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Vincere la tentazione di salire in cattedra

Quale ruolo per gli intellettuali?” è il titolo del convegno promosso dal centro di ricerca “ Letteratura e cultura dell’Italia unita ” il 30 ottobre a Milano. Pubblichiamo l’articolo del professor Gabrio Forti di Gabrio Forti * La parola ‘intellettuale’ (prima ancora di chi impersoni la categoria) non gode di buona fama (e di buona stampa). Tra esse, non v’è dubbio, gli esempi di “cortigianeria” che la storia, antica e recente, ci ha restituito a profusione: la soggezione al Potere, certo, e all’ambigua fascinazione esercitata su certi ‘intellettuali’ di rango dalla forza e dalla violenza di Stato, ma anche a ben precise militanze ideologiche. Non ha aiutato, poi, la pervicace incapacità di scendere dal piedistallo e comunicare, se non con la proverbiale casalinga di Voghera, con un pubblico appena più ampio di quello dei salotti bene o dei convegni accademici. Forse però, più che della condizione degli intellettuali, sarebbe meglio preoccuparsi, come faceva il Manzoni nella Storia della colonna infame , dell’«effetto» e dell’«intento del lavoro intellettuale», specie nelle materie «più importanti e necessarie all'umanità», tra le quali lo scrittore annoverava le questioni di giustizia. Una società, aggiungerei a questi auspici di Krugman, che consideri il lavoro intellettuale aperto a tutti i «capaci e meritevoli», come recita la nostra Costituzione, e in quanto tale portatore con fierezza della pretesa che tutti debbano prestarvi l’attenzione degna dell’impegno richiesto per conquistarsene l’esercizio. docente di Diritto Penale, facoltà di Giurisprudenza , direttore dell’ Alta Scuola “Federico Stella” sulla giustizia penale , campus di Milano Settimo contributo di una serie di articoli dedicati al ruolo degli intellettuali #intellettuali #cultura #giustizia #ricerca Facebook Twitter Send by mail.

 

Oltre la corruzione, la cura delle norme

milano Oltre la corruzione, la cura delle norme L’eccedenza di regole e la previsione di sanzioni numerose e spesso inefficaci sono il segno del deteriorarsi della convivenza civile. L’appello del giurista Gabrio Forti a dotarsi della “nobiltà di spirito” per rispondere alla domanda di giustizia. Oltre la corruzione delle regole e dei saperi (Vita e Pensiero 2018), di Gabrio Forti , docente di Diritto penale e Criminologia e direttore dell’Alta Scuola Federico Stella sulla Giustizia Penale. A introdurre i lavori è stato il rettore Franco Anelli che, oltre a elogiare l’originalità della presentazione, ha ringraziato il professor Forti per l’attività di giurista-letterato che dà «nobiltà culturale alla materia giuridica», che altrimenti rischia di sfociare nel «tecnicismo». L’autore - ideatore tra l’altro dei seminari di “ Giustizia e letteratura ” raccolti sempre in una collana della casa editrice Vita e Pensiero - intesse nel volume un dialogo tra letteratura e diritto, unendo sapiente conoscenza e approfondimento letterario a concretezza del fenomeno giuridico. L’eccedenza di norme che disciplinano minuziosamente i variegati e mutevoli casi delle umane vicende, e la previsione di sanzioni numerose, e spesso inefficaci, sono il segno della corruzione delle regole della civile convivenza che proietta deleteri effetti sul futuro, in particolare delle giovani generazioni. I relatori hanno evidenziato che la corruzione delle norme è un fenomeno tipico delle epoche di decadenza culturale del diritto, anche a causa del degrado di qualità del legislatore.

 

La memoria che libera dall’odio

milano La memoria che libera dall’odio In largo Gemelli alcune testimonianze in occasione della Giornata dei Giusti dell’umanità : sono persone che, in situazione difficili e pericolose, hanno avuto la forza di pensare con la propria testa, di non farsi trascinare dalla violenza e dalla miseria. Una giornata, quella del 6 marzo, per la quale si è fortemente battuta Milena Santerini , docente di Pedagogia dell’Università Cattolica, nonché prima firmataria della Legge 212/2017 che l’ha istituita. Il tema della resistenza e della reazione è stato ripreso più volte anche dal fondatore e presidente di Gariwo, la foresta dei Giusti, Gabriele Nissim , definendo l’immobilità e l’indifferenza, uno dei mali più infimi che l’essere umano possa esprimere. Ognuno di noi è un soggetto attivo, e in quanto tale, può sempre compiere una scelta di rottura, liberando gli oppressi dal giogo del male. I Giusti sono come tutti noi, non sono supereroi, hanno solo avuto la forza di pensare con la propria testa, di non farsi trascinare dall’odio e dalla miseria». Durante l’incontro hanno fatto sentire la propria voce quelle persone che videro con i propri occhi le azioni dei Giusti e che, grazie a queste, sono riuscite a testimoniare gli orrori subiti. Noi abbiamo sempre una scelta che sia giusta o sbagliata, noi abbiamo la scelta di vivere come essere umani o come animali.

 

Algoritmo in tribunale: giudice o imputato?

