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L'integrazione si gioca anche a scuola

Brescia L'integrazione si gioca anche a scuola Una ricerca-azione della facoltà di Scienze della formazione ha indagato il livello di partecipazione scuola-famiglia in alcuni istituti della Provincia di Brescia con alunni stranieri. by Antonella Olivari | 31 ottobre 2017 La Lombardia è la regione con il numero più elevato di alunni con cittadinanza non italiana (191.526 allievi, il 24,3% della popolazione scolastica con cittadinanza non italiana), seguita dal Veneto (91.867, l’11,7%), dall’Emilia Romagna (90.286,l’11,5%). Partendo da questi dati i pedagogisti della facoltà di Scienze della Formazione sono convinti che si debba elaborare un modello educativo interculturale per la piena integrazione di tutte le diversità. Proprio nelle scuole si deve costruire una reale esperienza di apprendimento e di inclusione sociale e lo si può fare grazie alla collaborazione di tutti i soggetti educativi del territorio. Una ricerca-azione biennale, condotta da un gruppo di ricercatori della Cattolica coordinati dal preside della facoltà di Scienze della formazione Luigi Pati , che ha indagato il livello di partecipazione scuola-famiglia in 8 scuole di ordini e gradi differenti della Provincia di Brescia con alunni stranieri. Tutto questo perché il dialogo tra scuola e famiglia porta a una corresponsabilità tra le parti che diventa il risultato della capacità personale e di gruppo di inserirsi con creatività nell’ideazione di nuovi modelli di sviluppo e di azione. Le ragioni sono quelle di stabilire tra scuola e famiglia "un vero e proprio patto educativo per favorire una migliore formazione degli studenti, sia in termini di inclusione sociale, che di rinnovamento necessario in aue dove spesso la maggioranza ha provenienze diverse da quella locale" ha concluso Pati.

 

Integrare? Impresa (sociale) riuscita

cattolicapost Integrare? Impresa (sociale) riuscita Quattro fondatori under 30, 6 mesi di corso per 12 tra richiedenti asilo e rifugiati per renderli autonomi: sono gli ingredienti del successo imprenditoriale di Officina Casona. Durante la triennale in Scienze linguistiche per le Relazioni internazionali in Università Cattolica Francesca ha partecipato a un progetto Overseas negli Stati Uniti e ha vissuto un’esperienza di volontariato internazionale grazie al Charity Work Program dell’Ateneo. L’idea è nata da un gruppo di giovani, tutti laureati da un paio di anni e uniti da un’esperienza di volontariato in una fondazione locale: Michele , architetto, Gloria , laureata in gestione d’impresa, Andrea , copywriter (nelal foto in alto con Francesca) . Per questo ha intrapreso un nuovo percorso, l’ Executive master in Social Entrepreneurship (EMSE) dell’ Alta Scuola Impresa e Società (Altis) , vincendo una borsa di studio totale di Ubi Banca: «È stata la chiave di volta che ci ha fatto fare il salto dall’idea alla realtà. Dopo sei mesi di attività di aggregazione, i quattro ragazzi hanno bussato alla porta di Fondazione Somaschi e Intrecci, due cooperative sociali che gestiscono centri di accoglienza per richiedenti asilo e rifugiati, con la proposta di dare vita a laboratori di manualità basati sul recupero. La grande sfida che hanno vinto è stata quella di riuscire a portare nel centro persone del territorio che non hanno familiarità con il mondo del volontariato e dell’accoglienza, per far vivere loro un’esperienza di incontro e condivisione con i rifugiati. Ne sono scaturiti i primi tre laboratori, di legatoria, serigrafia e cucina, avviando inoltre corsi di formazione al lavoro, alla lingua e alla socialità per 12 richiedenti asilo e rifugiati under 35, a cui si sono aggiunti quelli di pelletteria con stampa serigrafica, di ciclomeccanica, di falegnameria, e di ceramica.

