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Se il virus si aggira tra le aule giudiziarie

L’emergenza sanitaria ha forti ripercussioni sul sistema giudiziario, anche a seguito delle numerose disposizioni introdotte dai decreti in merito al settore della giustizia. Prima e rilevante misura il rinvio d’ufficio delle udienze e la sospensione del decorso dei termini nei processi civili e penali fino all’undici maggio. A quest’ultimo riguardo, e per altro verso, nei mesi futuri è verosimile che si verificherà un contenzioso importante correlato alle sopravvenienze sui rapporti contrattuali causati da Covid-19». Per come sono strutturati i giudici amministrativi non temo un grande intasamento nei tribunali», commenta il professore Mauro Renna , docente di Diritto amministrativo e Diritto ambientale alla facoltà di Giurisprudenza dell’Ateneo. Dal sei al quindici aprile c’è inoltre la possibilità, su concorde volontà delle parti, di sostituire le udienze già fissate con eventuali brevi note d’udienza, mandando le cause in decisione. La sospensione delle attività imprenditoriali decretata dal presidente del Consiglio dei ministri ha infatti determinato per alcuni imprenditori l'impossibilità di adempiere in modo puntuale alle obbligazioni precedentemente assunte o l’impossibilità di fruire delle prestazioni dedotte in contratto (si pensi ai servizi di un asilo nido). I provvedimenti possono essere viziati: da incompetenza, per violazione dei decreti legge o perché alcune misure sono sproporzionate rispetto ai reali bisogni delle regioni», precisa il professor Renna.

 

La memoria che libera dall’odio

milano La memoria che libera dall’odio In largo Gemelli alcune testimonianze in occasione della Giornata dei Giusti dell’umanità : sono persone che, in situazione difficili e pericolose, hanno avuto la forza di pensare con la propria testa, di non farsi trascinare dalla violenza e dalla miseria. Una giornata, quella del 6 marzo, per la quale si è fortemente battuta Milena Santerini , docente di Pedagogia dell’Università Cattolica, nonché prima firmataria della Legge 212/2017 che l’ha istituita. Il tema della resistenza e della reazione è stato ripreso più volte anche dal fondatore e presidente di Gariwo, la foresta dei Giusti, Gabriele Nissim , definendo l’immobilità e l’indifferenza, uno dei mali più infimi che l’essere umano possa esprimere. Ognuno di noi è un soggetto attivo, e in quanto tale, può sempre compiere una scelta di rottura, liberando gli oppressi dal giogo del male. I Giusti sono come tutti noi, non sono supereroi, hanno solo avuto la forza di pensare con la propria testa, di non farsi trascinare dall’odio e dalla miseria». Durante l’incontro hanno fatto sentire la propria voce quelle persone che videro con i propri occhi le azioni dei Giusti e che, grazie a queste, sono riuscite a testimoniare gli orrori subiti. Noi abbiamo sempre una scelta che sia giusta o sbagliata, noi abbiamo la scelta di vivere come essere umani o come animali.

 

Corporate crimes, a difesa delle vittime

MILANO Corporate crimes, a difesa delle vittime Un innovativo progetto di ricerca-azione, finanziato dalla Commissione Europea e condotto dal Centro studi “Federico Stella” tra chi ha subito illeciti commessi da società commerciali, sarà presentato il 13-14 ottobre in un convegno internazionale a Milano. settembre 2016 Una tipologia di vittime tanto vulnerabile quanto numerosa. È l’enorme platea di persone, computabile in milioni a livello mondiale, offese da reati commessi da società commerciali implicanti danni alla vita, alla salute o all’integrità fisica. Individui e comunità esposti a una vittimizzazione per lo più invisibile o misconosciuta ma non meno grave rispetto a quella prodotta dalla criminalità comune e, pertanto, non meno bisognosa di reclamare una risposta urgente dalle istituzioni della giustizia. Implementation of Directive 2012/29/EU for victims of corporate crimes and corporate violence» saranno presentati nel corso del convegno internazionale Victims &; Corporations. Rights of Victims, Challenges for Corporations, Potentials for New Models of Criminal Justice in programma nelle giornate di giovedì 13 e venerdì 14 ottobre ( Aula Magna , largo Gemelli 1 – Milano). Per maggiori dettagli sul progetto e sul convegno: www.victimsandcorporations.eu #corporatecrimes #corporateviolence #giustizia #diritto Facebook Twitter Send by mail Print.