Nella nuova puntata dello speciale sull’ intelligenza artificiale , il professor Gabriele Della Morte spiega vantaggi e rischi della rivoluzione tecnologica applicata alla giustizia. Ciò premesso, appiattire l’attività di interpretazione giuridica a livello di mera esperienza di calcolo comporta dei rischi. Il giurista avveduto sa bene che la storia si nutre anche di discontinuità , e che talvolta sono state proprio le interpretazioni di rottura a innescare spirali volte al rafforzamento di interessi sino a quel momento privi di tutela. Tutto questo l’algoritmo non è in grado di comprenderlo, se non registrando prima, e mimetizzando poi, una sequenza di discontinuità che in tal modo diventerebbero a loro volta continue! Quanto sostenuto è particolarmente evidente nel quadro della protezione dei diritti umani, dove il ricorso a decisioni fondate in un’ottica predittiva (ergo sulla base dei big data ) può entrare facilmente in rotta di collisione con la natura prescrittiva del diritto. docente di Diritto internazionale penale, facoltà di Giurisprudenza , Università Cattolica Sedicesimo articolo di una serie dedicata a come l’intelligenza artificiale ci sta cambiando Per un primo approfondimento, cfr.: GABRIELE DELLA MORTE, Big data e protezione internazionale dei diritti umani. intelligenza artificiale #ia #giustizia #processo Facebook Twitter Send by mail ARRIVANO I ROBOT - IL DIBATTITO L’ intelligenza artificiale non è più fantascienza e le sue applicazioni sono entrate nella vita di tutti i giorni.

 

Ambrosoli, giustizia italiana da riformare

milano Ambrosoli, giustizia italiana da riformare «La magistratura non è un fattore di sviluppo del Paese, perché chiunque deve assumersi una responsabilità pubblica ha il terrore di rimanere invischiato in qualcosa che non riesce a dominare». Lo ha detto Umberto Ambrosoli a proposito della situazione della giustizia in Italia alla luce dei fatti che hanno messo nell’occhio del ciclone la magistratura italiana. L’avvocato milanese è intervenuto lunedì 17 giugno all’Università Cattolica per parlare agli studenti della facoltà di Giurisprudenza nell’ambito dell’incontro dal titolo: “Giorgio Ambrosoli. Quella di mio padre è una bella storia da raccontare in una fase storica in cui le persone ignorano il passato e sono irresponsabili verso il futuro». L’evento è stato introdotto dai saluti del preside della facoltà di Giurisprudenza dell’Università Cattolica Stefano Solimano e del docente di Diritto commerciale Vincenzo Cariello . Intervistato ai microfoni di Cattolicanews si è soffermato anche sulla crisi e sulla corruzione della magistratura italiana. ambrosoli #giustizia #magistratura #politica Facebook Twitter Send by mail.

 

Ricordando il giudice Livatino

milano Ricordando il giudice Livatino Un convegno dedicato alla memoria del “giudice ragazzino”, ucciso dalla Mafia agrigentina nel 1990 a soli 38 anni. Gli interventi, tra gli altri, dell’arcivescovo di Milano monsignor Mario Delpini e del presidente dell’Anac Raffaele Cantone by Nicolò Casali | 13 marzo 2019 «In una società civile non si dovrebbe chiedere coraggio a un magistrato, se non quello delle decisioni che deve prendere». Con queste parole, il rettore dell'Università Cattolica del Sacro Cuore, Franco Anelli , ha aperto il convegno, tenutosi martedì 12 marzo nella sede di largo Gemelli, dedicato alla memoria di Rosario Livatino , magistrato assassinato dalla mafia agrigentina il 21 settembre del 1990 all'età di soli 38 anni. Dal 2011, inoltre, è iniziato l'iter di beatificazione che si è concluso nel settembre dello scorso anno. Seguendo il caso di Livatino – ha concluso monsignor Delpini - mi pare che il messaggio sia che tutti possono diventare santi, però questo comporta la discesa agli inferi e un innalzamento nella gloria di Dio». Quando poi sono venuto a Milano, mi sono portato nel cuore l'idea di ricordarlo pure qua. Lui aveva capito che era giusto adottare misure di prevenzione, personale e patrimoniale, contro i mafiosi poiché per loro l'ostentazione della ricchezza serve ad accrescere il loro potere». Il Presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione, Raffaele Cantone , ha poi spiegato qual è stata l'impronta principale lasciata dal servizio svolto da Livatino: «Il suo apporto è quello di aver permesso alla Chiesa di sdoganare la lotta alla Mafia.

 

Giustizia, da Sturzo l’invito a bonificare i pozzi avvelenati della pubblica opinione

Un ambito inscindibile dall’orizzonte morale e che della politica (e della sovranità) è una componente fin troppo vistosamente rappresentativa. La più avanzata riflessione dei penalisti si iscrive del resto, da tempo, in quella che viene detta la politica criminale, ovvero il sistema delle decisioni politiche, auspicabilmente razionali e legittime, in materia criminale. Due grandi figure che, riprendendo le parole di Sturzo, hanno sentito «alto», fino al supremo sacrificio, «il dovere di cooperare ai fini superiori della Patria, senza pregiudizi né preconcetti ». La cosiddetta ‘pace’, imbastita sotto l’ombra greve della paura e del risentimento, fu soprattutto, al di là della retorica e delle buone intenzioni, la prosecuzione con altri mezzi della guerra cui asseriva di voler porre rimedio. Quell’esperienza, che l’anniversario merita di riportare alla nostra attenzione, vale come ennesima illustrazione degli effetti moltiplicatori della violenza prodotti dalla smania di rivalsa e di restituzione del torto. Proprio come avviene ogni giorno di fronte alla emergenza epocale delle migrazioni, ridotta a un mero coacervo di colpevoli da braccare e punire (scafisti, ONG, migranti stessi, ecc.). docente di Diritto penale e Criminologia, facoltà di Giurisprudenza , direttore dell’ Alta Scuola “Federico Stella” sulla giustizia penale Settimo articolo di una serie dedicata ai cento anni dall’Appello ai liberi e forti di don Luigi Sturzo #giustizia #sturzo #penale #criminale Facebook Twitter Send by mail.

