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Quando “La dolce vita” divise il mondo cattolico

Festival del cinema Quando “La dolce vita” divise il mondo cattolico Una ricerca presentata a Venezia 77 dal professore Massimo Scaglioni racconta le polemiche che si scatenarono all’uscita del film. Un dibattito squisitamente teologico, l’ha definito padre Antonio Spadaro , legato al tema della Grazia by Katia Biondi e Paolo Ferrari | 11 settembre 2020 Quando nel 1960 esce in Italia “La dolce vita” è un vero successo. Una disputa durissima che, a cent’anni dalla nascita del regista e a sessanta dall’uscita del film, viene rievocata attraverso documenti d’epoca, a partire da una ricerca dell’Università Cattolica. Se non un’intervista del 1964 di Sergio Zavoli al gesuita padre Angelo Arpa, amico di Fellini e esponente del Centro San Fedele, in cui si capisce che qualcosa è cambiato e da cui emerge il bisogno di credere espresso dal regista, un’ansia esistenziale, manifestazione di un umanesimo profondo e sincero». Eppure, ha precisato padre Spadaro, quella che emerge dal film è «una religiosità fatta di solidarietà con le forze più pericolose e contraddittorie dell’esistenza. Questo perché, ha detto Iarussi, Fellini è uno specchio per certi versi grottesco della nostra identità, che si riflette anche nel lessico: nessun regista ha offerto tanti lemmi alla lingua italiana, primo fra tutti Amarcord. Si tratta, ha concluso Iarussi, della capacità di riflettere «quella pirotecnia, oscura e a volte splendente, che nella “dolce vita” vige e vibra dentro il mosaico del boom economico con il presagio di quello che non andrà», facendone così «l’opera d’arte più rilevante della seconda metà del Ventesimo secolo».

 
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