 

Giustizia riparativa, dibattito in collegio

Nella serata di martedì primo ottobre l’aula Ruffilli-Giavazzi ha ospitato l’evento dal titolo Per una società più giusta in cui il tema della giustizia riparativa è stato affrontato a partire dalla presentazione del libro autobiografico dell’ex detenuto e scrittore Annino Mele ( Il marchio del bandito. La testimonianza dell’autore ha esortato a riscoprire il ruolo che le società devono assumersi nei confronti di un sistema giudiziario a volte da ridiscutere, per scansare l’idea che la piaga sociale vada relegata al di fuori del mondo civile, come fosse una discarica ricolma da guardare il meno possibile. Una serie di interventi hanno animato la tavola rotonda moderata da Gianraimondo Farina , docente del Dipartimento di scienze storiche e filologiche. Giusi Fasano , giornalista del “ Corriere della Sera ”, si è soffermata su due punti cardine della tematica, il tempo e la mediazione, sostenendo che «la giustizia riparativa, quando avviene, richiede tempo e deve necessariamente coinvolgere la parte offesa attraverso una mediazione sociale». La direzione di ricerca, come ha sottolineato Edoardo Grossule , direttore del collegio Augustinianum, è quella di una nuova visione del reato e della condanna che abbia «al centro la persona più che la punizione». Il prossimo appuntamento in Augustinianum sarà il 14 ottobre con l’autore del libro MaleDetti (Carabba, Lanciano 2019) Francesco Nicolino , alumnus del Collegio Augustianianum, in dialogo con Luciano Ghelfi , quirinalista del TG2 e Agostino dell’anno 2016. I temi del romanzo, ambientato nella Calabria del secondo dopoguerra, in un periodo cioè in cui l’onorata comincia a trasformarsi in un’organizzazione criminale moderna, faranno da motore per una riflessione «alle radici della ‘ndrangheta».

 

Oltre la corruzione, la cura delle norme

milano Oltre la corruzione, la cura delle norme L’eccedenza di regole e la previsione di sanzioni numerose e spesso inefficaci sono il segno del deteriorarsi della convivenza civile. L’appello del giurista Gabrio Forti a dotarsi della “nobiltà di spirito” per rispondere alla domanda di giustizia. Oltre la corruzione delle regole e dei saperi (Vita e Pensiero 2018), di Gabrio Forti , docente di Diritto penale e Criminologia e direttore dell’Alta Scuola Federico Stella sulla Giustizia Penale. A introdurre i lavori è stato il rettore Franco Anelli che, oltre a elogiare l’originalità della presentazione, ha ringraziato il professor Forti per l’attività di giurista-letterato che dà «nobiltà culturale alla materia giuridica», che altrimenti rischia di sfociare nel «tecnicismo». L’autore - ideatore tra l’altro dei seminari di “ Giustizia e letteratura ” raccolti sempre in una collana della casa editrice Vita e Pensiero - intesse nel volume un dialogo tra letteratura e diritto, unendo sapiente conoscenza e approfondimento letterario a concretezza del fenomeno giuridico. L’eccedenza di norme che disciplinano minuziosamente i variegati e mutevoli casi delle umane vicende, e la previsione di sanzioni numerose, e spesso inefficaci, sono il segno della corruzione delle regole della civile convivenza che proietta deleteri effetti sul futuro, in particolare delle giovani generazioni. I relatori hanno evidenziato che la corruzione delle norme è un fenomeno tipico delle epoche di decadenza culturale del diritto, anche a causa del degrado di qualità del legislatore.

 

Il ponte tra giustizia e letteratura

MILANO Il ponte tra giustizia e letteratura Nella tavola rotonda promossa dal Centro Studi “Federico Stella” sulla Giustizia penale e la Politica criminale a Palazzo di Giustizia sono emersi i punti di contatto tra le due discipline: entrambi devono prestare la dovuta “attenzione al concreto”. by Fabio Gino Seregni | 25 marzo 2016 Rendere visibile il ponte che collega il diritto con la letteratura. È quanto hanno permesso di fare i relatori della tavola rotonda che si è tenuta a Palazzo di Giustizia di Milano (vedi a lato). La letteratura, infatti, è un tentativo di esprimere un’esperienza vissuta, che non è mai semplicemente un susseguirsi di atti, ma è intreccio, complessità e interrelazione. L’arte dello scrivere è, pertanto, un vero e proprio atto di giustizia per cogliere l´essenza della cosa che si rappresenta. Solo in questo modo la pronuncia giurisdizionale non è portatrice di violenza, diventando atto di riconoscimento, che racconta il male avvenuto, non fossilizzandosi sul passato di un conflitto irrisolto, ma rivolgendosi al futuro, consentendo di ricucire i rapporti tra autore del delitto e vittima. Il ponte che collega la letteratura al diritto è quindi fatto di parole vere, di un linguaggio responsabile che consente di entrare in contatto con la propria individualità e con quella dell’altro ed è volto alla comprensione e a rendere giustizia.

 

