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Corruzione, Cantone in cattedra

cattolicapost Corruzione, Cantone in cattedra Il presidente dell’Anac , insieme ad altri componenti dell’Autorità nazionale con cui l’Ateneo ha sottoscritto una convenzione , sarà tra i docenti del nuovo corso di perfezionamento in Anticorruzione e trasparenza . by Pierpaolo Astorina Marino | 13 dicembre 2016 Ci sarà anche Raffaele Cantone tra i docenti dell’innovativo corso di perfezionamento in Anticorruzione e Trasparenza ( Copat ) . Il progetto nasce dalla collaborazione tra l’Università Cattolica, e in particolare il Centro Studi “Federico Stella” sulla Giustizia penale e la Politica criminale (Csgp), e l’ Autorità Nazionale Anticorruzione (Anac) . Al contempo, si pone all’avanguardia nella realizzazione di quella partnership tra pubblico e privato sempre più richiesta dalle politiche di prevenzione e sempre più al centro dei bisogni delle pubbliche amministrazioni e delle aziende. Tra le sue principali finalità quella di fornire ai partecipanti gli strumenti di conoscenza indispensabili per comprendere l’assetto attuale della tutela amministrativa e penale, coniugando, attraverso un approccio marcatamente interdisciplinare, un’approfondita disamina della normativa e della giurisprudenza con l’apprendimento dei saperi necessari per acquisire una solida padronanza della materia. È prevista una prova finale consistente nella presentazione di un elaborato scritto su uno dei temi oggetto del Corso. Questioni e modelli emergenti tra diritto, etica ed economia” , in programma nelle giornate di giovedì 16 marzo e venerdì 17 marzo nella Cripta Aula Magna dell’Università Cattolica.

 

Nemici o fratelli al di là della trincea. La “tregua di Natale” del 1914

La “tregua di Natale” del 1914 L’ottava edizione di “Giustizia e letteratura” è dedicata alla Prima Guerra Mondiale. Al centro della lezione introduttiva l’episodio della “tregua di Natale” del 1914, in cui soldati di eserciti nemici sospesero i combattimenti con episodi di fratellanza. In tal senso, la letteratura della Grande Guerra è un banco di prova essenziale per ogni riflessione sul male, riferendosi a una delle più grandi tragedie dell’umanità che abita ancora la contemporaneità con il suo carico di dolore, ingiustizie e sofferenze. Come ha ricordato Arturo Cattaneo , docente di Lingua e letteratura inglese dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, il primo conflitto mondiale è un esempio tipico di guerra moderna che, prima ancora degli eserciti, ha coinvolto i popoli. L’elemento “massivo” ha cominciato a svilupparsi fin dai primi giorni della dichiarazione di guerra, esprimendosi in una sorta di frenesia patriottica, di trasporto personale, animato dalla riscoperta di un’unità nazionale data dalla contrapposizione con il nemico. L’orrore della guerra è magistralmente descritto dal poeta britannico, Wilfred Owen, nella poesia Dulce et decorum est e da altri autori della war poetry , quali esponenti di una letteratura che reagisce con sdegno alla ridondante retorica dei governanti nel perorare una guerra avvilente e degradante. giustizia #letteratura #grandeguerra #warpoetry Facebook Twitter Send by mail GIUSTIZIA E LETTERATURA 2016/2017 Lo scorso 24 novembre si è tenuta nella sede milanese dell’Università Cattolica la prima lezione dell’ottavo ciclo seminariale “Giustizia e Letteratura”, dal titolo Nemici o fratelli al di là della trincea.

 

