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Educare al tempo degli algoritmi

il dibattito Educare al tempo degli algoritmi La differenza tra robot e uomo si è sempre basata più sulla consapevolezza che sull’intelligenza. Ne sono responsabili nuovi tipi di algoritmi in grado di apprendere dall’esperienza che allo stesso tempo ridimensionano e rilanciano le promesse della prima stagione di ricerche sulle macchine intelligenti. Come tutto questo sfida il mondo dell’educazione? Vedo almeno tre indicazioni, che sono allo stesso tempo di tendenza e di ricerca. Sulla base dei dati disponibili, delle scelte fatte, delle tendenze in corso, questi algoritmi ci sostengono nel difficile compito di prevedere i comportamenti delle cose e degli altri nel futuro. Una sorta di delega in bianco alla macchina: l’accettazione di usare tutti gli stessi format per trarne vantaggio nella facilità d’uso. Max Tegmark, professore di fisica al MIT di Boston, fa osservare in un suo recente volume come la differenza tra uomini e macchine si sia sempre costruita non tanto sull’ intelligenza (una macchina può essere addirittura più intelligente di un uomo), quanto piuttosto sulla consapevolezza . Ora, una macchina che conosce i propri limiti e prova a rimuoverli intervenendo sull’algoritmo con cui è stata progettata per generare nuove più perfette versioni di se stessa, pare proprio essere una macchina in qualche modo dotata di riflessività e, quindi, di consapevolezza.

 

Se i robot danno una mano alla medicina

IL DIBATTITO Se i robot danno una mano alla medicina Nella robotica, come in altri ambiti della scienza, non esistono scoperte buone o cattive, ma è buono o cattivo l’utilizzo che di esse fa l’uomo. Le riflessioni che mi sento di condividere da queste esperienze sono le seguenti: 1) Come in altri ambiti della scienza anche in questo caso non esistono scoperte buone o cattive, ma è buono o cattivo l’utilizzo che di esse fa l’uomo. Se si pensa invece a un’applicazione militare che mira ad aumentare la forza, la destrezza e la velocità di esecuzione di militari umani resi “superman” da queste tecnologie allora è tutta un’altra musica. Un sistema artificiale avanzato è in grado di apprendere velocemente e di accumulare una quantità di informazioni che nessun cervello umano è in grado di accumulare e – cosa ancora più importante – di richiamare in tempi rapidissimi al momento giusto per prendere le decisioni necessarie. In altre parole, quello che stiamo per compiere e come lo stiamo per compiere, è già tutto scritto nell’attività del nostro cervello che precede di secondi o minuti quella determinata decisione, quella determinata scelta, quella determinata azione motoria, quella determinata sensazione ed emozione. Ancora una volta l’Umanità è posta di fronte al dilemma di come utilizzare una scoperta o una serie di scoperte; se per il bene comune e per una società migliore, o per il guadagno e il tornaconto di pochi a discapito di tutti gli altri. Domani sarà pubblicato il contributo di Massimo Marassi, docente di Filosofia teoretica #robot #intelligenza artificiale #medicina Facebook Twitter Send by mail ARRIVANO I ROBOT - IL DIBATTITO L’ intelligenza artificiale non è più fantascienza e le sue applicazioni sono entrate nella vita di tutti i giorni.

 

Intelligenza artificiale, non tutto è calcolabile

L’intervento del professor Massimo Marassi 18 luglio 2019 Continua il dibattito aperto dall’articolo dal titolo “ Arrivano i robot ”, dedicato a come l’intelligenza artificiale sta cambiando noi e il nostro modo di vivere e di pensare di Massimo Marassi * Sono stati necessari parecchi secoli per giungere a comprendere il funzionamento dell’intelligenza naturale. Fino a pochi anni fa si poteva dire che le macchine non erano in grado di vantare le intuizioni, i ragionamenti degli esseri umani, di decidere quale soluzione scegliere tra diverse possibilità. Questi limiti sono proprio ciò che i costruttori di sistemi intelligenti hanno già superato: d’altra parte un sistema artificiale che non abbia consapevolezza di ciò che conosce e fa, sarebbe soltanto un contenitore di informazioni, non certo un sistema intelligente. Soprattutto, la migliore rappresentazione che l’uomo immagina di sé è quella di diventare transumano o postumano, di oltrepassare ogni limite, sia questo imposto da Dio, dalla natura o dalla storia. Tuttavia, almeno per il momento, l’uomo è soltanto un essere mortale costruttore di macchine intelligenti, che sono una possibilità di fatto e di valore, purtroppo a disposizione innanzitutto del potere e del mercato. Per sciogliere l’alternativa basterebbe considerare che la mente umana è un sistema dinamico, capace di sentire e di soffrire, di comunicare il pensiero nel linguaggio, di condividere i sentimenti con emozioni travolgenti e passioni disparate. Però possiamo sentire che cosa desideriamo da essi e decidere se restare uomini o pensarci sciolti dalla materia, dalla società, dalla storia, in definitiva irresponsabili rispetto alla fine di un mondo, quello che ci ha accolti tra i viventi.