La sentenza di Bob Dylan

Della sua visione delle regole, che difende il debole contro le prepotenze dei potenti, parlano il magistrato Armando Spataro e Alessandro Carrera , uno dei suoi biografi italiani by Valeria Castellano | 14 aprile 2011 Justice is a game: la giustizia è un gioco. Con queste frasi Bob Dylan fece conoscere a migliaia di persone la storia di Rubin Carter, il pugile campione del mondo che, innocente, sedeva «in una camera infernale», una prigione. All’incontro, che si è tenuto giovedì 31 marzo, hanno partecipato Alessandro Carrera , direttore del programma di italiano all’università di Houston e traduttore del canzoniere dylaniano, Armando Spataro , procuratore aggiunto presso il Tribunale di Milano e Adolfo Ceretti , docente di Criminologia presso l’università Bicocca. Ma in Dylan c’è anche l’esaltazione delle regole, di una giustizia che per il cantautore - come ha sottolineato il magistrato Armando Spataro - «non è difesa del potere, dei privilegi della casta, ma è uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge». Una riflessione importante quella che si è tenuta presso l’Università Cattolica di Milano, «soprattutto – continua Spataro - se tiene conto di ciò che sta accadendo negli ultimi tempi. È facile quando si detiene un potere così forte, come quello di giudicare le azioni delle persone, di perdere di vista il senso del proprio lavoro, di essere duri con i deboli e deboli con i potenti. Il suo ultimo singolo “Una storia sbagliata” (1980), racconta la periferia, la gente normale, il carcere, l’ingiustizia subita da quelle persone che non possono presentarsi in tribunale con un pool di avvocati, ma che sperano soltanto una cosa: che la legge li difenda.

 

Ambrosoli, giustizia italiana da riformare

milano Ambrosoli, giustizia italiana da riformare «La magistratura non è un fattore di sviluppo del Paese, perché chiunque deve assumersi una responsabilità pubblica ha il terrore di rimanere invischiato in qualcosa che non riesce a dominare». Lo ha detto Umberto Ambrosoli a proposito della situazione della giustizia in Italia alla luce dei fatti che hanno messo nell’occhio del ciclone la magistratura italiana. L’avvocato milanese è intervenuto lunedì 17 giugno all’Università Cattolica per parlare agli studenti della facoltà di Giurisprudenza nell’ambito dell’incontro dal titolo: “Giorgio Ambrosoli. Quella di mio padre è una bella storia da raccontare in una fase storica in cui le persone ignorano il passato e sono irresponsabili verso il futuro». L’evento è stato introdotto dai saluti del preside della facoltà di Giurisprudenza dell’Università Cattolica Stefano Solimano e del docente di Diritto commerciale Vincenzo Cariello . Intervistato ai microfoni di Cattolicanews si è soffermato anche sulla crisi e sulla corruzione della magistratura italiana. ambrosoli #giustizia #magistratura #politica Facebook Twitter Send by mail Print.

 

Nemici o fratelli al di là della trincea. La “tregua di Natale” del 1914

La “tregua di Natale” del 1914 L’ottava edizione di “Giustizia e letteratura” è dedicata alla Prima Guerra Mondiale. Al centro della lezione introduttiva l’episodio della “tregua di Natale” del 1914, in cui soldati di eserciti nemici sospesero i combattimenti con episodi di fratellanza. In tal senso, la letteratura della Grande Guerra è un banco di prova essenziale per ogni riflessione sul male, riferendosi a una delle più grandi tragedie dell’umanità che abita ancora la contemporaneità con il suo carico di dolore, ingiustizie e sofferenze. Come ha ricordato Arturo Cattaneo , docente di Lingua e letteratura inglese dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, il primo conflitto mondiale è un esempio tipico di guerra moderna che, prima ancora degli eserciti, ha coinvolto i popoli. L’elemento “massivo” ha cominciato a svilupparsi fin dai primi giorni della dichiarazione di guerra, esprimendosi in una sorta di frenesia patriottica, di trasporto personale, animato dalla riscoperta di un’unità nazionale data dalla contrapposizione con il nemico. L’orrore della guerra è magistralmente descritto dal poeta britannico, Wilfred Owen, nella poesia Dulce et decorum est e da altri autori della war poetry , quali esponenti di una letteratura che reagisce con sdegno alla ridondante retorica dei governanti nel perorare una guerra avvilente e degradante. giustizia #letteratura #grandeguerra #warpoetry Facebook Twitter Send by mail Print GIUSTIZIA E LETTERATURA 2016/2017 Lo scorso 24 novembre si è tenuta nella sede milanese dell’Università Cattolica la prima lezione dell’ottavo ciclo seminariale “Giustizia e Letteratura”, dal titolo Nemici o fratelli al di là della trincea.

 

Il giurista e la “cura” dei diritti umani

MILANO Il giurista e la “cura” dei diritti umani Il seminario organizzato dai ricercatori del Dipartimento di Scienze Giuridiche per la ricorrenza della Giornata della Memoria è stata un’occasione per riflettere circa legittimazione, modalità e limiti dell’intervento giuridico, in particolare penalistico. Una riflessione resa possibile dal seminario permanente organizzato mercoledì 25 gennaio dai ricercatori del Dipartimento di Scienze Giuridiche sul tema “Memoria e comprensione dell’“altro” tra difesa sociale e garanzie individuali: la prospettiva giusletteraria per un diritto penale democratico” . La legislazione penale si trasforma allora in strumento di discriminazione, di disuguaglianza, di mortificazione della dignità umana, accelerando quel processo di de-umanizzazione già in atto sul piano sociale. Ricordando quanto affermato dalla statunitense Martha Nussbaum nei suoi più recenti studi, la dottoressa Visconti ha sottolineato come le narrazioni letterarie siano in grado di sviluppare l’“immaginazione narrativa” del lettore, le sue capacità di ascolto e di immedesimazione empatica nelle condizioni di un soggetto “altro”. L’imponente immigrazione in atto verso il nostro Paese, le differenze religiose e culturali che innervano il tessuto sociale, le disuguaglianze economiche e sociali, le spinte ideologiche che divengono oggetto di strumentalizzazione nel fenomeno del terrorismo internazionale costituiscono questioni urgenti che segnano l’attuale dibattito storico, culturale e giuridico. Al rischio che le esigenze di sicurezza sovrastino i diritti fondamentali dell’individuo si affiancano i rischi di politiche criminali di impronta generalizzante e riduttiva nei confronti della diversità, che sacrificano acriticamente le potenzialità dell’“identità” individuale e le esigenze di uguaglianza sostanziale. La Giornata della memoria costituisce, dunque, un monito importante e attuale per il giurista ad impegnarsi nel perseguimento di obiettivi di uguaglianza in tema di dignità e diritti da riconoscersi a prescindere da qualsivoglia diversità fattuale esistente tra le persone.

