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Cesi e Gemelli insieme contro l’Aids

Cooperazione internazionale Cesi e Gemelli insieme contro l’Aids Un progetto è in corso al Comboni Samaritans Health Center di Gulu per coinvolgere 500 donne da sensibilizzarle sul tema dell’infezione da Hiv e da altre a trasmissione sessuale. Il progetto, che si svolge al Comboni Samaritans Health Center di Gulu in Uganda , prevede il coinvolgimento di 500 donne di età compresa tra 18 e 49 anni residenti nella città di Gulu e nelle aree limitrofe che vengono individuate attivamente sensibilizzando su questi temi l’intera comunità. All’Health Center di Gulu è loro offerto uno screening semestrale per Hiv, Hbv (Epatite B), sifilide, valutazione clinica di eventuali lesioni vulvovaginali e un questionario autoriportato su aspetti sociodemografici, su conoscenze e comportamenti a rischio sessuale. In Uganda vi sono 75 posti letto di degenza ordinaria per 1.000.000 di abitanti e un posto letto in terapia intensiva sempre per 1.000.000 abitanti. In conseguenza di ciò il ministero della Salute e il Governo ugandese stanno attuando strategie di contenimento e di prevenzione dell’epidemia di Covid-19 molto stringenti in termini di quarantena, isolamento e distanziamento sociale, perché, come tutti i Paesi dell’Africa Sub-Sahariana, l’Uganda non può davvero permettersi la diffusione dell’epidemia. L’attività di supporto alla prevenzione di Hiv attraverso l’educazione e le modifiche comportamentali è svolta continuamente sia dall’Italia, attraverso incontri periodici con il personale locale, sia grazie all’attività residenziale di medici specializzandi della nostra sezione di Malattie infettive. Siamo altresì entrambe grate al dottor Francesco Aloi, biotecnologo dell’Area Endocrino–metabolica del Dipartimento di Medicina e chirurgia transazionale del nostro Ateneo, per il supporto attivo che ci sta fornendo, grazie anche all’esperienza che lui ha dell’Uganda per i molti anni lì trascorsi».

 

Budapest 2020, verso il Congresso Eucaristico Internazionale

I Congressi Eucaristici rappresentano tappe che scandiscono il cammino della Chiesa cattolica proponendo un percorso di conversione e rinnovamento spirituale rivolto alle comunità cristiane. Il titolo dell’edizione 2020 è « In Te sono tutte le mie sorgenti » (tratto dal Salmo 87,7) e si svolgerà dal 13 al 20 settembre 2020 a Budapest , con un fitto programma che comprende lezioni, testimonianze, concerti ed eventi culturali. Durante la presentazione sono state ricordate le circostanze storiche e sociali dello svolgimento del 34° Congresso Eucaristico Internazionale che si svolse sempre a Budapest in un contesto sociale alla vigilia della Seconda Guerra Mondiale. Durante l’incontro, in relazione all’attenzione da porre all’Eucaristia, è stato ampiamente citato il documento base preparato per il Congresso, che presenta una rinnovata teologia dell’Eucaristia, tesa a rendere più feconda l’azione pastorale nella preparazione remota e prossima al Congresso Eucaristico Internazionale di Budapest. Pertanto gli intendimenti del Congresso Eucaristico Internazionale sono quelli di «offrire occasioni per continuare il cammino di guarigione della memoria, per perdonare le offese del passato e per ritrovare in Cristo la piena riconciliazione capace di vincere le difficoltà e le tentazioni del tempo presente. Inoltre, è stato rilevato, una caratteristica speciale del Congresso eucaristico di Budapest sarà l’apertura ecumenica attraverso varie manifestazioni culturali. Inoltre non potrà che rinvigorire anche il peculiare e storico legame che unisce il nostro Ateno con l’università cattolica di Budapest» ha concluso monsignor Giuliodori.

 

La European Student Card è vicina

Ateneo La European Student Card è vicina A Münster una nuova tappa verso la realizzazione della Carta Europea dello Studente che metterà in rete a livello transnazionale dati e documenti degli studenti per permettere di fruire dei servizi del Diritto allo studio anche all’estero. maggio 2017 Procedono a passo sostenuto i lavori per il progetto europeo Esc (European Student Card), cui Educatt – dopo l’ottima conclusione di WISE, valutato dall’agenzia Indire con il punteggio di 91/100 – prende parte come partner per la fase sperimentale. Nell’occasione verrà presentato il primo prototipo di Carta - con un laboratorio pratico che permetterà di verificarne dei requisiti tecnici - e si aprirà il confronto con alcuni dei maggiori partner strategici, tra i quali EWP – Erasmus without paper . La conferenza, aperta a tutti, è rivolta soprattutto a coloro che in ambito universitario si occupano di relazioni e scambi internazionali e sarà occasione preziosa per riflettere sulle prospettive internazionali del Diritto allo Studio. europeanstudentcard #internazionale #dirittoallostudio Facebook Twitter Send by mail Print.