Corporate crimes, vittime da difendere

MILANO by Fabio Gino Seregni | 10 novembre 2016 Corporate crimes, vittime da difendere Un progetto del Centro studi Federico Stella elabora linee guida per i legislatori e gli operatori del diritto in Germania, Italia e Belgio, per garantire protezione a chi è danneggiato dai reati di società e multinazionali. La presentazione in un convegno I crimini economici delle corporations, la tutela delle vittime in una prospettiva europea e la ricerca di nuove forme di giustizia penale sono stati i temi al centro del convegno internazionale “Victims and Corporations. Il numero delle vittime di tali reati, in particolar modo in relazione agli illeciti che hanno conseguenze sull’ambiente e la sicurezza dei prodotti alimentari e farmaceutici, sarà inesorabilmente destinato a crescere in futuro a causa dei lunghi periodi di latenza delle patologie derivanti dall’esposizione agli agenti tossici. Come ricordato dalla professoressa Claudia Mazzucato , docente di Diritto penale all’Università Cattolica, questi crimini assumono i lineamenti del “cavallo di troia” , perché spesso derivano dalla promessa, non mantenuta, da parte delle corporations di portare progresso e benessere alla società. Lo scopo primario del progetto è, dunque, elaborare linee guida per i legislatori e gli operatori del diritto dei tre Paesi coinvolti che, sulla base dell’esatta comprensione degli specifici bisogni della vittima, garantiscano una completa protezione di quest’ultima mediante l’impiego di strumenti di tutela personalizzati. Sono seguite significative testimonianze di associazioni di vittime da reato, tra cui quella di Bruno Pesce , esponente dell’Associazione Familiari Vittime Amianto (AFeVA) di Casale Monferrato, e del mondo imprenditoriale, quale quella di P ier Giuseppe Biandrino , direttore Legal e Corporate Affairs di Edison S.p.A. Di seguito gli interventi di John Braithwaite , docente di Criminologia all’Università Nazionale d’Australia e fondatore di RegNet (the Regulatory Institutions Network), Adán Nieto Martín , professore di Diritto penale all’Università di Castilla La Mancha, e Paulo Pinto de Albuquerque , giudice della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo.

 

Corporate crimes, a difesa delle vittime

MILANO Corporate crimes, a difesa delle vittime Un innovativo progetto di ricerca-azione, finanziato dalla Commissione Europea e condotto dal Centro studi “Federico Stella” tra chi ha subito illeciti commessi da società commerciali, sarà presentato il 13-14 ottobre in un convegno internazionale a Milano. settembre 2016 Una tipologia di vittime tanto vulnerabile quanto numerosa. È l’enorme platea di persone, computabile in milioni a livello mondiale, offese da reati commessi da società commerciali implicanti danni alla vita, alla salute o all’integrità fisica. Individui e comunità esposti a una vittimizzazione per lo più invisibile o misconosciuta ma non meno grave rispetto a quella prodotta dalla criminalità comune e, pertanto, non meno bisognosa di reclamare una risposta urgente dalle istituzioni della giustizia. Implementation of Directive 2012/29/EU for victims of corporate crimes and corporate violence» saranno presentati nel corso del convegno internazionale Victims & Corporations. Rights of Victims, Challenges for Corporations, Potentials for New Models of Criminal Justice in programma nelle giornate di giovedì 13 e venerdì 14 ottobre ( Aula Magna , largo Gemelli 1 – Milano). Per maggiori dettagli sul progetto e sul convegno: www.victimsandcorporations.eu #corporatecrimes #corporateviolence #giustizia #diritto Facebook Twitter Send by mail.

 

La sentenza di Bob Dylan

Della sua visione delle regole, che difende il debole contro le prepotenze dei potenti, parlano il magistrato Armando Spataro e Alessandro Carrera , uno dei suoi biografi italiani by Valeria Castellano | 14 aprile 2011 Justice is a game: la giustizia è un gioco. Con queste frasi Bob Dylan fece conoscere a migliaia di persone la storia di Rubin Carter, il pugile campione del mondo che, innocente, sedeva «in una camera infernale», una prigione. All’incontro, che si è tenuto giovedì 31 marzo, hanno partecipato Alessandro Carrera , direttore del programma di italiano all’università di Houston e traduttore del canzoniere dylaniano, Armando Spataro , procuratore aggiunto presso il Tribunale di Milano e Adolfo Ceretti , docente di Criminologia presso l’università Bicocca. Ma in Dylan c’è anche l’esaltazione delle regole, di una giustizia che per il cantautore - come ha sottolineato il magistrato Armando Spataro - «non è difesa del potere, dei privilegi della casta, ma è uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge». Una riflessione importante quella che si è tenuta presso l’Università Cattolica di Milano, «soprattutto – continua Spataro - se tiene conto di ciò che sta accadendo negli ultimi tempi. È facile quando si detiene un potere così forte, come quello di giudicare le azioni delle persone, di perdere di vista il senso del proprio lavoro, di essere duri con i deboli e deboli con i potenti. Il suo ultimo singolo “Una storia sbagliata” (1980), racconta la periferia, la gente normale, il carcere, l’ingiustizia subita da quelle persone che non possono presentarsi in tribunale con un pool di avvocati, ma che sperano soltanto una cosa: che la legge li difenda.

