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Paolo Grossi e quella laurea in Cattolica

PIACENZA 25 febbraio 2016 Paolo Grossi e quella laurea in Cattolica Il nuovo presidente della Corte Costituzionale ha un legame di lunga data con l’Ateneo. Nel febbraio 2007 la facoltà di Giurisprudenza del campus di Piacenza conferì al giurista il titolo accademico honoris causa È Paolo Grossi il nuovo presidente della Corte Costituzionale. Giurista e storico, il professore di Storia del diritto e di Diritto canonico in numerosi atenei nazionali, è legato da una profonda amicizia con l’Università Cattolica del Sacro Cuore. In numerose occasioni il neo-presidente della Consulta ha manifestato la sua vicinanza alla Cattolica prendendo parte a manifestazioni promosse dalle facoltà di Giurisprudenza delle sedi di Milano e di Piacenza. Tra queste, in particolare, va ricordata la sua partecipazione a un incontro organizzato in largo Gemelli per ricordare il professor Adriano Cavanna , ordinario di Storia del diritto alla facoltà di Giurisprudenza di Milano. Nel febbraio 2007 la facoltà di Giurisprudenza della sede di Piacenza, in occasione del Dies Academicus, conferì al professor Grossi la laurea honoris causa . Oltre il soggettivismo giuridico moderno , il titolo della lectio magistralis pronunciata dal giurista nel corso della cerimonia.

 

Corporate crimes, vittime da difendere

MILANO by Fabio Gino Seregni | 10 novembre 2016 Corporate crimes, vittime da difendere Un progetto del Centro studi Federico Stella elabora linee guida per i legislatori e gli operatori del diritto in Germania, Italia e Belgio, per garantire protezione a chi è danneggiato dai reati di società e multinazionali. La presentazione in un convegno I crimini economici delle corporations, la tutela delle vittime in una prospettiva europea e la ricerca di nuove forme di giustizia penale sono stati i temi al centro del convegno internazionale “Victims and Corporations. Il numero delle vittime di tali reati, in particolar modo in relazione agli illeciti che hanno conseguenze sull’ambiente e la sicurezza dei prodotti alimentari e farmaceutici, sarà inesorabilmente destinato a crescere in futuro a causa dei lunghi periodi di latenza delle patologie derivanti dall’esposizione agli agenti tossici. Come ricordato dalla professoressa Claudia Mazzucato , docente di Diritto penale all’Università Cattolica, questi crimini assumono i lineamenti del “cavallo di troia” , perché spesso derivano dalla promessa, non mantenuta, da parte delle corporations di portare progresso e benessere alla società. Lo scopo primario del progetto è, dunque, elaborare linee guida per i legislatori e gli operatori del diritto dei tre Paesi coinvolti che, sulla base dell’esatta comprensione degli specifici bisogni della vittima, garantiscano una completa protezione di quest’ultima mediante l’impiego di strumenti di tutela personalizzati. Sono seguite significative testimonianze di associazioni di vittime da reato, tra cui quella di Bruno Pesce , esponente dell’Associazione Familiari Vittime Amianto (AFeVA) di Casale Monferrato, e del mondo imprenditoriale, quale quella di P ier Giuseppe Biandrino , direttore Legal e Corporate Affairs di Edison S.p.A. Di seguito gli interventi di John Braithwaite , docente di Criminologia all’Università Nazionale d’Australia e fondatore di RegNet (the Regulatory Institutions Network), Adán Nieto Martín , professore di Diritto penale all’Università di Castilla La Mancha, e Paulo Pinto de Albuquerque , giudice della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo.

 

Dialettica dei confini e diversità culturale

milano Dialettica dei confini e diversità culturale Al Seminario permanente dei ricercatori un momento di riflessione comune sulle difficoltà che caratterizzano l’attuale convivenza sociale, nella quale sono alimentate ideologie fondate sull’esasperazione delle differenze identitarie, culturali e religiose. febbraio 2019 di Lara Ferla e Paola Mastrolia Un momento di riflessione interdisciplinare sulle difficoltà che caratterizzano l’attuale convivenza sociale, nella quale sono alimentati orientamenti di pensiero ma anche ideologie fondate sull’esasperazione delle differenze identitarie, culturali e religiose. Di grande attualità ed urgenza, in questo momento storico, è una riflessione sul concetto di “ confine ”, inteso generalmente nel suo senso più immediato – ma riduttivo – di delimitazione, di separazione tra entità geo-politiche, sociali e culturali disomogenee. Proprio alla luce dell’esempio di questi narratori, autentici “uomini di confine”, il giurista – ma anche ciascun cittadino – dovrebbe sentirsi chiamato a un atteggiamento di maggiore apertura di fronte alla diversità e ad un senso di responsabilità nei confronti dell’umanità che la stessa esprime. A partire da queste premesse le riflessioni del relatore si sono poi concentrate sulla dimensione giuridico-penalistica, che nell’attualità manifesta in misura sempre più evidente la presenza di conflitti culturali, originati dalla convivenza di persone provenienti da contesti socio-culturali, oltre che giuridici, anche notevolmente differenti. In particolare, il trattamento in bonam partem per l’autore di un reato culturalmente motivato potrebbe essere interpretato come sottovalutazione delle esigenze di tutela della persona che tale reato subisca, che non può essere destinataria di una giustizia “affievolita” in ragione della propria provenienza culturale. Il seminario, tenuto dal dottor Alessandro Provera , assegnista di ricerca in Diritto penale, si è svolto lo scorso mercoledì 23 gennaio, alla presenza del preside della facoltà di Giurisprudenza, professor Stefano Solimano , del direttore del Dipartimento di Scienze giuridiche, professor Antonio Albanese , di docenti, ricercatori, dottorandi e studenti.

