La tua ricerca ha prodotto 6 risultati per immigrati:

Giaccardi: vivere è essere ospitati

l'intervento Giaccardi: vivere è essere ospitati Migrazioni, l’articolo sull’Osservatore romano della sociologa dell’Ateneo. Oggi la mixofobia (il terrore della mescolanza e della contaminazione) degenera in “cultura dell’odio” che diventa quasi una risorsa identitaria, strumentalizzata dai populismi. luglio 2019 «Sembra esserci nell’uomo, come nell’uccello, un bisogno di migrazione, una vitale necessità di sentirsi altrove», scriveva Marguerite Yourcenar nel suo ultimo libro, Il giro della prigione . Canna pensante, animale sociale, l’essere umano è anche un animale migrante: lo spostamento, il decentramento, l’esplorazione fanno parte della spinta ad auto-trascendersi che gli conferisce una posizione unica nell’universo. Come scriveva Albert Camus, l’uomo è l’unico animale che non si accontenta di essere ciò che è. Con la tarda modernità e lo sviluppo tecnico il sogno di una mobilità senza limiti per tutti è diventato realtà. Ma dopo la crisi del 2008 ci si è accorti del lato più problematico della mobilità, giungendo al paradosso evidenziato da Zygmunt Bauman: il viaggiare per profitto viene incoraggiato; il viaggiare per sopravvivenza viene condannato.

 

Migranti in mare, cosa dice il diritto

milano Migranti in mare, cosa dice il diritto La vicenda delle navi Open Arms e Iuventa ha portato in primo piano il delicato equilibrio tra dignità delle persone e interessi di una nazione. Tutti ricordiamo le vicende delle navi Open Arms e Iuventa, in cui diritti fondamentali di cui tutte le persone godono sono entrati in conflitto con gli interessi di una nazione. Un tema che ha fatto discutere l’opinione pubblica e che è stato al centro della conferenza che ha messo a confronto, in largo Gemelli, Nicola Canestrini e i professori Gabriele Della Morte e Francesca De Vittor . Canestrini, avvocato penalista, è impegnato nella difesa dell’equipaggio della nave Iuventa dalle accuse di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e, più recentemente, di violenza privata. La Libia non ha ratificato la CNDUM per una questione relativa al tracciato delle linee di base che non ha nulla a che fare con gli obblighi di soccorso. Il caso Iuventa è ulteriormente complicato dal ruolo che il mezzo di soccorso ricopriva nelle operazioni SAR: l’imbarcazione dell’Ong Jugend Rettet faceva la spola tra i migranti soccorsi e le navi più grandi di altre Ong, nello specifico Save the Children e Medici Senza Frontiere. L’accusa ha portato prove fornite da security contractors e successivamente da un poliziotto infiltrato a bordo di una nave di un’altra Ong, intercettazioni ricavate durante il periodo da maggio 2017 al 2 agosto dello stesso anno e foto che documenterebbero i rapporti tra la Ong e gli scafisti.

 

Rifugiati, un pass per il lavoro

milano Rifugiati, un pass per il lavoro Espar è un documento che, alla fine di un percorso, certifica le competenze dei migranti per facilitare l’integrazione e l’ingresso nel mondo del lavoro. by Maria Francesca Moro | 15 febbraio 2018 Molto più importante di un passaporto o di qualsiasi altro documento che descrive le generalità di una persona. Il documento è pensato per certificare le competenze dei rifugiati, perché solo diventando consapevoli di quel che si è in grado di fare è possibile trovare un lavoro adatto a sé. L’incontro è stato introdotto dal professor Alessandro Antonietti , direttore del Centro di ricerca sull’orientamento e lo sviluppo socio-professionale dell’Università Cattolica (Cross), e da Maria Assunta Rosa del Ministero dell’Interno, che ha definito Espar «la prova che migliorare l’accoglienza è possibile». Cristina Pugnal , dell’Istituto Oikos Onlus, e Martina Vitalone, della Coperativa Lotta contro l’emarginazione hanno raccontato il progetto in qualità di operatrici in centri di accoglienza, portando alla luce storie di integrazione e speranza. Con loro, alcuni dei protagonisti di queste storie: tre giovani arrivati da poco in Italia che, con sincerità e un pizzico di imbarazzo, hanno raccontato di come Espar abbia dato loro un concreto progetto per il futuro. Diego Boerchi , ricercatore del Dipartimento di Psicologia, ha presentato i dati sull’occupazione dei rifugiati nel territorio italiano, prima di lasciare spazio a una tavola rotonda moderata da Paolo Foschini del Corriere della Sera.