 

Giustizia, da Sturzo l’invito a bonificare i pozzi avvelenati della pubblica opinione

Un ambito inscindibile dall’orizzonte morale e che della politica (e della sovranità) è una componente fin troppo vistosamente rappresentativa. La più avanzata riflessione dei penalisti si iscrive del resto, da tempo, in quella che viene detta la politica criminale, ovvero il sistema delle decisioni politiche, auspicabilmente razionali e legittime, in materia criminale. Due grandi figure che, riprendendo le parole di Sturzo, hanno sentito «alto», fino al supremo sacrificio, «il dovere di cooperare ai fini superiori della Patria, senza pregiudizi né preconcetti ». La cosiddetta ‘pace’, imbastita sotto l’ombra greve della paura e del risentimento, fu soprattutto, al di là della retorica e delle buone intenzioni, la prosecuzione con altri mezzi della guerra cui asseriva di voler porre rimedio. Quell’esperienza, che l’anniversario merita di riportare alla nostra attenzione, vale come ennesima illustrazione degli effetti moltiplicatori della violenza prodotti dalla smania di rivalsa e di restituzione del torto. Proprio come avviene ogni giorno di fronte alla emergenza epocale delle migrazioni, ridotta a un mero coacervo di colpevoli da braccare e punire (scafisti, ONG, migranti stessi, ecc.). docente di Diritto penale e Criminologia, facoltà di Giurisprudenza , direttore dell’ Alta Scuola “Federico Stella” sulla giustizia penale Settimo articolo di una serie dedicata ai cento anni dall’Appello ai liberi e forti di don Luigi Sturzo #giustizia #sturzo #penale #criminale Facebook Twitter Send by mail Print.

 

Il Sudafrica sale in cattedra

Milano Il Sudafrica sale in cattedra Unione e perdono versus separazione e vendetta: la travagliata storia del Paese dilaniato dall'apartheid nelle parole dei testimoni in video e in un’intervista di Avvenire. Riflessioni a margine del convegno internazionale del 7 e 8 aprile. aprile 2016 La parola chiave è “riconciliazione”. Al centro della due giorni sul Sudafrica che si è conclusa venerdì 8 aprile il tema della riconciliazione ha aperto nuovi orizzonti con l’obiettivo di provare a leggere i conflitti che dilaniano il mondo alla luce di una nuova prospettiva. Mettiamo qui a disposizione l’intervista che Avvenire ha realizzato con la Damelin nei giorni del convegno e i video che in sintesi raccontano gli interventi dei relatori stranieri intervenuti. In alto le parole di Pumbla Gobodo Madikizela, certa che solo fermandosi a leggere il passato e cercando di riscoprire di persona l’umanità dell’altro, vittime e carnefici possano incontrarsi sulla strada della riconciliazione. sudafrica #riconciliazione #giustizia Facebook Twitter Send by mail Print.

 

Giustizia e letteratura, chiude Dostoevskij

Giustizia e letteratura, chiude Dostoevskij L’ultimo incontro del ciclo promosso dal Centro “Federico Stella” è stato dedicato a due delle più importanti opere dello scrittore russo: Delitto e Castigo e Memorie dal sottosuolo . Ogni volta si ripropongono quelle contraddizioni classiche, coniugabili in una serie infinita di dicotomie, nell’antitesi esistenziale tra idea e azione che segna i personaggi delle due opere. In ciò trovano significato anche la pena e il castigo, quale momento catartico di riconciliazione con il male, di accettazione della sua quasi necessaria irrimediabilità tanto “reale” quanto simbolica, che passa attraverso un percorso silenzioso di estrema sofferenza. In essa, ad esempio in quella del Raskòl’nikov confinato in Siberia, si riproduce ogni volta il passaggio di Cristo dalla vita incarnata alla morte in croce, fino alla resurrezione che segna un nuovo inizio, una nuova vita, una rinascita. giustizia&letteratura_2010 Facebook Twitter Send by mail Print.

