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Robot sociali, superuomini al nostro servizio o pericolosi alieni?

Il dibattito Robot sociali, superuomini al nostro servizio o pericolosi alieni? La Human-Centered AI è una visione inclusiva dell ’interazione uomo-robot : sarà la persona a definire obiettivi e vincoli etici della progettazione. luglio 2019 di Antonella Marchetti * La nostra vita quotidiana ci vede da qualche tempo in crescente interazione con una particolare forma di tecnologia: i robot e, in special modo, i robot sociali. Dei “Superuomini” al nostro servizio, secondo un’immaginazione utopica, o dei pericolosi alieni capaci di prendere il potere e assoggettarci, secondo le fantasie maggiormente distopiche. Due fenomeni psicologici saranno a questo riguardo osservabili: da un lato il timore e l’ansia per le novità, che hanno regolarmente caratterizzato gli avanzamenti tecnologici; dall’altro l’animismo, ben studiato da Jean Piaget , cioè la tendenza infantile - mai del tutto sopita - ad ascrivere caratteristiche umane al mondo inanimato. I robot sociali ben si prestano a studiare empiricamente, in situazioni tanto naturalistiche quanto controllate, l’umana attitudine a “umanizzare” la realtà, attribuendole un senso sulla base della propria “ psicologia ingenua ” o Teoria della Mente (l’inclinazione cioè a interpretare il comportamento sulla base di stati interni di tipo psicologico). Si tratta di una visione interdisciplinare e inclusiva dell’interazione uomo-robot, caratterizzata da una quanto mai opportuna centratura sull’umano a vari livelli: di progettazione, di utilizzo, di significazione o attribuzione di senso alle interazioni. docente di Psicologia dello Sviluppo e Psicologia dell'Educazione, f acoltà di Scienze della formazione , direttore dell'Unità di Ricerca sulla Teoria della Mente Secondo articolo di una serie dedicata a come l’intelligenza artificiale ci sta cambiando.

 
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