 

Volontariato, l’altraestate che fa bene al Cv

CHARITY WORK PROGRAM Volontariato, l’altraestate che fa bene al Cv Il Charity Work Program in sette anni ha inviato 164 studenti nei Paesi in via di sviluppo e 37 sono partiti tra luglio e ottobre scorsi . Un’esperienza ricca sia sul piano umano che professionale, come testimoniano i racconti di chi è appena tornato 03 novembre 2015 Trentasette studenti partiti nell’estate 2015 , 164 negli ultimi sette anni . In totale, compreso un altro progetto promosso dal Centro pastorale dell'Ateneo con il Cesi, quella appena trascorsa è stata un'estate in missione per 65 studenti dell’Università Cattolica . Solidarietà, lavoro di squadra e capacità di incontrare ogni forma di diversità sono attitudini sempre più ricercate nel mondo del lavoro - fa notare Pier Sandro Cocconcelli , delegato del Rettore per l’Internazionalizzazione -. L'esperienza del Charity Work Program offre agli studenti la possibilità di diventare dei professionisti in grado di operare in qualsiasi contesto grazie a due fattori: le competenze acquisite operando in contesi internazionali complessi, e l'educazione umana ricevuta entrando in rapporto con le realtà locali». Il Centro di Ateneo per la Solidarietà internazionale è già al lavoro per organizzare le nuove destinazioni 2016 . Tante novità sono in arrivo, sia sul fronte delle destinazioni che sulle modalità di partecipazione.

 

Erasmus, una scuola di diversità

UCSC INTERNATIONAL Erasmus, una scuola di diversità A Valencia, la studentessa di Psicologia Asya ha scoperto che questa esperienza ha il potere di unire le persone più diverse e di annullare ogni timore. Ammetto che per molti versi ho ritrovato negli spagnoli caratteristiche simili a quegli degli italiani: Valori come, l’importanza della famiglia, degli amici, l’attenzione alla cura della comunità, la cultura del cibo, la gentilezza e l’ospitalità, tipici anche di noi italiani, sono amplificati in una cittadina come Valencia. L’Erasmus è magico da questo punto di vista; ha il potere di unire le persone più diverse e di annullare ogni timore. La diversità è bellezza, ma lo può essere solo se da parte di tutti ci sono rispetto e la volontà di riconoscersi diverso, non appiattirsi ai luoghi comuni, ed arricchire/arricchirsi con gli altri e negli altri. È anche per questo motivo che ho deciso, dal primo giorno a Valencia, di condividere quotidianamente su Instagram una foto rappresentativa della giornata, e di raccontare il mio “Día”. Ho raccontato di tutto, delle cose belle, dei posti visitati, della gente conosciuta, delle cadute prese, delle corse fatte, delle volte che ho riso, che ho pianto e che mi sono arrabbiata. I selezionati avranno l'opportunità di frequentare i corsi all'estero, usufruire delle strutture e dei servizi dell'Ateneo ospitante, sostenere gli esami concordati con i docenti dell'Ateneo e ottenerne il riconoscimento al rientro, oppure di condurre ricerche in loco per la propria tesi di laurea.

 

Nelle braccia di Mamma Africa

Charity Work Program Nelle braccia di Mamma Africa Fin da subito è lei che mi è entrata dentro l’anima senza chiedermi il permesso e mi ha regalato con i suoi colori e i suoi sorrisi un profondo cambiamento. novembre 2015 di Sara Conzo * Quando ho scoperto che avevo superato la selezione per partire per la Tanzania , l’ansia e la paura lasciavano presagire che sarebbe stata un’esperienza importante. Quel buio così forte mi ha subito fatto capire che avrei dovuto imparare a guardare con occhi nuovi, che avrei dovuto posare la mia corazza di ritmi frenetici, oggetti superflui, convinzioni stereotipate e pregiudiziali. Ed è proprio in quel momento, quando ho deciso di abbandonarmi nelle braccia di Mamma Africa, che lei mi è entrata dentro l’anima senza chiedermi il permesso e quello che mi ha regalato è stato un lento, impercettibile, ma profondissimo e meraviglioso cambiamento. Nelle tre settimane trascorse a Nyabula ogni giorno di più ho imparato a godere della semplicità, ho imparato che la diversità esiste, ma è solo una forza inarrestabile di arricchimento dell’anima, ho imparato ad ascoltare la natura e a sintonizzare i miei ritmi con l’andamento lento delle giornate. anni, di Carosino (Ta), secondo anno laurea magistrale in Scienze linguistiche e letterature straniere, facoltà di Scienze linguistiche, campus di Milano #charity 2015 #volontariato internazionale #cesi Facebook Twitter Send by mail Print #ALTRAESTATE CON IL CHARITY WORK PROGRAM 2015 Trentasette studenti partiti nell’estate 2015. A riprova dell’importanza trasversale, se non universale, di questa esperienza che fa crescere come persone ma fa bene anche al Cv. Leggi i racconti di alcuni degli studenti che sono partiti.