 

La giustizia senza risentimento

vita e pensiero La giustizia senza risentimento È dall’intreccio di corruzione delle norme e dei saperi che sorge il bisogno di cura (anche nel senso di prendersi cura) che dà il titolo al libro del professor Gabrio Forti. Abbiamo incontrato l’autore, professore di diritto penale dell’Università Cattolica e direttore dell’Alta Scuola “Federico Stella” sulla giustizia penale, per capire meglio lo stato di salute della nostra giustizia e quanto questo ci riguardi. Tale patologia che coinvolge l’intero ordinamento – e che nel libro viene definita “corruzione delle norme” – produce un effetto anche più grave della inflazione prodotta dall’eccesso di “moneta” punitiva». C’è quindi un legame tra l’erosione del diritto e quello della conoscenza? «Per intervenire in modo misurato e proporzionato, non “eccedente”, norme e sanzioni devono essere preparate dallo studio e dalla conoscenza dei problemi che pretendono di affrontare. È da questo intreccio di corruzione delle norme e dei saperi che sorge il bisogno di cura (anche nel senso di “prendersi cura”) che dà il titolo al libro». Ma cosa ha a che fare l’alterità con la legge che è fatta da regole ben precise? «La legge deve saper trovare ‘parole giuste’ che rendano il più possibile giustizia alla molteplicità dei mondi umani. Perché solo la comprensione senza modelli astratti e precostituiti delle situazioni sociali su cui si vuole agire beneficamente è in grado di realizzare in modo persuasivo e non retorico le condizioni di una buona convivenza, che sono poi anche quelle conformi a i principi enunciati dalla nostra Costituzione.

 

Dialettica dei confini e diversità culturale

milano Dialettica dei confini e diversità culturale Al Seminario permanente dei ricercatori un momento di riflessione comune sulle difficoltà che caratterizzano l’attuale convivenza sociale, nella quale sono alimentate ideologie fondate sull’esasperazione delle differenze identitarie, culturali e religiose. febbraio 2019 di Lara Ferla e Paola Mastrolia Un momento di riflessione interdisciplinare sulle difficoltà che caratterizzano l’attuale convivenza sociale, nella quale sono alimentati orientamenti di pensiero ma anche ideologie fondate sull’esasperazione delle differenze identitarie, culturali e religiose. Di grande attualità ed urgenza, in questo momento storico, è una riflessione sul concetto di “ confine ”, inteso generalmente nel suo senso più immediato – ma riduttivo – di delimitazione, di separazione tra entità geo-politiche, sociali e culturali disomogenee. Proprio alla luce dell’esempio di questi narratori, autentici “uomini di confine”, il giurista – ma anche ciascun cittadino – dovrebbe sentirsi chiamato a un atteggiamento di maggiore apertura di fronte alla diversità e ad un senso di responsabilità nei confronti dell’umanità che la stessa esprime. A partire da queste premesse le riflessioni del relatore si sono poi concentrate sulla dimensione giuridico-penalistica, che nell’attualità manifesta in misura sempre più evidente la presenza di conflitti culturali, originati dalla convivenza di persone provenienti da contesti socio-culturali, oltre che giuridici, anche notevolmente differenti. In particolare, il trattamento in bonam partem per l’autore di un reato culturalmente motivato potrebbe essere interpretato come sottovalutazione delle esigenze di tutela della persona che tale reato subisca, che non può essere destinataria di una giustizia “affievolita” in ragione della propria provenienza culturale. Il seminario, tenuto dal dottor Alessandro Provera , assegnista di ricerca in Diritto penale, si è svolto lo scorso mercoledì 23 gennaio, alla presenza del preside della facoltà di Giurisprudenza, professor Stefano Solimano , del direttore del Dipartimento di Scienze giuridiche, professor Antonio Albanese , di docenti, ricercatori, dottorandi e studenti.