 

Oltre la corruzione, la cura delle norme

milano Oltre la corruzione, la cura delle norme L’eccedenza di regole e la previsione di sanzioni numerose e spesso inefficaci sono il segno del deteriorarsi della convivenza civile. L’appello del giurista Gabrio Forti a dotarsi della “nobiltà di spirito” per rispondere alla domanda di giustizia. Oltre la corruzione delle regole e dei saperi (Vita e Pensiero 2018), di Gabrio Forti , docente di Diritto penale e Criminologia e direttore dell’Alta Scuola Federico Stella sulla Giustizia Penale. A introdurre i lavori è stato il rettore Franco Anelli che, oltre a elogiare l’originalità della presentazione, ha ringraziato il professor Forti per l’attività di giurista-letterato che dà «nobiltà culturale alla materia giuridica», che altrimenti rischia di sfociare nel «tecnicismo». L’autore - ideatore tra l’altro dei seminari di “ Giustizia e letteratura ” raccolti sempre in una collana della casa editrice Vita e Pensiero - intesse nel volume un dialogo tra letteratura e diritto, unendo sapiente conoscenza e approfondimento letterario a concretezza del fenomeno giuridico. L’eccedenza di norme che disciplinano minuziosamente i variegati e mutevoli casi delle umane vicende, e la previsione di sanzioni numerose, e spesso inefficaci, sono il segno della corruzione delle regole della civile convivenza che proietta deleteri effetti sul futuro, in particolare delle giovani generazioni. I relatori hanno evidenziato che la corruzione delle norme è un fenomeno tipico delle epoche di decadenza culturale del diritto, anche a causa del degrado di qualità del legislatore.

 

Ricordando il giudice Livatino

milano Ricordando il giudice Livatino Un convegno dedicato alla memoria del “giudice ragazzino”, ucciso dalla Mafia agrigentina nel 1990 a soli 38 anni. Gli interventi, tra gli altri, dell’arcivescovo di Milano monsignor Mario Delpini e del presidente dell’Anac Raffaele Cantone by Nicolò Casali | 13 marzo 2019 «In una società civile non si dovrebbe chiedere coraggio a un magistrato, se non quello delle decisioni che deve prendere». Con queste parole, il rettore dell'Università Cattolica del Sacro Cuore, Franco Anelli , ha aperto il convegno, tenutosi martedì 12 marzo nella sede di largo Gemelli, dedicato alla memoria di Rosario Livatino , magistrato assassinato dalla mafia agrigentina il 21 settembre del 1990 all'età di soli 38 anni. Dal 2011, inoltre, è iniziato l'iter di beatificazione che si è concluso nel settembre dello scorso anno. Seguendo il caso di Livatino – ha concluso monsignor Delpini - mi pare che il messaggio sia che tutti possono diventare santi, però questo comporta la discesa agli inferi e un innalzamento nella gloria di Dio». Quando poi sono venuto a Milano, mi sono portato nel cuore l'idea di ricordarlo pure qua. Lui aveva capito che era giusto adottare misure di prevenzione, personale e patrimoniale, contro i mafiosi poiché per loro l'ostentazione della ricchezza serve ad accrescere il loro potere». Il Presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione, Raffaele Cantone , ha poi spiegato qual è stata l'impronta principale lasciata dal servizio svolto da Livatino: «Il suo apporto è quello di aver permesso alla Chiesa di sdoganare la lotta alla Mafia.

 

La memoria che libera dall’odio

milano La memoria che libera dall’odio In largo Gemelli alcune testimonianze in occasione della Giornata dei Giusti dell’umanità : sono persone che, in situazione difficili e pericolose, hanno avuto la forza di pensare con la propria testa, di non farsi trascinare dalla violenza e dalla miseria. Una giornata, quella del 6 marzo, per la quale si è fortemente battuta Milena Santerini , docente di Pedagogia dell’Università Cattolica, nonché prima firmataria della Legge 212/2017 che l’ha istituita. Il tema della resistenza e della reazione è stato ripreso più volte anche dal fondatore e presidente di Gariwo, la foresta dei Giusti, Gabriele Nissim , definendo l’immobilità e l’indifferenza, uno dei mali più infimi che l’essere umano possa esprimere. Ognuno di noi è un soggetto attivo, e in quanto tale, può sempre compiere una scelta di rottura, liberando gli oppressi dal giogo del male. I Giusti sono come tutti noi, non sono supereroi, hanno solo avuto la forza di pensare con la propria testa, di non farsi trascinare dall’odio e dalla miseria». Durante l’incontro hanno fatto sentire la propria voce quelle persone che videro con i propri occhi le azioni dei Giusti e che, grazie a queste, sono riuscite a testimoniare gli orrori subiti. Noi abbiamo sempre una scelta che sia giusta o sbagliata, noi abbiamo la scelta di vivere come essere umani o come animali.