 

Agricoltura, lezioni d’alta quota

E poi, prima di arrivare alla destinazione finale, Atalaya, qualche giorno a Lima, una città che è dieci volte Milano con il traffico di Napoli piena di profumi colori e sapori, con le sue maestose chiese piene d’oro. Il viaggio dura circa 7 ore su terra battuta con attraversamenti su barche, diverse volte abbiamo guadato torrenti e percorso tornanti pericolosi, i piloti sono molto esperti e il viaggio diventa una gara di rally col tempo per arrivare in paese prima che cali il buio tra gli alberi altissimi. Al limite delle ultime capanne della cittadina inizia la salita verso il monte che risaliamo con machete alla mano, nella prima parcella c'è il vivaio, sotto un telo ombreggiante dove vengono coltivate centinaia di piantine di cacao e agrumi. È uno dei pochi punti da dove si può scorgere l'intera cittadina che finisce sulla riva del rio Tambo, che pochi metri più avanti si univa con il rio Urubamba per formare come una ipsilon: il rio Ucayally, principale affluente del rio Amazonas. Purtroppo l'integrità di queste comunità non viene preservata dallo stato peruviano: non indossano i loro abiti caratteristici e vivono da contadini poveri, perché aziende e multinazionali hanno fatto delle loro terre, dei loro fiumi e dei loro prodotti ciò che volevano grazie alle sovvenzioni statali. Durante la settimana successiva con Ugo abbiamo realizzato potature e innesti di cacao perfezionando tecniche di gestione dei frutteti, la parte di formazione è fondamentale per garantire una buona produzione e qualità dei frutti. A riprova dell’importanza trasversale, se non universale, di questa esperienza che fa crescere come persone ma fa bene anche al Cv. Leggi i racconti di alcuni degli studenti che sono partiti.

 

Un vortice di suoni, voci, colori

Charity Work Program Un vortice di suoni, voci, colori Scuola di vita, scuola di medicina, scuola di umanità: l’Africa per me è stata casa, famiglia e calore ma anche maestra di consapevolezza: una scossa per aprire gli occhi e comprendere la realtà dell’Uganda, provando a condividerla con loro. novembre 2015 di Alice Zucconi * Il mio viaggio in Africa è giunto al termine: tre settimane dense di insegnamenti, di scoperte, ma soprattutto di emozioni. Un vortice di suoni, voci, colori, odori, visi, sguardi, che all’inizio sembrava travolgermi, e che adesso riaffiora alla memoria cercando di trovare il suo posto nella vita di ogni giorno. Nel mio cuore però è rimasto anche tanto altro, tanti racconti e storie su una terra piena di contraddizioni: ricca e tremendamente povera, piena di gioia ma anche di sofferenza. Perché l’Africa è stata proprio questo per me: casa, famiglia e calore ma anche maestra di consapevolezza, uno scossone che mi ha fatto aprire gli occhi e che mi ha aiutata a comprendere e a vivere la realtà dell’Uganda. anni, di Segrate (Milano), quarto anno della laurea in Medicina e Chirurgia, facoltà di Medicina e Chirurgia, campus di Roma #charity2015 #volontariato internazionale #cesi Facebook Twitter Send by mail Print #ALTRAESTATE CON IL CHARITY WORK PROGRAM 2015 Trentasette studenti partiti nell’estate 2015. A riprova dell’importanza trasversale, se non universale, di questa esperienza che fa crescere come persone ma fa bene anche al Cv. Leggi i racconti di alcuni degli studenti che sono partiti.

 

Integrare, voce del verbo abbracciare

Michele Senici (a sinistra nella foto) lavora presso Mazì ( insieme , in greco), una scuola che accoglie i bambini rifugiati del campo profughi dell’isola, che non hanno accesso al sistema dell’istruzione pubblica. Ogni giorno circa 150 studenti tra i 12 e i 17 anni trovano tra le aule di Mazì un rifugio sicuro che offre loro un pasto caldo, l’opportunità di imparare e crescere insieme e il supporto psico-sociale necessario per affrontare la vita difficile che vivono ogni giorno nell’hotspot. È una non-banalità che dovremmo imparare a riconoscere: dietro le scelte politiche della nostra Unione Europea, ci sono le storie di vita di Mahdi, Fateme, Mobina, Mohammed, Ibrahim che troppe volte soccombono dietro alle scelte, alle propagande, ai discorsi e alla parole. Qual è il primo aiuto che si può dare ai migranti più giovani nel loro passaggio dalla fuga da una casa che non hanno più al tentativo di integrazione in Europa? «Sono convinto che la vera necessità sia la formazione. Dire loro che l’Europa che sognano non è quella che hanno intorno in questo presente, perché nemmeno noi europei vorremmo che le cose stessero così, spiegare loro quanto sia importante imparare l’inglese o il greco, perché solo così potrai capire i tuoi doveri e lottare per i tuoi diritti. Mi piacerebbe un’Europa che abbraccia e che si lascia abbracciare, tutto qui. Un abbraccio di prossimità, libertà, equità, un abbraccio che instilli resilienza. Per concludere, raccontaci tre piccole cose che ti hanno sorpreso… «La prima è la normalizzazione, cioè capire che probabilmente l’essere umano è talmente forte da sapersi adattare ad ogni condizione di vita.

