La tua ricerca ha prodotto 3 risultati per legge:

Suicidio assistito, lo Stato non può avallare

settembre 2019 di Adriano Pessina * La disperazione, l’angoscia, la pulsione di morte, sono componenti normali della condizione umana, che a volte si affacciano dentro l’esperienza dei tempi lunghi della malattia, del dolore, della stanchezza del vivere o della paura del morire. La Corte costituzionale, nella sua sentenza, ha chiarito come sia giuridicamente rilevante mantenere il reato di istigazione al suicidio proprio per tutelare, giuridicamente, socialmente e culturalmente le condizioni di estrema vulnerabilità dei cittadini. Bisogna osservare però che l’assistenza al suicidio comporta la cooperazione nei confronti di un atto – il suicidio – di fatto giudicato negativamente nella legge che ne punisce l’istigazione. Per uno Stato laico e aconfessionale, che ha memoria della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, ogni suo cittadino, in ogni sua condizione sociale, economica e di salute, è sempre degno di tutela, di rispetto, di considerazione. Per questo motivo uno Stato può rispondere alle situazioni di estremo disagio favorendo e incrementando le cure, l’assistenza, il sostegno economico e sociale, non certo favorendo o avallando la morte volontaria di chi è in condizioni di estrema fragilità. Prendiamo sul serio i profondi disagi, le sofferenze e le fatiche delle persone, ma rispondiamo nell’unico modo che è moralmente legittimo e socialmente rilevante: evitando forme di abbandono terapeutico e assistenziale e incrementando i processi di assistenza. Uno Stato ispirato a criteri di solidarietà e di rispetto della persona non può favorire, avallare, accettare che il suicidio assistito entri nelle corsie degli ospedali, nelle case di cura, nelle abitazioni dei suoi cittadini, creando una figura autorizzata a favorire la morte al posto dell’assistenza.

 

Arresto cardiaco, la legge salvavita

roma Arresto cardiaco, la legge salvavita Il 30 luglio la Camera ha approvato il provvedimento che introduce una serie di interventi che possono facilitare il soccorso tempestivo. Andrea Scapigliati , ricercatore della sede di Roma dell’Ateneo, spiega cosa cambia. agosto 2019 di Andrea Scapigliati * L’arresto cardiaco colpisce ogni anno una persona su mille: solo in Italia, uccide ogni anno circa 60.000 persone. Nel dare una risposta ad uno dei più importanti problemi di salute pubblica si deve tenere in conto l’importanza del fattore tempo. Purtroppo, questo avviene raramente: i dati italiani da città campione (non esiste ancora un registro nazionale degli arresti cardiaci) dicono che gli astanti iniziano la rianimazione in circa il 25-30% dei casi. Ancora più desolanti i numeri relativi all’uso di defibrillatori semiautomatici esterni (DAE) prima dell’arrivo dei mezzi di soccorso. presidente di Italian Resuscitation Council, Ricercatore Istituto di Anestesia e Rianimazione Università Cattolica, dirigente medico dell’OUC Cardioanestesia e Terapia Intensiva Cardiochirurgica Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS #arresto cardiaco #defibrillatore #soccorso #legge Facebook Twitter Send by mail.

 

Cyberbullismo, che fare?

by Bianca Martinelli | Complici i recenti fatti di cronaca, è tra i temi di maggiore attualità, al punto che, anche tra gli esperti, si inizia a parlare di vera e propria emergenza. Un convegno che, come ha spiegato la prof.ssa Simona Caravita , ha preso avvio anche sullo spunto di quelle che sono le ultime direttive in materia emanate dalle Nazioni Unite. Le direttive europee parlano di un’azione sistemica di monitoraggio che coinvolga tutto il sistema scolastico e le sue parti interessate, dagli insegnanti, alla famiglie e gli studenti. Questo è necessario poiché la natura del fenomeno non è solo individuale, bensì sfrutta logiche “di gruppo” in cui pubblico e spettatori sono fondamentali” conclude Caravita. Necessario dunque un intervento integrato verso un’educazione morale, oltre che all’uso corretto delle tecnologie poiché, se queste ultime non sono la causa originaria, certamente componenti quali visibilità, condivisione e viralità dei contenuti postati in rete, fungono da cassa di risonanza sugli effetti nelle vittime. Secondo Federica Di Cosimo , referente il Bullismo e il Cyberbullismo per Ufficio Territoriale di Brescia “Gli strumenti legislativi oggi a nostra disposizione sono molti ma serve la sinergia tra istituti scolastici e famiglie degli studenti. Gli obiettivi sono di tre tipi: prevenzione, contrasto, ma anche recupero dei casi in cui gli episodi di questo tipo si siano già verificati.

 
Go top