 

Algoritmi e giustizia aumentata

milano Algoritmi e giustizia aumentata Cosa succede se nei processi entra il digitale? Oltre al rischio - da evitare - che le applicazioni decidano la pena in base a elementi predittivi, i giudici potrebbero disporre di un numero prima inimmaginabile di dati per elaborare le proprie decisioni. by Andrea Ferrario | 22 novembre 2018 Immaginate una semplice applicazione che sostituisce il giudice in un processo e decide la pena da comminare al colpevole basandosi su un algoritmo predittivo, che valuta il rischio di recidiva. Oppure, l’eliminazione dei limiti di velocità uguali per tutti: una vettura che può esaminare lo stato del conducente e le condizioni meteorologiche e dare un limite personalizzato, o anche studiare come ci sediamo sul sedile dell’automobile e intuire che quella sera abbiamo bevuto un po’ troppo. Eppure, il confronto è un elemento integrante e fondamentale per raggiungere una decisione finale che sia il più possibile equa e calibrata sul singolo individuo. Nessuna «giustizia rimpiazzata» dunque, ma una «giustizia aumentata, che determina una giustizia ripensata»: l’atto del giudicare deve restare prerogativa dell’uomo, poiché si tratta di un’azione molto più complicata della mera applicazione della legge. Garapon ha poi concluso citando il giurista americano Daniel Katz: «Gli uomini con le macchine sono sempre più forti degli uomini senza macchine e delle macchine senza uomini». Insomma, «così come si costruiscono macchine che leggono i dati sulla salute delle persone, si costruiscano macchine che possano aiutare» - ma non sostituire - «i giudici nel loro giudizio per un maggior benessere per tutti».

 

Diritti umani, le parole chiave

piacenza Diritti umani, le parole chiave Giustizia , sostenibilità , solidarietà sono i temi dei tre incontri nati dalla collaborazione tra l’Ateneo e la Robert F.Kennedy Human Rights in programma il 21 febbraio , il 7 marzo e l’ 11 aprile a Piacenza. Un campo fertile in cui coltivare questi valori. febbraio 2018 Una collaborazione che trova nella sede di Piacenza-Cremona un campo fertile in cui coltivare i valori di giustizia, solidarietà e sostenibilità. L’accordo tra Università Cattolica e Robert F.Kennedy Human Rights avrà come prima traduzione una ciclo di incontri su “ Le parole chiave dei diritti umani ”. Abbiamo progettato con i nostri ricercatori e docenti - prosegue la preside - iniziative volte a rendere più riconoscibile e efficace la difesa dei diritti umani, perché i nostri studenti e i risultati delle nostre ricerche siano sempre più sensibili, attenti e capaci di rispondere al bene comune». Mercoledì 21 febbraio (Aula E, ore 14.30-16) si parlerà di Giustizia con Dino Rinoldi , docente di Diritto Internazionale, don Luca Ferrari , docente di Teologia, Mariachiara Tallacchini , docente di Filosofia del Diritto, Francesco Timpano , docente di Politica Economica Avanzata. Chiuderà il percorso mercoledì 11 aprile l’incontro sulla Solidarietà con Enrico Fabrizi , docente di Statistica, Vincenzo Tabaglio , docente di Agronomia, Daniele Bruzzone , docente di Pedagogia, Anna Gianfreda , docente di Diritto ecclesiastico, e la testimonianza di Paola Cavanna , dottoressa di ricerca dell’Università Cattolica del Sacro Cuore.

 

Col magistrato il diritto va a teatro

milano Col magistrato il diritto va a teatro Canzoni eseguite dal vivo e spezzoni di film sono il linguaggio con cui Salvatore Cosentino , sostituto procuratore generale della Repubblica di Lecce, avvicina la giustizia alle persone. È l'intento dello spettacolo Un diritto... messo di traverso del magistrato Salvatore Cosentino , sostituto procuratore generale della Repubblica di Lecce, che si è tenuto giovedì 22 febbraio alla presenza degli studenti della facoltà di Giurisprudenza e del preside Gabrio Forti . L'idea nasce dalla lunga esperienza di Cosentino nelle aule di Tribunale, anche in zone di mafia come Taranto e Locri, e racconta con parole semplici il difficile rapporto tra il cittadino e il mondo del diritto, spesso visto come qualcosa di distante dalla vita quotidiana. L'opera, che racchiude canzoni di autori come Fabrizio De André e Roberto Vecchioni che parlano di giustizia e giudici, è stata scritta in appena una decina di giorni: «Sono tutte cose che già avevo dentro di me» prosegue. Cosentino, che è anche critico teatrale e docente di Giurisprudenza all'Università del Salento, ripercorre i vari modi in cui arte, cinema e letteratura hanno declinato la figura del giurista nel corso dei decenni. Il messaggio che il testo vuol lanciare è che la legalità non si fa soltanto applicando leggi e codici ma soprattutto educando alla cultura, al bello e all'arte. Dentro ai fascicoli processuali, che compaiono fisicamente sul palco, non ci sono solamente dei fogli ma vite intere e maneggiarli significa avere a che fare con storie di persone vere.

