La tua ricerca ha prodotto 2 risultati per highereducation:

La formazione tra competenze e valori

CATTOLICAPOST La formazione tra competenze e valori La vera sfida per il Sistema universitario e delle Business School è valorizzare l’etica dei comportamenti, la capacità di “ascoltare” e creare “reti di confronto” interne ed esterne nelle diverse organizzazioni della società. gennaio 2016 di Mauro Meda * Interrogarsi sul ruolo della formazione universitaria in Italia significa affrontare il tema strategico della competitività del Paese e della capacità di generare un futuro alle nuove generazioni. L’Alta formazione, in questa dimensione globale, deve sempre più concorrere a realizzare le condizioni per una maggiore ricerca di equità e tutela sociale; essa si deve sempre più porre al servizio delle nostre “periferie”. Il modello formativo che l’Università Cattolica sta sviluppando porta al centro del processo la persona, lo studente, che sceglie questa Università, e i tanti professional che ad essa si affidano per incrementare le competenze. Ritengo che il sistema universitario debba riflettere sempre più sulla propria mission “educativa-formativa-sociale” e saper sviluppare una formazione generativa di competenze, ma anche fortemente attenta ai valori dei comportamenti. Le riflessioni che vengono presentate rappresentano in modo evidente l’impegno, in diversi e molteplici ambiti, dell’Università Cattolica nel sostenere le persone nella loro crescita professionale e individuale, ma nel contempo rappresentano l’attenzione nella costruzione di una sistema sociale più equilibrato e inclusivo. Una prospettiva che rientra tra gli stessi obiettivi della strategia Europa 2020 che pone al centro proprio l’istruzione e l’incremento del tasso di occupazione al fine di realizzare una crescita che sia “intelligente, sostenibile e solidale”.

 

Tra persona ed economia, quale Università

Già nel medioevo – periodo in cui nascono le prime istituzioni universitarie europee - finalità dell’Universitas studiorum era la cura di un pensiero organico e culturalmente avanzato, che potesse sostenere il progresso sociale, economico, artistico e militare all’interno delle città e delle primigenie forme di Stato. Per cogliere l'entità di questi effetti è interessante partire da un dato: oggi più di quattro milioni di studenti si spostano dal proprio Paese per intraprendere un percorso di studio. In modo analogo l'opportunità di accedere a una maggiore quantità di conoscenza, a costi sempre più ridotti, ha notevolmente incrementato la produzione e la diffusione di nuovi saperi a tal punto che l'OECD ha definito la "massificazione della ricerca" come uno dei principali trend degli anni a venire. In una logica sempre più orientata al mercato a partire dagli anni ‘80 si assiste a un'ondata di riforme dei sistemi europei guidate dai paradigmi del New Public Management che mirano ad avvicinare le modalità di produzione della ricerca e della didattica a quelle utilizzate dal mondo delle imprese. Lo Stato propende per la responsabilizzazione degli atenei assumendo una funzione di valutatore attraverso l'intervento di agenzie nazionali di valutazione e orientamento: la concessione dell'autonomia ai singoli istituti formativi comporta la valutazione delle loro performance e di conseguenza il loro controllo. A fronte di soluzioni standardizzate e omologanti, deve essere salvaguardata e valorizzata la complessità interna degli atenei che si sostanzia nell'eterogeneità delle funzioni assunte e delle attività proposte come riflesso delle peculiarità dei sistemi territoriali di riferimento». Tale influsso non si basa sul potere legale ma su meccanismi di soft law che, nel settore dell'istruzione, acquisiscono una rilevanza particolare poiché intervengono su tre livelli: di governo, di settore e di organizzazione.

 
Go top