 

Il Sudafrica sale in cattedra

Milano Il Sudafrica sale in cattedra Unione e perdono versus separazione e vendetta: la travagliata storia del Paese dilaniato dall'apartheid nelle parole dei testimoni in video e in un’intervista di Avvenire. Riflessioni a margine del convegno internazionale del 7 e 8 aprile. aprile 2016 La parola chiave è “riconciliazione”. Al centro della due giorni sul Sudafrica che si è conclusa venerdì 8 aprile il tema della riconciliazione ha aperto nuovi orizzonti con l’obiettivo di provare a leggere i conflitti che dilaniano il mondo alla luce di una nuova prospettiva. Mettiamo qui a disposizione l’intervista che Avvenire ha realizzato con la Damelin nei giorni del convegno e i video che in sintesi raccontano gli interventi dei relatori stranieri intervenuti. In alto le parole di Pumbla Gobodo Madikizela, certa che solo fermandosi a leggere il passato e cercando di riscoprire di persona l’umanità dell’altro, vittime e carnefici possano incontrarsi sulla strada della riconciliazione. sudafrica #riconciliazione #giustizia Facebook Twitter Send by mail.

 

Il ponte tra giustizia e letteratura

MILANO Il ponte tra giustizia e letteratura Nella tavola rotonda promossa dal Centro Studi “Federico Stella” sulla Giustizia penale e la Politica criminale a Palazzo di Giustizia sono emersi i punti di contatto tra le due discipline: entrambi devono prestare la dovuta “attenzione al concreto”. by Fabio Gino Seregni | 25 marzo 2016 Rendere visibile il ponte che collega il diritto con la letteratura. È quanto hanno permesso di fare i relatori della tavola rotonda che si è tenuta a Palazzo di Giustizia di Milano (vedi a lato). La letteratura, infatti, è un tentativo di esprimere un’esperienza vissuta, che non è mai semplicemente un susseguirsi di atti, ma è intreccio, complessità e interrelazione. L’arte dello scrivere è, pertanto, un vero e proprio atto di giustizia per cogliere l´essenza della cosa che si rappresenta. Solo in questo modo la pronuncia giurisdizionale non è portatrice di violenza, diventando atto di riconoscimento, che racconta il male avvenuto, non fossilizzandosi sul passato di un conflitto irrisolto, ma rivolgendosi al futuro, consentendo di ricucire i rapporti tra autore del delitto e vittima. Il ponte che collega la letteratura al diritto è quindi fatto di parole vere, di un linguaggio responsabile che consente di entrare in contatto con la propria individualità e con quella dell’altro ed è volto alla comprensione e a rendere giustizia.

 

Premio Ambrosoli a Marina Di Lello

milano Premio Ambrosoli a Marina Di Lello La neodottoressa di ricerca in “Il diritto della legalità” del nostro Ateneo ha ricevuto dalle mani del sindaco di Milano Giuliano Pisapia il riconoscimento in memoria dell’avvocato ucciso nel 1979. marzo 2016 Marina Di Lello Finuoli , dottore di ricerca dell’Università Cattolica, ha vinto il Premio di Laurea Giorgio Ambrosoli. Il premio a due giovani ricercatrici, due studiose che hanno approfondito le tematiche della legalità e della lotta contro la corruzione, in particolare nella pubblica amministrazione, dimostra la volontà di tanti giovani studiosi di dedicarsi a temi così importanti» ha detto il sindaco di Milano. Tematiche che hanno ispirato la vita e il lavoro di Giorgio Ambrosoli, a cui il Comune di Milano ha voluto intitolare queste borse di studio. Marina Di Lello Finuoli ha conseguito il dottorato di ricerca in “ Il diritto della legalità ” il 6 febbraio 2015 con una ricerca su “ La confisca di prevenzione ex art. Giorgio Ambrosoli era un avvocato che intendeva il suo lavoro come servizio allo Stato e alla collettività e che aveva un amore incondizionato per la legalità, che ha continuato a difendere pur cosciente dei rischi che correva. I lavori e l’attività di ricerca di Marina e Sara sono la dimostrazione di quanto ancora oggi sia concreta la sua eredità e quanto attuale sia il suo esempio» ha concluso il sindaco Pisapia.