 

Il giurista rilegge i classici

CATTOLICAPOST Il giurista rilegge i classici Confrontarsi con la vita dell’Atene del V secolo attraverso alcune vicende tragiche, prima fra tutte quella di Antigone, costringe a misurarsi con l’archetipo della giustizia e i suoi complessi, liquidi e frammentati sviluppi in un’età postmoderna. Cardozo a chiusura del nono ciclo seminariale di “Giustizia e Letteratura” , organizzato dall’Alta Scuola “Federico Stella” sulla Giustizia Penale ( ASGP ) e dedicato alla giustizia nella letteratura greca antica. Antigone e Creonte incarnano, secondo Maria Pia Pattoni , docente di Filologia classica alla sede di Brescia dell’Università Cattolica, d ue concezioni antitetiche della giustizia : l'una basata sulla physis , il “giusto” secondo natura, l’altra sulla legge positiva. L’accostamento tra archetipo della giustizia nella Grecia classica e modernità conduce a riflessioni “di sistema” sul ruolo del legislatore e del giudice penale nell’Atene di allora, come nell’epoca contemporanea. E se, come afferma Natoli, quella della tragedia greca è una giustizia prevalentemente «antropocentrica» – dove l’uomo, schiacciato da potenze contrapposte deve trovare da solo una via d’uscita – la giustizia nella Bibbia è, invece, di matrice squisitamente «teocentrica» – dove è Dio a liberare l’uomo dall’Egitto –. Pur nelle rispettive differenze, l’accostamento tra l’ uomo greco e l’ uomo biblico ci rivela, però, «la pasta comune», l’elemento universale che li accomuna: la circolarità della vita e della morte , che, insita nella natura, è l’ «universale premessa biologica di ogni religione e ogni filosofia». giustizia #letteratura #classici Facebook Twitter Send by mail GIUSTIZIA E LETTERATURA Si è concluso il 12 aprile 2018 , in aula Pio XI dell’Università Cattolica a Milano, il nono ciclo seminariale di “Giustizia e Letteratura” , organizzato dall’Alta Scuola “Federico Stella” sulla Giustizia Penale ( ASGP ) e dedicato alla giustizia nella letteratura greca antica.

 

La giustizia e l’inquinamento storico

MILANO La giustizia e l’inquinamento storico Il lasso di tempo che separa le condotte illecite dall’emersione e conseguente accertamento di conseguenze lesive o pericolose per la salute dell’uomo e per l’ambiente, porta il pericolo di guardare con gli occhi di oggi a vicende del passato. Si tratta di un quesito che porta in nuce il pericolo di «appiattire i piani» e «guardare con gli occhi di oggi a vicende del passato» . È il caso, ricordato da Alessandro D’Adda , ordinario di Diritto privato all’Università Cattolica, della Direttiva dell’Unione Europea sulla responsabilità ambientale del 2004, che ha riaffermato l’importanza nevralgica del risarcimento e, in particolare, la «primazia del risarcimento in natura» , prevedendo un ventaglio di forme di riparazione del danno ambientale . Ancora, l’ «hindsight bias» o il «senno di poi» , che caratterizza nei casi di inquinamento storico lo sguardo rivolto a vicende passate con gli occhi di oggi, rende il diritto penale, dal punto di vista politico-criminale, «anti-economico» . Sapere che la responsabilità di fatti estremamente complessi ricade su pochi colpevoli tranquillizza la società: un meccanismo, quello del «capro espiatorio» , che il diritto penale deve a tutti i costi evitare, ha affermato il consigliere della Corte di Cassazione Rocco Blaiotta . Ciononostante, ha ricordato Giandomenico Comporti , ordinario di Diritto amministrativo presso l’Università di Siena, la risposta del diritto amministrativo a fenomeni di inquinamento storico si regge su due capisaldi: la necessità di individuare il soggetto responsabile e quella di accertare l’effettivo contributo causale all’inquinamento di un determinato sito. Ha, quindi, aggiunto Marcello Cecchetti , capo ufficio legislativo presso il Ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare, che l’obiettivo delle politiche ambientali di oggi dovrebbe essere quello di «sciogliere e separare le attività di bonifica dalla ricerca spasmodica e identificazione del responsabile, oggi inesorabilmente intrecciate».

 

Il giurista e la “cura” dei diritti umani

MILANO Il giurista e la “cura” dei diritti umani Il seminario organizzato dai ricercatori del Dipartimento di Scienze Giuridiche per la ricorrenza della Giornata della Memoria è stata un’occasione per riflettere circa legittimazione, modalità e limiti dell’intervento giuridico, in particolare penalistico. Una riflessione resa possibile dal seminario permanente organizzato mercoledì 25 gennaio dai ricercatori del Dipartimento di Scienze Giuridiche sul tema “Memoria e comprensione dell’“altro” tra difesa sociale e garanzie individuali: la prospettiva giusletteraria per un diritto penale democratico” . La legislazione penale si trasforma allora in strumento di discriminazione, di disuguaglianza, di mortificazione della dignità umana, accelerando quel processo di de-umanizzazione già in atto sul piano sociale. Ricordando quanto affermato dalla statunitense Martha Nussbaum nei suoi più recenti studi, la dottoressa Visconti ha sottolineato come le narrazioni letterarie siano in grado di sviluppare l’“immaginazione narrativa” del lettore, le sue capacità di ascolto e di immedesimazione empatica nelle condizioni di un soggetto “altro”. L’imponente immigrazione in atto verso il nostro Paese, le differenze religiose e culturali che innervano il tessuto sociale, le disuguaglianze economiche e sociali, le spinte ideologiche che divengono oggetto di strumentalizzazione nel fenomeno del terrorismo internazionale costituiscono questioni urgenti che segnano l’attuale dibattito storico, culturale e giuridico. Al rischio che le esigenze di sicurezza sovrastino i diritti fondamentali dell’individuo si affiancano i rischi di politiche criminali di impronta generalizzante e riduttiva nei confronti della diversità, che sacrificano acriticamente le potenzialità dell’“identità” individuale e le esigenze di uguaglianza sostanziale. La Giornata della memoria costituisce, dunque, un monito importante e attuale per il giurista ad impegnarsi nel perseguimento di obiettivi di uguaglianza in tema di dignità e diritti da riconoscersi a prescindere da qualsivoglia diversità fattuale esistente tra le persone.