 

Beni culturali sottratti, la via alternativa della dispute resolution

milano Beni culturali sottratti, la via alternativa della dispute resolution Il problema della restituzione tra ricorso a modelli di negoziazione adattati alla specificità culturale del bene conteso e prospettive di natura riparativa, in grado di “rendere giustizia” ai conflitti storici e identitari sottesi al bene da rimpatriare. by Agostino Picicco | 12 luglio 2019 La richiesta di restituzione di beni culturali sottratti o esportati illecitamente crea una serie di controversie. In via preliminare ha rilevato che la tutela dei beni culturali è cresciuta, anche grazie e una più adeguata normativa, dato che il disvalore del traffico illecito di beni culturali nella coscienza sociale è equiparato a quello delle armi e della droga. È evidente però che i beni culturali rappresentano una tipologia particolare nell’ambito dei beni patrimoniali in quanto rappresentano un valore di testimonianza di civiltà e hanno un valore simbolico, identitario, di memoria storica: di qui l’importanza della loro conservazione e recupero. Di particolare rilievo è l’attività svolta dai carabinieri per il recupero di tali beni, prima ancora dell’azione penale verso i soggetti autori di illeciti. Sulla prospettiva negoziale nell’ambito della tutela di tali beni e della risoluzione delle controversie si è soffermato Alessandro Chechi , ricercatore di Diritto del patrimonio culturale presso l’Université de Genève e docente di Diritto internazionale pubblico presso l’Université Catholique de Lille. Il tema della giustizia riparativa nell’ambito della restituzione dei beni culturali è stato affrontato da Claudia Mazzucato , che in Cattolica insegna questa disciplina.

 

Il ponte tra giustizia e letteratura

MILANO Il ponte tra giustizia e letteratura Nella tavola rotonda promossa dal Centro Studi “Federico Stella” sulla Giustizia penale e la Politica criminale a Palazzo di Giustizia sono emersi i punti di contatto tra le due discipline: entrambi devono prestare la dovuta “attenzione al concreto”. by Fabio Gino Seregni | 25 marzo 2016 Rendere visibile il ponte che collega il diritto con la letteratura. È quanto hanno permesso di fare i relatori della tavola rotonda che si è tenuta a Palazzo di Giustizia di Milano (vedi a lato). La letteratura, infatti, è un tentativo di esprimere un’esperienza vissuta, che non è mai semplicemente un susseguirsi di atti, ma è intreccio, complessità e interrelazione. L’arte dello scrivere è, pertanto, un vero e proprio atto di giustizia per cogliere l´essenza della cosa che si rappresenta. Solo in questo modo la pronuncia giurisdizionale non è portatrice di violenza, diventando atto di riconoscimento, che racconta il male avvenuto, non fossilizzandosi sul passato di un conflitto irrisolto, ma rivolgendosi al futuro, consentendo di ricucire i rapporti tra autore del delitto e vittima. Il ponte che collega la letteratura al diritto è quindi fatto di parole vere, di un linguaggio responsabile che consente di entrare in contatto con la propria individualità e con quella dell’altro ed è volto alla comprensione e a rendere giustizia.

 

Corporate crimes, a difesa delle vittime

MILANO Corporate crimes, a difesa delle vittime Un innovativo progetto di ricerca-azione, finanziato dalla Commissione Europea e condotto dal Centro studi “Federico Stella” tra chi ha subito illeciti commessi da società commerciali, sarà presentato il 13-14 ottobre in un convegno internazionale a Milano. settembre 2016 Una tipologia di vittime tanto vulnerabile quanto numerosa. È l’enorme platea di persone, computabile in milioni a livello mondiale, offese da reati commessi da società commerciali implicanti danni alla vita, alla salute o all’integrità fisica. Individui e comunità esposti a una vittimizzazione per lo più invisibile o misconosciuta ma non meno grave rispetto a quella prodotta dalla criminalità comune e, pertanto, non meno bisognosa di reclamare una risposta urgente dalle istituzioni della giustizia. Implementation of Directive 2012/29/EU for victims of corporate crimes and corporate violence» saranno presentati nel corso del convegno internazionale Victims &; Corporations. Rights of Victims, Challenges for Corporations, Potentials for New Models of Criminal Justice in programma nelle giornate di giovedì 13 e venerdì 14 ottobre ( Aula Magna , largo Gemelli 1 – Milano). Per maggiori dettagli sul progetto e sul convegno: www.victimsandcorporations.eu #corporatecrimes #corporateviolence #giustizia #diritto Facebook Twitter Send by mail.

 

Il giurista e la “cura” dei diritti umani

MILANO Il giurista e la “cura” dei diritti umani Il seminario organizzato dai ricercatori del Dipartimento di Scienze Giuridiche per la ricorrenza della Giornata della Memoria è stata un’occasione per riflettere circa legittimazione, modalità e limiti dell’intervento giuridico, in particolare penalistico. Una riflessione resa possibile dal seminario permanente organizzato mercoledì 25 gennaio dai ricercatori del Dipartimento di Scienze Giuridiche sul tema “Memoria e comprensione dell’“altro” tra difesa sociale e garanzie individuali: la prospettiva giusletteraria per un diritto penale democratico” . La legislazione penale si trasforma allora in strumento di discriminazione, di disuguaglianza, di mortificazione della dignità umana, accelerando quel processo di de-umanizzazione già in atto sul piano sociale. Ricordando quanto affermato dalla statunitense Martha Nussbaum nei suoi più recenti studi, la dottoressa Visconti ha sottolineato come le narrazioni letterarie siano in grado di sviluppare l’“immaginazione narrativa” del lettore, le sue capacità di ascolto e di immedesimazione empatica nelle condizioni di un soggetto “altro”. L’imponente immigrazione in atto verso il nostro Paese, le differenze religiose e culturali che innervano il tessuto sociale, le disuguaglianze economiche e sociali, le spinte ideologiche che divengono oggetto di strumentalizzazione nel fenomeno del terrorismo internazionale costituiscono questioni urgenti che segnano l’attuale dibattito storico, culturale e giuridico. Al rischio che le esigenze di sicurezza sovrastino i diritti fondamentali dell’individuo si affiancano i rischi di politiche criminali di impronta generalizzante e riduttiva nei confronti della diversità, che sacrificano acriticamente le potenzialità dell’“identità” individuale e le esigenze di uguaglianza sostanziale. La Giornata della memoria costituisce, dunque, un monito importante e attuale per il giurista ad impegnarsi nel perseguimento di obiettivi di uguaglianza in tema di dignità e diritti da riconoscersi a prescindere da qualsivoglia diversità fattuale esistente tra le persone.