 

Assassinio nella cattedrale, mai più

Monsignor Juan Gerardi Conedera, il vescovo ausiliare di Città del Guatemala di origini venete, fu trovato il 26 aprile 1998 col cranio fracassato in una pozza di sangue, in una strada della capitale. Aveva presentato solo qualche giorno prima il rapporto Guatemala nunca más da cui emergevano le responsabilità dell’esercito guatemalteco nell’omicidio, nella tortura e nella sparizione di oltre duecentomila civili durante il mezzo secolo di conflicto armado interno che aveva sconvolto il paese. A raccontare al pubblico dell’aula Gemelli lo scorso 16 marzo gli antefatti e gli sviluppi di quell’episodio centrale nella storia del Guatemala è stato il professor Dante Liano , con la passione di chi quella storia l’ha vissuta in prima persona. Durante questi anni terribili il vescovo Gerardi aveva già sfidato le gerarchie militari chiudendo la tormentata diocesi di Quichè e chiedendo aiuto a Giovanni Paolo II, la cui lettera di protesta al governo guatemalteco costò al vescovo più di tre anni di esilio in Costa Rica. Era inevitabile che, dal lavoro della Commissione non potesse che scaturire una verità parziale, incapace di sanare le ferite della campagna di terrore dei militari. Per ovviare a queste carenze la Chiesa Guatemalteca si assunse l'impegno di redigere un rapporto indipendente, che indicasse chiaramente i responsabili dell’uccisione di centinaia di migliaia di persone - più di 40.000 desaparecidos e 400 villaggi rasi al suolo assieme ai propri abitanti -. Dante Liano ha accompagnato il pubblico nell’intricata vicenda processuale scaturita da questo episodio, contraddistinta dai tentativi di una magistratura, connivente con il potere politico e le strutture militari, di creare una realtà alternativa, costruita ad arte, fatta di relazioni omosessuali e figli illegittimi.

 

Giustizia e letteratura, chiude Dostoevskij

Giustizia e letteratura, chiude Dostoevskij L’ultimo incontro del ciclo promosso dal Centro “Federico Stella” è stato dedicato a due delle più importanti opere dello scrittore russo: Delitto e Castigo e Memorie dal sottosuolo . Ogni volta si ripropongono quelle contraddizioni classiche, coniugabili in una serie infinita di dicotomie, nell’antitesi esistenziale tra idea e azione che segna i personaggi delle due opere. In ciò trovano significato anche la pena e il castigo, quale momento catartico di riconciliazione con il male, di accettazione della sua quasi necessaria irrimediabilità tanto “reale” quanto simbolica, che passa attraverso un percorso silenzioso di estrema sofferenza. In essa, ad esempio in quella del Raskòl’nikov confinato in Siberia, si riproduce ogni volta il passaggio di Cristo dalla vita incarnata alla morte in croce, fino alla resurrezione che segna un nuovo inizio, una nuova vita, una rinascita. giustizia&letteratura_2010 Facebook Twitter Send by mail.

 

Law&Literature, la giustizia incontra il romanzo

Il Centro organizza un ciclo di seminari all’interno dell’Università Cattolica che si protrarrà fino ad aprile 2010 e si pone l’obiettivo di far luce sull’interpretazione di opere letterarie inerenti al tema della giustizia. La top five dei libri più investigati nei corsi di Law&Literature Usa comprende Il Mercante di Venezia di Shakespeare al primo posto, seguito da Billy Bud di Melville, l’ Antigone di Sofocle, Il Processo di Kafka e A Sangue Freddo di Truman Capote. Alcuni di questi testi saranno oggetto anche del ciclo di seminari, assieme ad altri classici come Delitto e Castigo e La Cognizione del Dolore , ma anche a contributi originali, per esempio sul rapporto tra criminologia e cinema. Il confronto con la letteratura può aiutare i futuri giuristi ad affinare il proprio senso della giustizia - spiega Gabrio Forti , docente di Diritto penale e direttore del Centro “Stella” -, oltre a ridurre la distanza tra il diritto e la vita reale. La storia vissuta attraverso l’esperienza concreta è anche il filo conduttore de La Delazione di Roberto Cazzola , presentato nel corso del primo seminario del ciclo; l’autore ne ha discusso con i giovani giuristi Arianna Visconti e Alessandro Provera . Nella sua terza prova narrativa lo scrittore torinese racconta il dramma delle persecuzioni degli ebrei nella Torino del 1944 attraverso la storia di una coppia, la ragazza ebrea Selma e Alfredo. Secondo l’autore la causa è la stupidità morale degli individui, intesa non come una deficienza intellettuale, ma come la rinuncia alla propria libertà che induce il singolo ad adeguarsi a un atteggiamento generale e chiudere gli occhi di fronte alle conseguenze, dirette o indirette, delle proprie azioni.