 

Dolore, memoria e verità di Caporetto

MILANO Dolore, memoria e verità di Caporetto Il 2 marzo si è tenuto il secondo incontro dell’ottava edizione del ciclo “Giustizia e letteratura” dedicato alla dodicesima battaglia dell’Isonzo. Un evento che nell’immaginario collettivo si è imposto come il paradigma del tracollo di un intero Paese. by Emanuele Stefano Regondi | 22 marzo 2017 La sconfitta di Caporetto, da molti ritenuta la più grande disfatta dell’esercito italiano, rappresenta una vicenda che ha da sempre trasceso la pura dimensione storica, imponendosi alla memoria generale come il paradigma del tracollo di un intero Paese. Del “mito” della XII battaglia dell’Isonzo si è occupato il secondo incontro del ciclo di “Giustizia e letteratura” dedicato alla Grande Guerra, dal titolo «Dalla sconfitta al riscatto. Occuparsi di Caporetto, ricorda lo storico Mario Isnenghi , significa innanzi tutto cercare di comprendere le ragioni della sua proverbialità, così dirompente da non permettere più una piena e completa redenzione neanche dopo la vittoria finale del novembre 1918. Nelle parole di Alessandro Provera , assegnista di ricerca di Diritto penale alla facoltà di Giurisprudenza dell’Università Cattolica, la letteratura caporettiana offre alcuni importanti spunti anche al giurista, ponendolo a confronto con alcune delle tematiche care alla riflessione sulla Giustizia nella modernità. giustizia #letteratura #grandeguerra Facebook Twitter Send by mail GIUSTIZIA E LETTERATURA Il ciclo di incontri proseguirà il 29 marzo con lo spettacolo «Parole e canti della Grande Guerra» che introdurrà il convegno conclusivo del 30 marzo dal titolo «Il volto dell’altro nelle tempeste di acciaio.

 

Giustizia divina, diritto terreno

MILANO Giustizia divina, diritto terreno Mito e narrazioni della giustizia nel mondo greco è il tema del nono ciclo seminariale su “Giustizia e letteratura”. Il passaggio dalla giustizia violenta a un modello dialogico, regolato – che nella Grecia antica si coglie anzitutto nelle Eumenidi di Eschilo –, richiama la dinamica del processo penale, che è, «in fondo, un grande spettacolo teatrale». Con riferimento alla letteratura greca del periodo arcaico, il termine “Dike” (che ricorre cinque volte nell’Iliade) indica, alternativamente, la sentenza di un giudice o le ragioni di una parte, e, in un caso, la giustizia divina. Esso muove – conclude Mario Cantilena – dal presupposto secondo cui la condizione umana è caratterizzata da fragile incertezza e impotenza, ed è soggiogata dall’ostilità divina , che è potenza dominatrice: la spietata giustizia degli dei è incomprensibile all’uomo e spesso imperscrutabile. Questa logica della perfetta retribuzione e proporzionalità lascia aperti alcuni spiragli che suggeriscono un ideale di giustizia diversa , ove sembra quasi profilarsi uno schema “assembleare”, una giustizia della “misura” che si ottiene attraverso il “logos” , il dialogo, il confronto dialettico. La nascita stessa del concetto di “responsabilità” è legata alla comprensione del fatto che sia necessario reagire alla “hybris” , che è la tracotanza, la prima forma di ingiustizia come annientamento sproporzionato dell’altro da sé. Il ciclo seminariale proseguirà il 1° marzo 2018 con un incontro dal titolo Il conflitto fra giustizia e legge nel teatro greco a cui parteciperanno in veste di relatori Antonietta Porro , docente di Letteratura greca all’Università Cattolica, Mario Cantilena e Vincenzo Militello , docente di Diritto penale all’Università degli Studi di Palermo.

 

La prima lezione di Raffaele Cantone

MILANO La prima lezione di Raffaele Cantone Il presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione, in cattedra al corso Copat promosso dalla convenzione tra l’Ateneo e l’Anac, ha parlato dell’importanza di far crescere la cultura della prevenzione e della repressione del fenomeno corruttivo. Il professor Forti ha ringraziato l’Anac per la fattiva collaborazione con l’Ateneo, promossa con la stipula della Convenzione triennale dello scorso 16 marzo 2017. Conoscenza che è richiesta per tutti i professionisti che, a qualunque titolo, si debbano occupare di corruzione (funzionari della Pubblica amministrazione, giudici, avvocati), non ultimo il legislatore, chiamato a dare risposte efficaci. Il Parlamento, in risposta a tali crimini, con il decreto legge in esame, ha “nuovamente” riformato la Pubblica amministrazione, potenziando l’attività dell’Anac. In particolare, sono stati attribuiti poteri di controllo straordinario sull’ente gestore di Expo, e - in presenza di situazioni sintomatiche di condotte illecite - su una qualsiasi impresa aggiudicataria di appalti pubblici, prevedendo finanche la possibilità di sostituirsi agli organi gestori della stessa (il cosiddetto commissariamento). La norma è stata introdotta per soddisfare una duplice esigenza: tutelare l’efficienza della Pubblica amministrazione e reprimere le condotte corruttive di aziende a rilevanza pubblica. Non sono tuttavia mancate, come ha avuto modo di sottolineare il relatore, critiche derivanti da un difetto di tassatività e chiarezza del testo normativo, che ha determinato non poche problematiche applicative.