 

I have a dream, I have a goal

Donne silenziose, bambini che domandano: «Musungu, give me some sweets» e non sai mai se è una stupida pretesa, legata allo stereotipo dell’uomo bianco che porta cibo e caramelle e cibo. È quando sei qui che ti accorgi che i rumori della tua bella città, gli egoismi, le difficoltà della nostra quotidianità si alimentano di una “linfa” di superficialità. È quando sei qui che inizi a interrogarti su come puoi veramente essere utile all’altro; un altro che può essere il bambino nero scalzo che ti corre vicino o un tuo amico che ti chiede dieci minuti di tempo per parlare. Posso dire che, grazie al Charity Work Program, ho avuto l’opportunità di iniziare a conoscere, capire cosa significa vivere più o meno lontano da quelle antiche rive del Nilo, al di là della visione, non sempre autentica, che riceviamo nelle nostre comode case, grazie ai mass media. Non so se al termine di questo periodo sia stato più quello che ho dato che quello che ho ricevuto. Dall’«I have a dream» di aiutare, con cui ero partita, ritorno con l’«I have a goal», che è quello di imparare ad aiutare ma, soprattutto, di imparare come aiutare ad aiutarsi. A riprova dell’importanza trasversale, se non universale, di questa esperienza che fa crescere come persone ma fa bene anche al Cv. Leggi i racconti di alcuni degli studenti che sono partiti.

 

Brescia, il PhD è internazionale

Brescia Brescia, il PhD è internazionale Inaugurato ufficialmente il prestigioso Dottorato Internazionale in Scienze, con i referenti degli atenei partner del progetto: University of Notre Dame du Lac (Indiana, Usa), Pontificia Universidad Catòlica de Chile e la belga Katholieke Universiteit Leuven. Si tratta del primo Dottorato internazionale in Scienze della sede bresciana - il primo in Italia a coinvolgere ben quattro università cattoliche nel mondo. Per la presentazione del progetto, i delegati delle quattro università promotrici dell’ambiziosa iniziativa della durata di quattro anni, riconosciuta dal Miur, si sono ritrovati nel campus di via Trieste. Scienziati di rilievo internazionale nei campi della fisica, chimica, biologia, scienze ambientali e matematica, siedono nel collegio docenti composto da 24 membri, sei per ciascuna università partner del progetto. L’obiettivo è quello di allargare le discipline scientifiche coinvolte nel progetto di dottorato, sempre tramite progetti di ricerca in co-tutoraggio, a materie quali scienze ambientali, microbiologia, biochimica, biofisica. Il coinvolgimento di università internazionali di alto livello attraverso il corso di dottorato ha aperto un canale fondamentale per lo sviluppo della ricerca all’interno dell’università cattolica, perché permette di accedere a infrastrutture di ricerca e competenze complementari a quelle già presenti». I cardini fondamentali del programma sono: il reclutamento di studenti su scala mondiale, i progetti di ricerca bilaterali e la permanenza degli studenti per almeno un anno in ognuna delle università proponenti il progetto di ricerca.

 

Brescia-Chicago, “Erasmus” a distanza

ITALIA - STATI UNITI Brescia-Chicago, “Erasmus” a distanza Col progetto Global Learning Experience 14 studenti di Scienze linguistiche e 13 loro colleghi della DePaul University hanno sperimentato uno scambio interculturale “da casa” grazie all’uso didattico di Skype, Facebook e Whatsapp. Con Skype, D2L, VoiceThread, Whatsapp e Facebook, 14 studenti della facoltà di Scienze linguistiche e letterature straniere della sede di Brescia dell’Ateneo e 13 loro colleghi dell Department of Modern Languages della DePaul University di Chicago hanno sperimentato uno scambio interculturale “da casa” grazie alle nuove tecnologie della comunicazione. Un uso originale e didattico delle tecnologie della comunicazione e dei social network che viene incontro a chi non può permettersi periodi prolungati di studio all’estero o vuole integrare esperienze di scambio in Paesi più vicini al nostro. Con la metodologia della peer review via Google Docs, gli studenti americani hanno “corretto” in inglese gli amici di Brescia e quelli della Cattolica hanno rivisto in italiano il lavoro svolto dai ragazzi di Chicago» racconta la professoressa Mongiat Farina. L’obiettivo del progetto era quello di migliorare la competenza comunicativa, facendo esercizio sia nella lingua di origine che in quella target» spiega la docente della DePaul University, secondo cui l’interculturalità ha bisogno di competenze linguistiche e culturali. I nostri amici americani avevano idee molto più positive sull’Europa di quelle del nostro gruppo italiano» afferma Elena Antelmi , studentessa della triennale in Scienze linguistiche, che ha scoperto un’incredibile affinità culturale con il suo partner di studio senza averlo mai conosciuto prima. Ovviamente, parlando del tema immigrazione, il nuovo corso dell’amministrazione Trump non è rimasto sullo sfondo, come confessa Valentina Mundadori , che è rimasta particolarmente colpita dai racconti di alcune ragazze americane di origine messicana.