 

Nemici o fratelli al di là della trincea. La “tregua di Natale” del 1914

La “tregua di Natale” del 1914 L’ottava edizione di “Giustizia e letteratura” è dedicata alla Prima Guerra Mondiale. Al centro della lezione introduttiva l’episodio della “tregua di Natale” del 1914, in cui soldati di eserciti nemici sospesero i combattimenti con episodi di fratellanza. In tal senso, la letteratura della Grande Guerra è un banco di prova essenziale per ogni riflessione sul male, riferendosi a una delle più grandi tragedie dell’umanità che abita ancora la contemporaneità con il suo carico di dolore, ingiustizie e sofferenze. Come ha ricordato Arturo Cattaneo , docente di Lingua e letteratura inglese dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, il primo conflitto mondiale è un esempio tipico di guerra moderna che, prima ancora degli eserciti, ha coinvolto i popoli. L’elemento “massivo” ha cominciato a svilupparsi fin dai primi giorni della dichiarazione di guerra, esprimendosi in una sorta di frenesia patriottica, di trasporto personale, animato dalla riscoperta di un’unità nazionale data dalla contrapposizione con il nemico. L’orrore della guerra è magistralmente descritto dal poeta britannico, Wilfred Owen, nella poesia Dulce et decorum est e da altri autori della war poetry , quali esponenti di una letteratura che reagisce con sdegno alla ridondante retorica dei governanti nel perorare una guerra avvilente e degradante. giustizia #letteratura #grandeguerra #warpoetry Facebook Twitter Send by mail GIUSTIZIA E LETTERATURA 2016/2017 Lo scorso 24 novembre si è tenuta nella sede milanese dell’Università Cattolica la prima lezione dell’ottavo ciclo seminariale “Giustizia e Letteratura”, dal titolo Nemici o fratelli al di là della trincea.

 

La prima lezione di Raffaele Cantone

MILANO La prima lezione di Raffaele Cantone Il presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione, in cattedra al corso Copat promosso dalla convenzione tra l’Ateneo e l’Anac, ha parlato dell’importanza di far crescere la cultura della prevenzione e della repressione del fenomeno corruttivo. Il professor Forti ha ringraziato l’Anac per la fattiva collaborazione con l’Ateneo, promossa con la stipula della Convenzione triennale dello scorso 16 marzo 2017. Conoscenza che è richiesta per tutti i professionisti che, a qualunque titolo, si debbano occupare di corruzione (funzionari della Pubblica amministrazione, giudici, avvocati), non ultimo il legislatore, chiamato a dare risposte efficaci. Il Parlamento, in risposta a tali crimini, con il decreto legge in esame, ha “nuovamente” riformato la Pubblica amministrazione, potenziando l’attività dell’Anac. In particolare, sono stati attribuiti poteri di controllo straordinario sull’ente gestore di Expo, e - in presenza di situazioni sintomatiche di condotte illecite - su una qualsiasi impresa aggiudicataria di appalti pubblici, prevedendo finanche la possibilità di sostituirsi agli organi gestori della stessa (il cosiddetto commissariamento). La norma è stata introdotta per soddisfare una duplice esigenza: tutelare l’efficienza della Pubblica amministrazione e reprimere le condotte corruttive di aziende a rilevanza pubblica. Non sono tuttavia mancate, come ha avuto modo di sottolineare il relatore, critiche derivanti da un difetto di tassatività e chiarezza del testo normativo, che ha determinato non poche problematiche applicative.

 

Il Sudafrica sale in cattedra

Milano Il Sudafrica sale in cattedra Unione e perdono versus separazione e vendetta: la travagliata storia del Paese dilaniato dall'apartheid nelle parole dei testimoni in video e in un’intervista di Avvenire. Riflessioni a margine del convegno internazionale del 7 e 8 aprile. aprile 2016 La parola chiave è “riconciliazione”. Al centro della due giorni sul Sudafrica che si è conclusa venerdì 8 aprile il tema della riconciliazione ha aperto nuovi orizzonti con l’obiettivo di provare a leggere i conflitti che dilaniano il mondo alla luce di una nuova prospettiva. Mettiamo qui a disposizione l’intervista che Avvenire ha realizzato con la Damelin nei giorni del convegno e i video che in sintesi raccontano gli interventi dei relatori stranieri intervenuti. In alto le parole di Pumbla Gobodo Madikizela, certa che solo fermandosi a leggere il passato e cercando di riscoprire di persona l’umanità dell’altro, vittime e carnefici possano incontrarsi sulla strada della riconciliazione. sudafrica #riconciliazione #giustizia Facebook Twitter Send by mail.

