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Ora di matematica, s’impara l’inglese

Gli obiettivi linguistici sono di ordine secondario e non seguono la scansione progressiva tipica di un corso di lingua, bensì sono strettamente connessi a contenuti e attività di apprendimento della materia. L’insegnamento disciplinare con metodologia Clil è ordinamentale dall’anno scolastico 2014-2015 nell’ultima classe dei licei e istituti tecnici di nuova istituzione, mentre l’ordinamento dei licei linguistici prevedeva già a decorrere dall’anno scolastico 2012-2013 l’insegnamento di due diverse discipline in due diverse lingue straniere, una dal terzo anno, l’altra dal quarto. Obiettivi di questa modalità di insegnamento/apprendimento sono lo sviluppo di competenze bilingui (multilingui nel caso dei licei linguistici e/o nel caso di allievi di lingua madre diversa dall’italiano), nonché multi e interculturali, poiché incoraggiano una costante entrata/uscita da sistemi semantico-culturali diversi. Richiedere all’apprendente la capacità di rielaborare, riformulare, sintetizzare nella lingua di scolarizzazione contenuti appresi in una lingua straniera e/o viceversa, comporterebbe, tuttavia, forme di accertamento che prevedano tra i criteri di valutazione lo sviluppo delle competenze di mediazione. Pur promuovendo la competenza linguistico-comunicativa nella lingua straniera, la metodologia Clil finalizza le opportunità di esercitare abilità ricettive (ascolto e lettura) e produttive (parlare e scrivere) in lingua straniera allo sviluppo di competenze disciplinari. Lo scopo dell’uso della lingua straniera nell’insegnamento/apprendimento disciplinare è incoraggiare la riflessione sulla comprensibilità dell’input, sugli ostacoli che la specificità della lingua utilizzata può frapporre al raggiungimento degli obiettivi, sulla doppia focalizzazione su contenuti e lingua. Più complessa della lingua utilizzata nella vita quotidiana, la lingua dello studio - usata per esprimere contenuti disciplinari - richiede tempi di apprendimento diversi rispetto alla lingua dell’interazione sociale.

 

Prepararsi al Fit con i 24 Cfu

cattolicapost Prepararsi al Fit con i 24 Cfu Nessuno conosce le scadenze del bando per il reclutamento dei nuovi insegnanti , che immetterà direttamente in ruolo . Diverse restano ancora le incognite che incombono sulla definizione di una data, anche se i meglio informati sostengono: non prima della fine del 2018 . Tant’è vero che c’è voluta un’altra Nota ministeriale – quella del 25 ottobre 2017 – per chiarire ciò che fino alle prime settimane di quest’autunno ancora non risultava evidente. Complicazioni procedurali a parte – penso soprattutto al dibattito innescato con l’introduzione dei 24 Cfu – c’è un aspetto di questa norma che conviene non sottovalutare. In questo senso i percorsi per l’acquisizione dei 24 Cfu costituirebbero, più che un ennesimo intralcio burocratico allo sviluppo di una carriera già difficile, un’occasione di preparazione alle prove di concorso . Durante un recente dibattito pubblico sui 24 Cfu ho assistito all’intervento di un dottore di ricerca che sosteneva di avere già, dopo tre anni di dura preparazione disciplinare, sufficienti competenze per accedere ai ruoli di insegnamento nella scuola secondaria. Ma come comportarsi quando in classe ci sono alunni con disturbi dell’apprendimento, bisogni educativi speciali o provenienze sociali “a rischio”? Credo che un buon insegnante, oltre a indicare ai propri allievi la meta, debba conoscere anche le strade che permettono loro di raggiungerla.

 

A scuola di superpoteri?!

Piacenza A scuola di superpoteri?! Gli insegnanti fanno rete per affrontare i cambiamenti della scuola. La scuola più amata è quella che punta sulle isole in classe, sul materiale condiviso, e sull’assemblea già all’asilo. Durante il convegno sono stati illustrati i risultati di un monitoraggio condotto dal prof. Pierpaolo Triani , docente della Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università Cattolica e consulente pedagogico della Rete Scuole che costruiscono effettuato su circa 200 insegnanti e moltissimi alunni delle scuole elementari e dell’infanzia. Il monitoraggio si è spinto oltre, e ha chiesto anche un giudizio sull’efficacia di questi dispositivi: soddisfazione e alcuni giudizi negativi, in particolare fra i docenti che hanno fatto un uso più occasionale dei dispositivi. Il quadro che emerge, ha spiegato il docente, è quello di una scuola capace di coinvolgere, ma alle prese con alcune criticità materiali, di spazi e culturali che non considerano l’importanza di un insegnamento attivo e plurale. I buoni maestri, secondo Rossi Doria, sono quelli che uniscono la capacità didattica a quella di stare dentro una struttura regolata, la cura della professionalità ai ruoli di coordinamento professionale. Questi saperi umani fondamentali, i "super poteri", capaci di costituire un’efficace cassetta degli attrezzi per affrontare l’imprevedibilità della nuova realtà, diventano una bussola che consente di orientarsi anche quando tutte le mappe risultano obsolete.