 

Migranti, dall’emergenza all’integrazione

ateneo Migranti, dall’emergenza all’integrazione L’interculturalità naturale dell’Europa, nata come progetto di unione fra diversità culturali, è sfidata dalla necessità di sviluppare un approccio interculturale verso nuovi cittadini e nuovi arrivati. Dopo l’accoglienza e l’educazione, l’integrazione e l’intercultura All’intercultura è totalmente dedicato un nuovo progetto didattico sperimentale, il Modulo Jean Monnet Ideal (Interculltural Dialogue in Europe and Active Policies ), iniziato nel 2017 per ripetersi in due edizioni nel 2018 e 2019. “Emergenza profughi” e “integrazione” Se è vero che l’intercultura provoca sentimenti dissonanti, dall’entusiasmo alla paura, è vero anche che chi risiede nelle aree del mondo che promuovono la pace e la coesistenza tra diversi, ha l’onere dell’impegno verso il mantenimento di questo modello sociale. Ciò che l’Ateneo si propone di formare nei giovani è la corretta “postura” di fronte all’Alterità, che porta a non negare né se stessi né l’Altro, in nome di una fratellanza che si costruisce giorno per giorno, fatta di gesti, testimonianze e dialogo continuo. Si tratta infatti di un’area-pilota, in Italia, tra le prime mete di approdo dei migranti negli anni 80-90 e tuttora interessata da flussi migratori e dalla decrescita demografica in seguito alla crisi economica. Direttrice del Cirmib - Centro di Iniziative e ricerche sulle migrazioni di Brescia #intercultura #integrazione #accoglienza #immigrazione Facebook Twitter Send by mail PROPOSTE FORMATIVE Insieme al master in Competenze interculturali. Corsi per la Scuola e Formazione per gli insegnanti : Misurare la Sensibilità Interculturale per insegnare in classi multietniche La cultura arabo-islamica oltre gli stereotipi La Summer School: “ Mobilità Umana e Giustizia Globale ” Il Corso di Alta Formazione in Sviluppare competenze interculturali nell'accoglienza di richiedenti asilo e rifugiati.

 

L’Europa è la soluzione, non il problema

POLITICA L’Europa è la soluzione, non il problema Pensare di risolvere le sfide che preoccupano i cittadini dell’Unione abbandonando il progetto europeo è un errore. by Andrea Siravo | 30 marzo 2017 «Per affrontare i problemi dell’immigrazione, della disoccupazione e dell’instabilità internazionale serve una maggiore presa di coscienza e un coinvolgimento dei cittadini dimostrando che l’Europa è la soluzione e non il problema». A pochi giorni dalle celebrazione per i 60 anni della firma dei Trattati di Roma, Riccardo Ribera d’Alcalà (nella foto) , direttore della Direzione generale delle politiche interne al Parlamento europeo, è convinto che l’Europa abbia tutti i mezzi per superare le sfide che preoccupano i cittadini dei 27 stati membri dell’Unione. Nel suo intervento il direttore generale ha sottolineato il ruolo fondamentale che ha avuto l’assemblea di Strasburgo nel processo d’integrazione europea a partire dalla firma dei Trattati di Roma nel 1957. L’Europa dovrebbe cogliere l’occasione di questo anniversario per poter ripercorrere le fasi della Costituzione dell’Europa e poter prendere atto dei progressi compiuti e delle acquisizioni in 60 anni di integrazione europea, anche per poter guardare con onestà e con chiarezza a tutto ciò che ha funzionato». Al termine, la consegna delle borse di studio agli studenti meritevoli [IL PROGRAMMA] GIOVAGNOLI, GLI EUROPEI AL BIVIO A 60 anni dalla firma dei Trattati di Roma , che posero le basi del Mercato comune, lo storico della facoltà di Lettere e filosofia Agostino Giovagnoli ripercorre la storia dell’Unione europea. Anche oggi, dai problemi dell’integrazione europea si esce solo non con meno ma con più integrazione [LEGGI L’ARTICOLO] GENERAZIONE ERASMUS, L’EUROPA SIAMO NOI Per i ragazzi dello storico progetto di scambio studentesco, l’Unione europea ha tutt’altro che un significato astratto .

 
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