 

Assassinio nella cattedrale, mai più

Monsignor Juan Gerardi Conedera, il vescovo ausiliare di Città del Guatemala di origini venete, fu trovato il 26 aprile 1998 col cranio fracassato in una pozza di sangue, in una strada della capitale. Aveva presentato solo qualche giorno prima il rapporto Guatemala nunca más da cui emergevano le responsabilità dell’esercito guatemalteco nell’omicidio, nella tortura e nella sparizione di oltre duecentomila civili durante il mezzo secolo di conflicto armado interno che aveva sconvolto il paese. A raccontare al pubblico dell’aula Gemelli lo scorso 16 marzo gli antefatti e gli sviluppi di quell’episodio centrale nella storia del Guatemala è stato il professor Dante Liano , con la passione di chi quella storia l’ha vissuta in prima persona. Durante questi anni terribili il vescovo Gerardi aveva già sfidato le gerarchie militari chiudendo la tormentata diocesi di Quichè e chiedendo aiuto a Giovanni Paolo II, la cui lettera di protesta al governo guatemalteco costò al vescovo più di tre anni di esilio in Costa Rica. Era inevitabile che, dal lavoro della Commissione non potesse che scaturire una verità parziale, incapace di sanare le ferite della campagna di terrore dei militari. Per ovviare a queste carenze la Chiesa Guatemalteca si assunse l'impegno di redigere un rapporto indipendente, che indicasse chiaramente i responsabili dell’uccisione di centinaia di migliaia di persone - più di 40.000 desaparecidos e 400 villaggi rasi al suolo assieme ai propri abitanti -. Dante Liano ha accompagnato il pubblico nell’intricata vicenda processuale scaturita da questo episodio, contraddistinta dai tentativi di una magistratura, connivente con il potere politico e le strutture militari, di creare una realtà alternativa, costruita ad arte, fatta di relazioni omosessuali e figli illegittimi.

 

Dolore, memoria e verità di Caporetto

MILANO Dolore, memoria e verità di Caporetto Il 2 marzo si è tenuto il secondo incontro dell’ottava edizione del ciclo “Giustizia e letteratura” dedicato alla dodicesima battaglia dell’Isonzo. Un evento che nell’immaginario collettivo si è imposto come il paradigma del tracollo di un intero Paese. by Emanuele Stefano Regondi | 22 marzo 2017 La sconfitta di Caporetto, da molti ritenuta la più grande disfatta dell’esercito italiano, rappresenta una vicenda che ha da sempre trasceso la pura dimensione storica, imponendosi alla memoria generale come il paradigma del tracollo di un intero Paese. Del “mito” della XII battaglia dell’Isonzo si è occupato il secondo incontro del ciclo di “Giustizia e letteratura” dedicato alla Grande Guerra, dal titolo «Dalla sconfitta al riscatto. Occuparsi di Caporetto, ricorda lo storico Mario Isnenghi , significa innanzi tutto cercare di comprendere le ragioni della sua proverbialità, così dirompente da non permettere più una piena e completa redenzione neanche dopo la vittoria finale del novembre 1918. Nelle parole di Alessandro Provera , assegnista di ricerca di Diritto penale alla facoltà di Giurisprudenza dell’Università Cattolica, la letteratura caporettiana offre alcuni importanti spunti anche al giurista, ponendolo a confronto con alcune delle tematiche care alla riflessione sulla Giustizia nella modernità. giustizia #letteratura #grandeguerra Facebook Twitter Send by mail GIUSTIZIA E LETTERATURA Il ciclo di incontri proseguirà il 29 marzo con lo spettacolo «Parole e canti della Grande Guerra» che introdurrà il convegno conclusivo del 30 marzo dal titolo «Il volto dell’altro nelle tempeste di acciaio.

 

Riconciliazione, la lezione del Sudafrica

Milano Riconciliazione, la lezione del Sudafrica Il 7 e 8 aprile 2016 a Milano saranno ospiti alcuni protagonisti della storia del Paese che ha accolto la sfida della giustizia di fronte alla violenza. Il Sudafrica vent’anni dopo ” in Università Cattolica riaprirà il dibattito alla presenza di alcuni testimoni che hanno vissuto la storia di questo Paese. Il tema di fondo è di enorme attualità: il superamento di violenze collettive e la ricostruzione di legami sociali rispettosi delle diversità. Ospiti d’eccezione saranno alcuni protagonisti della lotta all’apartheid, nonché figure decisive nel processo di riconciliazione del Paese, culminato nella costituzione della Commissione per la Verità e la Riconciliazione. Da allora Robi Damelin è impegnata nel Parents Circle , l’associazione di famiglie israeliane e palestinesi che, avendo perso uno dei propri cari a causa del conflitto, tentano strenuamente di promuovere la cessazione delle violenze. Seguirà l’intervento di Eddy Van der Borght , teologo belga che ha studiato il significato politico, sociale e religioso della riconciliazione nel processo “costituente” del Sudafrica democratico e la figura dell’arcivescovo Desmond Tutu. Discuterà con loro Marco Rizzi della Cattolica, mentre le conclusioni del convegno saranno affidate a Robi Damelin per uno sguardo sul futuro.