 

Metti in circolo il tuo amore

Charity Work Program Metti in circolo il tuo amore Dal Brasile sono tornata con la certezza di voler continuare a partire all’esplorazione del mondo, senza perdere di vista la realtà, qualunque sia il modo per farlo: il sedile di un aereo o la sedia di uno studio terapeutico. novembre 2015 di Marta Grossi* Il Brasile ti colpisce subito, appena atterri, appena apri gli occhi e scopri l’intensità del blu del suo cielo, del verde della sua terra; non appena cerchi di rincorrere il tuo stesso sguardo che corre nell’immensità dei suoi spazi dominati dalla natura selvatica. Il Brasile ti rimane dentro, tra le pieghe dei sensi e dell’anima; il profumo intenso del cacao della Fazenda Valeria, il sapore del mango e del maracuja nel fondo della gola, il rumore della bicicletta sui ciottoli delle strade di Canavieiras. Insieme a loro, io e le mie compagne di viaggio abbiamo vissuto per un po’ le nostre vite, entrando nei loro giochi, nelle loro classi, nella loro quotidianità, mettendoci in ginocchio al loro fianco, facendoci guidare dal loro tenerci per mano per orientarci in quel mondo straniero e complesso. In Brasile tante cose non funzionano bene, e non c’è modo di non accorgersene; ma parallelamente, non è possibile non vedere la bellezza di una terra calda e sorridente, capace di far sentire lo straniero a casa. Il mio viso pallido sulle infinite spiagge di Bahia ha cercato di prendere il colore della terra tanto quanto l’intera mia persona ha provato a colorarsi delle vite che ho incontrato, con cui mi sono mescolata condividendo tempi, e spazi, e emozioni. anni, di Merate (Lc), secondo anno della laurea magistrale in Psicologia Clinica, facoltà di Psicologia Clinica, campus di Milano #charity 2015 #volontariato internazionale #cesi Facebook Twitter Send by mail Print #ALTRAESTATE CON IL CHARITY WORK PROGRAM 2015 Trentasette studenti partiti nell’estate 2015.

 

In Terra Santa alla ricerca di verità

UCSC international In Terra Santa alla ricerca di verità Si parte per il Medio Oriente credendo di sapere già qualcosa sul conflitto israelo-palestinese, ma una volta lì si capisce che esistono solo tante narrative diverse. ottobre 2017 di Alessandra De Poli * L’idea di partire per il Middle East Community Program (Mecp) mi è venuta dopo aver parlato con una ragazza che era stata in Terra Santa l’anno precedente. Abbiamo alloggiato tutti insieme a Betlemme, che nei 17 giorni di programma è diventato il nostro campo base, ma anche un po’ la nostra casa, dato che ci accoglieva una famiglia palestinese. Non sono mancate le visite alle realtà sociali e ai progetti di Ats Pro Terra Sancta , che si estendo in tutto il territorio sia palestinese che israeliano, e si occupano di categorie di persone diverse (bambini disabili, anziani, giovani studenti arabo cristiani…). Uno parte per la Terra Santa (Israele, Palestina, territori occupati, che nome si deve usare?) credendo di sapere già qualcosa sulla realtà della regione e sul conflitto israelo-palestinese, ma una volta lì si rende conto che non esiste una verità assoluta. Perché passare da Betlemme a Tel Aviv crea un certo shock, così come camminare nella Città Vecchia di Gerusalemme e poi prendere il tram in Città Nuova e arrivare fino al museo Yad Vashem dedicato alla Shoah. Mentre vedere il muro che fagocita i villaggi palestinesi e passare a piedi attraverso i checkpoint crea un po’ di timore e un po’ di rabbia, un po’ di tristezza e un po’ di eccitazione.

 

Gli studenti della Cattolica tra i più ricercati dalle aziende

Ateneo Gli studenti della Cattolica tra i più ricercati dalle aziende Pubblicati i dati di QS World University Rankings relativi a 3800 atenei nel mondo. Cinque università italiane figurano tra le top 200 al mondo nel giudizio dei recruiter. settembre 2016 Terzo posto per l’Università Cattolica nel sondaggio tra i datori di lavoro e i recruiter della 13a edizione di QS World University Rankings , l'indagine che definisce le migliori università al mondo tra 3800 atenei presi in considerazione. All'interno della classifica, l’indicatore dell'Employer Reputation si basa su un sondaggio di quasi 38.000 recruiter ai quali è stato chiesto di indicare da quali università preferiscono assumere talenti: cinque italiane figurano nel 2016 tra le prime 200 al mondo, rispetto alle 4 del 2015. L'obiettivo di Università Cattolica è formare professionisti in grado di fare la differenza nel mercato del lavoro in Italia e nel mondo," afferma Pier Sandro Cocconcelli , delegato dell’Ateneo al coordinamento dei progetti di internazionalizzazione." Il lavoro effettuato finora sull'offerta formativa e sulle opportunità di studio all'estero, mirate a migliorare le competenze professionali, ci ha consentito di guadagnare ben 11 posizioni fino alla 132a, rimanendo nel novero delle migliori 150 università al mondo secondo i recruiter e consolidando il 3° posto in Italia». L’Università Cattolica fa parte, complessivamente, del gruppo delle migliori 500 università nel mondo, posizionandosi nel range 491-500.