 

Migranti, cittadini si diventa

brescia Migranti, cittadini si diventa Secondo una ricerca condotta dal Cirmib gli immigrati naturalizzati o in fase di naturalizzazione mostrano un forte senso d’appartenenza all’Italia ma non sono ancora pronti a svolgere un ruolo attivo nella società. marzo 2019 Ben integrati nel tessuto sociale bresciano nel quale risiedono da molti anni, dotati di un forte sentimento d’appartenenza all’Italia, ma non ancora preparati a svolgere un ruolo attivo nella società italiana di cui fanno parte. È l’identikit del cittadino straniero naturalizzato italiano, o in fase di naturalizzazione, profilato da una ricerca condotta dal Cirmib, che sottolinea come ci sia ancora molto da fare in fatto di partecipazione attiva. L’obiettivo? Approfondire le motivazioni, le aspettative e le criticità del percorso di “naturalizzazione” di cittadini con provenienza migratoria in provincia di Brescia, portando così alla realizzazione di una vera e propria Guida di Cittadinanza Attiva, redatta in italiano e indirizzata ai cittadini dei paesi terzi richiedenti cittadinanza. Ad essere intervistati sono stati 21 soggetti adulti, 10 donne e 11 uomini (di cui, al momento dell’intervista, uno solo aveva ottenuto la cittadinanza da poco meno di un anno, tre avevano da poco pronunciato il giuramento; i restanti 18 soggetti si trovavano ancora nella fase di naturalizzazione). di Brescia, in collaborazione con Università Cattolica, Università Statale e Associazione Comuni Bresciani e rivolto ai cittadini di paesi terzi richiedenti cittadinanza italiana, e agli operatori pubblici e privati dei servizi front-office degli sportelli cittadinanza e immigrazione. Si vuole dimostrare che la naturalizzazione (cioè “diventare italiani”) non è solo la conclusione di un iter burocratico, bensì l’inizio di un nuovo percorso fatto tanto di diritti quanto di doveri verso gli altri.

 

Migrazioni, il lavoro che m(n)obilita

summer school 2018 Migrazioni, il lavoro che m(n)obilita Fanno i lavori che gli italiani non vogliono più svolgere ma in un quadro di precarizzazione sono divenuti ingranaggi di un circolo vizioso di un peggioramento delle condizioni di lavoro e reddito. Era l’obiettivo della Summer School “ Mobilità umana e giustizia globale ” 2018 , che si è tenuta quest’anno a Santa Maria di Leuca. Il fenomeno migratorio pone una varietà di sfide ai mercati dell’Unione Europea, chiamati a verificare le proprie capacità di inclusione; d’altro canto appare però indiscutibile che, superando gli attuali (e troppo spesso inefficaci) modelli dell’integrazione, il beneficio apportato da questi attori economici sarebbe straordinario. La straordinaria adattabilità dei migranti - sottolinea Laura Zanfrini al termine della IX edizione della scuola - li ha resi i candidati ideali per occupare quei lavori che gli italiani non volevano più fare rendendoli una risorsa strutturale per il funzionamento della nostra economia e della nostra società. E conclude affermando che «garantire l’uguaglianza delle opportunità e le condizioni di un lavoro decente e dignitoso per tutti è dunque un passaggio fondamentale per valorizzare il potenziale dell’immigrazione e promuovere una convivenza pacifica e solidale». Quest’ultimo comincia invece da piccoli step, è localizzato, sostenibile, non è solo di qualcuno, ma di molti e ovviamente necessita di una congiunzione socio-politica virtuosa. Nel panorama delle iniziative formative dedicate al fenomeno delle migrazioni internazionali, la Summer School si distingue per il fatto di condurre l’analisi della mobilità umana all’interno di una riflessione più ampia, che comprende la questione della giustizia in tutte le sue implicazioni (economiche, politiche, sociali, culturali ed etiche).

 

Intercultura, le paure da superare

CATTOLICAPOST Intercultura, le paure da superare La lunga durata dell’emergenza profughi, l’escalation del terrorismo, la crescita delle disuguaglianze sociali: sono i fattori che alimentano le resistenze a una società dell’integrazione. In primis c’è la consapevolezza della lunga durata dell’emergenza profughi , che sta assumendo i contorni di un diaspora di massa. Il terzo fattore di rischio è il ciclo negativo delle protezioni sociali , una conseguenza non solo delle congiunture economiche negative, ma anche del fallimento di certe azioni di governo. Anzi, allontanano sempre di più il miraggio che l’intercultura, se uno non la possiede spontaneamente, se la “possa dare”, quindi sia frutto di un lungo e meditato training a contatto con la pluralità. Azione: questo passo indietro, sul piano cognitivo, non ci esime dal continuare a compiere piccoli gesti di comprensione , connessione , solidarietà nel nostro territorio, di umanizzarlo il più possibile. Connettersi con le grandi ragioni della migrazione e con le molteplici presenze di persone, uomini, giovani, donne, bambini che possono avere bisogno anche del più piccolo aiuto, della più elementare speranza. Come l’intervento formativo e culturale rappresenti uno strumento fondamentale per “rinforzare la sensibilità interculturale” e contribuire alla risoluzione di problematiche di inserimento ed integrazione sociale è una sfida e una necessità che sempre più persone – a tutti i livelli - avvertono nel profondo.

 
Go top