 

Giustizia divina, diritto terreno

MILANO Giustizia divina, diritto terreno Mito e narrazioni della giustizia nel mondo greco è il tema del nono ciclo seminariale su “Giustizia e letteratura”. Il passaggio dalla giustizia violenta a un modello dialogico, regolato – che nella Grecia antica si coglie anzitutto nelle Eumenidi di Eschilo –, richiama la dinamica del processo penale, che è, «in fondo, un grande spettacolo teatrale». Con riferimento alla letteratura greca del periodo arcaico, il termine “Dike” (che ricorre cinque volte nell’Iliade) indica, alternativamente, la sentenza di un giudice o le ragioni di una parte, e, in un caso, la giustizia divina. Esso muove – conclude Mario Cantilena – dal presupposto secondo cui la condizione umana è caratterizzata da fragile incertezza e impotenza, ed è soggiogata dall’ostilità divina , che è potenza dominatrice: la spietata giustizia degli dei è incomprensibile all’uomo e spesso imperscrutabile. Questa logica della perfetta retribuzione e proporzionalità lascia aperti alcuni spiragli che suggeriscono un ideale di giustizia diversa , ove sembra quasi profilarsi uno schema “assembleare”, una giustizia della “misura” che si ottiene attraverso il “logos” , il dialogo, il confronto dialettico. La nascita stessa del concetto di “responsabilità” è legata alla comprensione del fatto che sia necessario reagire alla “hybris” , che è la tracotanza, la prima forma di ingiustizia come annientamento sproporzionato dell’altro da sé. Il ciclo seminariale proseguirà il 1° marzo 2018 con un incontro dal titolo Il conflitto fra giustizia e legge nel teatro greco a cui parteciperanno in veste di relatori Antonietta Porro , docente di Letteratura greca all’Università Cattolica, Mario Cantilena e Vincenzo Militello , docente di Diritto penale all’Università degli Studi di Palermo.

 

Corruzione, Cantone in cattedra

cattolicapost Corruzione, Cantone in cattedra Il presidente dell’Anac , insieme ad altri componenti dell’Autorità nazionale con cui l’Ateneo ha sottoscritto una convenzione , sarà tra i docenti del nuovo corso di perfezionamento in Anticorruzione e trasparenza . by Pierpaolo Astorina Marino | 13 dicembre 2016 Ci sarà anche Raffaele Cantone tra i docenti dell’innovativo corso di perfezionamento in Anticorruzione e Trasparenza ( Copat ) . Il progetto nasce dalla collaborazione tra l’Università Cattolica, e in particolare il Centro Studi “Federico Stella” sulla Giustizia penale e la Politica criminale (Csgp), e l’ Autorità Nazionale Anticorruzione (Anac) . Al contempo, si pone all’avanguardia nella realizzazione di quella partnership tra pubblico e privato sempre più richiesta dalle politiche di prevenzione e sempre più al centro dei bisogni delle pubbliche amministrazioni e delle aziende. Tra le sue principali finalità quella di fornire ai partecipanti gli strumenti di conoscenza indispensabili per comprendere l’assetto attuale della tutela amministrativa e penale, coniugando, attraverso un approccio marcatamente interdisciplinare, un’approfondita disamina della normativa e della giurisprudenza con l’apprendimento dei saperi necessari per acquisire una solida padronanza della materia. È prevista una prova finale consistente nella presentazione di un elaborato scritto su uno dei temi oggetto del Corso. Questioni e modelli emergenti tra diritto, etica ed economia” , in programma nelle giornate di giovedì 16 marzo e venerdì 17 marzo nella Cripta Aula Magna dell’Università Cattolica.

 

Law&Literature, la giustizia incontra il romanzo

Il Centro organizza un ciclo di seminari all’interno dell’Università Cattolica che si protrarrà fino ad aprile 2010 e si pone l’obiettivo di far luce sull’interpretazione di opere letterarie inerenti al tema della giustizia. La top five dei libri più investigati nei corsi di Law&;Literature Usa comprende Il Mercante di Venezia di Shakespeare al primo posto, seguito da Billy Bud di Melville, l’ Antigone di Sofocle, Il Processo di Kafka e A Sangue Freddo di Truman Capote. Alcuni di questi testi saranno oggetto anche del ciclo di seminari, assieme ad altri classici come Delitto e Castigo e La Cognizione del Dolore , ma anche a contributi originali, per esempio sul rapporto tra criminologia e cinema. Il confronto con la letteratura può aiutare i futuri giuristi ad affinare il proprio senso della giustizia - spiega Gabrio Forti , docente di Diritto penale e direttore del Centro “Stella” -, oltre a ridurre la distanza tra il diritto e la vita reale. La storia vissuta attraverso l’esperienza concreta è anche il filo conduttore de La Delazione di Roberto Cazzola , presentato nel corso del primo seminario del ciclo; l’autore ne ha discusso con i giovani giuristi Arianna Visconti e Alessandro Provera . Nella sua terza prova narrativa lo scrittore torinese racconta il dramma delle persecuzioni degli ebrei nella Torino del 1944 attraverso la storia di una coppia, la ragazza ebrea Selma e Alfredo. Secondo l’autore la causa è la stupidità morale degli individui, intesa non come una deficienza intellettuale, ma come la rinuncia alla propria libertà che induce il singolo ad adeguarsi a un atteggiamento generale e chiudere gli occhi di fronte alle conseguenze, dirette o indirette, delle proprie azioni.

