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Staminali contro l’invecchiamento

Debora Colangelo (nella foto in alto) , specializzanda e dottoranda dell’Istituto di Clinica Ortopedica e Traumatologica, diretto dal professor Giuliano Cerulli (secondo da sinistra nella foto) , è la vincitrice del premio “Biospina” 2016 per la ricerca . Il premio è promosso dalla Società Italiana di Chirurgia Vertebrale , una delle più antiche associazioni italiane di ortopedia, per promuovere la formazione continua dei medici che operano nel campo delle patologie vertebrali. La Società bandisce annualmente un concorso per finanziare progetti di ricerca inerenti la patologia vertebrale e il successo dell’iniziativa è stato confermato dalla numerosa adesione ricevuta già alla prima edizione nel 2011. Il lavoro premiato (dal titolo “ Studio sperimentale sul ruolo delle cellule staminali mesenchimali e dei fattori circolanti nell'invecchiamento e nei meccanismi di ringiovanimento della colonna vertebrale in un modello animale di sindrome progeroide. L’obiettivo dello studio si basa sull’ipotesi che l’iniezione di fattori circolanti provenienti da un organismo giovane possa indurre il ringiovanimento dei tessuti negli organismi anziani come fosse un vero e proprio “elisir di giovinezza” . In campo ortopedico, bloccare o far regredire l’osteoporosi, inibire la degenerazione del disco intervertebrale, prevenire l’invecchiamento del rachide riducendo una delle cause più comuni di morbilità e disabilità della popolazione mondiale, significherebbe migliorare nettamente la qualità di vita di milioni di pazienti, abbattendo enormemente i costi dei sistemi sanitari. Il progetto sarà realizzato all’Università Cattolica a Roma in collaborazione con il prestigioso Ferguson Lab dell’Università di Pittsburgh e con lo Scripps Research Institute dell’Università della Florida.

 

La sindrome di Down accelera l'invecchiamento muscolare

Roma La sindrome di Down accelera l'invecchiamento muscolare La ricerca, frutto di uno studio di ricercatori di Università Cattolica-Policlinico Gemelli IRCCS e pubblicata sulla rivista Experimental Gerontology , suggerisce l’importanza di interventi precoci per contrastare sviluppo e progressione della sarcopenia. Pubblicato sulla rivista Experimental Gerontology, lo studio raccomanda sin da subito di intraprendere la valutazione della massa e della forza muscolari nei giovani con sindrome di Down, al fine di mettere in atto interventi (alimentari e di attività fisica) che hanno l’obiettivo di contrastare l’invecchiamento dei muscoli. “Abbiamo quantificato la massa magra, la massa grassa e la densità minerale ossea dei partecipanti - spiega il dottor Emanuele Marzetti -. Sono emerse una forza e una massa muscolare molto inferiori rispetto a quel che ci si attenderebbe in base all’età anagrafica”. Inoltre, i valori medi di densità ossea misurati sia a livello del femore che vertebrale sono risultati bassi per l'età, suggerendo un aumentato rischio di osteoporosi precoce. Gli unici interventi efficaci sono l'esercizio fisico e l'aumento dell'introito proteico, interventi che stiamo attualmente testando in una sperimentazione clinica multicentrica (SPRINTT). I risultati emersi dal nostro studio - conclude Marzetti - indicano che la misurazione della massa e della forza muscolare nei soggetti con sindrome di Down andrebbe effettuata a partire dall'età giovanile al fine di intervenire precocemente con l'esercizio fisico e l'alimentazione”.

 

Invecchiare bene, una risorsa

Basta guardare gli ultimi dati Ocse: nel 2050 nel nostro Paese ci saranno 74 persone al di sopra dei 65 anni per ogni 100 persone di età compresa tra 20 e 64 anni (rispetto al 38% di oggi), diventando uno degli stati più vecchi assieme a Giappone e Spagna. Considerati da sempre l’anello debole della società e del welfare, potrebbero essere alla base di una svolta epocale proprio nel campo della salute e dell’assistenza sanitaria, con ricadute positive sia sulla produttività degli individui nel mercato del lavoro, sia dei singoli all’interno della famiglia. Per esempio, quella della sostenibilità finanziaria dei sistemi sanitari e previdenziali, che devono saper combinare l’esigenza di ridurre i costi con politiche sanitarie e sociali in grado di rispondere alle esigenze di una popolazione che invecchia. Come pure non è da sottovalutare la riduzione delle prestazioni e l’estensione della vita lavorativa degli individui, in assenza di adeguata prevenzione e corretti stili di vita, incrementano l’esposizione dei soggetti al rischio di disabilità e cronicità compromettendo la qualità della vita per i più anziani. Rischi e opportunità dell’aumento della longevità della popolazione saranno al centro delle tre giornate di studio, promosse dalla Fondazione Ferrero di Alba nell’ambito dell’accordo quadro stipulato con l’Università Cattolica, dal titolo “Invecchiamento di successo 2017: ageing opportunities” e in programma giovedì 9, venerdì 10 e sabato 11 novembre ad Alba . Anche perché dopo la pensione i soggetti si recano di più dal medico e, indipendentemente dalle proprie condizioni di salute, “si curano di più”. In particolare l’aumento risulta più pronunciato per quei lavoratori che prima di ritirarsi dal mercato del lavoro avevano ritmi di lavoro molto intensi, orari di lavoro prolungati e, più in generale, “poco tempo” per curarsi.

 
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