 

L’abbraccio caldo dell’Africa

CHARITY WORK PROGRAM L’abbraccio caldo dell’Africa Tutti i dubbi che mi sono venuti appena prima di partire per l’Etiopia si sono sciolti nell’accoglienza che ci hanno riservato i bambini della missione a Debre Birhan e nell’ospitalità delle loro famiglie nella condivisione di una pietanza e nel rito del caffè. È in quel momento che capisci di dover rivalutare l’idea che ti eri fatta dell’Africa e dei suoi abitanti. È lì che capisci di essere partita per conoscere chi sembra diverso da noi, ma che in realtà ci somiglia molto più di quanto si possa pensare. La mia attenzione è ricaduta subito sul fatto che bambini dai tre ai cinque anni venissero lasciati in giardino, sia che ci fosse il sole, sia che piovesse a dirotto, senza che ci fosse qualcuno a controllarli. Ci hanno offerto delle pietanze tipiche e il caffè, preparato secondo la tradizionale cerimonia che prevede che ogni passaggio, dalla tostatura alla macinatura sia svolto lì, sotto gli occhi dell’ospite. E sono proprio le piccole cose che conserverò di questa esperienza, unite al loro valore e alla consapevolezza che dovremmo fermarci a riflettere e (re)imparare da questi popoli. A riprova dell’importanza trasversale, se non universale, di questa esperienza che fa crescere come persone ma fa bene anche al Cv. Leggi i racconti di alcuni degli studenti che sono partiti.

 

Terra negli occhi, brividi nel cuore

È stata la prima cosa che ho chiesto alla mia compagna di viaggio durante il tragitto in macchina per raggiungere il Benedict Medical Centre di Kampala, dove ho svolto il mio Charity Work Program. Frammista allo smog del traffico di Kampala ho respirato la polvere di terra rossa, quella stessa terra che aveva assistito agli albori della civiltà umana e che ora, depositandosi sui nostri vestiti e impregnando le nostre scarpe, richiamava prepotentemente l’attenzione su di sé. Guardando e respirando quella terra mi sarei resa conto, nei giorni a venire, che mi trovavo in un luogo che mi apparteneva, o, meglio, cui io appartenevo più di quanto pensassi. Proprio in quel mondo, che dal difuori sembra così lontano nel tempo e nello spazio e che la nostra presunzione di essere “civilizzati” ci farebbe definire arretrato, risiedono le nostre radici e sarebbe stato lì che avrei riscoperto una delle cose più preziose: l’autenticità. L’ambito dei rapporti umani non è stato l’unico in cui, per indagare quelli che ritenevo difetti altrui, ho scoperto i limiti del nostro modo di agire, di pensare e di intendere il proprio ruolo. In Africa il tempo scorre lento, ma, come sempre, è inesorabile e, purtroppo, è già ora di ripartire: pronta ad accoglierci c’è una pletora di sorrisi e di intense e prolungate strette di mano che sembrano quasi carezze. Trovandomi in prima persona a lottare contro lo stereotipo dell’”uomo bianco che viene ad aiutare”, ho compreso l’importanza di garantire l’istruzione in questi Paesi, perché non si cresce con qualcuno che di volta in volta risolve i problemi, ma solo con qualcuno che insegna a risolverli.

 

Una Ferrari che viaggia come una Seicento

novembre 2015 di Daria Camastra * Quando sentii pronunciare dalla responsabile del progetto: «Seu trabalho aqui esté terminado», piano piano una serie di diverse emozioni e sentimenti iniziano a farsi spazio dentro la testa per arrivare dove rimarranno per sempre, nel mio cuore. La conclusione del mio volontariato con il Charity Work Program mi ha generato una serie di strane sensazioni che con difficoltà riesco a distinguere tra loro. Non incontrerò più i bambini che mi urleranno: «Branca doce doce», come se realmente bastasse una semplice caramella a renderli felici. E poi, c’è paura e angoscia perché mi rendo conto che trascorrere un mese a Sao Tomé non serve a migliorare la situazione dell'isola: probabilmente non basterà neanche un anno. Felicità perché i sautomensi la trasmettono in modo contagioso; amore perché un posto così stupendo lo si può solo amare. Perché Sao Tomé e Principe é in realtà una Ferrari che per il momento viaggia come una Seicento. A riprova dell’importanza trasversale, se non universale, di questa esperienza che fa crescere come persone ma fa bene anche al Cv. Leggi i racconti di alcuni degli studenti che sono partiti.