 

Insegnanti, la formazione è d'obbligo

cattolicapost Insegnanti, la formazione è d'obbligo Circa un quinto del personale a tempo indeterminato del sistema scolastico italiano sarà interessato finalmente dalla nuova strategia per lo sviluppo professionale continuo dei docenti. Un rinnovamento che impone un grande sforzo di formazione anche in relazione all’evoluzione complessiva del sistema introdotta dalla nuova normativa: piano triennale dell’offerta formativa, valutazione delle scuole, alternanza scuola lavoro, premialità, organico di potenziamento, individuazione per competenze» aggiunge Bonelli. Gli insegnanti infatti costituiscono la “risorsa chiave” per il miglioramento del nostro sistema educativo» spiega Davide D’Amico , dirigente Ufficio Formazione del personale scolastico, formazione dei dirigenti scolastici e accreditamento enti della direzione generale per il Personale scolastico del Miur, a cui chiediamo quali sono le finalità della formazione continua. Come incentivare il personale e come motivarlo? «Stimolare la collaborazione e il lavoro in rete, la sperimentazione di nuove metodologie didattiche, l’attivazione di percorsi di ricerca/azione e di laboratori per lo scambio delle “best practices”, sono alcune delle modalità da privilegiare per la formazione degli insegnanti. Tanto più ci sarà collaborazione, condivisione degli obiettivi sia a livello di singola scuola (dirigente scolastico, docenti e personale amministrativo) sia tra i dirigenti scolastici delle scuole della rete d’ambito, tanto più vi sarà la possibilità di realizzare iniziative di qualità e di ricaduta positiva sugli alunni». Il piano per la formazione dei docenti (2016-2018) prevede che “vengano studiate con le università possibili connessioni con i modelli di formazione iniziale”; e ancora prevede che “saranno valutate le azioni di tirocinio nelle scuole; saranno promosse azioni specialistiche (master e corsi di alte professionalità). formazione #scuola #docenti #insegnanti Facebook Twitter Send by mail Print E IN CATTOLICA SI FORMA ANCHE IL PERSONALE DELLE PARITARIE Direzione e gestione delle scuole paritarie degli istituti religiosi : è il titolo del corso dell’Alta Scuola Altis , diretto dal professor Marco Grumo , per dare nuova competitività all’intero sistema.

 

Formazione primaria: selezionati 450 aspiranti maestri

Scienze della formazione Formazione primaria: selezionati 450 aspiranti maestri Si è tenuta al Brixia Forum la selezione dei 250 studenti che potranno frequentare il corso quinquennale per insegnare nella scuola dell’infanzia e primaria by Antonella Olivari | 17 settembre 2020 Fare l’insegnante è ancora una meta ambita dai giovani nonostante tutto. A deciderlo sarà l’esito del test di ammissione al corso di laurea in Scienze della formazione primaria che si è svolto il 16 settembre al Brixia Forum di Brescia. A fine mese si saprà chi potrà continuare ad alimentare quella tradizione pedagogica-formativa voluta ormai più di cinquant’anni fa dai promotori dell’Università Cattolica nella città di Brescia. Ci vorranno cinque anni impegnativi, tra lezioni e tirocini formativi nelle scuole polo - commenta la coordinatrice del corso Cinzia Cremonini - per arrivare a conseguire quel diploma abilitante che consente di iscriversi nelle graduatorie ministeriali e può iniziare a lavorare nelle scuole materne e primarie o svolgere attività di sostegno». Fra i banchi distanziati del Brixia Forum si respira emozione e grande attesa, ma c’è anche chi accetta di confidarci come Chiara cui fin da piccola è sempre interessato il mondo dell’infanzia. Per chi invece ha già una laurea in tasca, questo corso di laurea rappresenta l’opportunità di avere un lavoro più stabile. formazioneprimaria #test #selezione #insegnanti Facebook Twitter Send by mail Print MILANO Per la sede di Milano il test di ammissione al corso di laurea magistrale a ciclo unico in Formazione primaria si è tenuto al Pime per consentire il rispetto della normativa Covid.

 
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