 

Corporate crimes, vittime da difendere

MILANO by Fabio Gino Seregni | 10 novembre 2016 Corporate crimes, vittime da difendere Un progetto del Centro studi Federico Stella elabora linee guida per i legislatori e gli operatori del diritto in Germania, Italia e Belgio, per garantire protezione a chi è danneggiato dai reati di società e multinazionali. La presentazione in un convegno I crimini economici delle corporations, la tutela delle vittime in una prospettiva europea e la ricerca di nuove forme di giustizia penale sono stati i temi al centro del convegno internazionale “Victims and Corporations. Il numero delle vittime di tali reati, in particolar modo in relazione agli illeciti che hanno conseguenze sull’ambiente e la sicurezza dei prodotti alimentari e farmaceutici, sarà inesorabilmente destinato a crescere in futuro a causa dei lunghi periodi di latenza delle patologie derivanti dall’esposizione agli agenti tossici. Come ricordato dalla professoressa Claudia Mazzucato , docente di Diritto penale all’Università Cattolica, questi crimini assumono i lineamenti del “cavallo di troia” , perché spesso derivano dalla promessa, non mantenuta, da parte delle corporations di portare progresso e benessere alla società. Lo scopo primario del progetto è, dunque, elaborare linee guida per i legislatori e gli operatori del diritto dei tre Paesi coinvolti che, sulla base dell’esatta comprensione degli specifici bisogni della vittima, garantiscano una completa protezione di quest’ultima mediante l’impiego di strumenti di tutela personalizzati. Sono seguite significative testimonianze di associazioni di vittime da reato, tra cui quella di Bruno Pesce , esponente dell’Associazione Familiari Vittime Amianto (AFeVA) di Casale Monferrato, e del mondo imprenditoriale, quale quella di P ier Giuseppe Biandrino , direttore Legal e Corporate Affairs di Edison S.p.A. Di seguito gli interventi di John Braithwaite , docente di Criminologia all’Università Nazionale d’Australia e fondatore di RegNet (the Regulatory Institutions Network), Adán Nieto Martín , professore di Diritto penale all’Università di Castilla La Mancha, e Paulo Pinto de Albuquerque , giudice della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo.

 

Paolo Grossi e quella laurea in Cattolica

PIACENZA 25 febbraio 2016 Paolo Grossi e quella laurea in Cattolica Il nuovo presidente della Corte Costituzionale ha un legame di lunga data con l’Ateneo. Nel febbraio 2007 la facoltà di Giurisprudenza del campus di Piacenza conferì al giurista il titolo accademico honoris causa È Paolo Grossi il nuovo presidente della Corte Costituzionale. Giurista e storico, il professore di Storia del diritto e di Diritto canonico in numerosi atenei nazionali, è legato da una profonda amicizia con l’Università Cattolica del Sacro Cuore. In numerose occasioni il neo-presidente della Consulta ha manifestato la sua vicinanza alla Cattolica prendendo parte a manifestazioni promosse dalle facoltà di Giurisprudenza delle sedi di Milano e di Piacenza. Tra queste, in particolare, va ricordata la sua partecipazione a un incontro organizzato in largo Gemelli per ricordare il professor Adriano Cavanna , ordinario di Storia del diritto alla facoltà di Giurisprudenza di Milano. Nel febbraio 2007 la facoltà di Giurisprudenza della sede di Piacenza, in occasione del Dies Academicus, conferì al professor Grossi la laurea honoris causa . Oltre il soggettivismo giuridico moderno , il titolo della lectio magistralis pronunciata dal giurista nel corso della cerimonia.

 

La sentenza di Bob Dylan

Della sua visione delle regole, che difende il debole contro le prepotenze dei potenti, parlano il magistrato Armando Spataro e Alessandro Carrera , uno dei suoi biografi italiani by Valeria Castellano | 14 aprile 2011 Justice is a game: la giustizia è un gioco. Con queste frasi Bob Dylan fece conoscere a migliaia di persone la storia di Rubin Carter, il pugile campione del mondo che, innocente, sedeva «in una camera infernale», una prigione. All’incontro, che si è tenuto giovedì 31 marzo, hanno partecipato Alessandro Carrera , direttore del programma di italiano all’università di Houston e traduttore del canzoniere dylaniano, Armando Spataro , procuratore aggiunto presso il Tribunale di Milano e Adolfo Ceretti , docente di Criminologia presso l’università Bicocca. Ma in Dylan c’è anche l’esaltazione delle regole, di una giustizia che per il cantautore - come ha sottolineato il magistrato Armando Spataro - «non è difesa del potere, dei privilegi della casta, ma è uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge». Una riflessione importante quella che si è tenuta presso l’Università Cattolica di Milano, «soprattutto – continua Spataro - se tiene conto di ciò che sta accadendo negli ultimi tempi. È facile quando si detiene un potere così forte, come quello di giudicare le azioni delle persone, di perdere di vista il senso del proprio lavoro, di essere duri con i deboli e deboli con i potenti. Il suo ultimo singolo “Una storia sbagliata” (1980), racconta la periferia, la gente normale, il carcere, l’ingiustizia subita da quelle persone che non possono presentarsi in tribunale con un pool di avvocati, ma che sperano soltanto una cosa: che la legge li difenda.

 

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