 

Al Benedict con i medici di frontiera

CHARITY WORK PROGRAM Al Benedict con i medici di frontiera Nelle corsie dell’ospedale di Kampala costruito da Padre John abbiamo visto la sofferenza di un’Africa che lotta contro malattie che da noi sono curate e lì fanno ancora molte vittime. novembre 2015 di Claudia Mendicino * Rievocando a distanza di qualche settimana i momenti centrali della mia esperienza in Uganda con il Charity Work Program, ci sono alcune immagini particolarmente nitide che si affacciano alla mente. I colori accesi, il paesaggio di un verde brillante e il contrasto con la terra rossa, i rumori, il fiume di persone a piedi che camminano ai lati della strada e i tantissimi bambini sorridenti che ci salutano segnano tutto il tragitto in taxi da Entebbe a Kampala. Quello che colpisce subito è il calore della gente del posto, i sorrisi di benvenuto di infermieri, ostetriche e medici che si mostrano sinceramente contenti di averci lì, i saluti dei bambini per strada. La dimensione del tempo per gli africani è molto diversa dalla nostra: è subito evidente che per loro il tempo non ha lo stesso valore assoluto che assume per noi occidentali. Vediamo le condizioni drammatiche di tanti pazienti, il divario tra quello che si può fare con ciò che i medici locali hanno a disposizione e ciò che si sarebbe potuto fatto in Italia per pazienti in quelle stesse condizioni. A riprova dell’importanza trasversale, se non universale, di questa esperienza che fa crescere come persone ma fa bene anche al Cv. Leggi i racconti di alcuni degli studenti che sono partiti.

 

Moma, una stagista a New York

Cattolicapost Moma, una stagista a New York Maria Malichoutsaki , studentessa greca del master in Arts Management , è negli Stati Uniti per uno stage di un anno al Museum of Modern Arts dove si occupa di Digital Media. by Daniela Fogliada | 30 marzo 2018 Aggiornare il sito del Moma , testare l’esperienza dei visitatori, collaborare ai corsi per gli adulti. È uno stage speciale quello che Maria Malichoutsaki ha iniziato al Museum of Modern Arts di New York , uno dei musei più importanti al mondo. Un lavoro che Maria definisce entusiasmante: «Ho l’opportunità di conoscere i diversi aspetti del museo e di partecipare a moltissimi eventi e iniziative. Ogni mattina iniziamo con un breve meeting di coordinamento sulle attività della giornata; un modo molto efficace per condividere responsabilità e informazioni con il resto del gruppo, rafforzato da incontri ancora più estesi in settimana». Essere parte integrante del design dei contenuti per il web e relazionarsi con l’ audience a diversi livelli ha permesso a Maria di conoscere a fondo le dinamiche del museo e di mettere in campo le competenze acquisite durante il master. Lavoro e allo stesso tempo aggiorno le mie competenze grazie a specifici training session su cyber security , sui software utilizzati, su rispetto e sicurezza sul luogo di lavoro che il Moma offre».

 

La valigia del cooperante

Il Coe, la Ong italiana che da più di cinquant’anni opera in molti Paesi nel mondo, è situato in un quartiere non distante dal centro della capitale del Camerun, sul pendio di una delle colline che circondano la città. Ha una struttura ben articolata poiché al suo interno il centro ospita un reparto maternità, funzionante ventiquattro ore su ventiquattro, che accoglie sia le mamme del quartiere sia le molte altre donne che provengono da varie parti della città. La struttura del Centre d’Animation Sociale et Sanitaire (Cass) è conosciuta poiché ha sempre scelto di garantire le prestazioni mediche a prezzi contenuti, a differenza degli ospedali statali in cui ci si deve assicurare di poter pagare prima di essere curati. Durante l’anno vengono organizzati laboratori di teatro, incontri di cineforum, sport come danza e pallavolo ma anche olimpiadi di matematica che consentono così di avere un centro frequentato dai ragazzi durante l’anno e durante le cinque settimane di attività estive (da inizio giugno a metà luglio). Yaoundé però mi sono riempita gli occhi di rosso: i tramonti che colorano il cielo di tutte le sfumature calde; è un rosso che si attacca addosso attraverso la terra polverosa che si posa sui vestiti e che anche dopo averli lavati non si smacchia. Il rosso è stato quello della passione e delle amicizie che abbiamo trovato e che ci hanno fatto conoscere la città, speso attraversando i quartieri a piedi, a volte prendendo scassati taxi collettivi, tante altre volte attraverso i racconti di chi ci è nato e cresciuto. Ogni volta che camminavo tra la spazzatura, ogni volta che guardavo le distese di tetti in lamiera e compensato, è stato questo rosso a farmi intravedere sempre qualcosa di bello al di là di tutto.

 

