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Rosina, le misure per battere la denatalità

l'analisi Rosina, le misure per battere la denatalità Sostenere i progetti di indipendenza dei giovani, aiutare le donne e le coppie a conciliare lavoro e desiderio di aver un figlio, contrastare il rischio di impoverimento delle famiglie con figli. luglio 2019 di Alessandro Rosina * I dati Istat appena pubblicati confermano che l’Italia si trova in una recessione demografica che si sta cronicizzando, con conseguenze di medio e lungo periodo peggiori di quella economica. Una delle obiezioni più comuni rivolte a chi si preoccupa della bassa natalità è che se la popolazione diminuisce, in un mondo che invece cresce, non sia così grave. Ciò che quindi accade è che a fronte di una longevità che si estende, si riduce la consistenza delle nuove generazioni. Aumenta così il peso della popolazione più vecchia, producendo squilibri generazionali che più si allargano e più costituiscono un freno alla crescita economica e alla sostenibilità del sistema sociale. Non si tratta quindi tanto di tornar a far crescere la popolazione, ma quantomeno ridurre la continua crescita di tali squilibri che minano le basi del benessere presente e futuro del nostro paese. Come mai la natalità italiana è scesa a livelli così bassi? Il motivo è che nel mondo di oggi, diversamente dal passato, non solo avere un figlio è una scelta, ma è anche sempre meno scontata.

 

Generazione Holly e Benji

I risultati della ricerca coordinata da Osscom 18 settembre 2009 «Noi, quelli che…»: Lascia o raddoppia per i sessantenni, Carosello per i cinquantenni, DriveIn per i trenta/quarantenni, Holly e Benji per gli adolescenti e ventenni di oggi. Tuttavia molti studiosi, come per esempio il sociologo Alberto Marinelli , intervenuto alla tavola rotonda finale del Convegno - insieme a Renato Fiocca , docente di marketing della nostra università e Alessandro Rosina , professore di demografia - invitano alla prudenza nell’attribuire le cause delle differenze alla solo diffusione delle tecnologie. Guardando oltre le schematizzazioni del dibattito giornalistico, gli interventi di Piermarco Aroldi e Fausto Colombo hanno proposto di ripensare l’idea di generazione secondo un approccio multidimensionale, in cui al dato anagrafico si unisce l’importanza dei tratti biografici, storici e culturali. In questo articolato quadro interpretativo si è inserita la presentazione di alcuni risultati più in dettaglio provenienti dalla ricerca condotta dal pool di atenei italiani (le Università degli studi di Urbino, di Trento, di Bergamo, e La Sapienza di Roma). Una generazione, quella degli anni Ottanta (oggetto di uno speciale approfondimento della ricerca), che attraverso gli scrittori sembra avere messo in scena proprio la difficoltà a coagulare un “noi” e – attraverso quel noi – una visione del futuro condivisa. In particolare, l’intervento di Luca Rossi e Matteo Stefanelli ha permesso di descrivere in profondità le “retoriche” e i cosiddetti “repertori culturali” presenti nei vissuti dei quattro gruppi, attraverso il supporto di alcune “mappe memoriali” in grado di rappresentare schematicamente la diversificazione e complessificazione delle ricostruzioni mediali generazionali. Repertori implicati e “agiti” da complessi processi sociali di differenziazione e autodefinzione, ma anche serbatoi di riferimenti condivisi “di per sé”, come ancoraggi dell’identità e - attraverso la memoria - della propria posizione nel continuum della Storia.

 
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