 

La sentenza di Bob Dylan

Della sua visione delle regole, che difende il debole contro le prepotenze dei potenti, parlano il magistrato Armando Spataro e Alessandro Carrera , uno dei suoi biografi italiani by Valeria Castellano | 14 aprile 2011 Justice is a game: la giustizia è un gioco. Con queste frasi Bob Dylan fece conoscere a migliaia di persone la storia di Rubin Carter, il pugile campione del mondo che, innocente, sedeva «in una camera infernale», una prigione. All’incontro, che si è tenuto giovedì 31 marzo, hanno partecipato Alessandro Carrera , direttore del programma di italiano all’università di Houston e traduttore del canzoniere dylaniano, Armando Spataro , procuratore aggiunto presso il Tribunale di Milano e Adolfo Ceretti , docente di Criminologia presso l’università Bicocca. Ma in Dylan c’è anche l’esaltazione delle regole, di una giustizia che per il cantautore - come ha sottolineato il magistrato Armando Spataro - «non è difesa del potere, dei privilegi della casta, ma è uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge». Una riflessione importante quella che si è tenuta presso l’Università Cattolica di Milano, «soprattutto – continua Spataro - se tiene conto di ciò che sta accadendo negli ultimi tempi. È facile quando si detiene un potere così forte, come quello di giudicare le azioni delle persone, di perdere di vista il senso del proprio lavoro, di essere duri con i deboli e deboli con i potenti. Il suo ultimo singolo “Una storia sbagliata” (1980), racconta la periferia, la gente normale, il carcere, l’ingiustizia subita da quelle persone che non possono presentarsi in tribunale con un pool di avvocati, ma che sperano soltanto una cosa: che la legge li difenda.

 

Assassinio nella cattedrale, mai più

Monsignor Juan Gerardi Conedera, il vescovo ausiliare di Città del Guatemala di origini venete, fu trovato il 26 aprile 1998 col cranio fracassato in una pozza di sangue, in una strada della capitale. Aveva presentato solo qualche giorno prima il rapporto Guatemala nunca más da cui emergevano le responsabilità dell’esercito guatemalteco nell’omicidio, nella tortura e nella sparizione di oltre duecentomila civili durante il mezzo secolo di conflicto armado interno che aveva sconvolto il paese. A raccontare al pubblico dell’aula Gemelli lo scorso 16 marzo gli antefatti e gli sviluppi di quell’episodio centrale nella storia del Guatemala è stato il professor Dante Liano , con la passione di chi quella storia l’ha vissuta in prima persona. Durante questi anni terribili il vescovo Gerardi aveva già sfidato le gerarchie militari chiudendo la tormentata diocesi di Quichè e chiedendo aiuto a Giovanni Paolo II, la cui lettera di protesta al governo guatemalteco costò al vescovo più di tre anni di esilio in Costa Rica. Era inevitabile che, dal lavoro della Commissione non potesse che scaturire una verità parziale, incapace di sanare le ferite della campagna di terrore dei militari. Per ovviare a queste carenze la Chiesa Guatemalteca si assunse l'impegno di redigere un rapporto indipendente, che indicasse chiaramente i responsabili dell’uccisione di centinaia di migliaia di persone - più di 40.000 desaparecidos e 400 villaggi rasi al suolo assieme ai propri abitanti -. Dante Liano ha accompagnato il pubblico nell’intricata vicenda processuale scaturita da questo episodio, contraddistinta dai tentativi di una magistratura, connivente con il potere politico e le strutture militari, di creare una realtà alternativa, costruita ad arte, fatta di relazioni omosessuali e figli illegittimi.

 

Giustizia e letteratura, chiude Dostoevskij

Giustizia e letteratura, chiude Dostoevskij L’ultimo incontro del ciclo promosso dal Centro “Federico Stella” è stato dedicato a due delle più importanti opere dello scrittore russo: Delitto e Castigo e Memorie dal sottosuolo . Ogni volta si ripropongono quelle contraddizioni classiche, coniugabili in una serie infinita di dicotomie, nell’antitesi esistenziale tra idea e azione che segna i personaggi delle due opere. In ciò trovano significato anche la pena e il castigo, quale momento catartico di riconciliazione con il male, di accettazione della sua quasi necessaria irrimediabilità tanto “reale” quanto simbolica, che passa attraverso un percorso silenzioso di estrema sofferenza. In essa, ad esempio in quella del Raskòl’nikov confinato in Siberia, si riproduce ogni volta il passaggio di Cristo dalla vita incarnata alla morte in croce, fino alla resurrezione che segna un nuovo inizio, una nuova vita, una rinascita. giustizia&letteratura_2010 Facebook Twitter Send by mail.