 

Migliorare la vita dei drivers: la sfida del progetto “Drivefit”

IL DIBATTITO Migliorare la vita dei drivers: la sfida del progetto “Drivefit” Come ridurre lo stress al volante? Un recente studio condotto dal team dell’ Unità di Ricerca in Neuroscienze Sociali e delle Emozioni ha tentato di rispondere a tali domande, esplorando il potenziale di device neurofisiologici innovativi indossabili. Il progetto Drivefit – svolto con la collaborazione della società Cattolica Assicurazioni, partner di progetto assieme all’Università Cattolica – ha coinvolto un campione di guidatori del nord Italia con l’obiettivo di verificare come sia possibile modulare lo stress al volante con il supporto di tecniche neuroscientifiche. Assieme alle misure comportamentali e neurofisiologiche i drivers venivano monitorati anche rispetto ai comportamenti di guida, attraverso dei sistemi di controllo (driving box) istallati sulle automobili per monitorare tutti i comportamenti durante le performance di guida. I risultati sono molto promettenti: dopo aver completato il percorso di training con il supporto del device neurofeedback indossabile, i drivers hanno mostrato un miglioramento della capacità di gestire l’attenzione e di controllare le interferenze dell’ambiente e una riduzione dei comportamenti aggressivi alla guida. Infatti i drivers riportano di avere migliorato la propria percezione dell’esperienza di guida, sostenuta da minori livelli di stress e fatica mentale e ridotte reazioni impulsive durante la guida. Analogamente il device neurofisiologico si è mostrato efficace per migliorare le capacità di regolazione dello stress e dell’umore nella popolazione anziana, come evidenziato da un’ulteriore applicazione del protocollo di training al filone dell’ healthy aging , nell’ambito della promozione di un invecchiamento sano e attivo. Nono articolo di una serie dedicata a come l’intelligenza artificiale ci sta cambiando #intelligenza artificiale #drivefit #psicologia del traffico Facebook Twitter Send by mail ARRIVANO I ROBOT - IL DIBATTITO L’ intelligenza artificiale non è più fantascienza e le sue applicazioni sono entrate nella vita di tutti i giorni.

 

È iniziata l’era delle media-macchine

Per la verità, questa problematizzazione è cominciata da qualche decennio, con l’irruzione della digitalizzazione e la conseguente convergenza fra i vari mezzi di comunicazione, che li ha resi sempre meno distinguibili gli uni dagli altri. Un altro fenomeno tipico della trasformazione attuale dei media consiste nel fatto che alcune piattaforme televisive, come Netflix o Prime Video suggeriscono al loro abbonato titoli della propria offerta basandosi sui prodotti già visti (proprio come fa Amazon nel suggerire un libro, o Booking nel proporre un hotel). Se tuttavia si capiscono bene i vantaggi per le aziende che producono contenuti o semplicemente offrono servizi e aggregano i dati degli utenti, meno chiari sono i rischi che procedure di questo tipo generano per gli utenti. Se il robot è una macchina che aiuta o sostituisce l’uomo nel compimento di azioni, non vi è dubbio che alcuni media a noi congeniali si vanno robotizzando, e altri allo stato nascente assomigliano a robot. È piuttosto evidente che queste apparecchiature, o la loro evoluzione, consentono alcuni passi avanti decisivi per esempio per persone con difficoltà motorie, o di vista, e che comunque facilitano alcune operazioni di vita quotidiana. Due semplici conclusioni possono essere tratte da questa prima ricognizione: la prima è che sono già nati sistemi ibridi fra media, robot e intelligenza artificiale, che vanno modificando la tradizionale definizione di mezzi di comunicazione. La seconda è che le media-macchine nascono all’insegna di un progresso che presenta da subito alcuni lati oscuri, che toccherà alla politica seguire con attenzione e normare a protezione degli utenti, e dell’interesse comune.

 

Educare robot per un umanesimo della vita

il dibattito Educare robot per un umanesimo della vita Di fronte alla pervasività delle tecnologie digitali va riaffermato che l’educazione costituisce il primo e il fondamentale diritto. agosto 2019 Continua il dibattito aperto dall’articolo dal titolo “ Arrivano i robot ”, dedicato a come l’intelligenza artificiale sta cambiando noi e il nostro modo di vivere e di pensare di Pierluigi Malavasi * Educare robot? Ciò che chiamiamo intelligenza artificiale segna la vita di ogni giorno e costituisce una sfida per il futuro della civiltà. In quell’ambito multiforme e convergente che sono le tecnologie radicali, di cui la robotica è un emblema, la riflessione pedagogica deve far valere la cultura della formazione integrale della persona e dello sviluppo umano. Essa si realizza anche attraverso una un’educazione alla responsabilità emotiva, basata su un ascolto profondo della vita affettiva, che sa porsi la preoccupazione della cura, della custodia del creato. Nel febbraio del 2019, in occasione dell’ Assemblea plenaria della Pontificia Accademia per la Vita , il Santo Padre Francesco ha indirizzato il dibattito sull’intelligenza artificiale nel più ampio e comprensivo quadro di un umanesimo della vita “molto in sintonia con l’ecologia integrale, descritta e promossa nell’Enciclica Laudato si’ . La possibilità di intervenire sulla materia vivente a ordini di grandezza sempre più piccoli, di elaborare volumi di informazioni sempre più ampi, di monitorare - e manipolare - i processi cerebrali dell’attività cognitiva e deliberativa, ha implicazioni enormi: tocca la soglia stessa della specificità biologica e della differenza spirituale dell’umano.

 
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