 

Paolo Grossi e quella laurea in Cattolica

PIACENZA 25 febbraio 2016 Paolo Grossi e quella laurea in Cattolica Il nuovo presidente della Corte Costituzionale ha un legame di lunga data con l’Ateneo. Nel febbraio 2007 la facoltà di Giurisprudenza del campus di Piacenza conferì al giurista il titolo accademico honoris causa È Paolo Grossi il nuovo presidente della Corte Costituzionale. Giurista e storico, il professore di Storia del diritto e di Diritto canonico in numerosi atenei nazionali, è legato da una profonda amicizia con l’Università Cattolica del Sacro Cuore. In numerose occasioni il neo-presidente della Consulta ha manifestato la sua vicinanza alla Cattolica prendendo parte a manifestazioni promosse dalle facoltà di Giurisprudenza delle sedi di Milano e di Piacenza. Tra queste, in particolare, va ricordata la sua partecipazione a un incontro organizzato in largo Gemelli per ricordare il professor Adriano Cavanna , ordinario di Storia del diritto alla facoltà di Giurisprudenza di Milano. Nel febbraio 2007 la facoltà di Giurisprudenza della sede di Piacenza, in occasione del Dies Academicus, conferì al professor Grossi la laurea honoris causa . Oltre il soggettivismo giuridico moderno , il titolo della lectio magistralis pronunciata dal giurista nel corso della cerimonia.

 

Riconciliazione, la lezione del Sudafrica

Milano Riconciliazione, la lezione del Sudafrica Il 7 e 8 aprile 2016 a Milano saranno ospiti alcuni protagonisti della storia del Paese che ha accolto la sfida della giustizia di fronte alla violenza. Il Sudafrica vent’anni dopo ” in Università Cattolica riaprirà il dibattito alla presenza di alcuni testimoni che hanno vissuto la storia di questo Paese. Il tema di fondo è di enorme attualità: il superamento di violenze collettive e la ricostruzione di legami sociali rispettosi delle diversità. Ospiti d’eccezione saranno alcuni protagonisti della lotta all’apartheid, nonché figure decisive nel processo di riconciliazione del Paese, culminato nella costituzione della Commissione per la Verità e la Riconciliazione. Da allora Robi Damelin è impegnata nel Parents Circle , l’associazione di famiglie israeliane e palestinesi che, avendo perso uno dei propri cari a causa del conflitto, tentano strenuamente di promuovere la cessazione delle violenze. Seguirà l’intervento di Eddy Van der Borght , teologo belga che ha studiato il significato politico, sociale e religioso della riconciliazione nel processo “costituente” del Sudafrica democratico e la figura dell’arcivescovo Desmond Tutu. Discuterà con loro Marco Rizzi della Cattolica, mentre le conclusioni del convegno saranno affidate a Robi Damelin per uno sguardo sul futuro.

 

Vite criminali tra realtà e fiction

MILANO Vite criminali tra realtà e fiction Dietro ogni gesto più efferato, secondo il penalista Adolfo Ceretti, c’è una complessa “cosmologia” simbolica, che genera la violenza come unico esito “coerente” di una forma di vita. Da dove viene il male? Quali ragioni e quali parole accompagnano il compimento di gesti che appaiono incomprensibili? Sono le domande da cui è partito l’incontro Cosmologie violente e frammenti cinematografici. Vite criminali tra realtà e fiction, nell’ambito del ciclo “Giustizia e Letteratura”, che si è tenuto lo scorso 23 febbraio nell’aula Gemelli dell’ Università Cattolica di Milano. Un concetto che designa quell’insieme di elementi riflessivo-pensanti, frutto di esperienze passate e di figure significative, che hanno segnato la vita della persona, mediante i quali gli uomini si rappresentano il mondo e danno un senso alle loro azioni, siano esse nonviolente o criminali. L’ingresso in queste “cosmologie” - zone di azioni e pensieri violenti mai completamente rischiarabili – è avvenuto attraverso la “visibilizzazione dell’invisibile”, resa possibile tanto dalla finzione cinematografica, quanto dalle “interviste partecipative” condotte dal professor Ceretti stesso con alcuni detenuti condannati in via definitiva per delitti violenti di eccezionale gravità. Il penalista della Bicocca ha sottolineato la necessità di studiare il mondo simbolico degli autori di gesti violenti, che si sostanzia in quel «processo interpretativo-attivo mediante il quale gli attori costruiscono le proprie azioni». L'attore violento, secondo Ceretti, non è tale per una carente o difettosa assimilazione dei modelli sociali prevalenti; in realtà egli lo diviene a seguito dell’interiorizzazione di modelli normativi diversi da quelli “civili”, modelli che autorizzano o addirittura impongono la gestione delle situazioni conflittuali tramite la violenza.

 
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