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La modernità della fabbrica costruì l’Italia

IL CONTRIBUTO La modernità della fabbrica costruì l’Italia Non sapremmo più riconoscerci come popolo se dimenticassimo che appena 50 anni fa eravamo un Paese in grado di compiere un miracolo non solo economico ma anche culturale e antropologico. Sul Sole 24 Ore il viaggio nell’Italia industriale di Giuseppe Lupo 09 luglio 2019 di Giuseppe Lupo * Narrare un mondo non implica constatarne la dismissione o manifestarne il rimpianto, piuttosto obbedisce al progetto che fa della memoria la religione necessaria al nostro tempo. Non sapremmo più riconoscerci, come nazione, come popolo, se dimenticassimo che appena cinquant’anni fa eravamo un Paese in grado di compiere quel miracolo che non fu soltanto economico, ma un salto storico, culturale, antropologico. Chiamiamo in tanti modi il periodo del boom - esplosione tecnologica, società di massa, miracolo economico - ma non ci sono dubbi sugli effetti unificanti che ha provocato non solo nei caratteri e nei comportamenti, ma nella formazione di una lingua nazionale. Domandarsi se il passaggio alla civiltà industriale sia stato il vero collante di un’Italia che invece per tradizione era abituata a mantenere viva la logica dei separatismo e delle particolarità è un esercizio privo di senso. Sarebbe come cadere nella trappola in cui finirono molti intellettuali che dissentirono nei confronti dei fenomeni di massa e si ritrovarono in un’anomala posizione di antimodernità. continua a leggere su Il Sole 24 Ore] * scrittore e docente di Letteratura italiana moderna e contemporanea, facoltà di Lettere e filosofia , campus di Brescia #industria #economia #storia #letteratura Facebook Twitter Send by mail.

 

Storia d’impresa e d’acciaio

Brescia Storia d’impresa e d’acciaio Giuseppe Pasini , presidente di Aib e del gruppo Feralpi, ha raccontato il suo percorso imprenditoriale: dalla successione, poco più che ventenne, nell'acciaieria di famiglia, allo sbarco in Germania, passando per la green economoy e il mercato globale. by Bianca Martinelli | 27 marzo 2018 L’ingresso in azienda avvenuto quand’era poco più che ventenne, l’esperienza della guida di Federacciai e l’approdo su suolo tedesco con lo stabilimento in Germania in grado di generare il 50% del fatturato del gruppo, sino alla volontà precisa di giungere alla verticalizzazione del prodotto. Quella di Giuseppe Pasini è certamente una vicenda umana e imprenditoriale esemplare. Pasini ha presentato alcuni dati di grande rilievo della sua azienda: «Un miliardo di fatturato, un bilancio sociale considerevole, numerosi interventi di welfare aziendale, oltre a 50 giovani talenti inserite annualmente all’interno dell’organico aziendale». I processi di internazionalizzazione, verticalizzazione e digitalizzazione del nostro modo di fare impresa - valorizzando quindi anche le giovani generazioni - sono da sempre il perno delle nostre scelte. Grande attenzione, inoltre anche al segmento della green economy: oggi Feralpi è infatti una delle sole 15 società europee a vantare la certificazione internazionale Emas». L’Italia del resto si è sempre dimostrata competitiva nonostante un costo dell’energia maggiore del 20-25% rispetto ai suoi competitor e nonostante la Cina, quindici anni fa, sia passata dall’essere una nazione importatrice a esportatrice e oggi sia produttrice del 50% dell’acciaio mondiale» ha affermato Pasini.

 

La rivoluzione dell'Industria 4.0

Roma La rivoluzione dell'Industria 4.0 In un seminario promosso dagli studenti della Facoltà di Economia della sede di Roma un confronto con esperti e manager sui nuovi ed emergenti modelli di business e sulle professioni e competenze dell’azienda del futuro. by Federica Mancinelli | 30 novembre 2016 «L’espressione Industria 4.0 rappresenta che cosa sta accadendo nel mondo e scenderà lentamente a influenzare le scelte di politica industriale europea, accanto a piccoli cambiamenti, sia tecnologici sia riguardanti gli assetti delle imprese, che stanno già modificando il mondo del lavoro». Così Domenico Bodega , Preside della Facoltà di Economia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore ha introdotto il seminario “Employee Journey & Industria 4.0. Le professioni e le competenze nell’azienda del futuro” , promosso lo scorso 28 Novembre nella sede di Roma. Le realtà aziendali contemporanee vedono e pongono le persone al centro delle proprie politiche di crescita, diventando espressione di un’economia che si pone a servizio dell’uomo. La cultura aziendale plasma i comportamenti dei lavoratori e questi, a loro volta, diventano specchio del sistema di valori che riflette il successo aziendale. Nel World Economic Forum di Davos del Gennaio 2016 è stata presentata la ricerca "The Future of the Jobs" dalla quale è emersa l’imminente e decisiva influenza, nei prossimi anni, di fattori tecnologici e demografici sul mondo del lavoro.

 

Altavilla l'uomo della fusione

Quando nasce, Alfredo Altavilla , il top manager Fiat responsabile delle alleanze industriali della casa torinese e braccio destro di Marchionne, ha una passione nel Dna. «Mio padre era titolare di una concessionaria Lancia e all’automobile italiana eravamo indissolubilmente legati». Durante il quinquennio, attraverso il docente di Marketing Giorgio Walter Scott (nella foto sotto), ho avuto la possibilità di contribuire alla stesura di un libro che la Fiat ha dedicato alla Uno, una vettura di grande successo commerciale che ha ridato ossigeno alle casse dell’azienda. Nel 2005, chiuso il capitolo Gm, dove ero stato, nell’ultimo periodo, anche Chairman della joint-venture Powertrain, mi è stata data la responsabilità del business development di Fiat Group Automobiles, contestualmente a quella di Amministratore delegato di Tofas, la nostra joint-venture in Turchia. Il primo prevede il raggiungimento di un fatturato di 1,5 miliardi di dollari al di fuori del mercato del Nafta. Il secondo passo lo faremo quando potremo dare l’ok alla costruzione di una vettura capace di percorrere 17 chilometri con un litro di benzina nel ciclo di omologazione. Tra Fiat-Chrysler è stato amore a prima vista? Abbiamo compreso in fretta che si trattava di un’occasione unica per puntare a quella massa critica di 5,5-6 Mio di vetture che consideriamo quella ideale per generare una sostenibilità a lungo termine. Dal 2002, nel pieno di una crisi che ha portato l’azienda sull’orlo del fallimento, si è deciso di puntare esclusivamente sull’automotive (automobile, veicoli industriali, agricoli e movimento terra).

 
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