 

Law&Literature, la giustizia incontra il romanzo

Il Centro organizza un ciclo di seminari all’interno dell’Università Cattolica che si protrarrà fino ad aprile 2010 e si pone l’obiettivo di far luce sull’interpretazione di opere letterarie inerenti al tema della giustizia. La top five dei libri più investigati nei corsi di Law&Literature Usa comprende Il Mercante di Venezia di Shakespeare al primo posto, seguito da Billy Bud di Melville, l’ Antigone di Sofocle, Il Processo di Kafka e A Sangue Freddo di Truman Capote. Alcuni di questi testi saranno oggetto anche del ciclo di seminari, assieme ad altri classici come Delitto e Castigo e La Cognizione del Dolore , ma anche a contributi originali, per esempio sul rapporto tra criminologia e cinema. Il confronto con la letteratura può aiutare i futuri giuristi ad affinare il proprio senso della giustizia - spiega Gabrio Forti , docente di Diritto penale e direttore del Centro “Stella” -, oltre a ridurre la distanza tra il diritto e la vita reale. La storia vissuta attraverso l’esperienza concreta è anche il filo conduttore de La Delazione di Roberto Cazzola , presentato nel corso del primo seminario del ciclo; l’autore ne ha discusso con i giovani giuristi Arianna Visconti e Alessandro Provera . Nella sua terza prova narrativa lo scrittore torinese racconta il dramma delle persecuzioni degli ebrei nella Torino del 1944 attraverso la storia di una coppia, la ragazza ebrea Selma e Alfredo. Secondo l’autore la causa è la stupidità morale degli individui, intesa non come una deficienza intellettuale, ma come la rinuncia alla propria libertà che induce il singolo ad adeguarsi a un atteggiamento generale e chiudere gli occhi di fronte alle conseguenze, dirette o indirette, delle proprie azioni.

 

Vite criminali tra realtà e fiction

MILANO Vite criminali tra realtà e fiction Dietro ogni gesto più efferato, secondo il penalista Adolfo Ceretti, c’è una complessa “cosmologia” simbolica, che genera la violenza come unico esito “coerente” di una forma di vita. Da dove viene il male? Quali ragioni e quali parole accompagnano il compimento di gesti che appaiono incomprensibili? Sono le domande da cui è partito l’incontro Cosmologie violente e frammenti cinematografici. Vite criminali tra realtà e fiction, nell’ambito del ciclo “Giustizia e Letteratura”, che si è tenuto lo scorso 23 febbraio nell’aula Gemelli dell’ Università Cattolica di Milano. Un concetto che designa quell’insieme di elementi riflessivo-pensanti, frutto di esperienze passate e di figure significative, che hanno segnato la vita della persona, mediante i quali gli uomini si rappresentano il mondo e danno un senso alle loro azioni, siano esse nonviolente o criminali. L’ingresso in queste “cosmologie” - zone di azioni e pensieri violenti mai completamente rischiarabili – è avvenuto attraverso la “visibilizzazione dell’invisibile”, resa possibile tanto dalla finzione cinematografica, quanto dalle “interviste partecipative” condotte dal professor Ceretti stesso con alcuni detenuti condannati in via definitiva per delitti violenti di eccezionale gravità. Il penalista della Bicocca ha sottolineato la necessità di studiare il mondo simbolico degli autori di gesti violenti, che si sostanzia in quel «processo interpretativo-attivo mediante il quale gli attori costruiscono le proprie azioni». L'attore violento, secondo Ceretti, non è tale per una carente o difettosa assimilazione dei modelli sociali prevalenti; in realtà egli lo diviene a seguito dell’interiorizzazione di modelli normativi diversi da quelli “civili”, modelli che autorizzano o addirittura impongono la gestione delle situazioni conflittuali tramite la violenza.

 

Nemici o fratelli al di là della trincea. La “tregua di Natale” del 1914

La “tregua di Natale” del 1914 L’ottava edizione di “Giustizia e letteratura” è dedicata alla Prima Guerra Mondiale. Al centro della lezione introduttiva l’episodio della “tregua di Natale” del 1914, in cui soldati di eserciti nemici sospesero i combattimenti con episodi di fratellanza. In tal senso, la letteratura della Grande Guerra è un banco di prova essenziale per ogni riflessione sul male, riferendosi a una delle più grandi tragedie dell’umanità che abita ancora la contemporaneità con il suo carico di dolore, ingiustizie e sofferenze. Come ha ricordato Arturo Cattaneo , docente di Lingua e letteratura inglese dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, il primo conflitto mondiale è un esempio tipico di guerra moderna che, prima ancora degli eserciti, ha coinvolto i popoli. L’elemento “massivo” ha cominciato a svilupparsi fin dai primi giorni della dichiarazione di guerra, esprimendosi in una sorta di frenesia patriottica, di trasporto personale, animato dalla riscoperta di un’unità nazionale data dalla contrapposizione con il nemico. L’orrore della guerra è magistralmente descritto dal poeta britannico, Wilfred Owen, nella poesia Dulce et decorum est e da altri autori della war poetry , quali esponenti di una letteratura che reagisce con sdegno alla ridondante retorica dei governanti nel perorare una guerra avvilente e degradante. giustizia #letteratura #grandeguerra #warpoetry Facebook Twitter Send by mail GIUSTIZIA E LETTERATURA 2016/2017 Lo scorso 24 novembre si è tenuta nella sede milanese dell’Università Cattolica la prima lezione dell’ottavo ciclo seminariale “Giustizia e Letteratura”, dal titolo Nemici o fratelli al di là della trincea.

