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Kurdistan, noi non li lasciamo soli

MIlano Kurdistan, noi non li lasciamo soli Il progetto “Resilienza e sport”, che coinvolge 30 persone tra psicologi, educatori, insegnanti, allenatori, 1300 bambini e ragazzi ospitati in 7 aree di accoglienza, è stato presentato nella giornata organizzata in Ateneo con Avvenire e Focsiv. maggio 2016 Un milione di profughi rifugiati nel Kurdistan iracheno, 11 milioni di siriani nei paesi limitrofi e sfollati dopo 5 anni di guerra civile, 400.000 vittime del conflitto interno alla Siria. Questi sono i numeri inquietanti di due Paesi distrutti dalla guerra. Se ne è parlato il 9 maggio in Università Cattolica durante il convegno “Iraq e Siria: non lasciamoli soli. Promosso dall’ateneo di largo Gemelli, dal quotidiano Avvenire (di cui riportiamo l’articolo dedicato all’evento) e Focsiv , l’evento ha riunito tutte le Ong presenti sul territorio con progetti a sostegno delle popolazioni locali. Al termine del convegno ha suonato l’Orchestra dei popoli, promossa dalla Fondazione Casa dello Spirito e delle Arti Onlus, comunità artistica e musicale composta da bambini, ragazzi e adulti di diverse etnie, culture, fedi, generazioni. Qui è stato sviluppato il progetto “Resilienza e sport” che coinvolge 30 persone tra psicologi, educatori, insegnanti, allenatori, 1300 bambini e ragazzi ospitati in 7 aree di accoglienza.

 

Medioriente, cristiani in fuga

Così il cardinale Fernando Filoni introduce il tema delle persecuzioni dei cristiani alla presentazione del suo libro La Chiesa in Iraq. Nel corso dell’incontro, dopo i saluti del rettore Franco Anelli , sono intervenuti il presidente della Commissione esteri del Senato Pier Ferdinando Casini , il direttore del Corriere della Sera Luciano Fontana e i professori Agostino Giovagnoli ed Elisa Giunipero . Nel libro il cardinal Filoni traccia la storia della presenza dei cristiani in Iraq a cominciare dall’annuncio del Vangelo fino ai giorni nostri. Nel Paese che è sempre stato terra di passaggio e d’incontro di culture diverse, la questione della presenza dei cristiani e di altre minoranze in questa regione è oggi molto complicata. Nonostante la comunità cristiana in Oriente sia «stabile da almeno mille anni», come afferma la professoressa Giunipero, con lo sviluppo e l’affermazione del sedicente Stato Islamico, è costretta ad abbandonare le proprie case e attività. Quando si è una minoranza si corre il rischio di perdere fiducia in se stessi perché si ha la sensazione di essere schiacciati da realtà maggiori», spiega il cardinale. Anche il direttore del Corriere della Sera interviene sull’importanza dei mezzi di comunicazione nel portare il pubblico a conoscenza di questioni spesso lasciate in secondo piano.

 

Iraq, azione umanitaria sotto assedio

Come hanno spiegato Vittorio Emanuele Parsi , docente di Relazioni Internazionali, Alessandro Vitale e Riccardo Redaelli , docenti di Geopolitica, introducendo il convegno “Il Caso Iraq – Azione umanitaria sotto assedio”, che lo scorso 27 novembre ha portato nella Cripta dell’Aula Magna esponenti di Organizzazioni non governativa (Ong) e giornalisti. Gli operatori umanitari devono confrontarsi con gli ostacoli posti dal governo locale, con la diffidenza della gente locale, che spesso percepisce le Ong come organi politicizzati, e con l’impegno di una ricostruzione che non deve e non può essere semplicemente l’imposizione del modello di vita occidentale. Ora che Msf è presente in Iraq, a Bassora e Baghdad, - racconta de Filippi, - la popolazione civile ci ha accolti con favore, lieta della presenza di occidentali che, per una volta, non sono lì per sfruttarli o attaccarli. De Filippi sottolinea inoltre come sia centrale l’aiuto della popolazione civile locale, che spesso sceglie di collaborare alle attività di Msf, diventando segno di una ricostruzione che parte dalle persone. La cooperazione tra Ong e civili locali, infatti, è osteggiata dallo stesso governo iracheno, che controlla le attività e le fonti di finanziamento delle organizzazioni, e ne limita le collaborazioni con l’estero. Inoltre, soprattutto negli anni del dopo Saddam, per la popolazione accedere ad acqua, luce, gas, alla sanità e a un’istruzione di qualità è sempre più difficile, e per di più ostacolato dalla scarsa volontà del governo di investire nello sviluppo. Entrambi inaccettabili per un giornalista scrupoloso, eppure solo così si può documentare un conflitto, secondo Roberto Buongiorni , inviato in Afghanistan del Sole 24 Ore, quando è la stessa testata a non voler correre rischi, o quando budget e tempi redazionali impongono di confezionare un servizio nel più breve tempo possibile.