 

Ricordando il giudice Livatino

milano Ricordando il giudice Livatino Un convegno dedicato alla memoria del “giudice ragazzino”, ucciso dalla Mafia agrigentina nel 1990 a soli 38 anni. Gli interventi, tra gli altri, dell’arcivescovo di Milano monsignor Mario Delpini e del presidente dell’Anac Raffaele Cantone by Nicolò Casali | 13 marzo 2019 «In una società civile non si dovrebbe chiedere coraggio a un magistrato, se non quello delle decisioni che deve prendere». Con queste parole, il rettore dell'Università Cattolica del Sacro Cuore, Franco Anelli , ha aperto il convegno, tenutosi martedì 12 marzo nella sede di largo Gemelli, dedicato alla memoria di Rosario Livatino , magistrato assassinato dalla mafia agrigentina il 21 settembre del 1990 all'età di soli 38 anni. Dal 2011, inoltre, è iniziato l'iter di beatificazione che si è concluso nel settembre dello scorso anno. Seguendo il caso di Livatino – ha concluso monsignor Delpini - mi pare che il messaggio sia che tutti possono diventare santi, però questo comporta la discesa agli inferi e un innalzamento nella gloria di Dio». Quando poi sono venuto a Milano, mi sono portato nel cuore l'idea di ricordarlo pure qua. Lui aveva capito che era giusto adottare misure di prevenzione, personale e patrimoniale, contro i mafiosi poiché per loro l'ostentazione della ricchezza serve ad accrescere il loro potere». Il Presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione, Raffaele Cantone , ha poi spiegato qual è stata l'impronta principale lasciata dal servizio svolto da Livatino: «Il suo apporto è quello di aver permesso alla Chiesa di sdoganare la lotta alla Mafia.

 

Premio Ambrosoli a Marina Di Lello

milano Premio Ambrosoli a Marina Di Lello La neodottoressa di ricerca in “Il diritto della legalità” del nostro Ateneo ha ricevuto dalle mani del sindaco di Milano Giuliano Pisapia il riconoscimento in memoria dell’avvocato ucciso nel 1979. marzo 2016 Marina Di Lello Finuoli , dottore di ricerca dell’Università Cattolica, ha vinto il Premio di Laurea Giorgio Ambrosoli. Il premio a due giovani ricercatrici, due studiose che hanno approfondito le tematiche della legalità e della lotta contro la corruzione, in particolare nella pubblica amministrazione, dimostra la volontà di tanti giovani studiosi di dedicarsi a temi così importanti» ha detto il sindaco di Milano. Tematiche che hanno ispirato la vita e il lavoro di Giorgio Ambrosoli, a cui il Comune di Milano ha voluto intitolare queste borse di studio. Marina Di Lello Finuoli ha conseguito il dottorato di ricerca in “ Il diritto della legalità ” il 6 febbraio 2015 con una ricerca su “ La confisca di prevenzione ex art. Giorgio Ambrosoli era un avvocato che intendeva il suo lavoro come servizio allo Stato e alla collettività e che aveva un amore incondizionato per la legalità, che ha continuato a difendere pur cosciente dei rischi che correva. I lavori e l’attività di ricerca di Marina e Sara sono la dimostrazione di quanto ancora oggi sia concreta la sua eredità e quanto attuale sia il suo esempio» ha concluso il sindaco Pisapia.

 

La prima lezione di Raffaele Cantone

MILANO La prima lezione di Raffaele Cantone Il presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione, in cattedra al corso Copat promosso dalla convenzione tra l’Ateneo e l’Anac, ha parlato dell’importanza di far crescere la cultura della prevenzione e della repressione del fenomeno corruttivo. Il professor Forti ha ringraziato l’Anac per la fattiva collaborazione con l’Ateneo, promossa con la stipula della Convenzione triennale dello scorso 16 marzo 2017. Conoscenza che è richiesta per tutti i professionisti che, a qualunque titolo, si debbano occupare di corruzione (funzionari della Pubblica amministrazione, giudici, avvocati), non ultimo il legislatore, chiamato a dare risposte efficaci. Il Parlamento, in risposta a tali crimini, con il decreto legge in esame, ha “nuovamente” riformato la Pubblica amministrazione, potenziando l’attività dell’Anac. In particolare, sono stati attribuiti poteri di controllo straordinario sull’ente gestore di Expo, e - in presenza di situazioni sintomatiche di condotte illecite - su una qualsiasi impresa aggiudicataria di appalti pubblici, prevedendo finanche la possibilità di sostituirsi agli organi gestori della stessa (il cosiddetto commissariamento). La norma è stata introdotta per soddisfare una duplice esigenza: tutelare l’efficienza della Pubblica amministrazione e reprimere le condotte corruttive di aziende a rilevanza pubblica. Non sono tuttavia mancate, come ha avuto modo di sottolineare il relatore, critiche derivanti da un difetto di tassatività e chiarezza del testo normativo, che ha determinato non poche problematiche applicative.

