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Calabresi, rialzarsi la mattina dopo

Questa è la motivazione che ha spinto Mario Calabresi a scrivere il suo ultimo libro La mattina dopo andando a trovare tutte le persone che erano “in lista d’attesa” mentre lui era immerso ventiquattr’ore su ventiquattro nel flusso di notizie del giornale. Una presentazione del libro originale, pensata come dialogo, in un’aula gremita di studenti con Eugenia Scabini , professore emerito di Psicologia sociale della famiglia, e introdotto dalla psicologa Sara Pelucchi . In questo fugace scambio di ruoli - la psicologa intervistatrice e il giornalista intervistato - «si sono rivelate due persone che sanno cogliere l’essenziale, gli aspetti cruciali dell’esperienza umana», ha sottolineato presentandoli Camillo Regalia, direttore del Centro di Ateneo Studi e ricerche sulla famiglia . O come Daniela “la garagista” «con un’energia incredibile che si capisce non sappia dove mettere», che all’attivo ha un danno irreversibile alla colonna vertebrale, tanti amici e una gran voglia di vivere. Lo dice Leonard Cohen che Calabresi cita nelle prime pagine del libro: “In ogni cosa c’è una crepa ed è da lì che passa la luce”. Quando l’identità è minacciata da una rottura riannodare i fili familiari dà il senso della storia» - ha detto la psicologa - e «quando pensi di non avere più un futuro, quello è il momento in cui riscoprire il passato» - ha fatto eco Calabresi. Andando si fa la via, e nel guardare indietro si vede la strada che mai si tornerà a rifare”, come recitano i versi di Antonio Machado che aprono La mattina dopo .

 
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