Economia, premio a Marseguerra

genova Economia, premio a Marseguerra Il professore di Economia politica alla facoltà di Scienze Politiche e sociali, delegato del rettore al coordinamento dell’Offerta formativa, ha vinto il riconoscimento promosso dalla Camera di Commercio e Istituto di Economia Internazionale di Genova. novembre 2017 «La giuria ha deciso di premiare l’impegno scientifico di Giovanni Marseguerra, il cui lavoro si è concentrato sullo studio dei fattori di crescita ed espansione delle imprese, in particolare di quelle a gestione familiare, che sappiamo essere determinanti per l’economia italiana e per quella locale». Con queste parole Amedeo Amato , direttore della Rivista Economia Internazionale , ha spiegato il motivo del conferimento del premio Economia internazional e al professore dell’Università Cattolica Giovanni Marseguerra . Il riconoscimento è stato consegnato il 20 ottobre in Borsa nell’ambito della decima edizione dell’evento promosso da Camera di Commercio e Istituto di Economia Internazionale di Genova. Ad aprire i lavori del convegno “ Il futuro dell’Europa – Prospettive economiche e sociali ”, promosso dall’Istituto di Economia Internazionale della Camera di Commercio di Genova, il cardinal Angelo Bagnasco nella sua nuova veste di presidente del Consiglio delle Conferenze Episcopali Europee, che ha tenuto una prolusione sulle politiche sociali dell’Europa. Giovanni Marseguerra, ordinario di Economia politica alla facoltà di Scienze politiche e sociali dell’Università cattolica e delegato del rettore al coordinamento dell’Offerta formativa, è autore di molteplici pubblicazioni e collaborazioni con economisti del calibro di Alberto Quadrio Curzio. Il premio Economia internazionale è stato assegnato in passato ad alcuni dei più grandi economisti italiani, tra cui Alberto Quadrio Curzio, Paolo Savona, Franco Reviglio, Mario Deaglio, Lucrezia Reichlin, Vito Tanzi .

 

Avvocato per un mese tra i rifugiati di Cape Town

Charity Work Program Avvocato per un mese tra i rifugiati di Cape Town Il Work Charity Program è stato molto più di un’esperienza di volontariato: un uragano che ha cambiato il mio sguardo sulla vita. Appena il tempo di mettere da parte valigie e incertezze, diamo inizio a quella che oggi chiamerei una meravigliosa sfida, un’immersione totale nel mondo dello “Scalabrini Centre” di Cape Town, un centro pensato per aiutare i rifugiati che hanno bisogno di assistenza legale, educazione, supporto economico. Vivere un’esperienza di questo tipo ti scuote dall’interno, ti aiuta a capire quali sono le priorità, ti insegna che la vita è qualcosa di straordinario, perché molto spesso, in Africa, vivere è già un gran privilegio. Durante le consulenze dell’Advocacy Team incontri una donna dello Zimbabwe che ti racconta di essere fuggita dalla guerra civile, di aver contratto l’Hiv, di essere stata stuprata ripetutamente. Eppure ha un sorriso contagioso perché oggi ha appena saputo che il suo Appeal è stato accolto e che quindi potrà avere un permesso per restare in Sudafrica con i suoi figli, senza più essere costretta a tornare ogni mese a Pretoria per rinnovare i documenti. Poi una mamma ti fa notare che è una reazione normale, perché loro una persona bianca non l’hanno mai vista nella loro vita. Il Work Charity Program è stato per me molto più di un’esperienza di volontariato: è stato un uragano che ha scombussolato quella che io prima consideravo la piattezza della quotidianità, fatta di studio, amici, famiglia.

 

El Girasol, un fiore di città

Charity Work Program El Girasol, un fiore di città Non sappiamo se siamo riuscite a lasciare qualcosa nel nostro Charity Work Program tra i bambini della periferia povera del Messico. novembre 2015 di Arianna Mattei e Giulia Gaddari * Nelle grigie strade della periferia di Querétaro è fiorito un fiore che ha dato speranza a più di 400 bambini. Si tratta della scuola “El Girasol” che ha consentito di inserire nel mondo dell’educazione numerosi bambini appartenenti a famiglie le cui difficoltà economiche e sociali avrebbero potuto, altrimenti, compromettere un’adeguata crescita educativa. Il popolo messicano con il suo calore e il suo affetto aveva da insegnarci molto di più: la disponibilità delle persone e la spontaneità nell’offrire il poco che ognuno di loro possiede ci ha fatto riflettere. L’entusiasmo delle suore che si occupavano della gestione della scuola e di tutti coloro che ci lavoravano ci ha contagiato da subito. Ma a darci la carica fin dal primo istante sono stati i centinaia di sorrisi e le urla di gioia dei bambini che affrontavano il loro primo giorno di scuola con una felicità che i nostri ragazzi forse non conoscono più. A riprova dell’importanza trasversale, se non universale, di questa esperienza che fa crescere come persone ma fa bene anche al Cv. Leggi i racconti di alcuni degli studenti che sono partiti.

 

Cattolica's International Representatives

Piacenza Cattolica's International Representatives 14 agenti internazionali specializzati in recruitment di studenti stranieri provenienti da tutto il mondo hanno visitato il Campus universitario piacentino per promuovere le sue eccellenze all'estero. luglio 2018 Hanno visitato per la prima volta il campus di Piacenza i 14 agenti internazionali specializzati in recruitment di studenti stranieri provenienti da tutto il mondo. Hanno poi incontrato il prof. Emanuele Vendramini, coordinatore del corso di laurea magistrale “Global Business Management” e il prof. Daniele Fornari con il prof. Stefano Poni, coordinatore del corso di laurea triennale “Sustainable agriculture for food quality and environment SAFE “, erogati entrambi in lingua inglese. Un'esperienza ricca di emozioni alla scoperta di quanto potranno vivere gli studenti stranieri interessati a studiare alla Cattolica di Piacenza, un piccolo assaggio dell'atmosfera che caratterizza l’ateneo cattolico e la città che lo ospita. agenti #internazionale Facebook Twitter Send by mail Print.

 

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