 

Assassinio nella cattedrale, mai più

Monsignor Juan Gerardi Conedera, il vescovo ausiliare di Città del Guatemala di origini venete, fu trovato il 26 aprile 1998 col cranio fracassato in una pozza di sangue, in una strada della capitale. Aveva presentato solo qualche giorno prima il rapporto Guatemala nunca más da cui emergevano le responsabilità dell’esercito guatemalteco nell’omicidio, nella tortura e nella sparizione di oltre duecentomila civili durante il mezzo secolo di conflicto armado interno che aveva sconvolto il paese. A raccontare al pubblico dell’aula Gemelli lo scorso 16 marzo gli antefatti e gli sviluppi di quell’episodio centrale nella storia del Guatemala è stato il professor Dante Liano , con la passione di chi quella storia l’ha vissuta in prima persona. Durante questi anni terribili il vescovo Gerardi aveva già sfidato le gerarchie militari chiudendo la tormentata diocesi di Quichè e chiedendo aiuto a Giovanni Paolo II, la cui lettera di protesta al governo guatemalteco costò al vescovo più di tre anni di esilio in Costa Rica. Era inevitabile che, dal lavoro della Commissione non potesse che scaturire una verità parziale, incapace di sanare le ferite della campagna di terrore dei militari. Per ovviare a queste carenze la Chiesa Guatemalteca si assunse l'impegno di redigere un rapporto indipendente, che indicasse chiaramente i responsabili dell’uccisione di centinaia di migliaia di persone - più di 40.000 desaparecidos e 400 villaggi rasi al suolo assieme ai propri abitanti -. Dante Liano ha accompagnato il pubblico nell’intricata vicenda processuale scaturita da questo episodio, contraddistinta dai tentativi di una magistratura, connivente con il potere politico e le strutture militari, di creare una realtà alternativa, costruita ad arte, fatta di relazioni omosessuali e figli illegittimi.

 

Vincere la tentazione di salire in cattedra

Quale ruolo per gli intellettuali?” è il titolo del convegno promosso dal centro di ricerca “ Letteratura e cultura dell’Italia unita ” il 30 ottobre a Milano. Pubblichiamo l’articolo del professor Gabrio Forti di Gabrio Forti * La parola ‘intellettuale’ (prima ancora di chi impersoni la categoria) non gode di buona fama (e di buona stampa). Tra esse, non v’è dubbio, gli esempi di “cortigianeria” che la storia, antica e recente, ci ha restituito a profusione: la soggezione al Potere, certo, e all’ambigua fascinazione esercitata su certi ‘intellettuali’ di rango dalla forza e dalla violenza di Stato, ma anche a ben precise militanze ideologiche. Non ha aiutato, poi, la pervicace incapacità di scendere dal piedistallo e comunicare, se non con la proverbiale casalinga di Voghera, con un pubblico appena più ampio di quello dei salotti bene o dei convegni accademici. Forse però, più che della condizione degli intellettuali, sarebbe meglio preoccuparsi, come faceva il Manzoni nella Storia della colonna infame , dell’«effetto» e dell’«intento del lavoro intellettuale», specie nelle materie «più importanti e necessarie all'umanità», tra le quali lo scrittore annoverava le questioni di giustizia. Una società, aggiungerei a questi auspici di Krugman, che consideri il lavoro intellettuale aperto a tutti i «capaci e meritevoli», come recita la nostra Costituzione, e in quanto tale portatore con fierezza della pretesa che tutti debbano prestarvi l’attenzione degna dell’impegno richiesto per conquistarsene l’esercizio. docente di Diritto Penale, facoltà di Giurisprudenza , direttore dell’ Alta Scuola “Federico Stella” sulla giustizia penale , campus di Milano Settimo contributo di una serie di articoli dedicati al ruolo degli intellettuali #intellettuali #cultura #giustizia #ricerca Facebook Twitter Send by mail Print.

 

La giustizia senza risentimento

vita e pensiero La giustizia senza risentimento È dall’intreccio di corruzione delle norme e dei saperi che sorge il bisogno di cura (anche nel senso di prendersi cura) che dà il titolo al libro del professor Gabrio Forti. Abbiamo incontrato l’autore, professore di diritto penale dell’Università Cattolica e direttore dell’Alta Scuola “Federico Stella” sulla giustizia penale, per capire meglio lo stato di salute della nostra giustizia e quanto questo ci riguardi. Tale patologia che coinvolge l’intero ordinamento – e che nel libro viene definita “corruzione delle norme” – produce un effetto anche più grave della inflazione prodotta dall’eccesso di “moneta” punitiva». C’è quindi un legame tra l’erosione del diritto e quello della conoscenza? «Per intervenire in modo misurato e proporzionato, non “eccedente”, norme e sanzioni devono essere preparate dallo studio e dalla conoscenza dei problemi che pretendono di affrontare. È da questo intreccio di corruzione delle norme e dei saperi che sorge il bisogno di cura (anche nel senso di “prendersi cura”) che dà il titolo al libro». Ma cosa ha a che fare l’alterità con la legge che è fatta da regole ben precise? «La legge deve saper trovare ‘parole giuste’ che rendano il più possibile giustizia alla molteplicità dei mondi umani. Perché solo la comprensione senza modelli astratti e precostituiti delle situazioni sociali su cui si vuole agire beneficamente è in grado di realizzare in modo persuasivo e non retorico le condizioni di una buona convivenza, che sono poi anche quelle conformi a i principi enunciati dalla nostra Costituzione.