 

Iraq e Siria, non lasciamoli soli

Una giornata di riflessione promossa da Università Cattolica, dal quotidiano Avvenire e da Focsiv per richiamare l’attenzione sull’emergenza dei popoli del Medioriente vittime della guerra, soprattutto bambini e minori. maggio 2016 Molti efficaci interventi vengono messi in atto per sostenere sfollati, rifugiati, e tutti quanti sono rimasti in Siria e in Iraq privi dei diritti umanitari più elementari, e tra gli altri quello di praticare la propria religione. Nell’Anno Straordinario del Giubileo l’imperativo resta rispondere all’appello di Papa Francesco che, a Lampedusa prima, e a Lesbos poi, di fronte alla morte di chi fugge dalla guerra ha invitato ad aprire il cuore ad opere di misericordia. Il convegno, nella Cripta dell’Aula Magna in largo Gemelli 1 a Milano dalle ore 10.30 , vuole costituire un’occasione privilegiata di riflessione e di dibattito su questi temi. Nella mattinata, dopo i saluti istituzionali di Antonella Sciarrone Alib randi, prorettore dell’Università Cattolica, interverranno a una tavola rotonda don Francesco Soddu , direttore di Caritas Italiana, Riccardo Redaelli , docente di Geopolitica in Università Cattolica, Gianfranco Ca ttai, presidente di Focsiv, Cesare Zuc coni della Comunità di Sant’Egidio. La seconda parte dell’evento è dedicata al lavoro nell’area e alle testimonianze sul campo di chi si è adoperato nell’assistenza e nel sostegno psicologico e morale senza differenza di religione, in un’ottica di comunione della sofferenza e della speranza. L’Orchestra ha un organico multietnico, si tratta di una comunità artistica e musicale composta da bambini, ragazzi e adulti di diverse etnie, culture, fedi, generazioni.

 

Cristiani in Iraq, dibattito con Fontana

Milano Cristiani in Iraq, dibattito con Fontana Milano, 11 febbraio 2016 . Il direttore del Corriere della Sera, insieme al presidente della Commissione esteri del Senato Casini e al professor Giovagnoli, alla presentazione del libro del cardinal Filoni, già nunzio a Bagdad durante la guerra del 2003. La vicenda dei cristiani in Iraq - e, più in generale, in tutto il Medio Oriente - è solo apparentemente lontana e in realtà ci riguarda tutti», afferma il professor Giovagnoli, che ha organizzato l’incontro. Riguarda, infatti, una delle aree del mondo dove è più evidente quella “terza guerra mondiale a pezzi” di cui ha parlato papa Francesco, che spesso ha fatto anche riferimento alla persecuzione di cui soffrono, insieme ad altre minoranze, i cristiani di quella regione». L’occasione dell’incontro è offerta dalla presentazione del libro La Chiesa in Iraq. Storia, sviluppo e missione, dagli inizi ai nostri giorni , Libreria Editrice Vaticana, scritto dal cardinal Filoni, che unisce il suo interesse per la storia all’esperienza da lui vissuta quando era nunzio a Bagdad durante la guerra in Iraq del 2003 e alla sua attuale responsabilità come Prefetto di Propaganda Fide. L’ Iraq, scrive l’autore, è espressione di un “impero collassato nel quale sono convissute per secoli nazionalità, tribù religioni e culture diverse”.

 

Missione in clinica nell’impianto di Zubair

Progetto Missione in clinica nell’impianto di Zubair Da alcune settimane è attivo un progetto relativo alla clinica interna a uno degli impianti di Eni nel sud dell’Iraq. Il nome di questo paese induce subito a pensare a ciò che i media ci hanno mostrato negli ultimi anni: guerra e sofferenza di cui, ancora oggi, se ne possono vedere gli effetti attraversando il deserto dall’aeroporto di Bassora fino al campo ENI a Zubair in cui lavoro. Ogni spedizione che ho fatto è stata preceduta da approfondimenti storici, ma anche geopolitici dai quali non si può prescindere e qui, la geopolitica, è stata fondamentale. Ed è qui che l’Eni lavora in una grande area di estrazione comprendente centinaia di pozzi le cui pipeline convergono in impianti di separazione dell’olio nelle quali lavorano centinaia di persone. Lavoro in una clinica molto equipaggiata in grado di ospitare urgenze ed emergenze sia mediche che traumatiche avendo a disposizione tutto ciò che tali situazioni comporterebbero. La nostra competenza è estesa agli impianti esterni per i quali facciamo visite periodiche per verificare che eventuali emergenze possano inizialmente essere gestite in loco dato che le distanze dal nostro campo non renderebbero immediato l’eventuale intervento. È stata recentemente aperta una seconda clinica nell’impianto più a nord all’interno dell’area dell’Eni con medici iracheni che turnano nelle 24 ore per far fronte ad emergenze degli impianti a loro vicini, comunque sempre referenti alla nostra clinica.

 

Iraq, formare e proteggere i bambini

Un progetto per cambiare le regole del gioco nei rapporti fra dirigenti scolastici, insegnanti e piccoli studenti con un nuovo approccio pedagogico e coinvolgendo le famiglie in una delle aree più bisognose di cooperazione e aiuto per migliorarne le infrastrutture sociali. formazione #iraq #svilupposostenibile Facebook Twitter Send by mail Print.

 
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