valgo ”, promosso in largo Gemelli dal Comitato per le Pari opportunità dell’Ateneo lo scorso 24 gennaio e introdotto dagli interventi della professoressa Cinzia Bearzot , presidente del Comitato, e dal prorettore vicario Antonella Sciarrone Alibrandi . Una sequenza di sei autorevoli voci femminili che ha scavato a fondo nel delicato tema della diversità di genere e in quello della sua convenienza oggettiva sul lato economico e sociale. Un fenomeno diffuso per cui si realizza una proporzione rovesciata: sono molte di più le donne che studiano e fanno le ricercatrici ma gli uomini hanno più possibilità di lavorare e ricoprire ruoli di spicco». Questa disparità di genere è stata affrontata anche da un punto di vista psicosociale, scavando alle radici di una forma mentis di stampo maschile soprattutto in certi ambiti. Questi preconcetti sono ancora molto marcati, soprattutto in Italia, e spesso sfociano nel sessismo più becero che ha conseguenze pesanti sulle decisioni e sulle performance lavorative femminili. Un discorso motivazionale ed emotivamente coinvolgente che ha toccato i nervi scoperti di una coscienza collettiva che, se prima vedeva come una debolezza l’intelligenza emotiva delle donne, ora, al contrario, non può prescinderne in ogni azienda, ogni struttura amministrativa, ogni ambiente lavorativo.

 

I motivi per dire: «Io valgo»

ATENEO I motivi per dire: «Io valgo» Giovedì 24 gennaio un incontro del Comitato per le Pari Opportunità dell’Ateneo riflette sul gender gap e sui benefici economici di una maggiore presenza femminile nella stanza dei bottoni. Introducono le docenti Cinzia Bearzot e Antonella Sciarrone Alibrandi 21 gennaio 2019 Raggiungere l’uguaglianza di genere ed emancipare tutte le donne e le ragazze: è il quinto obiettivo dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile. L’hanno sottoscritto nel 2015 193 Paesi membri dell’ONU per garantire parità di accesso all’istruzione, alle cure mediche, a un lavoro dignitoso, alla rappresentanza nei processi decisionali, politici ed economici. In poco più di dieci anni si raggiugerà questo ambito traguardo? Sarà un percorso a ostacoli se si considera che la partecipazione femminile alla vita pubblica rimane ancora limitata e in Europa solo un manager su tre è donna (dati Eurostat). Saranno docenti di diversi ambiti disciplinari e rappresentanti del mondo del lavoro che, dati alla mano, faranno il punto su alcuni nodi spinosi della disparità di genere. Toccherà a Paola Profeta , docente di Scienze delle finanze Università Bocconi, scattare una fotografia dei benefici economici della parità di genere. Il dibattitto sarà introdotto dagli interventi di Cinzia Bearzot , presidente del Comitato per le Pari Opportunità, e Antonella Sciarrone Alibrandi , prorettrice dell’Università Cattolica.

 

La manager che buca il soffitto di cristallo

Brescia La manager che buca il soffitto di cristallo Jessica Venturini , laureata in Scienze linguistiche in Università Cattolica, secondo una classifica americana è tra le 50 donne più influenti a livello mondiale nel settore dei software. Jessica Venturini, laureata in Scienze linguistiche alla sede di Brescia dell’Università Cattolica, lavora a Chiasso, in Svizzera, come Chief revenue manager per Board International , un’azienda che si occupa dei software che gestiscono e fanno pianificazione finanziaria e delle vendite. Quando hai scelto di iscriverti alla facoltà di Scienze linguistiche, che lavoro volevi fare? «Non avevo le idee molto chiare. Dopo la maturità mi sono trovata al bivio: una facoltà che mi “assicuri” un lavoro dopo la laurea (ingegneria/economia) o qualcosa che mi appassiona veramente? Ho preso in seria considerazione Ingegneria gestionale, ma la mia passione per le lingue e la letteratura mi ha portato verso Scienze linguistiche. Ma in realtà più come un “ripiego” se non avessi trovato nulla di più “dinamico”; mi sono accorta quasi subito che non sarebbe stato il mio lavoro ideale». E quando ho deciso di fare un master in Irlanda, ho ottenuto una borsa di studio proprio dall’Università Cattolica, che mi ha permesso di concentrarmi a tempo pieno sullo studio. Ho voluto completare il mio percorso con delle competenze più “pratiche” che mi permettessero di avvicinarmi più preparata al mondo aziendale.

 
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