 

Riconciliazione, la lezione del Sudafrica

Milano Riconciliazione, la lezione del Sudafrica Il 7 e 8 aprile 2016 a Milano saranno ospiti alcuni protagonisti della storia del Paese che ha accolto la sfida della giustizia di fronte alla violenza. Il Sudafrica vent’anni dopo ” in Università Cattolica riaprirà il dibattito alla presenza di alcuni testimoni che hanno vissuto la storia di questo Paese. Il tema di fondo è di enorme attualità: il superamento di violenze collettive e la ricostruzione di legami sociali rispettosi delle diversità. Ospiti d’eccezione saranno alcuni protagonisti della lotta all’apartheid, nonché figure decisive nel processo di riconciliazione del Paese, culminato nella costituzione della Commissione per la Verità e la Riconciliazione. Da allora Robi Damelin è impegnata nel Parents Circle , l’associazione di famiglie israeliane e palestinesi che, avendo perso uno dei propri cari a causa del conflitto, tentano strenuamente di promuovere la cessazione delle violenze. Seguirà l’intervento di Eddy Van der Borght , teologo belga che ha studiato il significato politico, sociale e religioso della riconciliazione nel processo “costituente” del Sudafrica democratico e la figura dell’arcivescovo Desmond Tutu. Discuterà con loro Marco Rizzi della Cattolica, mentre le conclusioni del convegno saranno affidate a Robi Damelin per uno sguardo sul futuro.

 

Dolore, memoria e verità di Caporetto

MILANO Dolore, memoria e verità di Caporetto Il 2 marzo si è tenuto il secondo incontro dell’ottava edizione del ciclo “Giustizia e letteratura” dedicato alla dodicesima battaglia dell’Isonzo. Un evento che nell’immaginario collettivo si è imposto come il paradigma del tracollo di un intero Paese. by Emanuele Stefano Regondi | 22 marzo 2017 La sconfitta di Caporetto, da molti ritenuta la più grande disfatta dell’esercito italiano, rappresenta una vicenda che ha da sempre trasceso la pura dimensione storica, imponendosi alla memoria generale come il paradigma del tracollo di un intero Paese. Del “mito” della XII battaglia dell’Isonzo si è occupato il secondo incontro del ciclo di “Giustizia e letteratura” dedicato alla Grande Guerra, dal titolo «Dalla sconfitta al riscatto. Occuparsi di Caporetto, ricorda lo storico Mario Isnenghi , significa innanzi tutto cercare di comprendere le ragioni della sua proverbialità, così dirompente da non permettere più una piena e completa redenzione neanche dopo la vittoria finale del novembre 1918. Nelle parole di Alessandro Provera , assegnista di ricerca di Diritto penale alla facoltà di Giurisprudenza dell’Università Cattolica, la letteratura caporettiana offre alcuni importanti spunti anche al giurista, ponendolo a confronto con alcune delle tematiche care alla riflessione sulla Giustizia nella modernità. giustizia #letteratura #grandeguerra Facebook Twitter Send by mail Print GIUSTIZIA E LETTERATURA Il ciclo di incontri proseguirà il 29 marzo con lo spettacolo «Parole e canti della Grande Guerra» che introdurrà il convegno conclusivo del 30 marzo dal titolo «Il volto dell’altro nelle tempeste di acciaio.

 

Giustizia divina, diritto terreno

MILANO Giustizia divina, diritto terreno Mito e narrazioni della giustizia nel mondo greco è il tema del nono ciclo seminariale su “Giustizia e letteratura”. Il passaggio dalla giustizia violenta a un modello dialogico, regolato – che nella Grecia antica si coglie anzitutto nelle Eumenidi di Eschilo –, richiama la dinamica del processo penale, che è, «in fondo, un grande spettacolo teatrale». Con riferimento alla letteratura greca del periodo arcaico, il termine “Dike” (che ricorre cinque volte nell’Iliade) indica, alternativamente, la sentenza di un giudice o le ragioni di una parte, e, in un caso, la giustizia divina. Esso muove – conclude Mario Cantilena – dal presupposto secondo cui la condizione umana è caratterizzata da fragile incertezza e impotenza, ed è soggiogata dall’ostilità divina , che è potenza dominatrice: la spietata giustizia degli dei è incomprensibile all’uomo e spesso imperscrutabile. Questa logica della perfetta retribuzione e proporzionalità lascia aperti alcuni spiragli che suggeriscono un ideale di giustizia diversa , ove sembra quasi profilarsi uno schema “assembleare”, una giustizia della “misura” che si ottiene attraverso il “logos” , il dialogo, il confronto dialettico. La nascita stessa del concetto di “responsabilità” è legata alla comprensione del fatto che sia necessario reagire alla “hybris” , che è la tracotanza, la prima forma di ingiustizia come annientamento sproporzionato dell’altro da sé. Il ciclo seminariale proseguirà il 1° marzo 2018 con un incontro dal titolo Il conflitto fra giustizia e legge nel teatro greco a cui parteciperanno in veste di relatori Antonietta Porro , docente di Letteratura greca all’Università Cattolica, Mario Cantilena e Vincenzo Militello , docente di Diritto penale all’Università degli Studi di Palermo.