 

Il ponte tra giustizia e letteratura

MILANO Il ponte tra giustizia e letteratura Nella tavola rotonda promossa dal Centro Studi “Federico Stella” sulla Giustizia penale e la Politica criminale a Palazzo di Giustizia sono emersi i punti di contatto tra le due discipline: entrambi devono prestare la dovuta “attenzione al concreto”. by Fabio Gino Seregni | 25 marzo 2016 Rendere visibile il ponte che collega il diritto con la letteratura. È quanto hanno permesso di fare i relatori della tavola rotonda che si è tenuta a Palazzo di Giustizia di Milano (vedi a lato). La letteratura, infatti, è un tentativo di esprimere un’esperienza vissuta, che non è mai semplicemente un susseguirsi di atti, ma è intreccio, complessità e interrelazione. L’arte dello scrivere è, pertanto, un vero e proprio atto di giustizia per cogliere l´essenza della cosa che si rappresenta. Solo in questo modo la pronuncia giurisdizionale non è portatrice di violenza, diventando atto di riconoscimento, che racconta il male avvenuto, non fossilizzandosi sul passato di un conflitto irrisolto, ma rivolgendosi al futuro, consentendo di ricucire i rapporti tra autore del delitto e vittima. Il ponte che collega la letteratura al diritto è quindi fatto di parole vere, di un linguaggio responsabile che consente di entrare in contatto con la propria individualità e con quella dell’altro ed è volto alla comprensione e a rendere giustizia.

 

Riconciliazione, la lezione del Sudafrica

Milano Riconciliazione, la lezione del Sudafrica Il 7 e 8 aprile 2016 a Milano saranno ospiti alcuni protagonisti della storia del Paese che ha accolto la sfida della giustizia di fronte alla violenza. Il Sudafrica vent’anni dopo ” in Università Cattolica riaprirà il dibattito alla presenza di alcuni testimoni che hanno vissuto la storia di questo Paese. Il tema di fondo è di enorme attualità: il superamento di violenze collettive e la ricostruzione di legami sociali rispettosi delle diversità. Ospiti d’eccezione saranno alcuni protagonisti della lotta all’apartheid, nonché figure decisive nel processo di riconciliazione del Paese, culminato nella costituzione della Commissione per la Verità e la Riconciliazione. Da allora Robi Damelin è impegnata nel Parents Circle , l’associazione di famiglie israeliane e palestinesi che, avendo perso uno dei propri cari a causa del conflitto, tentano strenuamente di promuovere la cessazione delle violenze. Seguirà l’intervento di Eddy Van der Borght , teologo belga che ha studiato il significato politico, sociale e religioso della riconciliazione nel processo “costituente” del Sudafrica democratico e la figura dell’arcivescovo Desmond Tutu. Discuterà con loro Marco Rizzi della Cattolica, mentre le conclusioni del convegno saranno affidate a Robi Damelin per uno sguardo sul futuro.

 

Premio Ambrosoli a Marina Di Lello

milano Premio Ambrosoli a Marina Di Lello La neodottoressa di ricerca in “Il diritto della legalità” del nostro Ateneo ha ricevuto dalle mani del sindaco di Milano Giuliano Pisapia il riconoscimento in memoria dell’avvocato ucciso nel 1979. marzo 2016 Marina Di Lello Finuoli , dottore di ricerca dell’Università Cattolica, ha vinto il Premio di Laurea Giorgio Ambrosoli. Il premio a due giovani ricercatrici, due studiose che hanno approfondito le tematiche della legalità e della lotta contro la corruzione, in particolare nella pubblica amministrazione, dimostra la volontà di tanti giovani studiosi di dedicarsi a temi così importanti» ha detto il sindaco di Milano. Tematiche che hanno ispirato la vita e il lavoro di Giorgio Ambrosoli, a cui il Comune di Milano ha voluto intitolare queste borse di studio. Marina Di Lello Finuoli ha conseguito il dottorato di ricerca in “ Il diritto della legalità ” il 6 febbraio 2015 con una ricerca su “ La confisca di prevenzione ex art. Giorgio Ambrosoli era un avvocato che intendeva il suo lavoro come servizio allo Stato e alla collettività e che aveva un amore incondizionato per la legalità, che ha continuato a difendere pur cosciente dei rischi che correva. I lavori e l’attività di ricerca di Marina e Sara sono la dimostrazione di quanto ancora oggi sia concreta la sua eredità e quanto attuale sia il suo esempio» ha concluso il sindaco Pisapia.

 

Il Sudafrica sale in cattedra

Milano Il Sudafrica sale in cattedra Unione e perdono versus separazione e vendetta: la travagliata storia del Paese dilaniato dall'apartheid nelle parole dei testimoni in video e in un’intervista di Avvenire. Riflessioni a margine del convegno internazionale del 7 e 8 aprile. aprile 2016 La parola chiave è “riconciliazione”. Al centro della due giorni sul Sudafrica che si è conclusa venerdì 8 aprile il tema della riconciliazione ha aperto nuovi orizzonti con l’obiettivo di provare a leggere i conflitti che dilaniano il mondo alla luce di una nuova prospettiva. Mettiamo qui a disposizione l’intervista che Avvenire ha realizzato con la Damelin nei giorni del convegno e i video che in sintesi raccontano gli interventi dei relatori stranieri intervenuti. In alto le parole di Pumbla Gobodo Madikizela, certa che solo fermandosi a leggere il passato e cercando di riscoprire di persona l’umanità dell’altro, vittime e carnefici possano incontrarsi sulla strada della riconciliazione. sudafrica #riconciliazione #giustizia Facebook Twitter Send by mail.

 

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