 

Col magistrato il diritto va a teatro

milano Col magistrato il diritto va a teatro Canzoni eseguite dal vivo e spezzoni di film sono il linguaggio con cui Salvatore Cosentino , sostituto procuratore generale della Repubblica di Lecce, avvicina la giustizia alle persone. È l'intento dello spettacolo Un diritto... messo di traverso del magistrato Salvatore Cosentino , sostituto procuratore generale della Repubblica di Lecce, che si è tenuto giovedì 22 febbraio alla presenza degli studenti della facoltà di Giurisprudenza e del preside Gabrio Forti . L'idea nasce dalla lunga esperienza di Cosentino nelle aule di Tribunale, anche in zone di mafia come Taranto e Locri, e racconta con parole semplici il difficile rapporto tra il cittadino e il mondo del diritto, spesso visto come qualcosa di distante dalla vita quotidiana. L'opera, che racchiude canzoni di autori come Fabrizio De André e Roberto Vecchioni che parlano di giustizia e giudici, è stata scritta in appena una decina di giorni: «Sono tutte cose che già avevo dentro di me» prosegue. Cosentino, che è anche critico teatrale e docente di Giurisprudenza all'Università del Salento, ripercorre i vari modi in cui arte, cinema e letteratura hanno declinato la figura del giurista nel corso dei decenni. Il messaggio che il testo vuol lanciare è che la legalità non si fa soltanto applicando leggi e codici ma soprattutto educando alla cultura, al bello e all'arte. Dentro ai fascicoli processuali, che compaiono fisicamente sul palco, non ci sono solamente dei fogli ma vite intere e maneggiarli significa avere a che fare con storie di persone vere.

 

Diritti umani, le parole chiave

piacenza Diritti umani, le parole chiave Giustizia , sostenibilità , solidarietà sono i temi dei tre incontri nati dalla collaborazione tra l’Ateneo e la Robert F.Kennedy Human Rights in programma il 21 febbraio , il 7 marzo e l’ 11 aprile a Piacenza. Un campo fertile in cui coltivare questi valori. febbraio 2018 Una collaborazione che trova nella sede di Piacenza-Cremona un campo fertile in cui coltivare i valori di giustizia, solidarietà e sostenibilità. L’accordo tra Università Cattolica e Robert F.Kennedy Human Rights avrà come prima traduzione una ciclo di incontri su “ Le parole chiave dei diritti umani ”. Abbiamo progettato con i nostri ricercatori e docenti - prosegue la preside - iniziative volte a rendere più riconoscibile e efficace la difesa dei diritti umani, perché i nostri studenti e i risultati delle nostre ricerche siano sempre più sensibili, attenti e capaci di rispondere al bene comune». Mercoledì 21 febbraio (Aula E, ore 14.30-16) si parlerà di Giustizia con Dino Rinoldi , docente di Diritto Internazionale, don Luca Ferrari , docente di Teologia, Mariachiara Tallacchini , docente di Filosofia del Diritto, Francesco Timpano , docente di Politica Economica Avanzata. Chiuderà il percorso mercoledì 11 aprile l’incontro sulla Solidarietà con Enrico Fabrizi , docente di Statistica, Vincenzo Tabaglio , docente di Agronomia, Daniele Bruzzone , docente di Pedagogia, Anna Gianfreda , docente di Diritto ecclesiastico, e la testimonianza di Paola Cavanna , dottoressa di ricerca dell’Università Cattolica del Sacro Cuore.

 

Corruzione, Cantone in cattedra

cattolicapost Corruzione, Cantone in cattedra Il presidente dell’Anac , insieme ad altri componenti dell’Autorità nazionale con cui l’Ateneo ha sottoscritto una convenzione , sarà tra i docenti del nuovo corso di perfezionamento in Anticorruzione e trasparenza . by Pierpaolo Astorina Marino | 13 dicembre 2016 Ci sarà anche Raffaele Cantone tra i docenti dell’innovativo corso di perfezionamento in Anticorruzione e Trasparenza ( Copat ) . Il progetto nasce dalla collaborazione tra l’Università Cattolica, e in particolare il Centro Studi “Federico Stella” sulla Giustizia penale e la Politica criminale (Csgp), e l’ Autorità Nazionale Anticorruzione (Anac) . Al contempo, si pone all’avanguardia nella realizzazione di quella partnership tra pubblico e privato sempre più richiesta dalle politiche di prevenzione e sempre più al centro dei bisogni delle pubbliche amministrazioni e delle aziende. Tra le sue principali finalità quella di fornire ai partecipanti gli strumenti di conoscenza indispensabili per comprendere l’assetto attuale della tutela amministrativa e penale, coniugando, attraverso un approccio marcatamente interdisciplinare, un’approfondita disamina della normativa e della giurisprudenza con l’apprendimento dei saperi necessari per acquisire una solida padronanza della materia. È prevista una prova finale consistente nella presentazione di un elaborato scritto su uno dei temi oggetto del Corso. Questioni e modelli emergenti tra diritto, etica ed economia” , in programma nelle giornate di giovedì 16 marzo e venerdì 17 marzo nella Cripta Aula Magna dell’Università Cattolica.

 

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